Differenza tra feci del neonato allattato al seno o con latte artificiale

MEDICINA ONLINE NEONATO BIMBO BAMBINO PIANTO CONGENITO LATTE ALLATTAMENTO SEN MADRE FIGLIO GENITORE BIMBI LATTANTE MATERNO ARTIFICIALE DIFFERENZA PICCOLO PARTO CESAREO NATURALE PIANGERE SINGHIOZZO PANNOLINO FECI URINA PENEL’alimentazione del bebè – se con latte materno o con latte artificiale – condiziona in modo molto marcato l’aspetto delle sue feci. Una variazione che dipende dalle diverse caratteristiche della flora batterica intestinale del bambino. Che a sua volta è legata appunto al tipo di alimentazione.

Se il neonato prende il latte materno, le sue feci hanno un colore giallo vivo – ocra o becco d’oca – e una consistenza cremosa o tendente al liquido. L’odore non è cattivo e tendenzialmente acidulo. A volte possono essere presenti dei granuli biancastri: non è niente di preoccupante, sono semplicemente granelli di caseina, una proteina del latte che, se presente in eccesso, può venire eliminata con le feci. Questo aspetto caratteristico rimane costante per tutto il periodo dell’allattamento esclusivo al seno: Al massimo con il passare delle settimane le feci possono diventare un pochino più compatte, e verso il terzo/quarto mese può esserci un rallentamento nel ritmo dell’evacuazione: invece che emettere feci più volte al giorno, magari il bambino comincia a farla una o due volte al giorno o anche una volta ogni 2/3 giorni.

Se l’alimentazione del neonato prevede latte artificiale, le sue feci saranno diverse: più pastose e compatte, con un colorito che raramente è giallo ocra, ma quasi sempre o giallo chiaro o tendente al marroncino. Anche la frequenza delle evacuazioni sarà diversa: più rara.

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Feci del neonato verdi, gialle, con muco, schiumose: cosa fare?

Mother interacting with baby girl at home.Variazioni piccole o temporanee del colore, della consistenza e della frequenza delle evacuazioni in genere non devono allarmare i neo-genitori: un certo grado di variabilità fa parte della fisiologia del nostro corpo. Ci sono però situazioni nelle quali è meglio tenere sott’occhio la situazione e, nel caso, sentire il proprio medico di fiducia. Vediamo di quali situazioni si tratta.

Feci di colore verde
Se il lattante è molto piccolo e le feci sono scarse e di colorito verdognolo, questi potrebbero essere segni di scarsa alimentazione, quindi una situazione da tenere sotto controllo, ma non immediatamente allarmante. Diverso invece se le feci sono un verde deciso, color foglie tritate: se non è un fenomeno occasionale – legato all’ingestione di qualche particolare alimento in bimbi più grandi – potrebbe dipendere da alterazioni intestinali di varia natura, dall’infezione (gastroenterite) all’intolleranza alimentare. Le intolleranze sono rare nei bambini allattati al seno, e riguardano invece soprattutto quelli alimentati con formula. Il piccolo può essere intollerante a qualche componente del latte artificiale e in particolare a proteine del latte vaccino.

Feci biancastre (acoliche)
Nel neonato e nel lattante queste devono preoccupare, perché possono essere il segnale di un’ostruzione delle vie biliari: le feci tendono a essere gialle per via dei sali biliari che contengono, se sono bianche potrebbe voler dire che i sali biliari non ci sono, cioè che per qualche motivo non riescono a essere eliminati. Tuttavia, è raro che si tratti di una condizione che insorge all’improvviso, come può accadere negli adulti: nei neonati e lattanti è tipicamente una situazione congenita, presente fin dalla nascita.

Feci nere
Le feci di colore nerastro sono tipiche dei bambini che, per qualche ragione, assumono un’integrazione di ferro, un minerale che appunto conferisce alla cacca questo colore. In questo caso, non c’è niente di cui preoccuparsi. Se invece il colore è decisamente nero è la consistenza è molto molle o simile a quella di fondi di caffè è necessario un controllo dal pediatra: questi infatti potrebbero essere segnali di un sanguinamento a livello dello stomaco, sul quale bisogna di sicuro indagare più a fondo.

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Feci con striature di sangue
Piccole striature di sangue rosso vivo nelle feci in genere non devono far preoccupare: nella grande maggioranza dei casi sono infatti dovute a escoriazioni della mucosa anale dovute all’espulsione di feci più dure del solito. Il punto che sanguina si vede anche a occhio nudo. Se il fenomeno si ripete e non sono visibili ‘taglietti’ attorno all’ano potrebbe trattarsi di una colite allergica, per esempio alle proteine del latte vaccino (in particolare per i bambini alimentati con latte artificiale).

Feci con muco
La presenza occasionale di muco non è un problema: in genere il muco viene prodotto e riassorbito a livello del colon, ma può capitare che ne scappi un po’. Se per esempio per un paio di giorni c’è un rallentamento del transito intestinale, le feci possono risultare un po’ mucose, ma non è niente. Se invece questa caratteristica è costante, è il caso di indagare meglio perché potrebbe esserci un’infiammazione del colon.

Cambiamenti nella consistenza delle feci e nella frequenza di evacuazione
Se le feci diventano molto liquide e le scariche sono più frequenti della norma siamo in presenza di una diarrea, che può dipendere da vari fattori: in genere è un sintomo di gastroenterite ma, più raramente, può dipendere da intolleranze alimentari o da malattie metaboliche o da malassorbimento.

Quale contenitore sterile usare per l’esame delle feci?
In caso di un eventuale esame delle feci, per raccogliere e conservare correttamente il campione di feci da inviare in laboratorio, è necessario usare un contenitore sterile apposito, dotato di spatolina. Il prodotto di maggior qualità, che ci sentiamo di consigliare per raccogliere e conservare le feci, è il seguente: http://amzn.to/2C5kKig

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Differenza tra vagina e vulva

MEDICINA ONLINE VAGINA VULVA APPARATO GENITALE FEMMINILE SCHEMA ANATOMIA UTERO TUBE FALLOPPIO OVAIOSebbene nel linguaggio comune i due termini vengano spesso utilizzati come sinonimi, la vagina non deve essere confusa con la vulva: i due termini non sono sinonimi.

La vulva rappresenta infatti l’insieme dei genitali esterni femminili, mentre invece la vagina rappresenta una parte dei genitali interni femminili (insieme ad utero, tube di Falloppio ed ovaio).

La vulva è sporgente nella parte anteriore perineale, al davanti della sinfisi pubica ma risulta in parte nascosta dall’accostamento delle cosce: quando richiesto, l’esame generale dei genitali esterni femminili deve infatti necessariamente essere eseguito a cosce divaricate. La vagina è invece un canale fibromuscolare molto elastico che collega l’utero con la vulva.

I componenti principali della vulva sono:

  • il Monte di Venere;
  • le labbra, consistenti in piccole labbra o ninfe e grandi labbra o valve;
  • la porzione esterna della clitoride e il prepuzio clitorideo;
  • il vestibolo vulvare;
  • l’apertura del meato urinario;
  • l’imene.

La vulva ospita inoltre  l’orifizio vaginale, cioè l’apertura inferiore tramite la quale la vagina comunica all’esterno. Tale orifizio si colloca nel vestibolo del perineo, in posizione immediatamente posteriore al meato uretrale (apertura esterna dell’uretra).

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Sindrome di Down: rischio di avere un figlio affetto

Dott. Loiacono Emilio Alessio Medico Chirurgo Medicina Chirurgia Estetica Benessere Dietologo Nutrizionista Cellulite Sessuologia Ecografie Tabagismo Smettere di fumare La molecola che spegne la sindrome di DownLa sindrome di Down si verifica in persone di tutte le razze e classi sociali, anche se le donne più anziane hanno una maggiore probabilità di dare alla luce un bambino affetto dalla malattia. Una donna di 35 anni, per esempio, ha circa una probabilità su 350 di concepire un bambino con sindrome di Down, ma tale rischio aumenta gradualmente fino a circa 1 a 100 entro i 40 anni. All’età di 45 anni l’incidenza diventa circa 1 su 30.

Dal momento che molte coppie rimandano la possibilità di diventare genitori ad età più mature, il rischio di concepire bambini con sindrome di Down aumenta di conseguenza. Pertanto, la consulenza genetica per i genitori è sempre più importante. Nonostante tutto, i medici non sono sempre del tutto ben informati nel consigliare i loro pazienti circa l’incidenza della sindrome di Down, i progressi nella diagnosi ed i protocolli per la cura ed il trattamento di bambini affetti.

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Differenza tra oviparo ed ovoviviparo con esempi

Dott. Loiacono Emilio Alessio Medico Chirurgo Medicina Chirurgia Estetica Benessere Dietologia Sessuologia Ecografie Tabagismo Smettere di fumare Mangiare pesce azzurro dimezza il rischio di ammalarsi di artrite reumatoL’animale oviparo ha un tipo di riproduzione nella quale la femmina depone uova fecondate con crescita embrionale al di fuori dell’organismo materno. In pratica l’incubazione delle uova avviene al di fuori del corpo della madre. Sono ovipari tutti gli uccelli, alcuni anfibi, insetti, aracnidi, molti rettili, i pesci e i monotremi

L’animale ovoviviparo: tipo di riproduzione nella quale le uova sono incubate e si schiudono dentro l’organismo materno, ma senza che vi sia alcuna relazione nutritiva con esso (come invece avviene nell’animale viviparo). Sono ovovivipari alcuni pesci (gli squali), alcuni rettili come la vipera e gli invertebrati

In linea generale si tratta di strategie riproduttive diverse messe in atto dagli anmali vertebrati per promuovere la crescita e la cura dell’embrione nel miglior modo possibile. Con le debite eccezioni, i pesci e gli altri vertebrati ovipari depongono le uova nell’ambiente esterno. Nei pesci e anfibi ovipari la crescita dell’embrione è veloce, diventando rapidamente adulti in modo da potersi nutrire da soli, il che vuol anche dire uova piccole e con poco materiale di riserva. Nei rettili e uccelli ovipari, invece, l’embrione si sviluppa molto più lentamente, spesso è assente la fase larvale e quindi abbiamo un uovo di maggiori dimensioni con parecchie sostanze di riserva per nutrire l’embrione.

I vertebrati ovovivipari, invece, trattengono le uova fecondate all’interno del corpo della madre e qui gli embrioni si nutrono delle riserve dell’uovo. Non si nutrono direttamente dalla madre, il cui corpo serve dunque solamente a proteggere l’uovo e l’embrione. Al termine dell’incubazione, le madri generano piccoli totalmente formati ed emettono all’esterno anche i frammenti di uovo.

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Il mistero della pietra azzurra (anime): trama e recensione

MEDICINA ONLINE IL MISTERO DELLA PIETRA AZZURRA TRAMA CURIOSITA RECENSIONE ANIME CARTONE ANIMATO MANGIA GIAPPONESE NADIA JEAN NEMO ELETTRA NAUTILUS ARGO.jpgNel 1990, in Giappone, la prima generazione cresciuta con manga e anime è ormai adulta, e in certi casi diventa lei stessa creatrice e produttrici di fumetti e cartoni animati: succede così a Hideaki Anno, che con alcuni colleghi e amici fonda la casa di produzione Gainax, che inventerà alcuni anime di successo e innovativi.
Il primo grande successo sarà Fushigi no umi no Nadia, da noi Il mistero della pietra azzurra, 39 episodi e un film poco legato alla serie tv, che proveranno a reinventare la fantascienza, in una prospettiva più vicina a quella di Jules Verne e a certe interpretazioni che aveva detto del maestro dello steam punk ottocentesco francese Hayao Miyazaki.

Il mistero della pietra azzurra non è tratto da Ventimila leghe sotto i mari, da cui però prende il personaggio del capitano Nemo, là principe indiano spodestato dagli inglesi, qui erede dell’antica stirpe di Atlantide, in lotta contro una fazione ribelle che vuole sottomettere il mondo per ristabilire un primato ormai perduto e superato di superiorità. Sempre da Verne deriva il nome del Nautilus, il sommergibile di Nemo, macchina da guerra di una tecnologia misteriosa: la vicenda dell’anime, ambientata comunque in un mondo fine Ottocento molto vicino alle opere di Verne, si distacca nettamente fin dall’inizio dalle opere dell’autore francese, con altri personaggi, tematiche, eventi.
L’incontro fortuito tra Jean, ragazzino francese con il pallino delle invenzioni, e Nadia, fanciulla di origini africane con una pietra azzurra misteriosa al collo, porta a una serie di avventure che coinvolgono i due e altri personaggi, tra continenti, misteri del passato, crudeltà presenti, ipotesi extraterrestri, momenti buffi e momenti tragici, con colpi di scena verso un finale appassionante.
Ci sono richiami all’animazione precedente: i tre finti cattivi, Grandis, Hanson e Sanson, sono ricalcati sui tre pasticcioni della serie delle Time Bokan, ci sono reminescenze dei film di Miyazaki, Il castello di Cagliostro e soprattutto Laputa, echi di Yamato, Capitan Harlock e dei robottoni di Go Nagai, ma tutto reinterpretato non come citazioni ma come una nuova storia, tra fantascienza e Ottocento, con tematiche anche molto interessanti.
Ne Il mistero della pietra azzurra si parla di rapporti tra le generazioni, di crescere, di scoprire le proprie radici, di sopraffazione e dominio, di speranza nel futuro, di creazione e distruzione: tematiche che torneranno poi nell’altro grande successo anni Novanta della Gainax, Neon Genesis Evangelion, e che qui sono trattate se vogliamo in un’ottica più soft ma non meno efficace.

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Un passato avveniristico in cui gli eredi di Atlantide, creatori extraterrestri del genere umano sulla Terra tramite esperimenti scientifici, lanciano un attacco a una Terra in preda ai nazionalismi e alle divisioni per riportarla su una presunta retta via e vengono contrastati dal vero erede di Atlantide e da sua figlia, offre vari spunti di riflessione, vari interrogativi e un’ambiguità di fondo. Se i cattivi si riveleranno terrestri in preda a smanie di conquista e di sentirsi Dio, la professione di fede di Nemo nei confronti dell’umanità risulta anche un po’ azzardata. Ma Il mistero della pietra azzurra può essere letto sotto vari aspetti, oltre che come bella, divertente e appassionante avventura di fantascienza, con un finale che ti lascia un groppo in gola.
Sul modello delle eroine di Miyazaki ma anche delle majokko anni Ottanta, la protagonista della vicenda è comunque una ragazzina, Nadia: ma si tratta di un personaggio molto diverso, di rottura nel mondo degli anime, e la sua carica innovativa non verrà più ripresa in altre storie. Nadia è, in un mondo come quello giapponese dove la presenza di stranieri dalla pelle scura è meno che irrisoria, una ragazza mulatta: il suo unico precedente era forse la Jun de Il Grande Mazinga di Go Nagai. Effetto di esotismo, certo, ma molto raro nell’animazione di un paese in cui gli eroi e gli antieroi sono di tutti i colori ma stranamente non di colore.

Nadia è decisamente poco simpatica e accomodante, non è l’eroina tutta d’un pezzo alla Candy Candy: ha molte caratteristiche di tante protagoniste degli anime, dall’animaletto da compagnia, il leoncino King, al fatto di essere un’orfana, ma non ne ha certo l’abnegazione, la voglia di sacrificarsi, l’essere accomodante. Altro elemento di rottura: per essere una ragazzina, è decisamente sexy e poco vestita. Non siamo certo di fronte a un anime erotico, ma gli ammiccamenti di Nadia sono molto più di quelli che sarebbero consentiti a una protagonista di un anime per un target non di adulti come il suo. Infine, cosa che ha creato non poche polemiche: Nadia è vegetariana e in un Paese come il Giappone, la cui dieta è basata sul pesce e in parte sulla carne, non mangiare prodotti di origine animale è visto molto peggio che non in Europa o negli Stati Uniti, dove i vegetariani hanno ben altri spazi alimentari e possibilità di prodotti autoctoni.
A vent’anni di distanza, Il mistero della pietra azzurra serie tv e il film non eccelso ma interessante che ha fatto da seguito, resta un bell’esempio di fantascienza steam punk, genere in definitiva poco frequentato sia dagli anime sia dal cinema tout court. Un’avventura morale tra gli orrori di un passato remoto, gli eventi di un presente ormai lontano, in vista di un futuro fosco ma con una luce di speranza.

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Ghiandole salivari: anatomia e funzioni in sintesi

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Funzioni delle ghiandole salivari
Le ghiandole salivari producono un litro circa di saliva ogni giorno. La saliva svolge un ruolo importante nella lubrificazione della bocca, favorisce la deglutizione, contrasta la proliferazione di agenti microbici nel cavo orale e contribuisce alla digestione del cibo.

Le tre principali coppie di ghiandole salivari maggiori sono:

  • ghiandole parotidi (localizzate nella parte interna delle guance);
  • ghiandole sottomandibolari (localizzate nel pavimento della bocca);
  • ghiandole sottolinguali (localizzate sotto la lingua).

Esistono anche altre centinaia di ghiandole salivari minori nella bocca e nella gola, che contribuiscono ai processi digestivi promossi dalle ghiandole salivari maggiori. La saliva drena nella bocca attraverso dotti escretori, detti dotti salivari. In presenza di un problema a carico delle ghiandole salivari o dei suddetti dotti, è possibile l’insorgenza di sintomi quali gonfiore delle ghiandole salivari, secchezza delle fauci, dolore, febbre e drenaggio di gusto sgradevole in bocca.

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Ghiandole parotidi
Possediamo due ghiandole parotidi, una di destra ed una di sinistra. La ghiandola parotide è una ghiandola a secreto puramente sieroso, è la più voluminosa delle ghiandole salivari maggiori, pesa circa 25 – 30 grammi, presenta forma irregolare e lobulata, è di colore giallo grigiastro e di aspetto simile al tessuto adiposo. Si trova nella loggia parotidea, posizionata nella regione retromandibolare e precisamente tra il margine posteriore del ramo della mandibola anteriormente, il margine anteriore del muscolo sternocleidomastoideo posteriormente e l’articolazione temporomandibolare cranialmente.
Si distinguono nella parotide un corpo e due prolungamenti: anteriore e mediale o faringeo. Il corpo mostra una forma irregolarmente prismatico – triangolare con diverse facce ed estremità. Sotto il punto di vista strutturale la parotide è una ghiandola lobulare tubulo – acinosa composta, cioè composta da tante piccole e circoscritte aree parenchimali, i lobuli, da unità secernenti o adenomeri di forma sferoidale, gli acini, e da un sistema di dotti escretori, i tubuli. I lobuli sono delimitati da setti che si dipartono dalla superficie profonda della capsula che riveste la ghiandola, tali setti sono anastomizzati tra di loro e costituiscono lo stroma di sostegno dell’organo e il sistema di supporto di vasi, nervi e condotti escretori. Gli acini sono composti da aggregati cellulari disposti a formare un unico strato che formano nel complesso sferette cave rivestite da una membrana basale propria e circondate da una ricca rete di capillari. Il sistema escretore è costituito da un insieme i condotti distinti in intralobulari ed extralobulari; gli intralobulari sono divisi a loro volta in dotti intercalari e dotti striati o salivari, gli extralobulari sono invece raggruppati in condotti interlobulari, interlobari e dotto di Stenone. L’intero sistema escretore con gli acini annessi assume una configurazione tridimensionale assai simile ad un grappolo d’uva.
La vascolarizzazione della parotide è assicurata dalla carotide esterna, dall’arteria trasversa della faccia e dall’arteria auricolare posteriore. Tali vasi all’interno dell’organo si suddividono in numerosi rami che decorrono lungo i dotti escretori interlobari e interlobulari. Il deflusso venoso viene svolto dalla vena retromandibolare. L’innervazione sensitiva è assicurata dal nervo trigemino tramite il suo ramo auricolo temporale, l’innervazione eccitosecretrice arriva da fibre parasimpatiche originate dal nucleo salivatorio inferiore (glossofaringeo) che vi giungono attraverso l’auricolo temporale.

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Ghiandole sottomandibolari
Possediamo due ghiandole sottomandibolari, la destra e la sinistra. La ghiandola sottomandibolare presenta un corpo, di grandezza e forma di una mandorla, situato in una loggia osteofibrosa chiamata loggia sottomandibolare e un prolungamento superiore disposto al di sopra della doccia dei muscoli miloioidei nel contesto della sottomucosa del pavimento della cavità orale. Tale prolungamento si continua con il dotto di Wharton che decorre medialmente alla ghiandola sottolinguale e va a sboccare in corrispondenza delle caruncole linguali.
È una ghiandola mista con adenomeri costituiti per il 90% da acini sierosi e 10% da acini mucosi a fondo cieco in parte avvolti in semilune sierose conosciute come semilune del Giannuzzi. Gli acini sono composti da aggregati di cellule che si dispongono a formare un unico strato che nel complesso porta alla formazione di sferette cave rivestite da una membrana basale propria e circondate da una ricca rete di capillari; questa conformazione è molto simile a quella della parotide ma differisce per alcuni dettagli ultrastrutturali e, in particolare, per la conformazione dei granuli che mostrano al loro interno una zona più elettrondensa di forma lenticolare che corrisponde ad un diverso contenuto. Infatti, oltre alla proteina PRP tipica dei granuli parotidei, sono presenti diversi enzimi quali l’amilasi, la lattoferrina e la perossidasi. Gli elementi mucosi presentano una struttura piramidale e sono caratterizzati da un esteso reticolo endoplasmatico rugoso, da gocciole di muco e da un apparato del Golgi. Il sistema escretore è costituito da un insieme di condotti distinti in intralobulari ed extralobulari; gli intralobulari sono divisi a loro volta in dotti intercalari e dotti striati o salivari, gli extralobulari sono invece raggruppati in condotti interlobulari, interlobari e dotto di Warthon. Questa struttura è uguale a quella della parotide, con due differenze: la minore lunghezza dei dotti intercalari e il minor spessore del dotto escretore principale.
La ghiandola è irrorata dall’arteria facciale e dalla sottolinguale. L’innervazione è fornita da fibre ortosimpatiche ad azione eccitosecretrice mucosa e vascocostrittrice e da fibre parasimpatiche ad azione eccitosecretrice sierosa e vasodilatatrice di pertinenza del nervo intermedio di Wrisberg.

Ghiandole sottolinguali
Possediamo due ghiandole sottolinguali: la destra e la sinistra.La ghiandola sottolinguale pesa circa 3-5 g ed è situata a ridosso della fossetta sottolinguale della mandibola.
Inferiormente è in rapporto con i muscoli miloioideo e genioioideo, superiormente con la mucosa del pavimento della cavità orale, medialmente col muscolo genioglosso, il nervo linguale e il dotto del Wharton, lateralmente con la mandibola. È una ghiandola salivare mucosa fornita di 10-20 dotti escretori che si aprono indipendentemente nel solco alveolodentale. Talvolta è presente un dotto di dimensioni maggiori detto dotto di Bartolini dal nome dell’anatomista danese Caspar Bartholin che lo ha descritto, essendo però già conosciuto dal naturalista tedesco Augusto Rivino dal quale anche prende il nome (dotto del Rivino), si apre in prossimità del dotto di Wharton. Gli adenomeri misti presentano una conformazione a semiluna, detta a semiluna del Giannuzzi. Le fibre parasimpatiche originano dal nucleo salivare superiore e raggiungono il ganglio sottomandibolare o il ganglio sottolinguale. Le fibre ortosimpatiche provengono dal ganglio cervicale superiore. La vascolarizzazione è fornita dall’arteria sottomentale e le vene fanno capo alla vena linguale. I suoi linfatici fanno capo ai linfonodi sottomandibolari.
La secrezione della ghiandola sottolinguale è prevalentemente mucosa, pertanto essa è classificata come ghiandola mista. Al microscopio ottico, quindi, saranno visibili molte cellule chiare, a secrezione mucosa (i preparati per la colorazione sciolgono il muco glucidico) e poche cellule colorate (quelle a secrezione sierosa).

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Differenza tra separazione dei beni e comunione dei beni

MEDICINA ONLINE ANSIA DA MATRIMONIO MATRIMONIALE UOMO DONNA SINTOMI E NORMALE UN ANNO PRIMA SPOSI MARITO MOGLIE PAURA SPOSARSI CHE FARELa legge consente agli sposi di scegliere tra due regimi patrimoniali; la comunione dei beni o la separazione dei beni. Tale scelta potrà essere effettuata sia in sede di rito civile che di rito del matrimonio cattolico: al termine della cerimonia il Sacerdote o l’Ufficiale dello Stato Civile annoterà tale decisione sull’atto di matrimonio. Se gli sposi non espliciteranno alcuna scelta, dal 20 settembre 1975 per legge il regime patrimoniale legale della famiglia sarà in automatico la comunione dei beni. La scelta del regime patrimoniale potrà essere modificata con atto pubblico di fronte ad un notaio in qualsiasi momento della vita matrimoniale.

Scegliere come regime patrimoniale la comunione dei beni vuol dire che tutti i beni acquistati dopo le nozze sono di proprietà di entrambi i coniugi.

In particolare si intende di proprietà comune:

  • tutte le proprietà comprate dopo il matrimonio, anche se acquistate separatamente dai due coniugi. Si intende, quindi, case , terreni, automobili, fatta eccezione dei beni personali;
  • i rendimenti dei beni propri di ciascun coniuge, ad esempio quelli bancari;
  • le aziende gestite da entrambi i coniugi e costituite dopo il matrimonio;
  • gli utili e gli incrementi dell’azienda di proprietà di uno dei due precedentemente alle nozze, ma gestita da entrambi dopo il matrimonio;

Mentre sono esclusi dalla comunione:

  • beni di cui il coniuge era titolare prima del matrimonio;
  • beni acquistati da un coniuge per successione o donazione (salvo che non sia espressamente dichiarato che sono attribuiti alla comunione);
  • beni di uso strettamente personale;
  • beni che servono all’esercizio della professione;
  • beni ottenuti a titolo di risarcimento danni;
  • pensione per la perdita totale parziale della capacità lavorativa;
  • beni acquistati con il prezzo del trasferimento di altri beni personali o con il loro scambio, purché espressamente dichiarato.

I coniugi in regime di comunione legale dei beni possono agire con poteri disgiunti per il compimento di atti di ordinaria amministrazione, per quelli di straordinaria amministrazione devono, invece, agire congiuntamente. In caso di disaccordo sarà il Giudice a decidere se l’atto voluto da uno solo dei coniugi è necessario nell’interesse della famiglia o dell’azienda familiare.

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Lo scioglimento della comunione si può ottenere nelle seguenti ipotesi;

  • morte di uno dei coniugi;
  • dichiarazione di morte o di assenza presunta;
  • sentenza di divorzio;
  • sentenza o decreto di omologa della separazione personale;
  • fallimento di uno dei coniugi;
  • annullamento del matrimonio;
  • accordo convenzionale di abbandono del regime di comunione legale
  • separazione giudiziale dei beni

Scegliere come regime patrimoniale la separazione dei beni vuol dire che ciascuno dei due sposi ha la proprietà esclusiva dei beni acquistati sia prima che dopo il matrimonio, anche se fruiti in comune. Egli ha, quindi, tutto il diritto di goderli o amministrarli. Il regime di separazione dei beni produce l’effetto di attribuire al coniuge che effettua l’acquisto ogni diritto sul bene, in via esclusiva: i patrimoni del marito e moglie restano, quindi, separati durante il matrimonio, salvi i diritti di successione.

Per ottenere la cointestazione di un bene, una volta optata per il regime di separazione, occorrerà esplicitamente dichiarare all’atto di acquisito tale volontà, specificando anche la quota di comproprietà da assegnare.

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