Mandibola GH, ormone della crescita e doping nello sport

MEDICINA ONLINE Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo Roma MANDIBOLA GH ORMONE DELLA CRESCITA DOPING Riabilitazione Nutrizionista Infrarossi Accompagno Commissioni Cavitazione Radiofrequenza Ecografia Pulsata  Macchie Capillari An Pene.jpgL’uso dell’ormone della crescita (in inglese “growth hormone”, da cui l’acronimo “GH”) nel doping sportivo, può determinare – tra gli altri effetti collaterali –  anche un tipico ingrandimento e rimodellamento delle ossa della faccia per apposizione di nuova matrice, con lineamenti del viso che possono cambiare anche profondamente.

Le parti che più cambiano a causa del GH, sono:

  • le ossa del naso, che si appiattiscono;
  • la fronte, che diventa più prominente;
  • gli zigomi, che diventano più pronunciati;
  • la mandibola, che si ingrandisce in modo caratteristico, tanto che in ambito sportivo prende il nome appunto di “mandibola GH” (da alcuni erroneamente denominata “mascella GH“).

Tali cambiamenti simulano un’acromegalia. Inoltre il viso, a causa del forte dimagrimento, perde il grasso della bolla di Bichat. La mandibola GH può presentarsi sia negli uomini che nelle donne. Mentre nell’uomo una mandibola più marcata e volitiva potrebbe essere considerata esteticamente piacevole, in genere nelle donne tale effetto collaterale è abbastanza temuto, visto che conferisce al volto un aspetto poco femminile.

L’uso del GH, a livello addominale, può inoltre determinare un anomalo ingrossamento degli organi interni che porta ad un rigonfiamento dell’addome chiamato anche “bubble gut“. A tal proposito leggi: Bubble gut: l’addome innaturalmente rigonfio dei bodybuilder

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Ormone della crescita (GH): effetti avversi nel body building e nello sport

MEDICINA ONLINE Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo Roma ORMONE CRESCITA GH EFFETTI AVVERSI Riabilitazione Nutrizionista Infrarossi Accompagno Commissioni Cavitazione Radiofrequenza Ecografia Pulsata  Macchie Capillari Ano Pene.jpgIn tutti gli studi effettuati sul GH sono stati riscontrati gravi effetti avversi. Gli effetti avversi tipici del GH alle dosi indicate per la terapia sostitutiva sono riportati nella tabella e si osservano in percentuali che variano dal 15 al 44% dei soggetti. Gli effetti avversi sono soggetti ad una notevole variabilità individuale, sono dose, durata ed età dipendenti; infatti, negli anziani sono più frequenti gli effetti collaterali anche a basse dosi.

Effetti avversi dell’uso di GH nello sport
Ritenzione di fluidi e di sodio, edemi
Parestesie
Sindrome del tunnel carpale
Rigidità articolare, dolori articolari, artrite
Dolori muscolari
Ipertensione
Diabete
Resistenza all’insulina
Intolleranza ai carboidrati
Ginecomastia (aumento delle ghiandole mammarie)
Mandibola GH (leggi anche: Mandibola GH, ormone della crescita e doping nello sport)

Altri effetti collaterali sono: ipoglicemia, inadeguata funzionalità tiroidea, acromegalia, deformazione (spesso asimmetrica) delle ossa, ingrossamento del cuore, ingrossamento degli organi interni (addome innaturalmente rigonfio), aumentato rischio di leucemia e tumore al pancreas, nausea, vomito, cefalee, alterazioni nella sfera sessuale, disturbi della vista, morbo della ‘mucca pazza’ (se assunto GH umano di persone contaminate).

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Acromegalia

Attualmente il miglior modello disponibile per ipotizzare gli effetti  della somministrazione di alte dosi di GH per lungo tempo è l’acromegalia. L’acromegalia è una malattia insidiosa con un tempo di latenza di 7-10 anni; ha un’alta mortalità ed esiste una correlazione diretta tra i livelli di GH e il rischio di morte prematura. E’ una malattia che interessa molti tessuti, organi e funzioni critiche per le performance fisiche (articolazioni, cuore, muscoli scheletrici tessuto connettivo). Nei pazienti con acromegalia conclamata l’attività fisica è chiaramente compromessa per un gran numero di ragioni metaboliche e fisiche; perciò, è possibile predire che un trattamento con alte dosi di GH per un lungo periodo certamente non migliora le prestazioni a lungo termine né giova alla salute degli atleti.

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Educazione degli atleti e degli operatori sportivi

Atleti e allenatori dovrebbero essere informati e consapevoli degli effetti avversi cui possono incorrere a breve e lungo termine in seguito al consumo di alte dosi di GH. Sono dunque scarse le prove scientifiche a dimostrazione degli effetti ergogenici, mentre molti sono i dati che dimostrano la potenziale gravità degli effetti avversi sulla salute di individui sani.
La potenziale ergogenicità del GH si basa sul riscontro nei soggetti trattati di effetti anabolici e di effetti lipolitici. Tuttavia, mentre innumerevoli studi hanno ben documentato gli effetti del GH su massa e architettura muscolare in vitro e non ci sono dubbi sugli effetti anabolici del GH nel contesto di una carenza di produzione ormonale, il quadro è molto meno chiaro in individui sani. Inoltre non esiste una diretta proporzionalità tra la massa, la funzione muscolare e la prestazione fisica. Studi sperimentali non hanno confermato in modo inequivocabile gli effetti ergogenici di dosi soprafisiologiche di GH, anche se molto può dipendere dal fatto che, per motivi etici, non è possibile saggiare in studi clinici sperimentali dosi elevate come quelle usate dagli atleti a scopo dopante.
Ci sono poi alcune testimonianze aneddotiche di alcuni giocatori di baseball che hanno ammesso di aver fatto uso di GH e hanno dichiarato che non ne hanno tratto beneficio. In conclusione il doping mediante GH oltre ad essere un comportamento scorretto è in molti casi inefficace e sicuramente pericoloso per la salute.

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Ormone della crescita (GH): body building e doping in palestra

MEDICINA ONLINE Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo Roma ORMONE CRESCITA GH DOPING PALESTRA Riabilitazione Nutrizionista Infrarossi Accompagno Commissioni Cavitazione Radiofrequenza Ecografia Pulsata  Macchie Capillari Ano Pene.jpgIl GH è considerato dagli atleti la molecola ideale per aumentare la massa muscolare e le performance, data la sua nota e dimostrata azione di stimolo sulla sintesi proteica nelle cellule muscolari e sulla crescita fisica. Inoltre, la sua azione lipolitica aiuta a diminuire la massa grassa riducendo il tessuto adiposo e contribuendo, così, alla liberazione di calorie e di acidi grassi nel sangue utilizzati per sviluppare energia. Il GH viene considerato capace di migliorare le prestazioni sportive ed è una sostanza classificata come proibita nella lista della agenzia mondiale dell’anti-doping, la World Anti-Doping Agency (WADA). Il GH ricombinante è difficilmente rilevabile dai controlli anti-doping, principalmente per il breve tempo di permanenza nel circolo sanguigno e per le piccolissime quantità eliminate nelle urine.

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Il GH viene utilizzato nello sport, nel body building, come agente anti-invecchiamento e per migliorare l’aspetto fisico. Nonostante tutti i presupposti scientifici che dimostrano la sua azione anabolizzante e lipolitica, la capacità del GH di migliorare le performance nello sport è ancora materia di ampio dibattito, essendo difficilmente dimostrabile in studi sperimentali controllati con dosi eticamente accettabili che escludano altri fattori. Sia una carenza che un eccesso di produzione di GH da parte del nostro organismo hanno effetti deleteri sulla salute e sull’organismo. Quando viene prodotto in modo insufficiente il GH ha effetti terapeutici. Non sono, invece, chiari i benefici del GH in individui adulti sani quando tale ormone viene assunto impropriamente [1-3]. Alcuni studi su individui sani indicano che la somministrazione di GH a dosi equivalenti a quelle utilizzate nella terapia sostitutiva (necessaria in pazienti con malattie che provocano carenza di GH) porta ad un cambiamento significativo nella composizione corporea (rapporto massa magra/massa grassa), ma non aumenta la forza né migliora la capacità a svolgere esercizi fisici [4]. Tuttavia, è da sottolineare che le dosi di GH utilizzate per migliorare le prestazioni sportive o nel body-building sono molto più elevate di quelle utilizzate nella terapia sostituiva. Gli effetti di dosi così alte di ormone non possono essere valutati in studi sperimentali controllati su persone sane per motivi etici; tra l’altro questi studi dovrebbero includere soggetti allenati e non allenati per periodi lunghi anni. Non ci sono chiare dimostrazioni che il GH migliori le prestazioni sportive, mentre sono provati gli effetti avversi.

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Poiché molti degli effetti del GH sono mediati attraverso l’azione dell’IGF-1, anche l’IGF-1 è in commercio per alcune indicazioni mediche quali la resistenza genetica al GH o nel deficit primario di produzione di IGF-1. Per tale motivo, non è sorprendente che anche l’IGF-1 venga utilizzato dagli atleti per migliorare le prestazioni. Lo spettro di attività di GH e IGF-1 è abbastanza, sovrapponibile, ma non del tutto. La principale differenza è che l’IGF-1 non ha effetti lipolitici. L’IGF-1 ha, al pari del GH, azione anabolizzante su diversi tessuti, compreso quello muscolare, ed è un importante mediatore di altre azioni del GH sui muscoli. Analogamente al GH, non ci sono chiare evidenze che la somministrazione dell’IGF-1 migliori le prestazioni sportive. Inoltre, non ci sono ancora metodi per individuare l’abuso di IGF-1 da parte degli atleti. Sostanze analoghe all’IGF-1 sono presenti in alcuni integratori in commercio su internet o sul mercato nero.

Quali sono gli effetti avversi di un uso prolungato di ormone della crescita?

A tal proposito vi invito a leggere: Ormone della crescita (GH): effetti avversi nel body building e nello sport

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Come riconoscere un atleta “natural” da un dopato in palestra

MEDICINA ONLINE Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo Roma RICONOSCERE ATLETA DOPATO NATURAL PALESTRA Riabilitazione Nutrizionista Infrarossi Accompagno Commissioni Cavitazione Radiofrequenza Ecografia Pulsata  Macchie Capillari A Pene.jpgE’ possibile distinguere in palestra un atleta “natural” (cioè che non usa farmaci per aumentare la propria massa Continua a leggere

E’ possibile rimanere incinta con il coito interrotto?

MEDICINA ONLINE VAGINA DONNA BACIO SESSULITA GRAVIDANZA INCINTA SESSO COPPIA AMORE TRISTE GAY OMOSESSUAANSIA DA PRESTAZIONE IMPOTENZA DISFUNZIONE ERETTILE FRIGIDA PAURA FOBIA TRADIMENTOUn tempo si pensava che fosse un metodo anticoncezionale, ma fortunatamente al giorno d’oggi sono davvero in pochi quelli che credono che il coito interrotto possa essere un sistema efficace. Quello che a volte viene chiamato anche “salto della quaglia” (un termine usato anche in politica a volte e che deriva da un gioco abbastanza conosciuto a Roma) non è per niente un contraccettivo sicuro. Andiamo a capire perché.

Coito interrotto significato – In cosa consisterebbe questo metodo? Semplicemente nell’estrazione del pene dalla vagina prima che vi sia l’eiaculazione, quindi in teoria si eviterebbe che lo sperma possa fecondare la donna e di conseguenza non si arriverebbe alla gravidanza. Basti considerare però che in base all’indice di Pearl (ovvero la tecnica più comune usata in statistica clinica per la misura dell’efficacia di ogni metodo contraccettivo) il coito interrotto ha un’efficacia bassissima, con un rischio calcolato attorno al 30%.

Coito interrotto rischi – Come si può leggere su Wikipedia: la fuoriuscita pre-eiaculatoria di liquido seminale durante il rapporto sessuale è possibile sia a seguito di precedenti eiaculazioni, sia precedentemente alla prima eiaculazione in modo quindi totalmente involontario per il soggetto maschile. Infatti, il liquido lubrificante pre-eiaculatorio costantemente emesso in modo automatico durante la penetrazione e prodotto dalle ghiandole di Cowper, è risultato contenere spermatozoi nel 41% dei soggetti e nel 37% di questi una ragionevole proporzione dello sperma era dotato di motilità e quindi in grado di fecondare. L’emissione spermatica è costituita da tre flussi, emessi con tre getti durante l’eiaculazione: nel primo si ha una prevalente componente prostatica lubrificante; nel secondo e nel terzo è preponderante la componente seminale, in una situazione solitamente individuabile dai suoi prodromi sintomatici, come calore e piacere diffuso e crescente; la terza parte svolge un’azione di pulizia all’interno dei tubuli, eliminando residui di liquido seminale eventualmente presenti. L’emissione patologica di sperma in assenza di orgasmo è detta invece spermatorrea. Bene, aggiungiamoci che la capacità di autocontrollarsi degli uomini è decisamente scarsa e si può facilmente intuire perché questo metodo è completamente da scartare per evitare gravidanze indesiderate. Quindi si, si può rimanere incinta con il coito interrotto, eccome.

Quali sono dunque i contraccettivi più indicati? Citando sempre l’indice di Pearl sono senza dubbio la pillola anticoncezionale ed il preservativo. Attenzione, non siamo mai allo 0% di rischio, ma rispetto al 30% dei coito interrotto (o coitus interruptus come viene chiamato in latino) parliamo di un rischio che oscilla fra lo 0,1 e l’1%. Quindi si può rimanere incinta col preservativo? Si, ma parliamo di una ipotesi davvero molto remota. I profilattici sono la miglior forma di protezione contro le malattie sessualmente trasmissibili, inoltre sono un anticoncezionale sicuro, sono facilmente reperibili (in quanto per poterli acquistare in farmacia o anche nei supermercati non c’è bisogno di nessuna ricetta medica), a differenza della pillola anticoncezionale possono essere usati sul momento (e in casi di rapporti occasionali sono di gran lunga l’opzione migliore da scegliere), inoltre non ha effetti collaterali. La pillola contraccettiva è un metodo altrettanto sicuro ma agisce grazie alla combinazione di piccole quantità di un estrogeno (generalmente etinilestradiolo) e di un progestinico. L’assunzione quotidiana di questi due ormoni inibisce gli eventi ormonali che inducono l’ovulazione, influenzando però l’organismo della donna ed anche l’umore in generale. Sta a ognuno capire quale sia la soluzione più adatta alle proprie esigenze, che possono cambiare attraversando diverse fasi della vita.

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Differenze tra effetto collaterale, effetti indesiderati, reazione avversa, evento avverso

MEDICINA ONLINE FARMACO FARMACIA PHARMACIST PHOTO PIC IMAGE PHOTO PICTURE HI RES COMPRESSE INIEZIONE SUPPOSTA PER OS SANGUE INTRAMUSCOLO CUORE PRESSIONE DIABETE CURA TERAPIA FARMACOLOGICTermini come effetto collaterale, reazione avversa, evento avverso non sono affatto sinonimi e non vanno usati indifferentemente, come spesso succede. Proviamo a spiegarne qui le differenze.

Con “effetto collaterale” (in inglese “side effect” o SE) si intende uno o più effetti non intenzionali che insorgano alle dosi normalmente impiegate nell’uomo e che siano connesso alle proprietà del farmaco, insomma un qualsiasi effetto non previsto o non desiderato (e non necessariamente nocivo) legato all’azione farmacologica di una sostanza terapeutica; tali effetti sono illustrati nel rispettivo foglietto illustrativo. Esempi classici di effetti collaterali sono: letargia, insonnia, cefalea e nausea. Alcuni effetti collaterali sono lievi e “banali”, mentre altri possono essere decisamente più gravi e pericolosi.

L’espressione “effetti indesiderati” è un sinonimo di “effetti collaterali”.

Con “reazione avversa a un farmaco” (in inglese “adverse drug reaction” o ADR) si intende un effetto nocivo e non voluto conseguente all’uso di un medicinale. Si distinguono anche reazioni avverse di tipo A (augmented), di tipo B (bizzarre), di tipo C (chronic), di tipo D (delayed), di tipo E (end of use) e di tipo F (failure). Secondo altre fonti si parla invece di reazioni avverse di tipo A, B e C. Una reazione avversa è sempre nociva. Una reazione avversa può anche essere inaspettata quando non è riportata nel foglietto illustrativo o nella autorizzazione alla commercializzazione del farmaco o quando sia inattesa rispetto alle caratteristiche del farmaco stesso (e va comunicata ai centri di farmacovigilanza). Un esempio di reazione avversa ad un farmaco è l’allergia.

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Con “evento avverso” (in inglese “adverse event” o AE) si intende un qualsiasi fenomeno clinico spiacevole che si presenta durante un trattamento con un farmaco ma senza avere necessariamente un rapporto di causalità o di relazione con il trattamento stesso. Quindi, l’evento avverso potrebbe essere causato dal farmaco assunto come da altri fattori e non esiste un legame tra l’evento e il farmaco.

Effetti collaterali e reazioni avverse: alcuni consigli
Molte persone si spaventano nel leggere il lungo elenco di effetti indesiderati riportati sul foglietto illustrativo e a volte decidono di rinunciare alla cura o di sospenderla o di modificare arbitrariamente i dosaggi e le modalità di somministrazione. In questo modo però rinunciano anche ai possibili benefici di un determinato trattamento. A volte inoltre è più pericoloso interrompere la cura che tollerarne i disturbi come accade ad esempio con i farmaci per la pressione alta, quindi il mio consiglio è quello di non interrompere mai una cura a meno che non sia il medico a dirlo.
Al momento della prescrizione di un farmaco si dovrebbero sempre richiedere, laddove non vengano offerte spontaneamente, informazioni sui possibili effetti indesiderati e, soprattutto, su come riconoscerli al loro esordio. Un capogiro può indicare un calo eccessivo della pressione del sangue, un gonfiore improvviso delle labbra può essere il segno di una allergia potenzialmente pericolosa, un semplice mal di gola può essere il segno di una aumentata sensibilità alle infezioni indotta da un farmaco. In caso sospettiate un effetto collaterale o una reazione avversa ad un farmaco, specie se è la prima volta che lo assumete, contattate il vostro medico.

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422 milioni di adulti con diabete nel mondo: quadruplicati dal 1980

MEDICINA ONLINE DUODENO PANCREAS DIGESTIONE GLICEMIA DIABETE ANALISI INSULINA ZUCCHERO CARBOIDRATI CIBO MANGIARE DIETA MELLITO TIPO 1 2 CURA TERAPIA FARMACI STUDIO NUOVE TENOLOGIE TERAPIE.jpgSono 422 milioni gli adulti che nel mondo convivono con il diabete, un esercito in “drammatico aumento” con numeri che sono quasi quadruplicati rispetto ai 108 milioni del 1980. E la maggior parte di questi pazienti vive nei Paesi in via di sviluppo. E’ il quadro tracciato dal primo Report globale dell’Organizzazione mondiale della sanità sulla ‘malattia del sangue dolce’, diffuso oggi alla vigilia del ‘World Health Day 2016’ (7 aprile). In occasione della giornata istituita per celebrare la nascita dell’Oms, nel lontano 1948, l’agenzia Onu per la sanità lancia una chiamata alle armi proprio per arginare ‘l’epidemia’ di diabete, rafforzando la prevenzione e migliorando l’assistenza ai malati.

A spingere in alto i numeri, fa notare l’ente ginevrino, contribuiscono obesità e sovrappeso. Le misure da mettere in campo per frenare la corsa della malattia, secondo gli esperti Oms, devono puntare prima di tutto alla riduzione dei fattori di rischio per il diabete, come l’inattività fisica e la cattiva alimentazione. “Se vogliamo fare passi avanti dobbiamo ripensare la nostra vita quotidiana: mangiare in modo sano, essere fisicamente attivi ed evitare l’aumento di peso eccessivo”, afferma Margaret Chan, direttore generale dell’Oms. “Anche nei contesti più poveri, i governi devono garantire che le persone siano in grado di fare scelte sane e che i sistemi sanitari siano in grado di diagnosticare e trattare le persone con diabete”.

Il diabete è in crescita in tutte le regioni del mondo. Nel 2014, l’8,5% della popolazione conviveva con la malattia, mentre nel 1980 il problema toccava il 4,7%. E non è un caso che, sempre nel 2014, più di 1 over 18 su 3 era in sovrappeso e più di 1 su 10 obeso. Se poi si pensa alle vittime del sangue dolce, continuano gli esperti, va ricordato che il diabete ha causato 1,5 milioni di morti solo nel 2012. E altri 2,2 milioni di decessi sono invece stati provocati da livelli di glucosio nel sangue superiori alla soglia ottimale e dal loro effetto amplificatore sull’impatto delle malattie cardiovascolari e altre patologie.

Il 43% di queste morti sono premature (con vittime sotto i 70 anni) e in gran parte sarebbero prevenibiliadottando politiche in grado di creare le condizioni favorevoli a stili di vita sani, e in grado di favorire una migliore diagnosi e trattamento della malattia. “Ma ottenere grandi cambiamenti dipende dai governi e dal loro impegno a fare di più”, spiega Oleg Chestnov, assistente del direttore generale Oms per le malattie non trasmissibili e la salute mentale.

A livello mondiale è stato fissato l’obiettivo di ridurre le morti premature da malattie non trasmissibili – diabete compreso – del 30% entro il 2030. Il report Oms mostra però come “farmaci essenziali e tecnologie per il diabete, tra cui l’insulina, sono generalmente disponibili in solo 1 su 3 dei paesi più poveri del mondo“, sottolinea Etienne Krug, direttore del Dipartimento Oms per la gestione delle malattie non trasmissibili. “L’accesso all’insulina è una questione di vita o di morte per molte persone con diabete. Migliorare l’accesso ai farmaci dovrebbe essere una priorità“.

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Ho paura di guidare l’auto, come faccio a superarla?

MEDICINA ONLINE PAURA GUIDARE AUTO DONNA VOLANTE UOMO INCIDENTE PSICOLOGIA MENTE FOBIA.jpgAttualmente la paura di guidare l’auto è uno dei disagi più diffusi. Nella maggior parte dei casi dietro il timore di mettersi al volante perché possano accadere degli imprevisti, come un incidente, si nasconde la mancanza di fiducia in se stessi e negli altri e il conflitto tra il bisogno di essere dipendenti e il desiderio di essere autonomi.Ma vediamo meglio.

Un individuo soffre di questa paura se…
Evidenziamo quali sono le caratteristiche di chi soffre della paura di guidare l’auto:

  • la paura di guidare produce forti blocchi, come per esempio la rinuncia a spostamenti per il lavoro o a mantenere relazioni interpersonali e perciò una vita sociale;
  • si ha paura di perdere il controllo del proprio mezzo o di essere investiti da altri veicoli;
  • si è terrorizzati dal traffico, dal percorrere le autostrade o dall’attraversare gallerie;
  • la paura di mettersi alla guida rende ansiosi e agitati in ogni caso, anche nelle situazioni più tranquille.

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Le radici della paura
Chi teme di guidare l’auto è ossessionato dall’ansia di controllare il suo ambiente e quindi tutto ciò che gli accade intorno. Questa paura nasce sostanzialmente dal timore di procurare o subire un incidente, di non sapere affrontare gli imprevisti, di perdere il controllo del proprio mezzo, di stare male improvvisamente senza potersi arrestare. Ma in fondo guidare l’auto vuol dire potersi spostare in modo autonomo, scegliendo di volta in volta dove dirigersi. Questo aspetto naturalmente può scatenare un conflitto interiore tra bisogni di natura opposta: da una parte il desiderio di autonomia e indipendenza come fuga da imposizioni e legami, dall’altra il timore di non essere in grado di pilotare la propria vita, che è più legato ad un bisogno di dipendenza, dagli altri naturalmente.

L’utilità della paura
Chiunque si trovi a fare i conti con la paura sa bene quanto possa essere difficile riuscire a padroneggiarla senza lasciarsene condizionare. Anzi, a volte più cerchiamo di liberarcene e più lei si attacca a noi. Succede che più tentiamo di superarla e più dentro di noi si aziona una forte resistenza al cambiamento. Come se di quella paura, in fondo in fondo, non potessimo più fare a meno. In realtà questo accade perché abbiamo bisogno delle paure, ci servono. Hanno perciò una funzione, ossia ci aiutano a mantenere il migliore equilibrio psicofisico che possiamo permetterci in una data situazione con le risorse e capacità che abbiamo in quel dato momento a disposizione. Quindi la paura svolge una precisa funzione che affonda le sue origini nella storia personale di ognuno di noi, o meglio ancora nel suo inconscio. Nel caso della paura di guidare l’auto il conflitto in gioco è appunto tra dipendenza dagli altri e desiderio, voglia di autonomia.

Come si può superare la paura di guidare?
Sembra un paradosso, eppure per poter vincere la paura di guidare l’auto, così come per qualsiasi altra paura, è necessario accettarla ossia accoglierla dentro di sé, dandogli spazio e ascolto, senza per questo sminuirci o sottostimarci. L’accettazione, l’accoglienza, il senso di inevitabilità sono tutti sentimenti che ci ricollegano con la realtà, facendo in modo che ci assumiamo la responsabilità della nostra sofferenza senza continuare sterilmente ad attribuirne la responsabilità ad altri o alle circostanze.

Guarire è convivere con il proprio male (abate Gelliani)

Il processo inverso, ossia il peggioramento verso la malattia, è proprio il rifiuto, la ribellione, la non accettazione. Spesso nel mio lavoro di psicoterapeuta mi viene rivolta questa domanda, ma cosa vuol dire accettazione? Io spiego che non significa passiva rassegnazione, che porta a chiudersi ancor più nel proprio guscio, in un atteggiamento di autocommiserazione e di recriminazione. E’ invece un atteggiamento di serena, attiva, deliberata accoglienza che pone l’individuo nella condizione di accettare l’ineluttabile e di agire per modificare quanto può essere trasformato. Quindi per superare una paura, come la paura di guidare, è necessaria accettazione a comprensione, rivolgendo la propria attenzione amorevole alla funzione che svolge questa paura all’interno della propria vita. Non serve infatti chiedersi quali sono le cause di questa paura, quando è nata, cercando a ritroso l’evento, spesso traumatico che l’ha generata.

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