Se ho la pressione bassa, può essere utile lo zucchero? Cosa fare?

MEDICINA ONLINE HEAD PAIN DOLORE FASTIDIO MAL DI TESTA GLICEMIA, CALO ZUCCHERI PRESSIONE ARTERIOSA IPOTENSIONE DONNA TEMPIE STANCHEZZA TIRED WALLPAPER PIC PICTURE HI RES EMICRANIA AURA DLa pressione bassa (ipotensione arteriosa) e l’ipoglicemia possono dare gli stessi sintomi, come ad esempio:

  • sensazione di “testa vuota”;
  • capogiri;
  • senso di instabilità;
  • vertigini;
  • annebbiamento della vista;
  • debolezza;
  • sudorazione profusa;
  • pallore;
  • nausea;
  • perdita di coscienza.

Tuttavia, anche se i sintomi di un calo di pressione assomigliano in qualche modo alle condizioni di ipoglicemia, mangiare un po’ zucchero non serve a nulla se si ha un calo di pressione. Al posto dello zucchero, in caso di ipotensione, può essere utile un po’ di acqua e sale che aumentano ritenzione idrica e volemia (volume di sangue circolante) e quindi tendono a rialzare la pressione arteriosa.

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Quasi sempre non serve trattamento

Non riuscire a scendere dal letto al mattino e reagire prontamente al ritmo serrato delle attività giornaliere è esperienza comune tra chi soffre di ipotensione essenziale (o costituzionale), ma di solito il fastidio svanisce nel giro di pochi minuti. Qualche problema in più si può avere durante le giornate estive molto calde, quando vasodilatazione e sudorazione remano contro. In assenza di altri sintomi, anche una pressione costantemente inferiore ai valori normali (120/70 mmg Hg in età adulta), purché non scenda sotto i 90/60 mm Hg, non richiede alcun trattamento. I fisiologici aggiustamenti messi in atto dal sistema nervoso autonomo riescono in genere a compensare efficacemente la situazione, assicurando un adeguato apporto di sangue agli organi vitali.

Cosa fare se ho la pressione bassa?

A tale proposito, leggi: Cosa fare se ho la pressione bassa? Consigli e rimedi

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Champix: funziona davvero per smettere di fumare?

MEDICINA ONLINE SMETTERE DI FUMARE CHAMPIX VARENICLINA FUMO SIGARETTA TOP TABACCO NICOTINA TABAGISMO DIPENDENZA TOSSICODIPENDENZA DANNI FARMACO AIUTO PACCHETTO SIGARETTE SAPORE CANCRO POLMONI ICTUS INFARTO.jpgAnche se la vareniclina (Champix, farmaco commercializzato dalla Pfizer che ha per indicazione la disassuefazione dal fumo) potrebbe indurre fenomeni di aggressività ed altri comportamenti anomali, oltre a sonnolenza e pensieri legati al suicidio in soggetti predisposti, ne spezziamo invece una lancia a favore, perché sembrano notevolmente incoraggianti i primi risultati ottenuti. Fonti interne all’azienda parlano di probabilità di successo fino a 4 volte superiori per i pazienti che si sono appoggiati al farmaco anche se, è bene ricordarlo, il supporto farmacologico risulta scarsamente utile in mancanza di una ferma volontà nel perseguire l’obiettivo: la percentuale più alta di successi (circa il 40%) si riscontra nei pazienti che si rivolgono a programmi di supporto psicologico che oggi trovano ideale complemento nella terapia farmacologica.

Quanto costa smettere di fumare? La cura completa con Champix prevede almeno 3 mesi di terapia con un costo mensile di poco superiore a €100 , sicuramente non molto di più della cifra abitualmente spesa in tabaccheria.

La terapia inizia infatti con la somministrazione di una compressa da 0.5 mg per 3 giorni, successivamente si passa a due compresse al giorno da 0.5 mg per ulteriori 4 giorni. Da questo momento il paziente dovrà smettere di fumare (eventualmente tollerato per una sola ulteriore settimana) e per le 12 settimane successive dovrà assumere due compresse da 1 mg al giorno. Passato questo periodo il medico valuterà se ridurre progressivamente la dose oppure continuare per un secondo ciclo di 12 settimane.

 In commercio sono disponibili 3 confezioni (prezzi aggiornati a ottobre 2016):
  • Champix 11 cpr 0.5 mg + 14 cpr 1 mg € 60.05
  • Champix 28 cpr 1 mg € 67.15
  • Champix 56 cpr 1 mg € 124.65

La prima confezione è studiata per l’inizio della terapia, in modo da coprire le prime due settimane, mentre le altre 2 servono al paziente nella seconda fase rispettivamente per blocchi di 2 e 4 settimane. Un normale ciclo costerebbe quindi € 60.05 + 3 * € 124.65 = € 434. Parafrasando una nota pubblicità verrebbe da pensare: sigarette per 3 mesi € 250, cura con Champix € 430, la tua salute? Non ha prezzo…

Per approfondire può essere interessante la relazione di valutazione per l’autorizzazione all’immissione in commercio ed una più ambia scheda sul prodotto, completa di foglietto illustrativo.

In data 1° luglio 2009 la FDA americana ha richiesto alle aziende farmaceutiche che commercializzano il farmaco negli Stati Uniti di inserire sulla confezione l’avviso della possibilità di gravi eventi avversi di tipo psichiatrico (peraltro segnalati sul foglietto illustrativo) tra cui:

  • cambiamento del comportamento,
  • umore depresso,
  • ostilità,
  • pensiero suicidario.

Anche per questi motivi il farmaco richiede ricetta medica ed è quantomai importante un continuo controllo da parte del medico sull’eventuale comparsa di manifestazioni psicologiche anormali.

Questo farmaco non dovrebbe essere somministrato a chi ha – o sta ancora soffrendo di – malattie psichiatriche, in particolar modo depressione.

Smettere di fumare, oltre ad abbattere drasticamente il rischio di sviluppare tumore al polmone o tumori in bocca/gola, ha diversi vantaggi pratici ed immediati:

  • ho la pelle indiscutibilmente più bella, liscia, luminosa, meno gonfiori, viso più teso e dall’aspetto meno preoccupato, più aperto e sereno;
  • ho meno cellulite sulle cosce;
  • ho capelli più luminosi;
  • dormo meglio;
  • ho denti più bianchi con meno macchie;
  • ho vestiti, casa e macchina che non puzzano più;
  • risparmio circa 150 euro al mese;
  • ho un respiro molto più profondo, faccio le scale quasi correndo;
  • gusto tanto di più il cibo, mangiare e bere sono una vera festa;
  • ho un ciclo mestruale regolare e ho meno dolore durante il ciclo;
  • ho tanta energia in più per divertirmi e mi stanco di meno a lavorare;
  • faccio sport con più soddisfazione.

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Differenza tra kimono e yukata in Giappone

MEDICINA ONLINE Difference Between Yukata Vs Kimono DIFFERENZA JAPAN GIAPPONE VESTITO TRADIZIONALE GIAPPONESE ORIENTE FESTA FUOCHI ARTIFICIALI SPETTACOLO PIROTECNICO SERALE TRADIZIONALE GIAPPONESE WALLPAPER SFONDO HI RES HDKimono

Il kimono viene indossato indistintamente da donne e uomini di tutte le età.
Una forma a “T”, colletto, maniche lunghe e linee dritte che giungono alle caviglie.
Lo si trova in varie taglie per l’uomo e solitamente in un’unica taglia per le donne che viene adattata alle misure del corpo piegando opportunamente la stoffa che lo compone.
Una donna, per indossare il kimono tradizionale deve avvalersi dell’aiuto di un’altra persona, essendo composto almeno da 12 parti che devono essere fissate adeguatamente in base a regole precise. Esiste addirittura la professione di assistente che aiuta le donne in questo processo sia a domicilio che presso saloni di parrucchiere.

Differente è, invece, la composizione di un kimono da uomo, caratterizzato al massimo da 5 pezzi, più formale nel colore nero, meno formale nei colori più vivaci come blu o verde.
La scelta di indossare un particolare tipo di kimono varia a seconda della circostanza e dell’evento: ve ne sono, infatti, di meno formali o più formali, come quello utilizzato dalle donne sposate o in occasione del matrimonio dei propri figli che è nero dipinto al di sotto della cintura ed è chiamato “kurotomesode”.

Yukata

Un particolare tipo di indumento, caratterizzato da linee apparentemente simili ad un kimono e spesso erroneamente confuso con questo è lo yukata, risalente al periodo Heian.  E’doveroso specificare che esistono differenze sostanziali tra un kimono ed uno yukata. In primo luogo, lo yukata – al contrario del kimono – è prettamente casual, mai adatto assolutamente ad occasioni formali ed indossato in occasioni quali festività nazionali o in ambienti come ryokan o terme. Il suo significato letterale è infatti “abito da bagno”. Il cotone è il tessuto maggiormente utilizzato nello yukata, a differenza delle sete pregiate caratteristiche nei kimoni. Lo stile dello yukata dice molto della persona che si appresta ad indossarlo: varietà di colori per i più piccoli, tinte floreali per le signore ed uno stile più sobrio per gli anziani. Per indossare correttamente lo yukata non è necessario (come per il kimono) l’intervento di un’altra persona, ma è altresì importante che il lato sinistro sia sovrapposto al lato destro, prestando particolare attenzione ad evitare la pratica inversa, utilizzata nei funerali.
Completano lo yukata una particolare cintura chiamata “obi”, necessaria per chiuderlo, ed i tradizionali sandali giapponesi.

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Da cosa viene causata l’ulcera allo stomaco?

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Patogenesi

L’ulcera allo stomaco è considerata la risultante di uno squilibrio a livello della mucosa gastrica tra:

  • fattori “aggressivi” (acido, pepsina);
  • fattori difensivi (secrezione di muco, prostaglandine, flusso ematico e turnover cellulare).

L’ipersecrezione di acido cloridrico e gli ioni H+ sono considerati un fattore aggressivo primitivo, che può cioè provocare direttamente danni cellulari. Quando l’eccessiva acidità del lume gastrico supera le capacità di difesa, interviene un altro meccanismo, rappresentato dalla circolazione sanguigna sottomucosa che rimuove gli ioni H+.

Eziologia

Un fattore di primaria importanza nella genesi dell’ulcera gastrica, ma anche di quella duodenale, risiede nell’infezione gastrica da Helicobacter pylori, un batterio in grado di provocare infiammazione e ulcera sia a livello dello stomaco sia, tramite il suo effetto sulla secrezione acida, nel duodeno.

Un tipo particolare di ulcera, prevalentemente ma non esclusivamente localizzata allo stomaco, può essere provocata dall’impiego cronico di aspirina o di altri farmaci antinfiammatori non steroidei (FANS), che inibiscono la produzione dei fattori protettivi normalmente in grado di difendere lo stomaco dall’azione dell’acido.

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Voltaren Emulgel (diclofenac): come usarlo, gravidanza ed effetti collaterali

Dott. Loiacono Emilio Alessio Medico Chirurgo Roma Medicina Chirurgia Estetica Rughe Filler Cavitazione Peso Dimagrire Pancia Grasso Dietologo Cellulite Senologo Pene H Grasso Pancia Sex Sessuologo Auguri Buon Natale 2013 CURA FARMACI ANTICOLESTEROLOVoltaren Emulgel è indicato nel trattamento degli stati flogistici e dolorosi dell’apparato muscolo-scheletrico.
Questo medicinale può essere utilizzato con successo nel trattamento delle affezioni reumatiche articolari ed extrarticolari e degli stati infiammatori di origine post-traumatica.

Meccanismo d’azione di Voltaren Emulgel
Voltaren Emulgel è un medicinale che consente di somministrare il diclofenac per uso topico, riducendo sensibilmente alcuni dei potenziali effetti collaterali, legati alla terapia per os.
Più precisamente questa particolare via di somministrazione, pur non garantendo un livello di assorbimento del principio attivo stabile e riproducibile, viste le tante variabili come sede di applicazione, area di applicazione, dosaggi utilizzati e stato d’idratazione cutanea, permette al principio attivo di raggiungere comunque i tessuti target espletando efficacemente il proprio ruolo terapeutico e risparmiando la mucosa gastrica dall’insulto esercitato dal contatto diretto con il principio attivo.
Come la maggior parte dei farmaci antinfiammatori non steroidei, il diclofenac espleta la sua azione antinfiammatoria ed antalgica inibendo alcuni enzimi coinvolti nel metabolismo dell’acido arachidonico noti come ciclossigenasi e responsabili della sintesi di prostaglandine.
Queste molecole, dotate di attività vasodilatatrice e permeabilizzante, possono sostenere il processo infiammatorio, facilitando il recruitment in sede di cellule e mediatori infiammatori e sensibilizzando le terminazioni nervose dolorifiche.
In condizioni patologiche quindi, l’inibizione di questa particolare via cellulare si traduce macroscopicamente in un effetto antalgico, antinfiammatorio ed in alcuni casi antiedematoso.

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Modalità d’uso e posologia di Voltaren Emulgel

  • Gel per uso topico da 1.16 gr di diclofenac dietilammonio pari a 1 gr di diclofenac sodico.
  • Si consiglia l’applicazione del gel, nella sede anatomica interessata, per 3 – 4 volte al giorno, in quantità necessarie a coprire l’area interessata. Al fine di migliorare l’assorbimento del principio attivo è necessario ricordarsi di massaggiare la zona esercitando una lieve pressione. E’ inoltre utile lavarsi le mani dopo il trattamento, al fine di eliminare la quota di gel applicata su di esse.

Avvertenze 
Prima di applicare Voltaren Emulgel sulla cute, è opportuno accertarsi dell’integrità della stessa e dell’assenza di lesioni evidenti.
E’ importante evitare il contatto del diclofenac con occhi e mucose.
Nonostante Voltaren Emulgel risulti un farmaco vendibile senza obbligo di prescrizione medica, sarebbe utile consultare il proprio medico o il farmacista prima di intraprenderne la somministrazione.

Gravidanza ed allattamento
Nonostante le concentrazioni ematiche di diclofenac osservate in seguito all’assunzione topica siano decisamente basse, si sconsiglia l’utilizzo di Voltaren Emulgel durante la gravidanza e nel successivo periodo di allattamento al seno.
Tale controindicazione è sostenuta sia dagli effetti collaterali noti legati all’assunzione per os del diclofenac, sia dall’assenza di studi riguardanti il profilo di sicurezza di questo farmaco somministrato topicamente.

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Interazioni
La somministrazione topica di diclofenac consente di limitare sensibilmente tutte le possibili interazioni farmacologiche previste invece per l’assunzione orale.
E’ utile tuttavia ricordare che la zona interessata dal trattamento potrebbe risultare particolarmente fotosensibile.

Controindicazioni
L’assunzione di Voltaren Emulgel è controindicata in pazienti ipersensibili al principio attivo o ad uno dei suoi eccipienti, oltre che ai salicilati e a qualsiasi altro tipo di antinfiammatorio non steroideo.

Effetti indesiderati e collaterali
L’applicazione topica di diclofenac consente di ridurre sensibilmente gli effetti collaterali associati alla terapia con antinfiammatori non steroidei, soprattutto quelli a carico della mucosa gastro-intestinale.
Tuttavia data la presenza di eccipienti con potere allergizzante è possibile osservare sulla zona interessata dermatite, orticaria e rash cutanei.
Nei casi più gravi le reazioni allergiche possono divenire sistemiche ed avere ripercussioni più gravi.

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6 consigli per capire se il tuo partner è pronto per una relazione

MEDICINA ONLINE KISSING SIDE BACIARE DESTRA SINISTRA LATO AMORE COPPIA DIVORZIO LITIGIO MATRIMONIO FIDANZATO PARTNER UOMO DONNA AMORE SESSO SEX WALLPAPER GIRL MAN BOY WOMAN SAD COUPLE HI RES PICTURE IMAGE PICTURESCome si fa a capire se il vostro partner è pronto per una relazione? A volte capita che la persona è quella giusta ma il momento invece non lo è, e allora anche se apparentemente va tutto bene, anche se ci si vuole bene, non basta, gli intoppi e i problemi superano i momenti felici e non si può far altro che dirsi addio… o arrivederci.

Ecco qualche consiglio per capire se il partner è pronto per una relazione e se è il momento giusto per iniziare o proseguire una storia.

  1. È convinto di avere sempre ragione e non ammette mai le sue colpe, probabilmente nemmeno le comprende fino in fondo.
  2. Gli piace stare con voi ma gli interessa di più stare con i suoi amici, bere e uscire con loro.
  3. Non fa altro che ripetervi che potrebbe avere di meglio e che non è obbligatorio stare insieme.
  4. Risponde ai vostri slanci di affetto ma non partono mai da lui spontaneamente.
  5. I suoi sentimenti e i suoi bisogni vengono sempre prima dei vostri.
  6. È un po’ troppo egoista per essere innamorato.

Se l’altro non è pronto, abbastanza innamorato o disponibile lasciate perdere, mettete voi stessi al primo posto e guardate avanti.

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Pale Blue Dot: la Terra vista dallo spazio è un granello nell’universo

MEDICINA ONLINE PALE BLUE DOT PALLIDO PUNTINO BLU VOYAGER 1 1990 TERRA SPAZIO 6 MILIARDI DI KMEra il 1990 e la sonda Voyager 1 – lanciata nello spazio il 5 settembre 1977 – scattò una foto della Terra da oltre sei miliardi di chilometri di distanza. Quell’immagine simbolo divenne celebre come “Pale Blue Dot“, che tradotto significa “pallido puntino blu”, proprio perché in essa la Terra appare come un puntino chiaro insignificante (lo potete vedere in alto, lungo la barra marrone). Fu lo scienziato e divulgatore Carl Sagan a sollecitare la Nasa peché Voyager 1 provasse a ritrarre il nostro pianeta da quella distanza. Le sue parole danno il senso di un momento storico e la consapevolezza della fragilità del nostro mondo:

Osserviamo quel punto. È qui. È casa. È noi. Su di esso, tutti quelli che ami, tutti quelli che conosci, tutti quelli dei quali hai sentito parlare, ogni essere umano mai esistito, hanno vissuto la propria vita. Su un granello di polvere sospeso in un raggio di sole. Non c’è forse migliore dimostrazione della follia delle vanità umane di questa remota immagine del nostro piccolo mondo. Secondo me sottolinea la nostra responsabilità di essere più gentili l’uno verso l’altro, di preservare e proteggere il pallido punto blu, l’unica casa che abbiamo mai conosciuto.

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Diverticoli e diverticolosi del colon: cause, sintomi e terapie

MEDICINA ONLINE Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo Roma DIFFERENZA TRA INTESTINO TENUE E CRASSO Riabilitazione Nutrizionista Infrarossi Accompagno Commissioni Cavitazione Radiofrequenza Ecografia Pulsata Macchie Capillari Ano PeneLa diverticolosi è una condizione medica caratterizzata dalla presenza di estroflessioni della mucosa e della sottomucosa, definite appunto diverticoli, lungo la parete degli organi cavi dell’apparato digerente. Generalmente si formano in zone di relativa debolezza dello strato muscolare (“locus minoris resistenziæ”) del colon (soprattutto sigma e retto a causa delle maggiori pressioni) o dell’esofago. Sono rari casi che si presentano prima dei 40 anni, età dopo la quale v’è un incremento dell’epidemiologia. La diverticolosi si presenta asintomatica, se diventa sintomatica, come ad esempio nel caso della diverticolite, si parla allora di patologia diverticolare. Le diverticolosi vengono suddivise principalmente in base alla localizzazione lungo il tratto digerente. Sebbene infatti i diverticoli possano presentarsi in un qualsiasi organo cavo dell’apparato digerente, le zone di più comune insorgenza sono principalmente due:

  • diverticolosi esofagea;
  • diverticolosi colica.

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Quanto è diffusa?

La diverticolosi è una condizione relativamente comune, con un’epidemiologia influenzata da vari fattori quali età, razza, e condizione socio-economica. La forma più frequente, la diverticolite asintomatica, ha una prevalenza che varia secondo l’età, colpendo meno del 5% di individui di età inferiore ai 40 anni, arrivando a quote superiori al 65% nella fascia di età oltre gli 85 anni, con un netto incremento a partire dai 60 anni. La diverticolosi interessa più frequentemente paesi occidentali e industrializzati; la ragione non è ancora stata chiarita, ma è stato ipotizzato che la ragione sia da ricercarsi nelle abitudini alimentari e nello stile di vita. A supporto della tesi, la prevalenza del Giappone si è allineata con quella dei paesi occidentali in concomitanza con l’occidentaizzazione del Paese. Si pensa inoltre che abbia un ruolo anche il corredo genetico; la localizzazione dei diverticoli sembra infatti disporsi in base tali fattori: negli individui di etnia mongolide prevalgono i diverticoli nel colon ascendente (circa nel 75% dei casi), mentre nei caucasici la tendenza si sposta nel colon discendente.

Segni e sintomi

Il sintomo caratteristico e di presentazione più comune della diverticolosi è il dolore addominale. Questo dolore può essere di tipo crampiforme oppure diffuso e mal definito. In alcuni casi il dolore appare fin dall’esordio localizzato in fossa iliaca sinistra ed acuto.

La maggior parte delle persone che si presentano al medico con diverticolosi del colon sono già a conoscenza del loro problema e dei cambiamenti insorti gradualmente nelle loro abitudini intestinali. Quando i sintomi compaiono in una persona con più di 40 anni di età resta comunque importante una valutazione specialistica ed escludere patologie più pericolose come il cancro del colon o del retto. La maggior parte dei pazienti lamenta dolore ai quadranti inferiori dell’addome: talvolta questo sintomo si associa a stitichezza. In caso di contemporanea presenza di febbre e brividi è bene pensare alla possibilità di una diverticolite.

Le forme cliniche di diverticolosi del colon sono:

Diverticolosi sintomatica del colon

Si tratta della complicanza più comune della diverticolosi del colon. Si accompagna ad una motilità intestinale (cioè alla natura propulsiva in avanti delle contrazioni muscolari) disorganizzata. Si riflette spesso in spasmo muscolare e si traduce in dolore nei quadranti addominali inferiori, tendenzialmente a sinistra. Talvolta si accompagna all’evacuazione di piccole quantità di feci dure (fecalomi) e muco. Queste evacuazioni alleviano il dolore. I sintomi possono consistere in (1) gonfiore e senso di ripienezza addominale, (2) dolore e modificazioni nelle abitudini intestinali (diarrea o stipsi), (3) senso persistente di disagio non meglio specificato nei quadranti addominali inferiori (a sinistra con maggiore frequenza che a destra), con occasionali episodi di dolore acuto, a fitta, (4) dolore addominale, spesso in basso ed a sinistra, associato o poco dopo i pasti. Se questi sintomi persistono è consigliato eseguire approfondimenti diagnostici.

Diverticolosi del colon complicata

Questo evento è piuttosto raro ma molto pericoloso. I diverticoli possono sanguinare, sia rapidamente (causando emorragie attraverso il retto) sia lentamente (con conseguente anemia). I diverticoli possono infettarsi ed evolvere in ascessi, oppure anche perforare. Si tratta di complicanze molto gravi che richiedono un immediato intervento medico. Quando alla febbre si associa una dolorabilità da rimbalzo ed all’auscultazione non sono più percepibili suoni addominali, ci si trova verosimilmente di fronte ad un quadro di perforazione intestinale con peritonite. Quando il quadro clinico evolve verso l’infezione dei diverticoli e lo sviluppo di ascessi è corretto parlare di diverticolite. Raramente ma è possibile che il processo infiammatorio si estenda alle vicine vie urinarie associandosi pertanto a disuria e pollachiuria. La presenza di una fistola enterovescicale può essere sospettata in caso di pneumaturia o di fecaluria. È bene ricordare che un primo sanguinamento dal retto, soprattutto in soggetti di età superiore ai 40 anni, potrebbe essere correlato al cancro del colon, polipi del colon o malattia infiammatoria intestinale, piuttosto che alla diverticolosi. Ne discende la necessità di ulteriori indagini diagnostiche.

Eziologia

L’esatta eziologia della diverticolosi del colon non è ancora stata completamente chiarita e molte affermazioni sono solo aneddotiche. Oggi si tende molto ad enfatizzare l’importanza del contenuto di fibre nella dieta. Le prime segnalazioni in tal senso hanno inizio con gli studi di Cleave. Tra i lavori più importanti sulla carenza di fibre alimentari come causa di malattia diverticolare è necessario citare quelli di Neil Painter e Adam Smith. Essi sostengono che i muscoli del colon debbono contrarsi con forza per riuscire ad espellere le piccole feci che si associano ad una dieta carente di fibre. L’aumento di pressione che si registra all’interno dell’intestino con il trascorrere degli anni dà luogo ad un’erniazione nel punto della parete intestinale più vulnerabile, e cioè là dove i vasi sanguigni penetrano nella parete del colon. Denis Burkitt ha rilevato che vi possono essere differenti caratteristiche meccaniche tra il colon di soggetti africani ed europei. Poiché gli africani si alimentano con una dieta contenente molte più fibre rispetto agli europei ed utilizzano la naturale posizione accovacciata per la defecazione, sarebbero in grado di espellere feci ingombranti con maggiore facilità, e quindi raramente se non mai, sviluppano la diverticolosi del colon. Il National Institutes of Health degli USA (NIH) considera la teoria delle fibre “non provata”. Nel novembre 2011 uno studio pubblicato su un giornale di gastroenterologia ha riferito che “una dieta ricca di fibre e l’aumentata frequenza dei movimenti intestinali sono associate con una maggiore, piuttosto che minore, prevalenza di diverticolosi”. Una variazione della forza della parete del colon legata all’età potrebbe essere un fattore eziologico. Il tessuto connettivo dà infatti un contributo significativo alla forza della parete del colon. Le proprietà meccaniche del tessuto connettivo dipendono da numerosi fattori: il tipo di tessuto e la sua età, la natura dei legami covalenti intramolecolari ed intermolecolari e la quantità di glicosaminoglicani associati alle fibrille collagene. La sottomucosa del colon è composta quasi interamente di collagene, sia di tipo I che di tipo III. Diversi strati di fibre di collagene formano la sottomucosa del colon umano. I diametri delle fibrille di collagene ed il loro numero sono diversi tra colon destro e sinistro e cambiano con l’età e nella diverticolosi del colon.

In altre parole i cambiamenti che sono normalmente associati all’invecchiamento sono più marcati nella diverticolosi del colon. Iwasaki in uno studio autoptico ha scoperto che la resistenza alla trazione del colon di soggetti giapponesi diminuisce con l’età. Allo stesso modo le proprietà meccaniche del colon sono più forti nei soggetti africani rispetto ai soggetti europei. Tuttavia, questa affermazione basata sulla razza è contraddetta dall’incidenza praticamente identica della malattia diverticolare negli americani bianchi e di colore.

La forza della parete del colon diminuisce con l’età in tutte le sezioni, tranne che nel colon ascendente. La caduta in resistenza alla trazione che si registra con l’età è dovuta ad una diminuzione nell’integrità del tessuto connettivo. I legami covalenti incrociati del collagene sono aumentati nella diverticolosi del colon. Lo strato mucoso è forse più elastico ed è probabile che gli strati esterni più rigidi si rompano e consentano alla mucosa elastica di erniare attraverso le fibre formando un diverticolo.

Il collagene ha collegamenti trasversali intermolecolari ed intramolecolari che stabilizzano e danno forza al tessuto in cui si trova. Un accumulo di molecole di glucidi con legami covalenti e l’aumento dei relativi prodotti di con legami covalenti incrociati è stata trovata in una varietà di tessuti con l’invecchiamento: la pelle, il tessuto vascolare, le corde tendinee delle valvole cardiache ed il colon. Questo fatto riduce la forza e la duttilità del collagene. I diverticoli del colon aumentano di frequenza con l’età. Con l’età si assiste ad una riduzione di forza della mucosa del colon. L’aumento delle contrazioni nel colon discendente e nel sigma dovute ad una dieta a basso contenuto di fibre causano la protrusione attraverso questa parete indebolita. La diverticolosi del colon generalmente è una condizione benigna dell’intestino che diventa sintomatica in una minoranza di casi ed ancor meno frequentemente si trasforma in un problema clinico complicato.

Fattori di rischio

  1. Aumento dell’età
  2. Stipsi
  3. Dieta a scarso consumo di fibre alimentari
  4. Elevato consumo di carne e carni rosse
  5. Disturbi del tessuto connettivo (ad esempio la sindrome di Marfan) che possono causare debolezza della parete del colon
  6. Ereditarietà o predisposizione genetica

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Diagnosi

In caso di diverticolosi asintomatica, la diagnosi è un reperto accidentale solitamente riscontrato nel corso di altre indagini. Una buona anamnesi è spesso sufficiente per condurre alla corretta diagnosi di diverticolosi o diverticolite. Tuttavia è importante che la diagnosi sia confermata e si possano escludere altre patologie (in particolare il cancro del colon-retto) ed eventuali complicanze.

Indagini diagnostiche

Una radiografia diretta dell’addome può mostrare i segni di una parete intestinale ispessita, ileo, stipsi, ostruzione del piccolo intestino oppure aria libera (in caso di perforazione). Questa indagine da sola non è sufficiente a diagnosticare la malattia diverticolare.

È possibile far assumere al paziente del pasto baritato per os in unica soluzione,e quindi eseguire, a distanza di 48-72 ore, una radiografia diretta dell’addome. Con questa tecnica si sfrutta il fatto che i diverticoli, non avendo parete muscolare, espellono il bario con ritardo rispetto al colon propriamente detto. La tecnica favorisce perciò la visualizzazione dei diverticoli ed in alcuni pazienti diviene addirittura possibile “contare” il numero di queste formazioni, in particolare se l’esame viene eseguito in periodi di scarsa infiammazione.

  • Una TC addome con mezzo di contrasto è l’indagine di scelta per gli episodi di diverticolite acuta ed in tutti quei casi in cui si riscontrano complicazioni.
  • La colonscopia permette di mettere in evidenza il diverticolo ed esclude una eventuale neoplasia. La colonscopia dovrebbe essere eseguita entro 4-6 settimane da un episodio acuto.
  • Il clisma opaco è inferiore alla colonscopia in termini di qualità di immagine. Questo esame di solito viene eseguito solo se il paziente presenta delle stenosi od un colon-sigma eccessivamente tortuoso che rende la colonscopia pericolosa o di difficile esecuzione.
  • La risonanza magnetica fornisce un quadro chiaro dei tessuti molli dell’addome, tuttavia il costo di questo esame spesso supera di gran lunga i vantaggi che presenta rispetto alla TC con contrasto od alla colonscopia.
  • Un’angiografia può essere utile in tutti quei pazienti nei quali vi è evidenza di un sanguinamento grave e che possono richiedere un intervento chirurgico. Perché questa procedura sia diagnostica l’entità del sanguinamento deve essere almeno di 0,5 ml al minuto.
  • Non esiste un esame del sangue specifico ed indicativo di diverticolosi.

Tutte le procedure diagnostiche che prevedono l’insufflazione di aria nel colon, ad esempio il clisma opaco con doppio contrasto e la stessa colonscopia, sono controindicate durante gli episodi infiammatori acuti di diverticolite: in particolare per il rischio di una perforazione della parete intestinale. Inoltre il bario potrebbe fuoriuscire nella cavità addominale.

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Gestione

Molti pazienti con diverticolosi hanno un minimo disagio o sono asintomatici, pertanto non richiedono alcun trattamento specifico. Una dieta con un alto contenuto di fibre od una integrazione di fibre non assorbibili sono consigliabili al fine di prevenire la stitichezza. L’American Dietetic Association raccomanda almeno 20-35 grammi di fibre al giorno.

La crusca derivante dal frumento sembra essere molto efficace in quanto ha dimostrato di ridurre le pressioni che si sviluppano all’interno del colon. L’ispagula (conosciuta anche come psillio: è il sottile strato superficiale che riveste i semi della Plantago ovata, una pianta che cresce spontanea in Afghanistan, Iran, Arabia Saudita ed Egitto) è efficace al dosaggio di 1-2 grammi al giorno. È invece bene evitare gli stimolanti del colon. Secondo l’Istituto Nazionale del Diabete e di Malattie Digestive e Renali degli USA (NIDDK) alcuni alimenti quali le noci, i popcorn, i semi di girasole, i semi di zucca, i semi di cumino ed i semi di sesamo sono stati tradizionalmente classificati come in grado di determinare una accentuazione dei disturbi in soggetti affetti da questa patologia. Tuttavia, non esistono dati scientifici a sostegno di questa ipotesi. Sempre secondo il NIDDK altri alimenti quali i semi di pomodoro, le zucchine, i cetrioli, le fragole, i lamponi ed i semi di papavero, non sono considerati dannosi.

Alcune cure, come alcuni trattamenti di pulizia colon che provocano feci dure, stipsi, ed una accentuazione dello sforzo della defecazione, non sono raccomandati. Secondo alcuni medici è consigliabile evitare cibi fritti, noci, mais e semi per prevenire le complicanze della diverticolosi. Se queste restrizioni dietetiche siano favorevoli è ancora incerto. Recenti studi hanno affermato che le noci ed i popcorn non influiscono su pazienti con diverticolosi o complicazioni diverticolari. Quando il dolore spastico diviene fastidioso l’uso di olio di menta piperita (1 goccia in 50 ml di acqua), o di compresse di menta piperita può essere utile.

Le complicanze della diverticolosi vanno trattate. Queste complicanze sono spesso raggruppati sotto la singola diagnosi di diverticolite e richiedono cure mediche specialistiche sia per il sanguinamento, sia dell’infezione, sia della perforazione. Queste complicanze spesso richiedono un intenso trattamento antibiotico, fluidi per via endovenosa e talvolta il ricorso all’intervento chirurgico. Le complicazioni sono più comuni nei pazienti che assumono aspirina od altri FANS. Dal momento che la diverticolosi si verifica in una popolazione più anziana, tali complicanze sono spesso eventi decisamente gravi.

Complicazioni

L’infezione di un diverticolo può causare diverticolite. Questo evento si verifica in circa il 10%-25% delle persone con diverticolosi. In circa il 15% dei pazienti con diverticoli si può manifestare un sanguinamento. Nella gran parte dei pazienti il sanguinamento si arresta spontaneamente e non tende a ripresentarsi. La perforazione è un evento che si presenta con una frequenza inferiore. Altre complicanze possibili sono l’ostruzione intestinale (la stipsi o la diarrea non escludono questa possibilità), la peritonite, la formazione di ascessi, la fibrosi retroperitoneale, la sepsi e la formazione di fistole (ad esempio fistole colon vescicali). Raramente si possono formare dei coproliti. Una dieta a basso contenuto di fibre ed alto contenuto di grassi, la stipsi e l’uso di lassativi irritanti e stimolanti la mucosa intestinale aumentano il rischio di sanguinamento. Anche una storia di diverticolite aumenta la possibilità di sanguinamento. L’infezione si verifica spesso a causa della presenza di un coprolita all’interno di un diverticolo. Oltre il 10% della popolazione statunitense di età superiore ai 40 ed il 50% di età superiore ai 60 presenta diverticolosi. Questa malattia è comune negli Stati Uniti, in Gran Bretagna, in Australia e Canada. Risulta invece rara in Asia ed in Africa. Più in generale è corretto dire che la malattia è tipica di tutte le società industrializzate occidentali ed esiste un’ampia letteratura scientifica che ne documenta l’assenza o la minore incidenza nei paesi in cui permane un alto consumo di fibre nella dieta e nelle popolazioni vegetariane.

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