Grintuss sciroppo e compresse, posologia e foglietto illustrativo

MEDICINA ONLINE GRINTUSS SCIROPPO COMPRESSE  FARMACO FARMACIA PHARMACIST PHOTO IMAGE PHOTO PICTURE HI RES INIEZIONE  PER OS SANGUE INTRAMUSCOLO CUORE PRESSIONE DIABETE CURA TERAPIA FARMACOLOGICA EFFETTI COLLATERALI CONTRO.jpgGrintuss è un prodotto a base di miele e complessi molecolari che svolge un’azione protettiva e di conseguenza lenitiva delle prime vie aeree. Agisce sulla tosse secca contrastando l’irritazione della mucosa e sulla tosse grassa favorendo l’idratazione e l’eliminazione del muco. Grintuss è un prodotto con ingredienti da Agricoltura Biologica​, senza glutine e dal sapore gradevole.

INDICAZIONI
Grintuss pediatric sciroppo è indicato per il trattamento della tosse, sia secca che grassa, di bambini a partire da 1 anno di età.

COME AGISCE
Grintuss protegge la mucosa, calmando l’irritazione, idrata e favorisce l’eliminazione del muco mediante i seguenti meccanismi d’azione:

  • Effetto Barriera: forma un film protettivo che aderisce alla mucosa e la protegge dal contatto con gli agenti irritanti
  • Azione Mucoregolatrice: promuove l’idratazione del muco e ne favorisce l’eliminazione
  • Azione Lubrificante: riduce lo sfregamento a livello della faringe che è causa di tosse

Grintuss modula la tosse senza sopprimerla, rispettandone così l’importante ruolo di difesa delle prime vie aeree.

MODO D’USO

Sciroppo: si consiglia l’assunzione di 5ml (un cucchiaino) per i bambini da 1 a 6 anni e di 10 ml (due cucchiaini) dai 6 anni in poi, da due a quattro volte al giorno, effettuando l’ultima somministrazione prima di coricarsi.
Agitare prima dell’uso. Contiene cucchiaino dosatore. Dopo l’uso chiudere bene il flacone e lavare accuratamente il cucchiaino dosatore.

Compresse: si consiglia di assumere 1 compressa da 2 a 4 volte al giorno lasciandola sciogliere lentamente in bocca.

AVVERTENZE
Non utilizzare se presente ipersensibilità o allergia individuale verso uno o più componenti.
Nel caso in cui i sintomi non migliorano si consiglia di consultare il medico.
Conservare a temperatura ambiente, lontano da fonti di calore e al riparo dalla luce.
Tenere fuori dalla portata dei bambini.

Visita il sito del produttore seguendo questo link.

Il Grintuss è composto da una serie di piante officinali:

La Grindelia

Anticamente utilizzata dagli indiani della California, da cui proviene la pianta, è stata importata di Gesuiti al principio come pianta ornamentale. Deve il proprio nome al botanico H. Grindel autore del Botanisches Taschenbuch (1803).Pianta perenne di origine americana, utilizzata per le proprietà sedative della tosse e per la cura delle affezioni cutanee, composta da vistosi fiori gialli che costituiscono l’ingrediente primario nella realizzazione di unguenti e composti. Utilizzata da tempo in omeopatia grazie al principio attivo che al contraddistingua, la Grindelia ha proprietà antibatteriche e principi attivi rappresentati dai flavonoidi, ad azione antispasmodica, azione espettorante, acidi diterpenici. La Grindelia viene utilizzata nella composizione di composti per la cura delle bronchiti catarrali e da coloro che soffrono di crisi di asma acute. La polvere di Grindelia viene utilizzata nella preparazione delle sigarette.

La piantaggine

La piantaggine, che compone insieme alla grindelia il Grinutss, è una pianta perenne con caratteristiche antinfiammatorie, antisettiche, lenitive, combatte gli arrossamenti. Considerata, come la grindelia, una droga sicura si può somministrare anche ai bambini in totale sicurezza. Utilizzata soprattutto in casi di mal di gola ed infiammazione delle vie respiratorie, in caso di bronchite e secrezioni catarrali. Conosciuta nell’antica Grecia alla piantaggine venivano attribuiti poteri curativi. Pianta considerata sacra dalle popolazioni Anglosassoni, veniva utilizzata come rimedio universale per febbre, dolori renali, morsi di animali velenosi, ferite e molti altri problemi. Infatti secondo la tradizione del nord Europa la piantaggine rappresentava uno spirito posto a guardia dell’ingresso del regno dei morti. Nella cultura popolare europea le foglie di piantaggine, in polvere o i succo, curavano ustioni, ferite, gonfiori. L’infuso era usato in caso di emorraggie asali, constro la gastrite, diarrea, asma, e molti altri disturbi.

Elicriso

Pianta caratteristica della macchia mediterranea possiede dei fiori gialli molto luminosi dal profumo intenso e aromatico, utilizzato moltissimo nella cosmetica. Il nome della pianta deriva dal greco, letteralmente significa “oro del sole”, ed ovviamente si riferisce alla forma e al colore dei fiori. COnosciuto anche con il nome di “sempre vivo” grazie alal conformazione e alla natura della pianta èresenta una lunga drata nel colore e nel profumo die fiori. La pianta era conosciuta, ed utilizzata tutt’ora, per le caratteristiche astringenti e sedative, antiasmatiche, stimolanti della circolazione del sangue e, in uso esterno, ha effetti lenitivi antinevralgici. Infatti favorisce l’aliminazione del catarro e attenua le crisi di asma e le infiammazioni allergiche. E’ un ottimo analgesico e decongestionante soprattutto se mescolato sapientemente ad altre piante. Inoltre le foglie di elicriso posseggono un aroma simile al curry e per questo possono essere usate nella preparazione di risotti, minestre, carni bianche o ripieni.

Cos’è Grintuss?
Prodotto per la tosse e la protezione del cavo che crea una pellicola protettiva che calma la tosse e protegge le vie aeree. A base di Piantaggine, Grindelia ed Elicriso, Grintuss possiede proprietà mucoadesive e protettive che rpoducono uno schermo contro gli agenti esterni sulle pareti della gola, Inoltre l’effetto di protezione è dato dalla commistione di sostanze vegetali che, sapientemente mescolate, danno alla formulazione un’azione protettiva ed emolliente ed un gusto piacevole grazie all’effetto rinfrescante degli olii essenziali.

Grintuss: tavolette e sciroppo, ma non solo
Il Grintuss non presenta particolari controindicazioni, ma è necessario seguire attentamente il foglietto illustrativo e non somministrare nei casi incui ci siano forme allergiche ai principi attivi delle erbe medicinali che compongono Grintuss. Oltre ai prodotti indicati esistono anche altre soluzioni Grinutss: come la Tisana e l’unguento balsamico.

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Ecco perché non si dovrebbe mai stendere il bucato in casa

MEDICINA ONLINE STENDERE BUCATO IN CASA FUORI STIRARE VESTITI.jpgA chi non è mai capitato di stendere i panni in casa durante una giornata umida o di pioggia? Lasciarli all’aria aperta è praticamente inutile e, nella speranza che si asciughino il prima possibile, vengono poggiati ovunque, dalla cucina al corridoio, fino ad arrivare al bagno, alle sedie o ai caloriferi. Anche se potrebbe sembrare un gesto assolutamente normale e poco pericoloso, in verità si tratta di una cattivissima abitudine che potrebbe avere degli effetti dannosi sia sulla salute che sulla casa.

A rivelarlo è stata la dottoressa Christine Cowie, ricercatrice dell’Università New South Wales in Galles, che in uno studio pubblicato su KidSpot ha spiegato quali sono i pericoli in cui si incorre stendendo gli abiti appena usciti dalla lavatrice all’interno della casa. “Da un punto di vista salutare sono molti gli agenti biologici che si trovano al chiuso e prosperano nell’umidità e dove c’è ricircolo d’aria insufficiente”, ha spiegato la dottoressa.

L’umidità non farebbe altro che aumentare il rischio di asma e di problemi respiratori poiché respirare spore fungine peggiora la sensibilità allergica. Per fortuna esistono dei rimedi per evitare di andare incontro a problemi simili. Innanzitutto bisogna stendere tutto all’esterno quando c’è il sole, è necessario poi accendere la cappa quando si cucina, asciugare il cane quando si rientra in casa, appendere i cappotti umidi lontano dagli abiti e lasciarli fuori dall’armadio fin quando non sono totalmente asciutti. Eliminare l’umidità è dunque il metodo ideale per prendersi cura della propria casa e della propria salute

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Differenza tra organismi autotrofi ed eterotrofi

MEDICINA ONLINE LABORATORIO BLOOD TEST EXAM ESAME DEL SANGUE FECI URINE GLICEMIA ANALISI GLOBULI ROSSI BIANCHI PIATRINE VALORI ERITROCITI ANEMIA TUMORE CANCRO LEUCEMIA FERRO FALCIFORME MAutotrofi ed eterotrofi sono microrganismi che si differenziano per il modo in cui sintetizzano le molecole di cui hanno bisogno. Gli autotrofi (dal greco auto, che significa “da sè” e trophos che significa “nutrirsi”) sono microrganismi capaci di sintetizzare le molecole organiche di cui necessitano a partire da sostanze inorganiche semplici (CO2 ed H2O). Essi si distinguono dagli organismi eterotrofi (dal greco etero, che significa “altro” e trophos che significa “nutrirsi”) che invece ricavano le materie prime di cui necessitano da molecole assunte dall’ambiente esterno.

Microrganismi autotrofi fotosintetici e chemiosintetici

A seconda delle fonte di energia di cui usufruiscono per attuare le reazioni di sintesi, i microrganismi autotrofi possono essere classificati in fotosintetici e chemiosintetici. Microrganismi fotosintetici: se la loro fonte di energia è il Sole. Essi catturano l’energia solare per costruire le molecole organiche di cui necessitano. Questi microrganismi attuano il processo di fotosintesi nel quale molecole complesse sono sintetizzate partendo da anidride carbonica (CO2) ed acqua (H2O). La reazione netta della fotosintesi clorofilliana è la seguente:

6 CO2 + 6 H2O + Luce → C6H12O6 (Glucosio) + 6 O2

Microrganismi chemiosintetici: sono quegli organismi autotrofi che per attivare i loro processi vitali e per costruire le molecole organiche di cui necessitano usufruiscono dell’energia liberata da particolari reazioni inorganiche (chemiosintesi). In particolare essi si procurano l’energia ossidando molecole inorganiche, quali certi composti chimici dell’azoto, dello zolfo e del ferro. Alla categoria dei microrganismi autotrofi appartengono le alghe (sia eucariote sia procariote), le piante e certi batteri. Ricordiamo infine l’esistenza di una particolari categoria di autotrofi detti autotrofi facoltativi. Essi, in condizioni normali, attuano la fotosintesi clorofilliana ma, in condizioni particolari come la mancanza di sufficiente luce, possono diventare eterotrofi.

 

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Differenza tra esame delle urine ed urinocoltura

MEDICINA ONLINE SISTEMA IMMUNITARIO IMMUNITA INNATA ASPECIFICA SPECIFICA ADATTATIVA PRIMARIA SECONDARIA DIFFERENZA LABORATORIO ANTICORPO AUTO ANTIGENE EPITOPO CARRIER APTENE LINFOCITI BL’esame delle urine è costituito da una serie di esami di laboratorio che permette di analizzare le proprietà chimiche e fisiche delle urine e del sedimento correlato. Consente, inoltre, di individuare eventuali patologie a carico dei reni e delle vie urinarie, la presenza di malattie sistemiche o sostanze tossiche. Viene eseguito, se necessario, attraverso l’osservazione al microscopio. Il prelievo è davvero molto semplice: va effettuato al mattino, raccogliendo il mitto intermedio in un contenitore sterile. Si scarta, quindi, la parte iniziale e finale della minzione. Quella iniziale serve per depurare l’uretra dal mitto precedente e da ipotetici batteri, quella finale potrebbe essere contaminata dal residuo sito in vescica.

L’urinocoltura è invece un esame diagnostico mediante coltura batteriologica che valuta la presenza di microrganismi nell’urina. Il procedimento di prelievo è esattamente identico a quello dell’esame delle urine, e solitamente sono essenziali i 5 ml di una provetta. I campioni devono essere messi in coltura all’istante, diversamente i microrganismi potrebbero moltiplicarsi. L’esame sarà ritenuto positivo se presenta un numero che supera i 10000 batteri/ml. L’analisi consta di una serie di diluizioni, della cosiddetta ‘metodologia del doppio’ e, infine, si portano i campioni sulla piastra per testare la presenza di Escherichia Coli, attraverso un terreno Mac Conkey (per Gram negativi), o di altri Enterobatteri, mediante l’uso del TSA (Trypticase Soy Agar).

Questa è la differenza che c’è tra esame delle urine e urinocoltura. Il primo analizza le varie proprietà delle urine, il secondo si occupa di diagnosticarle ed anche di saggiare la resistenza dei batteri agli antibiotici attraverso antibiogramma.

Per approfondire: Esame delle urine completo con urinocoltura: come fare e capire i risultati

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Charlotte, la bambina più piccola del mondo

MEDICINA ONLINE CHARLOTTE GARSIDE FAMILY TALL SHORT MAN GIRL WOMAN BOY ALTEZZA STATURA AUMENTARE NANISMO LITTLE PEOPLE ALTEZZA CENTIMETRI LUNGHEZZA MONDO MEDIA PER REGIONE OSSA ORMONI GH CRESCITA PUBERTA SALDATURA OSSEALa sua storia ha già fatto il giro del mondo, lei si chiama Charlotte Garside, ha soltanto due anni, le piace giocare con le bambole e con i suoi giocattoli, come tutte le sue coetanee. Ma questo batuffolino dai capelli rossi non è una bambina come tutte le altre: è la bambina più piccola del mondo, con i suoi 55 centimetri. La storia di Charlotte, che vive in una piccola città vicino Hull (Gran Bretagna), è stata raccontata qualche tempo fa dai quotidiani d’oltremanica: la bimba soffre di una rara forma di nanismo primordiale, una malattia genetica che risale al momento del concepimento e che è la causa del suo sottosviluppo fisico e motorio, e che affligge soltanto un centinaio di persone in tutto il mondo.

I suoi genitori, Scott e Emma, hanno detto alla tv che nemmeno i medici sanno esattamente quanto potrà sopravvivere la loro bambina, per via della particolarità del disturbo di cui soffre. “Nostra figlia ha una forma di nanismo che nemmeno i medici sono in grado di definire – ha detto Emma, 28 anni, la madre – per quanto ne sappiamo, Charlotte potrebbe anche essere l’unica bambina al mondo a soffrire di questo disturbo”. La bimba non è in grado di mangiare né di digerire cibo solido e viene nutrita tramite un tubo: alla sua nascita pesava meno di 500 grammi, mentre adesso, a due anni, pesa 3,4 kg, come un neonato.

La fondazione Walking with Giants, che assiste le famiglie dei bambini con questo tipo di disturbi, è stato davvero d’aiuto per la famiglia di Charlotte. “E’ stata una delle cose migliori per noi negli ultimi anni – dice Emma – ci hanno aiutato tantissimo, ed è stato positivo anche incontrare altre famiglie che si trovano nella nostra stessa situazione”.

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Diabete mellito gestazionale: cause, diagnosi e trattamento

MEDICINA ONLINE GRAVIDANZA DIABETE GESTAZIONALE FETO PARTO CESAREO DIETA FIBRA VERDURA GRASSI ZUCCHERI PROTEINE GONFIORE ADDOMINALE MANGIARE CIBO PRANZO DIMAGRIRE PANCIA PESO INTESTINO DIGESTIONE STOMACO CALORIE METABOLISMOIl diabete mellito gestazionale è una condizione caratterizzata da valori di glicemia oltre la norma, suggestivi di diagnosi di diabete, che si instaura durante la gravidanza in donne che, prima di essa, non erano diabetiche. L’International diabates and Pregnancy Study Groups raccomanda che il diabete diagnosticato nella prima visita prenatale venga classificato come diabete franco.

Epidemiologia

Il diabete gestazionale si riscontra nel 7% circa delle gravide negli Stati Uniti. La maggior parte delle donne dopo la gravidanza ritorna alla normalità, ma rimane il rischio (dal 30 al 60%) che sviluppino diabete mellito nei successivi 10-20 anni.

Eziologia

La resistenza insulinica è associata alle alterazioni metaboliche caratteristiche delle fasi finali della gravidanza e l’aumentato bisogno di insulina (dovuto ai fabbisogni metabolici del feto) può indurre tolleranza glucidica nella madre e, talora, diabete. Durante la seconda metá della gravidanza l´insulinoresistenza aumenta e con essa i livelli di zuccheri e aminoacidi nel sangue. Questo sembra dovuto ad aumenti dei livelli di cortisolo e progesterone. Gli zuccheri ed amminoacidi vengono utilizzati dal feto per crescere.

Diagnosi

Il controllo glicemico deve essere effettuato dalla donna alla prima visita ginecologica. Una glicemia a digiuno superiore a 92-126 mg/dl pone diagnosi di diabete gestazionale. Se la paziente al primo controllo ha valori glicemici inferiori a 92 mg/dl si esclude tale diagnosi. La paziente dovrà successivamente essere sottoposta tra la 24ª e la 28ª settimana di gestazione a un test di carico orale di glucosio ( 75 g di glucosio per os e controllo della glicemia a tempo 0′, 60′, 120′). Valori di glicemia >92,> 180 >153 mg/dl, rispettivamente, consentono di porre diagnosi di diabete gestazionale.

Trattamento

Nei casi non gravi di diabete mellito gestazionale la terapia è dietetica: prevede la riduzione dell’apporto glucidico. In caso di patologia avanzata o complessa si ricorre, oltre al regime alimentare ipoglucidico, esclusivamente alla somministrazione di insulina data l’impossibilità di utilizzo di ipoglicemizzanti orali.

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Neuropatia diabetica: cause, sintomi, diagnosi e terapia di una complicanza del diabete

MEDICINA ONLINE DUODENO PANCREAS DIGESTIONE GLICEMIA DIABETE ANALISI INSULINA ZUCCHERO CARBOIDRATI CIBO MANGIARE DIETA MELLITO TIPO 1 2 CURA TERAPIA FARMACI STUDIO NUOVE TENOLOGIE TERAPIELa neuropatia diabetica (detta “polineuropatia diabetica” quando vengono colpiti più nervi) è una complicanza frequente del diabete che può interessare sia il sistema nervoso periferico, sia il sistema nervoso autonomo. In generale si distinguono due tipologie: neuropatia periferica e neuropatia autonoma. La neuropatia periferica colpisce le fibre nervose che vanno dalla periferia al midollo spinale, mentre quella autonoma coinvolge i funicoli nervosi che controllano le funzioni autonome del corpo, come il cuore e la circolazione, la digestione, gli ormoni, i reni il fegato. Nel caso di neuropatia periferica, generalmente si tratta di una polineuropatia polidistrettuale, di solito simmetrica, distale e più frequentemente interessa gli arti inferiori, più raramente è prossimale. La neuropatia autonomica invece presenta sintomi del tutto diversi.

Diffusione

La neuropatia diabetica interessa quasi 500 milioni di persone nel mondo con prevalenza in continuo aumento. In Italia il 7% della popolazione con più di 50 anni è affetto da neuropatia diabetica ed il 20% della popolazione con più di 70 anni. La prevalenza della neuropatia nei pazienti con diabete è stimata essere tra circa il 25% e il 50%.

Leggi anche: Retinopatia diabetica: cause, sintomi e terapie

Cause

La neuropatia diabetica può comparire nei pazienti con diabete mellito non trattato. Un livello non controllato ed eccessivo di zuccheri nel sangue danneggia le cellule nervose, causando disfunzioni nervose e sintomi diversi in base ai nervi danneggiati.

Sintomi e segni della neuropatia periferica

Tra i sintomi e segni della neuropatia periferica, vi sono:

  • dolore, che può essere molto intenso e compromettere la qualità della vita del paziente
  • disturbi della sensibilità (parestesie) soprattutto dolorifica

Sintomi e segni della neuropatia autonomica

Tra i sintomi e segni della neuropatia autonomica, vi sono:

  • alterazioni cardiovascolari
    • ipotensione ortostatica, quindi un calo pressorio passando dal clinostatismo all’ortostatismo
    • tachicardia a riposo
    • allungamento del tratto QT all’ECG che predispone all’insorgenza di aritmie o alla morte improvvisa
  • alterazioni gastrintestinali
    • ritardato svuotamento dello stomaco
    • gastroparesi
  • alterazioni urologiche
    • disfunzioni vescicali
    • vescica neurogena.

Leggi anche: Diabete mellito: conseguenze e complicanze a lungo termine

Diagnosi

Per diagnosticare una neuropatia occorre rilevare i sintomi, e per questo esistono dei questionari con delle domande che permettono una diagnosi a punteggio, e che costituiscono un sistema semplice e standardizzato per capire se un paziente ha una soglia di rischio di neuropatia. In ogni caso occorre fare un esame neurologico che valuti la sensibilità, i riflessi, e va fatto al momento della diagnosi, soprattutto se si tratta di un paziente con diabete tipo 2 (i diabetici di tipo 2 sono pazienti che molto probabilmente, a differenza di quelli di tipo 1, presentano al momento della diagnosi una o più complicanze), e poi annualmente valutare l’eventuale insorgenza o evoluzione di tale complicanza. Gli esami di approfondimento che studiano la velocità di conduzione nervosa sensitivo-motoria, hanno utilità limitata ad una piccola percentuale dei casi, mentre nella maggioranza dei casi la presenza di neuropatia diabetica si documenta in base ai sintomi clinici e all’uso di metodi diagnostici più semplici, come lo studio di riflessi e sensibilità termica o dolorifica, lo studio dell’ipotensione ortostatica, oppure l’analisi delle variazioni della frequenza cardiaca mediante un elettrocardiogramma.

Leggi anche: Ulcera diabetica: cause e tipi

Terapia

Non esiste una terapia specifica per la neuropatia diabetica. Il trattamento consiste per prima cosa nell’educare il paziente al rigoso controllo dei livelli di glicemia nel sangue e nell’assunzione di eventuali terapie farmacologiche, in modo da prevenire la neuropatia diabetica o per non far peggiorare la situazione se la neuropatia è già presente. Uno stile di vita salutare con una dieta equilibrata e una moderata attività fisica che aiuti a tenere sotto controllo la glicemia e a mantenere il giusto peso corporeo, escludendo altri fattori di rischio come fumo, eccessivo stress psico-fisico ed alcool, è fondamentale per rallentarne la progressione e prevenirne le complicanze. A seconda dei nervi interessati e quindi dei sintomi, possono essere adottate diverse misure per migliorare la qualità della vita del paziente, tra cui farmaci antinfiammatori per il dolore, uso di plantari e scarpe ortopediache, fisioterapia e – in caso di sintomi psichiatrici come sensazione di forte tristezza e forte ansia – anche la psicoterapia cognitivo-comportamentale e/o la frequentazione di gruppi di auto-aiuto composti da altre persone con le stesse problematiche.

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Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo
Direttore dello Staff di Medicina OnLine

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Ci siamo lasciati: adesso come si fa?

MEDICINA ONLINE TRISTE EX RAGAZZA RAGAZZO FIDANZATA FIDANZATO GELOSIA LITIGIO MARITO MOGLIE MATRIMONIO COPPIA DIVORZIO SEPARATI SEPARAZIONE AMORE CUORE FIDUCIA UOMO DONNA ABBRACCIO LOVE DIVORZIO DIVORCE SAD COUPLE WALLPAPER.jpgI tempi delle lacrime sono finiti. Forse avete avuto anche la fortuna di esservi lasciati di comune accordo e ora di voi rimane solo un periodo di distacco totale. Poi però dal tuo cassetto cominciano a uscire la sua catenina, il suo portachiavi, i suoi cd sono mischiati ai tuoi e il suo libro è nel tuo zaino dall’ultimo fine settimana che avete passato insieme.

Che fare? Sapete voi se quegli oggetti sono cari per lui. Probabilmente ci terrà a riaverli, come tu aspetti che lui ti ridia i calzettoni che usavi a casa sua e i tuoi dvd di Sex and the city. Passato il primo periodo di sofferenza cominciate a radunare tutte le sue cose. La scelta migliore è restituirgliele. Discorso diverso per i regali. Inutile restituirgli un regalo prettamente femminile. Però se di mezzo c’è un anello o qualsiasi altro oggetto che ti ha regalato perché “Eri la donna della sua vita” forse andrebbe restituito.

E gli amici? Parte difficile. Se siete i primi a lasciarvi “bene” non si pone il problema. Ma è molto raro. Escludiamo subito la divisione del gruppo. Sarebbe poco carino chiedere a uno o all’altro di non frequentare l’ex. Di solito non ci si lascia all’improvviso, quindi le avvisaglie e le litigate le avranno già percepite anche gli altri. Al momento dell’ufficializzazione sarà ognuno di loro a decidere chi continuare a frequentare. Forse per molti sarà l’occasione per uscire da un gruppo che non l’ha mai accettato veramente, o che se l’ha fatto è solo perché eri la ragazza di uno di loro. Lasciate che le cose vadano da sole, scoprirete anche chi è davvero un amico o un’amica, e se li perderete, sarà un’occasione in più per ricominciare.

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La famiglia? Negli anni avete legato con la sorella, con al fidanzata del fratello, anche con i genitori. E’ difficile, soprattutto se loro vedranno lui soffrire. Ma se tra di voi c’è un legame sincero si può portare avanti. Forse non vi incontrerete a casa loro, ma un caffè o lo shopping con l’ex cognata e l’ex suocera ci possono stare. Tenete sempre in conto che forse loro un giorno si sentiranno costrette a non frequentarvi più per non fare soffrire il vostro ex. E forse un giorno saranno loro a darvi la notizia che il vostro ex ha trovato una nuova ragazza.

E poi ci siete voi due. Ancora non sapete se rimarrete amici o se le vostre strade si divideranno definitivamente. Ogni storia ha un suo percorso. Se uno ama ancora sicuramente soffrirà, ma anche chi non ama più dovrà ricostruire la propria quotidianità. Solo il tempo aiuterà a superare il dolore. Se c’è ancora dell’affetto niente vieta di inviare un sms di auguri per Natale o per il compleanno, senza però aspettarsi qualcosa.

Non c’è una cura universale, ma forse un distacco totale di qualche mese può essere una soluzione comune che aiuterà chiunque a superare la rabbia e la delusione e ricominciare con o senza l’ex.

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