Le 9 cose che nessuno ti dice sul sesso quando si invecchia

MEDICINA ONLINE SESSO ANALE ANO RETTO LUBRIFICANTE FECI PAURA CLISTERE COUPLE AMORE DONNA PENE EREZIONE IMPOTENZA DISFUNZIONE ERETTILE VAGINA SESSULITA SESSO COPPIA JEALOUS LOVE COUPLE FRINEDS LOVER SEX GIRL MAN NO WOMAN WA OLD.jpgCerto, avrete sentito parlare della libido che cala e della secchezza vaginale che possono essere forti ammortizzatori del sesso con l’età. Ma non tutto è negativo. Mentre il cambiamento è inevitabile, gli esperti concordano nell’affermare che con l’invecchiamento il sesso migliora.

Ecco quello che dovete sapere per navigare nel mare dei cambiamenti del sesso con l’età.

  1. Il sesso è più soddisfacente

Secondo uno studio pubblicato sull’American Journal of Medicine, due terzi delle donne over 50 sono soddisfatte della loro vita sessuale, comprese le donne più “agee”. Ancora meglio, il 67% delle donne over 50 dicono di avere orgasmi “la maggior parte del tempo” o “sempre” durante il sesso. Risultati che hanno portato i ricercatori dell’Università di San Diego in California, a concludere che il sesso realmente migliora con l’età. “Non solo le donne più anziane in questo studio sono le più soddisfatte nel complesso, ma i tassi di soddisfazione superano quelli delle donne più giovani” ha detto il coautore dello studio Susan Trompeter.

  1. Il vostro partner sa quello che sta facendo

L’esperienza è una lunga strada quando si tratta di una vita sessuale migliore, e questo è il grande vantaggio delle donne tra i 40 e oltre, dice Lauren Streicher, ginecologa a Chicago.”Tutti hanno questa idea ovvero che il sesso è migliore quando si è nel pieno della giovinezza a 20 anni. Ma semplicemente non è vero”. “Quando si è giovani, e si fa sesso con 20enni è chiaro che ci si trova di fronte ragazzi ancora poco esperti e all’oscuro di tutta quell’esperienza e conoscenza anche psicologica legata al piacere sessuale e alla conoscenza della partner. Più tardi nella vita, ognuno diventerà più esperto.”

  1. Siamo come siamo. Non lasciamo che la pressione sociale ostacoli la nostra naturalezza

Oggi c’è una pressione sociale che spinge le 50enni ad essere le nuove 30enni! Le aspettative della società vogliono che la donna appaia sempre più giovane compleanno dopo compleanno. Ovviamente ciò è improbabile e pone molta pressione sulle nostre vite, dice Streicher. “Questa pressione rende più difficile lasciarsi andare alla naturalezza durante il sesso”. Bisogna ricalibrare le nostre aspettative rispetto a come dovrebbe apparire il nostro corpo solo così potremmo contribuire a rendere il rapporto sessuale più “caldo” e a lasciarci andare.

  1. Anni di sesso con la stessa persona? Come avere un socio in felicità

Stephanie McClellan, un ginecologa a Newport Beach, CA. dichiara che “Diversi studi hanno dimostrato che le donne che sono state esposte alle stesse sperma su base regolare in realtà hanno livelli più bassi di depressione e livelli più alti di gioia e di felicità”, dice McClellan. Lo sperma contiene ossitocina e la serotonina – due ormoni che fanno “sentire bene” una vera e proprio “mano santa” per la salute della nostra psiche.

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  1. La debolezza del pavimento pelvico può rovinare tutto

I livelli di estrogeni cadono naturalmente con l’età. Questo non riguarda solo il desiderio sessuale e l’umidità vaginale, ma si indebolisce anche il tono dei muscoli del pavimento pelvico, riducendo la sensazione sessuale, dice Karly Treacy, un insegnante di yoga specializzata nella salute del pavimento pelvico. Traduzione: troverete più difficile avere un orgasmo. Ma prima di iniziare a fare i vostri famosi esercizi di Kegel, ascoltate bene: probabilmente avete impostato le cose in modo sbagliato. Ci sono molte posizioni yoga in grado di risollevare i muscoli pelvici.

  1. L’insonnia può seriamente danneggiare la vostra vita sessuale

Secondo la National Sleep Foundation, la prevalenza dei disturbi del sonno tende ad aumentare con l’età. E non a caso, la fatica è una grande assassina della libido, afferma Steven A. Rabin, ginecologo di Los Angeles. Costruite per voi un “programma sonno” coerente con le vostre esigenze e esponetevi alla luce naturale durante il giorno. Banalità? No, sono 2 semplici consigli in grado di aumentare la libido.

  1. Le “sveltine” potrebbero non essere divertenti come una volta

Triste, ma vero: quegli incontri sessuali super rapidi possono perdere il loro fascino perché con  donne su di età ci vuole più tempo per eccitarsi, lubrificarsi e c’è bisogno di maggiore rilassamento per godere veramente il sesso, dice Rabin. “Quando il partner capisce questo, sarà possibile regolare il tempo insieme e dare all’atmosfera la possibilità di riscaldarsi.”

  1. Potrebbe essere necessario l’aiuto del medico.

Spesso i cambiamenti e le difficoltà che sta attraversando la vostra vita sessuale sono causate da condizioni mediche che possono essere trattate facilmente (la secchezza vaginale è uno dei casi più diffusi). Quindi è importante parlare con il medico onestamente, dice Streicher. “Ci sono tanti modi in cui il medico può aiutarvi a vivere un sesso più piacevole, ma i vostri medici di fiducia hanno bisogno di sapere cosa vi sta succedendo per aiutarvi a risolvere i problemi”. Niente tabù quindi. Non ci si deve vergognare di parlare del dolore durante il coito anche se può sembrare imbarazzante mentre è un problema comune e di facile soluzione!

  1. È possibile ottenere un’attività sessuale più d’azione rispetto al passato.

Una ricerca pubblicata sulla rivista Individual Differences ha rivelato che le donne tra i 30 ei 40 anni sono significativamente più sensuali rispetto alle donne più giovani. In realtà, le donne di età superiore ai 30 anni hanno riferito di avere maggiori fantasie sessuali rispetto alle donne di età compresa tra i 18 e 26, ma hanno anche detto che hanno più desiderio sessuale.

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Le 10 ragioni per cui non devi MAI dimenticarti di riscaldarti prima dell’allenamento

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I motivi per cui gli esercizi di riscaldamento sono fondamentali prima dell’attività sportiva (e ancor più prima di una competizione agonistica) non riguardano solo le performance, ma anche il nostro benessere fisico.

10 ragioni per cui scaldarsi prima dell’esercizio fisico

  1. Aumento della temperatura corporea – Come tutti sanno, l’attività fisica fa aumentare la temperatura corporea. Ragione per cui si chiama “riscaldamento”.
  2. Più ritmo per il cuore – Gli esercizi che introducono l’allenamento vero e proprio ci aiutano ad “avviare la macchina” del nostro corpo e a portarla al giusto “numero di giri” che ci saranno utili in fase di allenamento (o gara), per ottenere le migliori performance.
  3. Più ossigeno ai muscoli – La circolazione stimolata dal riscaldamento offre un maggior afflusso di sangue ricco di ossigeno verso i muscoli scheletrici: elemento fondamentale per compiere le trasformazioni chimiche necessarie a ricavare le adeguate energie.
  4. Fuori l’anidride carbonica – Il riscaldamento permette il rapido smaltimento degli elementi di scarto dell’attività aerobica del muscolo, come l’anidride carbonica.
  5. Smaltimento dell’acido lattico – La presenza dell’acido lattico nel muscolo è responsabile di traumi come la contrattura muscolare. Il riscaldamento permette di approcciare l’allenamento o la gara con muscoli liberi da questo prodotto di scarto.
  6. Più potenza e resistenza muscolare – Muscoli più ossigenati, pronti a bruciare le sostanze energetiche e liberi da prodotti di scarto sono muscoli più potenti e resistenti.
  7. Più coordinamento e capacità di reazione – Il riscaldamento agisce anche sul sistema nervoso, preparandoci a un’attività più coordinata e rendendoci pronti all’azione (e alla reazione).
  8. Aumento dell’efficienza meccanica – Le fibre muscolari sono pronte allo sforzo e, dunque, più efficienti.
  9. Aumento dell’elasticità meccanica – Le articolazioni allenate da un buon riscaldamento sono più elastiche e meno soggette a traumi in fase di allenamento. Il ché ci porta direttamente al punto 10.
  10. Riduzione degli infortuni – I punti 7, 8 e 9 introducono il punto 10: il riscaldamento è fondamentale per preparare il nostro corpo e la nostra mente all’esercizio fisico. Premessa fondamentale per evitare dolorosi e invalidanti traumi.

Quanto e come riscaldarsi

Il quanto e il come effettuare esercizi di riscaldamento variano a seconda di diversi fattori quali età, grado di allenamento, temperatura esterna. Si consiglia, dunque, una volta compresi i perché del riscaldamento, di progettare adeguate sessioni di preparazione all’attività fisica sportiva in funzione del vostro allenamento specifico.

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Allattare al seno fa dimagrire

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Più latte per lui, meno calorie per te

Ogni poppata corrisponde a un bonus di calorie che alleggerisce il bilancio energetico quotidiano. Ecco perché allattare al seno aiuta a perdere peso in prospettiva senza imporsi necessariamente particolari restrizioni dietetiche. Quindi, si può dire che, senza sacrifici a tavola e quasi senza accorgersene, la mamma che allatta, regala anche a se stessa la possibilità di accelerare il recupero del peso forma. A patto, ovviamente, di avere un’alimentazione in allattamento varia ed equilibrata, senza eccessi, riprendendo con gradualità e costanza l’attività fisica. Gli errori a tavola e la sedentarietà, infatti, sono i due fattori all’origine dei problemi di peso, anche dopo il parto. E non è nemmeno vero che le poppate al seno siano incompatibili con l’adozione di un regime ipocalorico, se serve davvero. Quando il sovrappeso della neomamma è consistente, non ci sono controindicazioni ad avviare una dieta con il consenso del medico ed evitando il fai-da-te, già a partire dal secondo mese dal parto. L’importante è evitare regimi alimentari squilibrati e drastici: l’obiettivo deve essere quello di perdere al massimo mezzo chilo alla settimana mangiando di tutto con moderazione. Un’alimentazione ad apporto calorico controllato ma ben calibrata non compromette infatti né la qualità del latte né la crescita armoniosa del bambino.

Niente più birra

Quante volte avrai sentito dire che in passato si consigliava alle neomamme di bere birra per avere più latte? Una totale sciocchezza che, oltre a illudere su un presunto effetto positivo di questa bevanda calorica, rappresenta un vero e proprio rischio: quando si allatta, infatti, bisogna astenersi del tutto dalle bevande alcoliche per evitare effetti pericolosi sul piccolino. Insomma, in allattamento via libera all’acqua, priva di calorie, a tutto vantaggio della salute del bebè e della linea della mamma. Allo stesso modo, non vale l’estensione all’allattamento della vecchia raccomandazione secondo cui la futura mamma dovrebbe mangiare per due: questo concetto non è valido in gravidanza né in allattamento e induce anzi eccessi dannosi, che pesano sulla bilancia.

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Differenze tra Efferalgan e Co-Efferalgan

MEDICINA ONLINE FARMACO FARMACI EFFETTI COLLATERALI INDICAZIONI CONTROINDICAZIONI EFFETTO DOSE DOSAGGIO PILLOLE CREMA PASTIGLIE SUPPOSTE SIRINGA INIEZIONE EMIVITA FARMACOCINETICAL’Efferalgan è un farmaco che contiene solo paracetamolo, invece il Co-Efferalgan associa al paracetamolo la codeina che appartiene ad un gruppo di farmaci chiamati analgesici oppioidi. Entrambi servono principalmente per calmare il dolore, tuttavia il Co-Efferalgan ha una azione analgesica più potente.
Le controindicazioni sono diverse, ad esempio l’Efferalgan può essere somministrato ad un bambino sotto i 12 anni, mentre il Co-Efferalgan no, avendo quest’ultimo molti più effetti collaterali del “semplice” Efferalgan. Ricordate: chiedete SEMPRE consiglio ad un medico prima di assumere un farmaco, evitate il “fai da te”!

I migliori prodotti per il benessere in caso di febbre, influenza e raffreddore
Qui di seguito trovate una lista di prodotti di varie marche, utilissimi in caso di febbre, influenza e raffreddore. Noi NON sponsorizziamo né siamo legati ad alcuna azienda produttrice: per ogni tipologia di prodotto, il nostro Staff seleziona solo il prodotto migliore, a prescindere dalla marca. Ogni prodotto viene inoltre periodicamente aggiornato ed è caratterizzato dal miglior rapporto qualità prezzo e dalla maggior efficacia possibile, oltre ad essere stato selezionato e testato ripetutamente dal nostro Staff di esperti:

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I diabetici possono mangiare le mandorle?

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Che significa “effetto placebo” e perché un placebo funziona?

MEDICINA ONLINE FARMACO FARMACIA PHARMACIST PHOTO PIC IMAGE PHOTO PICTURE HI RES COMPRESSE INIEZIONE SUPPOSTA PER OS SANGUE INTRAMUSCOLO CUORE PRESSIONE DIABETE CURA TERAPIA FARMACOLOGICA EFFETTI COLLATERALI CONTROIl placebo (dal latino placere, letteralmente “io piacerò”) è una una sostanza priva di principi attivi specifici, ma che sono amministrate come se avessero veramente proprietà curative o farmacologiche. Lo stato di salute del paziente che ha accesso a tale trattamento in teoria non dovrebbe migliorare grazie ad un placebo, dal momento che non contiene alcun principio attivo farmacologico, cioè nessuna sostanza che possiede una attività biologica terapeutica. Nonostante ciò, la salute di un paziente può realmente migliorare grazie ad un placebo, ma solo a condizione che il paziente riponga fiducia in tale sostanza o terapia. Questo miglioramento indotto dalle aspettative positive del paziente è detto “effetto placebo”.
L’effetto placebo non è circoscritto solo ad alcune patologie ma si può manifestare nel corso di terapie sia di malattie mentali che di psicosomatiche e somatiche, potendo coinvolgere quindi ogni sistema o organo del paziente.

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Sperimentazione in doppio cieco
Nel caso di una terapia con principi attivi specifici, l’effetto imputabile alle aspettative del paziente può sovrapporsi e aggiungersi all’effetto diretto della terapia: per distinguere tra l’effetto placebo e l’effetto diretto della terapia bisogna ricorrere a studi clinici controllati. In particolare, nella sperimentazione clinica, un nuovo farmaco si giudica efficace solo se dà risultati significativamente diversi da un placebo. La sperimentazione circa l’effetto placebo avviene in “doppio cieco”, cioè una sperimentazione dove né chi compie il test, né il paziente sono al corrente di quale sia il farmaco e quale il placebo.

Come è possibile che il placebo funzioni?
L’effetto placebo e i suoi principi di funzionamento sono prevalentemente stati compresi ed interpretati in termini psicologici: il meccanismo alla base è psicosomatico nel senso che il sistema nervoso, in risposta al significato pieno di attese dato alla terapia placebica prescrittagli, induce modificazioni neurovegetative e produce una serie numerosa di endorfine, ormoni, mediatori, capaci di modificare la sua percezione del dolore, i suoi equilibri ormonali, la sua risposta cardiovascolare e la sua reazione immunitaria. In una certa misura possono confondersi con l’effetto placebo anche la guarigione spontanea di un sintomo o di una malattia, così come pure il fenomeno della regressione verso la media. In altre parole il paziente si rivolge al medico “quando proprio non ne può più” e poi i suoi disturbi rientrerebbero comunque nella media. Questo ritorno ai livelli normali del disturbo può essere scambiato per effetto placebo.
Alcuni sostengono che sia difficile analizzare il fenomeno del placebo e dell’effetto, poiché in base ai propri modelli culturali si privilegiano ora le caratteristiche del placebo, ora le dinamiche del rapporto medico-paziente, ora l’ipotesi di una determinante personologica; da qui anche la distinzione tra chi risponde al placebo (placebo responders) e chi non è ricettivo all’effetto placebo (non responders). Alcuni autori affermano che ci siano alcuni fondamentali elementi costitutivi dell’effetto placebo: il farmaco placebo o mezzo, l’operatore o terapeuta, la capacità del paziente di rispondere o di essere refrattario al placebo, l’ambiente nel quale si effettua il trattamento.
Negli studi clinici controllati (in cui un farmaco “nuovo” lo si confronta spesso con il placebo per definirne l’efficacia specifica) il dilemma etico è invece se sia corretto usare come confronto il placebo quando esistono già in commercio farmaci di efficacia documentata i quali potrebbero venire essi usati per il confronto con il farmaco nuovo.
Ci sono al riguardo posizioni più radicali negative e altre più conciliative, secondo le quali l’uso del placebo è ammissibile anche in questo caso, ma condicio sine qua non è che: 1) i soggetti avviati a trattamento con placebo abbiano dato ad hoc un consenso libero e adeguatamente informato e 2) che la non erogazione di un trattamento efficace già disponibile non comporti comunque pericoli o conseguenze gravi.
La determinazione e l’accertamento dei meccanismi d’azione del placebo è complicata dal numero di variabili che intervengono nel determinare l’effetto e ogni studioso tende a privilegiare ora una strada ora un’altra (ad esempio i ricercatori di indirizzo biologico cercano spiegazioni dell’effetto placebo in meccanismi molecolari e neurochimici, così quelli di indirizzo psicologico si rifanno alle teorie psicodinamiche).
È tuttavia plausibile sostenere che nell’effetto placebo entrino in gioco molteplici fattori, tra questi:

  • fattori biologici (ad es. le endorfine che medierebbero l’effetto antalgico placebo)
  • suggestione e l’autosuggestione

In definitiva, il placebo, sebbene mal definibile in termini di causazione, può essere inteso come un insieme di fattori extrafarmacologici capaci di indurre modificazioni dei processi, anche biologici, di guarigione intervenendo a livello del sistema psichico: non per nulla molti autori considerano quasi sinonimi i termini placebo e suggestione.

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Effetti del placebo
Per delle patologie con una rilevante componente psicosomatica (p. es. emicrania o insonnia) l’analisi di prove “in cieco” dimostrano un effetto placebo fino all’80% con un valore medio tra il 35 ed il 40%, variabilità che in misura rilevante dipende (ma non solo) dalla patologia. Anche negli studi in doppio cieco si può dimostrare che, raddoppiando la dose di placebo (che pure è privo di attività specifica), si ottiene un effetto terapeutico superiore a quello indotto da una dose minore. L’effetto placebo è riscontrabile anche in patologie organiche come l’artrite reumatoide, l’osteoartrite o l’ulcera peptica e persino in pazienti sottoposti ad intervento chirurgico. In alcuni interventi di cardiochirurgia, o in artroscopia, o anche attuati in soggetti sofferenti di dolore addominale persistente, sottoposti a precedenti interventi sull’addome per rimuovere le aderenze, la terapia chirurgica fasulla (sham operation) ha prodotto gli stessi benefici di quella vera. Moerman sottolinea come non si tratti solo di un effetto di suggestione ma di una risposta biochimica, ormonale e immunitaria del corpo, in risposta al significato attribuito dal soggetto all’atto terapeutico. È dimostrato che qualunque terapia medica, comprese quelle complementari alternative, se attuata in un clima di fiducia reciproca tra paziente e terapeuta, anche grazie all’effetto placebo, può apportare benefici al paziente stesso. Alcuni studi hanno provato a dimostrare che i placebo possono anche avere effetti positivi sulla esperienza soggettiva di un paziente che è consapevole di ricevere un trattamento senza principi attivi, rispetto a un gruppo di pazienti controllato che consapevolmente non ha ottenuto un placebo.

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Differenza tra proteine caseine e whey

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Le caseine, a causa della loro struttura e della loro natura micellare, sono più difficili da digerire, per questo motivo sono considerate proteine a lento assorbimento, infatti sono chiamate anche “slow protein”.
Studi scientifici hanno dimostrato che le caseine garantivano un rilascio di proteine nel sangue più dilazionato nel tempo rispetto alle whey: in seguito alla loro assunzione si nota un picco di indice amminoacidico nel sangue solo dopo 3-4 ore. La sintesi proteica può durare anche fino a 7 ore dall’ingestione di caseine.

Le proteine whey (proteine del siero del latte) invece garantivano un innalzamento del livello amminoacidico sanguigno più veloce e più intenso, anche se di minor durata, favorendo però una sintesi proteica del 68%, rispetto al 31% delle caseine.
La caseine però, dal canto loro, riducono il catabolismo proteico (ovvero la degradazione delle proteine per formare amminoacidi o composti più semplici) del 34%.

Per questi motivi, il nostro consiglio, è di assumere le caseine lontano dagli allenamenti, specialmente prima di andare a dormire, in modo da avere :

  • lenta disponibilità di aminoacidi – perfetta per le ore notturne;
  • riduzione del catabolismo delle proteine, provocato dal digiuno notturno.

Al contrario le whey, essendo ad assorbimento più veloce, devono essere assunte subito dopo l’allenamento. Questo perché i loro amminoacidi riescono ad essere assorbiti dall’intestino in tempi molto brevi, per essere velocemente disponibili per l’anabolismo proteico (ovvero per la sintesi di proteine complesse a partire da amminoacidi semplici). Le proteine whey inoltre provocano l’innalzamento dei livelli di insulina: tale ormone, legandosi alla superficie delle cellule muscolari, permette di facilitare l’ingresso del glucosio nei muscoli, tramite l’attivazione di specifiche proteine trasportatrici, le GLUT 4. In questo modo si vanno ad integrare più velocemente le scorte di glicogeno consumate durante un allenamento intenso, il che si traduce in un recupero più veloce post-workout. Da non sottovalutare infine un altro ruolo importante dell’insulina, che  è quello di ridurre i fenomeni di proteolisi (ovvero di catabolismo proteico), per questo si ritiene che l’insulina non agisca direttamente ma indirettamente sulla sintesi proteica, ma solo quando si è in presenza di un’elevata disponibilità di amminoacidi liberi nel sangue (che invece hanno un ruolo prettamente anabolico).

Per questi motivi, il nostro consiglio, è di assumere le whey subito dopo l’allenamento, in modo da avere :

  • rapida disponibilità di aminoacidi – perfetta per il post-workout;
  • rapida ricostruzione delle scorte di glicogeno consumate durante un allenamento intenso (recupero più veloce);
  • maggiore sintesi proteica;
  • riduzione di proteolisi (ovvero catabolismo proteico).

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Cistite: ne soffro spesso, come diminuire le recidive?

Dott. Loiacono Emilio Alessio Medico Chirurgo Medicina Chirurgia Estetica Plastica Cavitazione Endocrinolog Dietologo Nutrizionista Roma Cellulite Sessuologia Ecografie DermatologiaPsicologia Clinica Acidità pH VaginaPer evitare che la cistite possa recidivare, cioè ripresentarsi vari volte anche ravvicinate tra loro, bisogna contrastare i fattori che la favoriscono. Ecco alcuni consigli pratici che consentono di rendere più difficile la risalita dei microbi nell’uretra e la loro proliferazione nella vescica.

  • L’igiene intima quotidiana è importante, specialmente avendo cura di lavarsi con movimenti “da davanti a dietro” cioè dalla vagina verso l’ano e MAI il contrario, questo per non trasferire i microbi intestinali presenti in zona perianale verso l’uretra.
  • Il trattamento di una eventuale stipsi, può diminuire il rischio di cistite.
  • Il trattamento farmacologico di una eventuale infezione vaginale, può limitare la contaminazione uretrale.
  • Il partner maschile deve avere gli organi genitali puliti e trattare eventuali infezioni e stipsi, prima di avere rapporti sessuali con voi.
  • Usa biancheria intima di cotone, bianca e pulita, cambiandola spesso e lavandola con prodotti adeguati che contrastino il proliferare di microorganismi.
  • Evita di indossare biancheria intima sintetica, colorata e sporca.
  • L’assunzione di bevande in abbondanza (da 1,5 a 2 litri al giorno, anche di più nei periodi caldi) aiuta a prevenire le recidive.
  • Evitare cibi fritti, conservati, speziati, piccanti.
  • Evitare caffeina, glutammato, sale, bevande gassate.
  • Consigliata una maggiore frequenza della minzione (da 5 a 6 volte al giorno) evitando di trattenere a lungo l’urina in vescica quando si ha lo stimolo di urinare.
  • Meglio evitare un uso eccessivo di cosmetici (deodoranti, saponi profumati e schiumogeni, talco, creme) nella zona dei genitali.
  • Preferibile una minzione dopo ogni rapporto sessuale.
  • Lavare a fondo mani e sex toys prima della masturbazione.
  • Assumere alimenti freschi, non conservati, ad alto tenore vitaminico per aumentare le difese immunitarie e con molte fibre per prevenire la stipsi.
  • Consumare molte mele e the verde, dalle proprietà antiossidanti e ricchi in fibre.
  • Evita di sederti sui sanitari pubblici.
  • Dopo aver usato un bagno pubblico, pulisci la zona genitale con salviettine detergenti umidificate usa e getta con aloe o camomilla al posto della carta igienica
  • Non usare detergenti aggressivi che indeboliscono le mucose e la cute delle zone intime, usa invece prodotti di qualità che rispettino il pH vaginale (5).
  • Un valido ausilio è dato da integratori per le vie urinarie (acidificanti, D-mannosio, lattobacilli) che contribuiscono a rendere sgradevole l’ambiente vescicale ai batteri, migliorando le condizioni intestinali favorendo lo sviluppo di una flora batterica”naturale” più idonea a combattere i batteri contaminanti.
  • Cambia spesso salvaslip e tamponi vaginali poiché essi trattengono umidità e non lasciano traspirare.
  • Una alimentazione corretta, che includa alcuni cibi e ne escluda altri, può diminuire il rischio di cistite e recidive; a tal proposito leggi: Cistite: i cibi consigliati e quelli da evitare per guarire rapidamente
  • Evitare l’uso indiscriminato di antibiotici.
  • Dopo la menopausa, l’utilizzo di ovuli vaginali consente di ripristinare le secrezioni vaginali.
  • D’estate e nei mesi caldi, segui questi consigli specifici: Cistite in estate: come diminuire le recidive nei mesi caldi?

Se la cistite recidiva spesso, chiedete consigli al vostro medico.

Prodotti consigliati per contrastare la cistite
Per evitare che la cistite possa recidivare, bisogna contrastare i fattori favorenti, a cominciare dalla sporcizia. I migliori prodotti antibatterici per la pulizia dei genitali e la prevenzione di cattivi odori, prurito, smegma ed infiammazioni, selezionati, usati e raccomandati dal nostro Staff di esperti, li potete trovare qui:

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