Eccesso di colesterolo (ipercolesterolemia): perché è pericoloso?

MEDICINA ONLINE LABORATORIO BLOOD TEST EXAM ESAME DEL SANGUE ANALISI CLINICHE GLOBULI ROSSI BIANCHI PIATRINE VALORI ERITROCITI LEUCOCITI ANEMIA TUMORE CANCRO LEUCEMIA FERRO FALCIFORME MEDITERRANEA EPer comprendere meglio quello di cui stiamo parlando, ti consiglio di leggere prima questo mio articolo: Colesterolo: cos’è, a cosa serve, perché è pericoloso?

Quando si parla di ipercolesterolemia in campo medico si intende un eccesso di colesterolo nel sangue; più precisamente ci si riferisce ad un aumento del colesterolo trasportato dalle lipoproteine a bassa densità (LDL), quello che comunemente definito “colesterolo cattivo”. Prima di rispondere alla domanda del titolo, è però necessario riportarvi qualche informazione sulla fisiologia del nostro organismo.

Colesterolo e trasporto
Il colesterolo, come tutti i lipidi, non è solubile in acqua, per cui per il suo trasporto nel sangue viene veicolato da proteine, chiamate apolipoproteine (APO). Il complesso formato dalle apolipoproteine, dal colesterolo, da trigliceridi e da fosfolipidi costituisce le lipoproteine, particelle relativamente voluminose che circolano nel sangue allo scopo di trasportare i grassi verso tutti i tessuti. In condizioni di digiuno (cioè quando si effettuano le analisi), il colesterolo presente nel sangue è per la maggior parte (60-75%) quello trasportato dalle LDL, per cui il dosaggio del colesterolo plasmatico totale è un indice, anche se approssimativo, del colesterolo LDL. Tuttavia, poiché una buona percentuale di colesterolo è trasportato anche da altre lipoproteine (VLDL e HDL), per una più esatta valutazione della colesterolemia è preferibile dosare le LDL. Questa modalità permette di distinguere il colesterolo LDL (colesterolo “cattivo”) da quello HDL (colesterolo “buono”).

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LDL e HDL (il “cattivo” ed il “buono”)
Le LDL (che sono un prodotto del metabolismo delle VLDL di sintesi epatica) trasportano il colesterolo dal fegato ai tessuti, dove viene utilizzato per una varietà di processi; quando però le LDL sono presenti in concentrazioni eccessive, il loro accumulo nella parete arteriosa promuove lo sviluppo dell’aterosclerosi. Di conseguenza l’ipercolesterolemia da LDL rappresenta uno dei maggiori fattori di rischio cardiovascolare (cioè un fattore che aumenta la probabilità di sviluppare una patologia cardiovascolare, come un infarto del miocardio o un ictus cerebrale) . Al contrario, le HDL sono responsabili del “trasporto inverso” del colesterolo, cioè rimuovono il colesterolo in eccesso dai tessuti e lo trasportano al fegato. Di qui viene eliminato nel lume intestinale in parte come sali biliari e in parte come colesterolo libero. Le HDL svolgono quindi una funzione protettiva sullo sviluppo delle malattie cardiovascolari. Un eccesso di colesterolo HDL è pertanto un fattore favorevole. In fase post-prandiale, nel sangue prevale invece il colesterolo trasportato dalle lipoproteine di origine intestinale (chilomicroni). Il loro dosaggio viene effettuato soltanto in situazioni particolari.

Altri fattori di rischio cardiovascolare li potete trovare in questo articolo: Fattori di rischio cardiovascolare modificabili e non modificabili

Studi che confermano l’ipercolesterolemia quale fattore di rischio cardiovascolare
L’identificazione dell’ipercolesterolemia quale fattore di rischio cardiovascolare è il risultato di una lunga serie di studi epidemiologici che hanno messo in evidenza la correlazione tra colesterolemia (valori del colesterolo nel plasma) ed eventi ischemici cardiovascolari, in primo luogo l’infarto del miocardio e la mortalità cardiovascolare, della quale l’infarto miocardico e l’ictus cerebrale costituiscono le cause più frequenti.
Gli studi internazionali hanno confrontato fra loro gruppi di individui di diversi paesi, valutando l’incidenza della mortalità per cardiopatia ischemica e la sua relazione con alcuni possibili fattori di rischio. Il Seven Countries Study (1999) è uno dei più famosi di questi studi. In esso sono stati indagati, per 25 anni, 12.770 uomini di età fra 40 e 59 anni, in sette paesi: Paesi Bassi, Finlandia, Grecia, Yugoslavia, Italia, Giappone e USA. La Finlandia presentava la più alta mortalità per cardiopatia ischemica ed il Giappone la più bassa. Con eccezione del Giappone, dove sia i decessi per cardiopatia ischemica sia i valori di colesterolemia erano particolarmente bassi tanto da impedire un calcolo statistico significativo, i due principali fattori di rischio emersi dallo studio sono stati l’ipertensione e la colesterolemia, a sua volta in rapporto con il contenuto di grassi della dieta.
In un famoso studio pubblicato nel 1975 (Ni-Hon-San Study) è stata rilevata l’incidenza di cardiopatia ischemica tra 12.000 uomini di origine giapponese e residenti in Giappone, Hawaii e California; è risultato che i giapponesi che vivevano nelle Hawaii e in California avevano un’incidenza di cardiopatia ischemica quasi doppia rispetto a quelli che vivevano in Giappone, ma pur sempre la metà rispetto agli statunitensi di razza caucasica. Da questi dati è emersa l’importanza dei fattori ambientali nello sviluppo della cardiopatia ischemica, ma anche la probabile partecipazione di un substrato genetico.
Fra i numerosi studi longitudinali (cioè studi che hanno tenuto sotto osservazione gli stessi individui per diversi anni), hanno una particolare importanza, per durata o per numero di individui esaminati, due studi:

  • il Framingham Heart Study, iniziato nel 1949 e tuttora in corso, è condotto nella cittadina di Framingham (Massachusetts) e interessa circa 5000 individui di entrambi i sessi e senza malattie cardiache al momento del reclutamento, che vengono controllati ogni due anni;
  • il MRFIT (Multiple Risk Factor Intervention Trial), iniziato nel 1973 e durato 16 anni, ha reclutato circa 360.000 soggetti liberi da cardiopatie.

Gli studi longitudinali (detti anche prospettici) hanno dimostrato che il rischio di morte per cardiopatia ischemica è strettamente proporzionale ai livelli di colesterolemia: più alti sono i valori di colesterolo maggiore è la mortalità cardiovascolare. Mentre i primi studi prospettici (Framingham Heart Study, 1971; Pooling Project, 1978; Israeli Prospective Study, 1985) suggerivano che il rischio di un nuovo evento ischemico rimanesse pressoché immodificato fino a 200 mg/dl di colesterolemia totale (circa 130 mg/dl di LDL), gli studi successivi di maggiori dimensioni, MRFIT in particolare, hanno chiaramente indicato che la correlazione tra colesterolemia e mortalità cardiovascolare è costantemente positiva lungo tutto l’intervallo dei valori della colesterolemia, senza che si possa individuare un valore soglia, al di sotto del quale il rischio si mantenga costantemente basso. Tale correlazione è di tipo curvilineare, cosicché al crescere della colesterolemia la mortalità da cardiopatia ischemica aumenta più rapidamente, in modo tale che un aumento della colesterolemia pari ad un punto percentuale corrisponde un aumento di quasi due punti percentuali della mortalità: rispetto a 200 mg/dl di colesterolemia, il tasso di mortalità è raddoppiato a 250 mg/dl e quadruplicato a 300 mg/dl.
Inoltre da questi studi è emerso chiaramente che i vari fattori di rischio esaminati (principalmente ipertensione, fumo, diabete, obesità, familiarità per cardiopatia ischemica e bassi livelli di HDL) si potenziano a vicenda, per cui tanto più numerosi sono i fattori di rischio in un singolo individuo, tanto maggiore sarà la probabilità di morte per cause cardiovascolari.
Nel 1990 Pekkanen, utilizzando i dati dello studio LRCPPS (Lipid Research Clinics Program Prevalence Study), ha definito una curva mortalità per cardiopatia ischemica/colesterolemia per i soggetti con pregressa cardiopatia ischemica. Questa curva presenta una crescita molto più ripida della mortalità con l’aumentare della colesterolemia, proprio per la presenza, nei soggetti cardiopatici, di fattori di rischio molteplici, che interagiscono sinergicamente.
In conclusione, gli studi epidemiologici hanno dimostrato con buona certezza che la colesterolemia totale e, soprattutto, i valori delle LDL e il rapporto LDL/HDL sono importanti fattori di rischio per le malattie cardiovascolari a carattere ischemico; tuttavia gli studi a carattere epidemiologico di per sé consentono soltanto di formulare delle ipotesi di probabilità, ma non sono in grado di dimostrare un rapporto di causa-effetto, in questo caso tra la colesterolemia e le malattie cardiovascolari.

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Qui di seguito trovate una lista di prodotti di varie marche, che sono estremamente utili per abbassare il colesterolo e dimagrire, fattori che diminuiscono il rischio di ipertensione, ictus cerebrale ed infarto del miocardio. Noi NON sponsorizziamo né siamo legati ad alcuna azienda produttrice: per ogni tipologia di prodotto, il nostro Staff seleziona solo il prodotto migliore, a prescindere dalla marca. Ogni prodotto viene inoltre periodicamente aggiornato ed è caratterizzato dal miglior rapporto qualità prezzo e dalla maggior efficacia possibile, oltre ad essere stato selezionato e testato ripetutamente dal nostro Staff di esperti:

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Colesterolo e trigliceridi: valori normali, alti, bassi ed interpretazione

MEDICINA ONLINE Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo Roma COLESTEROLO TRIGLICERIDI VALORI ALTI NORMALI  Riabilitazione Nutrizionista Infrarossi Accompagno Commissioni Cavitazione Radiofrequenza Ecografia Pulsata  Macchie Capillari.jpgIl valori di colesterolo e trigliceridi, specialmente del colesterolo LDL, devono rimanere nei limiti normali: valori superiori rappresentano un fattore di rischio cardiovascolare (per approfondire, leggi anche: Fattori di rischio cardiovascolare modificabili e non modificabili)

Valori normali dei trigliceridi

I valori normali di trigliceridemia, negli adulti sono:

  • trigliceridi inferiori alla norma: minore di 50 mg/dl
  • trigliceridi normali: tra 50 e 150 mg/dl
  • trigliceridi border-line: 150-199 mg/dl
  • trigliceridi alti: 200-499 mg/dl
  • ipertrigliceridemia severa: uguale o oltre i 500 mg/dl.

Nei bambini e nei giovani sotto i 17 anni è preferibile che i trigliceridi siano inferiori a 90 mg/dl.

Per approfondire, leggi: Trigliceridi: cosa sono, alti, bassi, valori normali e dieta

Valori normali del colesterolo totale, HDL ed LDL

I valori normali di colesterolemia, sono:

  • colesterolo totale: inferiore a 200 mg/dl
  • colesterolo HDL (colesterolo “buono”): superiore a 40 mg/dl
  • colesterolo LDL (colesterolo “cattivo”): inferiore a 130 mg/dl.

Il valore del colesterolo LDL deve essere inferiore a 70 mg/dl nei pazienti ad alto rischio cardiovascolare, come i diabetici e chi ha già subito manifestazioni cliniche legate all’aterosclerosi (infarto, angina pectoris, ictus, claudicatio-intermittens) o ha una forte familiarità per tali patologie.

Per approfondire, leggi: Differenza tra colesterolo HDL “buono” e LDL “cattivo”

I migliori prodotti per abbassare il colesterolo e dimagrire

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Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo
Direttore dello Staff di Medicina OnLine

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Come viene trasportato il colesterolo nel sangue?

MEDICINA ONLINE Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo Roma COME VIENE TRASPORTATO COLESTEROLO SANGUE Riabilitazione Nutrizionista Infrarossi Accompagno Commissioni Cavitazione Radiofrequenza Ecografia Pulsata  Macchie Capillari Pene.jpgSe vuoi comprendere appieno quello di cui stiamo parlando, ti consiglio di leggere prima questo mio articolo: Colesterolo: cos’è, a cosa serve, perché è pericoloso?

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Il colesterolo – essendo un grasso – non è solubile nel sangue, quindi per essere trasportato nel torrente ematico deve essere “imballato” in complessi aggregati sferici o discali di trasporto che prendono il nome di lipoproteine. Questi aggregati consistono essenzialmente di:

  • un involucro a singolo strato di fosfolipidi;
  • apolipoproteine e colesterolo non esterificato intercalati nell’involucro di fosfolipidi;
  • un nucleo di acidi grassi, trigliceridi e colesterolo esterificato;

Semplificando: questi aggregati vengono “assemblati” nell’epitelio intestinale durante la fase prandiale sotto forma di chilomicroni, mentre durante il digiuno vengono prodotti soprattutto nel fegato come VLDL (very low density lipoproteins), le quali vengono rilasciate nella circolazione sanguigna. Nel microcircolo, le VLDL sono idrolizzate dalla lipoprotein-lipasi presente sulla superficie delle cellule endoteliali, rilasciando gran parte del loro contenuto di trigliceridi (che diffondono nei tessuti) e trasformandosi in IDL o particelle rimanenti (lipoproteine a densità intermedia). Le IDL sono quindi idrolizzate a livello epatico e convertite in LDL (low density lipoproteins, quello che viene comunemente chiamato colesterolo “cattivo”). Le LDL fuoriescono dalla circolazione e, dopo aver attraversato la matrice fondamentale del tessuto connettivo, raggiungono le cellule parenchimatiche, alla cui superficie si legano tramite l’interazione con i recettori cellulari per le apoB-proteine e vengono trasportate nell’interno delle cellule epatiche, cedendo così il loro carico di colesterolo.

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Come viene sintetizzato il colesterolo nel nostro corpo? Le tappe della biosintesi

MEDICINA ONLINE Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo Roma COLESTEROLO TAPPE BIOSINTESI APPUNTI SCHEMA BIOCHIMICA  Riabilitazione Nutrizionista Infrarossi Accompagno Commissioni Cavitazione Radiofrequenza Ecografia Pulsata  Macchie.jpgCome abbiamo visto in questo precedente articolo che vi consiglio di leggere: Colesterolo: cos’è, a cosa serve, perché è pericoloso?, l’essere umano è capace di produrre autonomamente quasi tutto il colesterolo che gli serve cioè una quantità che oscilla tra 1 e 2 grammi al giorno negli adulti. Solo una piccola parte (in media 0,1 fino 0,3, massimo 0,5 grammi) viene assunta con l’alimentazione, il resto viene sintetizzato dal corpo stesso. In che modo? Tutte le cellule dell’organismo umano sono capaci di sintetizzare colesterolo a partire dall’acetilcoenzima A (una molecola importantissima in molte vie metaboliche dell’organismo), ma la maggior parte viene prodotto nel citosol delle cellule epatiche (cioè nel liquido delle cellule che compongono il fegato) che lo trasferiscono al sangue per il trasporto in tutto l’organismo. Le tappe biosintetiche seguono la via metabolica dell’acido mevalonico. Poiché non riesce a superare la barriera ematoencefalica, il cervello deve produrre da solo il colesterolo di cui necessita.

Le tappe principali della biosintesi del colesterolo in sintesi sono 4:

1) inizialmente si ha la conversione dell’acetil-CoA in mevalonato. Questa prima tappa è suddivisa in tre sotto-tappe:

  • nella prima si ha la condensazione di due molecole di acetil-CoA per formare acetoacetil-CoA (reazione catalizzata dalla β-chetotiolasi);
  • nella seconda sotto-tappa l’acetoacetil-CoA prodotto reagisce con un’altra molecola di acetil-CoA e si forma 3-idrossi-3-metilglutaril-CoA, abbreviato HMG-CoA (reazione catalizzata dalla HMG-CoA sintasi) per formare HMG-CoA;
  • nella terza sotto-tappa l’HMG-CoA viene ridotto, in presenza di NADPH, a mevalonato (enzima: HMG-CoA reduttasi). Le prime due tappe sono reversibili mentre la terza è una tappa obbligata che determina la velocità della reazione.

2) Nella seconda tappa si ha la formazione di unità isopreniche attivate. Per prima cosa tre gruppi fosfato vengono aggiunti al mevalonato per trasferimento dall’ATP (che viene quindi idrolizzato ad ADP). Successivamente il gruppo ossidrilico sul carbonio-3 viene rimosso, insieme al gruppo carbossilico vicino, e si forma in questo modo la prima unità isoprenica attivata, il Δ3-isopentenil pirofosfato. Per isomerizzazione di quest’ultima sostanza, si forma un ulteriore unità isoprenica attivata il dimetilallil pirofosfato.

3) Nella terza tappa (in tre sotto-tappe) si forma lo squalene per condensazioni “testa-coda” (prime due sotto-tappe) o “testa-testa” (terza sotto-tappa) tra le unità isopreniche attivate formatesi nelle reazioni precedenti.

4) nella quarta tappa lo squalene viene convertito in colesterolo in una serie di reazioni. Durante queste reazioni la molecola dello squalene, lineare, viene ciclizzata, convertendolo (negli animali) in lanosterolo. Il lanosterolo viene poi convertito (in 19 tappe) in colesterolo, tramite spostamento o rimozione di gruppi metili.

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Colesterolo: cos’è ed a cosa serve?

MEDICINA ONLINE Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo Roma COLESTEROLO COSE COSA SERVE IMPORTANTE  Riabilitazione Nutrizionista Infrarossi Accompagno Commissioni Cavitazione Radiofrequenza Ecografia Pulsata  Macchie Capillari Ano Pene.jpgIl colesterolo – parola che deriva dal greco chole (bile) e stereos (solido) – è una molecola appartenente alla classe degli steroli, molto importante per il corretto funzionamento dell’uomo e degli animali in generale. Demonizzato (in parte a ragione) in campo medico, bisogna però ricordare che una giusta quantità di colesterolo è necessario alla vita: basti pensare che se in questo preciso momento io togliessi completamente tutto il colesterolo dal vostro corpo, voi morireste.
Quando in medicina si parla di “colesterolo”, NON si intende il colesterolo vero e proprio, ma si parla in realtà di una classe di lipoproteine (vedi più avanti nella sezione “Come viene trasportato il colesterolo?”) che circolano nel sangue. La concentrazione del colesterolo nel sangue – o meglio delle lipoproteine a cui abbiamo appena accennato – prende il nome di colesterolemia. Variazioni della colesterolemia oltre i valori di riferimento normali, prendono il nome di:

  • ipercolesterolemia: indica un eccesso di colesterolo nel sangue; più precisamente ci si riferisce ad un aumento del colesterolo trasportato dalle lipoproteine a bassa densità (LDL), comunemente definito “colesterolo cattivo”.
  • ipocolesterolemia: indica un deficit di colesterolo nel sangue.

E sono entrambe condizioni pericolose per la salute: non è vera quindi la credenza che avere un colesterolo più basso del normale sia un fatto positivo, pur essendo ovvio che in un paese industrializzato come l’Italia, è l’ipercolesterolemia a rappresentare il problema emergente, essendo un importante fattore di rischio cardiovascolare.

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Quantità di colesterolo prodotto, assunto e conservato dall’uomo
L’uomo produce autonomamente quasi tutto il colesterolo che gli serve, cioè una quantità che oscilla tra 1 e 2 grammi al giorno negli adulti. Solo una piccola parte (in media 0,1 fino 0,3, massimo 0,5 grammi) viene assunta con l’alimentazione. Il contenuto di colesterolo nell’organismo umano adulto e sano è di circa 150 grammi. La maggior parte del metabolismo del colesterolo avviene nel fegato.

Quali sono le funzioni del colesterolo nel nostro corpo?

  • Il colesterolo è un componente essenziale della membrana cellulare di tutte le cellule animali: si inserisce fra i due strati di fosfolipidi orientandosi con il gruppo -OH vicino alle teste polari dei fosfolipidi, diminuendo così la fluidità della membrana, aumentando la stabilità meccanica delle cellule, diminuendo la permeabilità a piccole molecole idrosolubili.
  • Il colesterolo si aggrega con alcune proteine della membrana cellulare formando vescicole in grado di trasportare il loro contenuto ai vari organuli cellulari.
  • Insieme alle molecole proteiche il colesterolo regola lo scambio di sostanze messaggere tramite la membrana cellulare.
  • Il colesterolo è coinvolto nella crescita e nella divisione cellulare.
  • Il colesterolo è la sostanza base per la sintesi degli ormoni steroidei come aldosterone, cortisone, testosterone, estradiolo.
  • Il colesterolo è essenziale per lo sviluppo embrionale: le malformazioni di neonati dopo la somministrazione di Contergan (un farmaco usato negli anni ’60, ora ritirato dal commercio) alle madri erano causate da un disturbo nella biosintesi di colesterolo.
  • Il colesterolo prodotto nel fegato viene impiegato in buona parte per la produzione di bile, una sostanza escreta nel duodeno che serve a emulsionare i lipidi alimentari per renderli assorbibili dall’intestino tenue.

Come viene sintetizzato il colesterolo nel nostro corpo
A tale proposito leggi: Come viene sintetizzato il colesterolo nel nostro corpo? Le tappe della biosintesi

Da cosa viene regolata la sintesi di colesterolo nel corpo ed a cosa porta una sua cattiva regolazione?
La risposta a questa domanda la trovate in questo articolo: Sintesi di colesterolo: cosa succede quando non viene regolata bene?

Come viene trasportato il colesterolo?
Per comprendere i meccanismi del trasporto del colesterolo nel nostro corpo, leggi questo articolo: Come viene trasportato il colesterolo nel sangue?

Quali sono i valori normali di colesterolo e trigliceridi?
A tale proposito leggi questo articolo: Colesterolo e trigliceridi: valori normali, alti, bassi ed interpretazione

Grassi saturi della dieta e colesterolo
L’Organizzazione mondiale della sanità, nel suo Food and health in Europe: a new basis for action, sintetizza i risultati degli studi sul colesterolo e alimentazione: i grassi saturi influiscono, anche se in maniera diversa, sul livello del colesterolo LDL. Nel dettaglio:

  • l’acido miristico, contenuto nel latte vaccino intero (non scremato), è il più forte stimolatore della produzione di LDL;;
  • l’acido laurico, contenuto negli olii e grassi di piante tropicali e nel latte in piccole quantità, l’acido palmitico, contenuto nei grassi animali (carne, pesce e molluschi) e in olii e grassi da piante tropicali, e alcuni acidi transsaturi sono forti stimolatori della produzione di LDL
  • l’acido stearico, contenuto nel grasso di manzo e nel lardo di suino, non aumenta il colesterolo LDL;
  • gli acidi transsaturi riducono l’apporto di acidi grassi polinsaturi, soprattutto di omega 3. Tali grassi sono generati soprattutto nell’idrogenazione dei grassi insaturi, processo utilizzato per la produzione di margarine industriali a partire da olii vegetali;
  • Gli acidi polinsaturi riducono il rapporto LDL/HDL, mentre i monoinsaturi non hanno effetto.

È dunque la qualità dei grassi, e del rapporto LDL/HDL, e non il loro apporto totale, a determinare il fattore di rischio cardiovascolare da colesterolemia.

IMPORTANTE: Anche se non tutti i grassi saturi agiscono nello stesso modo, è il consumo di alcuni di essi – contenuti negli alimenti – ad aumentare la colesterolemia, non certo il colesterolo introdotto con l’alimentazione che – come abbiamo precedentemente visto – è assunto in quantità molto ridotte con l’alimentazione, mediamente un terzo di grammo. Lo studio VERA del 1993, ha dimostrato che non esiste alcuna correlazione tra consumo di colesterolo (latte, panna, uova, burro, grassi animali ecc.) e colesterolemia. Il rapporto smentirebbe un’opinione diffusa secondo la quale la causa primaria del colesterolo alto sta nel consumo di alimenti contenenti colesterolo.

Perché l’eccesso di colesterolo (ipercolesterolemia) è così pericoloso?
A tale proposito leggi questo articolo: Eccesso di colesterolo (ipercolesterolemia): perché è pericoloso?

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Differenza tra virus e batteri: chi è più pericoloso? Diagnosi, sintomi e terapia

MEDICINA ONLINE VIRUS BATTERI MICRORGANISMI VACCINI PERICOLO PATOGENIVirus e batteri sono microrganismi unicellulari, cioè organismi composti da una sola cellula, aventi dimensioni tali da non poter Continua a leggere

Esame delle urine completo con urinocoltura e 24 ore: come farlo e capire i risultati

MEDICINA ONLINE Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo Roma ESAME URINE URINOCOLTURA RISULTATI FARE  Riabilitazione Nutrizionista Infrarossi Accompagno Commissioni Cavitazione Radiofrequenza Ecografia Pulsata  Macchie Capillari Ano Pene.jpgL’esame delle urine o “esame dell’urina” è un test chimico-fisico e microscopico che si esegue su un campione di urina. L’urina è il liquido prodotto dai reni che filtrano il sangue per depurarlo dalle scorie prodotte dal metabolismo. Tramite l’urina quindi si eliminano dall’organismo i prodotti di scarto e l’eccesso di acqua o di sostanze che vi sono disciolte: questi elementi espulsi possono dare al medico importanti informazioni sulla salute del paziente. L’esame delle urine può essere svolto sulle urine emesse con una singola espulsione di urina o sulle urine emesse nelle 24 ore.

A cosa serve l’esame delle urine?

L’esame delle urine è un comune test di screening per eventuali patologie a carico dell’apparato urinario, consente inoltre di verificare la funzionalità renale. Il test è diviso in tre parti:

  • esame fisico (che analizza colore e aspetto delle urine);
  • esame chimico (che rivela le eventuali sostanze presenti nelle urine e la loro quantità);
  • esame microscopico del sedimento urinario (che rileva detriti di tipo cellulare e non).

In genere meritano un approfondimento la presenza di proteine, di sangue o di globuli bianchi.

Leggi anche: Scura o chiara, liquida o schiumosa: la tua urina rivela la tua salute

Quando viene prescritto l’esame delle urine?

L’esame delle urine si prescrive in molte situazioni, tra cui generalmente:

  • come esame di controllo dello stato generale di salute;
  • in preparazione di un intervento chirurgico;
  • per valutare l’idoneità sportiva di un atleta;
  • per il controllo periodico di alcune classi di lavoratori;
  • in presenza di dolori addominali, bruciori o dolori quando si urina;
  • in caso di urine schiumose e rossastre;
  • per controllare l’evoluzione di malattie e l’efficacia di particolari farmaci.

Leggi anche: Pielonefrite: cause, cronica, diagnosi, terapia, dieta

Che cos’è l’urinocoltura?

L’urinocoltura è un esame microbiologico che si esegue su un campione di urina.

A cosa serve l’urinocoltura?

L’urinocoltura consente di rilevare – nel campione di urina – la presenza di batteri responsabili di infezioni a carico delle vie urinarie e isolarli. Uno dei più comuni è l’Escherichia Coli. Grazie all’antibiogramma poi è possibile valutare la sensibilità e la resistenza dei microrganismi presenti nelle urine agli antibiotici. In parole semplici è utile per scegliere un antibiotico specifico per un certo tipo di batterio riscontrato nell’urina.

Leggi anche: Differenza tra esame delle urine ed urinocoltura

Sono previste norme di preparazione?

Non sono necessarie particolari norme di preparazione, occorre dotarsi di un contenitore sterile per la raccolta delle urine acquistato in farmacia. E’ importante:

  • prestare molta cura alla propria igiene intima e personale;
  • non praticare un’intensa attività fisica prima della raccolta delle urine, a meno che questa non venga specificatamente consigliata dal medico;
  • si può mangiare o bere qualsiasi cosa, nella normalità, prima della raccolta delle urine a meno che il medico non indichi di comportarsi diversamente.

Chi può effettuare l’esame delle urine?

L’esame delle urine è considerato un esame di routine e può essere effettuato da chiunque, anche dalle donne incinte.

Leggi anche: Mi alzo spesso di notte per urinare: quali sono le cause e le cure?

Esame delle urine e mestruazioni

E’ importante ricordare che le donne NON possono sottoporsi a questo esame nei giorni delle mestruazioni.

Come si svolge l’esame delle urine?

La raccolta delle urine “standard” deve avvenire il mattino stesso della consegna del campione. Il paziente deve dotarsi di un apposito contenitore sterile acquistato in farmacia o fornito dal laboratorio, avendo cura di non toccarne l’interno o i bordi con le mani e tenendolo al fresco fino al momento dell’esame. Il paziente raccoglierà – all’interno del contenitore – il getto intermedio delle urine, tralasciando il primo e l’ultimo getto della minzione.

L’esame delle urine è pericoloso o doloroso?

L’esame non è doloroso né pericoloso.

Leggi anche: Esami per valutare funzionalità renale ed insufficienza renale

Quale contenitore sterile usare per l’esame delle urine?

Per raccogliere e conservare correttamente il campione di urina da inviare in laboratorio, è necessario usare un contenitore sterile apposito da 100 ml. Il prodotto di maggior qualità, che vi consiglio per raccogliere e conservare l’urina, è il seguente: https://amzn.to/2prebEI

Quanta urina raccogliere?

Salvo precise indicazioni del medico, per questo esame è sufficiente – in genere – un campione di 10 millilitri di urina.

Leggi anche: Le tue feci dicono se sei in salute: con la Scala di Bristol impara ad interpretarle

Analisi dell’urina delle 24 ore

Mentre l’esame dell’urina “standard” analizza solo una modesta quantità di urina raccolta con l’emissione di una sola espulsione, quella delle 24 ore analizza una più grande quantità di urina (anche oltre 2 litri) emessa nell’arco della giornata.

Come si raccoglie l’urina delle 24 ore

La raccolta delle urine delle 24 ore si svolge in maniera divera da quella “standard” vista precedentemente. Per eseguirla, in genere si seguono questi passi:

    • è necessario un contenitore più grande di quello visto precedentemente, capiente 2.5 litri, come questo che vi consiglio: https://amzn.to/3RVIbQT;
    • non è necessario cambiare abitudini alimentari per le analisi più comuni. In ogni caso sul punto seguire le indicazioni del proprio medico;
    • il giorno della raccolta, al risveglio, urinare nel wc e prendere nota dell’ora (esempio 09:00)
    • per l’intera giornata continuare ad urinare nel contenitore per la raccolta. È importante farlo anche la notte, se si va in bagno;
    • prima di andare di corpo è necessario urinare nel contenitore;
    • il mattino seguente, al risveglio, (stessa ora del giorno precedente, 09:00), vuotare la vescica piena dell’urina della notte nel contenitore di raccolta, terminando così il periodo di 24 ore;
    • chiudere il contenitore e registrare il volume totale di urina raccolta;
    • mescolare il contenitore con l’urina e prelevarne un campione più piccolo (provetta) da portare al laboratorio per l’analisi.

IMPORTANTE: Durante le 24 ore di raccolta, è necessario conservare il recipiente al riparo dalla luce solare e in un luogo fresco con temperatura inferiore a 10°C oppure in frigorigero.

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Risultati dell’esame dell’urina: valori normali e patologici

Se si ottengono valori diversi da quelli considerati normali – specie se solo un singolo valore è solo lievemente inferiore o superiore al normale –  non significa necessariamente che ci sia in atto una malattia, quindi non ci si deve allarmare. Se uno o più valori si discostano dalla normalità, sarà solo il medico ad interpretare i risultati: mai, in nessun caso, improvvisarsi esperti e fare delle diagnosi su sé stessi o su altri, o – ancora peggio – assumere farmaci senza il consigli del proprio medico curante. Ecco alcuni elementi delle urine che sono utili al medico per fare una diagnosi:

  • peso specifico dell’urina: indica la capacità del rene di concentrare le urine. Valori bassi possono essere un indice di alterata funzione renale. Valori normali: 1007-1030;
  • Ph urinario: indica il grado di acidità delle urine. Può essere alterato in caso di calcolosi, di infezioni delle vie urinarie, di disordini sistemici di tipo acido/base, di origine metabolica o respiratoria. Valori normali: 4,5-8;
  • sangue o suoi derivati nell’urina: la presenza di sangue oppure di emoglobina e/o mioglobina indica condizioni di diversa severità e spesso richiede ulteriori indagini diagnostiche. Può essere indicativo di glomerulonefriti, calcolosi, tumori renali o delle vie urinarie oppure di infezioni, o anche di malattie del sangue o del muscolo. È consigliabile consultare il proprio medico per un’opportuna diagnosi;
  • proteine nell’urina: la presenza di proteine nelle urine (proteinuria) potrebbe indicare un danno renale. Valori normali: 2-150 milligrammi per millilitro di sangue (oppure assenti);
  • glucosio nell’urina: la presenza di glucosio nelle urine pone il sospetto di diabete mellito, o – più raramente – di alterazioni renali. Valori normali: assente;
  • chetoni: la presenza di chetoni può essere indicativa di diabete mellito o è la conseguenza del digiuno prolungato. Valori normali: assente;
  • bilirubina: la presenza di bilirubina nelle urine è dovuta ai suoi elevati livelli nel sangue, ed è indicativa di malattie del sangue o del fegato, soprattutto se presente anche ittero (colorazione giallastra di cute e sclera dell’occhio). Valori normali: 0,02 milligrammi per 100 millilitri di urina;
  • nitriti: i nitriti nelle urine sono il prodotto dell’attività batterica e sono un indizio d’infezione delle vie urinarie (cistite, uretrite o cistourestrite). Valori normali: assente;
  • esterasi leucocitaria: la presenza di esterasi leucocitaria può indicare una infezione batterica. Valori normali: assente.

Leggi anche: Emoglobina nelle urine (emoglobinuria): cause, sintomi e terapia

Esame del sedimento urinario

L’esame del sedimento urinario consiste nell’osservazione al microscopio di poche gocce di urina dopo centrifugazione (sedimento). Il sedimento urinario può mettere in evidenza la presenza di:

  • cristalli: sono composti chimici che, in seguito al processo di concentrazione delle urine, si aggregano tra loro e diventano poco solubili. Dalla forma si può spesso risalire alla loro composizione chimica. Sono frequenti nei casi di calcolosi renale;
  • cilindri: sono aggregati a forma di cilindro costituiti da proteine o globuli rossi o bianchi o misti. Sono spesso indice di un danno renale in corso e necessitano di ulteriori indagini;
  • globuli rossi (eritrociti): sono raramente presenti nelle urine e – se riscontrati – possono indicare condizioni di diversa severità. La loro presenza può essere indicativa di di lesioni traumatiche, glomerulonefriti, calcolosi, tumori renali o delle vie urinarie oppure di infezioni;
  • globuli bianchi (leucociti): la loro presenza nelle urine è spesso indice di infezione delle vie urinarie;
  • batteri, virus, parassiti o funghi: possono indicare la presenza di un’infezione o di una parassitosi in corso;
  • cellule epiteliali: possono essere comunemente presenti nel sedimento urinario, derivanti dalle vie urinarie. Una presenza elevata può essere indizio di infezione delle vie urinarie.

Sintomi, segni e diagnosi

Qualora uno o più valori dell’esame delle urine siano alterati, la contemporanea presenza di uno o più sintomi e segni possono aiutare il medico nella diagnosi della patologia o condizione a monte che hanno determinato l’alterazione. Sintomi e segni possibili, sono:

Questi sintomi e segni indirizzano il medico verso la diagnosi di una patologia relativa alle vie urinare, tuttavia alcune alterazioni urinarie possono essere la spia di malattie di parti del corpo diverse delle vie urinaria. Ad esempio possono indicare la presenza di anemia, di malattie epatiche o di diabete. In questi casi i sintomi e segni possono essere molti diversi in base alla patologia a monte. La diagnosi, una volta sospettata in base all’esame delle urine, può essere confermata grazie a vari strumenti diagnostici, tra cui:

Non tutti gli esami sono sempre necessari.

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Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo
Direttore dello Staff di Medicina OnLine

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Coprocoltura ed antibiogramma: procedura e perché si eseguono

MEDICINA ONLINE Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo Roma COPROCOLTURA ANTIBIOGRAMMA PROCEDURA PE  Riabilitazione Nutrizionista Infrarossi Accompagno Commissioni Cavitazione Radiofrequenza Ecografia Pulsata  Macchie Capillari Ano Pene.jpgLa coprocoltura è un esame usato per la ricerca di particolari microorganismi nelle feci e viene effettuato su un campione di feci adeguatamente raccolto dal paziente.

A che serve la coprocoltura?
La coprocoltura ha uno scopo essenzialmente diagnostico, ma grazie all’eventuale antibiogramma può rivelarsi utile anche per scegliere il farmaco più idoneo all’eradicazione del patogeno trovato.

Come raccogliere il campione di feci nella maniera corretta?
A tale proposito leggi: Esame e raccolta delle feci: come si fa nel modo corretto ed a che serve

Quale contenitore sterile usare?
Per raccogliere e conservare correttamente il campione di feci da inviare in laboratorio, è necessario usare un contenitore sterile apposito, dotato di spatolina. Il prodotto di maggior qualità, che ci sentiamo di consigliare per raccogliere e conservare le feci, è il seguente: http://amzn.to/2C5kKig

Quando si prescrive?
Il medico può prescrivere l’esecuzione di una coprocoltura per scoprire l’origine di sintomi di natura gastro-intestinale suggestivi di un’infezione enterica, come ad esempio diarrea acuta o cronica, dolori addominali e meteorismo severo. Con una coprocoltura si ricercano svariati tipi di batteri o virus. La coprocoltura necessita di un terreno di arricchimento (dove i patogeni possono moltiplicarsi nelle condizioni ottimali) e di una metodologia specifici. Deve quindi essere eseguita in base ad un sospetto clinico ben preciso.

Cosa si cerca nelle feci?
La coprocoltura standard prevede la ricerca di: Salmonella spp. Shigella spp. e Campylobacter spp., tutti batteri responsabili di infezioni intestinali trasmesse attraverso il consumo di acqua o alimenti contaminati e tipicamente associate a diarrea, dolori addominali, febbre più o meno elevata e presenza di muco o pus nelle feci (raro nelle campylobatteriosi).
Altri microorganismi che all’occorrenza possono essere ricercati nelle feci (coprocoltura estesa) sono: Yersinia spp. – Escherichia coli enteropatogeni(EPEC) – Escherichia coli enteroinvasivi (EIEC) – Escherichia coli enterotossici (ETEC) – Escherichia coli O 157 (VTEC) – Vibrio spp. (incluso il colera) – Aeromonas spp. – Bacillus cereus (+ tossina) – Staphylococcus aureus (+ tossina) – Clostridium spp. (+ tossina) – Streptococcus agalactiae – Miceti.
Nei pazienti in età prediatrica la coprocoltura si concentra anche sulla ricerca dei Rotavirus, responsabili di gastroenterite (diarrea e vomito); dopo i 5/6 anni di età, invece, la ricerca dei Rotavirus mediante coprocoltura è sconsigliata, in quanto i pazienti sono quasi tutti immunizzati.

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