Differenza tra guarigione per prima, seconda e terza intenzione

MEDICINA ONLINE DUODENO PANCREAS DIGESTIONE GLICEMIA DIABETE ANALISI INSULINA ZUCCHERO CARBOIDRATI CIBO MANGIARE DIETA MELLITO TIPO 1 2 CURA ULCERA DECUBITO PIEDE DIABETICOQuando nel corpo si verifica una ferita, l’organismo se possibile mette in atto un complesso processo biologico finalizzato al riempimento della soluzione di continuo rappresentata dalla ferita, con una struttura definitiva di natura connettivale chiamata “cicatrice”. Pur se generalmente il tessuto cicatriziale, che sia di epidermide o di altro tipo, ricalchi il più possibile il tessuto originario, sicuramente non possiede le medesime caratteristiche sia nell’ambito delle funzioni che della elasticità. Il tessuto cicatriziale generalmente perde in parte o totalmente le funzionalità possedute dal tessuto originario e tende ad essere meno elastico di quest’ultimo, pur essendo generalmente molto robusto e resistente. Anche se di solito il termine “cicatrice” è riferito alle ferite cutanee, in realtà può essere riferito alle ferite di tutti i tessuti biologici.

Modalità della guarigione per prima, seconda o terza intenzione

Le ferite possono andare incontro a guarigione con tre modalità differenti:

  • Per prima intenzione: è il caso delle ferite da taglio (delle quali rappresenta un esempio tipico la ferita chirurgica da bisturi) lineari o a grande curvatura, a margini netti e soprattutto suturate. Tale procedimento, infatti, riducendo al minimo la perdita di sostanza per accostamento dei lembi, ne favorisce il riempimento da parte del tessuto di granulazione con tempi di cicatrizzazione veloci e risultati estetici buoni.
  • Per seconda intenzione: riguarda le ferite non suturate e quindi lasciate aperte, per scelta o per necessità. In questi casi il tessuto di granulazione, che si forma sul fondo della lesione, per riempirla deve procedere dal basso in superficie con un processo che richiede tempi più lunghi e che può determinare inestetismi anche gravi. Appartengono a questo gruppo le:
    • Ferite lacero-contuse caratterizzate da margini frastagliati e poco vitali, da aree necrotiche e dalla presenza di ematomi, situazioni che predispongono all’infezione.
    • Ferite inquinate o infette quali sono quelle traumatiche particolarmente contaminate o quelle chirurgiche interessanti siti infetti come si verifica in presenza di ascessi o fistole o dermatopatie.
    • Ferite con perdita di sostanza rappresentate tipicamente dalle ustioni per la loro estensione in larghezza, per la irregolarità dei margini, per la presenza di aree necrotiche, per i fenomeni essudatizi.
  • Per terza intenzione: questo tipo di guarigione riguarda le ferite chirurgiche andate incontro, nel decorso post-operatorio, a una deiscenza parziale o totale. Il trattamento di questa complicazione prevede di norma la riapertura completa della ferita, la sua accurata detersione, l’asportazione delle aree mortificate, un adeguato zaffaggio. In un secondo momento, valutata la situazione locale e dopo aver escluso la presenza di focolai di infezione, si può procedere a una nuova sutura dei lembi. Ciò favorirà il processo di guarigione che, in questo caso, sarà detto per III intenzione.

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Processo di guarigione

Consiste in una serie di eventi finalizzati alla neo formazione di un tessuto di natura connettivale, quindi diverso da quello originario, la cicatrice, avente la funzione di riempire la perdita di sostanza rappresentata dalla ferita. Il processo avviene per fasi distinte, ma che in alcuni momenti possono sovrapporsi, precedute da una fase preliminare emostatica.

  • Fase emostatica: rappresenta la risposta locale all’emorragia, provocata dalla rottura dei vasi sanguigni, mediante l’azione dei trombociti e l’attivazione dei fattori tissutali della coagulazione. Questa fase è caratterizzata dalla formazione di un coagulo, struttura costituita da una rete di fibrina nella quale rimangono imprigionati gli elementi corpuscolati del sangue, che occupa la ferita. Questo coagulo è poco aderente alle pareti e può essere rimosso facilmente anche da piccoli traumi.
  • Fase infiammatoria: l’infiammazione, risposta tipica dell’organismo agli insulti patogeni, nel caso della ferita provvede alla circoscrizione e alla eliminazione dell’agente microbico, degli eventuali corpi estranei e delle cellule necrotiche, ma anche all’attivazione di quei fattori che sono alla base dei successivi processi proliferativi e quindi della riparazione o sostituzione del tessuto danneggiato. Comporta vasodilatazione ed essudazione plasmatica e la proliferazione dei macrofagi, cellule mononucleate dotate di capacità fagocitica, che insieme ai granulociti neutrofiliprovvedono alla detersione della ferita. La reazione infiammatoria inizia immediatamente dopo il trauma e dura qualche giorno, prolungandosi anche durante la fase successiva. In quest’epoca la ferita si presenta edematosa e fortemente arrossata.
  • Fase proliferativa: ha inizio già a qualche ora di distanza dall’evento lesivo e ha lo scopo di rimpiazzare il coagulo con una struttura solida, definitiva. È contraddistinta dalla proliferazione cellulare delle strutture epiteliali, endoteliali e connettivali presenti sui bordi della ferita, che dà origine a un tessuto detto di granulazione per il suo caratteristico aspetto granuloso.
    • Ai margini della ferita, dall’endotelio, prende avvio la produzione di abbozzi cellulari che, seguendo l’impalcatura formata dalla rete di fibrina, si portano verso la zona centrale dove si saldano con quelli provenienti dal lato opposto. Dopo il contatto inizia un processo di canalizzazione che trasforma i cordoni solidi in vasi sanguigni; si costituisce in tal modo una nuova rete vascolare.
    • A distanza di 24-72 ore dal trauma si ha un’importante proliferazione a partenza dal connettivo, quella dei fibroblasti, elementi cellulari che hanno la proprietà di secernere acido ialuronico. Questa sostanza rappresenta un componente attivo nella formazione delle fibre collagene, strutture robuste che progressivamente prenderanno il posto dei filamenti di fibrina. Dai fibroblasti originano inoltre le miofibrille, fibre dotate di elevata capacità contrattile attive nel ridurre il volume della ferita, inizialmente dilatata per la trazione esercitata sui bordi dalla tensione dei tessuti e dei muscoli vicini, di oltre 1/3. I fibroblasti già allo scadere della prima settimana rappresentano la quasi totalità delle cellule presenti nella ferita; la loro attività durerà ancora per il tempo necessario al collageno prodotto di riempire la ferita. A questo punto, esaurito il loro compito, intorno alla terza settimana, i fibroblasti scompariranno dando l’avvio all’ultima fase, quella della maturazione.
    • Contemporaneamente alle altre inizia anche la proliferazione delle cellule dello strato basale dell’epitelio. Questo tessuto ha l’importante funzione di copertura della ferita e la sua produzione è autoregolata, nel senso che cessa quando i gettoni cellulari prodotti sui margini vengono a contatto centralmente. Nei processi di guarigione per seconda intenzione, dove il tessuto di granulazione riempie la ferita dal basso e non offre il sostegno adeguato alla progressione di queste cellule, il meccanismo risulta inefficace e determina ipertrofie e inestetismi della cicatrice.
  • Fase della maturazione: corrisponde a quella fase in cui la ferita, inizialmente edematosa ed arrossata, viene stabilmente e definitivamente chiusa da una cicatrice con caratteristiche ben diverse: di colorito pallido, liscia, anelastica, priva di annessi cutanei con irrorazione e innervazione ridotte. Questa fase dura almeno tre settimane, ma a volte prosegue anche per mesi o per anni.

Il processo descritto è tipico delle guarigioni per prima intenzione. Nelle altre, quelle per seconda intenzione, le fasi, ben evidenti ad occhio nudo, sono analoghe ma i tempi risultano allungati e gli esiti, sotto l’aspetto estetico, spesso non soddisfacenti.

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Fattori che influenzano la guarigione delle ferite

Sul processo di guarigione delle ferite possono incidere negativamente alcuni fattori locali e altri generali.

Fattori locali

  • alterazione della irrorazione sanguigna: per deficit dell’apporto arterioso o dello scarico venoso dovuti a patologie vascolari concomitanti o alla sede della ferita, come accade per quelle localizzate nelle estremità distali degli arti.
  • malattie locali: come le affezioni dermatologiche, le ulcere e gli eczemi varicosi, le infezioni.
  • presenza di corpi estranei: rappresentati da terriccio, schegge, frustoli di tessuto ma spesso anche dagli stessi materiali di sutura che possono determinare un’azione di rigetto da parte dell’organismo.
  • localizzazione e direzione della ferita: le ferite cutanee guariscono meglio se seguono alcune linee virtuali (linee di tensione di Langer) e se non sono a contatto con salienze ossee.
  • presenza di grossi ematomi o raccolte sierose

Fattori generali

  • età del soggetto: la guarigione delle ferite è più lenta nei soggetti anziani;
  • stato nutrizionale e carenze vitaminiche: individui con gravi carenze nutrizionali, soprattutto proteiche, presentano un ritardo significativo del processo cicatriziale.
  • patologie sistemiche e terapie particolari: alcune malattie, e particolarmente il diabete, influiscono negativamente sulla guarigione delle ferite. Allo stesso modo alcune terapie, come quelle citostatiche e cortisoniche.

Anomalie del processo di guarigione

Cheloide

Dal punto di vista estetico ogni cicatrice, grazie alla fase di maturazione, migliora il proprio aspetto col passare del tempo fino a diventare quasi invisibile anche se spesso continua ad essere vissuta come un inestetismo più o meno grave. In alcune circostanze tuttavia gli esiti possono essere obiettivamente deturpanti. Ne sono responsabili soprattutto le ferite che guariscono per seconda intenzione, come quelle lacero contuse o le ustioni, ma anche le incisioni chirurgiche andate incontro a una deiscenza parziale o totale. Per queste ultime inevitabilmente viene chiamato in causa il chirurgo. Occorre precisare che indubbiamente alcuni errori di tecnica operatoria o l’utilizzo di materiali di sutura inadatti o impropri possono essere causa di anomalie nel processo di guarigione di una ferita, ma la responsabilità maggiore va ricercata in altre cause: un inquinamento del sito chirurgico, la natura della patologia operata (altra cosa è un intervento pulito per ernia, altra un intervento sporco per appendicite purulenta), le condizioni generali dell’organismo (diabete, disprotidemie, malattia neoplastica), terapie concomitanti a base di cortisone o antineoplastici, una predisposizione individuale.

Esiste poi una vera e propria patologia a carico delle cicatrici con quadri di:

  • ipertrofia, in cui la cicatrice si presenta come un cordone arrossato, duro, rilevato e dolente. Le cause sono riconducibili a fattori locali e a predisposizione individuale. Il quadro non si modifica nel tempo e richiede un trattamento chirurgico, risolutivo nella maggior parte dei casi, che consiste nella escissione completa della cicatrice e ricostruzione immediata mediante sutura con materiali inerti.
  • ipotrofica, quando la cicatrice si presenta depressa, di colore pallido, facilmente ulcerabile e sanguinante. In questo caso sembrano responsabili, più che i fattori locali e la predisposizione individuale, le condizioni generali dell’organismo. Per questo, a differenza che nel caso precedente, la terapia chirurgica non produce effetti positivi se prima non si correggono le carenze sistemiche.
  • cheloide, si distingue dalla cicatrice ipertrofica perché si presenta più esuberante e quindi dislocata rispetto alla ferita originaria e quindi molto più deturpante. Inoltre, a differenza dell’altra, recidiva abitualmente dopo l’asportazione ripresentandosi in forma addirittura più grave. L’eziologia è sconosciuta anche se sembrano avere un ruolo importante la predisposizione familiare o individuale, l’etnia (prevalenza nei neri), il sesso(femminile), l’età (giovanile). È più frequente in alcuni distretti corporei come la base del collo o in corrispondenza delle salienze ossee, ad esempio quella sternale e si osserva più spesso nelle guarigioni per seconda intenzione.

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Differenza tra omosessuale, eterosessuale, bisessuale, asessuale, polisessuale e pansessuale

MEDICINA ONLINE TRADIMENTO GELOSIA SINDROME DI OTELLO OSSESSIONE GELOSIA PATOLOGICA NORMALE DIFFERENZE GEALOUS GIRL BOY MAN WOMAN LOVE WALLPAPER AMICIZIA RAPPORTO SESSO TRADIRE FIDANZATIL’orientamento sessuale di un individuo indica l’attrazione emozionale, romantica e/o sessuale di quella persona verso altri individui, che possono essere dello stesso sesso, di sesso opposto, entrambi o altro. È importante notare che l’orientamento sessuale è cosa distinta dal sesso biologico, dal sesso assegnato alla nascita e dall’identità di genere (cioè il genere a cui sente di appartenere, ovvero se la persona identifica sé stessa come maschio, come femmina o altro a prescindere dal proprio sesso assegnato alla nascita). Il concetto di orientamento sessuale usato per gli esseri umani è applicabile anche a numerose specie del mondo animale, dove sono riscontrati gli stessi tipi di orientamento che sono presenti anche nell’uomo (anche quello omosessuale, seppur non direttamente finalizzato alla conservazione della specie); tuttavia la sessualità animale è differente da specie a specie e da quella umana, e creare parallelismi precisi tra di esse è difficile.

Cause dell’orientamento sessuale

Allo stato attuale della ricerca scientifica, l’orientamento sessuale si definisce solitamente durante la prima infanzia, ma non esiste – tuttavia – un consenso definitivo tra gli scienziati su quali siano le esatte ragioni per cui una persona sviluppi o – secondo alcuni – possieda fin dalla nascita, un orientamento sessuale eterosessuale, bisessuale od omosessuale. Tendenzialmente le cause andrebbero ricercate in una combinazione di influenze genetiche, ormonali e ambientali, ma non sono emerse prove definitive al riguardo; per quanto concerne l’opinione diffusa secondo cui abusi sessuali, eventi traumatici o una cura o educazione errata dei figli possano influenzare lo sviluppo dell’orientamento sessuale, essa è priva di evidenze scientifiche. È invece largamente condiviso fra gli studiosi il fatto che l’orientamento sessuale non sia frutto di una scelta, così come non esiste alcuna evidenza che esso possa essere modificato artificialmente tramite le cosiddette “terapie riparative” usate per “convertire” un gay, una lesbica o un bisessuale in etero, tecniche che il nostro Staff ritiene non solo ridicole ed inutili, ma addirittura estremamente negative e controproducenti per il benessere psicologico delle persone che vi sono sottoposte, quasi sempre contro una effettiva volontà ed in contesti spesso fortemente influenzati da politiche conservative, povertà, scarso livello culturale e concetti religiosi profondamenrte anacronistici.

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Quando ci si rende conto del proprio orientamento sessuale?

Non esiste una risposta certa a questa domanda, tuttavia generalmente la percezione del proprio orientamento sessuale – similarmente all’identità di genere – comincia a definirsi tra la media infanzia e la prima adolescenza, ma varia enormemente da persona a persona ed è indipendente dall’attività sessuale vera e propria: ad esempio, un individuo può sentire di essere eterosessuale, bisessuale, omosessuale o altro anche prima di avere avuto rapporti sessuali, e viceversa, e la stessa cosa avviene per l’identità sessuale. Va inoltre considerato che la presenza di pregiudizio e discriminazione nella società costituiscono un impedimento, per le persone con orientamento sessuale omosessuale o bisessuale, a comprendere appieno il loro orientamento: può ad esempio accadere che un adolescente provi attrazione per coetanei dello stesso sesso, ma nasconda agli altri ed a sé stesso tale preferenza per paura del giudizio degli altri, di commettere un peccato “religioso”, di essere “bullizzato” o di deludere i propri genitori, soprattutto se ciò avviene in un contesto di modeste dimensioni, dove “le voci corrono”, come ad esempio un piccolo paese. Nascondere le proprie preferenze sessuali o la propria identità sessuale, qualora questi non rientrino in un antiquato concetto di “normalità”, è – nella maggioranza dei casi – fonte di profonda angoscia.

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Orientamento sessuale eterosessuale

Eterosessualità è il termine sociale applicato a quelle persone che si sentono attratte sentimentalmente ed eroticamente da persone del sesso opposto. Un uomo eterosessuale sarà attratto dalle donne ed una donna eterosessuale sarà attratta dagli uomini. L’eterosessualità costituisce l’orientamento sessuale attualmente prevalente (sia fra gli esseri umani che in quasi tutte le specie animali, salvo alcune eccezioni), definendo la capacità riproduttiva delle specie e permettendo la riproduzione e la sopravvivenza della specie umana. Una società completamente omosessuale impedirebbe la riproduzione ed la sopravvivenza della specie. L’orientamento sessuale eterosessuale è rappresentato dalla comparsa nella sfera della coscienza (consapevolezza piena) di una preponderanza di sentimenti, pensieri erotici e fantasie sessuali (nella maggioranza dei casi a partire dalla pubertà) che riguardano individui di sesso opposto al proprio.

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Orientamento sessuale omosessuale

L’omosessualità è il termine sociale applicato a quegli individui che esprimono attrazione psicofisica per individui dello stesso sesso. Definisce in modo specifico la relazione intercorrente tra un maschio con un altro maschio (genericamente indicata oggi con il termine “gay“) oppure la relazione intercorrente tra una femmina con un’altra femmina (genericamente indicata con il termine “lesbica“). L’orientamento omosessuale è rappresentato dalla comparsa nella sfera della coscienza (consapevolezza piena) di una preponderanza di sentimenti, pensieri erotici e fantasie sessuali che riguardano un individuo dello stesso sesso. È da non confondere con l’effeminatezza – sebbene le due cose vengano popolarmente spesso accostate – che non costituisce un carattere peculiare dell’omosessualità, anche se può rappresentarne una delle forme. L’omosessualità può rimanere latente per tutta la vita, oppure può emergere ma essere tenuta nascosta al pubblico o essere ammessa pubblicamente (“coming out“).

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Orientamento sessuale bisessuale

La bisessualità è definita come attrazione verso persone di entrambi i sessi, cioè sia maschi che femmine, con eguale intensità e forza (senza giungere mai a “scegliere” definitivamente nessuno dei due orientamenti precedenti) o con la predilezione per uno dei due sessi senza però disdegnare il sesso opposto. L’orientamento bisessuale è rappresentato dalla comparsa nella sfera della coscienza (consapevolezza piena) di sentimenti, pensieri erotici e fantasie sessuali che riguardano indistintamente, sia persone di sesso omologo, sia persone di sesso differente. In alcuni casi l’individuo può sentirsi eterosessuale od omosessuale per un certo periodo della vita per poi identificarsi come bisessuale, oppure sentire di essere bisex “da sempre”. Nella sub-cultura giovanile emo ha sempre più preso piede la valenza positiva del concetto di bisessualità.

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Asessualità

Il termine “asessualità” (dove la prima “a” deriva dall’alfa privativo greco ed indica “mancanza di”) indica la totale assenza di attrazione verso qualsiasi genere/sesso, quindi sia verso il proprio che per quello opposto. Il movimento asessuale ha evidenziato l’esistenza di due elementi dell’attrazione, quello erotico e quello romantico, che nell’ambito dell’orientamento individuale possono esistere anche separatamente. Oltre a chi non prova nessuna forma o grado di attrazione la comunità asessuale include coloro la cui attrazione possiede la componente emozionale ma non quella erotica ed anche coloro che hanno uno scarso livello di attrazione verso qualsiasi sesso.

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Pansessualità

La pansessualità è un orientamento sessuale caratterizzato da una potenziale attrazione (estetica, sessuale o romantica) per delle persone, indipendentemente dal loro sesso e identità di genere. Questo potrebbe includere (ad una prima differenza quindi dalla bisessualità) anche una potenziale attrazione per persone che non rientrano nella concezione binaria di maschio/femmina, come ad esempio gli individui che si identificano con entrambi o nessuno dei due generi binari, o ancora individui che invece si identificano in un genere diverso da quello che era stato assegnato loro alla nascita. La pansessualità è spesso definita come la capacità di amare una persona, indipendentemente dal suo genere assegnato alla nascita, dal suo sesso biologico, dalle sue preferenze sessuali e dalla sua identità sessuale. Altra differenza con la bisessualità (e con tutti gli altri tipi di sessualità), è che un pansessuale non considera il sesso o il genere di una persona quando essa può essere di interesse. Le stesse persone sono viste come tali, come persone alle quali interessarsi: viene quindi a mancare il fatto che ci si può interessare, o si può provare attrazione per una persona di un sesso o di generi specifici, come è invece per tutti gli altri orientamenti sessuali, in quanto la concezione stessa di sesso della persona, nel momento in cui stia suscitando qualcosa a livello affettivo o attrattivo, non viene affatto presa in considerazione. Un bisessuale è cosciente di essersi ora innamorato di una donna, ora di un uomo; un pansessuale, invece, sarebbe più a suo agio a dire che si è innamorato di una persona che gli è piaciuta. Inoltre, non si deve compiere l’errore comune di confondere il prefisso “pan-” (termine greco che significa “tutto”) con il fatto che ai pansessuali possano piacere esteticamente e/o romanticamente tutte le persone del mondo: “pan” è inteso come “tutti i generi di persona”, non come “tutte le persone”. E paradossalmente, infatti, i pansessuali risultano molto selettivi e attenti nel valutare il grado di interesse provato verso qualcuno. Non sarebbe strano infatti se un pansessuale trovasse poco o per niente attraente una persona molto osannata dalla maggior parte delle altre persone ad esempio perché considerata bellissima: per i pansessuali il gusto personale conta più di tutte le possibili influenze culturali esterne.

Polisessualità

La polisessualità viene adoperata dalle persone che ritengono di poter essere attratte da persone di sesso e genere diverso, ma non vogliono identificarsi come bisessuali, poiché ciò implicherebbe l’esistenza di soli due generi sessuali (il binarismo di genere).

Importante: alcune delle definizioni contenute in questo articolo sono soggette a cambiamenti nel tempo e non tutti i ricercatori, medici e psicologi le intendono nello stesso identico modo.

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Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo
Direttore dello Staff di Medicina OnLine

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Muore dopo un’estrazione dentale: aveva perso troppo sangue

MEDICINA ONLINE DENTI BIANCHI CARIE TARTARO PUS ALITO ALITOSI DENTISTA IGIENE ORALE INCISIVI SPECCHIETTO BOCCA LABBRA DONNAQuello che stiamo per raccontarvi è uno di quei fatti che in un certo senso ci riguarda da vicino perché tutti, prima o poi, abbiamo a che fare con un dentista. E non è affatto raro doversi sottoporre a un’estrazione dentale. D’altro canto è anche uno di quei casi davvero particolari che – per fortuna – non accadono di frequente. Tuttavia, la vicenda è, ahimè, reale: un uomo ha eseguito un intervento dentale e dopo breve tempo è morto presumibilmente a causa del sanguinamento eccessivo.

Chi è il responsabile?
Il fatto non è avvenuto in Italia ma a Karnataka, uno stato dell’India Sud Occidentale. Qui un uomo aveva in programma di eseguire un intervento dentale presso la Ratna Clinic che prevedeva l’estrazione di ben tre denti. E così è stato: il paziente si è presentato l’8 dicembre a tale scopo. Tuttavia, nelle ore seguenti accade qualcosa di imprevedibile che lo porterà alla morte. Ma il dentista non si dichiara in nessun modo responsabile delle condizioni del paziente.

Sanguinamento eccessivo
In realtà molte indagini sono ancora in corso ma si presume che l’uomo sia morto a causa del sanguinamento eccessivo che si è verificato in seguito alla procedura dentale. Nei giorni seguenti, viste le sue condizioni, il paziente è stato ricoverato presso l’Istituto di scienze mediche del Karnataka (KIMS), una struttura d’eccellenza in India. Nonostante ciò, il 17 dicembre i medici non hanno potuto far altro che constatare il suo decesso.

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La denuncia
E’ abbastanza evidente che qualcosa, nell’estrazione dentale, sia andata storta. Per questo motivo il fratello di Khader, di nome Abdul Razzaq, ha sporto denuncia alla polizia. È stato lui a portarlo con urgenza presso la clinica KIMS pochi giorni dopo l’estrazione dentale. Purtroppo, però, questo non è stato sufficiente a salvarlo. «È stato trattato in terapia intensiva: avremmo potuto salvarlo se fosse stato portato due giorni prima».

E il dentista?
Il dentista continua ad affermare di non essere in nessun modo responsabile dell’accaduto. Nonostante ciò ha detto che avrebbe pagato volentieri 10.000 rupie (circa 132 euro) al paziente vista la condizione (iniziale). Inoltre, il dottor Magalad, ha dichiarato: «si dice che il paziente sanguinasse molto ma la sua famiglia non mi disse niente, dopo tre giorni mi fecero sapere che stava sanguinando ed era stato portato al KIMS», ha dichiarato al Times of India. Inoltre, «dopo il ricovero, una persona che sosteneva di essere un avvocato tentò di estorcermi del denaro. Quando sono andato all’ospedale, i parenti di Khader hanno detto che erano poveri e hanno cercato assistenza finanziaria: per motivi umanitari, gli ho donato Rupie 10.000». Ad ogni modo, ancora non vi è certezza sulla reale causa della morte, solo l’autopsia potrà fare luce sulla questione.

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Visita ginecologica completa [2° VIDEO]

MEDICINA ONLINE PENE MEDICO SBIANCAMENTO PELLE PENIENA SCROTO GLANDE SCURO CHIARO VAGINA PLASTICA LABBRA GRANDI PICCOLE Thai penis whitening trend raises eyebrowsLa visita ginecologica consiste nella valutazione dell’apparato genitale femminile sia dei genitali esterni che di quelli interni, con lo scopo di valutare lo stato di normalità dell’apparato genitale femminile ed escludere la presenza di patologie. Durante la visita ginecologica la paziente si siede sul lettino ginecologico a gambe divaricate ed il medico esegue l’esplorazione visiva della vulva e introduce in vagina un piccolo divaricatore in plastica monouso, che permette di visualizzare il collo dell’utero ed eseguire il Pap test. Rimosso il divaricatore, si procede all’esplorazione vaginale: il medico, attraverso un dito in vagina, valuta le caratteristiche dell’utero e delle ovaie. Nel seguente video viene mostrata una visita ginecologica completa.

Il video può essere visionato in QUESTO LINK.

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Differenza tra fare l’amore col preservativo e senza

MEDICINA ONLINE SPERMA LIQUIDO SEMINALE PENIS VARICOCELE PRESERVATIVO PROFILATTICO IDROCELE AMORE DONNA PENE EREZIONE IMPOTENZA DISFUNZIONE ERETTILE VAGINA SESSULITA SESSO COPPIA LOVE CInutile “prendere in giro” i lettori: per quanto i nuovi tipi di profilattico siano sempre più sottili ed “ultrasensibili”, un rapporto sessuale – che sia vaginale, orale o anale – è senza dubbio più piacevole senza nessun “impedimento”. Il contatto tra il pene e le pareti vaginali o – ancor di più – anali, determina infatti una maggiore stimolazione tattile in entrambi i partner, specie nell’uomo dove l’attrito si riverbera da glande ed asta peniena fino alla prostata, vera zona del piacere sessuale maschile. Usare un profilattico tende a diminuire molto questo attrito, venendo in parte meno la stimolazione tattile e prostatica.

Alternare preliminari alla penetrazione

Altro difetto è l’impossibilità di alternare tra preliminari e rapporto sessuale vero e proprio. Generalmente infatti la maggioranza delle coppie inizia un rapporto con i preliminari (spesso il sesso orale) per poi indossare il preservativo ed iniziare il rapporto sessuale con penetrazione vaginale ed anale: una volta inserito il profilattico non si dovrebbe togliere fino al momento dell’orgasmo, se tolto prima in teoria andrebbe cambiato con uno nuovo. Questa cosa di fatto impedisce alle coppie più “focose” di alternare momenti di penetrazione con momenti di sesso orale e li costringe ad un rapporto più “schematico” e potenzialmente meno coinvolgente. Ultimo “difetto” del condom è il senso di “vicinanza” della coppia che certamente viene in parte a mancare, a prescindere dal feeling che la coppia possiede. Ma allora per quali motivi è importante usare il preservativo? Tanti e tutti molto importanti.

Evitare gravidanze indesiderate

Il profilattico riesce quasi il 100% delle volte ad evitare la gravidanza, impedendo fisicamente agli spermatozoi emessi con l’eiaculazione, di raggiungere l’ovocellula femminile e fecondarla, dando origine alla gravidanza. Tuttavia, se il vostro obiettivo è “solo” quello di evitare una gravidanza indesiderata, esistono altri metodi molto efficaci, come ad esempio la pillola anticoncezionale (ricordate che il coito interrotto NON è un metodo anticoncezionale efficace!). Per approfondire questo argomento, leggi anche:

Evitare le malattie sessualmente trasmissibili

Se esistono vari sistemi altrettanto efficaci per evitare gravidanze indesiderate, non esiste nulla che riesca ad evitare l’infezione di malattie sessualmente trasmissibili, come il profilattico. Usate SEMPRE il preservativo se avete rapporti sessuali di qualsiasi tipo con partner occasionali: potrebbe letteralmente salvarvi la vita. A tal proposito, leggi anche:

Le malattie sessualmente trasmissibili più diffuse

A seconda del tipo di rapporto, possono essere trasmesse patologie diverse:

  • Praticare sesso orale su un uomo: Clamidia alla gola, Gonorrea alla gola, Herpes, HPV, Sifilide.
  • Praticare sesso orale su una donna: Herpes, HPV.
  • Uomo che riceve sesso orale: Clamidia, Gonorrea, Herpes, Sifilide
  • Donna che riceve sesso orale: Herpes.
  • Sesso vaginale uomo-donna: Clamidia, Pidocchio del pube, Scabbia, Gonorrea, Epatite B, Herpes, HIV, HPV, Infezione da Mycoplasma hominis, Sifilide, Tricomoniasi, infezione da ureaplasma.
  • Sesso vaginale donna-donna: Clamidia, Pidocchio del pube, Scabbia, Gonorrea, Epatite B, Herpes, HIV, HPV, Infezione da Mycoplasma hominis, Sifilide, Tricomoniasi, infezione da ureaplasma.
  • Sesso anale attivo: Clamidia, Pidocchio del pube, Scabbia, Gonorrea, Epatite B, Herpes, HIV, HPV, Sifilide.
  • Sesso anale passivo: Clamidia, Pidocchio del pube, Scabbia, Gonorrea, Epatite B, Herpes, HIV, HPV, Sifilide.
  • Anilingus (lingua su ano): Amebiasi, Criptosporidiosi, Giardiasi, Epatite A, Shigellosi.

Il rischio maggiore di HIV è in caso di sesso anale passivo (pene ricevuto nel proprio ano).

Meglio usare il profilattico

A conti fatti quindi, a meno che non abbiate un partner fisso di cui vi fidate, e che non abbiate messo in conto il rischio di gravidanze indesiderate (a meno che la donna sia in menopausa), sempre meglio usare un profilattico. A tal proposito troverete molto utili i seguenti articoli:

Usare il profilattico soprattutto quando:

  • non conoscete il vostro partner;
  • avete rapporti con molti partner occasionali;
  • il vostro partner ha una infezione che può essere sessualmente trasmessa;
  • durante le prime esperienze sessuali;
  • volete avere statisticamente la maggior probabilità possibile di evitare una gravidanza indesiderata.

Non usare il profilattico quando:

  • conoscete bene il vostro partner;
  • avete rapporti con un solo partner di cui vi fidate;
  • il vostro partner non ha alcuna infezione che può essere sessualmente trasmessa;
  • cercate una gravidanza;
  • siete disposti a mettere comunque in conto l’eventualità di una gravidanza.

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Differenza tra diamante, brillante, zircone, grafite e cristallo

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Diamante e brillante sono sinonimi?

I termini “diamante” e “brillante” sono spesso usati come sinonimi, ma indicano davvero la stessa cosa? No, diamante e brillante NON sono affatto sinonimi. Il diamante è la pietra preziosa usata come materia prima, mentre con “brillante” si indica uno dei possibili “tagli” del diamante, in particolare è un taglio caratterizzato da in 57 faccette (58 se anche l’apice è sfaccettato). Esistono, riguardo al taglio a brillante in particolare, rigidi rapporti geometrici che vanno rispettati dal tagliatore, per ottenere una pietra che offra il massimo in termini di brillantezza. Anche se molto meno diffusi, esistono altri tipi di taglio come il taglio Huit-Huit, taglio Navette o Marquise, taglio Goccia, taglio Smeraldo, taglio Ovale, taglio Carrè, taglio Baguette, taglio a Cuore, taglio Tepper, taglio Princess… (vedi foto in alto). E’ anche vero però che quando però si parla di brillante senza ulteriori specificazioni, si intende nell’uso comune proprio un diamante tagliato a brillante.
Quindi “diamante” e “brillante” in un certo senso coincidono solo se il taglio denominato brillante è eseguito proprio su di un diamante. Non coincidono ad esempio quando il taglio brillante viene fatto su una pietra preziosa diversa, ad esempio uno smeraldo: se il taglio brillante viene effettuato su uno smeraldo, questo prende infatti il nome di “smeraldo con taglio brillante”. Parimenti si parla di “rubino con taglio brillante”, se il taglio a brillante è effettuato su un rubino.

Differenze tra diamante e zircone

In oreficeria viene comunemente chiamato “zircone” quello che in realtà è una “zirconia cubica” il quale, pur essendo anch’esso un minerale dello zirconio come lo zirconio “naturale”, viene invece creato in laboratorio dall’uomo: di conseguenza il suo valore è quindi molto minore del vero zircone naturale ed anche il suo aspetto è diverso, come le sue caratteristiche. Lo zircone possiede un grado di durezza inferiore a quella del diamante, pur con una composizione chimica ed una apparenza estetica abbastanza simili a quelle del prezioso minerale. Usandolo come materia prima ed effettuando un taglio a brillante (vedi paragrafo precedente) otteniamo uno “zircone taglio brillante”. Lo zircone si può trovare in diverse tonalità, che spaziano dal trasparente, al giallo, al rosso, al blu, al verde, fino al marrone.

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Differenze tra diamante e grafite

Sia diamante che grafite (la mina contenuta nelle matite) sono una delle forme allotropiche (elementi chimici che esistono in diverse forme) del carbonio: un elemento, difatti, può esistere in due o più forme fisiche, le quali essenzialmente differiscono per il modo in cui sono legati e quindi disposti gli atomi all’interno del reticolo cristallino. Pur essendo diamante e grafite entrambi costituiti da solo carbonio, sono molto così differenti non solo nell’aspetto, ma soprattutto in termini di proprietà meccaniche.  Entrambi i solidi (diamante e grafite) si differenziano principalmente nel tipo di legame covalente e nella disposizione di atomi all’interno della struttura cristallina: nel cristallo di diamante, il carbonio è disposto lungo i quattro vertici di un tetraedro e TUTTI gli elettroni sono impiegati nel formare dei legami, mentre nella grafite gli atomi di carbonio sono disposti in strati di anelli esagonali e NON tutti gli elettroni formano lo stesso tipo di legame, ma vi è una coppia di elettroni in grado di formare un debole legame in direzione perpendicolare agli strati reticolari. Questo debole legame tra gli strati di atomi, in quella conformazione particolarmente facile da individuare grazie alla caratteristica forma esagonale, giustifica l’estrema facilità con cui la grafite si sfalda (si pensi alla mina della matita, dove scrivendo non fa altro che lasciare strati di grafite sfaldati sul foglio), mentre il diamante è utilizzato per la sua proprietà abrasive, in ogni misura derivanti dall’eccessiva durezza: per sfaccettare un diamante, infatti, è necessario usare un altro diamante. Infine ricordiamo che la grafite può trasformarsi in diamante in determinate condizioni di temperatura e pressione: tale trasformazione avviene naturalmente all’interno del mantello terrestre.

Differenze tra diamante e cristallo

In mineralogia con “cristallo” si intende genericamente una struttura solida costituita da atomi, molecole o ioni aventi una disposizione geometricamente regolare, che si ripete nelle tre dimensioni spaziali in modo indefinito. Tale disposizione forma una struttura detta reticolo cristallino o reticolo di Bravais. Il tipo di struttura assunta dal cristallo gioca un ruolo determinante in molte delle sue proprietà come quelle elettriche, ottiche e meccaniche. Compreso questo, c’è da dire che il diamante è un tipo di cristallo, trasparente e composto da atomi di carbonio a struttura tetraedrica. Viene chiamato cristallo anche un pezzo di vetro forgiato con un taglio così particolare da farlo luccicare in modo similare ad diamante, è ad esempio il caso dei famosi cristalli Swarovski. Tutti i diamanti sono quindi cristalli, mentre non tutti i cristalli sono necessariamente diamanti.

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Musiche assordanti nei negozi: “Fanno male alla salute mentale”

MEDICINA ONLINE SHOPPING ACQUISTI NEGOZI COPPIA AMORE AMICI FELICI SUPERMERCATO WEEKEND CENTRO COMMERCIALE SOLDI COMPRARE FELICITA SPENDERE OFFERTA AMAZON VENDERE.jpgChe Natale sarebbe senza le classiche hits natalizie? Forse migliore, almeno per i lavoratori costretti a sorbirsi ore consecutive di White Christmas e Jingle Bells senza alcuna possibilità di fuga. A sottolinearlo è la psicologa inglese Linda Blair, secondo cui le canzoni natalizie potrebbero finire per intaccare il benessere mentale di molti lavoratori e lavoratrici impegnati nei negozi e nei centri commerciali, costretti per ore a sopportare le stesse note ripetute all’infinito. Specialmente se ascoltate ad alto volume – secondo la psicologa – queste melodie finirebbero per assorbire tutte le energie mentali dei dipendenti, generando un alto grado di stress che si andrebbe a sommare a quello già creato dal lavoro in uno dei periodi più intensi dell’anno.

Musica alta per aumentare il consumismo

L’ascolto delle canzoni natalizie farebbe male anche a chi fa shopping: «potrebbe farci sentire come in trappola – ha spiegato la Blair al canale inglese Sky News – ricordarci che dobbiamo comprare i regali, prenderci cura delle persone e organizzare i festeggiamenti». Ma perché far risuonare le stesse canzoni in modo così ossessivo? La ragione è in parte legata al marketing e al potere di questi motivi di creare l’atmosfera giusta per gli acquisti. Uno studio dell’Università di Washington, ad esempio, ha dimostrato che le melodie del Natale sono in grado di alterare alcuni nostri giudizi sui prodotti, facendoli sembrare più indicati per un regalo da piazzare sotto l’albero. Ma le vendite stentano a decollare se la musica non si sposa al meglio con il benessere dei dipendenti.

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È l’unica cosa importante per me

MEDICINA ONLINE CINEMA Cuori ribelli (Far and Away) film 1992 diretto da Ron Howard Bob Dolman Tom Cruise  Nicole Kidman WALLPAPER LOVE SCENE KISS COPPIA AMORE SCENA BACIO KISS.jpg

Tutta la terra del mondo non significa niente per me senza di te! Io non so niente di libri, di alfabeti, del sole, della luna… so solo che Joseph ama Shannon. È l’unica cosa importante per me.

Joseph Donelly (Tom Cruise) a Shannon Christie (Nicole Kidman) nel film del 1992 “Cuori ribelli” diretto da Ron Howard.

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