La palestra e lo sport possono cambiare i lineamenti del volto?

MEDICINA ONLINE PESI PALESTRA MUSCOLI ALLENAMENTO STREET WORKOUT INTEGRATORE AMINOACIDI BCAA PROTEINE CREATINA GLUTAMINA FISICO SPORT ATTIVITA SPORTIVA BELLEZZA UOMO.jpgL’attività fisica può influire sui lineamenti del volto di una persona? Certamente si, per vari motivi. Per iniziare, una adeguata attività fisica, abbinata ad una dieta adeguata, farà certamente diminuire la percentuale di massa grassa (bodyfat %); questo, unito all’incremento di produzione testosteronica derivata soprattutto dall’allenamento in palestra, andrà ad intaccare non solo i depositi adiposi sottocutanei, ma pure il grasso “libero”, la cosiddetta bolla del Bichat situata in zona guance, responsabile del viso “paffutello”, a tal proposito, leggi anche: Ridurre il grasso sulle guance (bolla di Bichat) in modo naturale e con la chirurgia

Sotto il 15% di bodyfat si comincia quindi ad avere un viso “cesellato”, leggermente scavato sulle guance, con zigomi più in evidenza e con naso più sottile: il viso appare più affilato, in salute, bello. A tali percentuali di grasso, anche il “doppio mento” tende a sparire, e ciò contribuisce a delimitare bene la mandibola ed a farla apparire più grande e volitiva.

Una adeguata attività fisica tende anche a “smagrire” ed ingrossare il muscolo sternocleidomastoideo: ciò contribuisce alla bellezza del collo, ad incorniciare meglio il viso ed a sorreggere meglio la testa, fatto che contribuisce a dare al volto un aspetto più regale e fiero ed a slanciare verso l’alto l’intera figura del corpo, fatto utilissimo in caso di altezza non elevatissima. L’attività fisica migliora anche l’ossigenzazione della pelle, specie quella del viso, che apparirà sempre più luminosa, tesa e compatta. Tutto ciò contribuisce anche psicologicamente alla sensazione di maggior fiducia in noi stessi, fatto non indifferente che ci regala uno sguardo più “aggressivo” e più sicuro.

Diverso è il discorso se all’attività fisica si associa anche l’uso di farmaci illegali per aumentare le prestazioni: in questo caso i cambiamenti del volto si fanno molto più evidenti con percentuali di grasso estremamente basse e lineamenti più affilati, oltre alla comparsa frequente della “mandibola GH“, a tal proposito, leggi anche: Mandibola GH, ormone della crescita e doping nello sport

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Differenza tra ginecomastia vera, falsa, acquisita, congenita e puberale

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A destra la pseudoginecomastia

Con il termine “ginecomastia” si intende l’aumento del volume di una o entrambe le mammelle dell’uomo, che può essere di vari tipi:

  • ginecomastia vera;
  • ginecomastia falsa;
  • ginecomastia acquisita;
  • ginecomastia congenita.

Si definisce “ginecomastia vera” quando la causa dell’aumento di volume della mammella è legata ad un cambiamento, ad una proliferazione dei tessuti mammari, non tumorale. La “pseudoginecomastia” (o ginecomastia falsa) si ha invece quando l’aumento del volume del seno dell’uomo è dovuto ad altre cause, come accumulo di adipe (grasso sottocutaneo), ad una infiammazione o ad un tumore.

Ginecomastia vera

Una ginecomastia si dice “vera” in quanto ci si trova davanti ad un vero e proprio aumento della ghiandola mammaria, di solito provocato da un problema ormonale, ad uso di sostanze dopanti nel culturismo o a patologie, ad esempio cirrosi epatica, mentre invece la componente adiposa è normale.

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Ginecomastia vera

In caso di problematica di ginecomastia vera la pratica chirurgica più comune è data dalla rimozione della ghiandola attraverso una piccola incisione vicino al capezzolo.
A volte , ma non sempre si usa la tecnica della liposuzione anche per eliminare parte ghiandolare, sopratutto in quei casi dove ci si trova davanti a problematiche di ginecomastia vera e falsa assieme (quindi sia un aumento della ghiandola sia un eccesso di adipe). L’intervento è eseguito di solito in anestesia locale, dopodiché si verrà fasciati e verrà messo un indumento speciale che dovrete indossare per un periodo dopo l’intervento. La radiofrequenza monopolare può essere usata per rimettere in tensione la pelle dopo l’intervento.

Leggi anche: Ginecomastia, l’aumento della mammella nel bodybuilding: cause e rimedi

Ginecomastia falsa (pseudoginecomastia)

Si intende col termine “falsa” quella ginecomastia data dall’eccessiva presenza di adipe, mentre invece la componente della ghiandola mammaria è normale.

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Pseudoginecomastia

Questo tipo di ginecomastia viene trattato attraverso una vera e propria liposuzione. Il fine è quindi quello di aspirare l’adipe in eccesso (non tutto) per poter ridare le giuste dimensioni e forma alla mammella maschile.
Da detto che sarebbe importante in caso il paziente sia deciso ad intervenire chirurgicamente a non aspettare anni prima di farlo, questo perché i tessuti, in generale più si è giovani più possono “rientrare” al loro posto non rischiando quindi di lasciare pelle in eccesso dopo l’intervento. Anche questo intervento e di solito fatto in locale, dopo poche ore si può tornare alla vita di sempre; la radiofrequenza monopolare può essere usata per rimettere in tensione la pelle dopo l’intervento.

Ginecomastia acquisita

Questo tipo di ginecomastia non è presente alla nascita ma si verifica durante la vite del soggetto per una qualche causa, come ad esempio l’uso di farmaci ( estrogeni e purtroppo anabolizzanti.

Ginecomastia puberale

La maggioranza dei soggetti maschi attraversa una fase (generalmente compresa tra i 12 e i 17 anni di età) in cui si ha un notevole sviluppo mammario; si parla in questi casi di ginecomastia puberale. In circa un terzo degli adolescenti, la condizione di ginecomastia regredisce nel giro di 10-12 mesi, in altri la fase è più duratura, ma trascorsi tre anni la condizione di ginecomastia è completamente regredita nella stragrande maggioranza dei casi (90% circa). In un numero minore di casi, la condizione di ginecomastia persiste oltre il diciassettesimo anno di età e iniziano a ridursi le possibilità che il processo regredisca in modo spontaneo e si potrebbe prendere in considerazione l’ipotesi di intervenire chirurgicamente.

Ginecomastia congenita

Nella ginecomastia congenita i fattori determinanti sono da ricercarsi o in uno squilibrio degli ormoni in circolo oppure in una superiore sensibilità del tessuto mammario alle stimolazioni di tipo ormonale. Nella ginecomastia congenita si ha una connotazione di tipo familiare (ereditarietà).

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Encefalopatia traumatica cronica: cos’è e quali sport sono a rischio?

MEDICINA ONLINE ENCEFALOPATIA TRAUMATICA CRONICA FOOTBALL CALCIO FILM CONCUSSION ZONA D'OMBRA URTO DANNO CERVELLO SPORT CONTATTO CAUSE.jpgL’encefalopatia traumatica cronica (CTE), in inglese chronic traumatic encephalopathy, nota anche come sindrome da demenza pugilistica, è una sindrome che è stata descritta per la prima volta nel Football americano, ma ne sono affetti, seppure più lievemente, anche atleti di altri sport di contatto. La scoperta della CTE è dovuta alle ricerche del dottor Bennet Omalu, neuropatologo nigeriano; il dottor Omalu iniziò così una battaglia contro la NFL (la maggiore lega professionistica nordamericana di football), accusando la poca importanza data alla salute dei giocatori ed il poco interesse per le precauzioni da prendere per evitare i traumi cranici.
Le ricerche di Omalu furono ignorate dalla NFL fino al 2009, quando l’autopsia del giocatore di football Chris Henry, morto a soli 29 anni, evidenziò per l’ennesima volta la presenza della malattia. La storia del dott. Omalu fu riportata dalla giornalista Jeanne Marie Laskas in un articolo dello stesso anno su GQ che fece scalpore, diventando poi il soggetto del film Zona d’ombra del 2015, con Will Smith nella parte del dott. Omalu.

Le encefalopatie
Le encefalopatie sono un gruppo di patologie contraddistinte da un’alterazione strutturale e funzionale del cervello. Una encefalopatia può essere congenita o acquisita, può essere permanente oppure può presentare un margine più o meno importante di guarigione (encefalopatia temporanea). I vari tipi di encefalopatia differiscono tra loro per le cause scatenanti – alle quali di solito devono i loro nomi – per la sintomatologia, per le complicazioni, per il trattamento e per la prognosi. La CTE è un tipo di encefalopatia.

Cause
La sindrome è causata da una somma di fattori che includono il danno cerebrale ricorrente e di un idrocefalo comunicante progressivo formato da lesioni cerebellari ed extrapiramidali. Tali fattori sono determinati dal danno cronico a cui viene sottoposto il cervello, quando viene ripetutamente esposto a traumi diretti ed indiretti.

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Encefalopatia traumatica cronica: progressione e sintomi
Questa particolare patologia può insorgere anche diversi decenni dopo il ritiro dalla pratica sportiva (alcuni individui mostrano le prime manifestazioni anche in età anziana) ed ha carattere progressivo, cioè va inesorabilmente peggiorando col tempo. Secondo diverse ricerche, condotte soprattutto negli Stati Uniti, esistono tre stadi patologici, durante i quali il quadro sintomatologico evolve in maniera considerevole:

  • Durante il primo stadio, i pazienti mostrano un calo dell’attenzione, mancanza di concentrazione, amnesie (cioè perdita di memoria), sbalzi d’umore e piccoli disturbi affettivi.
  • Durante il secondo stadio, i malati denunciano un peggioramento delle amnesie e dell’instabilità comportamentale, confusione, disorientamento e, talvolta, mal di testa e giramenti del capo. Per certi versi la sintomatologia ricorda molto quella del morbo di Parkinson.
  • Durante il terzo e ultimo stadio, i pazienti presentano una forma grave di demenza, difficoltà a capire le cose, problemi di linguaggio, tremori, rallentamento dei movimenti, sordità, paralisi, “facies a maschera” e forti vertigini.

In aggiunta a tali sintomi, possono comparire talvolta anche altri problemi, come disartria, disfagia e ptosi oculare.

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Diagnosi post-mortem
L’unico modo per stabilire con certezza se determinati disturbi neurologici sono dovuti o meno a un’encefalopatia traumatica cronica è analizzare il tessuto cerebrale dopo la morte, durante un’autopsia (diagnosi post-mortem), infatti, prima del decesso, le uniche informazioni utili a livello diagnostico provengono dall’analisi dei sintomi e dalla storia passata del paziente.

Sport a rischio e fattori di rischio
Oltre al pugilato, gli sport a rischio di CTE sono: il football americano, il rugby, l’hockey su ghiaccio e il wrestling. Diversi studi hanno poi confermato che sono a rischio:

  • I militari che, nelle zone di guerra, sono coinvolti in continue esplosioni.
  • Coloro che soffrono di epilessia cronica, perché, durante un attacco, potrebbero sbattere la testa da qualche parte.
  • Coloro che sono stati ripetutamente vittime di abusi domestici. Anche in questo caso, i traumi occasionali alla testa sono la possibile causa.

Gli studi
Da anni negli Stati Uniti si discute delle conseguenze sulla salute dei giocatori di football americano, uno degli sport più popolari e praticati del paese, e in particolare delle ricadute neurologiche sugli atleti professionisti dovute alle commozioni cerebrali, uno degli infortuni più comuni. Nel 2000 uno studio dell’accademia americana di neurologia presentò una ricerca condotta su 1094 ex giocatori professionisti che conteneva dati impressionanti. Lo studio sosteneva che circa il 61 per cento degli ex giocatori aveva avuto almeno una commozione cerebrale nel corso della propria carriera, e inoltre che il 49 per cento ha sperimentato perdita della sensibilità e formicolii; il 28 per cento artriti al collo o al nervo cervicale; il 31 per cento ha problemi di memoria; il 16 per cento non è in grado di vestirsi autonomamente; l’11 per cento non è in grado di nutrirsi autonomamente.
Anche nel calcio sta aumentando l’interesse per i possibili danni causati dagli scontri di gioco con altri giocatori o dagli impatti violenti della testa con il pallone. Secondo una ricerca dell’università di Purdue, i calciatori che colpiscono più volte il pallone con la testa nel corso di una sessione di allenamento o durante una partita danneggiano molti vasi sanguigni, che hanno bisogno di tempo e riposo per rigenerarsi. I colpi di testa però sono molto frequenti nel calcio e i giocatori hanno solo pochi giorni di riposo tra partite e allenamenti. Il pallone da calcio non può essere considerato per questo un oggetto pericoloso, ma per quei giocatori che colpiscono il pallone con la testa regolarmente esiste il rischio che il cervello possa subire lesioni sub-concussive in grado di causare danni a lungo termine.

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Per dimagrire meglio pesi o cardio: qual è il metodo migliore?

MEDICINA ONLINE TREADMILL RUNNER CARDIO CORRERE CORRIDORE CORSA APERTO TAPIS ROULANT MAGNETICO ELETTRICO MECCANICO DIFFERENZE DIETA DIMAGRIRE AEROBICA GRASSO CALORIE SALITA PESI CITTA SMOG.jpgL’eterna domanda, che fanno soprattutto le donne in palestra: pesi o cardio per dire addio ai rotolini di grasso? Ve lo dico subito: la risposta giusta è nel mezzo: per dimagrire (perdere massa grassa) bisogna fare entrambi, perché cardio da solo non basta. L’attività cardiovascolare è sicuramente una discreta soluzione per bruciare un buon numero di calorie, ma da sola non è sufficiente, questo tipo di allenamento, infatti, impegna poco la muscolatura ed il consumo di calorie termina con l’attività stessa, invece con i pesi, oltre a perdere calorie durante l’allenamento, si aumenta nel tempo la massa muscolare e ciò tende ad aumentare il metabolismo basale che permette di consumare di più anche a riposo.

Ed ecco quindi, che entrambi i tipi di training sono fondamentali e complementari, anzi, c’è da dire che i pesi, per dimagrire, sono la strategia migliore sul lungo periodo. Una massa muscolare ben sviluppata ha un consumo calorico elevato anche a riposo. Ciò non vuol dire trasformarsi in bodybuilder per raggiungere lo scopo (l’ingenua ed errata paura di tutte le donne… diventare “come un uomo”) ma tenere presente che l’attività di tonificazione o di potenziamento muscolare è egualmente importante per migliorare la propria linea. Per una donna soprattutto basta anche un lieve aumento della massa muscolare per avere un buon innalzamento del metabolismo e quindi delle chance di dimagrire, lieve aumento che – ripeto – non trasformerà certo la donna “in un uomo”, bensì darà al suo corpo una tonicità che si sposa perfettamente con la femminilità.

Ecco perché affidarsi solo all’allenamento cardiovascolare due volte a settimana non è sufficiente per raggiungere l’obiettivo in modo efficace. Quando si vuole dimagrire, non sono solo le calorie ad essere importanti, ma anche il metabolismo basale e le variazioni ormonali.

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Differenza tra creatina monoidrato ed alcalina: quale preferire?

MEDICINA ONLINE INTEGRATORE ALIMENTARE DIETA DIETARY SUPPLEMENT COMPLEMENT ALIMENTAIRE SUPLEMENTO DIETETICO NahrungsergänzungsmittelGli integratori di creatina sono particolarmente efficaci soprattutto negli atleti di un certo livello. La creatina, nella sua forma più diffusa denominata “monoidrato”, dimostrando come l’opportuna supplementazione possa determinare un incremento del pull muscolare di fosfocreatina anche del 15-40%, migliorando pertanto:

  • capacità di esercizio anaerobico;
  • volume di allenamento;
  • carichi di allenamento;
  • forza massimale;
  • potenza;
  • massa muscolare.

Kre-Alcalyn
Nonostante l’ottima efficacia della creatina monoidrato e le buone proprietà farmacocinetiche, differenti aziende hanno cercato di individuare nuove forme di creatina, tra queste vi è una forma chiamata Kre-Alcalyn. Quest’ultima è ottenuta attraverso l’aggiunta di polvere alcalina come carbonato di sodio, glicerolo fosfato magnesio, bicarbonato. Secondo l’azienda produttrice la creatina alcalina dovrebbe presentare:

  • una maggiore biodisponibilità, circa 10 volte maggiore rispetto la Creatina monoidrato;
  • migliori capacità di transito;
  • migliore stoccaggio muscolare.

Tali proprietà, sempre secondo l’azienda produttrice, deriverebbero dall’aumentato pH sostenuto proprio dai sali alcalini che ridurrebbe la conversione di creatina in creatinina che si osserva generalmente in ambiente acquoso. In effetti dal punto di vista scientifica, diminuire l’acidità dell’ambiente gastrico, consente di ridurre la conversione di creatina in creatinina, col risultato – positivo per il bodybuilder – di aumentare l’efficacia della creatina assunta.
Nonostante le interessanti premesse e le basi teoriche di partenza, la letteratura scientifica non riporta alcuno studio degno di nota sulle proprietà farmacocinetiche, sulla reale efficacia e sui vantaggi derivanti dall’utilizzo di creatina “tamponata”.
Per far un po’ di chiarezza a riguardo, nel 2012 è stato pubblicato uno studio sul “Journal of the international society of sport nutrition” che ha paragonato gli effetti dell’integrazione con creatina alcalina e creatina monoidrato.
Più precisamente gli atleti, opportunatamente selezionati e suddivisi in gruppi, sono stati supplementati con:

  • 1,5 gr/die di Kre-Alcalyn (dosaggio suggerito dalla casa produttrice e decisamente diverso da quello sempre proposto per la creatina monoidrato proprio in virtù delle migliorate proprietà farmacocinetiche e biologiche);
  • 20 gr/die per 7 giorni come fase di carico e 5 gr/die per 21 giorni come fase di mantenimento di creatina monoidrato.

Gli atleti così supplementati sono stati sottoposti a medesima dieta, medesimo allenamento e a misurazioni di natura ematochimica, funzionale, bioimpedenziometrica e bioptica. La raccolta dei dati ha dimostrato:

  • un miglioramento dei carici di lavoro sull’esercizio massimale, ma senza nessuna differenza sostanziale tra i due gruppi;
  • un miglioramento della potenza sviluppata in entrambi i gruppi senza differenze significative tra i gruppi;
  • un miglioramento della resistenza in entrambi i gruppi senza differenze significative tra i gruppi;
  • modesti effetti sulla composizione corporea in entrambi i gruppi supplementati, sia sul versante adiposo che su quello muscolare;
  • nessuna variazione apprezzabile dei parametri di laboratorio ematochimici.

Da queste evidenze quindi sembrerebbe che la Kre-Alcalyn non apporti alcun tipo di miglioramento aggiuntivo macrospopicamente apprezzabile rispetto i classici protocolli di integrazione con creatina monoidrato da sempre utilizzati e ben caratterizzati.
Inoltre l’integrazione con creatina monoidrato sembrerebbe addirittura più efficace nel potenziare le scorte muscolari di questa molecola.

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La Kre-Alcalyn è realmente più sicura della Creatina monoidrato?
Un altro motivo per cui, secondo l’azienda produttrice, sarebbe preferibile consumare creatina alcalina piuttosto che creatina monoidrato sarebbe legato alla riduzione sensibile del numero e dell’entità degli effetti collaterali associati alla supplementazione.
E’ noto infatti come in certi casi, l’uso/abuso di creatina possa associarsi a transitori disturbi gastro-enterici quali dolori addominali crampiformi, diarrea, nausea e nei casi più gravi vomito. Nonostante le premesse in questo studio l’incidenza di effetti collaterali, decisamente bassa, è stata assolutamente simile tra i due gruppi, non evidenziando quindi alcun vantaggio relativo all’utilizzo di Creatina Alcalina.

Quindi quale creatina scegliere?
Al momento l’integrazione con creatina alcalina non sembrerebbe apportare alcun tipo di vantaggio macroscopicamente apprezzabile, né dal punto di vista dell’efficacia, né della sicurezza rispetto alla classica integrazione con creatina monoidrato, tuttavia l’integrazione con creatina monoidrato può contare su un’ampia letteratura che ne definisce appropriatamente efficacia e sicurezza d’impiego, al contrario della sua forma alcalina. Le più importanti differenze rimangono relative al costo del prodotto, decisamente maggiore per la creatina alcalina e per i differenti dosaggi proposti. Rimanendo in attesa di ulteriori studi, il nostro consiglio è quindi quello di acquistare la normale creatina monoidrato e, per “tamponarla”, usare del normale bicarbonato di sodio che trovare in qualsiasi negozio a prezzi irrisori. Aggiungete bicarbonato di sodio nella quantità di un terzo della creatina. Ad esempio, se assumete 3 grammi di creatina, aggiungete alla bevanda 1 grammo di bicarbonato di sodio; se assumete 5 grammi di creatina, aggiungete invece circa un grammo e mezzo di bicarbonato.

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Aumentare l’altezza è possibile? Esercizi e trucchi

MEDICINA ONLINE TALL SHORT MAN GIRL WOMAN BOY ALTEZZA STATURA AUMENTARE AUMENTO ALTEZZA CENTIMETRI LUNGHEZZA MONDO MEDIA ITALIANA ITALIA MONDO MEDIA PER REGIONE OSSA ORMONI GH CRESCITA PAvere la continua sensazione di non essere abbastanza alti rispetto alle altre persone, è un problema estremamente diffuso, specie tra gli uomini, dal momento che una elevata statura è considerata dalle donne un elemento di grande fascino nell’uomo. Il fatto che la nostra altezza rientri dentro gli intervalli di normalità, purtroppo, non ci consola molto quando tutti i nostri amici e conoscenti sono più alti di noi e ciò a volte può evolvere in maniera patologica e dare luogo ad un vero e proprio complesso di inferiorità. Analogamente alla ricerca ossessiva della magrezza corporea (come nel caso dell’anoressia) e/o alla ricerca di un’eccessiva muscolarità (ad esempio nella vigoressia), oggi è anche possibile osservare una buona fetta di popolazione che tenta di incrementare la propria altezza corporea. Purtroppo bisogna chiarire alcuni fatti scientifici:

  • l’altezza è geneticamente determinata;
  • l’altezza può subire variazioni patologiche in seguito a disfunzioni endocrine o a malnutrizione manifestatesi in fase di accrescimento;
  • l’altezza si sviluppa in maniera ottimale in presenza di attività fisica costante;
  • l’altezza non subisce negativamente l’influsso del sollevamento pesi in fase di accrescimento (dopo i 12/13 anni e praticata in maniera adeguata), a tale proposito leggi: Fare palestra da giovani blocca la crescita? A che età iniziare?;
  • l’altezza non può aumentare una volta completato lo sviluppo fisico, se non in caso di patologia;
  • l’altezza diminuisce nella terza età.

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Ormone della crescita per aumentare l’altezza
Il bio-regolatore “per eccellenza” dello sviluppo osseo è la somatotropina, meglio conosciuta con il nome di ormone della crescita (GH). Esso viene secreto in maniera “pulsatile”, è responsabile dello stimolo anabolico di vari tessuti e, sia nei maschi che nelle femmine, la sua produzione (da parte dell’ipofisi o ghiandola pituitaria) dipende dalla regolazione ipotalamica e risulta sensibilmente maggiore durante il periodo dello sviluppo. Un’eccessiva esposizione dell’organismo all’ormone somatotropo durante l’età pre-puberale porta a gigantismo; a tal proposito leggi anche: Quando essere troppo alti è una malattia: il gigantismo
In età adulta la produzione di somatotropina si riduce e (rispettando i ritmi circadiani) raggiunge il vertice di concentrazione plasmatica nelle ore notturne. Il GH interviene positivamente sulla crescita dell’osso (quindi anche dell’altezza) SOLO durante il periodo dello sviluppo, durante il quale può essere utilizzato sotto stretta supervisione medica per correggere eventuali gravi deficit di sviluppo. In età adulta, invece, qualsiasi tentativo di favorire la produzione fisiologica di GH (vedi integrazione di arginina) o di incrementarne i livelli plasmatici attraverso iniezioni esogene (come nel doping), oltre ad essere PERICOLOSO, risulta del tutto inutile nell’aumento dell’altezza. L’esposizione dell’organismo ad un eccesso di ormone della crescita nell’età postpuberale porta ad acromegalia.

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Panche ad inversione
Per quanto riguarda l’utilizzo di panche ad inversione, i piccoli incrementi staturali che si possono ottenere sono del tutto transitori; infatti, riducendo il carico gravante sui dischi intervertebrali se ne incoraggia la reidratazione; in tal modo, questi piccoli cuscinetti posti tra una vertebra e l’altra si rigonfiano aumentando leggermente la statura del soggetto. E’ lo stesso motivo per cui al mattino la statura è di 1-2 cm superiore rispetto alla sera; similmente, il piccolo incremento staturale garantito da queste metodiche di allungamento svanisce alla ripresa delle normali attività quotidiane.

Esercizi di stretching
Per quanto riguarda l’utilizzo di specifici esercizi di scarico della colonna vertebrale, i piccoli incrementi staturali che si possono ottenere sono del tutto transitori, come avviene per l’uso delle panche ad inversione. Ecco alcuni di questi esercizi che sono comunque salutari per il nostro apparato locomotore:

  1. La piega in avanti. La piega in avanti è un esercizio semplice da provare. Parti da una posizione eretta a piedi uniti. Appoggia le mani sulle tue cosce e lentamente fai scorrere le tue mani lungo le gambe piegando la parte superiore del tuo corpo. Il tuo obiettivo è quello di arrivare più in basso che puoi con le mani (idealmente toccando il pavimento con il palmo delle mani) ma sicuramente non durante il primo tentativo. Non cercare di andare oltre al limite di flessibilità del tuo corpo, se senti tirare troppo la schiena o dietro le ginocchia allenta un po la tensione.
  2. Cane a testa in giù. L’esercizio del cane a testa in giù è leggermente differente perché richiede di posizionarsi a quattro zampe. Da questa posizione di partenza inspira e mentre lo fai spingi con le braccia e le gambe in modo che le tue mani ed i piedi siano ancora a contatto con il pavimento cercando di allungare la schiena verso l’alto. In questo modo stai allungando la tua spina dorsale e le gambe. Come l’esercizio precedente all’inizio potresti non avere la flessibilità necessaria per allungare completamente la spina dorsale. Il consiglio è quello di allentare lo sforzo non appena senti tirare troppo la schiena o dietro le gambe.
  3. Testa verso il ginocchio. Siediti per terra con le gambe di fronte a te, allarga le gambe (idealmente a 90 gradi). Piega una gamba appoggiando la pianta del piede sull’interno coscia dell’altra gamba. Ora piegati in avanti con il busto cercando di raggiungere la punta dei piedi con le mani. Anche in questo caso all’inizio potresti non avere la flessibilità necessaria per raggiungere la punta dei piedi. Il consiglio è quello di allentare lo sforzo non appena senti tirare troppo la schiena o dietro le gambe.

Chirurgia ortopedica
Recentemente è stata avanzata l’ipotesi di applicare la chirurgia ortopedica di allungamento degli arti per favorire l’aumento dell’altezza, ma d’altro canto si tratta di una tecnica utile alla ricostruzione ossea delle malformazioni congenite, come ad esempio la focomelia, ed inadatta al puro soddisfacimento estetico; è un intervento molto invasivo, molto rischioso ed anche molto costoso ma con un grande limite applicativo. Mediante questa tecnica non è possibile raggiungere stature elevate in quanto, a conti fatti, l’incremento effettivo risulta solamente di pochi centimetri.

Aumentare l’altezza nel periodo di accrescimento
Non esistono metodi efficaci per aumentare la statura nell’adulto a parte l’estremamente invasiva chirurgia ortopedica, invece, nel periodo dell’accrescimento, alcune accortezze possono essere messe in pratica per sfruttare al massimo le potenzialità genetiche dell’individuo e raggiungere la più alta statura possibile:

  • Evita il fumo di sigaretta. Gli studi sugli effetti del fumo, diretto o passivo, sulla massa corporea sono inconcludenti. Secondo la ‘Columbia University’s Internet Health Resource’: “le ricerche disponibili suggeriscono che i bambini fumatori, o esposti al fumo passivo, sono più bassi rispetto a coloro che non fumano, o che sono figli di persone non fumatrici.
  • Dieta corretta. La malnutrizione può determinare uno scarso sviluppo della statura.
  • Fai attività fisica regolare ed adeguata alla tua età.
  • Evita una scarsa esposizione al sole.
  • Evita labuso di alcol e droghe.
  • Evita gli steroidi. Gli steroidi anabolizzanti inibiscono la crescita ossea di bambini ed adolescenti. Inoltre, riducono la quantità di spermatozoi presenti nello sperma, diminuiscono le dimensioni del seno, elevano la pressione sanguigna e ti espongono a un maggiore rischio di attacchi cardiaci. I bambini e gli adolescenti che soffrono di asma, fanno uso di inalatori che dispensano piccole dosi di budesonide, un principio attivo derivato dal cortisone. In media, questi bambini sono più bassi (circa 1 cm) rispetto a coloro che non vengono curati con gli steroidi. A tale proposito, leggi anche: Io dico NO al doping in palestra, sempre e comunque

La caffeina arresta realmente la crescita nei giovani?
E’ un dubbio di molti giovanissimi. Studi scientifici hanno dimostrato che questa affermazione non è reale. Nonostante ciò, la caffeina affetta la capacità di dormire sonni tranquilli e regolari. I bambini e gli adolescenti necessitano circa 9 ore e mezzo di sonno giornaliere, e la caffeina può danneggiare la loro capacità di dormire così a lungo.

Prodotti per apparire più alti

Per sembrare più alti possono essere utilissimi alcuni prodotti, tra cui:

Integratori utili per aumentare l’altezza

Alcuni integratori potenzialmente utili per fornire un adeguato apporto di nutrienti all’organismo ed aumentare le possibilità di sviluppare la massima altezza possibile, sono i seguenti, selezionati dal nostro Staff medico:

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Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo
Direttore dello Staff di Medicina OnLine

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Carnosina e β-alanina per incrementare la performance sportiva

MEDICINA ONLINE MILITARY FITNESS ALLENAMENTO IN PALESTRA CASERMACarnosina e β-alanina, la chiave di volta nel mantenimento e nell’incremento della performance. Se con performace pensiamo esclusivamente all’attività sportiva sicuramente non stiamo sbagliando ma il nostro punto di vista potrebbe essere estremamente limitato in quanto non stiamo considerando una serie di attività comuni, generalmente non associate in senso stretto alla prestazione sportiva, che a causa di vasta gamma di fattori possono subire una forte riduzione prestativa a volte anche con esiti potenzialmente pericolosi. E’ noto ormai da tempo come attività con un’importante componente lattacida, ovvero quelle che implicano un notevole contributo da parte del metabolismo aerobico e del metabolismo anaerobico lattacido, tendano a cagione della natura chimica delle molecole prodotte ad abbassare il fisiologico pH verso una condizione tendente all’acidosi.

Nel momento in cui la produzione di molecole a pH acido supera la capacità tampone del nostro organismo questa condizione inizia ad interferire con lo svolgimento di tutta quella serie reazioni biochimiche, fondamentali ai fini della sopravvivenza e delle normali attività, che richiedono un pH fisiologico per avvenire in piena efficienza. Questa “acidificazione” dell’organismo  responsabile in primis di un calo dei livelli di prestativi può evolvere verso quadri progressivamente più gravi nel caso non vengano presi gli opportuni provvedimenti atti a ristabilire condizioni fisiologiche.

A questo punto molto probabilmente si continuerà a pensare all’atleta come al soggetto maggiormente coinvolto da questo tipo di problematica; esaminando la questione con maggior attenzione risulta però immediatamente chiaro come anche soggetti non atleti sottoposti a notevole sforzo fisico, magari dovuto all’attività lavorativa, o soggetti con ridotte capacità di risposta, come per esempio soggetti anziani o malati possano facilmente esser preda di una simile problematica.

La carnosina è un dipeptide citoplasmatico sintetizzato a partire dai precursori L-istidina e β-alanina dalla carnosina sintetasi e degradato dalla carnosinasi che regola il suo livello cellulare. Tale molecola è presente in concentrazioni relativamente elevate nel muscolo scheletrico (5-10 mM) e in altri tessuti eccitabili, come il tessuto nervoso dove generalmente agisce come un tampone fisico-chimico.

La sua azione si esplica già entro i fisiologici range di pH. Nel muscolo scheletrico dove la sua concentrazione è massima, la carnosina fornisce un importante contributo al mantenimento del pH intracellulare, processo vitale, come precedentemente accennato, per la normale funzione muscolare durante l’esercizio fisico intenso infatti diversi studi evidenziano come il contenuto muscolare di carnosina possa essere un fattore determinante nella performance di esercizi dinamici e isometrici ad alta intensità.

Per quanto riguarda soggetti di età avanzata è stato osservato come esista una correlazione inversa tra età e contenuto muscolare di carnosina, fattore che sommandosi alla sarcopenia al declino della funzione muscolare e al deterioramento della funzione motoria tipici dell’età avanzata contribuisce notevolmente ad aumentare la frequenza di cadute, spesso causa di lesioni con esiti a volte anche gravi o letali. L’integrazione a base di sola carnosina, pur rivelandosi piuttosto utile spesso potrebbe non essere sufficiente, in quanto molto probabilmente a causa della sua natura dipeptidica la molecola non viene completamente assorbita. Esaminandone più approfonditamente il metabolismo emerge che uno dei fattori limitanti nella sintesi endogena di carnosina è la presenza di adeguati livelli di β-alanina, situazione facilmente verificabile in individui soggetti a un notevole turnover proteico come gli atleti o comunque in tutti coloro che vengono sottoposti ad attività fisica intensa. Anche una condizione di malnutrizione calorico-proteica, situazione molto frequente nelle persone anziane, può essere alla base di stati carenziali che influiscono negativamente sulla presenza di β-alanina e di conseguenza sulla sintesi di carnosina.

L’integrazione di β-alanina si è dimostrata piuttosto efficace nell’aumentare i livelli di carnosina a livello muscolare con tutti i benefici che ne conseguono. Considerati questi aspetti un approccio sicuramente razionale può essere quindi quello di associare la somministrazione di carnosina a quella di β-alanina, a questo proposito è stata messa a punto una formulazione composta da 250 mg di carnosina pura e 250 mg di β-alanina pura che prevede il rilascio del 95% degli attivi ad 8 ore, con l’obiettivo di ottimizzarne le proprietà farmacocinetiche e il grado di biodisponibilità, tale formulazione assume il nome commerciale di DDM-Carnosina.

Uno studio preliminare compiuto su 6 atleti maschi sottoposti a una sessione di allenamento severo ha permesso di evidenziare come rispetto a placebo la somministrazione di 4 compresse di DDM-Carnosina 2 ore prima della sessione di allenamento (per un totale di 1 grammo di carnosina e 1 grammo di β-alanina) abbia evidenziato una riduzione media della lattacidemia post esercizio del 30%.

Questi risultati evidenziano come l’associazione tra carnosina e β-alanina si sia rivelata, a dosaggi piuttosto contenuti, notevolmente efficace nella riduzione della produzione di lattato relativamente a un attività fisica intensa, considerando inoltre quanto detto in precedenza questa formulazione è senz’ombra di dubbio uno strumento estremamente interessante anche negli stati di affaticamento cronico correlati ad acidosi muscolari e nella prevenzione di infortuni in soggetti di età avanzata.

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Fa dimagrire di più il tapis roulant magnetico o quello elettrico?

MEDICINA ONLINE TREADMILL RUNNER CARDIO CORRERE CORRIDORE CORSA APERTO TAPIS ROULANT MAGNETICO ELETTRICO MECCANICO DIFFERENZE DIETA DIMAGRIRE AEROBICA GRASSO CALORIE SALITA PESI CITTA SMOGNon esiste un tipo di tapis roulant necessariamente migliore di un altro per perdere peso: la vera differenza è nel tipo di allenamento che si compie. Entrambi permettono di bruciare molte calorie, specie se si predilige una camminata veloce in salita per tempi più lunghi, piuttosto che una corsa veloce per pochi minuti. A parità di tempo, pendenza e velocità, è comunque il tapis roulant magnetico che permette un maggiore sforzo, una maggiore perdita di calorie ed una maggiore tonificazione di gambe e glutei.

Quante calorie si bruciano con il tapis roulant magnetico?

Dipende dall’intensità e da come avete regolato l’inclinazione della pendenza.
Più la camminata è veloce e intensa, più la pendenza è al massimo dell’inclinazione, più si suda e si dimagrisce lavorando su glutei e pancia.
Sono sufficienti dai 30 ai 50 minuti di allenamento, a seconda delle esigenze, per mantenersi in forma e dimagrire.
Non stupitevi se vi diciamo che la camminata può bruciare massa grassa più della corsa se si inclina la pedana del tapis roulant magnetico per simulare al meglio la salita (secondo la vostra resistenza) tonificando i glutei e bruciando in media 100 kcal ogni 10 minuti (praticamente, 600 l’ora come lo spinning o il walking).

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