Con “sindrome del tunnel carpale” (in inglese “carpal tunnel syndrome”) si intende una neuropatia (cioè una patologia che colpisce il SNP, Sistema Nervoso Periferico) dovuta Continua a leggere
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Lui ha il pene piccolo? I 7 trucchi per raggiungere lo stesso l’orgasmo
Se il tuo ragazzo ha il pene piccolo, o addirittura un micropene (quando il membro maschile non supera i sette centimetri da eretto), il sesso può diventare un problema, ma non ti devi disperare: esistono molti modi per avere una soddisfacente vita sessuale. Come prima cosa, devi ricordarti che la questione delle dimensioni del pene non è fondamentale per il raggiungimento dell’orgasmo: la vagina è un organo elastico, e il piacere può venire anche in presenza di un membro piccolo, capace – nella maggior parte dei casi – di una stimolazione più che sufficiente. Il sesso poi è più della semplice penetrazione e l’orgasmo può arrivare in tanti modi diversi: nella maggioranza dei casi l’orgasmo viene raggiunto dalla donna attraverso la stimolazione clitoridea. E qui la dimensione del pene è totalmente (o almeno parzialmente) ininfluente: tra sesso orale, l’utilizzo delle mani, lo sfregamento ed i sex toy, ci si può divertire coinvolgendo tutto, a prescindere dalle dimensioni del pene. Sembrerà poi strano, ma esistono anche alcuni benefici nel frequentare un uomo con un pene non così grande: intanto il sesso orale su di lui può essere più facile da realizzare. E poi puoi provare le gioie del sesso anale senza avere fastidiosi disturbi. Non solo: in genere un pene più piccolo raggiunge l’erezione più velocemente e facilmente, perché necessita di un afflusso di sangue inferiore, inoltre la mantiene più a lungo rispetto ad uno grande. Ti abbiamo convinta? Forse no… Comunque qui sotto trovi i nostri migliori sette consigli per fare del buon sesso con un uomo con un pene piccolo:
1. CERCA DI AVERE UN ORGASMO PRIMA DELLA PENETRAZIONE
Se arrivi al momento della penetrazione avendo già avuto un orgasmo, allora il fatto che lui entri dentro di te diventa la ciliegina sulla torta piuttosto che l’evento fondamentale attorno al quale giocarsi il tutto per tutto.
2. SCEGLI LE POSIZIONI GIUSTE PER IL PENE PICCOLO
Le posizioni di lei sopra e dell’amazzone rovesciata sono ideali per stringere i muscoli del pavimento pelvico e trattenere più fermamente il pene all’interno. Oppure puoi rendere la posizione del missionario più soddisfacente facendo riposare le caviglie o i polpacci sulle spalle del partner e inclinando in su il bacino. Questo ti permette, a te o al tuo partner, il massaggio del clitoride.
3. ABBINA MICROPENE E DITA
Fai inserire al partner il pene e contemporaneamente un dito. Se sei distesa sulla schiena, gli esperti consigliano di usare il pollice, applicando pressione in basso verso l’ano. Questo dà alla vagina la sensazione di riempimento e pure di più, e crea una sensazione piacevole anche al pene.
4. NIENTE LUBRIFICANTE
Se lui ha un micropene, potresti prendere in considerazione l’idea di non applicare lubrificante: il gel riduce la frizione, che rappresenta un bonus per alcuni peni, ma può ostacolare le sensazioni di quelli più piccoli. Se sei una che tende a lubrificarsi da sola molto in modo naturale, considera di rimuovere un po’ del tuo lubrificante naturale prima della penetrazione.
5. PROVA I GIOCHI ANALI
Se sei nuova all’esperienza anale, un pene piccolo può, francamente, essere una benedizione. Prova il sesso anale nella posizione sul fianco mentre lui ti abbraccia da dietro. Il tuo partner può allungarsi e massaggiarti con le dita o con un vibratore il clitoride per una stimolazione extra. Considera anche la sperimentazione della doppia penetrazione con i sex toy come i dildo e i plug anali.
6. USA GLI ANELLI FALLICI
Gli anelli fallici sono magici perché mantengono il flusso sanguigno nell’asta del pene, aumentano la sensazione del partner e procurano un “attrezzo” molto rigido per te. In più la maggior parte ha una sporgenza fatta apposta per stimolare il clitoride. Andare a comprarne uno con il partner può rappresentare già di per sé un preliminare.
7) USA INTEGRATORI ALIMENTARI
Qui di seguito trovate una lista di altri integratori alimentari acquistabili senza ricetta, potenzialmente in grado di migliorare la prestazione sessuale sia maschile che femminile anche in caso di pene piccolo e trarre maggiore soddisfazione dal rapporto, aumentando la quantità di sperma disponibile, potenziando l’erezione e procurando un aumento di libido sia nell’uomo che nella donna:
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Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo
Direttore dello Staff di Medicina OnLine
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La tecarterapia per trattare dolori articolari e muscolari, gambe gonfie e cellulite
La tecarterapia (Trasferimento Energetico Capacitivo Resistivo, anche detta diatermia) è una tecnica che stimola energia dall’interno dei tessuti biologici, attivando i naturali processi riparativi e antinfiammatori, col risultato di alleviare il dolore da patologie osteo-articolare e muscolare, accelerando allo stesso tempo il processo di guarigione. L’idea di trasferire energia ai tessuti infortunati è comune a molte terapie (come la magnetoterapia) ma tutte queste somministrano energia proveniente dall’esterno. La tecarterapia agisce diversamente: essa determina un effetto termico endogeno (cioè il calore nasce direttamente all’interno della lesione trattata).
Effetti fisiologici della tecarterapia sulla zona trattata:
- una immediata ed efficace azione analgesica che avviene agendo sulle terminazioni nervose;
- un’azione drenante dei tessuti;
- una stimolazione funzionale del circolo periferico attraverso l’incremento della temperatura endogena.
Quali patologie posso curare con la tecarterapia?
Le patologie che possono essere trattate con la tecarterapia sono numerose; fra le patologie o le condizioni nelle quali si sono ottenuti buoni risultati ricordiamo le lesioni traumatiche di tipo acuto, i postumi di fratture, i deficit articolari, le gambe gonfie e doloranti (linfedemi), l’epicondilite, la sindrome della cuffia dei rotatori, la cellulite, la tendinite rotulea, la cisti di Baker, la fascite plantare, la ritenzione idrica, la metatarsalgia, la tendinite dell’achilleo, la gonartrosi, la rizoartrosi, la coxartrosi e le coxalgie, la cervicalgia e la cervicobrachialgia, la lombosciatalgia, la sindrome del tunnel carpale, le artropatie da patologie autoimmuni, ecc.
La tecarterapia è efficace nel combattere la cellulite?
Come accennato nel paragrafo precedente, la tecarterapia (essendo tecnicamente accostabile alla Radiofrequenza Monopolare) risulta efficace anche nella cura della cellulite, questo perché l’aumento della temperatura all’interno del tessuto (calore endogeno) aumenta la velocità del flusso ematico, generando una riattivazione del metabolismo dei grassi e restituendo fluidità al liquido in cui sono immerse le cellule. Il ripristino del metabolismo ed il miglioramento della circolazione, permette di trattare la cellulite esistente e di prevenire quella futura. In definitiva, pur non avendo la tecarterapia come primo obiettivo il trattamento della cellulite, può risultare utile per trattarla. Se il vostro obiettivo principale è combattere la cellulite, allora è certamente da preferire un trattamento combinato di Cavitazione Medica e di Radiofrequenza Monopolare.
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Come si svolge una seduta di tecarterapia?
Dopo l’anamnesi (raccolta dei dati) e l’esame obiettivo da parte del medico, importantissimo per escludere controindicazioni (vedi dopo), il paziente viene fatto stendere sul lettino in una posizione tale che la zona da trattare sia facilmente raggiungibile dal medico. Successivamente, il trattamento consisterà principalmente in un massaggio effettuato tramite l’uso di uno speciale manipolo, fatto scorrere sulla zona interessata grazie all’aiuto di gel ed eventualmente sostanze ad azione antiinfiammatoria. Il paziente avverte calore nella zona trattata. Finito il trattamento, che è indolore anzi piacevole, il paziente può tornare anche immediatamente alle sue normali attività.
Associazione con antinfiammatori topici
La tecarterapia viene associata ad alcuni prodotti antiinfiammatori applicati direttamente sulla parte dolorante. I potenti effetti antalgici determinati dal calore endogeno prodotto dalla Tecarterapia, viene potenziato dal maggior assorbimento di antiinfiammatorio dovuto alla vasodilatazione: i risultati sono eccezionali su moltissimi dolori, come il torcicollo, il dolore articolare (acuto e cronico) e quello muscolare.
È doloroso sottoporsi ad un trattamento di tecarterapia ?
Come precedentemente detto: assolutamente no, non è doloroso, al contrario. La tecarterapia induce un incremento localizzato di calore che, oltre a diminuire il dolore causato dalla patologia, sarà anche avvertito come una sensazione di benessere. La maggior parte dei pazienti riferisce un’esperienza rilassante estremamente piacevole.
Quanto durano la seduta ed il ciclo di trattamenti?
Questi dati sono ovviamente variabili in base alla zona ed al tipo di lesione da trattare. Si può comunque affermare che una seduta di tecarterapia ha una durata media di circa mezz’ora. Solitamente, un ciclo di cura completo è composto mediamente di un numero di sedute che varia da 6 a 12, con di solito uno o due trattamenti a settimana. Tutte le fasi del trattamento avvengono sempre sotto il controllo del medico.
Quanti trattamenti di tecarterapia alla settimana si possono effettuare?
Le sedute di tecarterapia possono essere effettuate – nei casi più complessi – addirittura anche più volte al giorno se necessario, non esistono controindicazioni segnalate. Una volta effettuata la diagnosi sarà il medico stesso a definire l’itinerario terapeutico più adatto anche sulla base delle esigenze e della disponibilità del paziente. Come già detto precedentemente, di solito si effettuano uno o due trattamenti a settimana.
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Ci sono controindicazioni alla tecarterapia?
Si, esistono poche ma tassative controindicazioni alla tecarterapia, che devono essere assolutamente escluse dal medico durante l’anamnesi fatta PRIMA del trattamento. Non possono essere trattati con la tecarterapia le donne in gravidanza, i soggetti portatori di pacemaker e quelli portatori di dispenser elettronici di farmaci.
Ci sono degli effetti collaterali?
Non esistono effetti collaterali segnalati dall’utilizzo corretto dello strumento poiché si tratta di una tecnologia che sviluppa un’energia assolutamente biocompatibile con il tessuto organico.
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Dott. Emilio Alessio Loiacono
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Cosa sono i brufoli ed i punti neri e come fare per prevenirli e curarli?
Cosa sono brufoli e punti neri lo sanno tutti, ma cosa sono tecnicamente e come si formano, sono informazioni meno conosciute. Cerchiamo oggi di fare un po’ di chiarezza.
All’origine di tutto c’è il punto nero
I punti neri (anche detti comedoni) conosciuti anche come punti neri, sono formazioni di colore tendente al giallo scuro o anche al grigio/nero, che si sviluppano sulla superficie della pelle. Si tratta di una dilatazione dell’orifizio del follicolo nel cui interno si trovano grassi, cheratina, melanina, peli e batteri, tra cui il Propionibacterium acnes che danneggia ulteriormente il tessuto.
Come si forma un punto nero?
Un comedone si forma quando il canale del follicolo pilifero della ghiandola sebacea si ostruisce a causa di una eccessiva cheratinizzazione. Le lamine cornee si ispessiscono e formano una sorta di tappo che ostruisce l’apertura del dotto ghiandolare, impedendo la fuoriuscita del sebo. Il “tappo” poi scurisce a causa di depositi di melanina e dell’azione ossidante dell’ossigeno.
Come si forma il brufolo?
Il comedone crea le basi per la formazione del foruncolo. Vari batteri, tra cui il Propionibacterium acnes e lo Staphylococcus epidermis, possono penetrare all’interno dei pori otturati dai punti neri. Tali batteri passano attraverso il poro e scendono nel follicolo dove si trovano le cellule che fanno crescere i peli e quelle che producono sebo, la sostanza oleosa che li protegge, determinando infezione. Questa infezione richiama subito le difese dell’organismo. Dai vasi sanguigni e dal derma circostante (il tessuto sotto l’epidermide) accorrono globuli bianchi e anticorpi. L’intera zona si gonfia: è nato il foruncolo. È rosso perché i capillari si dilatano per favorire l’afflusso dei “difensori”, che di solito nel giro di 24-48 ore distruggono i batteri. Verso la fine della battaglia i capillari tornano progressivamente normali e dal sangue giungono i macrofagi, cellule specializzate che fanno piazza pulita dei resti dei combattenti morti: il brufolo si “sgonfia”.
Leggi anche: Punti neri (comedoni): tutti i rimedi naturali per eliminarli
Cos’è il liquido giallo del brufolo?
Alla fine della battaglia il foruncolo può risultare pieno di un liquido giallo presente in quantità variabile. Tale liquido giallastro (fatto di acqua, di sebo, di anticorpi e batteri “sconfitti”) e, riuscendo a farsi strada verso la superficie e a uscire dal poro, diventa visibile all’esterno nella caratteristica – ed inestetica – maniera che tutti conosciamo. L’infezione è però vinta: il brufolo è guarito. Lentamente il liquido viene eliminato dall’organismo.
Perché il foruncolo può lasciare cicatrici?
La vera e propria battaglia tra sistema immunitario e batteri, è una guerra senza esclusione di colpi, che coinvolge anche gli innocenti: i globuli bianchi emettono infatti enzimi capaci di distruggere la membrana esterna dei batteri. Ma gli enzimi non fanno distinzione, e disgregano anche la parete delle cellule circostanti, quelle che formano il follicolo. Ecco perché, quando i foruncoli sono molti e profondi (come nei casi di acne grave), possono rimanere cicatrici.
Leggi anche: La zona dove compare l’acne, rivela i tuoi problemi fisici e psicologici
Perché i brufoli vengono soprattutto durante l’adolescenza?
L’aumento degli androgeni (ormoni sessuali), estremamente importante nel periodo adolescenziale, stimola le ghiandole sebacee a produrre più sebo. La ghiandola funziona in maniera copiosa ma, come abbiamo visto prima, la cheratinizzazione impedisce al sebo di uscire: nel giro di qualche giorno si forma il punto nero e successivamente il brufolo.
Serve schiacciare i brufoli?
Solo se hanno la puntina gialla leggermente in rilievo sul gonfiore circostante: significa che ormai l’apparato immunitario ha svolto fino in fondo il suo compito e si può fare uscire il liquido. Basterà tendere e poi premere un po’ la pelle intorno, anche se il mio consiglio rimane sempre quello di resistere, ed aspettare che il corpo riassorba il liquido. In caso contrario, il trauma dello schiacciamento, potrebbe favorire una nuova infezione del sito.
Leggi anche: Spremere o incidere il brufolo: lo fa davvero passare prima?
Cosa fare se il brufolo è rosso?
Se il brufolo è ancora soltanto rosso, schiacciarlo è dannoso: il liquido non può uscire perché il gonfiore ha stretto il canale che porta verso il poro e, premendo la zona con le dita, le pareti interne del follicolo possono rompersi, propagando l’infezione al derma circostante, con il risultato di aumentare il diametro del brufolo e quindi il rischio di cicatrici. Schiacciare i punti neri serve invece a impedire che si trasformino in foruncoli, quindi è possibile eliminarli, avendo molta cura nel farlo.
Perché i miei amici non hanno un brufolo ed io si?
Ci sono persone più fortunate ed altre meno fortunate, in questo neanche il brufolo fa eccezione: alcuni soggetti passano l’adolescenza senza un foruncolo, la pelle liscia come la seta, altri invece devono combattere con essi tutta la vita. La spiegazione è semplice: dipende dal numero e dal funzionamento dei recettori per gli ormoni che ognuno di noi ha sulle ghiandole sebacee. Alcune persone nascono con ghiandole dotate di molti recettori: alla pubertà esse cominceranno a funzionare e, ricevendo più ormoni, produrranno più sebo, dunque comedoni e foruncoli. Altri hanno meno recettori e quindi la pelle liscia. Non a caso ci sono popolazioni che non hanno quasi mai brufoli, come i giapponesi e i coreani: nelle loro ghiandole, pochi recettori.
Cioccolato, dolci e cibi piccanti fanno venire i brufoli?
Il cioccolato è innocente. Si può mangiarne a volontà (senza esagerare!) e non avere un brufolo in più. Lo stesso vale per gli alimenti piccanti o per altri tipi di dolci. Diversi esperimenti condotti negli Stati Uniti hanno ormai dimostrato in modo inequivocabile che non sono gli alimenti a riempire la faccia di brufoli (a meno di non essere allergici, naturalmente). I ricercatori hanno messo due gruppi di adolescenti a diete differenziate: una ricca di cioccolato e dolciumi, l’altra del tutto priva di leccornie dolci. Dopo alcune settimane hanno messo a confronto le foto del viso dei ragazzi scattate prima e dopo l’esperimento. Il risultato? Le facce piene di brufoli prima della “cura al cioccolato” erano ancora foruncolose, ma l’acne non era aumentata, mentre la pelle dei ragazzi che non soffrivano di acne non aveva neanche un brufolo, come sempre.
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Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo
Direttore dello Staff di Medicina OnLine
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I 5 comportamenti che rendono il fumatore simile ad un eroinomane. Il fumo NON è un vizio né un’abitudine: è una tossicodipendenza
Molti miei pazienti e molti miei amici, quando fanno riferimento alla sigaretta, continuano a parlare di “vizio del fumo” oppure di Continua a leggere
Gonfiore addominale e meteorismo: otto trucchi per dirgli addio in modo definitivo
Il gonfiore addominale lo conosciamo tutti, specialmente le donne che ne sono più colpite. E’ quel senso di eccessiva tensione addominale, causato dall’eccessivo contenuto gassoso dello stomaco e/o dell’intestino. Può essere correlato a varie patologie (cirrosi, infezioni del tratto gastroenterico, colecistiti, occlusioni intestinali…) ma spesso è determinato da una alimentazione sbagliata. Bisogna ricordare che spesso, dietro al gonfiore addominale, si cela un problema di celiachia, cioè un’allergia al glutine (grano e frumento) quindi la presenza del medico è sempre importante per valutare la situazione. Ecco ora gli otto consigli a tavola, per dire addio al gonfiore addominale!
1) Meno latte e formaggi
Per limitare il fenomeno del gonfiore addominale, bisogna dire limitare il latte e i formaggi freschi, come la ricotta, il mascarpone e ripiegare su quello ad alta digeribilità o anche sul latte di riso, di soia, d’avena e sui formaggi stagionati. Questo perché alcuni di noi non riescono a digerire il lattosio presente nel latte ed i suoi derivati, a causa del deficit di un enzima (la lattasi).
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2) Attenzione alla fermentazione di ortaggi, pasta, pane
Ortaggi, frutta, e gli zuccheri raffinati contenuti nella pasta, nel pane e nelle farine bianche causano facilmente gonfiore addominale. Lo stesso accade con il lievito, la birra e le patate. Meglio limitare questi alimenti.
3) Le fibre non sono tutte uguali
Le fibre, una volta ingerite, sono trasformate dai batteri presenti nell’intestino attraverso un processo di fermentazione che è alla base del rigonfiamento. Però non tutte le fibre danno lo stesso risultato: il fenomeno è più evidente se si mangiano le fibre lunghe, come quelle contenute nella lattuga a foglia larga. Lo stesso vale per i legumi, gli ortaggi (vedi il cavolfiore), le noci o la frutta secca. Per evitare il gonfiore si deve puntare sulle verdure a foglia piccola, che fermentano di meno. Altro consiglio è centrifugare la frutta e la verdura, così da eliminare la parte di fibra che non è digerita.
4) Mangia piano e mastica molto
Durante i pasti bisogna godersi il cibo. Questo è un concetto che spesso dimentichiamo, immersi in una routine che vede il cibo sempre più consumato a gran velocità, tra uno sguardo alla mail ed una telefonata di lavoro in arrivo. Invece è importante mangiare lentamente e masticare molto il cibo: ciò ci difenderà dal gonfiore addominale e ci farà assimilare meglio lo sostanze nutritive contenute nei cibi.
Leggi anche: Intossicazione alimentare, tossinfezione, indigestione: cause, sintomi, diagnosi, cura e prevenzione
5) Zenzero e finocchio
Lo zenzero aiuta a tenere a bada il gonfiore e la flatulenza. Si può gustare fresco o grattugiato sopra i centrifugati di frutta e verdura. Anche il finocchio è una vera panacea contro i disturbi digestivi, soprattutto se preso sotto forma di tisane, decotti e infusi preparati con i suoi semi. Tra le sue molte virtù, il finocchio sgonfia la pancia contrastando i processi di fermentazione.
6) Attenzione alla frutta dopo i pasti
Per evitare fenomeni di fermentazione, un altro importante consiglio è di evitare la frutta alla fine del pasto. E’ preferibile consumarla qualche tempo dopo per diminuire il rischio di gonfiore addominale.
Leggi anche: Gli otto cibi che ti possono procurare una intossicazione alimentare
7) No a gomme da masticare ed a bibite gassate
Masticare gomme favorisce l’ingestione di aria che va prima nello stomaco e poi nell’intestino, da qui il gonfiore. Meglio evitarle. Come è meglio evitare anche le bevande gassate, che incrementano l’aria nell’intestino.
8) L’aiuto viene dal carbone vegetale
Il carbone vegetale, o carbone attivo, ha una forte capacità di assorbire i gas presenti nell’intestino, arginando così il problema del gonfiore addominale, senza provocare alcun effetto collaterale.
I migliori prodotti per la salute dell’apparato digerente
Qui di seguito trovate una lista di prodotti di varie marche per il benessere del vostro apparato digerente, in grado di combattere stipsi, fecalomi, meteorismo, gonfiore addominale, acidità di stomaco, reflusso, cattiva digestione ed alitosi:
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Cosa può e non può mangiare il diabetico
Non c’è una dieta specifica nella terapia per il diabete. Per la maggior parte delle persone che soffrono di diabete (anche se lieve e non insulino dipendente), una dieta sana è costituita per il 40% – 60% di calorie da carboidrati, per il 20% da proteine e per il 30% o meno da grassi. L’alimentazione dei diabetici dovrebbe essere a basso contenuto di colesterolo (soprattutto per gli obesi), con poco sale e zuccheri aggiunti. Circa il 10/20% degli anziani soffre di diabete. L’anziano spesso ha altri disturbi che devono influenzare la dieta (per esempio una cardiopatia o una nefropatia). Il dietologo deve tenere conto di tutte le malattie senili prima di preparare la dieta.
Si può mangiare qualsiasi tipo di zucchero?
Si. Negli ultimi anni, i medici hanno visto che mangiare un po’ di zuccheri non causa problemi per la maggior parte delle persone con il diabete, se questi cibi fanno parte di una dieta equilibrata. L’importante è essere attenti a quanto zucchero si mangia e cercare di non aggiungere zucchero ai cibi. Un medico può aiutarvi a decidere meglio come bilanciare la dieta con carboidrati, proteine e grassi.
Linee guida generali
- La quantità di ogni tipo di cibo che si dovrebbe mangiare dipende dalla dieta, dal peso, da quanta attività fisica si svolge e dagli altri rischi per la salute.
- Ognuno ha esigenze individuali, motivo per cui si dovrebbe lavorare con il medico e il dietista per sviluppare un piano alimentare personalizzato.
- La piramide alimentare del diabete divide i cibi in sei gruppi. Nella piramide alimentare del diabete, i gruppi di cibi sono basati sul contenuto di carboidrati e proteine invece che sul tipo di classificazione del cibo. Una persona con diabete di tipo 1 o di tipo 2 deve mangiare più cibi nella parte inferiore della piramide (cereali, fagioli, verdure) rispetto a quelli sulla parte superiore (grassi e dolci). Questa dieta aiuta a mantenere sano il cuore e i sistemi del corpo.
Leggi anche: Diabete: che mangiare a colazione per controllare la glicemia
CEREALI, FAGIOLI E ORTAGGI A BASE DI AMIDI
(6 o più porzioni al giorno)
Cibi come pane integrale , cereali, fagioli, riso integrale, pasta integrale e ortaggi a base di amidi sono nella parte inferiore della piramide perché son la parte più importante della dieta.
Come gruppo, questi alimenti sono ricchi di vitamine, minerali, fibre e carboidrati sani.
È importante, tuttavia, di mangiare cibi con molta fibra.
Scegliere cibi integrali come il pane integrale, tortillas, cereali di crusca, riso integrale o fagioli. Utilizzare farine integrali in cucina e nella cottura. Scegliere pane a basso contenuto di grassi, come tortillas, English Muffin e la pita.
VERDURE E FUNGHI
(3 – 5 porzioni al giorno)
Scegliere le verdure fresche o surgelate senza aggiunte di salse, grassi o sale. Si dovrebbe optare per quelle verde scuro o giallo intenso come spinaci, broccoli, carote e peperoni.
FRUTTI
(4 porzioni al giorno)
Scegliere la frutta più spesso che i succhi di frutta perché la frutta ha più fibre. Gli agrumi, come arance, pompelmi e mandarini sono i migliori. Bere succhi di frutta che non hanno dolcificanti o sciroppi aggiunti.
LATTE
(2 – 3 porzioni al giorno)
Scegliere latte a basso contenuto di grassi o senza grassi oppure lo yogurt. Lo yogurt contiene zucchero naturalmente, ma può contenere anche zuccheri o dolcificanti artificiali aggiunti. Lo Yogurt senza dolcificanti artificiali ha meno calorie di quello con aggiunta di zuccheri.
CARNE E PESCE
(2 porzioni al giorno)
Mangiare più spesso pesce e pollame. Rimuovere la pelle dal pollo e dal tacchino. Selezionare carne magra di manzo, vitello, maiale o selvaggina. Tagliare tutto il grasso visibile dalla carne. Bollire, arrostire o cuocere alla griglia invece di friggere.
GRASSI, ALCOOL E DOLCI
In generale, è consigliabile limitare l’assunzione di cibi grassi, soprattutto quelli ad alto contenuto di grassi saturi, come hamburger, formaggio, pancetta e burro. Se si sceglie di bere alcol, limitare la quantità ed accontentarsi di bere durante i pasti. I dolci sono ad alto contenuto di grassi e zucchero, quindi bisogna mangiare porzioni piccole. Altri consigli per evitare di mangiare troppi dolci:
- Chiedere al cameriere forchette o cucchiai extra per dividere il dessert con gli altri.
- Mangiare dolci che sono senza zucchero.
- Chiedere sempre la porzione piccola.
- Si dovrebbe sapere anche come leggere le etichette degli alimenti e consultarli per le decisioni alimentari.
Leggi anche: Glicemia alta o bassa: valori normali, che patologie indica e come si controlla nei diabetici
Dieta per i bambini diabetici
I bambini con il diabete devono bilanciare l’assunzione di carboidrati con l’insulina. I carboidrati e gli zuccheri che mangiano (ad es. il pane e la pasta) aumentano la glicemia. I grassi e gli altri cibi ipercalorici hanno un impatto sulla glicemia in base alla velocità con cui il corpo assorbe i nutrienti mangiati. Pertanto, è particolarmente importante limitare gli alimenti ad alto contenuto di grassi o calorie. Ogni bambino, con o senza diabete, dovrebbe mangiare tre pasti principali e due o tre spuntini al giorno. È importante che il bambino eviti i dolci e altri cibi “proibiti”, deve capire che mangiare determinati alimenti modifica i livelli di insulina nel corpo.
Mantenersi attivo
Oltre a una dieta sana, i bambini con il diabete dovrebbero concentrarsi sull’attività fisica ogni giorno. Questo è importante per conservare e mantenere sotto controllo i livelli di zucchero nel sangue. Se il bambino prende l’insulina, potrebbe essere necessario ridurre la dose di insulina se esegue molta attività fisica perché così abbassa la glicemia. Bisogna assicurarsi di dare carboidrati extra al bambino prima di fare sport per ridurre il rischio di abbassare troppo velocemente il livello di zucchero nel sangue. Le tabelle sulla crescita e sul peso possono aiutare a determinare se un bambino con diabete di tipo 1 mangia abbastanza. Le modifiche delle abitudini alimentari e l’attività fisica aiutano a migliorare il controllo della glicemia. I bambini con diabete devono stare attenti nelle occasioni speciali (come i compleanni o altre feste) perché si mangiano più dolci. Si può consentire al bambino di mangiare alimenti zuccherati, ma poi bisogna ridurre i carboidrati durante gli altri pasti del giorno.
Ad esempio, se il bambino mangia la torta di compleanno o altri dolci, dovrebbe mangiare una minor quantità di patate, pasta o riso integrale rispetto agli altri giorni. Questa sostituzione aiuta a mantenere calorie e carboidrati in equilibrio.
Diabete gestazionale
Se il diabete colpisce la donna in gravidanza si devono seguire alcuni consigli generali, per esempio:
- Non bisogna esagerare con i grassi e le proteine.
- Bisogna mangiare delle quantità limitate di carboidrati nei seguenti alimenti: frutta, verdura e carboidrati complessi (come pane, cereali, pasta e riso integrale ).
- Evitare cibo e bevande che contengono molto zucchero, come bibite, succhi di frutta e dolci.
- Bisogna mangiare tre piccoli pasti al giorno e uno/due spuntini. Non saltare i pasti e gli spuntini.
Leggi anche: Diabete mellito: conseguenze e complicanze a lungo termine
Dieta vegetariana e vegana per diabetici
Oggi, molte persone scelgono di seguire una dieta vegetariana. Le persone che seguono una dieta vegetariana non mangiano la carne (cioè la carne rossa, pollame, pesce o prodotti realizzati con questi alimenti). Questa dieta è un’opzione sana da considerare, ma dovrebbe essere ben pianificata. Se si sceglie di seguire una dieta vegetariana, bisogna essere sicuri di mangiare un mix di verdure, frutta, legumi, cereali integrali, noci e prodotti lattiero-caseari a basso contenuto di grassi (se si sceglie di includere prodotti lattiero-caseari).
Ci sono molti tipi diversi di diete vegetariane. I tipi più comuni sono:
- Vegana, questo gruppo non mangia carne, uova o latticini.
- Vegetariana con latte, questo gruppo non mangia carne o uova. Tuttavia, mangiano prodotti lattiero-caseari.
- Vegetariana con latte e uova, questo gruppo non mangia tutte le proteine animali, tuttavia, si alimentano con uova e latticini.
Una persona con diabete può seguire una dieta vegetariana?
Sì! Una dieta vegetariana è una scelta sana, anche per chi ha il diabete. La ricerca sostiene che questo tipo di dieta può aiutare a prevenire e gestire il diabete. Infatti, le ricerche sulle diete vegane hanno mostrato che la riduzione di carboidrati e calorie non erano necessarie, inoltre hanno favorito la perdita di peso. Le diete vegane hanno una quantità di fibre più alta, meno grassi saturi e colesterolo rispetto ad una dieta tradizionale. La fibra in questa dieta può aiutare a sentirsi sazi per un tempo più lungo dopo aver mangiato e può aiutare a mangiare di meno. Quando l’apporto di fibra è maggiore di 50 grammi al giorno, può favorire livelli di glucosio più bassi.
La dieta vegana
La dieta vegana è chiamata anche dieta vegetariana pura o totale. Coloro che seguono una dieta vegana non mangiano carne o cibi realizzati con prodotti di carne. Le persone con diabete possono scegliere di seguire anche questo tipo di dieta. La dieta vegana comprende molti alimenti a base di vegetali: mangiare prodotti di soia e un mix di verdure, frutta, fagioli e cereali integrali dà abbastanza proteine e altri nutrienti importanti. La carenza principale per questo gruppo può essere la vitamina B12, quindi è possibile prendere un supplemento o un multi-vitaminico. I carboidrati hanno un grande impatto sul livello di zucchero nel sangue, più di grassi e proteine, ma non si possono evitare. Basta scegliere i tipi di carboidrati giusti: in generale, si consiglia di limitare i carboidrati raffinati come pane bianco, pasta e riso, così come soda, caramelle e snack; concentrarsi invece sui carboidrati complessi ricchi di fibra, con buon indice glicemico, noti anche come carboidrati a lento rilascio. Questo tipo di carboidrati aiuta a mantenere il corretto livello di zucchero nel sangue perché sono digeriti più lentamente, impedendo così al corpo di produrre troppa insulina. Danno anche energia e una sensazione di sazietà più a lungo termine.
Leggi anche:
- Trattamento farmacologico del diabete mellito
- Trattamento chirurgico del diabete mellito
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Evitare questi alimenti
- Riso bianco
- Patate bianche (tra cui patatine fritte e purè di patate)
- Pasta normale
- Pane bianco
- Cereali zuccherati
- Farina d’avena istantanea
- Croissant o pasticceria
Sostituire gli alimenti sopra elencati, con questi:
- Riso integrale o riso selvatico,
- Patate dolci, zucche, purè di cavolfiore,
- Pasta integrale,
- Pane integrale,
- Cereali ricchi di fibre (cereali freddi che non si scaldano prima di essere mangiati),
- Noccioli di avena o avena arrotolata,
- Muffin di crusca.
Quali cibi sono a lento rilascio?
Diversi strumenti sono stati progettati per aiutare a rispondere a questa domanda. L’indice glicemico dice in quanto tempo un cibo si trasforma in zucchero nel sangue e quindi aumenta la glicemia. Il carico glicemico è un parametro che indica l’impatto sulla glicemia di un pasto in base all’indice glicemico e alla quantità di carboidrati contenuti. Alimenti con un alto indice glicemico fanno impennare la glicemia rapidamente, mentre i cibi con un basso indice glicemico hanno un effetto minimo. Lo chef australiano Michael Moore ha escogitato un modo più semplice per regolare i carboidrati che si mangiano. Egli classifica gli alimenti in tre ampie categorie: fuoco, acqua e carbone. Più il corpo ha bisogno di lavorare per digerire il cibo, meglio è. Gli alimenti del fuoco hanno un indice glicemico elevato e sono a basso contenuto di fibre e proteine. Tra questi ci sono “gli alimenti bianchi” (riso, pasta e pane bianco, patate, prodotti da forno ecc.), dolci, patatine e molti alimenti trasformati. Questi cibi dovrebbero essere limitati nella dieta. Gli alimenti dell’acqua sono alimenti liberi, significa che si possono mangiare quanto si vuole. Questa categoria comprende tutte le verdure e la maggior parte dei tipi di frutta (attenzione: succo di frutta, frutta secca e la frutta sciroppata confezionata impennano rapidamente la glicemia e non sono considerati alimenti dell’acqua). Gli alimenti del carbone hanno un basso indice glicemico e un alto contenuto di fibre e proteine. In questa categoria ci sono noci e semi, carni magre, pesce, cereali integrali e fagioli.
Fanno parte degli alimenti del carbone anche gli alimenti sostitutivi del “cibo bianco” come il riso integrale, pane integrale e pasta integrale.
I consigli per mangiare con un basso indice glicemico
- Mangiare molti ortaggi non a base di amido, per esempio fagioli, funghi e frutta come mele, pere, pesche e frutti di bosco.
La frutta tropicale come banane, mango e papaia tende ad avere un indice glicemico più basso dei dolci. - Mangiare cereali nello stato meno elaborato possibile: “non raffinati” come pane, riso e orzo integrale oltre al miglio.
- Si possono mangiare i cibi tradizionalmente elaborati come il pane macinato, noccioli di avena e i cereali muesli per la colazione.
- Limitare le patate bianche e i cereali raffinati come pane bianco e pasta bianca.
- Limitare i dolci concentrati, compresi gli alimenti ad alto contenuto calorico con un basso indice glicemico, come il gelato.
- Ridurre il succo di frutta a non più di una tazza al giorno.
- Eliminare completamente le bevande dolcificate con lo zucchero.
- Mangiare un tipo di proteina sano nella maggior parte dei pasti come fagioli, pesce o pollo senza pelle.
- Scegliere i cibi con grassi salutari come l’olio d’oliva, frutta col guscio (mandorle, noci) e avocado.
- Limitare i grassi saturi da prodotti lattiero-caseari e altri prodotti di origine animale.
- Eliminare completamente i grassi parzialmente idrogenati (grassi trans) che sono nei fast food e in molti alimenti confezionati.
- Fare tre pasti e uno o due spuntini ogni giorno, non saltare la prima colazione.
- Mangiare lentamente e interrompersi quando si è sazi.
Leggi anche: Piede diabetico: gradi di rischio, sintomi, diagnosi e terapia
I dolci per diabetici
L’alimentazione per il diabete non prevede l’eliminazione dello zucchero. Chi ha il diabete può ancora mangiare una piccola porzione del dolce preferito. La chiave è la moderazione. La buona notizia è che le voglie passano e cambiano le preferenze. Come le abitudini alimentari diventano più sane, gli alimenti che piacciono molto possono essere troppo dolci e si possono trovare opzioni più sane. Come inserire i dolci in una dieta per il diabete:
- Se si desiderano i dolci, rinunciare al pane, al riso o alla pasta. Mangiare dolci durante un pasto aggiunge carboidrati extra. Per questo motivo è meglio eliminare i cibi contenenti carboidrati nello stesso pasto.
- Aggiungere alcuni grassi sani al dessert. Può sembrare controintuitivo passare da un dolce con pochi grassi a uno con un maggior contenuto di grassi, ma il grasso rallenta il processo digestivo, quindi la glicemia non si impenna rapidamente. Bisogna mangiare i grassi sani, come il burro di arachidi, lo yogurt o le mandorle.
- Mangiare dolci durante un pasto, piuttosto che in uno spuntino isolato. Quando si mangiano i dolci e i dessert, si verifica un picco di glicemia. Ma se si mangiano insieme ad altri cibi sani, la glicemia non sale più rapidamente.
Leggi anche: Il diabetico può mangiare il gelato?
Trucchi per ridurre gli zuccheri:
- Ridurre il consumo di bibite, soda e succo. Un recente studio ha dimostrato che il consumo quotidiano di una lattina di una bevanda zuccherata aumenta il rischio di diabete di circa il 15%.
- Ridurre la quantità di dolcificanti che si aggiungono al tè e al caffè.
- Ridurre la quantità di zucchero nelle ricette da ¼ a ⅓. Se una ricetta richiede 1 cucchiaio di zucchero, ad esempio, utilizzare ⅔ o ¾ di cucchiaio. È inoltre possibile aumentare la dolcezza con la cannella, la noce moscata o l’estratto di vaniglia.
- Si possono trovare modi sani per soddisfare la golosità.
Invece del gelato, si può fare la crema con le banane congelate, oppure si può mangiare un piccolo pezzo di cioccolato fondente piuttosto che al latte. Si dovrebbe mangiare solo la metà del dolce e poi sostituzione l’altra metà con la frutta. - Procedere con cautela quando si tratta di alcool. È facile sottovalutare la quantità di calorie e carboidrati di bevande alcoliche, compresa la birra e il vino. Il cocktail miscelato con la soda e il succo sono ricchi di zucchero. Chi ha intenzione di bere deve farlo con moderazione (non più di 1 bevanda al giorno per le donne; 2 per gli uomini).
Leggi anche: Diabete: quale verdura e legumi preferire per controllare la glicemia
I grassi nella dieta per diabetici
I grassi possono essere utili o dannosi nella dieta. Le persone con diabete sono a più alto rischio di malattie cardiache, quindi è ancora più importante essere attenti sui grassi.
I cibi ricchi di lipidi favoriscono l’obesità, quindi è importante limitare la quantità nell’alimentazione anche per prevenire il diabete. Alcuni grassi sono malsani, mentre altri possono dare ottimi benefici. Tutti i grassi hanno tante calorie, quindi si dovrebbero sempre controllare le porzioni.
- Grassi “insalubri”: i due grassi più dannosi sono i grassi saturi e i grassi trans. I grassi saturi si trovano principalmente nei prodotti di origine animale come la carne rossa, uova e prodotti lattiero-caseari di latte intero.
I grassi trans, chiamati anche oli parzialmente idrogenati, si producono aggiungendo idrogeno a un olio vegetale liquido per renderlo più solido. - Grassi “sani”: i grassi migliori sono quelli insaturi che provengono da fonti vegetali e pesci, si trovano liquidi a temperatura ambiente. Le fonti primarie sono: olio di oliva, olio di canola, noci e avocado. Bisogna anche concentrarsi sugli acidi grassi omega-3 che combattono l’infiammazione e favoriscono la salute del cervello e cuore. Le fonti di Omega-3 sono salmone, tonno e semi di lino.
Modi per ridurre i grassi malsani e aggiungere i grassi sani:
- Cucinare con olio di oliva anziché burro o olio vegetale.
- Togliere i grassi visibili sulla carne prima della cottura, sbucciare la pelle prima della cottura del pollo e del tacchino.
- Invece di patatine o cracker, assaggiare le noci o le arachidi.
- Si possono aggiungere ai cereali al mattino oppure prendere una piccola manciata per uno spuntino lontano dai pasti.
- Il dado al burro è un altro alimento pieno di grassi sani.
- Invece di friggere, è meglio cuocere alla griglia o saltare in padella.
- Servire il pesce 2 o 3 volte alla settimana invece della carne rossa.
- Aggiungere avocado ai panini al posto del formaggio, così si mantiene la consistenza cremosa, ma migliora la salute.
- Quando si cuoce il pane, utilizzare olio di colza o salsa di mele invece del burro.
- Piuttosto che usare la crema che è pesante, è meglio rendere cremose le zuppe aggiungendo latte addensato e farina, purè di patate o panna a ridotto contenuto di grassi.
Fare pasti regolari
- È meglio mangiare con regolarità a degli orari ben precisi: il corpo riesce a regolare meglio i livelli di zucchero nel sangue e il peso corporeo quando si mantengono regolari gli orari dei pasti.
- Cercare di mangiare porzioni moderate durante ogni pasto o spuntino.
- Non saltare la colazione. Bisogna iniziare la giornata con una buona colazione. Fare la colazione ogni giorno aiuta ad avere energia e a mantenere costanti i livelli di zucchero nel sangue.
- Mangiare piccoli pasti regolari, fino a 6 al giorno. Le persone tendono a mangiare porzioni più grandi quando sono eccessivamente affamate, mentre mangiare regolarmente aiuta a mantenere le porzioni adeguate.
- Mantenere lo stesso apporto calorico. Regolare la quantità di calorie che si mangia su una base quotidiana ha un impatto sulla regolarità dei livelli di zucchero nel sangue. Provare a mangiare più o meno la stessa quantità di calorie ogni giorno, piuttosto che esagerare un giorno o in un singolo pasto e poi limitarsi su quello successivo.
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Leggi anche:
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