Come faccio a sapere se sono in prediabete senza saperlo?

MEDICINA ONLINE DIABETE MELLITO TIPO 1 2 PREDIABETE PRE-DIABETE SANGUE VALORI GLICEMIA EMOGLOBINA GLICATA ZUCCHERI DIETA CARBOIDRATI PASTA PANE INSULINA RESISTENTE DIPENDENTE CIBO MANGIAIl termine prediabete viene riservato a due condizioni di iniziale alterazione del metabolismo glucidico (metabolismo degli zuccheri) – in cui i sintomi del diabete conclamato sono ancora assenti – e precisamente:

  1. ALTERATA GLICEMIA A DIGIUNO: si configura per valori di glicemia tra 100-125 mg/dl e si evidenzia con il semplice prelievo di sangue a digiuno;
  2. RIDOTTA TOLLERANZA AL GLUCOSIO: si valuta tramite curva da carico di glucosio e si evidenzia in caso di glicemia a 120 minuti compresa tra 140-199 mg/dl.
  3. EMOGLOBINA GLICATA ELEVATA: si parla di prediabete anche nel caso di riscontro di emoglobina glicata (Hb glicata) compresa tra 42-48 mmol/mol.

Come si può intuire, le prime due condizioni segnalano rispettivamente un’alterazione della glicemia a digiuno e della risposta glicemica dopo stimolo (in questo caso, per l’esame si utilizza il glucosio) e pertanto possono comparire isolatamente o essere co-presenti. La valutazione di queste iniziali alterazioni del metabolismo glucidico prevede pertanto il dosaggio periodico della glicemia plasmatica a digiuno e/o della Hb glicata e nei soggetti risultati positivi per ‘prediabete’ si completa con l’esecuzione della curva da carico di glucosio allo scopo di escludere la presenza di diabete fino ad allora misconosciuto, in particolare in presenza di altri fattori di rischio di diabete (obesità, familiarità per diabete, etc).

Perché è molto importante scoprire se si è prediabetici?

È stato ampiamente dimostrato che se si iniziano a controllare i valori di iperglicemia sin dalla fase iniziale di prediabete, si può ritardare o addirittura prevenire l’insorgenza del diabete mellito di tipo 2. Inoltre, nella fase di prediabete si possono già prevenire la possibili complicanze del diabete, che sono il vero problema di questa malattia. I danni a lungo termine, soprattutto al cuore e al sistema circolatorio, si avviano già in questa fase, in modo subdolo e silenzioso.

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Differenza tra prediabete, intolleranza glucidica e diabete

MEDICINA ONLINE DIABETE MELLITO TIPO 1 2 PREDIABETE PRE-DIABETE SANGUE VALORI GLICEMIA EMOGLOBINA GLICATA ZUCCHERI DIETA CARBOIDRATI PASTA PANE INSULINA RESISTENTE DIPENDENTE CIBO MANGIARE VERDURA FRUTTA.jpgIl diabete mellito di tipo 2 (chiamato anche diabete mellito non insulino-dipendente, NIDDM o diabete dell’adulto) è una malattia metabolica, caratterizzata da glicemia alta in un contesto di insulino-resistenza e insulino-deficienza relativa. Si differenzia dal diabete mellito di tipo 1, in cui vi è una carenza assoluta di insulina a causa della distruzione delle Isole di Langerhans del pancreas, inoltre il diabete mellito di tipo 2 è di gran lunga più diffuso rispetto al tipo 1, rappresentando 80/90% dei casi di diabete mellito.

In molti casi, la diagnosi di diabete mellito di tipo 2 è preceduta da una fase comunemente chiamata “prediabete” o “intolleranza glucidica” (sono sinonimi) del tutto asintomatica, caratterizzata da livelli di glucosio nel sangue lievemente superiori alla norma, ma non così elevati da determinare un diabete conclamato e da livelli superiori di insulina nel sangue provocata da precoce insulino-resistenza. In tutto il mondo moltissime persone presentano anche per anni una condizione pre-diabetica senza esserne consapevoli. Durante questi anni, l’iperglicemia esercita effetti deleteri a livello dei tessuti bersaglio, così che alla diagnosi clinica sono spesso già presenti le complicanze della malattia. E’ verosimile, quindi, che una diagnosi tempestiva del diabete consenta di ridurre il rischio di complicanze.

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Andropausa precoce: quali sono i sintomi ed i rimedi

MEDICINA ONLINE UOMO IMPOTENZA DISFUNZIONE ERETTILE SESSO ANDROPAUSA CRISI DI MEZZA ETA QUANTO DURA SINTOMI DEPRESSIONE COPPIA AMORE MATRIMONIO PENE SESSUALITAL’andropausa precoce o prematura, è causato dalla diminuzione dei livelli di testosterone negli uomini molto al di sotto dei 50 anni di età, che può portare a problemi di infertilità o problemi ossei come l’osteopenia e l’osteoporosi. Il graduale calo di testosterone è parte di invecchiamento, ma, quando si verifica prima del tempo, è chiamato menopausa maschile precoce o andropausa precoce e può essere trattata con farmaci.

Cause di andropausa precoce

L’andropausa precoce può essere causata da fattori psicologici come lo stress, la depressione e l’ansia o problemi con il sistema endocrino che possono influenzare la produzione di testosterone. In aggiunta, la rimozione dei testicoli attraverso un intervento chirurgico nel caso di un tumore, per esempio, provoca andropausa precoce.

Sintomi e diagnosi di andropausa precoce

L’andropausa precoce causa sintomi emotivi e fisici, simili a quelli di andropausa normale, come:

  • diminuzione della libido;
  • difficoltà di erezione;
  • infertilità a causa della ridotta produzione di spermatozoi;
  • cambiamenti di umore;
  • stanchezza e perdita di energia;
  • perdita di forza e massa muscolare;
  • calo la crescita di peli sul corpo e sul viso.

Inoltre, l’andropausa precoce può causare altri problemi nell’uomo, come un più alto rischio di sviluppare l’osteoporosi e una maggiore tendenza ad avere problemi di ansia o depressione. La diagnosi di andropausa precoce deve essere fatta da endocrinologi, questo viene fatto attraverso l’analisi dei sintomi e attraverso la realizzazione di un test del sangue per valutare i livelli di testosterone nel corpo.

Trattamento dell’andropausa precoce

Il trattamento dell’andropausa precoce mira ad alleviare i sintomi causati, dal momento che non esiste una cura o un trattamento definitivo a monte. Uno dei trattamenti tipici è la terapia sostitutiva di ormone maschile, con farmaci che contengono l’ormone testosterone in forma sintetica. Inoltre, quando un uomo ha difficoltà di erezione, il medico può anche prescrivere l’utilizzo di rimedi per l’impotenza sessuale, come il Viagra o il Cialis.

Come aumentare il testosterone naturalmente nel corpo

Aumentare naturalmente il testosterone nel corpo, può essere un modo naturale per combattere i sintomi di andropausa precoce. Per aumentare il testosterone esistono vari modi, ecco alcuni consigli:

  1. pratica regolarmente esercizio fisico con i pesi in palestra;
  2. evita il sovrappeso e l’obesità;
  3. mangia cibi ricchi di zinco, vitamina A e vitamina D, come le ostriche, fagioli, salmone, uova, mango, spinaci.
  4. dormir bene;
  5. evita inutili stress.

Questi suggerimenti non trattano a monte l’andropausa precoce, ma sono preziosi alleati per diminuirne i sintomi.

Se credi di avere un problema di andropausa, di crisi di coppia o di disfunzione erettile di origine psicologia, prenota la tua visita e, grazie ad una serie di colloqui riservati, riuscirai a risolvere definitivamente il tuo problema.

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Frattura di femore: perché è importante recuperare rapidamente?

MEDICINA ONLINE Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo Roma MORBO ALZHEIMER PSICOSOCIALE COGNITIVO Riabilitazione Nutrizionista Infrarossi Accompagno Commissioni Cavitazione Radiofrequenza Ecografia Pulsata Macchie Capillari Ano PeneLa frattura al femore porta, specialmente agli anziani, disagio, perdita di autostima, fragilità. Ma occorre far di tutto per superare questa fase e recuperare prima possibile perché una lenta guarigione, oltre a mettere a repentaglio l’umore e la stabilità psichica, può causare serie complicazioni che, nei casi più gravi, possono condurre l’anziano addirittura alla morte. L’intervento tempestivo dei medici è dunque fondamentale per chi subisce questo tipo di infortunio, ma ancor di più lo è una ripresa rapida e una forte motivazione da parte del paziente.
Vediamo dunque come un over 65 può affrontare al meglio i disagi causati dalla frattura al femore, purtroppo molto diffusa in questa fascia d’età.

Perché la frattura di femore è così diffusa tra gli anziani?

Un dato più di tutti spiega il crescente numero di anziani che riportano la frattura del femore: due anziani su tre sono ad alto rischio caduta, soprattutto in casa, con una grande probabilità che ad essere danneggiati siano gli arti, sia superiori che inferiori. In particolare il femore. Da anni, infatti, non scendono sotto quota 70mila gli anziani costretti a ricovero e intervento chirurgico per questo motivo, con una media ormai attestata intorno agli 80mila, di cui, 45 mila sono donne con osteoporosi. Il motivo che rende questa fascia d’età soggetta alla caduta è presto detto: con l’invecchiamento, alla fragilità ossea si aggiunge spesso una minore prontezza di riflessi, uno scarso controllo della postura e, talvolta, una riduzione di vista e udito.

I tempi di recupero dopo la frattura di femore

Il femore è l’osso più lungo del corpo umano, ed è soggetto alla rottura. L’infortunio più comune è la frattura al cosiddetto collo del femore, evento particolarmente grave perché limita la possibilità di camminare: di qui, per gli anziani in special modo, la perdita dell’autosufficienza. L’iter di guarigione è complesso: nella maggioranza dei casi è necessario l’intervento chirurgico, al quale segue un percorso riabilitativo di durata variabile (anche alcuni mesi), ma fondamentale per la guarigione. Negli over 65 l’operazione prevede spesso l’impianto di una protesi, mentre nei giovani si ricorre all’osteosintesi, ossia la ricostruzione della porzione di osso fratturata attraverso mezzi metallici.

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I rischi di una guarigione lenta

Il primo obiettivo da raggiungere dopo l’intervento conseguente alla frattura del femore è riuscire a stare seduti o (meglio) in piedi nel minor tempo possibile. Tornare a muoversi, soprattutto nel caso di anziani, deve essere dunque una priorità, perché protrarre troppo a lungo l’immobilità può provocare una diminuzione delle forze muscolari e la perdita di autonomia. Il post operatorio può variare a seconda del tipo di intervento eseguito: la protesi permette di alzarsi rapidamente, mentre la sintesi con chiodo costringe chi ha subito l’intervento ad una degenza a letto che può superare i due mesi. Per gli anziani, più esposti a rischi a causa del generale deterioramento fisico, l’immobilità può portare anche seri disturbi la cui degenerazione è spesso causa di morte. Possono quindi manifestarsi:

  • piaghe da decubito;

  • trombosi venosa;

  • infezioni delle vie urinarie;

  • disturbi respiratori e circolatori;

  • ipotrofia dei muscoli;
  • polmoniti.

L’importanza di un recupero rapido: gli aspetti psicologici

Di sicuro dalla frattura al femore gli anziani possono guarire, e in tempi non troppo lunghi, a patto che si verifichino queste condizioni:

  • intervento chirurgico tempestivo ed efficace;

  • adeguata riabilitazione;
  • volontà di riacquistare autonomia;
  • ritorno rapido alla vita normale.

Quest’ultimo punto non è semplicemente funzionale al recupero fisico: c’è in ballo anche l’equilibrio psicologico dell’anziano, e di conseguenza la qualità della sua vita. Un infortunio di questo tipo, infatti, provoca anzitutto fragilità: l’anziano pensa di non poter essere più autonomo e autosufficiente, si lascia andare. Spesso si sente un peso per la famiglia, col rischio di entrare in uno stato depressivo dal quale è difficile uscire: la perdita della mobilità articolare rappresenta la perdita di una certa qualità della vita, e proprio per questo lo stato depressivo rappresenta un pericolo. Sfiducia e depressione, infatti, portano l’anziano ad avere poca sicurezza nel proprio corpo e nei propri movimenti, aumentando il rischio di cadute. La paura di ricadere o di provare dolore e fatica durante gli esercizi di riabilitazione, portano spesso il paziente a voler rimanere a letto per saltare la seduta riabilitativa. Sempre meno motivato a guarire, inoltre, non ha più piacere ad incontrare i propri cari e tende a chiudersi in sé stesso. E il medico? Il suo compito, accanto a quello di seguire passo passo la fase riabilitativa, è anche quello di far capire che proprio durante questo periodo bisogna lavorare per recuperare la piena autonomia. Bastano forza di volontà e fiducia e si può tornare a vivere bene.

Curarsi a casa oppure in ospedale/clinica

A questo riguardo, non esiste una regola ben precisa. Il luogo in cui sarebbe meglio trascorrere il periodo post operatorio, nel caso si sia reso necessario l’intervento chirurgico, dipende da due fattori:

  • gravità della frattura

  • età del paziente

In certi casi, in particolare quando l’età è avanzata e l’operazione è stata difficile, sarà necessario un periodo di degenza in ospedale o in una casa di cura, dove l’assistenza è specializzata e continua. Diversamente, gli stessi medici consiglieranno un rapido ritorno a casa, dove la riabilitazione si coniugherà al ritorno alla normalità. In questo caso sarà fondamentale ricevere un’assistenza domiciliare, prevista per fortuna da molti piani assicurativi: avere a casa uno staff completo (medici, infermieri, fisioterapisti) rassicurerà sia voi che il vostro familiare, che si sentirà maggiormente incentivato alla guarigione.
L’anziano, infatti, come abbiamo visto, in seguito a un evento di questo tipo ha bisogno di assistenza professionale, completa e personalizzata, ma anche di un ambiente a lui congeniale. A casa, coi giusti accorgimenti e nei tempi prescritti dai medici, si sentirà a suo agio: questo renderà più forte la sua motivazione e più brevi i tempi di recupero. Quale luogo migliore della propria casa, per lavorare per un ritorno alla normalità?

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Crisi di mezza età maschile: come superarla?

MEDICINA ONLINE UOMO IMPOTENZA DISFUNZIONE ERETTILE SESSO ANDROPAUSA CRISI DI MEZZA ETA QUANTO DURA SINTOMI DEPRESSIONE COPPIA AMORE MATRIMONIO PENE SESSUALITAUn’auto sportiva rossa che profuma di nuovo, una giovane e bella partner di vent’anni, abiti giovanili dai colori sgargianti, litri di profumo, interventi di medicina estetica ed una tinta scura per i capelli. Questi sono i tipici sintomi di una condizione che colpisce molti uomini tra i 40 e i 50 anni circa. Si chiama crisi di mezza età.

Ricerca di una seconda giovinezza

La vecchiaia si avvicina, le forze lentamente diminuiscono e lo stesso vale per la prestanza fisico-sessuale. L’uomo percepisce dunque un pericolo e un senso di forte disagio, crede che la sua virilità sia compromessa. La reazione più istintiva è partire alla ricerca di una seconda giovinezza, rincorrere una nuova vita e tentare di scrollarsi da dosso gli anni in più. La missione è fallimentare già in partenza ma l’uomo non può fare a meno di tentare, anche a costo di rendersi ridicolo agli occhi dei suoi cari e degli amici: è la sua natura. Infatti, mentre la vita delle donne è scandita da precise fasi biologiche (la prima mestruazione, la fertilità, il climaterio e infine la menopausa), gli uomini non hanno punti di riferimento per rendersi conto del tempo che passa. Se ne accorgono all’improvviso “nel bel mezzo del cammin di loro vita”, e questo li fa andare in crisi.

Come superare questo momento?

Premettendo che alcuni uomini possono legittimamente voler continuare a “sguazzare” nella crisi ed aver piacere nel tingersi i capelli e volersi vestire da ventenni, ecco comunque alcuni consigli utili per cercare di superare la crisi:

  • Smettete di sentirvi inutili, perché non lo siete ma avete tante cose da insegnare in virtù dell’età e dell’esperienza. Provate a cambiare prospettiva. Ogni età ha le sue scoperte e le sue fasi, quindi mettetevi alla prova. Anziché abbattervi, fate un passo indietro e ricordate cosa vi faceva sentire leggeri e innamorati quando eravate ragazzini.
  • Nell’età adulta si assecondano molto gli stereotipi di genere. Sconvolgete anche i ruoli consueti: non cercate solo posti “per anziani”, come le Università della Terza Età o i circoli ricreativi, ma frequentate i locali che vi piacciono davvero, sempre però con stile e non vestendosi da ventenne!
  • Riscoprite il vostro corpo; imponetevi una dieta equilibrata, fate una adeguata attività fisica. Scegliete uno sport che vi piaccia. Lo sport apre la mente, gli orizzonti e le iniziative sociali.
  • Uno sport adeguato migliora l’umore, vi ricorda che il vostro corpo può adattarsi agli sforzi e che ha ancora tutta la sua resistenza.
  • Conoscete gente nuova, non solo della vostra età.
  • Innamoratevi! Pur non volendo invogliare chi di voi è sposato a tradire vostra moglie, è però innegabile ricordare che innamorarsi di una nuova donna (o di un nuovo uomo, a seconda del vostro orientamento sessuale), aiuta certamente a “non sentirsi anziani”.
  • Provate esperienze che stuzzicano la vostra curiosità. Ad esempio: rivoluzionate i ruoli sociali.
  • Informatevi sulla tecnologia. Se negli Anni ’90 avete imparato ad usare un vecchio videoregistratore, i dispositivi di oggi saranno semplicissimi da imparare. La tecnologia odierna sembra algida e complessa ma in realtà è ben più semplice ed evoluta.
  • Prendete impegni quotidiani con il prossimo. I compiti del nipotino o il corso di italiano al cittadino straniero che lavora vicino casa, sono una buona occasione per tenersi impegnati e per essere solidali con gli altri. Non sempre le attività di volontariato sono conciliabili col lavoro quotidiano: probabilmente in passato avreste voluto dedicarvi di più al sociale e non ci siete riusciti. Bene, è arrivato il momento di farlo. Organizzate gruppi di acquisto, prendete parte alle associazioni di volontariato.
  • Ascoltate musica che non avete mai ascoltato in vita vostra, vedete film che non avete mai visto, scoprite un nuovo hobby, nulla vi vieta di fare quel famoso corso di chitarra che avreste voluto fare da ragazzo!
  • Se vi è possibile: uscite, viaggiate! Il bello di questa fascia di età è che gode di una certa stabilità economica e di speciali tariffe nei musei, nei cinema, ma anche sui mezzi di trasporto, come i treni.
  • Non trascurate l’amore. Con la persona amata cercate di recuperare i giorni della settimana in cui il lavoro non vi lasciava spazio; i figli sono cresciuti, le responsabilità sono diminuite. Organizzate un viaggio insieme! Trovate il modo per sentirvi finalmente più leggeri e in pace con la vita.

Crisi di mezza età maschile: il ruolo della donna

Innanzitutto la donna deve armarsi di infinita pazienza e stare accanto al suo compagno. Facile a dirsi, ma se vedi tuo marito flirtare con una ragazza che potrebbe essere sua figlia forse c’è il rischio che qualche ragiona balorda scappi. L’atteggiamento delle partner è fondamentale in qualsiasi tipo di percorso: se si riesce ad accettare che l’allontanamento dell’uomo ha molto più di sociale ed esistenziale che di personale, lo si può aiutare a ritrovare se stesso e coltivare parti nuove e più gratificanti, creando anche le basi per un rapporto di coppia più solido e felice. Se,viceversa, si vive l’atteggiamento dell’uomo come un semplice abbandono o come una mera delusione, è possibile che il rapporto muoia, anche in quei casi sciagurati in cui si continui a rimanere insieme per altri venti o trent’anni.

Integratori alimentari consigliati

Qui di seguito trovate una lista di integratori alimentari acquistabili senza ricetta, potenzialmente in grado di migliorare la prestazione sessuale sia maschile che femminile a qualsiasi età e trarre maggiore soddisfazione dal rapporto, aumentando la quantità di sperma disponibile, potenziando l’erezione e procurando un aumento di libido sia nell’uomo che nella donna:

Se credi di avere un problema di crisi di mezza età, di crisi di coppia o di disfunzione erettile di origine psicologia, prenota la tua visita e, grazie ad una serie di colloqui riservati, riuscirai a risolvere definitivamente il tuo problema.

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Contenitori in plastica per il cibo e rischio diabete: studio su mamme e bimbi

MEDICINA ONLINE DIABETE INSULINA CONTENITORI IN PLASTICA CIBO RISCHIO INTERFERENTI ENDOCRINI ORMONI.jpgSi chiamano interferenti endocrini, agiscono come ormoni ‘assunti’ dall’esterno e potrebbero nascondersi un po’ ovunque: innanzitutto nella plastica, ma anche in detersivi, detergenti e cosmetici, in alcuni giocattoli e lattine, addirittura in qualche formulazione farmaceutica e nella carta termica degli scontrini o dei biglietti di treno e metropolitana. Perfino nei soldi, dentro le banconote. Ftalati e bisfenolo A sono da tempo sotto la lente della scienza per i loro possibili effetti sulla salute: dalla pubertà precoce all’obesità nei bimbi, dal diabete di tipo 2 alle malattie cardiovascolari negli adulti.

Se ne parla anche al 26esimo Congresso della Società italiana di diabetologia (Sid) in corso a Rimini, mentre si attendono per fine 2017 i primi risultati nazionali sull’esposizione ambientale a queste sostanze lungo lo Stivale, al centro dello studio ‘Life-Persuaded’ su oltre 2 mila mamme e bambini condotto sotto l’egida dell’Istituto superiore di sanità. Partner della ricerca l’Istituto di fisiologia clinica (Ifc) del Cnr di Pisa, l’ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma e l’Associazione culturale pediatri (Acp).

Il tema degli interferenti endocrini è protagonista al meeting romagnolo perché il timore è che ftalati e bisfenolo A possano accendere la ‘miccia’ del diabete. Come? “Innanzitutto – spiega all’AdnKronos Salute Amalia Gastaldelli, responsabile del Laboratorio sul rischio cardiometabolico dell’Ifc-Cnr – si legano ai recettori Ppar-gamma che promuovono l’adipogenesi e si associano a un’infiammazione del tessuto adiposo, fattori di rischio per malattie metaboliche come obesità e diabete. Inoltre, a livello epatico possono promuovere l’accumulo di trigliceridi determinando una condizione di fegato grasso, altro fattore di rischio per il diabete che a sua volta lo è per la steatosi epatica. Infine c’è l’azione sul pancreas, dove gli interferenti endocrini possono stimolare la produzione di insulina causando iperinsulinemia, e quindi una situazione di insulino-resistenza” ‘anticamera’ del diabete. (segue)

Ftalati e bisfenolo A eventualmente ‘assorbiti’ dall’ambiente attraverso gli oggetti che ci circondano e utilizziamo ogni giorno possono avere “azioni differenti a seconda della sostanza analizzata, e diverse nei vari tessuti del corpo – precisa Gastaldelli – In linea generale, però, gli interferenti endocrini sono sostanze che si mimetizzano da ormoni”, e così ‘travestite’ si legano ai recettori ormonali presenti sulle cellule. A volte agiscono da agonisti”, cioè stimolano i meccanismi regolati dal recettore che ‘agganciano’, “altre volte da antagonisti” che inibiscono questi stessi meccanismi.

“Fra i bersagli preferiti degli interferenti endocrini ci sono i recettori degli estrogeni – sottolinea l’esperta – ed è la ragione per cui queste sostanze vengono spesso correlate a possibili effetti sullo sviluppo sessuale”. Osservati speciali per cercare di spiegare ad esempio i casi precoci di menarca (inizio delle mestruazioni) o telarca (crescita del seno), sempre più frequenti.

Gli esperti ritengono importante promuovere stili di vita consapevoli fra i cittadini, ma invitano anche alla cautela: “Viviamo nella plastica, che è diventata indispensabile e non va demonizzata – puntualizza la ricercatrice – La plastica è comoda, pesa poco, conserva bene i cibi e altri prodotti di uso comune, e il dato positivo è che il mondo dell’industria è ormai sensibilizzato sulle possibili insidie di certe sostanze per l’organismo. Tuttavia è giusto sapere che esistono plastiche ‘buone’ e plastiche ‘cattive’, plastiche con il ‘bollino verde’ o con quello rosso. La domanda ora è: siamo effettivamente esposti a questo rischio? E se sì, quando e come?”.

Lo studio Life-Persuaded, eletto Progetto del mese di febbraio 2016 dal ministero dell’Ambiente, punta a far luce sull’effettivo impatto degli interferenti endocrini nella realtà italiana. “La ricerca – ricorda Gastaldelli – è stata avviata nel 2014 e coinvolgerà 2.160 coppie madre-bambino al Nord, Centro e Sud Italia, sia nelle aree urbane sia in quelle rurali del Paese. I bimbi sono maschi e femmine, di età compresa fra 4 e 14 anni”.

“L’arruolamento – continua l’esperta – avviene attraverso pediatri opportunamente formati sull’argomento, che propongono alle mamme la partecipazione allo studio. L’adesione comporta l’analisi di un singolo campione spot di urina di madre e figlio, sul quale cercare i metaboliti di ftalati e bisfenolo A misurandone le concentrazioni, oltre alla compilazione di un questionario approfondito” sugli stili di vita, le abitudini familiari, l’uso di determinati prodotti, il consumo di certi alimenti e così via. “In questo momento siamo a metà del reclutamento – riferisce Gastaldelli – ossia disponiamo di campioni di urina e dosaggi di circa 1.200 partecipanti. La conclusione è prevista per fine 2017, quando avremo dati relativi a quasi 5 mila campioni”.

Tre gli obiettivi: misurare i livelli di Dehp (di-2-etilesilftalato) e Bpa (bisfenolo A) nella popolazione infantile italiana, evidenziando eventuali differenze in base all’area di residenza, agli stili di vita e alle abitudini alimentari; valutare la relazione tra l’esposizione a Dehp e Bpa e patologie infantili, quali telarca prematuro idiopatico, pubertà precoce centrale idiopatica e obesità infantile idiopatica; studiare il rapporto causa-effetto dovuto all’esposizione a concentrazioni reali di Dehp e Bpa, in condizioni sperimentali.

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Qual è il volume totale del sangue (volemia) nel corpo umano?

MEDICINA ONLINE GLICEMIA INSULINA SANGUE DIFFERENZA CONCENTRAZIONE ORMONE PIASTRINE GLOBULI ROSSI BIANCHI GLUCAGONE TESTOSTERONE ESTROGENI PROGESTERONE CUORELa volemia (volume totale del sangue, quindi sia del plasma sia degli elementi figurati) normale degli esseri umani corrisponde a 77 ml/Kg di peso corporeo (può essere lievemente inferiore in anziani ed obesi) e si può calcolare partendo dall’ematocrito e dal volume del plasma.

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Panini integrali morbidi: ricetta facile, gustosa e veloce

MEDICINA ONLINE PANINI INTEGRALI MORBIDI RICETTA FACILE GUSTOSA VELOCE LIGHT DIGESTIONE FIBRE STIPSI COSTIPAZIONE.jpgIngredienti

dosi per circa 14 panini da 50 grammi l’uno:

  • 500 gr di farina integrale;
  • 100 gr di farina 0;
  • mezzo cubetto di lievito di birra;
  • 300 gr di acqua;
  • 10 gr di sale;
  • mezzo cucchiaino di malto o zucchero o miele.

Istruzioni

  1. Sciogliete il lievitonell’acqua e aggiungete il malto, lo zucchero o il miele (serve per attivare bene il lievito).
  2. Aggiungete poco alla volta la farina, alla fine il sale e impastate bene fino ad ottenere un impasto omogeneo.
  3. Coprite la ciotola e fate lievitare fino al raddoppio (2 ore circa).
  4. Dividete l’impasto in palline di 60 grammi circa l’una (cuocendosi e raffreddandosi perderanno acqua e umidità e quindi peso) e disponetele su una teglia ricoperta con carta forno.
  5. Fate lievitare il tutto di nuovo fino al raddoppio (circa un’ora).
  6. Infornate a 200° per circa 15 minuti.
  7. Una volta cotti fateli raffreddare e quando saranno freddi si prestano benissimo ad essere congelati. Basterà tenerli a temperatura ambiente per un paio d’ore prima di consumarli e saranno morbidi come appena sfornati.

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