Le confessioni di un mio paziente masturbatore cronico

MEDICINA ONLINE MASTURBAZIONE CRONICA COMPULSIVA OSSESSIVA VIDEO COOLIDGE PORNO WEB INTERNET ONLINE PORNOGRAFIA PORNOGRAFICO SEX SESSO SESSUALITA DISTURBO RIPETUTO EIACULAZIONE SPERMA TESTOSTERONE CERVELLO ORMONI UOMO DONNE.jpgCome abbiamo visto in altri articoli presenti su questo sito, il vortice della masturbazione compulsiva spesso porta alla disfunzione erettile a causa dell’effetto Coolidge (clicca qui per scoprire di cosa si tratta) e questo è uno dei motivi che portano i pazienti nel mio studio. Entrare nel vortice della masturbazione compulsiva non è difficile come qualcuno pensa ed anzi è facile per chiunque rimanervi invischiati, come è facile entrare – e rimanere – in qualsiasi dipendenza da sostanza o comportamentale, che sia il fumo, l’alcol, il gioco d’azzardo patologico, l’eroina o la cocaina.

Per comprendere meglio il problema, vi presento oggi un elenco di alcuni pensieri di un masturbatore cronico riguardo alla propria “attività”, che mi sono stati confessati da un mio paziente trentenne. Sono i tipici pensieri di chi ancora non comprende che alcuni tipi di masturbazione possono configurare una vera e propria patologia:

1) che problema c’è a masturbarsi tanto? Che sarà mai! Non faccio male né a me né agli altri… Non reco fastidio a nessuno quando lo faccio;

2) non faccio male alla mia salute, anzi la miglioro, visto che è assodato che la masturbazione non fa male alla salute, anzi fa bene: il mio medico di base mi ha detto che abbassa il rischio di cancro alla prostata;

3) masturbarsi è una cosa naturale, quindi non potrà mai farmi male: lo faccio ogni giorno da vent’anni e sto benissimo;

4) non ho tanti soldi da spendere in divertimenti: masturbarmi è un piacere che posso ottenere gratis;

5) posso fruire di una quantità di video porno illimitata: se mi “stufo” di un video, passo al successivo;

6) qualsiasi mia voglia recondita, può essere soddisfatta da video sempre più estremi e trasgressivi, quindi è una passione che posso portare avanti facilmente;

7) io non ho alcun problema: se voglio posso smettere di masturbarmi quando voglio, mica sono malato, basta evitare di farlo;

8) posso masturbarmi per tutto il tempo che lo desidero, quando e dove voglio;

9) quando mi masturbo, non devo sottostare a quello che la mia donna vuole;

10) quando mi masturbo, non vengo giudicato da nessuno e non ho paura di “fare cilecca”;

11) non ho successo con le donne e sono sempre solo, almeno masturbandomi provo quel piacere sessuale che mi manca;

12) mi annoio, masturbandomi il tempo passa divertendomi;

13) quando sono stressato, non c’è nulla di male se – anziché pensare al mio problema e cercare di risolverlo – allevio un po’ la tensione con una masturbazione;

14) a lavoro mi è capitato di andare in bagno a masturbarmi, certe volte metto da parte i miei impegni e rimango indietro col lavoro, per masturbarmi, ma alla fine nessun collega lo sa e comunque riesco a fare il mio lavoro, quindi non c’è alcun problema;

16) una volta ho preferito rimanere a casa a masturbarmi tutta la sera piuttosto che uscire con i miei amici;

17) preferisco masturbarmi al fare sesso con la mia ragazza;

18) potendo guardare donne bellissime che fanno cose estreme nei video porno, la mia donna ultimamente mi appare meno bella ed il fare sesso con lei è sempre più noioso;

19) subito dopo la masturbazione e l’orgasmo, a volte mi rendo conto che forse mi sto masturbando un po’ troppo e che forse è il caso di diminuire il numero di masturbazioni giornaliere, ma poi penso che è uno dei pochi piaceri della vita che mi sono rimasti, quindi come potrei vivere senza…;

20) quando mi viene voglia di masturbarmi, se non posso farlo mi prende l’ansia ma la reputo una cosa abbastanza normale, d’altronde anche se ho fame e non posso mangiare, provo fastidio;

21) internet è pieno di porno, se facesse male non potrebbero esistere tutti questi siti con video pornografici…;

22) ultimamente con la mia ragazza il sesso è meno soddisfacente e non riesco ad avere sempre una erezione, ma penso sia normale – dopo qualche mese insieme – che il sesso diventi un po’ noioso;

23) ultimamente ho considerato l’opzione di andare con una prostituta;

24) sono io che scelgo di masturbarmi o di non masturbarmi: niente mi costringe a farlo;

25) dopo che mi masturbo, a volte penso che non dovrei farlo più, ma dopo un paio d’ore mi sto già masturbando di nuovo, non riesco a smettere di farlo.

Tutti questi pensieri ricorrenti e giustificatori, simili a quelli di un tossicodipendente, a volte perfino contraddittori (“smetto quando voglio” e “non riesco a smettere”), uniti alla spropositata quantità di materiale pornografico reperibile gratuitamente in rete in qualsiasi momento e posto grazie ad un semplice smartphone, rendono il vortice della masturbazione compulsiva con video porno online, molto difficile da spezzare e trasformano un gesto originariamente naturale e fisiologico, come la masturbazione, in una schiavitù giornaliera. Il masturbatore compulsivo spesso non si sente “malato”, né esternamento appare come tale, perciò non interviene ed il problema peggiora progressivamente, anche perché – rispetto ad altre tossicodipendenze – è facilmente occultabile dietro l’apparenza di una vita “normale”. La “vita masturbatoria” divenda un “oscuro passeggero” che accompagna l’individuo ed è in grado di interferire con la sua vita relazionale, sociale e professionale. Peggiorando anno dopo anno, i normali video pornografici cominciano ad apparire meno eccitanti del solito ed alcuni arrivano a compiere atti illegali per continuare a masturbarsi con sempre maggior piacere, cosa che può comportare conseguenze distruttive per la vita del paziente, portando ad esempio a divorzi, licenziamenti e processi penali.

Se credi di avere un problema di dipendenza da porno online e masturbazione compulsiva, prenota la tua visita e, grazie ad una serie di colloqui riservati, ti aiuterò a risolvere definitivamente il tuo problema.

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Dott. Emilio Alessio Loiacono
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Sei “malato di sesso”? Ecco i 5 segnali-spia

MEDICINA ONLINE SESSO SEX 10 COSE NON DOVETE MAI DIRE SESSUALITA COPPIA AMORE UOMO DONNA AMPLESSO COITOCome si fa a capire se  il piacere che provate per il sesso rientra nei limiti della normalità, magari anche un po’ intensa, o se siete andati oltre il limite e siete sbarcati nel territorio inquietante della dipendenza sessuale che vi trasforma in malati di sesso?

Finora la risposta era appannaggio della sola esperienza di psicologi, sessuologi o psicoterapeuti e, probabilmente, saranno ancora loro, con Continua a leggere

Tornare vergine senza chirurgia, grazie all’imene finto

MEDICINA ONLINE AUMENTARE QUANTITA SPERMA EIACULAZIONE FORZA PENE EREZIONE IMPOTENZA DISFUNZIONE ERETTILE VAGINA SESSULITA SESSO COPPIA AMORE TRISTE GAY ANSIA PRESTAZIONE IMPOTENZA DISFUTornare vergini senza ricorrere alla chirurgia? Arriva dalla Germania la soluzione per tutte le donne, musulmane ma non solo, che vogliono convincere il loro partner o marito a non aver mai avuto un rapporto sessuale completo in vita loro.

L’idea è stata messa a punto dall’azienda tedesca Virginia Care, che ha creato una sorta di imene finto per ingannare gli uomini. Si tratta di un dispositivo semplice ed economico: costa circa 50 dollari, contro le migliaia di euro di una ricostruzione chirurgica dell’imene. Le donne possono inserirla da sole nella vagina. Grazie ad una sottile membrana di sangue sterilizzato ed essiccato, nel momento della penetrazione il finto imene rilascia un liquido che simula il sangue che si perde durante il primo rapporto.

Il prodotto è stato messo a punto in Germania in considerazione del numero sempre crescente di immigrati e immigrate musulmane. Per l’Islam, infatti, la verginità prematrimoniale è ancora più importante che nella cultura cattolica. Solo due settimane fa proprio in Germania una ragazza musulmana di 19 anni è stata uccisa dai propri genitori che avevano scoperto che aveva avuto rapporti sessuali.  Virginia Care offre il suo “finto imene” in due diversi modelli: quello “Original”, che al momento della penetrazione rilascia un liquido rosso scuro, che simula il sangue che la neo-sposa deve mostrare ai familiari e ai suoceri il giorno dopo la prima notte di nozze, e una versione “Advanced”, che rilascia un liquido rosso brillante, a simulare il sangue che si perde subito al primo rapporto.

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E’ possibile rimanere incinta con il coito interrotto?

MEDICINA ONLINE VAGINA DONNA BACIO SESSULITA GRAVIDANZA INCINTA SESSO COPPIA AMORE TRISTE GAY OMOSESSUAANSIA DA PRESTAZIONE IMPOTENZA DISFUNZIONE ERETTILE FRIGIDA PAURA FOBIA TRADIMENTOUn tempo si pensava che fosse un metodo anticoncezionale, ma fortunatamente al giorno d’oggi sono davvero in pochi quelli che credono che il coito interrotto possa essere un sistema efficace. Quello che a volte viene chiamato anche “salto della quaglia” (un termine usato anche in politica a volte e che deriva da un gioco abbastanza conosciuto a Roma) non è per niente un contraccettivo sicuro. Andiamo a capire perché.

Coito interrotto significato – In cosa consisterebbe questo metodo? Semplicemente nell’estrazione del pene dalla vagina prima che vi sia l’eiaculazione, quindi in teoria si eviterebbe che lo sperma possa fecondare la donna e di conseguenza non si arriverebbe alla gravidanza. Basti considerare però che in base all’indice di Pearl (ovvero la tecnica più comune usata in statistica clinica per la misura dell’efficacia di ogni metodo contraccettivo) il coito interrotto ha un’efficacia bassissima, con un rischio calcolato attorno al 30%.

Coito interrotto rischi – Come si può leggere su Wikipedia: la fuoriuscita pre-eiaculatoria di liquido seminale durante il rapporto sessuale è possibile sia a seguito di precedenti eiaculazioni, sia precedentemente alla prima eiaculazione in modo quindi totalmente involontario per il soggetto maschile. Infatti, il liquido lubrificante pre-eiaculatorio costantemente emesso in modo automatico durante la penetrazione e prodotto dalle ghiandole di Cowper, è risultato contenere spermatozoi nel 41% dei soggetti e nel 37% di questi una ragionevole proporzione dello sperma era dotato di motilità e quindi in grado di fecondare. L’emissione spermatica è costituita da tre flussi, emessi con tre getti durante l’eiaculazione: nel primo si ha una prevalente componente prostatica lubrificante; nel secondo e nel terzo è preponderante la componente seminale, in una situazione solitamente individuabile dai suoi prodromi sintomatici, come calore e piacere diffuso e crescente; la terza parte svolge un’azione di pulizia all’interno dei tubuli, eliminando residui di liquido seminale eventualmente presenti. L’emissione patologica di sperma in assenza di orgasmo è detta invece spermatorrea. Bene, aggiungiamoci che la capacità di autocontrollarsi degli uomini è decisamente scarsa e si può facilmente intuire perché questo metodo è completamente da scartare per evitare gravidanze indesiderate. Quindi si, si può rimanere incinta con il coito interrotto, eccome.

Quali sono dunque i contraccettivi più indicati? Citando sempre l’indice di Pearl sono senza dubbio la pillola anticoncezionale ed il preservativo. Attenzione, non siamo mai allo 0% di rischio, ma rispetto al 30% dei coito interrotto (o coitus interruptus come viene chiamato in latino) parliamo di un rischio che oscilla fra lo 0,1 e l’1%. Quindi si può rimanere incinta col preservativo? Si, ma parliamo di una ipotesi davvero molto remota. I profilattici sono la miglior forma di protezione contro le malattie sessualmente trasmissibili, inoltre sono un anticoncezionale sicuro, sono facilmente reperibili (in quanto per poterli acquistare in farmacia o anche nei supermercati non c’è bisogno di nessuna ricetta medica), a differenza della pillola anticoncezionale possono essere usati sul momento (e in casi di rapporti occasionali sono di gran lunga l’opzione migliore da scegliere), inoltre non ha effetti collaterali. La pillola contraccettiva è un metodo altrettanto sicuro ma agisce grazie alla combinazione di piccole quantità di un estrogeno (generalmente etinilestradiolo) e di un progestinico. L’assunzione quotidiana di questi due ormoni inibisce gli eventi ormonali che inducono l’ovulazione, influenzando però l’organismo della donna ed anche l’umore in generale. Sta a ognuno capire quale sia la soluzione più adatta alle proprie esigenze, che possono cambiare attraversando diverse fasi della vita.

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Micropene: quanto misura, complicazioni, c’è una cura?

MEDICINA ONLINE MEDICO PAZIENTE ANAMNESI VISITA ESAME OBIETTIVO IDIOPATICO SINTOMI DOLORE STUDIO OSPEDALE AMBULATORIO CONSIGLIO AIUTO DOTTORE INFERMIERE PRESCRIZIONE FARMACO DIAGNOSIPrima di iniziare la lettura, per meglio comprendere l’argomento, vi consiglio di leggere questo articolo: Com’è fatto il pene al suo interno?

La micropenia è una condizione anatomica in cui un uomo ha un pene inferiore a 2,5 volte la deviazione standard rispetto alle dimensioni medie di un pene umano normale (non eretto 8 centimetri di lunghezza; eretto tra 12 e 16 cm). Il pene di misure così inferiori alla media della popolazione, prende il nome di micropene. Secondo alcune ricerche statistiche, la condizione di micropene riguarderebbe un nuovo nato ogni 200-500. A determinare le esigue misure del micropene è in genere una carenza di testosterone nei primi anni di vita fino all’adolescenza. Tuttavia, esistono anche casi idiopatici – cioè privi di cause spiegabili – e altri dovuti a fattori ambientali.
La micropenia può venire diagnosticata fin dalla nascita. Alla nascita, la lunghezza media del pene disteso è di circa 4 cm. Il 92% dei neonati ha un pene di dimensioni comprese tra 2,4 e 5,5 cm. La lunghezza media del pene al principio della pubertà è di 7 cm, mentre in età adulta la taglia media di un pene in erezione è di circa 13,5 cm (alcuni studi indicano in Italia una lunghezza media di circa 15 cm). In età adulta in Italia in genere viene classificato come micropene un pene che misuri meno di 7 cm. Questo dato può variare in base alle dimensioni medie del pene in erezione di quel dato Paese, quindi un pene classificato come micropene in Congo, potrebbe aver dimensioni normali in Cina.
A parte le dimensioni ridotte, il micropene non soffre di alcun altro problema fisiologico (in particolare per quanto riguarda il prepuzio ed il canale dell’uretra), quindi – se non presenti altre patologie – il micropene può emettere sperma durante l’orgasmo. Il paziente può però soffrire di problemi psicologici, a parte alcuni casi in cui, se le dimensioni sono particolarmente ridotte, si possono avere problemi nell’urinare e nella penetrazione durante l’atto sessuale. La presenza del micropene può avere, in età adulta, almeno quattro conseguenze:

  • può rendere difficoltosa la minzione,
  • può pregiudicare la vita sessuale,
  • può compromettere la fertilità,
  • può indurre uno stato di poca autostima/sicurezza in se stessi e di depressione.

Grazie a determinati esami diagnostici, il medico può risalire alle cause del micropene e pianificare modi e tempi della terapia. Di solito, le cure ormonali hanno un’importanza fondamentale in età giovanile, in quanto in molti casi riescono a incrementare le dimensioni del pene, ma non in età adulta. Per le persone adulte, esiste la possibilità di intervenire chirurgicamente, con un’operazione chiamata falloplastica di allungamento.

Cos’è il micropene?

Il micropene è un pene di dimensioni nettamente inferiori agli standard di normalità. In genere, negli individui con micropene tutte le altre strutture annesse al pene (scroto, uretra, perineo ecc) sono normali, cioè non presentano alcuna anomalia.

FOTO DI UN MICROPENE

Dimensioni di un micropene

Per poter parlare di micropene, l’organo sessuale maschile deve avere delle dimensioni ben specifiche:

  • In un uomo adulto, il pene in erezione deve essere più corto di 7 centimetri (2,8 pollici).
  • Al principio della pubertà, il pene in erezione deve essere più corto di 4 centimetri (1,5 pollici).
  • In un neonato, il pene in erezione deve essere più corto di 1,5 centimetri (0,75 pollici).

Si ricorda ai lettori che – durante un’erezione – la lunghezza media del pene di un uomo adulto sano è di circa 13,5 centimetri (15 cm in Italia secondo alcuni studi).

Cause

Nella maggior parte dei casi, la presenza del micropene è dovuta a una produzione insufficiente di testosterone, il principale ormone sessuale maschile (o androgeno). Più raramente, è il frutto di cause sconosciute (micropene idiopatico) o di un’interferenza ambientale.

Micropene idiopatico

In medicina, il termine idiopatico, associato a una condizione patologica, indica che quest’ultima è insorta senza ragioni evidenti e dimostrabili.

Micropene da carenza di testosterone

Il micropene dovuto a una carenza di testosterone nel sangue è generalmente connesso ad alcune specifiche condizioni patologiche.
Tra queste condizioni patologiche, rientrano:

  • Disgenesia testicolare. È il termine medico che indica la presenza di una o più anomalie testicolari. Una possibile disgenesia testicolare è il criptorchidismo, cioè la mancata discesa nello scroto di uno o entrambi i testicoli.
  • Difetti congeniti nella sintesi del testosterone o del diidrotestosterone. Un recente studio giapponese, pubblicato sulla rivista scientifica Journal of Clinical Endocrinology & Metabolism (Rivista sul Metabolismo e l’Endocrinologia Clinica), ha dimostrato che un numero consistente di uomini con micropene presenta delle mutazioni sul gene SRD5A2.
    Il gene SRD5A2 sintetizza un enzima particolare, noto come 5 alfa reduttasi, che in circostanze normali agisce sul testosterone e lo converte in diidrotestosterone. Il diidrotestosterone è l’ormone androgeno più potente dell’organismo, con un’attività che è 4-5 volte superiore a quella del testosterone.
  • Sindrome da insensibilità agli androgeni, nota anche come sindrome di Morris. È una condizione molto rara, che insorge a causa di una mutazione genetica ai danni del cromosoma sessuale X. Gli uomini che ne sono portatori presentano un normale corredo di cromosomi sessuali (cioè XY), ma non sviluppano i caratteri sessuali tipici del maschio. Ciò deriva dal fatto che le loro cellule non rispondono alla stimolazione degli androgeni, come invece avviene in un uomo sano (da qui il termine di insensibilità agli androgeni).
    Dal punto di vista anatomico, gli uomini con sindrome di Morris presentano diversi tratti somatici tipici delle donne.
  • Ipogonadismo maschile congenito. L’ipogonadismo maschile consiste in una diminuita funzionalità dei testicoli, il che comporta un’inadeguata produzione di androgeni e/o un deficit nella produzione di spermatozoi.
    Alcune cause di ipogonadismo maschile congenito sono: la sindrome di Klinefelter, la sindrome di Prader-Willi e la sindrome di Noonan.
  • Deficienza di gonadotropine, dovuta a una stimolazione inadeguata dell’ipofisi anteriore. Le gonadotropine sono ormoni in grado di regolare l’attività delle gonadi, cioè gli organi riproduttivi che producono i gameti(nell’uomo, sono i testicoli; nelle donne, sono le ovaie).
    Le più importanti sono il già citato ormone luteinizzante (LH) e l’ormone follicolo stimolante (FSH). La loro secrezione spetta all’ipofisi anteriore (o adenoipofisi).
  • Ipopituitarismo congenito (o insufficienza ipofisaria congenita). Consiste nella ridotta produzione di uno o più degli otto ormoni ipofisari. È una situazione diversa dalla precedente: nel caso in questione, non vi è una stimolazione alterata, ma un vero e proprio difetto a livello dell’ipofisi (ipoplasia ipofisaria, conseguente a una o più mutazioni genetiche).
    Si ricorda ai lettori che un altro ormone ipofisario stimolante la crescita del pene è l’ormone della crescita, noto anche come GH o somatotropina. Pertanto, un suo calo determina non solo un ridotto accrescimento scheletrico, ma anche il mancato sviluppo del principale organo genitale maschile.

Sintomi e complicazioni

La ridotta dimensione del pene – che rappresenta il segno caratteristico della condizione di micropene – può avere ripercussioni, talvolta anche gravi, a vari livelli. Per prima cosa un micropene può rendere difficoltosa la minzione, inoltre può risultare anche assai problematico durante i rapporti sessuali. Infine, può influire fortemente sulla sfera psicologica, inducendo nel portatore di micropene un senso di sfiducia in sé stesso e, in alcuni, uno stato di depressione, di isolamento sociale o di ideazioni suicidarie.

Fertilità alterata

Abbastanza di frequente, la presenza del micropene coincide con una condizione di infertilità, dovuta a una scarsa produzione di spermatozoi. L’infertilità deriva molto spesso dalle anomalie anatomiche e/o funzionali che interessano l’apparato riproduttivo (alterazioni dei testicoli, comunicazione ormonale inappropriata ecc).

Diagnosi

La diagnosi di micropene si basa su un semplice esame obiettivo, durante il quale si misura la lunghezza del pene del soggetto. L’individuazione dell’anomalia può avvenire già subito dopo la nascita, in quanto la lunghezza dell’organo genitale maschile in questione è già evidentemente ridotta in questa prima fase della vita.

Altri esami

In genere, dopo aver constatato la presenza del micropene, i medici prescrivono alcuni specifici esami diagnostici, per stabilire se il portatore dell’anomalia soffre di un qualche disturbo ormonale o di una delle patologie associate (disgenesia testicolare, ipopituitarismo congenito, difetti nella sintesi del diidrotestosterone, ipogonadismo congenito ecc). L’identificazione di queste problematiche è fondamentale per la pianificazione del trattamento più efficace (o quanto meno di un rimedio che possa limitare le conseguenze della condizione patologiche presente).

Preoccupazioni infondate

Nei ragazzi tra gli 8 e i 14 anni, la pubertà deve ancora avvenire o è iniziata da poco. Pertanto il pene non ha ancora assunto le sue dimensioni definitive.
Tutto ciò, se associato a:

  • presenza eccessiva di grasso sovrapubico, che nasconde l’organo genitale maschile;
  • robusta costituzione fisica già in giovane età,

può destare, in genitori e pazienti stessi, alcune preoccupazioni infondate e del tutto inutili, in quanto la situazione è destinata, prima o poi, a mutare.

Aumentare la lunghezza del pene con ausili meccanici

Esistono due tipi di strumenti per l’allungamento del pene: le pompe a vuoto e gli estensori. Le pompe a vuoto per l’allungamento penieno sono costituite da un cilindro in cui infilare il pene e di un meccanismo di pompaggio che fa espandere il pene oltre le sue normali capacità. Le pompe a vuoto, pur non fornendo guadagni macroscopici delle dimensioni, in alcuni soggetti potrebbero aumentare circonferenza e lunghezza del pene. Esempi di pompe a vuoto tecnicamente ben costruite, sono:

Le pompe Bathmate non sono tuttavia sempre disponibili su Amazon. Un prodotto più economico, ma comunque caratterizzato da buona costruzione, è questo: https://amzn.to/3qn4ILB
Un altra pompa peniena, ancora più economica ma comunque ben funzionante, è questa: https://amzn.to/3K7H6Ti

Un estensore penieno è una struttura composta da due anelli (uno da fissare alla base del pene, l’altro appena sotto il glande) uniti da aste metalliche ai lati, che vengono regolate in modo da tenere in trazione il pene, “stirandolo”, per ottenere un suo allungamento non chirurgico. Esempi di estensori tecnicamente ben costruiti, sono:

Integratori alimentari efficaci nel migliorare quantità di sperma, potenza dell’erezione e libido sia maschile che femminile

Qui di seguito trovate una lista di integratori alimentari acquistabili senza ricetta, potenzialmente in grado di migliorare la prestazione sessuale sia maschile che femminile a qualsiasi età e trarre maggiore soddisfazione dal rapporto, aumentando la quantità di sperma disponibile, potenziando l’erezione e procurando un aumento di libido sia nell’uomo che nella donna:

Per approfondire, leggi:

Trattamenti medici

In alcuni casi è possibile provare a correggere la condizione di micropene facendo ricorso sia a una terapia ormonale (quindi farmacologica) che ad una terapia chirurgica. A tale proposito leggi anche: Micropene: i trattamenti per un pene troppo piccolo

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Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo
Direttore dello Staff di Medicina OnLine

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Fare sesso in gravidanza fa male bambino?

MEDICINA ONLINE VAGINA DONNA BACIO SESSULITA GRAVIDANZA INCINTA SESSO COPPIA AMORE TRISTE GAY OMOSESSUAANSIA DA PRESTAZIONE IMPOTENZA DISFUNZIONE ERETTILE FRIGIDA PAURA FOBIA TRADIMENTOMa il sesso in gravidanza fa male? In realtà, non farlo (se non ci sono concrete controindicazioni suggerite dal ginecologo) nuoce esclusivamente alla coppia. Questa è la premessa indispensabile da cui non si può prescindere se si vuole affrontare in maniera seria l’argomento. Invece, fino a pochi decenni fa, più che a torto, veniva dato quasi per scontato che una donna incinta non dovesse fare sesso (anche per motivi riconducibili al fatto che l’attività sessuale era incentivata solo a fini di riproduzione). Di conseguenza, il marito, sia pure a malincuore, si adeguava.

Il sesso in gravidanza non nuoce
Non solo non fa male, ma è anche consigliato per cementare l’unione di una coppia. Per la donna – mentre il suo corpo cambia, il che può provocare più di un’insicurezza – aumenta la necessità di sentirsi desiderata e rassicurata dal partner. Per l’uomo fare l’amore con la sua compagna significa non sentirsi escluso dalla simbiosi che si crea immediatamente fra la donna gravida e il bimbo in arrivo, e quindi consolidare la complicità della coppia. Purtroppo, le maggiori paure si riscontrano soprattutto nel futuro padre, che non di rado, in questo periodo, lo portano ad avere un approccio negativo nei confronti della sessualità.

Sesso in gravidanza: quando NON farlo
A questo proposito il ginecologo potrà essere più preciso, comunque, ecco alcuni casi tipici:

  • sanguinamento inspiegabile della vagina;
  • perdita di liquido amniotico;
  • un’infezione in corso;
  • minaccia d’aborto o di parto prematuro. Non è detto però che, una volta superato il problema, si debba protrarre l’astinenza. In questo caso, si deve sempre chiedere il parere del proprio ginecologo;
  • ipercontrattilità dell’utero, trattata con assunzione di farmaci per rilassare la parete uterina stessa;
  • placenta previa, ossia impiantata nella parte inferiore dell’utero, fino a coprire in parte o totalmente il collo, e perciò a maggior rischio di distacco;
  • dilatazione del collo dell’utero prematura rispetto alla data del parto;
  • rottura prematura del sacco amniotico.

E in caso di villocentesi e amniocentesi?
Questi esami provocano un rischio, sia pure minimo, di aborto spontaneo: per questo si raccomanda di non avere rapporti per circa 48 ore; poi tutto torna alla normalità.

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Perché i futuri genitori si negano l’intimità sessuale?
Per via di vere e proprie paure. Tra le più rilevanti è il timore che il rapporto sessuale praticato nei primi mesi di gravidanza può essere pericoloso, addirittura abortivo. Inoltre, c’è la paura che:

  • un’attività sessuale troppo frequente possa danneggiare il bambino;
  • lo sperma arrivi fino al bimbo, che lo utilizzi come nutrimento;
  • la sessualità faccia male, genericamente, sia alla donna sia al bimbo.

Rispetto a quest’ultimo timore – perché di reali paure si tratta, e non di falsi pregiudizi – c’è da sottolineare che il feto è ben protetto all’interno del sacco amniotico e che è accuratamente isolato da una sorta di tappo mucoso. E in nessun caso si può verificare che l’organo maschile entri in contatto diretto con il feto durante il rapporto sessuale. Viceversa, alcuni ricercatori sostengono addirittura che la penetrazione, soprattutto nell’ultima fase della gravidanza, possa avere un effetto positivo sul collo dell’utero, anch’esso molto robusto e provvisto di un tappo mucoso impermeabile agli spermatozoi.
I mutamenti fisici a cui va soggetto il corpo della donna nei nove mesi della gravidanza, in realtà, possono causare dei problemi. In particolare, il desiderio sessuale femminile, al pari del disagio fisico dovuto alle dimensioni crescenti del suo corpo, variano. E non è escluso che provochino un progressivo e totale allontanamento dal compagno. Ma anche viceversa. Ecco il motivo per cui consiglio sempre non solo di parlare delle proprie emozioni con il partner, ma anche con il ginecologo al quale chiedere senza pudori suggerimenti ed indicazioni. Per esempio, è utile sapere che durante la gravidanza l’intimità richiede alcuni “comportamenti di riguardo”. Tra questi: se si pratica sesso orale non si deve mai soffiare dell’aria all’interno della vagina perché ciò potrebbe provocare un’embolia, con gravi rischi sia per la madre sia per il bimbo.

Suddividiamo allora la gravidanza in tre periodi.
In breve possiamo dire: nel primo trimestre le nausee, oltre a stanchezza e disagio, possono portare la donna al disinteresse per il sesso. Il compagno dovrebbe ascoltare e rassicurare la compagna. Senza tralasciare di farla sentire sexy come prima di restare incinta.
Nel secondo trimestre, passati gli attacchi di nausea, anche l’umore migliora. In questo periodo, per di più, nella zona genitale aumenta la circolazione e la lubrificazione risulta più abbondante: per questo motivo l’attività sessuale della coppia non dovrebbe incontrare grandi ostacoli.
Infine, nell’ultimo trimestre di gravidanza, quando la pancia della donna è sempre più ingombrante, è consueto che i futuri genitori temano di nuocere al feto facendo sesso. Ciò non è assolutamente vero, tuttavia è opportuno adottare posizioni in cui la donna sia in grado di controllare la profondità delle spinte. Ma fondamentale, nel corso dell’intera gravidanza così come dopo la nascita del bimbo, è che i futuri genitori (soprattutto la donna) si ricordino di essere una donna e un uomo prima ancora che una mamma e un papà.

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Differenze tra orgasmo vaginale e clitorideo

MEDICINA ONLINE VULVA LABBRA GRANDI PICCOLE LABIA MINORA MAJOR VAGINA SEX SESSO DONNA APPARATO SESSUALE FEMMINILE CLITORIDE MEATRO URETRALE OPENING IMENE VERGINITA WALLPAPER PICS PICTUREQuando si parla di sessualità femminile, spesso di finisce a discutere sul fatto che esistano “orgasmo clitorideo” ed “orgasmo vaginale” nella donna, come due entità separate, piuttosto che come due facce della stessa medaglia. Esistono davvero due diversi tipi di orgasmo nella donna? Per la verità non tutti gli studi scientifici a riguardo vanno nella stessa direzione. Cerchiamo di analizzare la questione.

Tutto comincia con Freud

La terminologia di “orgasmo vaginale” è stata introdotta nei primi del ‘900 dal famoso neurologo e psicoanalista, fondatore della psicoanalisi, Sigmund Freud. Lo scienziato austriaco identificava l’orgasmo vaginale come una sorta di raggiungimento della piena maturità sessuale, in contrapposizione all’orgasmo clitorideo, che veniva considerato immaturo e tipico delle fasi precedenti alla maturità sessuale. Ricerche successive hanno portato alla scoperta addirittura di un terzo tipo di orgasmo: quello della cervice. Da allora questa classificazione è stata più volte messa in discussione da svariate ricerche, tuttavia questa distinzione a mio avviso esiste. La distinzione tra le aree che originano l’orgasmo vaginale e quello clitorideo è infatti supportata dalle osservazioni cliniche. È stato osservato, attraverso l’utilizzo della risonanza magnetica durante l’autoerotismo, che le aree sensoriali attivate nel cervello femminile sono diverse a seconda che l’orgasmo sia clitorideo, vaginale o cervicale.

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Differenze tra orgasmo vaginale e clitorideo

Le donne quindi, secondo vari studi scientifici, possono avere un orgasmo generato dalla stimolazione del clitoride, della vagina o dalla combinazione dei due. E allora, quali sono le differenze tra questi due tipi di orgasmo?
L’orgasmo clitorideo è il più comunemente sperimentato ed il più raggiungibile da tutte le donne, anche in tenera età. Il clitoride è esposto all’esterno e ciò lo porta ad essere stimolato facilmente dal partner durante l’atto sessuale, specie nella posizione “del missionario” dove il clitoride viene ad essere ripetutamente e ritmicamente stimolato dal pube dell’uomo durante la penetrazione.
Il clitoride è il primo che viene stimolato dalla donna in giovane età, ancor prima della penetrazione maschile, essendo facilmente accessibile senza traumi, al contrario delle pareti vaginali che sono difficilmente accessibili quando la donna è vergine, a causa dell’imene integro, il setto di membrana mucosa che ricopre parzialmente l’esterno dell’apertura della vagina.
Una volta raggiunto l’orgasmo clitorideo, il corpo è pervaso da un senso di calore, elettricità e contrazioni che possono durare vari secondi. Alcune donne comunque hanno un clitoride più sensibile rispetto ad altre e la sua stimolazione eccessiva o con un eccesso di pressione può essere vissuta come irritante da alcune donne e causare disagio piuttosto che piacere.
Mentre l’orgasmo clitorideo è stato provato almeno una volta nella vita da tutte le donne adulte, la stessa cosa non si può dire di quello vaginale: l’orgasmo vaginale è molto meno frequente (20% degli orgasmi) ed è legato alla penetrazione durante il rapporto. Viene provocato dalla pressione e la frizione di pene, dita o sex toys nell’area della parete frontale della vagina, dove in alcune donne è presente il punto G. La stimolazione vaginale provoca un orgasmo più intenso, di durata variabile, caratterizzato da una sensazione di profonda pulsazione delle pareti vaginali, specie quella anteriore dove si trova il punto G.

La distinzione tra i due tipi di orgasmo non è ancora universalmente accettata dalla comunità scientifica. E’ importante ricordare infine che la distinzione tra orgasmo vaginale e clitorideo ha purtroppo provocato negli anni in alcune donne, una profonda sensazione di inadeguatezza dovuta alla presunta incapacità di raggiungere l’uno o l’altro orgasmo.

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Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo
Direttore dello Staff di Medicina OnLine

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Le 5 frasi da non dire mai ad una donna mentre fate l’amore

MEDICINA ONLINE Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo Roma LUI AMA SESSO LEI INTESA SESSUALE Riabilitazione Nutrizionista Medicina Estetica Cavitazione Radiofrequenza Ecografia Pulsata Macchie Capillari Linfodrenaggio Pene Vagina Glutei AnoPer non rovinare il momento di intimità che avete creato con la vostra ragazza è molto importante che state attenti a quello che dite. A volte una frase fuori posto o mal interpretata può interrompere
il rapporto sessuale che state avendo con la vostra ragazza soprattutto se è il primo tra di voi e non siete ancora a vostro agio con lei e non sapete come comportarvi in determinati frangenti. Non bisogna farsi lasciarsi trasportare dall’euforia dell’amplesso e prestare un po’ di attenzione a quello che si dice. Di seguito elencheremo le frasi da non dire ad una donna mentre si fa l’amore.

1) Facciamo così? Alla mia ex piaceva!

Frasi del genere non sono molto apprezzate, anzi sono molto detestabili. Qualsiasi cosa si dica non si deve mai far riferimento alle proprie ex o ai rapporti sessuali avuti con altre donne. Far capire che pensate ad un altra donna mentre fate l’amore con la vostra ragazza non aiuta molto la vostra posizione quindi meglio lasciar perdere ogni confronto con le passate esperienze.

2) Non sei ancora venuta?

Chiedere ripetutamente al proprio partner se si è raggiunto l’orgasmo può produrre nella donna un sentimento di ansia che la porterà a perdere l’eccitazione con la quale ha cominciato il rapporto. Meglio non spingere questo tasto cercando di metterle fretta ma fatela sentire a suo agio visto che l’orgasmo è tanto importante per lei quanto lo è per voi. Se si ha comunque fretta di concludere l’atto sessuale è meglio usare più tatto cercando di farlo capire con altre espressioni che non contengano riferimenti al loro orgasmo.

3) Giulia… ehm Carla

Sbagliare il nome della vostra ragazza/compagna/moglie è già sbagliato normalmente, ma farlo mentre si sta consumando un rapporto sessuale distrugge tutta l’atmosfera creata. Il vostro evitabile errore porterà alla fine dell’amplesso e in più ad un litigio in cui la vostra ragazza vi interrogherà sull’origine di quel nome. Quindi state attenti e se proprio non vi ricordate il nome della persona con cui state facendo sesso non pronunciate nessun nome e limitatevi a chiamarla “Amore” o ” Tesoro”.

4) Ma… che ore sono?

Chiedere l’orario per monitorare il tempo trascorso solo perché si ha altro da fare in seguito non è un’idea saggia. La vostra richiesta farà capire alla ragazza con cui state facendo sesso che non siete così interessato al vostro rapporto ma che la vostra attenzione è tutta rivolta verso le prossime attività che vi aspettano. Se pensate che farete tardi al vostro prossimo impegno tenete sotto controllo l’orario da soli senza farne alcun riferimento con il vostro partner oppure fate sesso quando avete più tempo.

5) Ti amo!

Se state avendo un rapporto con una persona che conoscete appena o con cui state da poco insieme è meglio non affrontare certi argomenti durante il sesso. Molto probabilmente non provate davvero questi sentimenti e senza essere guidati dall’eccitazione o dagli ormoni non avreste mai detto “ti amo” a quella persona. Fate attenzione perché dire ” ti amo” paradossalmente può avere lo stesso effetto del dire le cose menzionate prima.

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