Diabete: il diabetico può mangiare cioccolato? Quale preferire?

MEDICINA ONLINE CIOCCOLATO CACAO CIBO DIABETE INSULINA DOLCI DOLCE GRASSI ZUCCHERO CARBOIDRATI CUORE PANCREAS DIGESTIONEPrima di iniziare la lettura, per meglio comprendere l’argomento trattato, vi consiglio di leggere questo articolo: Cosa può e non può mangiare il diabetico: cibi per controllare la glicemia

Il cioccolato, se di qualità, fa sicuramente bene alla salute perché – secondo molte recenti ricerche – migliora il metabolismo degli zuccheri, riduce la pressione, riduce il rischio cardiovascolare e aterosclerotico, ha un grande effetto antiossidante grazie alla presenza dei flavonoli. E’ pertanto importante scegliere cioccolato di qualità ad alto contenuto di cacao e quindi di flavonoli, per essere certi di assumere un alimento salutare e non solo grassi e calorie.
Però non tutto il cioccolato è ammesso: solo quello fondente ad alte percentuale di cacao. In ogni caso, dato l’elevato apporto di grassi e di calorie, chi introduce il cioccolato nella dieta dovrà fare qualche rinuncia sottraendo una quantità di calorie pari a quelle introdotte con una barretta di cioccolato dalla dieta abituale oppure incrementare l’esercizio fisico o più verosimilmente combinare entrambe le cose.
Ricapitolando:

  1. si al cioccolato, ma solo fondente al alta percentuale di cacao;
  2. si a cioccolato di qualità e quindi ricco di flavonoidi;
  3. no a cioccolato al latte o bianco;
  4. no agli eccessi di cioccolato; diabetico o no io consiglio comunque al paziente di moderarne l’assunzione: uno o due dei tipici quadretti piccoli al giorno sono sufficienti per toglierci lo “sfizio” volendo bene alla nostra salute;
  5. evitare di superare i 15 grammi giornalieri di fondente.

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Qui di seguito trovate una lista di prodotti di varie marche, estremamente utili per aiutare il diabetico ed il pre-diabetico a mantenere i giusti livelli di glicemia, perdere peso e migliorare la propria salute. Noi NON sponsorizziamo né siamo legati ad alcuna azienda produttrice: per ogni tipologia di prodotto, il nostro Staff seleziona solo il prodotto migliore, a prescindere dalla marca. Ogni prodotto viene inoltre periodicamente aggiornato ed è caratterizzato dal miglior rapporto qualità prezzo e dalla maggior efficacia possibile, oltre ad essere stato selezionato e testato ripetutamente dal nostro Staff di esperti:

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Diabete: zucchero o dolcificanti per il diabetico?

MEDICINA ONLINE MANGIARE TIPI DI ZUCCHERO INTEGRALE CANNA FRUTTA MAGRA DIABETE CALORIE GLICEMIA RICETTA INGRASSARE DIMAGRIRE INSULINA GLICATA COCA COLA ARANCIATA THE BERE ALCOL DIETA CIBPrima di iniziare la lettura, per meglio comprendere l’argomento trattato, vi consiglio di leggere questo articolo: Cosa può e non può mangiare il diabetico: cibi per controllare la glicemia

Per la pianificazione della dieta in caso di diabete è essenziale eliminare completamente lo zucchero da cucina (saccarosio); al suo posto è possibile utilizzare (in piccole dosi e dopo parere medico positivo):

  • Saccarina.
  • Ciclamato.
  • Miele: in quantità moderate il diabetico può utilizzarlo ma deve controllare la glicemia.
  • Stevia: indicato per coloro che soffrono di ipertensione, diabete di tipo 2 e/o insulino-resistenza in quanto sembrerebbe favorire il trasporto dello zucchero dentro le cellule con una riduzione dell’insulino-resistenza e un effetto ipoglicemico.
  • Fruttosio: è consigliabile ai diabetici ma, se si supera la dose massima giornaliera consigliata, che è pari a 30 grammi, si può avere un aumento della trigliceridemia.
  • Sorbitolo: non innalza la glicemia, infatti, una volta arrivato nell’intestino il sorbitolo è convertito in fruttosio, da cui la possibilità per i diabetici di utilizzare questo zucchero. Va consumato saltuariamente ed in piccole dosi (l’uso cronico è sconsigliato).
  • Aspartame: non è adatto in gravidanza, a tal proposito leggi anche: L’aspartame fa bene o fa male alla salute? ed anche: Nuovo studio italiano assolve l’aspartame: non è cancerogeno

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Differenza tra pandoro e panettone

MEDICINA ONLINE NATALE DOLCI NATALIZI PANDORO PANETTONE SFOGLIATA LIEVITAZIONE INGREDIENTI ZUCCHERO A VELO CALORIE RICETTE DIFFERENZE DIETA CIBO DOLCE COLOMBA PASQUA BUONE FESTE CAPODANNO.jpgQuali sono le differenze tra i due dolci natalizi più famosi al mondo? Scopriamolo insieme!

Pandoro

Il pandoro è un prodotto dolciario da forno a pasta morbida , ottenuto per fermentazione naturale da pasta acida, di forma a tronco di cono con sezione a stella ottagonale e con superficie esterna non crostosa , una struttura soffice e setosa ad alveolatura minuta ed uniformeed aroma caratteristico di burro e vaniglia .
Salvo quanto previsto all’art. 7, l’impasto del pandoro contiene i seguenti ingredienti:

farina di frumento, zucchero, uova di gallina di categoria «A» o tuorlo d’uovo, o entrambi, in quantità tali da garantire non meno del 4% in tuorlo, materia grassa butirrica, in quantità non inferiore al 20%, lievito naturale costituito da pasta acida, aromi di vaniglia o vanillina, sale.

E’ facoltà del produttore aggiungere anche i seguenti ingredienti: latte e derivati, malto, burro di cacao, zuccheri, lievito avente i requisiti di cui all’art. 8 del decreto del Presidente della Repubblica 30 Novembre 1998, n. 502, fino al limite dell’1%, zucchero impalpabile, aromi naturali e naturali identici, emulsionanti, il conservante acido sorbico, il conservante sorbato di potassio.

Panettone

Il panettone è un prodotto dolciario da forno a pasta morbida , ottenuto per fermentazione naturale da pasta acida, di forma a base rotonda con crosta superiore screpolata e tagliata in modo caratteristico , di struttura soffice ad alveolatura allungata e aroma tipico di lievitazione a pasta acida .
Salvo quanto previsto all’art. 7, l’impasto del panettone contiene i seguenti ingredienti:

farina di frumento, zucchero, uova di gallina di categoria «A» o tuorlo d’uovo, o entrambi, in quantità tali da garantire non meno del 4% in tuorlo, materia grassa butirrica in quantità non inferiore al sedici per cento, uvetta e scorze di agrumi canditi in quantità non inferiore al 20%, lievito naturale costituito da pasta acida, sale.

E’ facoltà del produttore aggiungere anche i seguenti ingredienti: latte e derivati, miele, malto, burro di cacao, zuccheri, lievito avente i requisiti di cui all’art. 8 del decreto del Presidente della Repubblica 30 Novembre 1998, n. 502, fino al limite dell’1%, aromi naturali e naturali identici, emulsionanti, il conservante acido sorbico, il conservante sorbato di potassio.

Differenze tra pandoro e panettone

Come abbiamo visto, al di la del gusto personale e delle varie marche, la differenza tra i due dolci è negli ingredienti. Nel panettone ci sono più uova e soprattutto ci sono canditi ed uvetta che mancano nel pandoro, ma soprattutto nel tipo di lavorazione e tempi di lievitazione. Il panettone è fatto con il lievito madre mentre il pandoro può essere fatto anche con il lievito di birra inoltre il panettone deve lievitare per circa 2-3 giorni mentre il pandoro 18 o al massimo 36 ore).

La quantità di burro non è molto differente, ma nel pandoro è maggiore, inoltre nel pandoro è inserito con la “sfogliatura” (il metodo che si usa per la pasta sfoglia) mentre nel panettone viene inserito direttamente nell’ultimo impasto, da ciò deriva che il pandoro ha un’alveolatura più fine e fitta rispetto al panettone.

Tra i due dolci cambiano anche gli aromi, più fruttati quelli del panettone, vanigliati quelli del pandoro. Il pandoro ha una pasta che risulta più giallastra, rispetto al pandoro, e sa di brioche. Il pandoro è anche generalmente più dolce e morbido rispetto al panettone.

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I diabetici possono mangiare i dolci?

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Diabetici e dolci con la frutta
Dai dolci troppo ricchi di zucchero e creme dovrebbero stare lontani tutti, non solo i diabetici. Mentre per altri la conseguenza naturale è quella di scegliere dolci alla frutta, i diabetici in realtà devono fare attenzione anche alla frutta. Alcune varietà, contengono dosi di zucchero più alte, si pensi alle banane o ai frutti tropicali, meglio preferire mele, frutti di bosco, pesche, albicocche, melograno, meno zuccherini e quindi meglio tollerati. La considerazione però non va fatta esclusivamente sulla fonte di zuccheri, ma anche e soprattutto sulla quantità totale di zuccheri e carboidrati introdotti durante tutta la giornataPorzioni ridotte dunque sono fondamentali: il diabetico può concedersi una fetta di torta alla settimana, l’importante è non esagerare. Nel preparare un dolce alla frutta va considerato il fatto che la frutta essendo di suo zuccherina permette di usare meno zucchero nell’impasto.

Diabetici e ingredienti dei dolci
Altra questione importante è la composizione del dolce. Vanno preferiti quelli che privilegiano ingredienti a minor indice glicemico, come le farine integrali, i dolci poi dovrebbero essere poco o nulla zuccherati(esistono peraltro interessanti alternative allo zucchero), con confetture senza zuccheri aggiunti. Quanto ai dolci con frutta secca, va detto che noci, mandorle, nocciole e altri frutti secchi a guscio sono concessi, vanno invece evitati i canditi e la frutta disidrata dal momento che sono un concentrato di zuccheri. In merito all’utilizzo di yogurt nei dolci, è sempre da preferire quello bianco naturale senza zuccheri aggiunti. Via libera anche a un quadretto di cioccolato fondente, l’importante è che la pasta di cacao la faccia da padrone e che la percentuale di zuccheri aggiunti sia nulla o irrisoria. E il miele? Come lo zucchero incide sulla glicemia, però a suo vantaggio ha il fatto che essendo più dolce dello zucchero comune se ne può mettere meno per dolcificare. Attenzione infine ai dolci liquorosi: l’alcol contiene zuccheri.

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Differenza tra zucchero e miele: quale fa ingrassare di più?

MEDICINA ONLINE MANGIARE TIPI DI ZUCCHERO INTEGRALE CANNA FRUTTA MAGRA DIABETE CALORIE GLICEMIA RICETTA INGRASSARE DIMAGRIRE INSULINA GLICATA COCA COLA ARANCIATA THE BERE ALCOL DIETA CIBIl miele è prodotto dalle api che trasformano i composti zuccherini che loro stesse raccolgono dai fiori. Sono migliaia i tipi di fiori su cui le api si posano dando origine a mieli di sapore, odore, colore e consistenza diversi… e a nomi diversi (il miele millefiori e il miele di acacia sono sicuramente i più diffusi in Italia).

Che differenza c’è tra miele e zucchero? È meglio utilizzare il miele per dolcificare?

Lo zucchero che si usa comunemente è costituito da un disaccaride (saccarosio) che si forma dall’unione di una molecola di glucosio e una di fruttosio, non contiene acqua, né vitamine, né minerali. Tutto quello che mangiamo è assorbito come zucchero.
Il miele, invece, contiene circa il 20% di acqua, contiene vitamine e minerali (anche se in piccole quantità aiutano comunque a proteggere il nostro organismo), in più, essendo costituito principalmente da fruttosio (monosaccaride), ha un potere dolcificante superiore, ne serve meno per avere la stessa percezione di dolcezza!

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Calorie

Il miele è quindi più dolce dello zucchero e ciò consente di impiegarne quantità inferiori rispetto allo zucchero da cucina. Il miele ha un contenuto calorico più basso (304 Kcal per 100 grammi contro le 392 dello zucchero tradizionale e le 362 dello zucchero di canna) perché più ricco di acqua. Nonostante ciò un cucchiaino di miele fornisce più calorie e carboidrati rispetto ad un cucchiaino di zucchero, a causa del maggior peso specifico. Il miele, specie se non cristallizzato, è inoltre più difficile da dosare.
Le differenza tra questi due dolcificanti è dunque molto sottile; il miele, in virtù del suo contenuto vitaminico e minerale è sicuramente un alimento migliore dello zucchero anche se molte volte gli vengono attribuite proprietà che non possiede. Per un diabetico sostituire lo zucchero con il miele apporta qualche piccolo vantaggio, ma solo a parità di quantità consumate. L’errata convinzione che il miele sia un alimento “benefico” può condurre il diabetico a consumarne dosi eccessive, mettendo a rischio la propria salute esattamente come farebbe consumando dosi eccessive di zucchero.
E’ infine doveroso spendere due parole sulla qualità del miele, spesso alterata da processi industriali e da produttori senza scrupoli. Per questo motivo si consiglia di evitare mieli extracomunitari, specie se commercializzati a basso prezzo da ditte semisconosciute.

MIELE

  • Ricco di vitamine minerali ed altre sostanze utili per l’organismo.
  • Meno calorico a parità di volume (un cucchiaino di zucchero contiene meno carboidrati di un cucchiaino di miele).
  • Potere Dolcificante superiore.

ZUCCHERO

  • Indice glicemico simile.
  • Meno calorico a parità di peso.
  • Più facile da dosare.

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Differenza tra zucchero di canna e zucchero bianco: qual è il migliore in una dieta?

MEDICINA ONLINE MANGIARE TIPI DI ZUCCHERO INTEGRALE CANNA FRUTTA MAGRA DIABETE CALORIE GLICEMIA RICETTA INGRASSARE DIMAGRIRE INSULINA GLICATA COCA COLA ARANCIATA THE BERE ALCOL DIETA CIBDal punto di vista chimico sia lo zucchero di canna che quello bianco contengono esattamente la stessa molecola, quella del saccarosio. La differenza principale è che mentre lo zucchero bianco contiene solo saccarosio, quello bruno contiene anche qualche residuo di melassa (tra l’1% e il 5% a seconda dei tipi di zucchero grezzo in commercio), che gli regala un aroma un po’ diverso.  Nella melassa sono presenti, in quantità molto bassa, alcuni minerali (soprattutto potassio) e vitamine. Ma poiché di zucchero se ne assumono giornalmente piccole quantità, queste sostanze “in più” presenti nello zucchero bruno, non apportano particolari benefici all’organismo.

Come si ottiene lo zucchero?

Il processo industriale al quale viene sottoposto lo zucchero ricavato dalla barbabietola o dalla canna, spesso accusato di “danneggiare” in qualche modo il prodotto, in realtà non fa che estrarre il saccarosio dalle impurità presenti nella melassa. Il saccarosio puro, infatti, è bianco. Rispetto allo zucchero bruno presente in commercio, quello bianco proveniente dalla canna viene ulteriormente purificato impiegando idrossido di calcio e carbone attivo (che si usa anche per potabilizzare l’acqua), sostanze delle quali nel prodotto finito non resta traccia. Il saccarosio ricavato invece dalla barbabietola viene purificato aggiungendo anche diossido di zolfo. Questa lavorazione fa sì che nello zucchero bianco rimangano tracce di anidride solforosa, che però è presente in quantità davvero basse (basta pensare che nel vino la quantità è oltre dieci volte maggiore).

Quale fa più male?

Lo zucchero, bianco o di canna, è costituito per il la quasi totalità da saccarosio, un disaccaride (ovvero un composto costituito da due molecole zuccherine) che la digestione scinde nei suoi elementi costitutivi, il glucosio e il fruttosio. Il consumo di saccarosio determina nell’organismo un innalzamento della glicemia al quale corrisponde la produzione di insulina. Entrambi i tipi di zucchero fanno “male” se consumati in eccesso, senza distinzione, anche perché lo zucchero bianco contiene 392 calorie per 100 grammi; lo zucchero di canna contiene invece 360 calorie per 100 grammi .

La diatriba fra i sostenitori dello zucchero di canna e dello zucchero bianco è sempre più viva ed accesa. Ma quanto c’è di vero in tutte le affermazioni che provengono dai mezzi di comunicazione e quanto, invece, è legato a credenze, falsi miti ed errata interpretazione delle informazioni? Purtroppo, sono più le false voci che i dati scientifici a prevalere: per questo, è importante fare chiarezza una volta per tutte sul dibattito che riguarda lo zucchero bianco e quello di canna.

Dal punto di vista chimico consumare zucchero bianco o bruno è esattamente la stessa cosa, con una leggera propensione per lo zucchero di canna che è lievemente meno calorico.

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Differenza tra monosaccaridi, disaccaridi, polisaccaridi, oligosaccaridi, omopolisaccaridi, eteropolisaccaridi

MEDICINA ONLINE CARBOIDRATI ZUCCHERI MONOSACCARIDI POLI MONO OLIGO GLUCIDI EGG PASTO FRITTA OLIO SAUSAGE DIET LIGHT DINNER DIETA DIMAGRIRE CALORIE MANGIARE INGRASSARE DIMAGRIRE COLESTEROLO CUCINA RICETTA WALLPAPER PIC PHOTO.jpgI carboidrati, detti anche glucidi o idrati di carbonio, sono una classe di composti organici contenenti idrogeno e ossigeno. Questi sono le principali molecole di riserva energetica che costituiscono anche le componenti di struttura delle cellule. Sono i composti organici più abbondanti in natura. I carboidrati più semplici sono gli zuccheri; tra questi assume particolare importanza il glucosio, coinvolto nei processi di fermentazione e di respirazione cellulare.

Monosaccaridi

I monosaccaridi sono composti formati da idrogeno, carbonio e ossigeno e sono la principale fonte di energia per gli organismi. Dall’unione di più monosaccaridi nascono i polisaccaridi. I legami covalenti sono molto stabili , ma quando si spezza gli atomi si separano e ciascun atomo riprende il proprio elettrone. Gli atomi formano molto rapidamente nuovi legami covalenti. Fanno parte dei monosaccaridi: il glucosio, che è la principale fonte di energia per le cellule, il galattosio ed il fruttosio. Il fruttosio viene consigliato nelle diete dimagranti in quanto, avendo un maggior potere dolcificante rispetto al saccarosio (il comune zucchero usato in cucina), viene usato in minori quantità e quindi possiede meno calorie a parità di peso.

Disaccaridi

Dall’unione di due monosaccaridi, con l’eliminazione di una molecola d’acqua, si ottiene un disaccaride. Ad esempio il saccarosio è un disaccaride in quanto è generato dall’unione di glucosio e fruttosio. Altri disaccaridi sono il lattosio, costituito da glucosio e galattosio, ed il maltosio (formato da due molecole di glucosio). Il lattosio può causare intolleranze  in quanto alcune persone non lo riescono a digerire, perché il loro organismo non produce un enzima che sia in grado di spezzare il legame glucosio-galattosio. I disaccaridi sono generati da un legame nuovo fra due monosaccaridi, detto condensazione. Quando un disaccaride è scisso in monosaccaridi , acquistando di nuovo una molecola d’acqua,  la scissione prende il nome di idrolisi, una reazione che libera energia.

Oligosaccaridi

Gli oligosaccaridi sono carboidrati costituiti dal legame di più monosaccaridi, in numero inferiore di 10. Esempi di oligosaccaridi sono i trisaccaridi o anche gli stessi disaccaridi, formati rispettivamente da 3 o da 2 monosaccaridi.

Trisaccaridi

I trisaccaridi sono oligosaccaridi formati da tre unità ripetitive. Sono esempi di trisaccaride il maltotriosio (formato da 3 molecole di glucosio) ed raffinosio (formato da 2 glucosio ed 1 fruttosio).

Polisaccaridi

I polisaccaridi sono molecole di grande dimensione composte dall’unione di molte unità (più di 10) di monosaccaridi. Il principale polisaccaride di riserva è l’amido, presente nelle cellule fotosintetiche in piccoli granuli, mentre negli animali e nei funghi è il glicogeno. Questi due polisaccaridi di riserva sono composti da molte unità di glucosio e svolgono anche ruoli strutturali negli organismi viventi, come nel caso della cellulosa, che si trova nelle piante e costituisce le pareti delle cellule vegetali. Il polisaccaride di struttura degli animali è la chitina, che si trova anche nelle pareti cellulari dei funghi. I polisaccaridi devono essere idrolizzati in monosaccaridi o disaccaridi prima di essere utilizzati per produrre energia.

Omopolisaccaridi ed eteropolisaccaridi

In base al tipo di monosaccaridi contenuti, i polisaccaridi si suddividono in:

  • omopolisaccaridi: costituiti da tante unità ripetitive dello stesso monosaccaride;
  • eteropolisaccaridi: costituiti da unità ripetitive di diversi monosaccaridi.

Per approfondire:

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Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo
Direttore dello Staff di Medicina OnLine

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Differenza tra calo di zuccheri e calo di pressione: sono la stessa cosa?

MEDICINA ONLINE HEAD PAIN DOLORE FASTIDIO MAL DI TESTA GLICEMIA, CALO ZUCCHERI PRESSIONE ARTERIOSA IPOTENSIONE DONNA TEMPIE STANCHEZZA TIRED WALLPAPER PIC PICTURE HI RES EMICRANIA AURA DIFFERENZE.jpgLa “pressione bassa” (ipotensione arteriosa) ed il “calo di zuccheri” (ipoglicemia) sono spesso confusi tra di loro, anche perché in effetti possono dare gli stessi sintomi, come ad esempio:

  • sensazione di “testa vuota”;
  • capogiri;
  • malessere;
  • senso di instabilità;
  • vertigini;
  • annebbiamento della vista;
  • astenia (debolezza);
  • sudorazione profusa;
  • pallore;
  • nausea;
  • perdita di coscienza.

Tuttavia, anche se i sintomi di un calo di pressione assomigliano in qualche modo alle condizioni di ipoglicemia, le due condizioni sono completamente diverse, anche se nulla vieta che siano contemporaneamente presenti.

Calo di pressione

L’ipotensione è una condizione che si riscontra quando la pressione sanguigna arteriosa massima sia inferiore ai 100 mmHg (i valori normali oscillano fra i 110-130 mmHg). Le cause dei cali di pressione sono essenzialmente tre:

  1. diminuzione della quantità di sangue pompata dal cuore a ogni battito (gettata cardiaca);
  2. riduzione delle resistenze vascolari periferiche (vasodilatazione);
  3. contrazione del volume di sangue circolante (ipovolemia).

Alla base di ciascuno di questi meccanismi possono esserci diverse patologie:

  • malattie cardiache (scompenso, infarto, aritmie);
  • insufficienza venosa degli arti inferiori (varici);
  • emorragie gravi o le condizioni che comportano forte perdita di liquidi (diabete, ustioni estese, diarrea o vomito protratti, sudorazione intensa, assunzione prolungata di diuretici);
  • riduzione delle resistenze vascolari da danni neurologici;
  • infezioni gravi;
  • reazioni allergiche sistemiche;
  • malattie metaboliche;
  • effetti collaterali di numerosi farmaci;
  • costituzionale inefficienza della funzione di regolazione del sistema nervoso autonomo.

Ipoglicemia

L’ipoglicemia è una condizione che invece non riguarda la pressione arteriosa, bensì la glicemia, cioè la concentrazione di glucosio nel sangue. Si parla di ipoglicemia quando il glucosio ematico scende al di sotto di 60 mg/dl. L’ipoglicemia provoca una nutrita serie di effetti e sintomi – molti simili a quelli dell’ipotensione – la maggior parte dei quali originata da uno scarso afflusso di glucosio al cervello, che ne riduce le funzioni cognitive (neuroglicopenia): questa diminuzione della funzione cerebrale può andare da un vago senso di malessere al coma e in rari casi alla morte. Una condizione di ipoglicemia può avere origine da molte cause diverse, e può accadere a qualsiasi età.

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Diagnosi

La diagnosi di ipotensione è semplice, basta una misurazione della pressione sanguigna. Per individuare invece con certezza una ipoglicemia, sarebbe necessario un prelievo di sangue. Se ipotensione e ipoglicemia sono campanello di allarme di altre patologie, tali misurazioni sono solo il primo passo dell’iter diagnostico che porta il medico a scoprire qual è la causa a monte che determina i sintomi.

Terapia

La terapia è legata alle cause di ipotensione o di ipoglicemia. Se si eccettuano i casi di ipotensione e ipoglicemia secondarie a gravi patologie che richiedono il ricovero ospedaliero, in genere è sufficiente:

  • una buona idratazione per ripristinare una massa ematica adeguata nel caso dell’ipotensione.
  • assumere zucchero o cibi zuccherati nel caso dell’ipoglicemia.

Ribadiamo tuttavia che sia ipotensione che ipoglicemia, specie se cronici, possono anche essere la spia di una patologia più o meno grave, quindi non dovrebbero mai essere sottovalutati. In questo caso, solo diagnosticando e curando la malattia che determina a monte ipotensione ed ipoglicemia, si possono diminuire od eliminare i sintomi.

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