Masturbarsi in gravidanza fa male al bambino?

MEDICINA ONLINE DONNA GRAVIDANZA INCINTA PANCIA ANATOMIA IMMAGINI FETO BAMBINO BIMBO POSIZIONE PODALICO ESERCIZI MANIPOLAZIONE GINECOLOGO OSTETRICOMasturbarsi in gravidanza è possibile, oppure è meglio evitarlo? Facciamo chiarezza su questo argomento, che rappresenta ancora un tabù per moltissime future mamme italiane.

Masturbazione “esterna”

Una masturbazione “esterna”, con stimolazione della vulva e del clitoride in particolare, tramite le dita (proprie o del/della partner) o con altri sex toys come vibratori da usare esternamente, non fa assolutamente male al bambino, in nessun momento della gravidanza. E’ necessario sempre riservare molta cura nell’igiene di dita e sex toys, anche se la stimolazione è esterna.

Masturbazione “interna”

Se è possibile ricorrere a una stimolazione esterna in qualunque stadio della gravidanza in totale sicurezza, lo stesso non si può dire in caso di stimolazione interna: in particolare mi riferisco alla stimolazione vaginale ed a quella anale. In questi casi bisogna infatti fare molta più attenzione, sia che si usino le dita, sia – a maggior ragione – nel caso si utilizzino dei sex toys, soprattutto se la masturbazione prevede che gli oggetti usati per masturbarsi penetrino profondamente nella vagina. Prese dall’eccitazione della masturbazione, si corre infatti il rischio di effettuare movimenti troppo intensi e profondi, che possono determinare pressione e traumi sul collo dell’utero: essi possono riflettersi sull’intero utero e quindi sul feto. Anche forti e brusche pressioni a livello dell’ano, possono riflettersi sull’addome e di conseguenza sul feto.

Come masturbarsi in sicurezza durante la gravidanza?

Masturbarsi in gravidanza è certamente consentito, ma bisogna ricordare di:

  • preferire una stimolazione clitoridea a quella vaginale e/o anale;
  • evitare movimenti troppo intensi, bruschi e profondi;
  • evitare l’uso di vibratori ed altri oggetti che possano penetrare nella profondità della vagina o dell’ano;
  • effettuare movimenti delicati;
  • lavare con molta cura dita, sex toys e altri oggetti prima e dopo ogni utilizzo, per scongiurare infezioni che possano trasmettersi per contiguità alla vagina, all’utero ed al feto.

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Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo
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Cistite: i cibi consigliati e quelli da evitare per guarire rapidamente

Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo Specialista in Medicina Estetica Roma MANGIARE CIOCCOLATO MIGLIORA CIRCOLAZIONE Radiofrequenza Rughe Cavitazione Grasso Pressoterapia Linfodrenante Dietologo Cellulite Calorie Sessuologia Filler BotulinoEsistono dei cibi che è meglio evitare ed altri che è meglio prediligere quando si ha la cistite o comunque quando se ne soffre spesso e si vuole prevenirla.

Cistite: alimenti da evitare
Alcuni cibi possono rendere l’urina più acida del normale ed è quindi preferibile evitarli in caso di cistite; alcuni di questi sono: le cipolle, i formaggi stagionati, la cioccolata, le fave, i pomodori e la soia, quindi sono anche sconsigliati tutti gli alimenti derivati dalla soia come il tofu e la salsa di soia. Da evitare – o almeno diminuire – anche caffè, tè, bevande alcoliche e/o gassate, mele, albicocche, melone, agrumi, pesche, ananas, fragole e i succhi derivati da questi frutti.

I cibi per combattere la cistite
Il mio primo consiglio è di bere molta acqua che aiuta a diluire le urine e a rendendole meno acide, favorendo l’eliminazione dei batteri. Utile anche mangiare mirtilli che contegono tannini, preziosi alleati contro i batteri, è una buona idea: si possono consumare sia in frutto che sottoforma di succo concentrato. Lo yogurt è un altro alimento benefico che è consigliato consumare, perchè diminuisce l’acidità delle urine, specie nel caso in cui questa compaia abbinata alla candida.

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Perché la cistite è più frequente nelle donne che negli uomini?

MEDICINA ONLINE APPARATO ESCRETORE URINARIO RENI URETERI VESCICA URETRA URINA STRANGURIA DOLORE CALCOLI VESCICALI CALCOLOSI RENALE CISTITE PROSTATA PROSTATITE INFEZIONE POLLACHIURIA DISURIA GENITALI PENE VAGINA PIURIA PUSLa cistite è un’infiammazione della vescica dovuta nella maggioranza dei casi ad un’infezione urinaria spesso causata da microbi presenti naturalmente nel tratto digestivo: gli enterobatteri. Nell’80% dei casi, si tratta di un batterio denominato Escherichia coli. Rapporti sessuali “energici”, frequenti ed occasionali, uniti ad una scarsa igiene intima, aumentano il rischio di soffrire di una infiammazione della vescica, soprattutto se – durante il rapporto sessuale – il pene viene inserito prima nell’ano e successivamente nella vagina senza essere pulito, con il rischio di infezione che in questo caso si estende anche alla vagina. La cistite è circa 30 volte più frequente nelle donne che negli uomini: per quali motivi ciò accade? Almeno due: la vicinanza del meato uretrale rispetto all’ano e la lunghezza dell’uretra.

Vicinanza di ano e meato uretrale

L’ano è l’orifizio dove fuoriescono le feci e nei suoi dintorni è molto più frequente ritrovare batteri intestinali. Il meato uretrale è invece l’orifizio attraverso cui nella donna fuoriesce l’urina mentre nell’uomo lo sperma e l’urina: rappresenta lo sbocco dell’uretra, il condotto che permette la comunicazione tra vescica e l’esterno. Nell’uomo il meato uretrale è posto all’apice del pene, mentre nella donna è posto tra clitoride e vagina. Il meato uretrale femminile è situato in una zona molto più vicina all’ano rispetto a quello maschile e questo è il primo motivo per cui i batteri provenienti dall’intestino e fuoriusciti dall’ano, possono più facilmente colonizzare la vescica femminile risalendo l’uretra. Non di rado l’infezione non riguarda solo la vescica, bensì anche l’uretra stessa, andando a determinare il quadro tipico di una cistouretrite.

Lunghezza dell’uretra

Il secondo motivo per cui le donne sono molto più suscettibili degli uomini ad una cistite, è la lunghezza dell’uretra. L’uretra femminile misura solo dai 2 ai 5 cm mentre quella maschile è lunga circa dai 15 ai 20 cm. Essendo l’uretra femminile molto più corta, è quindi estremamente più facile per i microbi, una volta passati dall’ano all’uretra, risalire lungo una uretra femminile verso la vescica, piuttosto che lungo una uretra maschile.  C’è però da dire che l’uomo, avendo un’uretra più lunga, è più esposto al rischio di uretrite (l’infiammazione dell’uretra), dato che maggiore è il tratto a disposizione dei patogeni per attecchire, inoltre l’uretrite maschile è potenzialmente più grave di quella femminile.

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I diabetici possono mangiare ricotta? Quante calorie ha?

MEDICINA ONLINE MANGIARE RICOTTA MAGRA DIABETE NOCI CALORIE SEMI GLICEMIA GASSATA OLIGOMINARALE RICETTA INGRASSARE DIMAGRIRE INSULINA GLICATA COCA COLA ARANCIATA THE BERE ALCOL DIETA CIBO PASTO LONTANO DAI PASTILa ricotta contiene 174 calorie per 100 grammi e circa 3 grammi di carboidrati. La ricotta può essere assunta dal diabetico, in dosi moderate e dopo parere positivo del medico.

Importante: in caso di dubbio, il paziente diabetico può – sotto controllo medico – monitorare la propria risposta glicemica all’assunzione di certi alimenti, annotando i valori su un taccuino e raffrontando le relative glicemie.

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Differenza tra eclissi totale, parziale, anulare e penombrale

MEDICINA ONLINE STARS SOLAR ECLIPSE TOTAL ECLISSE TOTALE DI SOLE LUCE STELLA CADENTE LUNA FACCIA VISIBILE LIGHT SIDE MOON APOLLO PIANETA LIGHT SPEED TERRA EARTH SPACE SPAZIO HI RESOLUTIOIn astronomia una “eclissi” si verifica quando un qualsiasi corpo celeste, frapposto tra una fonte di luce e un altro corpo, proietta su quest’ultimo la sua ombra, oscurandone totalmente o parzialmente la visione.

A volta, mentre la Terra orbita attorno al sole, si interpone fra il sole e la Luna. Quando questo succede, la Terra getta la propria ombra sulla Luna, rendendola oscura. Questa viene detta “eclissi di Luna“. A volte invece è la Luna a interporsi fra noi e il Sole. La Luna blocca la luce solare e proietta la sua ombra sulla superficie della Terra. Questa è un’eclissi di sole.

Ci sono tre tipi di eclissi solari: totale, parziale e anulare.

  • Eclissi totale: la Luna copre completamente il disco solare. Un’eclissi totale è visibile soltanto da una parte molto piccola della superficie terrestre, una striscia di terra larga circa 150 km in ogni istante. Dalle zone al di fuori di questa striscia il sole appare coperto solo parzialmente dalla Luna.
  • Eclissi parziale: avviene quando il sole, la Luna e la Terra non sono allineati esattamente.
  • Eclissi anulare. L’eclissi non può essere totale nemmeno se il vertice dell’ombra lunare non è in grado di sfiorare la Terra, perché la Luna si trova troppo lontana da essa. Il tipo di eclissi che avviene in questo caso si chiama eclissi anulare. La Luna appare, vista da Terra, troppo piccola per coprire tutto il disco del Sole, perciò ne copre solo la parte centrale, lasciando vedere l’anello esterno.

Leggi anche: Differenza tra eclissi solare e lunare (spiegazione semplice)

L’eclissi lunare può essere:

  • Eclissi lunare totale: si verifica quando la Luna transita completamente attraverso l’ombra della Terra. La Luna attraversa prima la penombra, poi l’ombra e infine, dopo esserne uscita, interessa di nuovo la fascia penombrale. A causa degli effetti di colorazione rossastra che assume con la rifrazione dei raggi solari attraversanti l’atmosfera terrestre e per l’oscuramento parziale prima dell’entrata in ombra e durante l’uscita, è il tipo di eclissi lunare più osservata. Presenta sempre una grandezza (magnitudo in latino) del 100% o superiore, sia sotto che sopra l’eclittica. Un’eclissi lunare totale è totale per tutti i luoghi interessati (ad eccezione dei punti di transizione). L’ultima eclissi lunare totale è avvenuta il 28 settembre 2015 e in Italia è stata visibile dalle 2:12, scomparendo verso le 4:10 circa, ed è stata soprannominata “la luna di sangue” poiché ha assunto proprio quella tonalità. un’altra eclissi che sarà visibile alla massima oscurità avverrà il 27 luglio 2018 alle ore 20:22 (massima oscurità) e il 21 gennaio 2019 alle ore 05:12 (massima oscurità).
  • Eclissi lunare parziale: si verifica quando la Luna non è abbastanza vicina all’eclittica da poter transitare per l’intera ombra terrestre, quindi viene occultata solo in parte mostrando un profilo falcato. È di minore interesse scientifico rispetto alle totali.
    Fra le più recenti eclissi lunari parziali, visibili anche dall’Italia, si ricorda quella del 7 settembre 2006 (con magnitudo del 18,3%) durante la quale fu possibile osservare solo l’uscita dall’ombra dopo che la Luna sorse; la successiva, anch’essa visibile dall’Italia, si verificò nella notte fra il 16 e il 17 agosto 2008 presentando una magnitudo dell’80,6%;[4] ancora più recente è quella del 31 dicembre 2009, praticamente un’eclisse totale di penombra con solo una breve fase di eclisse parziale d’ombra (solo il 7,6% del diametro lunare ne è stato interessato).
  • Eclissi lunare penombrale: si verifica quando la Luna transita solo ed esclusivamente per la penombra della Terra, senza essere occultata dall’ombra: il fenomeno si mostra poco appariscente. Potrebbe essere visibile una piccolissima parte dell’ombra, ma solo se la Luna transita completamente all’interno della penombra: in questo caso, l’eclissi penombrale è totale; se invece ne viene oscurata solo una parte, l’eclissi penombrale è parziale. Come per le eclissi d’ombra esiste ugualmente una grandezza (magnitudo) penombrale. L’ultima eclissi penombrale totale ha avuto luogo il 9 febbraio 2009 e fu l’ultima eclissi penombrale totale di questi anni; da quella data tutte le successive saranno parziali fino al 20 febbraio 2027, quando ce ne sarà un’altra totale di penombra, visibile dall’Italia. L’ultima eclissi penombrale parziale ebbe luogo il 7 luglio 2009, ma non fu visibile dall’Italia.

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Enfisema polmonare: cure, complicazioni, quando chiamare il medico

medicina-online-dott-emilio-alessio-loiacono-medico-chirurgo-roma-differenza-ventilazione-polmonare-alveolare-riabilitazione-nutrizionista-infrarossi-accompagno-commissioni-cavitazione-radiofrequenzaPrima di iniziare la lettura, per meglio comprendere l’argomento trattato, ti consiglio di leggere questo articolo: Enfisema polmonare: sintomi, tipi, cause, diagnosi e terapia

Uno dei pericoli maggiori dell’enfisema polmonare è rappresentato dal fatto che spesso le manifestazioni iniziali sono quasi impercettibili e rimangono tali per diversi mesi, se non anche anni. Ciò fa sì che i trattamenti terapeutici inizino tardivamente, quando la situazione è già assai compromessa. La terapia contro l’enfisema polmonare può arrestare il progredire della malattia e alleviare i sintomi, ma non può far scomparire le lesioni già presenti.

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Farmaci per l’enfisema polmonare

Possono essere prescritti farmaci per smettere di fumare – come il bupropione cloridrato e la varenichina – broncodilatatori per alleviare la tosse e la mancanza di fiato, steroidi inalatori e antibiotici nel caso di infezioni batteriche, come la polmonite o la bronchite acuta: in tutti questi casi, è sempre bene, in ogni caso, ascoltare quanto detto dal medico, in quanto si tratta di medicinali che possono avere effetti collaterali importanti.

Altre cure

Altri rimedi riguardano la riabilitazione respiratoria – esercizi di respirazione e tecniche per aiutare il fiato – e l’utilizzo di ossigeno a casa. Nei casi più gravi di enfisema polmonare, è necessario ricorrere all’intervento chirurgico per ridurre il volume polmonare – eliminando le parti malate e danneggiate – o effettuare un trapianto di polmone. Infine, oltre a evitare i fattori di rischio prima citati, cercate di fare anche della regolare attività fisica, che può aiutare a migliorare la capacità polmonare.

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Complicazioni dell’enfisema polmonare

L’enfisema polmonare può comportare il collasso di un polmone, dovuto a un pneumotorace, l’aggravamento di problemi cardiaci e, infine, la formazione delle cosiddette “bolle giganti” a livello dei polmoni.
Scendendo nei particolari:

  • Lo pneumotorace si verifica in caso di enfisema polmonare molto grave ed è dovuto alla rottura degli acini situati nelle vicinanze della pleura, cioè la membrana che avvolge i polmoni. Tale evento, infatti, crea un via di passaggio per l’aria inspirata, che, una volta arrivata nei polmoni esce nella cavità pleurica adiacente, facendo collassare il polmone.
  • L’aggravamento dei problemi cardiaci consiste, di solito, nel cosiddetto cuore polmonare; questa complicanza è dovuta all’aumento della pressione arteriosa polmonare (ovvero la pressione del sangue che scorre nell’arteria polmonare) ed è caratterizzata da un peggioramento della dispnea.
  • La formazione di “bolle giganti”, ovvero di spazi vuoti all’interno dei polmoni, riduce la capacità dei polmoni di inspirare l’aria correttamente. Ciò acuisce i problemi respiratori e favorisce episodi di pneumotorace.

Quando chiamare il medico?

Le difficoltà di respiro a riposo o dopo sforzi non particolarmente intensi vanno sempre segnalate prontamente al proprio medico, in quanto potrebbero essere il segnale di gravi problemi respiratori e/o cardiaci.

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Differenza tra grassi animali e vegetali

Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo Specialista in Medicina Estetica ASSUMI VITAMINA D SINTOMI CARENZA CIBI  Roma Cavitazione Pressoterapia Linfodrenante Dietologo Cellulite Calorie Pancia Sessuologia Sesso Pene Laser Filler Rughe Botulino 1Tutti i grassi sono costituiti da molecole organiche non solubili in acqua, con un alto potere energetico, pari a circa 9 kcal per grammo. I grassi hanno diversa origine:

  • grassi vegetali, ottenuti dalla spremitura di frutti o semi vari;
  • grassi di origine animale, come il burro, la panna e lo strutto.

Gli acidi grassi vegetali si differenziano dai grassi animali per un semplice motivo: sono insaturi, mentre i grassi animali sono saturi. Questo significa che gli acidi grassi vegetali presentano dei doppi legami all’interno della molecola ed a temperatura ambiente sono liquidi; le molecole dei grassi animali presentano solo legami semplici nelle molecole e a temperatura ambiente sono solidi.
Il motivo per cui le catene dei grassi animali sono più lunghe si ricongiunge sempre a questo motivo; infatti la presenza del doppio legame nei grassi insaturi crea delle ramificazioni che “accorciano” la catena. I grassi animali sono solidi perché la presenza di legami semplici permette l’impacchettamento delle molecole e la formazione di una struttura più compatta; al contrario i grassi vegetali avendo queste ramificazioni dovute ai doppi legami non possono creare queste strutture compatte.

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Rottura dell’imene (deflorazione): si perde sangue e quanto?

MEDICINA ONLINE VULVA LABBRA GRANDI PICCOLE LABIA MINORA MAJOR VAGINA SEX SESSO DONNA APPARATO SESSUALE FEMMINILE CLITORIDE MEATRO URETRALE OPENING IMENE VERGINITA WALLPAPER PICS PICTUREDurante il primo rapporto sessuale completo solitamente, avviene la deflorazione, cioè la rottura dell’imene, la membrana mucosa che sovrasta o ricopre parzialmente l’esterno dell’apertura della vagina (canale vaginale). Tale evento può determinare una perdita di sangue variabile, da qualche goccia a quantità più elevate. In alcuni casi la perdita di sangue è assente. Alcune donne testimoniano di non aver subito nessuna perdita ematica o che essa si è verificata solo diverse ore dopo l’atto sessuale: da ciò si intuisce quanto può essere variabile tale evento.

Non avviene sempre

In passato si era convinti del fatto che per verificare la verginità di una donna, essa dovesse perdere sangue durante il primo rapporto con l’uomo. In realtà non è affatto detto che la rottura dell’imene comporti una piccola o grande emorragia o che sia dolorosa. Tutto dipende dalla tipologia del singolo imene che, se particolarmente elastico, può anche attraversare indenne un rapporto sessuale completo e rimanendo integro, fatto che non porta a nessuna perdita di sangue.
Non abbiate quindi paura se durante la vostra prima volta non avete avuto alcuna perdita ematica, si tratta di un fenomeno più comune di quanto si pensi e non avete “nulla che non va”.

Non fatevi prendere dal panico

In ogni caso è preferibile, durante il vostro primo rapporto, di non dimenticare di avere sempre con voi delle salviettine, fazzoletti o un asciugamano e di essere pronte che un tale evento possa verificarsi. Ricordate sempre che la perdita di sangue tende a fermarsi da sola e che questo è un fatto del tutto fisiologico. Solo nel caso in cui l’emorragia sia realmente copiosa ed inarrestabile, conviene contattare un medico. Anche nei giorni successivi al primo rapporto potrebbe verificarsi qualche piccolo sanguinamento che non deve allarmare, anche se in caso di dubbio – e se il sanguinamento non accenna a fermarsi – è bene non sottovalutare il problema e contattare subito il vostro medico.

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