L’arma segreta per dimagrire? E’ l’indice glicemico

MEDICINA ONLINE VEGAN GIRL VEGETARIAN EAT WOMAN DINNER CRUDISTI FRUTTARIANI VEGETARIANI VEGETARIANI DIFFERENZE VERDURA CARNE CIBO PROTEINE WALLPAPER HD PHOTO PICTURE HI RES EATING MANGIARE DIETA CIBO RICETTA CAROTA VEGETALI KCALChiunque ha la voglia e il desiderio di eliminare quel grasso superfluo che non ci permette di avere un fisico asciutto, atletico, funzionale e anche bello esteticamente parlando. Ormai le ultime ricerche in campo alimentare hanno portato alla conoscenza di altri aspetti molto più importati del conteggio delle calorie totali assunti duranti ogni pasto, e durante la giornata. E’ arrivato il momento di cambiare abitudini e considerare il cibo come un “farmaco potente” a nostra disposizione per raggiungere uno stato di salute invidiabile. Tutti penseranno che non sia possibile eliminare il grasso corporeo senza seguire una dieta a “restrizione calorica”, e stressandosi con conteggio di calorie e quant’altro ancora, con il risultato che dopo un po’ di tempo siamo più stressati di prima e con risultati mediocri. Uno dei più importanti valori da tener presente ai fini del dimagrimento è l’Indice Glicemico. Esso esprime la velocità con cui i carboidrati arrivano nel sangue dopo essere stati assimilati. Quanto più è alto questo indice, tanto più velocemente quei particolari zuccheri passano nel sangue, e tanto più male fanno alla nostra salute e alla nostra condizione fisica. Ad esempio, le patate al forno (amidi, quindi complessi) hanno un indice glicemico notevolmente più alto (121) del comune zucchero da cucina (92); la pasta (79) viene assimilata molto più rapidamente di uno zucchero semplice come il fruttosio (32).

La risposta insulinica dipende dalla quantità di zuccheri nel sangue, e quindi oltre che dall’Indice Glicemico anche dal Carico Glicemico, cioè tiene conto anche della densità dei carboidrati presenti in un certo volume. Praticamente questo significa che se si mangia un alimento a basso indice glicemico, per avere lo stesso carico glicemico, se ne potrà mangiare di più rispetto ad un cibo che ha l’indice glicemico più alto. Più il carico glicemico è alto, più i carboidrati arrivano velocemente nel sangue e innalzano repentinamente la glicemia; più la glicemia diventa alta, più Insulina (ormone) viene prodotta dal pancreas per cui si verifica una brusca caduta del livello ematico di glucosio, cioè si verifica uno stato di ipoglicemia con fame e irrequietezza. In definitiva con un consumo non controllato di carboidrati ad alto carico glicemico si hanno due principali effetti sgraditi: iperproduzione insulinica e sensazione di fame. Quindi oltre a tener presente l’Indice Glicemico di un alimento è fondamentale non consumarne neanche tanti di alimenti a basso indice glicemico. Esempio, prendiamo una mela che ha un indice glicemico basso, se ne mangio più di due il carico glicemico aumenta e quindi di conseguenza anche la risposta insulinica aumenta con la stessa conseguenza di aver mangiato una banana che ha un indice glicemico alto.

Purtroppo quando si parla di dimagrimento ci sono tanti “falsi miti ” da sfatare e tanti macchinari che vengono proposti per dimagrire, i quali non hanno nessuna efficacia scientifica se non quella di promuovere e vendere il prodotto senza pensare alla salute del soggetto. La cosa importante è capire che ci sono alimenti di qualità che non possono mancare nella nostra alimentazione quotidiana, e ci sono invece delle “diete da banco” che non hanno alcuna efficacia sul “Vero ” dimagrimento. Ricordate che per dimagrire c’è necessità di prefiggersi diversi obiettivi fondamentali:

1) Perdita di grasso corporeo e non di liquidi

Molte diete vengono proposte con l’intento di dimagrire velocemente eliminando in maniera drastica le calorie assunte, aumentando in maniera eccessiva la quota di proteine, con la conseguenza che aumentare nell’organismo le scorte azotate (sostante prodotte dalla scissione delle proteine), le quali vengono eliminate con le urine e si verifica una situazione di disidratazione che ci illude di essere più magri, dopo qualche tempo si riprendono ” i falsi chili persi”

2) Mantenimento della massa magra

Una corretta alimentazione dovrebbe fare in modo di mantenere inalterata o aumentare la massa magra (muscoli) per farsi di mantenere alto il metabolismo basale , cioè il fabbisogno energetico giornaliero indispensabile per svolgere le normali attività di routine. Una dieta drastica non fa altro che “mangiare” i muscoli , quindi aumentare il catabolismo, e di conseguenza utilizzare i muscoli dal punto di vista energetico. Ecco perché le sole diete senza attività fisica quotidiano non possono portare a una perdita di peso e soprattutto a un mantenimento del peso acquisito.

3) Scelta di alimenti a basso indice glicemico

come abbiamo visto nella premessa, non sono solo importanti le calorie assunte, ma fondamentale diventa da dove prendiamo queste calorie. Mangiare verdura per un totale di 300 calore è differente che mangiare pasta per un totale di 300 calorie, perché la risposta ormonale, e quindi glicemica è completamente differente. Le verdure hanno un indice glicemico più basso, mentre la pasta (non integrale) ha un indice glicemico più alto. Dopo un’abbuffata di carboidrati ad alto indice glicemico ci verrà subito fame, mentre alimentandosi con alimenti a basso indice glicemico saremo sazi per diverse ore. Quindi non più programmi alimentari a conteggio ossessivo delle calorie, ma basta sfruttare al meglio le proprietà di alcuni cibi di aumentare il metabolismo, come le proteine, e di cibi a basso indice glicemico che invece di farci accumulare grasso, ci permette di eliminarlo.

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Come varia l’indice glicemico?

L’indice glicemico varia in base:

  • Alla tipologia di alimenti: a basso, medio , alto indice glicemico
    • ALTO INDICE: glucosio, miele, pane bianco, patate cereali, cracker, cereali per la prima colazione, uva, banane, CAROTE, riso.
    • MODERATO INDICE: pane integrale, pasta (gli spaghetti sono quelli con l’indice glicemico più basso), mais, arance, cereali integrali per prima colazione, riso brillato.
    • BASSO INDICE: fruttosio, yogurt, piselli, mele, pesche, fagioli, noci, riso parboiled, latte.
  • Alla loro cottura: un qualsiasi alimento cotto o troppo cotto ha un determinato indice glicemico, ad esempio , la pasta al dente ha un indice glicemico più basso della pasta scotta. La carota cruda ha un indice glicemico più basso di quella cotta.
  • Alla presenza di fibre: le fibre rallentano l’assorbimento degli zuccheri, quindi la pasta integrale, o cereali in genere integrali, hanno un indice glicemico più basso della pasta normale. Idem , per il pane integrale o di farina 00.
  • Alla presenza di grassi: i grassi presenti negli alimenti hanno la stessa funzione delle fibre , rallentano l’assorbimento degli zuccheri, e hanno la proprietà di farci sentire sazi. Il consiglio è di mangiare prima alimenti che contengono più grassi, esempio il salmone, e poi carboidrati , come la pasta.

E’ ovvio che anche il rispettare queste indicazioni scientifiche , ma pratiche al tempo stesso, è fondamentale non essere troppo severi con se stessi e lasciare sempre un margine di flessibilità nella scelta degli alimenti, facendo in modo di alternare sempre gli alimenti, e utilizzare a ogni pasto un mix , di carboidrati a basso o medio indice glicemico, proteine nobili preferibilmente dal pesce, e grassi monoinsaturi e polinsaturi. Evitate il digiuno per non avere l’effetto contrario del dimagrimento intelligente, anche perché chi fa attività fisica regolarmente non ha grandi necessità di digiunare, in quanto il metabolismo è sempre attivo, ma allo stesso tempo non si pensi che visto l’attività fisica svolta ci si possa sbizzarrire più del solito a tavola.

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Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo
Direttore dello Staff di Medicina OnLine

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Dieta sana: 5 rapidissimi consigli per la tua salute

MEDICINA ONLINE CIBO DIETA ALIMENTAZIONE PASTA RISO SUGO DIABETE CIBI GLICEMIA CARBOIDRATI PRANZO CUCINA CENA RICETTALa salute e il benessere iniziano dalla tavola: una dieta sana e corretta, infatti, rappresenta la premessa per uno stile di vita equilibrato e attivo. Anche l’apporto idrico è importante. È essenziale sottolineare che il benessere non è fatto di grandi rinunce, ma si basa su piccoli accorgimenti da seguire quotidianamente.

1) Pasto completo e vario

Fare dei pasti completi variando spesso i cibi presenti sulla tavola: in questo modo si eviterà la tentazione di “pasticciare” tra i pasti.

2) Prima colazione abbondante

Fare un’abbondante prima colazione perché, dopo una notte di sonno, il nostro organismo ha bisogno di energia per rimettersi in moto e trovare il buonumore per affrontare la giornata.

3) Pranzo 

Strutturare il pranzo mangiando di tutto, tenendo d’occhio la quantità, ma appagando completamente il senso di fame. Sulla tavola non dovranno mai mancare frutta (una mela al giorno…) e verdura, scelte fra quelle di stagione. In più è fondamentale mangiare lentamente, senza stress o distrazioni per gustare al meglio il piacere del cibo. Preferire pasta e riso integrali (con indice glicemico più basso).

4) E se viene fame tra i pasti?

Concedersi spuntini per i buchi allo stomaco di metà mattino o del pomeriggio, con uno yogurt o un frutto oppure una barretta ai cereali. In più, bere molta acqua nel corso della giornata per idratarsi nel modo corretto.

5) E’ ora di cena

Fare una cena equilibrata e leggera, pensando che di notte il corpo riposa ed esige solo l’energia necessaria per mantenere in funzione gli organi (metabolismo basale). Questo significa che gli eccessi alimentari serali implicano un’energia inutilizzata che rischia di essere immagazzinata sotto forma di grasso. Inoltre, è bene facilitare la digestione evitando piatti pesanti e troppo conditi.

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Lo stretching: benefici e le 6 regole per eseguirlo bene

Lo stretching è una metodica di allenamento che consiste nell’allungare la muscolatura e la sua pratica costante aiuta a raggiungere una buona mobilità articolare.  Lo stretching, così come lo conosciamo in occidente, è stato divulgato in Europa da Bob Anderson.
Il suo metodo è il precursore di altre tecniche che si sono evolute nel corso degli anni.

I benefici dello stretching

A livello muscolo-scheletrico, lo stretching aumenta la flessibilità e l’elasticità dei muscoli e dei tendini, con un miglioramento globale della capacità di movimento.
Inoltre è un’ottima forma di prevenzione delle contratture muscolari, in alcuni casi diminuisce la sensazione di fatica e può prevenire traumi muscolari e articolari. Anche i benefici sulle articolazioni sono notevoli: consente infatti di migliorare l’elasticità dei muscoli e stimolare la “lubrificazione” articolare, contribuendo all’attenuazione delle malattie degenerative come l’artrosi. Di fatto mantiene “giovani” le articolazioni, rallentando la calcificazione del tessuto connettivo. Gli esercizi di allungamento aiutano inoltre anche a diminuire la pressione arteriosa favorendo la circolazione, favoriscono il rilassamento riducendo lo stress fisico e migliorano la coordinazione dei movimenti.

Le regole per eseguirlo correttamente

Per eseguire lo stretching in modo corretto, occorre seguire alcune regole:

  1. è importante individuare il gruppo muscolare da allungare, cercare una posizione comoda ma efficace che, una volta raggiunta, va mantenuta per un tempo da 15 a 30 secondi;
  2. è importante che l’allungamento non superi la soglia del dolore;
  3. prima dello stretching, è importante che il muscolo sia caldo, pertanto sembrerebbe più adatto dedicarsi allo stretching alla fine dell’allenamento, per aiutare il corpo a rilassarsi dopo la sessione di lavoro; va però sottolineato come alcuni autori suggeriscano, per aumentarne l’efficacia (soprattutto a livello del tessuto connettivo), di eseguire lo stretching a freddo;
  4. è importante usare un abbigliamento comodo, che permetta movimenti molto ampi e senza intralciare la respirazione;
  5. importante è anche l’ambiente in cui ci si allena: lo stretching solitamente prevede una serie di posture che si eseguono a terra. Il pavimento non deve essere dunque freddo ed è bene utilizzare un tappeto in modo che la superficie su cui ci si allunga sia relativamente confortevole;
  6. l’ambiente non dovrebbe essere rumoroso, perché questo non contribuisce al rilassamento.

FONTE

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Disfunzione erettile (impotenza): cause, prevenzione e cure

MEDICINA ONLINE GELOSIA UOMO COME FUNZIONA ONE HUNGRY SAD COUPLE AMORE DONNA PENE EREZIONE IMPOTENZA DISFUNZIONE ERETTILE VAGINA SESSULITA SESSO COPPIA LOVE COUPLE FRINEDS LOVER SEX GIRLDopo aver parlato delle misure medie del pene, e delle sue misure massime e minime, mi è sembrato interessante trattare oggi di un problema della sfera sessuale che interessa e crea profondo disagio in moltissimi uomini, trasversalmente e senza differenze di età, ceto sociale o nazionalità. Sto parlando dell’impotenza. Problemaveramente diffuso, anche se ovviamente ben pochi sono disposti ad ammetterlo pubblicamente. Da un’indagine Doxa Pharma si apprende infatti che “circa il 30% degli uomini vive con ansia le prestazioni sessuali e il 22% si dice insicuro difronte a donne esigenti. La disfunzione erettile riguarda il 13% degli uomini tra i 40 e i 70, ma ben uno su due ha avuto difficoltà di erezione almeno una volta nella vita”.

Cos’è la disfunzione erettile?

La disfunzione erettile, quella che fino ad alcuni anni fa veniva denominata “impotenza“, è l’incapacità di ottenere o di mantenere un’erezione sufficiente per il rapporto sessuale. Viene distinta in disfunzione primaria o secondaria rispettivamente se è manifestata fin dall’inizio dell’attività sessuale del soggetto o se è intervenuta in un secondo momento, dopo un periodo di attività sessuale soddisfacente.
Si parla inoltre di disturbo generalizzato o situazionale a seconda se è sempre presente nell’attività sessuale dell’uomo o soltanto in determinate situazioni, attività o partner.
Può infine essere di natura psicologica o organica anche se molto spesso questi due aspetti coesistono e come vedremo creano dei circoli viziosi che si peggiorano a vicenda.
Avere saltuariamente un problema di erezione non deve necessariamente causare preoccupazioni, simili episodi accadono nella vita di qualsiasi uomo.
Tuttavia se la disfunzione erettile è un problema persistente, può causare stress e problemi relazionali e può pregiudicare la propria autostima e l’equilibrio stesso del rapporto.
Anche se può sembrare difficile parlare con il medico del problema, è fondamentale farlo per migliorare la propria qualità di vita e quella del partner; inoltre, bisogna sapere che la gran parte dei casi è trattabile.
Negli uomini anziani, la disfunzione erettile solitamente ha una causa fisica, come malattie o effetti collaterali dei farmaci.
Tuttavia, l’invecchiamento non è una causa diretta della disfunzione erettile, anche se chiaramente può influire.
La disfunzione erettile può essere trattata a qualsiasi età. Infatti, sempre più uomini tornano alla normale attività sessuale grazie ai trattamenti  che offre la medicina.

Da quale età si verifica la disfunzione erettile?

Non c’è una risposta netta a questa domanda. La maggior parte degli uomini è colpita da questa malattia a partire dai 40 anni e, generalmente, l’incidenza della malattia aumenta con l’età, tuttavia negli ultimi tempi si sta verificando un aumento di casi di impotenza tra i giovani, leggi anche: Masturbazione compulsiva e dipendenza dalla pornografia online causano impotenza anche nei giovani: colpa dell’effetto Coolidge

Come si verifica l’erezione?

L’erezione del pene comporta l’interazione di complessi processi fisiologici, che coinvolgono i sistemi nervoso, ormonale (endocrino) e vascolare, e di componenti psicologiche. Qualsiasi anomalia che interessa questi sistemi può avere un impatto significativo sulla capacità di sviluppare e mantenere l’erezione.
Le stimolazioni che raggiungono il pene determinano un significativo flusso sanguigno verso i corpi cavernosi, che riempiendosi di sangue, aumentano il loro volume e, per effetto della pressione, danno rigidità al pene. Il sangue che entra ad alta pressione non viene rilasciato per l’azione contenitiva della tunica albuginea, che avvolge i corpi cavernosi, fin quando non sia avvenuta l’eiaculazione o fin quando la stimolazione non si sia conclusa. In parole povere il sangue rimane letteralmente intrappolato nei corpi carvernosi, almeno finché serve!

Quali sono le cause di disfunzione erettile?

Poiché l’erezione richiede una precisa sequenza di eventi che coinvolgono cervello, ormoni, emozioni, nervi, muscoli e vasi sanguigni, la disfunzione erettile può verificarsi quando uno di questi eventi si interrompe.
Allo stesso modo, lo stress e problemi di salute mentale possono causare o peggiorare la disfunzione erettile. Spesso una combinazione di problemi fisici e psicologici causa questa patologia e ciò crea i famosi circoli viziosi che menzionavo all’inizio dell’articolo: un piccolo problema fisico che rallenta la risposta sessuale può causare ansia da prestazione, la quale, a sua volta, può causare o peggiorare la disfunzione erettile.
Dato che sono spesso coinvolti sia i fattori fisici che quelli psicologici, può essere complicato porre una diagnosi esatta, anche se la presenza di erezioni durante il sonno può spesso aiutare a determinare se la causa è prevalentemente psicologica o fisica. Se l’erezione è possibile durante la masturbazione o cambiando partner è intuibile che si tratti di un problema più psicologico che organico.

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Cause fisiche

Nella maggior parte dei casi, la disfunzione erettile è causata o comunque favorita da cause fisiche, le più comuni delle quali sono:

  • malattie del cuore;
  • aterosclerosi;
  • ipertensione;
  • diabete;
  • obesità;
  • sindrome metabolica;
  • morbo di Parkinson;
  • sclerosi multipla;
  • malattia di Peyronie;
  • bassi livelli di testosterone;
  • effetti collaterali dei farmaci;
  • tabagismo;
  • alcolismo;
  • trattamenti per il cancro alla prostata o per l’ingrandimento della prostata;
  • interventi chirurgici o lesioni che interessano la zona pelvica o del midollo spinale.

Cause psicologiche

Il cervello ha un ruolo chiave nello scatenare la serie di eventi fisici che causano l’erezione, a partire dall’eccitazione sessuale.
Diversi fattori possono interferire con l’eccitazione e possono causare o peggiorare la disfunzione erettile, come:

  • depressione, ansia o altre condizioni di salute mentale;
  • stress;
  • mancanza di autostima;
  • eccessiva masturbazione;
  • dipendenza dal sesso;
  • problemi relazionali dovuti a stress, a scarsa comunicazione o ad altre preoccupazioni.

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Quali sono i trattamenti della disfunzione erettile?

Il trattamento di una disfunzione erettile dipoende dalla causa specifica a monte che l’ha determinata. In generale il trattamento prevede:

  • Trattamento delle cause fisiche (terapia per il diabete, per l’ipertensione o per problemi vascolari, ad esempio);
  • Trattamento farmacologico: farmaci per via orale; farmaci iniettabili nel pene;
  • Trattamento chirurgico: impianti di protesi; chirurgia dei vasi sanguigni;
  • Trattamento psichiatrico-psicoterapico.

Stile di vita e prevenzione

Per la gran parte degli uomini, la disfunzione erettile è causata o aggravata dagli effetti dello stile di vita. Il modo migliore per prevenire tale patologia consiste nel fare scelte di vita sane e nel gestire eventuali problemi di salute già esistenti.
Non fumare, perdere peso se in sovrappeso, non abusare di alcol, non assumere droghe e fare un regolare esercizio fisico possono aiutare a prevenire o a risolvere la disfunzione. A proposito dell’attività fisica consiglio di dare un’occhiata anche a questo articolo.

Integratori alimentari

Qui di seguito trovate una lista completa di integratori alimentari acquistabili senza ricetta, potenzialmente in grado di migliorare la prestazione sessuale sia maschile che femminile a qualsiasi età e trarre maggiore soddisfazione dal rapporto:

Se credi di avere un problema di disfunzione erettile da cause psicologiche o da masturbazione compulsiva, prenota la tua visita e, grazie ad una serie di colloqui riservati, riuscirai a risolvere definitivamente il tuo problema.

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Pene troppo piccolo o troppo grande per un rapporto sessuale soddisfacente: quali sono le dimensioni minime e massime del pene?

MEDICINA ONLINE SESSO ANALE ANO RETTO LUBRIFICANTE FECI PAURA CLISTERE COUPLE AMORE DONNA PENE EREZIONE IMPOTENZA DISFUNZIONE ERETTILE VAGINA SESSULITA SESSO COPPIA JEALOUS LOVE COUPLE FL’articolo sulle dimensioni medie del pene basate su una ricerca dell’università di Belfast mi dà l’occasione di parlare di un concetto che spesso non viene considerato dagli uomini: le dimensioni minime e massime. Molti infatti si preoccupano di rapportare la propria dimensione con quella media senza mai mettere in relazione la lunghezza del pene con la capacità della vagina di “accoglierlo”, concetto che invece è particolarmente sentito dalle donne, soprattutto quando l’atto sessuale risulta per loro doloroso.

E’ indispensabile precisare la motivazione  che è alla base di questo articolo dedicato alle dimensioni del pene: tali dimensioni sono qui analizzate solo in riferimento alla funzione biologica per cui il pene è indispensabile, e cioè la penetrazione in vagina per la fecondazione della donna; pertanto, le parole che seguono si inseriscono nel contesto di una vita sessuale che preveda un partner, e dove il partner sia eterosessuale. In parole povere qui non si parla di estetica ma di vera e propria fisiologia della riproduzione.

Partiamo però dall’inizio. Il pene, quando è eccessivamente grande o eccessivamente piccolo, può ovviamente condizionare alcune modalità di attività sessuale (alcune “posizioni”); tuttavia una vita sessuale soddisfacente può essere del tutto indipendente dalle dimensioni del pene. Le dimensioni del pene sono estremamente variabili. Alcuni autori ritengono che la lunghezza media del pene (con misurazione sul dorso del pene, cioè sulla sua superficie rivolta verso l’addome e stando in piedi) sia circa 10 cm a pene flaccido e circa 15 cm a pene in erezione; la circonferenza media misurata alla base del pene, cioè sulla sua parte più vicina all’addome, sarebbe di 9 cm a pene flaccido e 12 cm in erezione.
Se sulle dimensioni medie non ci sono molti dubbi, c’è ancora molta incertezza su quali possano essere considerate le dimensioni minime e massime del pene, tali da essere considerate ancora nella norma.

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Le dimensioni minime e massime che riporterò sono fondate su tali presupposti:

  1. la lunghezza media della vagina è di circa 7 cm;
  2. le pareti della vagina sono molto elastiche, ma una loro eccessiva distensione può essere dolorosa;
  3. sono più numerose le donne con orgasmo clitorideo (a prescindere dal fatto che la stimolazione del clitoride avvenga con la penetrazione del pene in vagina o con altre modalità) piuttosto che con orgasmo vaginale;
  4. il contatto violento tra glande e collo dell’utero (la parte di utero che é posta al termine del canale vaginale, come a costituirne una sorta di tappo) può determinare dolore per la donna;
  5. un pene con dimensioni ai limiti inferiori di norma può talora impedire di praticare tutta la gamma di posizioni sessuali immaginabili e che prevedano la penetrazione in vagina, ma spesso alcune posizioni sono comunque praticabili;
  6. la lunghezza minima del pene, che sia considerabile nella norma, é senz’altro minore quando entrambi i partner siano magri. Se entrambe i partner sono magri, quindi, anche un pene di modeste dimensioni può essere sufficiente per un rapporto completamente soddisfacente;
  7. si può ipotizzare che le dimensioni medie del pene non siano solo finalizzate all’attività sessuale, ma rispondano in parte anche a canoni estetici. In una certa fase dell’evoluzione dell’uomo, infatti, i suoi antenati avevano già assunto la posizione eretta ma non l’abitudine a vestirsi. Proprio per questo motivo per un lungo arco di tempo il pene potrebbe avere assunto anche il significato di richiamo sessuale, come, ad esempio, la statura, la massa muscolare, la distribuzione dei peli, i lineamenti del volto, il tono della voce. La selezione naturale potrebbe quindi avere favorito dimensioni del pene superiori a quelle strettamente necessarie per l’attività sessuale esclusivamente per motivi estetici.

Dimensioni minime del pene:
Sulla base dei punti sopra elencati, in un uomo magro che abbia come partner una donna magra ritengo che un pene lungo 10 cm (ma forse potrebbero essere sufficienti 8 cm) e con una circonferenza in erezione di circa 7 cm permetta, oltre che la penetrazione, anche una ampia gamma di posizioni durante l’attività sessuale ed almeno un minimo grado di soddisfazione nel rapporto.

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Dimensioni massime del pene:
Per quanto riguarda le dimensioni massime del pene eretto, una lunghezza superiore ai 18 cm solitamente impone una certa attenzione durante i rapporti affinché il pene non penetri completamente in vagina o penetri in vagina senza una spinta violenta, evitando quindi movimenti che possono provocare dolore quando si arriva a colpire il collo dell’utero. Invece, una circonferenza superiore ai 15 cm spesso provoca nella donna una sensazione di eccessiva distensione se non vero e proprio dolore. Tutto ciò si accentua con l’avanzare dell’età della donna per via della frequente riduzione di elasticità e lubrificazione delle pareti vaginali.

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Le dimensioni medie del pene in base ad una ricerca dell’università di Belfast

Dott. Loiacono Emilio Alessio Medico Chirurgo Medicina Chirurgia Estetica Plastica Cavitazione Dieta Peso Dietologo Roma Cellulite Sessuologia Smettere fumare Sesso  Rapporto Dimensioni Medie del pene Erezione in ItaliaA vedere le statistiche di Google, moltissimi utenti sembra che passino la giornata a cercare di rassicurarsi sulle dimensioni del proprio pene nel perenne dubbio di essere al di sotto della “normalità” (o nella mai vana speranza di risultare sopra la media della “virilità”). In un blog che si occupa non solo di medicina, ma anche di benessere psico-fisico e sessualità, ho trovato interessante pubblicare questo post, almeno per far trovare pace a tutti i “fissati” delle misure.

L’abitudine maschile di misurare e comparare le dimensioni del proprio pene trova un fondamento anche nel mondo della ricerca scientifica: l’Università di Belfast ha pubblicato una classifica delle misure del pene degli uomini di 113 Paesi del mondo.

Secondo la ricerca il record di lunghezza, in completa erezione, spetta ai congolesi, in testa alla classifica con 18 cm, seguiti dagli uomini dell’Ecuador e del Ghana. E noi? Il maschio italico si piazza al sesto posto della classifica generale, con 15,7 cm, secondi in Europa solo agli islandesi (16,5 cm).

La ricerca però si basa su statistiche raccolte dal web, motivo per cui è stata criticata subito dopo la sua pubblicazione.

Secondo i dati diffusi dall’università, a livello europeo al 3° posto per lunghezza del pene ci sono gli gli svedesi, con 15 cm, poi i greci con 14,7 cm, i tedeschi (14,5), spagnoli e inglesi sono pari merito con 14 cm, seguiti dai francesi con 13,5 cm. Quelli meno dotati sono i coreani, che si piazzano in coda alla classifica con 9,7 cm.

A quanto pare esiste quindi una correlazione tra Nazione e lunghezza degli attributi maschili. Secondo i dati della classifica, dove gli svedesi, i greci e i tedeschi variano da 14,5 a 15 centimetri, si evidenzia anche una correlazione tra la statura e la dimensione, motivo per cui gli orientali sono i meno dotati.

In Europa i nostri cugini francesi devono accontentarsi di una media scarsina, pari a 13,5 cm, e peggio ancora va per gli irlandesi e gli americani, seppure l’americano Jonah Falcon risulti il recordman assoluto (con 34 cm di lunghezza in erezione).

Dal punto di vista medico quello che posso dirvi è che solo con un pene al di sotto di 10 cm in erezione diventa difficile avere una penetrazione capace di un adeguato stimolo e può risultare più complesso (ma non impossibile in presenza di spermatozoi sani e vitali) il concepimento. Le dimensioni si possono incrementare, senza far miracoli, con gli specifici cicli di terapia meccanica e/o farmacologica integrati in modo opportuno, oppure con un apposito intervento di chirurgia.

Vorrei inoltre ricordare che la condizione di micropenia è relativa alla lunghezza media di riferimento (un po’ come dire che un micropene di un congolese potrà paradossalmente avere dimensioni maggiori di un pene “normale” coreano). Ad ogni modo io in Italia non parlerei di micropenia finchè le dimensioni del pene superino almeno i 7 cm di lunghezza in stato di erezione.

In definitiva: sopra i 10 cm di lunghezza in erezione un uomo: non ha un micropene; può tranquillamente soddisfare una donna; può avere dei figli.

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La dieta anti-freddo per rafforzare il tuo sistema immunitario: mai più raffreddore!

MEDICINA ONLINE VEGAN GIRL VEGETARIAN EAT WOMAN DINNER CRUDISTI FRUTTARIANI VEGETARIANI VEGETARIANI DIFFERENZE VERDURA CARNE CIBO PROTEINE WALLPAPER HD PHOTO PICTURE HI RES EATING MANGIARE DIETA RICETTA CIBO CAROTA VEGETALI KCALIn questo post ci siamo occupati di come difendere la nostra pelle dall’attacco del freddo autunnale, ma tutti noi sappiamo bene di come i primi freddi di questi giorni facilmente riescono a procurarci dei brutti raffreddori o degli antipatici mal di testa. Cambia la stagione: anche la dieta deve cambiare! Il freddo di questi giorni, ed ancor più ne arriverà, si combatte anche a tavola. Scegliendo gli alimenti giusti – quelli maggiormente ricchi di vitamine, sali minerali ed altre preziose sostanze nutritive – si può aiutare l’organismo a difendersi dal freddo e a rafforzare il sistema immunitario.

Il consiglio viene dalla Coldiretti che ha stilato una vera e propria dieta antifreddo, caratterizzata da alimenti ad alto contenuto di vitamine e sostanze antiossidanti, autentiche alleate delle difese immunitarie, ma anche di fibre, ferro e sali minerali, così preziosi perché regalano una sferzata di energia in più nelle giornate fredde. Quando fa freddo, infatti, l’organismo brucia una quantità maggiore di calorie con il solo scopo di mantenere la temperatura corporea sui 37 gradi.

Quindi via libera alle vitamine: la vitamina C innanzitutto, nota per le sue proprietà immunostimolanti, contenuta negli agrumi ma anche nei kiwi; la vitamina A, reperibile soprattutto nelle verdure di stagione come spinaci, zucca, carote, broccoli; tutte le vitamine del gruppo B che favoriscono la trasformazione dei nutrienti in energia e che si trovano nella carne rossa, nelle verdure a foglia verde, nei cereali integrali, nel tuorlo d’uovo e nei ceci; la vitamina E contenuta nella frutta secca e nell’olio extravergine di oliva e la vitamina D che svolge una funzione immunostimolante e che, data la scarsità di luce solare (che favorisce la produzione della vitamina D nell’organismo) va integrata con il consumo di pesce, latte, uova e fegato.

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Accanto alle vitamine è essenziale fare il pieno di antiossidanti, reperibili nel melograno e nell’uva; di ferro e fibre, di cui sono ricchi ad esempio tutti i legumi (fagioli, ceci, piselli, lenticchie, fave secche) che forniscono anche una giusta dose di lecitina, una fonte di fosforo che svolge una azione immunizzante contro le infezioni batteriche; di carboidrati (contenuti nei cereali e nel miele) che forniscono le energie essenziali per affrontare le fredde giornate fredde; e di proteine: secondo la Coldiretti un soggetto normopeso in buone condizioni di salute deve assumere una quantità di proteine compresa tra gli 0,8 e 1,3 grammi di proteine per chilo di peso.

Un alimento molto utile è il miele, ottimo dolcificante, soprattutto a colazione, insieme al latte. Fondamentali – sostiene la Coldiretti – i legumi (fagioli, ceci, piselli, lenticchie, fave secche) perché oltre ad apportare energia contengono ferro e sono ricchi di fibre che aiutano l`organismo a smaltire i sovraccarichi migliorando le funzionalità intestinali, in più contengono lecitina, fonte di fosforo ed immunizzante per le infezioni batteriche; inoltre sono ingredienti basilari per molti cibi tradizionalmente associati alla stagione, e assai gustosi, come zuppe e minestroni, insieme a cereali come il riso, l’orzo o il farro. Proprio questi cereali, insieme ad altri come il miglio e la segale, meglio se integrali, sono fonte dei carboidrati complessi necessari a dare energia e calore.

Infine un occhio ad aglio e cipolla, spesso utilizzati per fare soffritti, che sono preziosi perché svolgono una efficace azione antibatterica naturale grazie ad una sostanza in essi contenuta chiamata allicina.

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