Quante volte e quando lavare i denti ogni giorno?

MEDICINA ONLINE LAVARSI I DENTI GENGIVE LINGUA LABBRA CORRETTAMENTE INCISIVI MOLARI PREMOLARI CANINI BAMBINI ADULTI DENTIFRICIO SPAZZOLARSI SPAZZOLINO MOVIMENTO COLLUTORIO FLUORO FILO INTERDENTALE BOCCA BAGNO TECNICA.jpgIl numero di lavaggi dei denti, dipende molto dal numero dei tuoi pasti giornalieri. Per una corretta igiene orale i dentisti raccomandano che i denti vengano lavati almeno tre volte al giorno:

  • al mattino;
  • dopo il pranzo;
  • dopo cena, prima di andare a letto.

Ricorda di non lavarli subito dopo il pasto ma di aspettare qualche minuto (preferibilmente circa mezzora).

I migliori prodotti per l’igiene orale
Qui di seguito trovate una lista di prodotti di varie marche per la cura ed il benessere della bocca e del viso, in grado di migliorare l’igiene orale, combattere l’alito cattivo, pulire la lingua dalla patina ed idratare le labbra. Noi NON sponsorizziamo né siamo legati ad alcuna azienda produttrice: per ogni tipologia di prodotto, il nostro Staff seleziona solo il prodotto migliore, a prescindere dalla marca. Ogni prodotto viene inoltre periodicamente aggiornato ed è caratterizzato dal miglior rapporto qualità prezzo e dalla maggior efficacia possibile, oltre ad essere stato selezionato, testato ripetutamente ed usato dal nostro Staff di esperti:

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Differenza emiparesi, diparesi, tetraparesi, monoparesi, triparesi

MEDICINA ONLINE FISIOTERAPIA RIABILITAZIONE DISABILE SEDIA ROTELLE CERVELLO CRANIO EMORRAGIA CEREBRALE ISCHEMIA EMORRAGICA ICTUS PARAPLEGIA EMATOMA EMIPARESI EMIPLEGIA TETRAPARESI TETRAPLEGIA DECUBITO RECUPERO  PARALISI.jpg

Per meglio comprendere l’argomento, il lettore deve avere dimestichezza con due termini:

  • paresi: indica un indebolimento o una paralisi parziale (possibilità di movimento, pur se limitata);
  • plegia: indica una condizione di paralisi completa (impossibilità di movimento).

Ai due termini prima citati, si associano vari prefissi (come -emi, -para e -tetra) che vanno ad indicare le zone del corpo colpite.

L’emiparesi è un deficit parziale dell’attività motoria volontaria che interessa un solo emilato, cioè solo un lato del corpo, il lato destro o il sinistro. L’emiparesi deve essere distinta dall’emiplegia, dove il deficit di un lato del corpo è completo: mentre nell’emiplegia i movimenti nell’emilato colpito (ad esempio braccio destro e gamba destra) sono impossibili, nell’emiparesi i movimenti dell’emilato sono possibili, pur se limitati. La causa dell’emiparesi è un danno cerebrale controlaterale al deficit, ciò significa che un danno cerebrale destro determina una emiparesi sinistra e viceversa. L’emiparesi riconosce le stesse cause dell’emiplegia (ad esempio ictus ischemico, emorragico, tumore cerebrale…) di cui spesso rappresenta l’evoluzione. Sia emiparesi che emiplegia possono essere reversibili o irreversibili in base alle cause specifiche che l’hanno provocata. Entrambe sono il risultato di una lesione del sistema nervoso centrale; la differenza principale risiede nell’entità del deficit motorio, più importante quando ci si riferisce all’emiplegia (che è quindi più grave), minore nel caso di emiparesi (meno grave). Nella emiplegia si ha paralisi (perdita completa dell’attività motoria di un emilato), nell’emiparesi la perdita della funzione motoria è solo parziale.

La differenza con gli altri tipi di paresi è la seguente:

  • la diparesi è un deficit parziale dell’attività motoria volontaria solo degli arti superiori o solo gli arti inferiori;
  • la tetraparesi è un deficit parziale dell’attività motoria volontaria che interessa tutti gli arti ed il tronco;
  • la monoparesi è un deficit parziale dell’attività motoria volontaria che interessa un solo arto, solitamente un braccio;
  • la triparesi è un deficit parziale dell’attività motoria volontaria che interessa tre arti, solitaente entrambe le braccia e solo una gamba.

La differenza con le plegie è la seguente:

  • la monoplegia è un deficit totale dell’attività motoria volontaria che interessa un solo arto;
  • la diplegia è un deficit totale dell’attività motoria volontaria solo degli arti superiori o solo gli arti inferiori;
  • la paraplegia è un deficit totale dell’attività motoria volontaria della parte inferiore del corpo (arti inferiori). E’ generalmente causata da lesioni alla colonna inferiori alla prima vertebra toracica.
  • la tetraplegia o quadriplegia è un deficit totale dell’attività motoria volontaria che interessa tutti e quattro gli arti ed il tronco. E’ generalmente causata da lesioni alla colonna inferiori alla quarta vertebra cervicale (in genere C5, C6 o C7).
  • la pentaplegia è un deficit totale dell’attività motoria volontaria che interessa tutti e quattro gli arti ed i muscoli respiratori (il paziente sopravvive solo grazie al ventilatore meccanico). E’ generalmente causata da lesioni alla colonna superiori alla quarta vertebra cervicale (in genere C2 o C3).

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Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo
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Prova di Guyon (prova dei tre bicchieri): cos’è e cosa indica

MEDICINA ONLINE RENI RENE URINA APPARATO URINARIO URETRA URETERE AZOTEMIA ALBUMINA SINDROME NEFRITICA NEFROSICA PROTEINURIA POLLACHIURIA UREMIA DISURIA CISTITE INFEZIONE POLICISTICO LABORATORIO INSUFFICIENZA RENALELa prova di Guyon (o “prova dei tre bicchieri”) è una indagine diagnostica che si utilizza in semeiotica medica, che si usa quando si abbia presenza di sangue nelle urine (ematuria), per individuarne l’origine. Tale prova prende il nome dal celebre chirurgo francese Félix Guyon.

Come si svolge la prova di Guyon?

Il paziente viene invitato a raccogliere in tre recipienti diversi le urine emesse nel corso di una minzione.

Cosa indica la prova di Guyon?

  • se il sangue si raccoglie nel primo recipiente: l’origine dell’ematuria è a livello dell’uretra (per il lavaggio delle ultime vie urinarie esercitato dal flusso di urina);
  • se la sede d’origine dell’ematuria è a livello della vescica, poiché i globuli rossi tendono a sedimentare sul fondo della vescica stessa, essi compaiono alla fine della minzione (quando la contrazione della vescica raggiunge il suo massimo, determinando lo svuotamento anche della parte più declive);
  • se l’origine dell’ematuria è a livello renale i globuli rossi si mescolano all’urina e compaiono ugualmente distribuiti in tutti i recipienti.

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Paraplegia: erezione, disfunzione erettile ed eiaculazione

MEDICINA ONLINE SPERMA LIQUIDO SEMINALE PENIS VARICOCELE HYDROCELE IDROCELE AMORE DONNA PENE EREZIONE IMPOTENZA DISFUNZIONE ERETTILE VAGINA SESSULITA SESSO COPPIA LOVE COUPLE FRINEDS LOVLe conseguenze di una lesione midollare (paralisi, incontinenza fecale, disfunzione erettile…)  sono determinate dal livello e dalle caratteristiche della lesione stessa, che può essere completa o incompleta; è comunque accertato che dopo un danno mielico le funzioni sessuali nell’uomo risultano quasi sempre compromesse.

Conseguenze di una lesione midollare sulla sessualità

Nel maschio, infatti, si può verificare un completo sconvolgimento delle funzioni dell’apparato genitale: sia la funzione erettiva che quella eiaculatoria sono sempre deficitarie (a volte addirittura assenti), con notevoli compromissioni della “potenza sessuale” (possibilità di avere normali rapporti sessuali: coito) e della fertilità (possibilità di procreare). Inoltre viene quasi sempre alterata (o abolita) la sensibilità orgasmica. E’ opportuno comunque ribadire che esistono notevoli variabilità individuali legate al livello e alla completezza della lesione, nonchè alcune possibilità terapeutiche che verranno illustrate in seguito.

La lesione midollare compromette notevolmente la capacità eiaculatoria. Nei giorni immediatamente successivi ad un danno midollare, durante la fase di shock spinale, non è possibile ottenere né l’erezione né l’eiaculazione. Una volta superata la fase di shock spinale, si osserva nel paziente la ripresa dell’attività riflessa midollare con quadri clinici ovviamente diversi a seconda del livello di lesione.

Nei pazienti con lesione al di sopra di T9 è possibile ottenere l’eiaculazione durante il coito o la masturbazione (eiaculazione riflessa), per l’integrità sia del centro toraco-lombare, che controlla l’emissione, che del centro somatico sacrale, che regola l’eiaculazione propriamente detta: l’interruzione delle connessioni con i centri encefalici, però, consente solo raramente una eiaculazione spontanea. In alcuni casi, per la presenza di dissinergia tra lo sfintere liscio e lo sfintere striato dell’uretra, durante l’eiaculazione il liquido seminale può refluire in vescica: non si osserva pertanto alcuna espulsione di sperma all’esterno pur essendo conservato il riflesso dell’emissione (eiaculazione retrograda) (Figura 3).

Nelle lesioni che coinvolgono i metameri T9-L1 non vi è la possibilità di ottenere in alcun modo l’emissione e di conseguenza l’eiaculazione.

Nelle lesioni al di sotto di L1 vi può essere, anche se non frequentemente, emissione di liquido seminale (eiaculazione psicogena), spesso non legata al coito o alla masturbazione, per la conservazione del controllo corticale sul centro simpatico toraco-lombare: se il centro somatico S2-S4 è rimasto integro, l’eiaculazione potrà assumere caratteristiche fisiologiche (eiaculazione “a getto”), mentre in caso di lesione del cono terminale l’eiaculazione sarà debole e gocciolante. In caso di lesione incompleta le possibilità di ottenere l’eiaculazione saranno ovviamente maggiori e si potranno configurare quadri clinici di difficile standardizzazione.

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Terapia

La terapia dei deficit dell’eiaculazione è rappresentata dal vibromassaggio penieno e dall’elettroeiaculazione.

Il trattamento più utilizzato è il vibromassaggio penieno (Figura 4), che viene realizzato con una stimolazione della superficie ventrale del pene, dalla radice alla regione del frenulo, mediante un apparecchio che produce vibrazioni meccaniche di frequenza da 70 a 110 Hz e ampiezza di 2-3 mm. Grazie alla particolare stimolazione della cute del pene, l’input raggiunge il centri midollari dell’emissione e dell’eiaculazione, evocando il riflesso eiaculatorio: è necessario, però, che il centro toraco-lombare sia integro, come pure le fibre ascendenti (tratto lombo-sacrale) dell’arco spinale riflesso. In altri termini una eiaculazione riflessa mediante vibromassaggio penieno potrà essere ottenuta, in caso di lesione completa, quando il livello lesionale è superiore a T9: non si verificherà, invece, in caso di lesione del centro toraco-lombare, come pure del tratto lombo-sacrale del midollo per interruzione della branca afferente del riflesso eiaculatorio.

Il vibromassaggio penieno, inoltre, è in grado di migliorare le erezioni riflesse per cui a volte viene utilizzato anche nel trattamento dei deficit erettivi.

L’elettroeiaculazione viene effettuata mediante una sonda rettale, posizionata con gli elettrodi rivolti verso la prostata: gli impulsi elettrici stimolano le fibre periferiche dell’emissione ottenendo una risposta eiaculatoria con frequenza maggiore rispetto all’utilizzazione del vibromassaggio penieno. Gli inconvenienti sono rappresentati dalle crisi di disreflessia autonomica e dalle lesioni della mucosa rettale.

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Paraplegia: posso avere dei figli?

Una delle limitazioni maggiormente avvertite dai pazienti mielolesi è la compromissione della fertilità che consegue principalmente a turbe della eiaculazione ma anche ad alterazioni qualitative del liquido seminale. La produzione di sperma continua anche dopo la lesione, ma vi può essere frequentemente una riduzione del numero degli spermatozoi nell’eiaculato o una loro alterazione funzionale (motilità): i processi infiammatori urogenitali (prostatiti, epididimiti, orchiti), la riduzione dell’apporto ematico scrotale, le alterazioni della termoregolazione, la denervazione delle strutture tubulari del testicolo e i deficit ormonali rappresentano le cause più frequenti di depressione (danno) della spermatogenesi (produzione degli spermatozoi) nel paziente con lesione midollare. L’infertilità del maschio medulloleso è determinata, nella stragrande maggioranza dei casi, dai deficit della funzione eiaculatoria: solo nel 5-10% delle mielolesioni complete (e nel 25-35% delle lesioni incomplete) è possibile osservare una eiaculazione spontanea anterograda.

La possibilità per la persona con lesione midollare di avere figli per via naturale è legata alla presenza di erezioni sufficientemente valide da consentire il coito e la eiaculazione anterograda durante il coito stesso. Tale situazione si realizza solo in una piccola percentuale di casi (dall’1 al 6% nelle lesioni complete e dal 6 al 10% nelle lesioni incomplete), per cui è necessario ricorrere molto spesso a metodiche di fecondazione assistita (inseminazione artificiale “in vivo” o “in vitro”). La raccolta degli spermatozoi dal paziente mieloleso può avvenire in vari modi. In presenza di eiaculazione anterograda non possibile durante il coito, il liquido seminale può essere ottenuto mediante la masturbazione, il vibromassaggio penieno o l’elettroeiaculazione. Con le stesse tecniche può essere evocata anche una eiaculazione retrograda: si dovrà provvedere, in questo caso, alla raccolta degli spermatozoi nelle urine mediante particolari metodiche che ne impediscano il rapido deterioramento all’interno della vescica. Se la lesione ha coinvolto il centro toraco-lombare dell’emissione (T9-L1) non vi è la possibilità di ottenere in alcun modo l’eiaculazione: la raccolta del liquido seminale potrà avvenire solo chirurgicamente mediante il prelievo degli spermatozoi direttamente dai deferenti, dall’epididimo o dal testicolo.

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F1 GP USA 2017: Raikkonen sul podio, 5 secondi di penalità a Verstappen

MEDICINA ONLINE F1 FORMULA 1 GRAN PREMIO USA 2017 Kimi Raikkonen Ferrari Max Verstappen Scuderia Red Bull 5 seconds penalty third place.jpgKimi Raikkonen arriva quarto ma sale sul podio del Gran Premio di Formula 1 degli Stati Uniti 2017. Il pilota finlandese è stato promosso al terzo posto grazie alla penalità inflitta a Max Verstappen per un sorpasso scorretto nelle ultimissime curve ai suoi danni. Max ha infatti infilato la Ferrari con un sorpasso oltre il cordolo mandando tutte e quattro le ruote della sua vettura fuori dal tracciato, così è stato penalizzato di 5 secondi dalla direzione di gara e – dal momento che all’arrivo il suo distacco su Kimi era inferiore a 5 secondi – ciò lo ha fatto retrocedere dal terzo al quarto posto.

Il giovane olandese è stato avvisato della penalizzazione in diretta tv, pochi istanti prima di salire sul podio e, con molto disappunto, ha dovuto lasciare il posto a Kimi. Vince Lewis Hamilton sulla sua Mercedes, festeggiato sul podio dal suo amico Usain Bolt; l’inglese è ormai sempre più al comando della classifica piloti. Sebastian Vettel secondo, nonostante l’ottima gara ed una partenza strepitosa in cui era riuscito a strappare la testa della gara nella prima curva proprio ad Hamilton che partiva in pole. Al pilota Mercedes basterà ora arrivare almeno quinto in una delle tre prossime gare per conquistare il suo quarto alloro mondiale. Hamilton e Vettel per ora sono divisi da 66 punti su 75 ancora a disposizione.

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Punti di dolorabilità di fegato, colecisti, stomaco e pancreas

MEDICINA ONLINE ESAME OBIETTIVO ANAMNESI VISITA MEDICA GENERALE AUSCULTAZIONE ISPEZIONE PERCUSSIONE PALPAZIONE DIFFERENZA FONENDOSCOPIO STETOSCOPIO TORACE ADDOME VISCERI CUORE SUONI STETOFONENDOSCOPIO SEMEIOTICAPunti di dolorabilità epato-colecistica e gastrica

Punto cistico o punto di Chauffard
Incontro tra la X costa e il margine esterno delmuscolo retto addominale. E’ dolorabile nelle colecistiti acute già alla palpazionesuperficiale, nella litiasi biliare, nelle colecistiti acute e nelle discinesie colecistiche.

Punto epigastrico
Si trova immediatamente al di sotto del processo xifoideo.

Punto doloroso di Cruveilhier
Individuato all’unione del terzo superiore con i due terzi inferiori della lineaxifo-ombelicale; dolorabile nell’ulcera del cardias o del fondo.

Punto sottocostale ipocondriaco sinistro
Localizzato all’incontro del margine esterno del muscolo retto disinistra ed il bordo costale due dita sopra l’ombelico, dolorabile in caso di ulcera della parteinferiore del fondo gastrico.

Punto xifoideo di Ramond
Si trova sull’appendice ensiformeo processo xifoideo, alla pressione si determina dolore irradiato al dorso e alla scapola.

Punto celiaco di Ramond
Si trova 2-3 cm distalmente all’ombelico, a destra dello stesso.

Punto di Binet
Localizzato all’estremità della IX costa del lato destro.

Punto di Abraham
Si trova a metà della linea tra ombelico e IX costa di destra.

Punto frenico destro
Tra i due capi clavicolari del muscolo sternocleidomastoideo di destra.

Punto di Schmidt
Al muscolo trapezio e al plesso brachiale di destra.

Punto ipocondriaco sinistro
Si trova sul margine sternale della IX costa a 10-12 cm dall’ombelico.

Punto di Boas
Si trova a lato della X e XII vertebra dorsale.

Punto di Guillame
E’ localizzato alla regione sacro-lombare, ai lati delle vertebre.

Punto di Leclerq
E’ individuato all’unione tra il margineinferiore della XII costa di destra ed il bordo esterno della massa muscolare lombare (in talesede il dolore può essere spontaneo)

Punti di dolorabilità pancreatica

Area coledocico pancreatica e punto di Desjardins
L’area coledocico pancreatica(Chauffard-Rivet) tra la xifo-ombelicale e la bisettrice dell’angolo formato a destra traquesta e l’ombelicale trasversa (proiezione di prima porzione duodenale, testa del pancreas ecoledoco) a 6 cm circa dall’ombelico. Il triangolo di Chauffard-Rivet risulta dolorabile nell’ulcera duodenale, nella pancreatite acuta e nella litiasi del coledoco. Il punto diDesjardins è situato sulla linea che unisce l’ombelico all’apice dell’ascella, a braccio addotto,a circa 5-7 cm dall’ombelico, corrispondente alla papilla del Vater; risulta molto dolente incaso di pancreatite. Tale area è anche considerata un punto di dolorabilità della colecisti.

Punto di Calot e Pic
Area pancreatica, situato simmetricamente al precedente, doloroso incaso di affezione del corpo del pancreas.

Punto di Mayo-Robson
Situato tra la punta dellaXI costa destra e l’ombelico nel punto di mezzo, presente nelle cefalo pancreatiti.

Zona di Orlowsky
Corrisponde all’angolo ottuso di destra determinato da due linee congiungenti leapofisi coracoidi con il punto di mezzo del legamento di Poupart ovvero legamentoinguinale

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Semeiotica del rene:

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Come lavarsi i denti senza spazzolino

MEDICINA ONLINE DIABETE GENGIVE BOCCA LABBRA DONNA BELLEZZA DENTI MANDIBOLA TESTA PARODONTITE ALITO CATTIVO LINGUA DENTE DENTATURASei partito per un viaggio ma ti sei dimenticato lo spazzolino da denti a casa? Non c’è problema. Per prima cosa, in casi di emergenza, se non hai la possibilità di usare lo spazzolino e neanche il dentifricio, subito dopo mangiato risciacqua energicamente la bocca per un minuto con acqua tiepida e poi sputala: così facendo rimuoverai almeno le particelle di cibo. Se invece hai il dentifricio, ma non lo spazzolino, ecco delle pratiche soluzioni fai da te che ti aiuteranno fino al momento dell’acquisto di uno nuovo.

Usa un fazzoletto

  1. Inumidisci un fazzoletto di carta con acqua e dentifricio.
  2. Con le dita, strofina la superficie del fazzoletto sulla tua arcata dentale superiore ed inferiore, con dei movimenti circolari.
  3. Esamina la tua bocca guardandoti allo specchio ed accertati che non vi siano residui visibili tra i denti.
  4. Pulisci anche la lingua raschiandola più volte contro l’arcata dentale superiore, muovendola avanti e indietro.
  5. Sciacquati la bocca con dell’acqua pulita.

Se non hai a disposizione un fazzoletto di carta o il dentifricio, usa diversi veli di carta igienica. Assicurati di sciacquarti bene la bocca per rimuovere eventuali residui di carta.
Potresti iniziare la pulizia raschiandoti la lingua, in questo modo eviterai di sporcarti i denti appena lavati con la placca rimossa durante questa operazione.

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Altri sistemi utili sono:

  • Usare il dito indice: è un sistema da sempre molto efficace per pulire i denti.
  • Una carota o una mela, entrambi perfetti  per eliminare i batteri dalla bocca. Inoltre sono in grado di rimuovere anche gli zuccheri che rimangono sulle gengive o sullo smalto dei denti. Masticando una carota o una mela, si riesce infatti a produrre una maggiore salivazione, fondamentale per la pulizia della bocca.
  • Foglie di salvia,  possono essere usate per strofinare i denti come se fossero uno spazzolino. Oltre a questo potete provare anche la lavanda o la camomilla, per rimuovere i residui di cibo tra i denti.
  • Il filo interdentale con il quale ci assicura  di aver rimosso ogni residuo tra i denti.
  • Il chewing gum rappresenta l’ultima risorsa a cui si dovrebbe ​attingere perché può danneggiare i denti, in particolar modo se ci sono delle otturazioni. Le si dovrebbe masticare solo per il tempo necessario a rendere migliore l’alito della cavità orale.

Consiglio fondamentale: visto che tutti questi sistemi sono efficaci, ma sempre meno di uno spazzolino vero, se siete spesso fuori casa, è consigliabile procurarsi un kit da viaggio che possa sempre essere utile per una buona pulizia dei denti.

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Appendice vermiforme: posizione, anatomia e funzione originaria

MEDICINA ONLINE INTESTINO COLON TENUE CRASSO APPENDICE TRASVERSO ASCENDENTE DISCENDENTE RETTO ANO COLECISTI STOMACO DUODENO ILEO PARALITICO ADINAMICO MECCANICO OSTRUZIONE OCCLUSIONE SUBOL’appendice vermiformeappendice cecale, comunemente chiamata solo “appendice” è una struttura anatomica tubulare facente parte dell’intestino crasso, che appartiene al segmento prossimale noto come cieco.

Appendice vermiforme: funzione originaria

L’appendice vermiforme a cosa serve, perché esiste? Non c’è una risposta precisa a tali domande, pur essendo noto a tutti che si può vivere dopo la sua asportazione (appendicectomia). Essa non sembra avere attualmente alcuna funzione precisa all’interno del nostro organismo: è un tipico esempio di vestigia filogenetica del corpo umano. Sono considerate “vestigia” tutti quegli elementi di un organismo che in esso persistono, ma che hanno perso del tutto la funzionalità che invece avevano in un antenato (vestigia filogenetico, l’appendice appunto) o nell’embrione (vestigia ontogenico, ad esempio l’ombelico). L’appendice sarebbe quindi il rimasuglio di antenato dell’uomo, una parte dell’intestino che prima era utile – forse a scopi digestivi – e che a noi sarebbe stata tramandata priva della sua funzione, ridotta ad un moncherino, per via di mutate condizioni, forse relative all’alimentazione ed alla digestione. Un’altra tesi spiega come l’appendice sia un organo linfoide, e la sua funzione, teoricamente, sarebbe quella di elaborare gli antigeni di microorganismi intestinali, permettendo quindi lo sviluppo di anticorpi specifici
Un’ipotesi decisamente affascinante è stata avanzata da un gruppo di ricercatori sulla rivista The Journal of Theoretical Biology. Secondo loro l’appendice potrebbe essere un rifugio per batteri. Nel nostro intestino abitano innumerevoli batteri e sono utilissimi, anzi fondamentali per la corretta digestione dei cibo, L’intestino però è anche un ambiente difficile: un’infezione o un altro problema può portare ad attacchi di dissenteria, che impoveriscono gravemente la cosiddetta flora intestinale. Proprio in queste circostanze l’appendice potrebbe servire da riparo ai batteri utili: una sorta di Arca di Noè per microrganismi con cui ripopolare l’ambiente una volta passata l’emergenza. Alcuni studi sembrerebbero dimostrare questa tesi: le persone che sono prive di appendice tendono infatti ad ammalarsi con maggiore frequenza ed anche a metterci più tempo a riprendersi da una malattia enterica.

Posizione dell’appendice

L’appendice nell’uomo è posta sotto la valvola ileo-cecale, nella superficie dell’intestino cieco, nel quadrante inferiore destro dell’addome (più precisamente a livello della fossa iliaca destra).

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Cenni anatomici

L’appandice vermiforme ha la forma di un piccolo tubo cilindrico lungo dai 5 ai 9 cm e largo 7 mm. Risulta più lunga nei bambini e può atrofizzarsi con l’invecchiamento. L’appendice costituisce un prolungamento dell’intestino crasso, posizionata in vari modi, a seconda dei quali è definita discendente o ascendente e interna o esterna. La posizione più comune è quella verso il basso lungo la linea mediana del corpo ma anche le altre disposizioni sono riscontrabili in numerosi individui (pelvica, retrociecale, sottoepatica, iliaca sinistra). L’estrema variabilità della posizione dell’appendice è dovuta in genere a malposizioni del cieco risalenti allo sviluppo embrionale. L’appendice è composta, dall’esterno verso l’interno, da: rivestimento esterno sieroso, tonaca muscolare, tonaca sottomucosa e tonaca mucosa. In posizione esterna e trasversalmente ad essa è presente il mesenteriolo, costituito da una piega peritonealetriangolare contenente i vasi sanguigni, i nervi e i vasi linfatici dell’appendice. L’appendice è fissata di solito al mesentere posteriormente all’estremità inferiore dell’ileo, la sua mobilità a volte è limitata dalla brevità del mesenteriolo. L’appendice è costituita da tessuto linfatico con funzione di filtro, non più in grado di assorbire i nutrienti, per questo è detta a volte la “tonsilla addominale”. Proprio l’azione di filtro può causarne a volte l’infiammazione (appendicite) che, quando è acuta, rende necessaria la sua asportazione chirurgica (appendicectomia). All’interno della sottomucosa sono presenti anche le Cripte di Lieberkühn.

Punti appendicolari

Sono stati proposti vari punti la cui dolorabilità alla pressione è indicativa di patologia dell’appendice (quasi sempre infiammazione). Il più noto e usato è il punto di McBurney, situato sulla linea spino-ombelicale destra — ossia la linea che congiunge la spina iliaca anteriore superiore destra all’ombelico — all’unione fra il terzo esterno e il terzo medio della stessa (cioè a 2/3 della linea spino-ombelicale destra tracciata a partire dall’ombelico), secondo altri autori a metà della suddetta linea (quindi più medialmente)

Altri punti e segni appendicolari usati in medicina per individuare patologie a carico dell’appendice vermiforme, sono:

  • punto di Morris: che si trova sulla linea spino-ombelicale destra (la stessa usata per il punto di McBurney), a 4 cm dall’ombelico;
  • punto di Munro (o di Sonnenburg): sulla stessa linea spino-ombelicale destra ma ancora più medialmente, all’incrocio con la linea parasternale destra;
  • punto di Lanz: all’unione fra il terzo laterale destro e il terzo medio della linea bis-iliaca (cioè sulla linea che congiunge le due spine iliache anteriori superiori, a 1/3 della lunghezza della stessa a partire dalla spina iliaca di destra);
  • punto di Clado: sempre sulla linea bis-iliaca ma all’incrocio con la linea parasternale destra;
  • punto di Jalaguier: a metà della linea spino-pubica di destra (la linea che congiunge la spina iliaca anteriore superiore destra alla sinfisi pubica);
  • segno di Aazon: comprimendo in sede appendicolare compare dolore epigastrico;
  • segno di Bastedo: insufflando aria nel colon compare dolore alla fossa iliaca destra.

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