Quello che pubblichi sui social indica se sei maniaco depressivo

MEDICINA ONLINE CELLULARE COLAZIONE SMARTPHONE APP WHATSAPP APPLICAZIONE PROGRAMMA TELEFONARE TELEFONO TELEFONINO PHONE CALL MARMELLATA MANGIARE DONNA MATTINA BREKFAST WALLPAPER PIC HI RIl disturbo bipolare, patologia in cui si alternano episodi di euforia a momenti di grande depressione, può essere “diagnosticato” precocemente analizzando i post che una persona pubblica su Twitter, almeno secondo quanto afferma uno studio della National Tsing Hua University di Taiwan pubblicato sul sito di divulgazione scientifica arXiv, nel quale si spiega che, con l’aiuto dell’intelligenza artificiale, si possono vedere i segni della malattia anni prima della diagnosi.

Logorroici, insonni e lunatici

L’inizio del disturbo bipolare, sottolineano gli autori, è caratterizzato da sintomi come l’eccessiva loquacità, i problemi del sonno e i rapidi cambiamenti dell’umore, e molti pazienti condividono sui social la loro condizione, compresa la diagnosi.
Per verificare se era possibile cogliere i segni premonitori i ricercatori hanno analizzato 10mila tweet dal 2006 al 2016 di più di 400 persone che avevano avuto una diagnosi di disturbo bipolare, confrontandoli con altri 400 presi a caso e usati come gruppo di controllo.

Fornire informazioni sui social

Il team ha analizzato il contenuto, la frequenza e l’orario dei post, studiando anche la variazione delle caratteristiche nel tempo, ‘insegnando’ infine ad un algoritmo ad effettuare l’analisi e a distinguere tra persone con i sintomi e individui sani. Il metodo, concludono gli autori, può individuare il 90% dei pazienti con fino a un anno di anticipo rispetto alla diagnosi. “I tweet di una persona che soffre di disturbo bipolare possono fornire molte informazioni sullo stato mentale – conclude l’articolo -. Queste persone stanno inconsciamente fornendo un set di dati che possono essere usati per ottenere informazioni”.

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Troppi giocattoli fanno male ai bambini

Dott. Loiacono Emilio Alessio Medico Chirurgo Medicina Chirurgia Estetica Roma Cavitazione Pressoterapia  Massaggio Linfodrenante Dietologo Cellulite Dieta Sessuologia Sex PSA Pene Laser Filler Rughe Botulino BAMBINI TABLET SCRIVERE DIFFICOLTABrutte notizie per genitori e parenti che scelgono come regalo di Natale per un bambino la soluzione più facile e scontata che esista: un giocattolo, sembra infatti che possederne troppi possa nuocere alla capacità di concentrazione e alla godibilità del gioco dei piccoli. Bimbi che dovrebbero, invece, averne a disposizione solo qualcuno, per impegnare il giusto livello di attenzione e sviluppare correttamente la propria creatività. A ‘bacchettare’ chi mette troppi balocchi sotto l’albero è una ricerca dell’università di Toledo pubblicata sulla rivista Infant Behaviour and Development.

La ricerca

I ricercatori hanno reclutato 36 bambini e li hanno invitati a giocare in una stanza per mezz’ora. Un gruppo aveva a disposizione solo 4 giocattoli, mentre l’altro ben 16. Osservandoli e studiandoli, hanno rilevato che i piccoli tirano fuori molta più creatività quando hanno fra le mani pochi giochi: trascorrono circa il doppio del tempo cercando di inventare usi diversi per lo stesso giocattolo, espandendo così il loro orizzonte cognitivo. Gli autori concludono che i genitori, ma anche gli operatori di asili nido e scuole materne, dovrebbero offrire ai bimbi solo pochi giocattoli, magari nascondendo quelli in eccesso e riproponendoli ciclicamente come fossero nuovi.

16 giocattoli

“Questo studio era finalizzato a determinare se il numero di giocattoli nell’ambiente influenzasse la qualità del gioco dei bambini – indica Carly Dauch, a capo della ricerca – e abbiamo proprio dimostrato che con 16 giocattoli peggiora sia la durata che l’intensità dello svago. Tutti quegli oggetti è come se interferissero fra di loro, rappresentando una distrazione dall’approfondimento. Mentre durante l’infanzia i piccoli sviluppano la capacità di concentrazione ed è importante metterli nelle condizioni di non essere ‘disturbati'”. Un’indicazione utile soprattutto per il Natale: solo nel Regno Unito si spendono 3 miliardi di sterline ogni anno in giocattoli – rivela il ‘Telegraph’ online – e un bambino in media possiede 238 giochi diversi ma si intrattiene di solito solamente con i suoi 12 preferiti, circa il 5% del totale.

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Il dilemma del porcospino: empatia e giusta vicinanza tra individui nella società

MEDICINA ONLINE PSICOLOGIA Arthur Schopenhauer Il dilemma del porcospino MENTE VICINANZA ANIMALI NATURA SONNO DORMIRE PET CUCCIOLO CUTE ANIMAL SLEEPING.jpgCome ben sapranno gli appassionati del bellissimo anime giapponese Neon Genesis Evangelion, in psicologia esiste una parabola ideata dal grande filosofo tedesco Arthur Schopenhauer chiamata “Il dilemma del porcospino”, metafora dei rapporti interpersonali, contenuta nel suo “Parerga e paralipomena”, volume II, capitolo XXXI, sezione 396. 

Alcuni porcospini, in una fredda giornata d’inverno, si strinsero vicini, vicini, per proteggersi, col calore reciproco, dal rimanere assiderati. Ben presto, però, sentirono le spine reciproche; il dolore li costrinse ad allontanarsi di nuovo l’uno dall’altro. Quando poi il bisogno di riscaldarsi li portò nuovamente a stare insieme, si ripeté quell’altro malanno; di modo che venivano sballottati avanti e indietro fra due mali. finché non ebbero trovato una moderata distanza reciproca, che rappresentava per loro la migliore posizione. Così il bisogno di società, che scaturisce dal vuoto e dalla monotonia della propria interiorità, spinge gli uomini l’uno verso l’altro; le loro molteplici repellenti qualità e i loro difetti insopportabili, però, li respingono di nuovo l’uno lontano dall’altro. La distanza media, che essi riescono finalmente a trovare e grazie alla quale è possibile una coesistenza, si trova nella cortesia e nelle buone maniere. […] Con tale distanza il bisogno del calore reciproco è soddisfatto in modo incompleto, in compenso però non si soffre delle spine altrui. Colui, però, che possiede molto calore interno preferisce rinunciare alla società, per non dare né ricevere sensazioni sgradevoli.

I porcospini vicini tra loro si feriscono reciprocamente con gli aculei, ma i porcospini troppo lontani tra loro muoiono assiderati. Le soluzioni sono due: o avvicinarsi quel tanto che basta per non ferirsi e scaldarsi comunque, o avere talmente calore da poter uscire dal gruppo senza morire assiderati. Nella società queste soluzioni corrispondono rispettivamente all’accontentarsi di stabilire con gli altri una distanza di sicurezza che sopperisca, pur in maniera incompleta, al bisogno del contatto reciproco, oppure l’evitare del tutto il relazionarsi con gli altri esseri umani, purché si possieda un “calore interno” sufficiente a resistere al vuoto ed alla monotonia dell’esistenza in solitudine, rinunciando alla società.

Il dilemma del porcospino è molto importante per un medico, un’infermiere o per tutti quei casi in cui il proprio lavoro serve ad aiutare altre persone in momenti difficili delle loro vite. Il medico deve essere abbastanza “vicino” emotivamente al paziente, per evitare di essere freddo con lui, pur tuttavia deve essere abbastanza “lontano” da lui per evitare di farsi coinvolgere emotivamente, fatto che potrebbe portare il medico a svolgere male il proprio lavoro. In un’altra situazione simile, perennemente “in equilibrio sul filo”, si trova un professore nei confronti dei suoi studenti: l’essere troppo rigido potrebbe portare l’alunno ad odiare per sempre la sua materia, ma l’essere troppo permissivo potrebbe portare l’alunno ad impegnarsi poco negli studi. Cosa fare quindi? Il professore migliore non è né troppo buono, né troppo cattivo: deve essere “giusto” come “giusta” deve essere la distanza di sicurezza tra i due ruoli. A tal proposito vi consiglio di leggere anche: Insegnare bene significa…

Il dilemma del porcospino entrò fortemente a far parte della psicologia quando fu riscoperto da Sigmund Freud nel suo “Psicologia delle masse e analisi dell’Io“. Il neurologo e psicoterapeuta austriaco affermò che il suo viaggio negli Stati Uniti nel 1919 fu dovuto a questo: “vado negli USA per scovare qualche porcospino selvatico e leggere qualcosa”.

Il professore di psicologia statunitense Jon Maner e i suoi colleghi (Nathan DeWall, Roy Baumeister e Mark Schaller) hanno fatto riferimento al “problema del porcospino di Schopenhauer” quando interpretavano i risultati di alcuni esperimenti in cui si esaminava come le persone reagissero all’ostracismo e ad altre forme di esclusione. I loro risultati mostrano che, per persone cronicamente ansiose, l’esperienza del rifiuto conduce a divenire relativamente asociali; ma fra persone dalla disposizione maggiormente ottimistica, l’esperienza del rifiuto conduce a intensificati sforzi di avvicinarsi agli altri. I ricercatori conclusero:

…va ricordata la risposta che Schopenhauer stesso suggeriva al dilemma del porcospino: infatti Schopenhauer asseriva che le persone cercano naturalmente una distanza di sicurezza dagli altri. “In questo modo” scriveva “il mutuo bisogno di calore viene soddisfatto solo in parte; ma le persone almeno non si feriscono”.

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Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo
Direttore dello Staff di Medicina OnLine

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Cranio e base cranica: ossa, anatomia e funzioni

MEDICINA ONLINE CRANIO OSSA VISTA ANTERIORE POSTERIORE VOLTA BASE CRANICA BASICRANIO IPOTALAMO IPOFISI SCHELETRO ENCEFALO NERVI SISTEMA NERVOSO ASSILE APPENDICOLARE TESCHIO SFENOIDE ETMOIDE  MANDIBOLA ATM BONE.jpgIl cranio è una struttura scheletrica, a componente cartilaginea ed ossea, presente nella testa dell’essere umano e dei vertebrati in generale. Il cranio ha un duplice, importantissimo, scopo, che è quello di:

  • contenere l’encefalo, varie ghiandole (ipotalamo, ipofisi…), gli organi di senso (occhi e porzione media ed interna dell’orecchio) e le strutture anatomiche collegate ad esse (nervi e vasi sanguigni e linfatici);
  • offrire protezione dagli urti alle delicate strutture appena elencate.

Oltre alle due funzioni appena elencate, se ne aggiunge una terza che è la masticazione del cibo tramite la articolazione temporo mandibolare e la mandibola.

La grande rigidità ed inestendibilità del cranio, così importante per proteggere le strutture in esso contenute, rappresenta però un problema nel momento in cui all’interno del cranio vi sia una struttura anomala, come un tumore o una emorragia, che tende ad aumentare la pressione intracranica ed a comprimere l’encefalo, determinando potenzialmente grandi danni ai suoi delicati tessuti.

Assieme alla colonna vertebrale ed alle coste, il cranio forma lo scheletro assile, che viene distinto da quello appendicolare (ossa degli arti, cintura scapolare e cintura pelvica).

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Anatomia del cranio dell’essere umano

Il cranio è un complesso osseo presente nella testa dell’essere umano. Ha la funzione di proteggere il cervello, il cervelletto ed il tronco encefalico, che sono contenuti al suo interno, ma alloggia anche molti organi sensoriali, quali occhi e orecchie, il primo tratto del sistema digerente e di quello respiratorio. Se non si considera la mandibola è generalmente diviso nel neurocranio, che si trova nella volta cranica, dove sono contenute le strutture nervose della testa, e nello splancnocranio, che si trova al di sotto della fronte, dove si trovano molti altri organi, tra cui quelli sensoriali. È senza dubbio la struttura ossea più complessa del corpo umano, essendo formato da 22 ossa sia pari che impari, spesso con forma altamente irregolare e connesse fra loro con una certa variabilità. La maggior parte di queste ossa sono piatte, formate da due tavolati, uno esterno più spesso, ed uno interno meno spesso, e da uno strato centrale spugnoso a bassa densità, detto diploe cranica. Lo spessore delle ossa varia generalmente in base alla copertura muscolare, per cui saranno più sottili (e potenzialmente più soggette a fratture) quelle parti del cranio ricoperte da un numero di muscoli o da una massa muscolare maggiore rispetto a quelle relativamente esposte. Un esempio del primo tipo è l’osso temporale, del secondo l’osso occipitale. Le ossa del cranio sono interconnesse da articolazioni fibrose dette suture, che tendono a chiudersi con l’invecchiamento, ciascuna entro un range di tempo più o meno definito, anche se non mancano eccezioni. Sono fondamentali, poiché consentono la crescita delle ossa del cranio durante lo sviluppo, crescita che avviene dall’interno verso l’esterno. Le suture del cranio sono sempre più complesse man mano che si procede dall’interno all’esterno e se ne possono distinguere tre tipi in base alle forze agenti su di esse. Il primo tipo è costituito da ossa adiacenti dai margini regolari, il secondo da ossa smussate sovrapposte le une alle altre, il terzo tipo da suture complesse formate da ossa interdigitate tra loro. Non è un caso che le prime siano molto diffuse nelle parti interne del cranio e le interdigitate siano molto comuni sulla sua superficie. L’ossificazione delle ossa del cranio è spesso di tipo intermembranoso; anche in età adulta queste continuano ad essere sede di emopoiesi (anche se giocano un ruolo minoritario in confronto al midollo osseo e ad altre ossa). Le ossa della base cranica si formano mediante un processo di ossificazione endocondrale e le loro articolazioni sono sincondrosi, ma vi sono anche due articolazioni sinoviali, la temporomandibolare e l’occipitoatlantoidea.

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Cranio: vista anteriore

Visto anteriormente il cranio si presenta come un osso dalla forma ovoidale, più larga superiormente che inferiormente, con due profonde cavità quadrangolari, dette cavità orbitali, poste lateralmente ad un’apertura piriforme detta cavità nasale; si distinguono poi altre due cavità triangolari, dette cavità mandibolari, poste medialmente all’osso omonimo. La parte superiore del cranio è in gran parte formata dalla squama dell’osso frontale che costituisce la fronte e il tetto delle cavità orbitali.
Subito al di sopra di ciascuna orbita vi sono le arcate sopraccigliari, rilievi dell’osso frontale che seguono il margine delle orbite e sono più prominenti nel maschio; superiormente a queste vi sono invece due tuberosità, più sviluppate nei bambini e nelle femmine. Lungo le arcate sopraccigliari si trovano i due fori sopraorbitari, passaggi per il nervo sopraorbitario e i vasi sanguigni associati. Le arcate sopraccigliari convergono medialmente a formare un rilievo centrale detto glabella. Inferiormente a questa l’osso frontale scende sino a formare una depressione palpabile subito al di sopra del naso; qui si articola con l’osso nasale tramite la sutura frontonasale e con il processo frontale dell’osso mascellare tramite la sutura frontomascellare. Lateralmente a ciascuna arcata sopraccigliare il processo zigomatico dell’osso frontale si articola con il processo frontale dell’osso zigomatico mediante la sutura frontozigomatica che si trova approssimativamente nel terzo superiore dell’orbita, a livello della sutura frontomascellare. All’interno di ciascuna orbita si articola con l’osso sfenoide mediante la sutura sfenofrontale e medialmente all’orbita con l’osso lacrimale mediante la sutura frontolacrimale.

L’osso nasale è un piccolo osso pari, di forma vagamente quadrangolare, ma molto variabile da individuo a individuo. Si estende inferiormente sino al terzo inferiore delle cavità orbitali e si articola con l’osso frontale tramite la sutura frontonasale e con l’osso mascellare tramite la sutura nasomascellare. Le due ossa nasali si articolano tra loro mediante la sutura internasale, a decorso verticale lungo l’asse maggiore dell’osso. Il punto in cui la sutura internasale e la sutura frontonasale si incontrano è detto Nasion.

L’osso zigomatico è pari, costituisce la parete laterale di ciascuna orbita nei suoi due terzi inferiori (il terzo superiore è fornito dall’osso frontale) e la metà più laterale del pavimento (la metà mediale è data dall’osso mascellare). Superiormente, presso le arcate orbitali si articola con l’osso frontale mediante la sutura frontozigomatica, medialmente con l’osso mascellare mediante la sutura zigomaticomascellare, a decorso obliquo convergente verso il naso, ed infine all’interno di ciascuna orbita con la grande ala dello sfenoide mediante la sutura sfenozigomatica. Nell’osso zigomatico si distinguono due piccoli fori, posti circa 0,5 cm al di sotto del margine laterale dell’orbita, detti fori zigomatici.

L’osso mascellare è pari e simmetrico, costituisce la faccia, la mascella, parte del pavimento delle cavità orbitali e le pareti laterali ed inferiori della cavità nasale. Si articola lateralmente con l’osso zigomatico grazie alla sutura zigomaticomascellare, con l’altro osso mascellare mediante la sutura intermascellare – segmento verticale pressoché retto posto al di sotto della spina nasale anteriore –, con l’osso lacrimale e con la lamina papiracea dell’etmoide all’interno di ciascuna orbita. Circa 1 cm inferiormente a ciascuna orbita presenta due fori ben distinguibili detti fori infraorbitari che forniscono passaggio ai nervi e vasi infraorbitari. L’osso mascellare fornisce anche i processi alveolari per l’arcata dentaria superiore, per un totale di 15-16 processi. Nella sua porzione interna alle orbite presenta una lieve depressione detta solco infraorbitale.

L’osso lacrimale è piccolo e posto medialmente ed internamente a ciascuna orbita. Si articola superiormente con l’osso frontale mediante la sutura frontolacrimale e anteriormente con il mascellare, nonché posteriormente con la lamina papiracea dell’etmoide. Nella sua parte mediale forma il sacco lacrimale che alloggia le ghiandole lacrimali, nonché un foro che, comunicando con il canale nasolacrimale, sbocca nel meato inferiore della cavità nasale. L’osso sfenoide costituisce il fondo di ciascuna orbita, ed è divisibile da due fessure a forma di “V” in grande ala dello sfenoide, l’area compresa nella “V”, e in piccola ala dello sfenoide, l’area compresa tra il segmento minore della “V” e il foro ottico, attraverso cui passa il nervo ottico. Le due fessure sono dette rispettivamente fessura orbitaria superiore (la minore) e fessura orbitaria inferiore (la maggiore). La fessura orbitaria inferiore dà passaggio ai nervi mascellari e ai vasi ancillari.

Lo sfenoide articola superiormente con l’osso frontale mediante la sutura sfenofrontale, lateralmente con lo zigomatico con la sutura sfenozigomatica. L’osso etmoide è rappresentato da una porzione della sua lamina papiracea, posta internamente alle orbite tra l’osso lacrimale, il mascellare e il processo orbitale dell’osso palatino (pressoché indistinguibile, essendo molto piccolo e poco caratterizzato). La lamina papiracea, di forma quadrangolare, possiede superiormente due minuscoli fori, i fori etmoidali anteriore e posteriore.

All’interno della cavità nasale è possibile distinguere inferiormente una lamina ossea connessa con la spina nasale anteriore del mascellare; si tratta della porzione nasale del vomere. Essa si articola superiormente con la lamina perpendicolare dell’osso etmoide, che si piega a sua volta superiormente in una struttura che ricorda il pigreco, formando i due cornetti nasali medi. Al di sotto di questi è possibile distinguere le due conche nasali inferiori che si piegano medialmente ad uncino.

La mandibola si articola sinovialmente con l’osso temporale; vista anteriormente presenta due processi, i rami della mandibola, ed un corpo che medialmente si innalza in un rilievo detto protuberanza mentale, costituita da due tubercoli e facilmente palpabile. Lateralmente ai tubercoli sono presenti i fori mentali, attraverso cui passa il nervo mentale e i vasi ancillari. La mandibola forma anche l’arcata dentaria inferiore con i suoi processi alveolari. Posteriormente all’osso frontale è possibile distinguere anche parte della squama dell’osso temporale e dell’osso parietale, nonché una piccola porzione dello sfenoide.

Denti

Il cranio è formato anche da 30-32 denti, 15-16 per ciascuna arcata che si connettono superiormente con l’osso mascellare e inferiormente con la mandibola.

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Cranio: vista laterale

Visto lateralmente il cranio distinguibile in una porzione facciale, in una temporale ed in una occipitale, procedendo antero-posteriormente. Il corpo della mandibola si piega lateralmente a formare un angolo poco superiore a 90º nel maschio e ancora più ampio nella femmina (dove l’angolo mandibolare è più dolce), formando quindi il ramo della mandibola, che superiormente si biforca nel processo coronoideo che procede al di sotto dell’arcata zigomatica e nel processo condiloideo che si articola con l’osso temporale nella cavità glenoidea. La cavità formata dalle due biforcazioni della mandibola, dallo sfenoide e dall’arcata zigomatica è detta fossa infratemporale, ed è totalmente visibile solo rimuovendo la mandibola e l’arcata zigomatica.

  • L’osso zigomatico si articola presso l’arcata zigomatica con l’osso temporale mediante la sutura temporozigomatica, superiormente con l’osso frontale mediante la frontozigomatica.
  • L’osso frontale superiormente si estende al di sopra della fronte fino ad articolarsi con la grande squama dell’osso parietale mediante la sutura coronale, con lo sfenoide mediante la sfenofrontale. Dall’arcata sopraorbitaria si sollevano due linee in rilievo, dette linee temporali superiore ed inferiore, che distinguono un’ampia depressione ovoidale (con l’asse maggiore orizzontale) detta fossa temporale, occupata per lo più dalle squame del parietale e del temporale, che non dal frontale.
  • L’osso temporale si articola presso l’arcata zigomatica con l’osso zigomatico, con la mandibola mediante la sua cavità glenoidea. La squama del temporale è adesa allo sfenoide mediante la sutura sfenosquamosa, con l’osso parietale mediante la sutura squamosa e, posteriormente, dalla parte mastoidea, con l’osso occipitale mediante la sutura occipitomastoidea. Nell’osso temporale sono distinguibili accanto al processo condiloideo, la lamina timpanica e il meato acustico esterno, al di sotto di esso il processo stiloideo (una spina ossea), posteriormente e lateralmente ad entrambi il processo mastoideo; tutti si trovano inferiormente alla porzione temporale dell’arcata zigomatica. Posteriormente e superiormente al meato acustico esterno è possibile distinguere una depressione detta triangolo soprameatale.
  • La squama dell’osso parietale costituisce gran parte della volta cranica e della porzione superiore del neurocranio; la attraversano le linee temporali superiore ed inferiore, tra le quali vi è un rilievo detto eminenza parietale. Il suo punto più elevato è detto Vertex. Si articola posteriormente con l’occipitale mediante la sutura lambdoidea, che confluendo con la sutura occipitomastoidea e con la parietomastoidea, costituisce un punto detto Asterion. Le suture coronale, sfenofrontale, sfenosquamosa, e squamosa confluiscono ad “H” in un punto di repere detto Pterion.
  • L’osso occipitale costituisce l’occipite del cranio, si articola con l’osso temporale mediante la sutura occipitomastoidea e con il parietale mediante la sutura lambdoidea.

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Cranio: vista superiore

Visto superiormente il cranio ha la forma di un ovale con diametro maggiore in corrispondenza del polo occipitale. Si distinguono quattro ossa: le due parietali a sinistra e a destra, che occupano la maggior parte della volta cranica, l’osso frontale, posto anteriormente e l’occipitale, posteriormente.

  • L’osso frontale costituisce una porzione cupoliforme e si articola con le due ossa parietali mediante la sutura coronale che discende lateralmente al cranio. Le due ossa parietali sono unite tra loro dalla sutura sagittale, particolarmente irregolare e seghettata. Lateralmente e a 1 cm circa da questa, nel suo terzo posteriore, sono talvolta distinguibili i due piccoli fori parietali. Il punto di confluenza della sutura coronale con la sutura sagittale è detto Bregma, il punto più alto del parietale (posto lungo la sutura sagittale) è detto Vertex, infine, il punto in cui la sutura sagittale si articola con la lambdoidea (articolazione tra parietale ed occipitale) è chiamato Lambda.
  • L’osso occipitale forma la parte minore della superficie superiore del cranio e si articola solo con l’osso parietale. Il Bregma è il punto di repere della fontanella anteriore nel cranio neonatale, che ha forma romboidale, il Lambda della fontanella posteriore, di forma triangolare, così come lo Pterion (nel cranio visto lateralmente) della fontanella sfenoidale, e l’Asterion della fontanella mastoidea.

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Cranio: vista posteriore

La porzione posteriore del cranio è formata in gran parte dalle due ossa parietali, che costituiscono la sua porzione superiore, dall’osso occipitale, che costituisce la porzione inferiore, e in minor parte dalle due ossa temporali, in posizione laterale alle prime due.

Le due ossa parietali si articolano con la sutura sagittale che scende posteriormente sino ad articolarsi con l’osso occipitale, dando origine alla sutura lambdoidea, che ricorda nella forma la corrispondente lettera greca (lambda). Lungo la sutura lambdoidea non sono infrequenti piccoli isolotti ossei detti ossa wormiane o ossa suturali, di forma irregolare e di numero molto variabile, che non hanno particolare significato clinico.

L’osso occipitale ha forma vagamente triangolare se visto posteriormente, presenta inferiormente un rilievo orizzontale detto protuberanza occipitale esterna, compresa tra le linee nucali superiore ed inferiore. Dalla protuberanza occipitale esterna si stacca una bassa cresta verticale detta cresta occipitale esterna. Il punto di confluenza della cresta con la protuberanza è detto Inion. Talvolta l’occipitale è diviso in una porzione inferiore e in una superiore di forma romboidale, detta osso intraparietale e divisa dall’occipitale mediante le suture occipitali trasverse.

Lateralmente al temporale sono presenti i processi mastoidei delle due ossa temporali, che presentano due piccoli fori, detti fori mastoidei, e due incisure proprio alla base del cranio, dette incisure mastoidee. Si articola con l’occipitale mediante la sutura occipitomastoidea e con il parietale mediante la parietomastoidea.

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Cranio: vista inferiore (base cranica)

La parte inferiore del cranio è la superficie più complessa di questa struttura ossea e si estende dagli incisivi alla linea nucale superiore dell’osso occipitale. È formata dalle ossa mascellare, zigomatico, palatino, vomere, sfenoide, temporale ed occipitale. Convenzionalmente si è soliti dividere la base cranica in una parte anteriore, compresa tra incisivi e spina nasale posteriore, una parte media dalla spina nasale al margine del forame magno occipitale e in una posteriore, compresa tra il forame magno e la linea nucale superiore.

Parte anteriore della base cranica

La parte anteriore della base cranica è formata dal palato, dall’arcata dentaria superiore e dalla metà anteriore dell’arcata zigomatica. La parte inferiore dell’osso mascellare si articola lateralmente con l’osso zigomatico mediante la sutura zigomaticomascellare. Medialmente all’arcata dentaria superiore è compresa un’area semicircolare costituita dal palato duro, parte integrante dell’osso mascellare. Sulla sua superficie, dietro agli incisivi è possibile distinguere il foro incisivo, ma su tutta la superficie sono presenti piccoli fori che alloggiano in vivo le ghiandole salivari palatine minori. Il foro incisivo dà passaggio al nervo nasopalatino e ai vasi palatini maggiori. Il palato duro è attraversato dagli incisivi alla sutura palatina trasversa (con l’osso palatino) dalla sutura palatina mediana che congiunge le due ossa mascellari. Posteriormente al palato duro del mascellare, vi è l’osso palatino. Esso presenta lateralmente due fori grandi all’incirca quanto il foro incisivo, detti fori palatini maggiori e subito al di sotto di essi altri due fori palatini minori, molto meno distinguibili. La lamina orizzontale del palatino lateralmente protrude verso l’uncino pterigoideo mediante i processi piramidali, medialmente con la spina nasale posteriore, a forma di spatola. Il setto nasale, posto superiormente alla spina nasale posteriore, è formato dalla lamina perpendicolare dell’etmoide che si articola con il vomere. Esso delimita le due fosse nasali posteriori, dette coane, il cui pavimento è costituito dal vomere ed in cui è possibile distinguere i cornetti nasali medi costituiti dall’etmoide. Esse si pongono in mezzo allo sfenoide e lo dividono nelle porzioni sinistra e destra.

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Parte media della base cranica

La parte media della base cranica è occupata in buona parte dallo sfenoide, osso a forma di pipistrello posto dietro la mascella e lateralmente alle coane, dalla gran parte dell’osso temporale e dal tubercolo faringeo dell’osso occipitale. Proprio dietro alle coane è presente una piccola porzione in rilievo dell’occipitale, detta appunto tubercolo faringeo, che dà attacco al rafe faringeo e a parte del muscolo costrittore della faringe. Lateralmente ad esso vi sono due fori irregolari e ben distinguibili detti fori laceri, che dividono in parte il tubercolo faringeo dalle rocche petrose del temporale e dallo sfenoide. Lo sfenoide presenta due processi, detti processi pterigoidei, formati ciascuno da due lamine, una mediale che si ripiega superiormente fino a terminare accanto al processo piramidale dell’osso palatino con una spina uncinata detto uncino pterigoideo. Anteriormente la lamina mediale è fusa con quella laterale, che risale costituendo la parete laterale di una fossa, detta fossa pterigoidea. Lateralmente alle due fosse pterigoidee si trovano le grandi ali dello sfenoide che risalgono nella fessura infratemporale e si articolano con l’osso temporale mediante le suture sfenosquamose. Postero-lateralmente a alle fosse pterigoidee sono presenti i due fori ovali, che forniscono il passaggio per branche del nervo trigemino, nervo piccolo petroso, al ramo meningeo accessorio dell’arteria mascellare interna e ad una vena che collega il seno cavernoso al plesso venoso pterigoideo. Lateralmente al foro ovale vi sono i due piccoli fori spinosi, di forma circolare, che danno passaggio all’arteria meningea media e alla branca meningea ricorrente del nervo mandibolare. Al di sotto di essi vi sono le spine dello sfenoide. Talvolta tra il foro ovale e la fossa scafoidea si riscontra il foro di Vesalio. L’osso temporale protrude lateralmente nei due tubercoli articolari che vanno ad unirsi al processo temporale dell’osso zigomatico tramite la sutura temporozigomatica, poi si ripiegano indietro contribuendo al pavimento della cavità infratemporale. La restante parte del temporale è formata dalle rocche petrose, poste inferiormente al tubercolo articolare e inclinate in direzione postero-mediale, che alloggiano l’orecchio medio ed interno, e terminano postero-lateralmente ripiegandosi nei due processi mastoidei. La rocca petrosa contribuisce a formare il foro lacero, attraverso cui passano nervi e vasi sanguigni, presenta due notevoli canali, detti canale carotideo e canale giugulare, che fanno passare rispettivamente l’arteria carotide e la vena giugulare interna, nonché i nervi vago e glossofaringeo. Subito al di sotto del canale carotideo si può riscontrare il minuscolo canale mastoideo. Tra essi una spina ossea diretta antero-inferiormente detta processo stiloideo, lungo da qualche millimetro a più di 1 cm e dietro di questo un piccolo foro detto foro stilomastoideo. Lateralmente e superiormente ad esso si apre il meato acustico esterno. Tra la rocca petrosa e il processo mastoideo vi è un solco stretto e profondo detto incisura mastoidea.

Parte posteriore della base cranica

La parte posteriore è occupata quasi esclusivamente dall’osso occipitale che si articola con il temporale mediante la sutura occipitomastoidea. Presenta superiormente un grande foro di forma ovale, detto forame magno occipitale, che si apre nella fossa cranica posteriore. Lo attraversano il tronco encefalico, in particolare l’estremità inferiore del bulbo, le meningi, le arterie vertebrali, il nervo accessorio spinale, il legamento apicale del dente dell’epistrofeo e la membrana tettoria. Lateralmente ad esso vi sono i due condili occipitali, di forma ovale, che presentano due faccette articolari, anch’esse ovali, che si connettono con le faccette superiori delle masse laterali dell’atlante. Sono orientati obliquamente in direzione del tubercolo faringeo. Al di sotto di ciascuno di essi vi è il canale dell’ipoglosso in cui passa il nervo ipoglosso, alla branca meningea dell’arteria faringea ascendente e a una vena del plesso basilare. Subito dietro ogni condilo vi è una depressione chiamata fossetta condilare che accoglie il margine posteriore dell’atlante, nonché il foro condiloideo. Al di sotto del forame magno sale superiormente la cresta occipitale esterna che si connette alla protuberanza occipitale esterna compresa tra le linee nucali superiore ed inferiore.

Superficie interna della volta cranica

La superficie interna della volta cranica si presenta decisamente concava ed è formata dall’osso frontale, in gran parte dalle due ossa parietali e per una piccola parte dall’osso occipitale. Anteriormente è collocato l’osso frontale, percorso antero-posteriormente da un rilievo detto cresta frontale, che si allarga procedendo posteriormente e si biforca verso la metà del frontale, originando un solco mediano attraverso cui passa il seno sagittale superiore (solco del seno sagittale superiore). La cresta frontale prosegue dividendo le due ossa parietali e contenendo la sutura sagittale, per poi terminare nell’osso occipitale al di sotto del Lambda. Nella zona postero-laterale dell’osso frontale si distinguono lievi solchi originati dalla branca anteriore dell’arteria meningea media. L’osso frontale è diviso dalle due ossa parietali dalla sutura coronale. Le due ossa parietali si articolano tra loro mediante la sutura sagittale e presentano diversi solchi dall’andamento variabile originati dai rami parietali dell’arteria meningea media, oltre che numerose e piccole foveole che alloggiano le granulazioni aracnoidee e sono di norma più numerose in età avanzata. La sutura sagittale si divide nella lambdoidea, delimitando la porzione visibile dell’osso occipitale.

Superficie interna della base cranica

Si divide per convenzione la superficie interna della base cranica nelle fosse craniche anteriore, media e posteriore. La fossa cranica anteriore si trova più in alto rispetto alla media, a sua volta questa è superiore a quella posteriore.

Fossa cranica anteriore

La fossa cranica anteriore è compresa tra la cresta frontale dell’osso frontale e il giogo dello sfenoide. Lungo la linea mediana l’osso frontale dà origine ad uno stretto rilievo, la cresta frontale, che presenta al suo interno la piccola impronta del seno sagittale superiore (solco del seno sagittale superiore), meglio visibile sulla superficie interna della volta cranica. La cresta frontale si assottiglia terminando nel foro cieco, anteriormente alla lamina cribrosa dell’etmoide. Lateralmente ad essa decorrono i solchi dei vasi meningei anteriori che tendono a seguire la lamina cribrosa per poi curvare lateralmente nella zona anteriore dell’osso frontale. Oltre il foro cieco la cresta frontale si ripresenta con la crista galli dell’etmoide, di forma semicircolare; decisamente più alta rispetto alla cresta frontale, essa percorre la lunghezza della lamina cribrosa e termina anteriormente al giogo dello sfenoide. La lamina cribrosa dell’etmoide è invece una placca ossea che si inserisce nel frontale e viene così chiamata per la presenza di numerosi piccoli fori su tutta la sua superficie. I più importanti, escluso il foro cieco, sono la fessura nasale, di forma irregolare, che connette la lamina cribrosa con il tetto delle cavità nasali, i fori etmoidali anteriore (collocato poco sotto la fessura nasale) e posteriore (collocato all’angolo postero-laterale della lamina cribrosa), che la connettono con le cavità orbitali a livello della lamina papiracea. Il foro cieco fornisce il passaggio per una vena emissaria del seno sagittale superiore, il foro etmoidale anteriore per l’arteria e il nervo etmoidale anteriori, i fori secondari della lamina cribrosa per i rami del nervo olfattivo ed il foro etmoidale posteriore per l’arteria, la vena e il nervo etmoidale posteriori. Posteriormente alla lamina cribrosa si estende allo stesso livello il giogo dello sfenoide, che si prolunga lateralmente nelle piccole ali dello sfenoide.

Fossa cranica media

La fossa cranica media, più ampia della anteriore, è definita dalle piccole ali dello sfenoide e i processi clinoidei anteriormente, dall’apice della piramide dell’osso temporale e dal dorso della sella turcica posteriormente. Il giogo dello sfenoide, oltre a prolungarsi lateralmente nelle piccole ali dello sfenoide che si articolano con l’osso frontale mediante la sutura sfenofrontale, si continua posteriormente nei due processi clinoidei anteriori, inclinati postero-medialmente e dalla forma triangolare. Le piccole ali dello sfenoide sono legate al corpo dello sfenoide da un’ampia radice anteriore legata al giogo dello sfenoide e da una spessa radice posteriore che si continua, discendendo inferiormente, con il solco chiasmatico del corpo dello sfenoide. Le due radici sono separate dai due canali ottici che sbucano nella parete postero-mediale delle cavità orbitali; attraverso di essi passano i nervi ottici che si incrociano a livello del chiasma ottico, nonché l’arteria oftalmica. Posteriormente ad esso vi è la sella turcica (così chiamata perché ricorda una sella turca), formata da un tubercolo, da una fossa (fossa ipofisaria), in cui in vivo è alloggiata l’ipofisi, in un dorso della sella, rilievo che si pone di nuovo a livello del tubercolo ipofisario e da due processi clinoidei posteriori che si prolungano antero-lateralmente dal dorso della sella turcica. Lateralmente ed inferiormente alla sella turcica si stendono le grandi ali dello sfenoide di forma semilunare, le quali si articolano lateralmente con l’osso parietale e posteriormente con la squama dell’osso temporale, mediante le suture sfenosquamosa e sfenoparietale. Il margine della sutura sfenosquamosa è seguito dal solco dei rami frontali dei vasi meningei medi, che poi si ramifica lateralmente anche nel temporale e nel parietale. Lateralmente alla sella turcica si trova il foro rotondo, che fornisce il passaggio per il nervo mascellare, latero-inferiormente il foro ovale, attraverso cui passano il nervo mandibolare, il nervo piccolo petroso e l’arteria meningea accessoria e il foro spinoso, attraverso cui passano l’arteria e la vena meningea medie e il nervo spinoso (appartenente al nervo mandibolare). Si riscontra poi il foro del Vesalio (non sempre presente), mediale al foro ovale. Il foro lacero è posto alla giunzione tra sfenoide, temporale ed occipitale, latero-inferiormente al dorso della sella turcica; attraverso di esso non passano vasi sanguigni o nervi. Latero-inferiormente allo sfenoide si trova la squama dell’osso temporale, segnata dai solchi del nervo piccolo petroso e del nervo grande petroso, ed inferiormente dal rilievo detto eminenza arcuata, che costituisce la faccia anteriore della piramide dell’osso temporale. I due nervi petrosi sboccano dagli orifizi omonimi (orifizio del canale del nervo piccolo petroso e del nervo grande petroso), posti inferiormente al foro spinoso. Lateralmente alla squama del temporale vi è l’osso parietale, senza particolari caratteristiche anatomiche, se non la continuazione dei solchi dei vasi meningei medi (loro rami parietali).

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Fossa cranica posteriore

La fossa cranica posteriore è compresa tra l’apice della piramide del temporale e il margine posteriore dell’osso occipitale. È la fossa cranica più voluminosa. Posteriormente al dorso della sella turcica lo sfenoide discende inferiormente e si articola con l’osso occipitale nella porzione detta clivo e nella parte basilare. Dietro alla parte basilare dell’occipitale vi è il forame magno e lateralmente ad esso i solchi dei vasi meningei posteriori, mentre posteriormente si trova il solco del seno occipitale compreso tra le creste occipitali interne, che formano una “V” al cui interno è il solco. Le creste si fondono posteriormente nella protuberanza occipitale interna da cui si dipartono con due curve in direzione antero-laterale i solchi dei seni trasversi. L’osso temporale nella fossa cranica posteriore è rappresentato dalla faccia posteriore della sua piramide. Attraverso di essa sbocca il meato acustico interno e più lateralmente, se presente, il foro mastoideo. Lateralmente al forame magno si riscontra il canale dell’ipoglosso (vi passa il nervo ipoglosso) e latero-inferiormente il canale condiloideo attraversato da una vena emissaria fra il seno sigmoideo e le vene cervicali. Superiormente al canale condiloideo vi è il foro giugulare, che dà passaggio al seno petroso inferiore, al seno sigmoideo, all’arteria meningea posteriore e ai nervi glosso-faringeo, vago e accessorio. Lateralmente al foro giugulare è presente una stretta fessura, l’orifizio dell’acquedotto del vestibolo, che contiene un condotto endolinfatico.

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Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo
Direttore dello Staff di Medicina OnLine

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La differenza tra ciò che siamo e ciò che potremmo diventare

MEDICINA ONLINE MONTAGNA AFORISMA DIFFICOLTA VITA PANORAMA STORIA UOMO POTENZIALITA SALITA VITTORIA SEGRETO VIVERE FELICE FELICITA LAVORO AMORE VISTA DIFFICILE.jpgNon è vero che il mondo è facile. Il mondo non è facile. Il mondo è difficile. La vita è difficile. Ma può essere ancora più difficile se non sfrutti l’enorme potenziale nascosto nei 100 miliardi di neuroni e nei milioni di miliardi di sinapsi che in questo preciso momento stanno lavorando per te, proprio per TE, all’interno del tuo cervello. Il più grande spreco del mondo è la differenza tra ciò che siamo e ciò che potremmo diventare. Ognuno di noi ha delle qualità: scoprile ed impara a sfruttarle al massimo, ed il mondo, forse, sarà un po’ più semplice! E ricorda: più la montagna da scalare è alta, più sarà bello il panorama quando avrai raggiunto la cima.

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Operato al cervello per un tumore mentre suona il clarinetto

MEDICINA ONLINE CHIRURGO CHIRURGIA OPERAZIONE CHIRURGICA TERAPIA ASPORTAZIONE BISTURI SALA OPERATORIA TUMORE CANCRO SUTURA MASSA TUMORALE STADIAZIONE MAMMELLA POLMONI TECNICA GENERALE ADDOMINALE BIOPSIA AGOASPIRATOLo scorso settembre si è svolto un intervento chirurgico per tumore cerebrale del tutto particolare, il primo così concepito in Italia, all’ospedale S.Anna di Ferrara dal reparto di Neurochirurgia diretto da Michele Alessandro Cavallo, punto di riferimento nazionale per interventi in awake surgery (chirurgia su soggetti svegli). Il paziente, che soffriva di epilessia causata dal cancro, è stato operato da sveglio mentre suonava il clarinetto, in condizione vigile e collaborativa.

Perché un intervento svolto così?

Per capire il motivo di tale tipologia di operazione, bisogna capire che in caso di tumori cerebrali l’obiettivo neurochirurgico è doppio: asportare quanta più massa tumorale possibile e minimizzare i potenziali danni alle funzioni cerebrali provocati dall’asportazione della parte cerebrale interessata. Esistono strumenti per monitorare le funzioni motorie, ma non le sensitive ed il fatto che il paziente sia un musicista professionista ha costituito la base per tentare di presidiare, con esiti positivi, anche il sensitivo. Suonare il clarinetto, infatti, richiede movimenti veloci e precisi delle dita, quindi questa pratica ha permesso di monitorare – durante l’operazione – la capacità del cervello del paziente di saper gestire tali movimenti complessi, indicando in tempo reale che la perdita di funzione cerebrale era effettivamente la minima possibile.

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Gli egoisti più felici dei “buoni”: sono meno a rischio depressione

MEDICINA ONLINE FELICITA HAPPINES GIRL WOMAN CUTE YOUNG BIKE BICICLE FLOWERS WOODS NATURA NATURE BICICLETTA DONNA FIDUCIA CORAGGIO SUCCESSO SPORT VITA ALLEGRIAUno studio recentemente pubblicato sulla rivista Nature Human Behavior, condotta da Masahiko Haruno dell’università Tamagawa di Tokyo, sembra indicare che le persone individualiste – qualcuno potrebbe dire “egoiste” – sono più felici delle persone “buone” che invece si affliggono per torti subiti dagli altri, insomma che hanno un orientamento pro sociale (a favore della società): queste ultime hanno un più elevato rischio di depressione.

La ricerca

La ricerca coinvolto un gruppo di giovani adulti al di sotto dei 30 anni ed ha innanzitutto diviso il campione in due sottogruppi: da una parte coloro che hanno un atteggiamento prosociale (caratterizzati da un profilo di attività cerebrale molto preciso e quindi riconoscibili con una risonanza magnetica), dall’altra gli individualisti. I primi, quando sono testimoni di un torto subito da altri, (anche quando il torto si traduce per loro stessi in un vantaggio economico), attivano regioni neurali legate a stress e paura (amigdala in primis), segno che sono profondamente infastiditi dalle ingiustizie. Gli altri attivano queste regioni solo quando sono loro stessi in prima persona a subire un torto, non quando l’ingiustizia ricade sugli altri ed è a loro favore.

Egoisti meno depressi

Dopo aver operato questa suddivisione i ricercatori hanno sottoposto l’intero campione a un questionario di misura della depressione clinica (chiamato “scala Beck”) che misura sintomi di depressione clinica intervenuti nelle due settimane precedenti la somministrazione del questionario: è emerso che le persone con indole prosociale, contente di fronte a condizioni di equità (ad esempio economiche) totalizzano un punteggio maggiore su questa scala quindi hanno un rischio maggiore di aver fatto esperienza di depressione nelle due settimane precedenti rispetto agli individualisti. Ciò resta vero anche a lungo termine, cioè anche se la stessa scala Beck viene riutilizzata sullo stesso campione a un anno di distanza dalla prima prova.

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Carezze, baci e conforto lasciano tracce nei geni dei bambini

MEDICINA ONLINE FATHER PADRE SON SONS FIGLIO MAN UOMO GENITORE FAMILY FAMIGLIA MADRE MENTE CERVELLO CRESCITA BAMBINO BIMBO AMORE FAMIGLIARE COMPONENTI MADRE PATRIGNO PROBLEMI ANAFFETTIVOBaci, carezze ed in generale il contatto fisico con i bimbi, sin da molto piccoli, può lasciare tracce nei loro geni. E’ quanto emerge da uno studio del British Columbia Children’s Hospital Research Institute, pubblicata su Development and Psychopathology. Coloro che hanno vissuto più stress da neonati e hanno al tempo stesso ricevuto meno contatto fisico all’età di quattro anni e mezzo risultano avere un profilo molecolare nelle cellule sottosviluppato per la loro età.

La ricerca

La ricerca inglese ha coinvolto 94 bambini sani. I ricercatori hanno chiesto ai genitori dei piccoli a 5 settimane di vita di tenere un diario del comportamento dei loro bambini (come dormivano e si nutrivano, se piangevano), nonché di specificare se ne prendessero cura con il contatto fisico e per quale durata. Quando i bambini avevano circa 4 anni e mezzo, è stato prelevato un campione di Dna tamponando l’interno delle loro guance. Il team ha esaminato una modifica biochimica chiamata metilazione del DNA.

I risultati

I risultati hanno individuato differenze consistenti tra i bimbi che avevano ricevuto poco o molto contatto fisico, in particolare in cinque siti di Dna specifici in due dei quali rientrano dei geni: uno svolge un ruolo nel sistema immunitario e l’altro è coinvolto nel metabolismo. Non solo: coloro che avevano avuto un disagio più elevato ricevendo al contempo poco contatto fisico risultavano con un’età “epigenetica” inferiore a quella attesa. Gli studiosi vogliono ora esaminare ancora i bambini per capire esattamente le implicazioni sulla salute, soprattutto per quanto riguarda lo sviluppo psicologico.

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