Con “fecaloma“, anche chiamato fecalita o coprolita, in medicina si indica un ammasso di feci disidratate e dure che si può formare nell’intestino Continua a leggere
Archivio dell'autore: dott. Emilio Alessio Loiacono
Glutammato monosodico: cos’è ed in quali cibi trovarlo
Il glutammato monosodico o, più semplicmente “gluttamato”, è il sale di sodio dell’acido glutammico, uno dei 23 amminoacidi naturali che costituiscono le proteine. E’ il responsabile di uno dei cinque gusti principali delle papille gustative della lingua, il gusto “umami”, che corrisponde grossolanamente a “saporito”.
In quali alimenti si trova il glutammato?
Il glutammato è uno degli amminoacidi più abbondanti in natura ed è possibile trovarlo in molti alimenti come latte, pomodori e funghi, oltre che in alcune alghe usate nella cucina giapponese. Il glutammato si trova inoltre in moltissimi cibi della nostra cucina naturalmente saporiti, in particolare è presente in cibi come la carne, il formaggio ed altri alimenti ricchi di proteine. Il parmigiano è il cibo che ne contiene di più: 1,2 grammi ogni 100. A temperatura ambiente si presenta come una polvere bianca cristallina, solubile in acqua. Il glutammato monosodico trova uso nell’industria alimentare come additivo ed è identificato dalla sigla E621. È l’ingrediente principale dei dadi da brodo e dei preparati granulari per brodo.
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Torrone bianco morbido: ricetta facile e deliziosa
Il torrone è un dolce classico di Natale, esiste quello al cioccolato e poi quello bianco nella versione dura e morbida. Oggi vi proponiamo la ricetta del torrone bianco morbido preparato con la frutta secca, il miele e lo zucchero. Dolcissimo e profumato renderà la tavola delle feste più ricca e genuina. Vediamo come si prepara.
Ingredienti:
- 300 gr di nocciole intere sgusciate senza pellicina
- 60 gr di mandorle sgusciate senza pellicina
- 100 gr di pistacchi sgusciati senza pellicina
- 200 gr di zucchero semolato
- 50 ml di acqua
- 100 gr di miele (meglio acacio o millefiori)
- 2 albumi d’uovo
- La scorza di un’arancia
- La scorza di un limone
- 2 fogli di ostia (si acquistano nei negozi di cake design)
Procedimento:
- Montare a neve gli albumi a neve ferma
- In un pentolino fate scaldare il miele e in un altro l’acqua con lo zucchero. Se avete un termometro alimentare la temperatura deve raggiungere i 140° per il miele e 130° per lo zucchero, se non lo avete, per capire quando è pronto deve fare delle bollicine sui bordi
- Mettete nel forno la frutta secca a 100° per 10 minuti in modo da farla tostare
- Unite ora lo zucchero bollente e il miele bollente al composto di albumi montando ancora con le fruste elettriche o nel robot da cucina
- Ora aggiungete la frutta secca (sempre bollente) e mescolate con un cucchiaio di legno
- In ultimo incorporate la buccia grattugiata dell’arancia e del limone
- Foderate uno stampo da forno con carta fono, mettete sopra l’ostia e poi versate il composto cercando di livellarlo
- Adagiate il secondo foglio di ostia e mettete in frigorifero per 15 minuti
- Ora potete sformare il torrone e tagliarlo in piccoli pezzi
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Palpazione nell’esame obiettivo: cos’è ed a che serve?
Per palpazione in campo medico, si intende una parte dell’esame obiettivo, dove il medico o l’infermiere utilizza le proprie mani a contatto col corpo del paziente esercitando pressioni, trazioni, penetrazione di organi ed apparati accessibili, sfregamenti, premiture per molteplici finalità:
- valutazione di posizione, sede, dimensioni, forma, consistenza, continuità, movimenti e mobilità di un organo o tessuto (muscoli, fegato, tiroide, segmenti ossei, cuore, linfonodi, prostata, articolazioni, vescica, testicolo eccetera)
- ricerca di segni clinici
- individuazione di eventuali tumefazioni patologiche
- determinazione della presenza ed entità di dolore evocato
- punti dolorosi (ureterale, appendicolare, colecistico, eccetera)
- per controllare i tender point della persona, a volte infatti la palpazione rimane l’unico mezzo diagnostico di alcune malattie come la fibromialgia e la sindrome del dolore miofasciale.
- ricerca polsi arteriosi fisiologici e patologici
- rilevazione di fremiti, crepitii, fremito vocale tattile (FVT)
- valutazione della presenza ed entità di edema
- tissutale, per esempio agli arti inferiori: segno della fovea
- raccolto in cavità, ad esempio in addome: ascite (segno del fiotto)
- per avere indicazioni sulla temperatura di un distretto corporeo (ad esempio un’articolazione infiammata)
- valutazione dello stato di idratazione
- studio della sensibilità ed evocazione di riflessi
- corpi estranei
Le parti più analizzate sono il torace e l’addome.
La palpazione può essere superficiale, media o profonda.
Può essere condotta con una o, più frequentemente, con due mani (palpazione bimanuale).
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Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo
Direttore dello Staff di Medicina OnLine
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Amare uno schizofrenico: come comportarsi con uno schizofrenico?
Che atteggiamento adottare con una persona schizofrenica? Come gestire l’assunzione dei farmaci? Che fare in caso di crisi? Tante domande con le quali chi sta vicino ai malati si confronta regolarmente. La famiglia e la cerchia di familiari e amici rappresentano spesso il principale sostegno delle persone schizofreniche. Giocano un ruolo importante per aiutare il paziente nella sua vita quotidiana. Ma devono anche sapere identificare i segni premonitori di una ricaduta e riuscire ad affrontare episodi acuti.
I seguenti consigli valgono per chiunque stia vicino ad un paziente che soffre di schizofrenia, come famigliari, partner, colleghi e conviventi.
Creare un ambiente stabile
L’atteggiamento da adottare dipende dallo stadio della malattia e dallo stato di ansia o di agitazione della persona. Durante le crisi, è importante assicurare allo schizofrenico un ambiente il più stabile possibile. Le discussioni o le conversazioni troppo animate devono essere evitate in sua presenza. Al contrario bisogna rivolgerglisi con fare calmo e parole semplici, frasi brevi, spiegando semplicemente ciò che si fa o si sta per fare. È indispensabile provare a stabilire qualche regola riguardante ad esempio l’igiene o le sigarette, e provare a scandire la giornata con attività di routine (igiene personale, pasto, passeggiate…).
Leggi anche:
- Come riconoscere uno schizofrenico: primi sintomi di schizofrenia
- Comportamento schizofrenico: come fare diagnosi di schizofrenia
Discutere senza imporsi
Queste regole renderanno più facile la vita in famiglia e aiuteranno il malato a strutturarsi. Se queste regole non sono rispettate, bisogna ricordargliele e provare a discutere con la persona il modo in cui preferirebbe che le cose fossero organizzate, senza criticarlo, né dargli la sensazione di imporgli delle azioni. La preferenza va data agli incoraggiamenti piuttosto che alle rimostranze. Infine bisogna evitare sollecitazioni eccessive, ad esempio, non insistere per un pasto al ristorante o con invitati e lasciargli sempre una possibilità di ritirarsi in un luogo tranquillo. Progressivamente sarà possibile incoraggiare la partecipazione alle attività quotidiane della casa o al tempo libero e aiutare la persona a ritrovare una certa autonomia. A questo stadio si impone ancora la vigilanza. Occorre esporgli chiaramente i rischi dell’alcool, della droga e del comportamento al volante sotto gli effetti del trattamento e identificare i segni di degrado che potrebbero seguire all’abbandono del trattamento.
Leggi anche: Schizofrenia: cosa fare in caso di crisi? A chi chiedere aiuto?
Restare in ascolto
La cerchia di familiari e amici gioca un ruolo importante nel far rispettare le prescrizioni e gli appuntamenti medici. Se un’altra persona, a casa, segue una terapia, può essere utile instaurare un momento in comune per l’assunzione dei farmaci, al fine di ridurre i rischi di dimenticanza o negligenza. È essenziale essere sempre attenti alle lamentele della persona schizofrenica, non negare né ridurre al minimo le sue paure o le sue preoccupazioni. Gli effetti collaterali dei farmaci possono essere fastidiosi. Alcuni sono transitori, scompaiono dopo qualche giorno di trattamento, altri possono essere corretti con farmaci o devono condurre a modificare la terapia. Infine occorre sforzarsi di convincere il malato a prendere i suoi farmaci, non serve a niente rassicurarlo e soprattutto non bisogna provare ad obbligarlo a prenderli, né somministrarglieli a sua insaputa.
Scoprire i segni di ricaduta
I cambiamenti di comportamento devono allertare sulla possibilità di una recidiva e portare a domandare rapidamente un consiglio medico. Si tratta spesso degli stessi segni che hanno segnato l’inizio della malattia: ripiegamento su se stesso, insonnia, allucinazioni, pensiero incoerente, trasandatezza… È importante fare attenzione a questi segni e spiegare al malato che devono portarlo subito dal medico per adattare il trattamento. Generalmente, è il frutto della propria esperienza, brancolando e adattandosi costantemente allo stato della persona schizofrenica, che si finisce per trovare l’atteggiamento più adatto. Tuttavia è importante poter beneficiare dell’esperienza di altre persone che curano e si può rimpiangere, a questo proposito, la mancanza di sostegno e di formazione per le famiglie.
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Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo
Direttore dello Staff di Medicina OnLine
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Esame obiettivo: come si fa l’ispezione ed a cosa serve?
Nell’esame obiettivo che si esegue in medicina generale, la fase della ispezione è una delle quattro metodiche di osservazione del paziente tipiche della semeiotica. Questa osservazione richiede l’utilizzo dell’occhio nudo ma a volte può aiutare una lente d’ingrandimento con una lampada fluorescente annessa e può includere altri sensi, come l’olfatto. Tutte queste informazioni possono indurre il lettore a sollecitare una eventuale visita medica dal medico di base, dal dermatologo o dal pediatra, mai all’autodiagnosi e ancora meno all’auto-terapia. Per confermare ogni segno indice di malattia (che può essere una semplice caratteristica distintiva della persona sana), ci sono procedure mediche che guidano il medico esperto (infatti lo studente di medicina nei primi anni si auto-esegue una serie di diagnosi più o meno infauste) verso la prescrizione di analisi, esami strumentali, e in ultima istanza terapie mediche e interventi chirurgici.
Durante l’ispezione, l’esaminatore osserva e annota:
Segni esterni:
- caratteristiche corporee e simmetria generale. Corporatura: astenica, atletica, picnica, normo-conformati;
- stato nutrizionale, peso, segni di ipovitaminosi di qualsiasi tipo;
- colore della pelle: ricerca di eventuali forme di ittero, di discromia (decolorazione come nella pitiriasi) conferma di un eventuale ittero dall’osservazione del colore della sclera (parte bianca del bulbo oculare);
- frequenza e ampiezza del respiro durante la respirazione;
- osservazione di eventuali anomalie come “torace a botte” nell’enfisema, “petto carenato”;
- movimenti dell’addome e di ogni lato del torace durante la respirazione
- osservazione di anomalie come “addome batraciano”, cicatrici lungo la linea alba, oppure da appendicectomia, oppure da parto cesareo;
- distribuzione del manto pilifero come l’ipertricosi nelle donne, ecc.;
- divaricazione dei muscoli retti dell’addome
- caratteristiche dell’ombelico: sito, forma, eventuale estroflessione, colore, eventuale infiltrazione;
- andatura: ad esempio la claudicatio intermittens può essere un segno di vasculopatia periferica.
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Direzione dell’esame
Nella pratica medica consueta, si parte dalla testa per proseguire sul collo, tronco e braccia, gambe, per finire con i piedi. Per lo più si cercano alcuni particolari segni di patologie molto frequenti. Tutte le osservazioni vengono trascritte alla fine.
Testa
L’esame della testa deve comprendere palato, lingua, ugola, tonsille, palpebre, sclere e bulbi oculari.
- Si osserva l’aspetto complessivo e l’espressione del viso (Facies).
- Si cercano eventuali asimmetrie, tumefazioni evidenti, spesso delle ghiandole salivari.
- Asimmetrie nei muscoli masticatori possono essere normali o patologiche.
- La testa turrita è tipica della talassemia major.
- Un palato arcuato può essere segno della Sindrome di Marfan.
- Una lingua ingrossata e protrudente la si può riscontrare nell’amiloidosi.
- L’ugola bifida la si riscontra nella sindrome di Loeys-Dietz.
- Tonsille giallo-arancione nella Malattia di Tangier.
Occhi e contorno
- Occhi: si cerca l’esoftalmo (sintomo di ipertiroidismo ), oppure deviazioni degli occhi (ad esempio verso l’esterno è un sintomo della paralisi del nervo abducente.
- Si cercano macchie o papule giallastre, ossia xantelasmi attorno agli occhi (segno di ipercolesterolemia).
- Tumefazioni peri-orbitarie si possono avere nel mixedema collegato all’ipertiroidismo, ma anche in altre patologie.
- La presenza di chiazze violacee con teleangectasia sulle eminenze malari è definita “facies mitralica” e si associa a stenosi mitralica ed Ipertensione polmonare
Bocca
- Eventuali deviazioni della rima orale possono essere dovute a paralisi del nervo facciale
- Favella: spontaneamente si avvertono eventuali disturbi della parola, procedure che se non sono dovute ad alterazioni della lingua, palato o dei muscoli del viso formano parte dell’esame neurologico. Incoerenze del discorso possono essere in rapporto ad uno stato confusionale che se non dovuto a cause esterne (alcool, droga), richiede l’immediata visita al pronto soccorso, per escludere l’ictus.
Collo
- Tumefazione della ghiandola tiroide (può essere collegata al gozzo o ad altre patologie).
Braccia
- Indagare l’attività lavorativa per possibili ipertrofie o atrofie muscolari.
- Osservare eventuale linfedema.
Seni
- Simmetria in forma e dimensioni ed eventuali deviazioni e masse grossolane.
- La retrazione della pelle a “buccia d’arancia” può essere un sintomo di tumore alla ghiandola mammaria
- Osservare il capezzolo per rilevare eventuali variazioni come l’introflessione o secrezioni e malattia di Paget del capezzolo.
Addome
- Osservazione di eventuali asimmetrie, cicatrici, disposizioni anomale di masse.
- Il gonfiore all’addome può essere indice di ascite, che può essere indice di insufficienza cardiaca o di altri disturbi gastro-enterici, come epatite e altre gravi malattie.
Schiena
- È uno dei luoghi preferenziali per le lesioni causate dalla radiazione solare: eritema solare, nei, ma anche il temibile melanoma.
- Nelle persone costrette a letto sono frequenti le piaghe da decubito, pericolose perché possono infettarsi
Gambe
- Osservazione di vene varicose ed eventuali altri circoli collaterali.
- Osservazione di tromboflebiti, possibile causa di flebotrombosi.
- Osservazione di alterazione dell’asse degli arti inferiori.
Piedi
- Dita a “bacchetta di tamburo”, ma anche edemi declivi, sono segni di insufficienza cardiaca
- Rilevare la presenza di colorazioni rossastre alle estremità dei piedi, se associate a piaghe con pus sono uno dei sintomi del diabete mellito avanzato.
L’ispezione durante l’esame obiettivo comporta anche l’uso di olfatto, come nel caso di eventuale odore tipico presente: acetonemia, odore di alcol, odori particolari in caso di necrosi massiva di tessuto, ecc.
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Microclisma: cos’è e come si usa in adulti e neonati
Il microclisma, a volte chiamato “microclistere“, è un dispositivo usato per introdurre nell’ano piccole quantità di liquidi (120-400 ml); è indicato nella stipsi cronica, nelle colonpatie e nelle proctiti irritative.
Precisazione: in questo articolo descriviamo come fare un clistere tramite microclisma, l’apparecchio che vedete nella foto in alto, se cercate invece il metodo per fare il classico clistere con peretta oppure con enteroclisma, leggete:
- Fare un clistere evacuativo: procedura semplice con peretta
- Come fare un clistere evacuativo: procedura semplice con enteroclisma
- Differenze tra clistere, peretta, enteroclisma, microclisma
Quando si usa?
Questo dispositivo medico, con glicerina o altri liquidi curativi, è particolarmente indicato, al posto del classico clistere a peretta o all’enteroclisma, per la sua azione delicata, in tutti coloro che soffrono di stitichezza ma al contempo hanno emorroidi, ragadi o colon irritabile, oppure nei bimbi piccoli. Può essere utilizzato tranquillamente dalle donne in gravidanza ed allattamento.
Come si applica?
La procedura è molto semplice:
- lubrificate con gel ipoallergenico la cannula del microclisma;
- introducete delicatamente la cannula all’interno del retto;
- premete fino in fondo il microclisma oppure fermarsi a metà secondo quanto riportato dalla posologia;
- il microclisma va tenuto sempre premuto fino all’estrazione completa dal retto onde evitare fenomeni di risucchio del contenuto;
- rimanere in posizione sdraiata, trattenendo il liquido;
- attendete l’evacuazione.
Dopo quanto fa effetto?
Un microclisma tende a fare effetto entro massimo 1 o 2 ore dall’applicazione.
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