Quando è utile fare un clistere evacuativo?

MEDICINA ONLINE ENTEROCLISMA PERETTA CLISTERE EVACUATIVO PULIZIA COLON MICROCLISMA INTESTINO STIPSI COSTIPAZIONE FECALOMA FECI DURISSIME TAPPO DIGIUNO DEFECAZIONE DIARREA ODORE CIBO TEMPO ESPULSO DIGESTIONE Rectal bulb.jpgIl clistere tramite peretta, enteroclisma o microclisma, è una tecnica molto utilizzata per la pulizia e l’evacuazione dell’intestino, sono metodologie molto efficaci ed apparentemente semplici. Ecco i casi più diffusi in cui l’uso di un clistere è indicato:

Regolarità intestinale

La regolarità intestinale è fisiologica ma in tante persone il cambio di ambiente di dieta o lo stress post operatorio possono portare ad un aumento dei giorni in cui non avviene l’evacuazione spontanea, questo porta alla formazione di feci dure e quindi alla difficoltà di un espulsione spontanea, che può solo peggiorare. Una semplice peretta evacuante può risolvere.

Preparazione a chirurgia o esami

Come preparazione ad interventi chirurgici o esami sul sul retto è prassi che se si è in ospedale l’operatore sanitario effettui un clistere evacuativo.

Stipsi e fecalomi

In caso di stipsi conclamata e nota, se c’è già una stimolazione dell’intestino con lassativi, dieta adeguata e controllo medico, questi fattori potrebbero non essere comunque sufficienti. Ci sono persone che soffrono di stipsi, o tendono alla formazione spontanea di fecalomi, senza entrare nel merito che siano collegati a diete sbagliate o meno, è comunque necessario evitare la formazione di fecalomi che possono portare anche ad blocco intestinale fino alla subocclusione.

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Frequenza defecazione: quante volte al giorno è normale andare di corpo?

MEDICINA ONLINE BAGNO CACCA FECI WATER WC TOILETTE INTESTINO COLON STIPSI STITICHEZZA RETTO ANO EMORROIDI DOLORE COPROCULTURA ANALISI SANGUE FECI ANALISI INFEZIONE PESO DIETA DIMAGRIRE LASSATIVO URINA PIPI CISTITE BERE ACQUMolte persone si interrogano su quale sia la normale frequenza di defecazione, preoccupate dal fatto che il numero delle loro evacuazioni sia insufficiente od eccessivo. Sebbene sia lecito interrogarsi sul “famoso” concetto di regolarità intestinale, ovvero su quante volte sia normale “andare in bagno”, la risposta è troppo spesso influenzata da pregiudizi e false convinzioni. Alcune persone hanno un atteggiamento quasi maniacale nei confronti di tale aspetto, perché convinte che solo una defecazione quotidiana sia sinonimo di salute. Per non parlare di chi scomoda bizzarri paragoni con animali, come la mucca, molto diversi dall’uomo per abitudini alimentari e funzionalità gastro-intestinale. Per queste ragioni, molte persone si considerano stitiche sulla base di false convinzioni. Tutto ciò, in taluni soggetti, non si limita ad essere “solo” un disagio psicologico, ma genera spesso persino pericolosi fenomeni di abuso nei confronti di farmaci ed integratori lassativi: dopo aver ottenuto la tanto sospirata evacuazione, si pretende di produrne una nuova il giorno seguente, ignorando che dopo l’energica defecazione indotta dal lassativo è necessario un intervallo di tempo adeguato prima che nel tratto intestinale si accumulino le scorie necessarie, intervallo che può variare moltissimo in base a molti parametri soggettivi e – banalmente – alla quantità ed al tipo di cibo ingerito. Questa condizione di falsa stitichezza non va assolutamente intesa come un fenomeno anomalo e non giustifica in alcun modo la nuova assunzione di purganti.

Leggi anche: Stitichezza acuta e cronica: tipi, cause, trattamenti medici e rimedi

Normale frequenza di evacuazione

La normale frequenza di defecazione varia ampiamente tra le persone sane: alcuni soggetti possono produrre tre evacuazioni a settimana, mentre altri possono averne tre al giorno: all’interno di questo range la funzionalità di eliminazione delle scorie fecali può considerarsi normale. La maggioranza delle persone evacua comunque una volta ogni uno o due giorni. In genere, una frequenza di evacuazioni fecali inferiore ai tre episodi settimanali non è sufficiente per parlare di stitichezza; un soggetto affetto da stipsi, infatti, lamenta anche altri sintomi e segni – come la sensazione di incompleto svuotamento intestinale, di ostruzione anorettale, le difficoltà e gli sforzi per evacuare, l’evacuazione di feci dure e la necessità di manovre evacuative digitali – in almeno una defecazione su quattro. In altre parole se le feci hanno un aspetto ed una consistenza normale, anche una frequenza di evacuazione eccessiva o insufficiente può essere considerata fisiologica. Viceversa, se le feci mostrano variazioni cromatiche (ad esempio se si presentano particolarmente chiare o scure), di consistenza (ad esempio acquose o troppo dure) oppure di forma (feci nastriformi o caprine), è bene sottoporsi ad un controllo medico per identificare le cause di quella che molto probabilmente è spia di un problema a livello gastro-intestinale. La frequenza di evacuazione può inoltre variare nel corso del tempo, in relazione alle abitudini dietetiche e alla situazione ambientale e psicologica. E’ ad esempio comune percepire un diradarsi delle defecazioni quando ci si reca in località turistiche per villeggiatura o quando ci si alimenta meno del solito. Anche l’età può influire: gli anziani tendono ad andare in bagno meno di frequente rispetto ai giovani.

Leggi anche: Le tue feci dicono se sei in salute: con la Scala di Bristol impara ad interpretarle

DEFECAZIONE FREQUENTE (>3/die) DEFECAZIONE RARA (<3/settimana)
Cause patologiche comuni Cause patologiche comuni
  • Celiachia
  • Morbo di Crohn
  • Ipertiroidismo
  • Sindrome dell’intestino irritabile
  • Effetti collaterali di alcuni farmaci
  • Colite ulcerosa
  • Tossinfezioni alimentari
  • Celiachia
  • Ipotiroidismo
  • Sindrome dell’intestino irritabile
  • Ostruzione intestinale per la presenza di un tumore o di un polipo di grosse dimensioni
  • Effetti collaterali di alcuni farmaci
Cause non patologiche comuni Cause non patologiche comuni
  • Eccessivo consumo di frutta ed alimenti zuccherini
  • Eccessivo consumo di vegetali ed alimenti integrali
  • Insufficiente consumo di alimenti ricchi di fibra, come frutta, verdura e cereali integrali
  • Insufficiente apporto di liquidi
  • Sedentarietà

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Prostatite batterica ed abatterica: cause e cure dell’infiammazione della prostata

MEDICINA ONLINE Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo Roma PROSTATITE BATTERICA ABATTERICA PROSTATA Riabilitazione Nutrizionista Infrarossi Accompagno Commissioni Cavitazione Radiofrequenza Ecografia Pulsata  Macchie Capillari Ano Pene.jpgCon il termine “prostatite” (in inglese “prostatitis“) si intende l’infiammazione della prostata, ghiandola maschile che si trova sotto la vescica e annovera tra le sue funzioni la produzione di liquido seminale. Si stima che la prostatite colpisca fino al 14% della popolazione maschile, indipendentemente da età ed etnia.

Uomo e donna

Poiché le donne sono sprovviste della ghiandola prostatica, la prostatite è una infiammazione che può colpire esclusivamente il sesso maschile. Le donne possiedono delle microscopiche ghiandole periuretrali, definite ghiandole di Skene, site nell’area prevaginale in prossimità dell’uretra, ghiandole che sono considerate l’omologo della prostata e possono causare una sintomatologia simile.

Leggi anche: PSA totale e free alto: capire i risultati dell’esame e rischio di tumore alla prostata

Diversi tipi di prostatite

In base ai sintomi e ai test di laboratorio, il medico può quindi distinguere tra i seguenti tipi di prostatite:

  • La prostatite batterica acuta, è il tipo meno comune di prostatite, ma il più facilmente riconoscibile. Essa può colpire qualsiasi fascia d’età e di solito è causato da un’improvvisa infezione batterica, facile da diagnosticare a causa dei sintomi e dei segnali tipici. Si tratta di una grave infezione del tratto urinario associata spesso a febbre e brividi ed è spesso risolvibile con pochi accorgimenti naturali. La prostatite batterica acuta.
  •  La prostatite batterica cronica è simile alla prostatite batterica acuta, ma i sintomi si sviluppano gradualmente e sono meno invalidanti. Caratterizzata da infezioni ricorrenti del tratto urinario negli uomini, questa condizione può colpire qualsiasi fascia d’età, ma è più comune negli uomini giovani e di mezza età.
  • La prostatite abatterica, chiamata anche sindrome da dolore pelvico cronico, è il più comune tipo di prostatite. La causa esatta di questa condizione non batterica è ufficialmente sconosciuta, potrebbe tuttavia derivare da infezione persistente, da infiammazione e/o spasmi muscolari pelvici.
  • La prostatite infiammatoria asintomatica è una prostatite senza sintomi, nonostante l’infiammazione della prostata sia evidente dalle analisi mediche. La prova dell’infiammazione si ottiene tramite biopsie sul tessuto prostatico o campioni di urina, sperma e liquido prostatico.

Leggi anche: Mi alzo spesso di notte per urinare: quali sono le cause e le cure?

Prostatite: le cause più comuni

Come già accennato, le cause dirette di prostatite non sono ancora completamente note alla comunità medica. Alcuni casi di prostatite sono correlate ad infezioni precedenti di prostatite batterica acuta e cronica. Queste infezioni arrivano nella prostata dall’uretra, dal reflusso di urina “infetta” nei condotti della prostata. La prostatite batterica tuttavia non è contagiosa e non è una malattia a trasmissione sessuale. La prostatite cronica, o sindrome da dolore pelvico cronico, può invece essere causato da microrganismi atipici come la clamidia, o la micoplasma (che possono essere trasmesse per contatto sessuale) o può anche essere dovuto a una reazione chimica o immunologica di un problema iniziale o precedente all’infezione. Tutte le condizioni che peggiorano il flusso dell’urina sono ulteriori fattori di rischio: tra questi l’ipertrofia prostatica ed i calcoli renali. Un ruolo importante è poi da attribuire anche allo stimolo irritativo causato da regimi alimentari non corretti, così come da abitudini comportamentali quale l’uso di cicli e motocicli che possono alterare il normale funzionamento della ghiandola prostatica e del collo vescicale. Altre cause di infezione batterica possono includere:

  • un disordine del sistema immunitario;
  • un disturbo del sistema nervoso;
  • lesioni alla prostata o nella zona della prostata;
  • interventi alla prostata;
  • l’uso del catetere;
  • rapporti sessuali non protetti.

Sono inoltre considerati fattori di rischio:

  • infezioni della vescica o all’uretra;
  • traumi pelvici;
  • disidratazione;
  • l’HIV / AIDS;
  • stress psicologico;
  • caratteristiche genetiche che predispongono al problema.

Leggi anche: Ecografia prostatica transrettale: come si svolge, è dolorosa, a che serve?

Sintomi e segni della prostatite

Nelle forme acute il quadro tipico presenta:

  • febbre anche elevata;
  • disturbi urinari (minzioni frequenti, dolorose e difficili);
  • dolore localizzato alla prostata, alla bassa schiena o all’inguine.

Nelle forme croniche i sintomi si presentano in maniera più sfumata e variano di intensità nel tempo, con periodi di remissione e recidive. Essi possono comprendere:

  • dolore e/o bruciore durante la minzione;
  • sangue nelle urine;
  • difficoltà a urinare;
  • minzione frequente, soprattutto di notte;
  • dolore addominale, inguine o bassa schiena;
  • dolore nella zona tra lo scroto e il retto (perineo);
  • dolore o disagio del pene o testicoli;
  • disfunzione erettile;
  • dolore durante i rapporti.

Leggi anche: Tumore maligno della prostata (carcinoma prostatico): cause, sintomi e terapie

Trattamenti e cure per la prostatite

La cura della prostatite nelle sue fasi di esordio è molto più semplice ed efficace rispetto ai casi divenuti ormai cronici. Si rende quindi indispensabile anzi tutto un tempestivo esame dell’urina, per individuare il batterio responsabile dell’infezione, quindi la terapia sintomatica prevede l’uso combinato di:

  • antibiotici (indicati solo nel trattamento delle forme batteriche);
  • alfa-bloccanti, che aiutano a rilassare il collo della vescica e le fibre muscolari in cui la prostata si unisce alla vescica;
  • antidolorifici, come l’aspirina o ibuprofene;
  • altri trattamenti, come la terapia del calore con un dispositivo a microonde e farmaci a base di estratti di piante.

Nelle forme di prostatite acuta, soprattutto in presenza di complicanze, accanto alla terapia antibiotica può essere inoltre necessario sottoporsi a piccoli interventi chirurgici per il drenaggio degli ascessi o dell’urina. Nelle forme di prostatite cronica abatteriche non esistono invece schemi di trattamento ben definiti; così la terapia può includere l’utilizzo di antinfiammatori (se l’origine della condizione lo richiede), alfabloccanti (alfalitici), ma anche farmaci e trattamenti alternativi, abbinati ad interventi comportamentali. Possono essere così prescritti finasteride (che riduce l’incidenza di ritenzione acuta d’urina), alcuni integratori (saw palmetto o serenoa repens) ed una miglior gestione degli stress quotidiani abbinati a tecniche di rilassamento.

Leggi anche: Ipertrofia o iperplasia prostatica benigna: cause, sintomi e cure

Integratori alimentari per il benessere della prostata

Qui di seguito trovate una lista di integratori alimentari acquistabili senza ricetta, potenzialmente in grado di diminuire infiammazioni e bruciori e migliorare la salute della prostata:

Per approfondire:

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Come fare un clistere evacuativo: procedura semplice con enteroclisma

MEDICINA ONLINE ENTEROCLISMA PERETTA CLISTERE EVACUATIVO PULIZIA COLON INTESTINO STIPSI COSTIPAZIONE FECALOMA FECI DURISSIME PALLINE TAPPO DIGIUNO DEFECAZIONE DIARREA ODORE CIBO TEMPO ESIl clistere è una tecnica che permette l’iniezione di un liquido nell’ano con lo scopo principale di stimolare l’evacuazione, ma anche utile in caso di irregolarità intestinali e irritazioni della mucosa intestinale, preparazione ad intervento chirurgico o procedura d’indagine, fecalomi. Come fare un clistere con enteroclisma? Ecco la procedura sia da soli che in due.

Precisazione: in questo articolo descriviamo come fare un clistere tramite enteroclisma, l’apparecchio che vedete nella foto in alto, se cercate invece il metodo per fare il classico clistere con peretta oppure con microclisma, leggete:

Occorrente

Per praticare un clistere tramite enteroclisma, occorrono:

  • un kit nuovo per enteroclisma, acquistato in farmacia;
  • un paio di asciugamani o una traversa cerata o pannoloni usa e getta;
  • vasellina o gel ipoallergenico o un cucchiaino di olio di mandorle organico, olio di oliva o di cocco, per lubrificare l’ingresso della sonda;
  • guanti monouso in lattice o nitrile;
  • un litro di acqua distillata a temperatura corporea;
  • cestino per rifiuti biologici;
  • eventuale tampone per indagine microbiologica.

Avvertenze generali

  • Sarebbe opportuno evitare l’enteroclisma se si è soli: è opportuno che sia presente in casa una persona di fiducia, pronta a prestare aiuto in caso di necessità.
  • Acquistate materiale di alta qualità.
  • È preferibile che la procedura venga svolta a vescica vuota.
  • Fai attenzione alla temperatura della soluzione introdotta, dal momento che temperature troppo alte o troppo basse sono potenzialmente dannose. L’ideale è circa 35°: sarebbe importante testare con un termometro da bagno che la temperatura sia in un range compreso fra i 25 e i 38 °C.
  • Se durante la procedura fuoriesce sangue dall’ano, fermarsi immediatamente.

Avvertenze in ambiente sanitario

  • Quando tale procedura viene effettuata in ambiente sanitario, è necessario che l’infermiere o il medico spieghi al paziente la procedura prima di iniziare a farla, in modo che comprenda e gli dia un valido consenso.
  • Il clistere va effettuato nel mantenimento della privacy più elevata possibile.
  • E’ necessario continuare la sorveglianza del paziente anche al termine del clistere: non sappiamo la dimensione della massa fecale da espellere e se avviene in modo imponente c’è la possibilità di crisi lipotimiche, per cui meglio ridurre ai minimi termini il rischio di caduta in bagno.
  • Controllare periodicamente se il clistere ha avuto o non esito positivo, prendetene nota e comunicatelo al resto del team sanitario che si occupa di quel paziente.

1) Trova luogo confortevole

Se sei a casa e non in ambiente sanitario, trova un luogo confortevole per fare il clistere, come ad esempio il vostro bagno: una volta fatto il clistere potresti avere solo pochi secondi prima che il corpo decida di evacuare, quindi il bagno – o un posto ad esso vicino – può essere una ottima scelta.

2) Monta il kit

Apri la confezione del kit e montalo in base alle istruzioni incluse nella confezione. Solitamente nella confezione troverai:

  • una sacca per il liquido;
  • un gancio per appenderlo;
  • un tubo;
  • un tappo;
  • una sonda rettale.

3) Procedure iniziali

Lava le mani ed inserisci i guanti. Usa il lubrificante per lubrificare l’ano ed i primi centimetri della sonda del clistere. Inserisci l’acqua nel tubo eventualmente mescolata con altri liquidi curativi.

4) Procedura da soli

  1. Disponi gli asciugamani sul letto o per terra e sdraiati sulla schiena, con le ginocchia piegate verso il petto.
  2. Quando ti senti pronto, introduci la sonda nel canale anale per una lunghezza di circa 9 – 11 cm.
  3. Fermati se senti resistenza o dolore ed aggiusta lievemente l’angolazione finché non entra con facilità.
  4. Utilizza il morsetto sul tubo per aprire il flusso e controllare la quantità di liquido.
  5. Introduci il liquido lentamente.
  6. Ritira la sonda con delicatezza.
  7. Asciuga la zona perineale con un tampone di garza o con telini monouso.
  8. La procedura potrà ritenersi conclusa solo dopo aver trattenuto il clistere per 10-15 minuti prima di evacuare l’intestino, o per lo meno quanto più tempo ti sarà possibile. Durante questo periodo devi rimanere sdraiato, con le ginocchia piegate verso il petto, aiutandole con le braccia.
  9. Dopo aver trattenuto il liquido, siediti sul water e rilassati. Aspetta sino a che non riesci ad espellere acqua e feci.

5) Procedura in due

  1. E’ preferibile che il soggetto venga posizionato sul lato sinistro, con le ginocchia ben flesse e con i glutei vicino al bordo del letto.
  2. Successivamente va posizionata la traversa cerata al di sotto del paziente, se non dovesse essere autonomo avvalersi anche dell’ausilio di un pannolone.
  3. Quando il paziente si sentirà pronto, introdurre la sonda nel canale anale, mentre si tiene alzato il gluteo destro con la mano libera.
  4. Lentamente bisognerà introdurre la sonda per una lunghezza di circa 9 – 11 cm.
  5. Fermati se senti resistenza o dolore e aggiusta lievemente l’angolazione finché non entra con facilità.
  6. Utilizzare il morsetto sul tubo per aprire il flusso e controllare la quantità di liquido.
  7. Introdurre il liquido lentamente.
  8. Ritirare la sonda con delicatezza ed asciugare la zona perineale con un tampone di garza o con telini monouso.
  9. La procedura potrà ritenersi conclusa solo dopo aver chiesto al paziente di trattenere il clistere per 10-15 minuti prima di evacuare l’intestino, o per lo meno quanto più tempo gli sarà possibile, stando sdraiato sul letto.

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Perché vengono i pidocchi, come riconoscerli ed eliminarli

MEDICINA ONLINE PIDOCCHIO TESTA CAPELLI PEDICULOSI PEDICULUS HUMANUS CAPITIS DEL CAPO PTHIRUS PUBIS PIATTOLA CORPORIS CORPO PELLE PARASSITA.jpgLa pediculosi è una fastidiosa infestazione che ogni anno colpisce moltissime persone, soprattutto i bambini in età scolare (da circa 3 a 11 anni) ma anche le loro famiglie, dato che hanno maggiori occasioni per essere vicini e avere contatti. Generalmente la pediculosi colpisce maggiormente le bambine, dato che in generale hanno i capelli lunghi. Il parassita alla base di questo fastidioso disturbo è il pidocchio: un essere di minuscole dimensioni, al massimo 1 mm, che depone le sue uova facendole aderire molto efficacemente sul fusto dei capelli. I pidocchi non possono vivere per più di due o tre giorni al di fuori della testa di un essere umano ed esistono da milioni di anni; si riproducono e vivono passando dalla testa di una persona a quella di un’altra. Tuttavia, anche un pidocchio che si è allontanato da diverse ore dalla testa di un individuo può salire su un altro e infestarlo. Il pidocchio adulto ha un colorito marroncino chiaro oppure grigiastro-bianco, mentre le uova deposte, chiamate lendini, si presentano come minuscoli punti gialli o marrone chiaro.

Chi ha i pidocchi tende ad isolarsi e la vergogna di averli è molto grande perchè si ha paura di essere giudicati da altre persone: anche per questo motivo è importante rassicurare il bambino e usare subito i prodotti appositi per eliminare tutti i parassiti rapidamente.

Perché vengono i pidocchi?

Anche dopo che le lendini si sono schiuse, di solito sui capelli rimangono dei piccoli pezzi di guscio di colore chiaro o bianco, che potete vedere osservando con attenzione (Molte persone possono facilmente confondere i gusci vuoti con la classica forfora). Contrariamente a quanto si pensa la maggior parte delle persone, i pidocchi non sono capaci di saltare da una testa all’altra, né tantomeno di volare o nuotare; sono tuttavia degli eccellenti scalatori e nel caso la vostra testa entrasse in contatto con quella di un individuo infestato oppure con qualche oggetto che è stato in contatto con essa (come un cuscino o un semplice pettine) allora molto probabilmente i pidocchi si abbarbicheranno sulla vostra testa.

Leggi anche: Perché viene la forfora? Cure mediche, rimedi casalinghi e prevenzione

Ciclo vitale del pidocchio

Il ciclo di vita completo del pidocchio si aggira sui due mesi circa: le uova appena depositate impiegano circa otto o nove giorni per schiudersi e dare vita alle ninfe (ovvero i giovani pidocchi). Le ninfe diventano pidocchi adulti dopo un periodo che va da 9 a 12 giorni; a questo punto, la loro vita si concluderà dopo circa trenta giorni e la deposizione di più di 80 uova. I pidocchi si nutrono pungendo il cuoio capelluto e aspirando il sangue che circola all’interno; al suo posto iniettano una sostanza liquida che provoca il caratteristico prurito, classico sintomo dell’infestazione. Ma quali sono i motivi per cui si contraggono i pidocchi? Vediamoli e contemporaneamente sfatiamo qualche mito.

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Sei verità sui pidocchi

1) Non è vero che i pidocchi compaiono solo su persone molto sporche: è stato anzi dimostrato che tendenzialmente preferiscono i capelli puliti. Tuttavia, una buona igiene personale è buona norma per garantire la prevenzione della pediculosi.

2) Probabilmente siete entrati in contatto con una persona affetta da pediculosi (un bacio sulla guancia è sufficiente) e avete dato modo ai pidocchi di arrampicarvi sui vostri capelli, oppure siete entrati in contatto con qualche effetto personale dell’individuo (per esempio, avete dormito sul suo letto oppure avete indossato un suo cappello).

3) Se vostro figlio ha contratto i pidocchi a scuola, il contagio potrebbe essere avvenuto quando il bambino ha appeso la sua giacca sull’attaccapanni vicino a quelle dei compagni, presumibilmente anche quella del soggetto affetto da pediculosi.

4) Non esistono prodotti che, applicati, prevengono l’insorgenza della pediculosi. Allo stesso tempo, nessuno dei prodotti contro i pidocchi attualmente in vendita riesce ad eliminare completamente tutte le uova: di conseguenza, occorrerà comunque analizzare attentamente la capigliatura dopo il trattamento e nei giorni successivi. (Ricordo da bambino utilizzavo uno shampoo denominato MOM che è stato molto efficiente ma solo dopo 3 giorni di utilizzo continuativo).

5) Non è vero che gli animali domestici possono essere veicolo di contagio per i pidocchi: i parassiti che possono vivere sul vostro amato cane o gatto non potrebbero vivere su di voi, e viceversa.

6) Le infestazioni di solito sono causate da una scarsa attenzione da parte dei genitori nei confronti dei loro bambini. Invece di intervenire soltanto quando vostro figlio accusa prurito alla testa, controllate periodicamente i suoi capelli con la lente d’ingrandimento. In questo modo si potranno prendere tutte le misure necessarie in tempo, prima che il bambino contagi altre persone.

Leggi anche: Piattole: cosa sono, si vedono, quanto durano, come eliminarle?

Sintomi e segni della presenza dei pidocchi

Il prurito causato dai pidocchi è il sintomo principale della loro presenza. Il prurito si fa più intenso specialmente di notte e ciò può provocare una fastidiosa insonnia. La peducolosi provoca arrossamento cutaneo, specialmente vicino alle orecchie e sulla nuca. In presenza di questi sintomi è necessario ispezionare attentamente il cuoio capelluto aiutandosi con un pettine a denti fitti e una lente d’ingrandimento: ciò vi aiuterà ad individuare i parassiti tra i capelli.

Come eliminare definitivamente i pidocchi?

Per eliminare i pidocchi, vi consigliamo di:

  • lavare e igienizzare cuscini, panni, lenzuola, capelli e pettini a 60 gradi per minimo 15 minuti;
  • tagliare i capelli molto corti (a zero se possibile, con un tagliacapelli elettrico se avete vergogna ad andare dal barbiere);
  • utilizzare uno shampoo apposito per trattare i pidocchi;
  • utilizzare una spazzola apposita per trattare i pidocchi;
  • spazzare e dare l’aspirapolvere e moccio in tutta la casa disinfettando i pavimenti.

Alcuni tipi di olii essenziali per capelli possono diminuire ma non eliminare definitivamente i pidocchi. L’olio è capace di soffocare i pidocchi giovani e adulti ma non le uova. Qualsiasi trattamento (shampoo compreso) dovrà essere ripetuto nuovamente dopo 1 settimana per uccidere le eventuali uova dei pidocchi.

Altri tipi di pidocchio

In questo articolo, si è parlato del Pediculus humanus capitis denominato in italiano “pidocchio del capo”, tuttavia esistono altre specie di pidocchi che vivono su altre parti del corpo umano:

  • Pediculus humanus corporis (Pidocchio del corpo): cammina su tutto il corpo e si nutre di sangue pungendo continuamente l’ospite. Lo si trova in condizioni di scarsa igiene o sovraffollamento di persone.
  • Pthirus pubis (Pidocchio del pube): è il pidocchio denominato “piattola”, famoso per colonizzare le zone intime.

Prodotti contro i pidocchi

I migliori prodotti per eliminare definitivamente i pidocchi, consigliati dal nostro Staff di esperti:

Continua la lettura con: Come trovare ed eliminare facilmente i pidocchi?

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Lingua nera villosa: cause, diagnosi e terapie

MEDICINA ONLINE LINGUA NERA VILLOSA CAUSE DIAGNOSI TERAPIE BLACK TONGUE.jpgCon “lingua nera villosa” si intende un’anomalia della lingua, caratterizzata dalla presenza di propaggini villose di variabile lunghezza sul dorso della lingua. Inizialmente quella che si presenta come una lesione bianca, diviene nera con l’accumulo di pigmenti esogeni contenuti in sostanze quali il caffè, prodotti di combustione del tabacco non rimossi con una soddisfacente igiene orale.

Aspetto della lingua nera villosa

Sulla superficie della lingua nera villosa si presenta la caratteristica ipercheratosi delle papille filiformi. Oltre ai tipici colori scuri sono stati riscontrati casi anche di macchie gialle e verdi.

Cause

La comparsa della macchia scura è data batteri cromogeni, ma vi sono anche altre cause, di diversa forma, fra le più comuni il consumo prolungato del fumo, o determinati cibi o ancora caffè, utilizzo di farmaci a terapia cronica (soprattutto bismuto), igiene orale insoddisfacente, pazienti con HIV, AIDS e diabete.

La lingua nera si osserva anche nei soggetti che si sottopongono a chemio- o radioterapia per il trattamento di varie forme di cancro alla testa e del collo.

Una mucosa verdognola o marrone scuro con filamenti che assomigliano a peli si manifesta anche in presenza di un’affezione orale benigna ed autolimitante, nota come lingua villosa nigra. In tale contesto, le papille filiformi risultano anormalmente ipertrofiche ed allungate sulla superficie della lingua, quindi tendono ad intrappolare residui di cibo e microrganismi, i quali tendono a proliferare eccessivamente. Questa condizione favorisce l’infezione di un fungo, l’Aspergillus niger, che può svilupparsi quando la flora batterica orale risulta alterata. Fattori che favoriscono la lingua villosa nigra sono l’uso prolungato di antisettici locali o di antibiotici a largo spettro, la salivazione scarsa, la secchezza cronica della bocca (xerostomia), l’igiene orale insoddisfacente e gli stati di immunodeficienza.

Leggi anche: Il mio alito odora di feci: cause, quando è pericoloso e rimedi

Antibiotici e lingua nera

Nel caso in cui si presenti un soggetto con lingua nera in seguito ad una cura con antibiotici, è facile pensare che le cause che hanno provocato il cambiamento di colore della lingua siano proprio riconducibili all’uso di questi farmaci: gli antibiotici, infatti, distruggendo la naturale flora batterica, favoriscono un’anomala crescita di funghi. La colonia fungina potrebbe quindi attaccare le papille linguali, che diventerebbero ipertrofiche. Ecco spiegato il meccanismo che porta alla formazione della lingua nera. Anche nel fumatore, molto spesso, si verifica una condizione di questo tipo, in seguito ad una diminuzione delle normali cellule di difesa del cavo orale: la lingua diventa quindi più sensibile ad un attacco esterno.

Diagnosi

È molto semplice diagnosticare questo disturbo, nonché capire che si soffre di “lingua nera”: occorre semplicemente osservare la parte interessata e, nel caso in cui si presentino delle macchie scure, ci si trova davanti proprio a questo problema. Le macchie, comunque, possono essere sia sparse sulla superficie della lingua, sia raggruppate in un unico punto.

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Terapia

La terapia deve essere organizzata in base alla causa scatenante. Solitamente occorre eliminare il fattore irritante (fumo, alcool, caffè ecc), è utile spazzolare la lingua con uno spazzolino da denti non in modo energico, ma sicuramente con molta cura, per eliminare il materiale che si deposita tra i villi. Non è una patologia maligna, ma è bene trattarla con antimicotici, bicarbonato e collutori a base di acqua ossigenata, evitare la clorexidina. È utile usare degli integratori alimentari multivitaminici, poiché l’insorgenza di tale patologia è stata collegata alla carenza di vitamine A, C, E e Zinco.

I migliori prodotti per l’igiene orale

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Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo
Direttore dello Staff di Medicina OnLine

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Il mio alito odora di feci: cause, quando è pericoloso e rimedi

MEDICINA ONLINE UOMO TRISTE DOLORE MAL DI TESTA PENSIERI DEPRESSIONE STANCHEZZA STANCO BRUTTOLa presenza di odore di feci che fuoriesce dalla bocca del paziente è sempre un segno pericoloso ed una condizione di urgenza addominale per il paziente. E’ facile che il medico pratico si imbatta nel paziente con odore fecaloide, specie se anziano, paziente che può presentare ostruzione del tratto intestinale, in genere più o meno basse. Compare allora il vomito,  tardivamente se le lesioni sono nel colon, per esempio delle masse tumorali.. L’odore fecale dell’alito di solito accompagna il vomito fecale che si associa a un’ostruzione intestinale prolungata o a fistola gastrodigiunocolica. Esso rappresenta un importante segno tardivo di una patologia gastrointestinale potenzialmente letale, poiché l’ostruzione completa di qualunque segmento intestinale, se non viene trattata, può causare morte, dopo ore dalla comparsa di collasso vascolare e shock.

Quando un intestino ostruito o adinamico tenta di decomprimersi spontaneamente rigurgitando il suo contenuto, vigorose onde peristaltiche rimandano il contenuto intestinale indietro, verso lo stomaco. Lo stomaco pieno di liquido intestinale, a sua volta, spinge il contenuto verso l’alto, provocando il vomito. L’odore di vomito fecale persiste nella bocca. L’odore fecale dell’alito si può riscontrare anche nei pazienti con un sondino nasogastrico o intestinale. L’odore è percepibile solo finché persiste la patologia sottostante e si attenua subito dopo la sua risoluzione.

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Interventi urgenti

Poiché l’odore fecale dell’alito può segnalare un’ostruzione intestinale potenzialmente molto grave e – in alcuni casi – letale, si devono rapidamente valutare le condizioni del paziente. Controllare i parametri vitali e porre attenzione ad eventuali segni di shock, come ipotensione, tachicardia, riduzione della pressione del polso, cute fredda e asciutta. Chiedere al paziente se ha nausea oppure se ha vomitato. Valutare la frequenza del vomito così come colore, odore, quantità e consistenza. Raccogliere il vomito, per poterlo accuratamente misurare. Prepararsi a inserire un sondino nasogastrico oppure intestinale, per decomprimere il tubo digerente.

In previsione di un eventuale intervento chirurgico, per rimuovere un’ostruzione o riparare una fistola, il paziente deve eliminare tutti i cibi e i liquidi. E’ importante per il medico:

  • Ottenere un campione ematico ed inviarlo in laboratorio per eseguire emocromo completo e dosaggio degli elettroliti, poiché cospicue perdite di liquidi possono indurre squilibri elettrolitici.
  • Mantenere un’adeguata idratazione e supportare il circolo con ulteriori liquidi.
  • Controllare l’equilibrio acido-base del paziente e somministrare soluzioni come il Ringer lattato, soluzione fisiologica, prevenire l’alcatosi metabolica da perdite gastriche e l’acidosi metabolica da perdite intestinali.

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Alito fecaloide: quali possono essere le cause?

di seguito riporto una serie di possibili cause di alito di tipo fecale:

  1. Ostruzione distale dell’intestino tenue. Nella fase tardiva dell’ostruzione, è presente nausea, anche se il vomito può essere ritardato. All’inizio, il vomito è di contenuto gastrico, quindi diviene di tipo biliare, seguito da contenuto fecale con conscguente odore fecale dell’alito. Sintomi di accompagnamen­to possono includere dolenzia generalizzata, malessere, vertigini e polidipsia. Le modifica­zioni intestinali (dalla diarrea fino alla stipsi), sono accompagnate da distensione addomi­nale, dolore epigastrico persistente o dolore tipo colica periombelicale. rumori intestinali iperaltivi e borborigmi; quando l’ostruzione diventa completa, la peristalsi diventa ipoatti­va o assente. Febbre, ipotensione, tachicardia e dolorabilità di rimbalzo, possono indicare strozzamento o perforazione.
  2. Fistola gastrodigiunocolica. In questa patologia, i sintomi possono essere variabili e intermittenti, a causa della chiusura transi­toria della fistola. Si può avere vomito fecale con conseguente odore lecale dell’alito, ma il più comune segno di esordio è la diarrea, spesso accompagnata anche da dolore ad­dominale. I reperti gastrointestinali correla­ti comprendono anoressia, calo ponderale, distensione addominale, e a volte, grave malassorbimento.
  3. Ostruzione intestinale del colon. All’inizio, il vomito è in genere assente, ma il vomito fecale con conseguente odore fecale dell’ali­to, si può manifestare tardivamente. General­mente, i segni si sviluppano più lentamente rispetto alle ostruzioni dell’intestino tenue. Si ha la brusca comparsa di dolore addominale tipo colica, seguito da dolore ipogastrico persistente. Si hanno marcata distensione addominale e dolorabilità e le anse coliche possono essere visibili attraverso la parete addominale. Anche se si sviluppa stipsi, la defecazione può continuare fino a 3 giorni dopo la completa ostruzione, a causa delle feci rimaste nel tratto di intestino, sottostante la lesione. La fuoriuscita di feci è frequente nelle ostruzioni parziali.

Terapie

Non esiste un solo tipo di trattamento che risolva tutti i casi di vomito fecaloide: le cure dovranno essere impostate dal medico in base alla causa a monte che hanno determinato la comparsa di alito fecaloide. In alcuni casi poterebbe rendersi necessario anche un intervento chirurgico.

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Crisi di mezza età maschile: sintomi, quanto dura, depressione

MEDICINA ONLINE UOMO IMPOTENZA DISFUNZIONE ERETTILE SESSO ANDROPAUSA CRISI DI MEZZA ETA QUANTO DURA SINTOMI DEPRESSIONE COPPIA AMORE MATRIMONIO PENE SESSUALITALa crisi di mezza età viene comunemente identificata con una serie di stereotipi legati ad azioni “sconsiderate” come, per esempio, licenziarsi dal posto di lavoro in modo impulsivo, comprare una macchina sportiva o lasciare il coniuge. Per anni, la crisi di mezza età ha evocato questo repertorio di luoghi comuni. Oggi, invece, non viene più definita come crisi, bensì transizione di mezza età. Gli esperti di salute mentale affermano che il termine crisi, infatti, spesso è inappropriato, perché sebbene questa fase della vita possa essere caratterizzata da grave depressione, può anche rappresentare un periodo di grande crescita interiore. Ciò che è importante realizzare è quando questa transizione rischia di trasformarsi in depressione, in modo da poter chiedere aiuto a chi di dovere.

Leggi anche: Crisi di mezza età maschile: come superarla?

Definizione di “crisi di mezza età”

A partire dagli anni ’80, il termine “crisi di mezza età” ha acquisito molta importanza in ambito scientifico, soprattutto da parte degli studiosi dello sviluppo e delle transizioni della personalità adulta. Non è mai stata catalogata come una formale categoria diagnostica. Inoltre, l’età in cui può presentarsi la crisi di mezza età è variabile. Essa, infatti, dipende dal soggetto e in parte da fattori come, per esempio, l’aspettativa di vita dell’individuo. La crisi di mezza età è comunque un periodo della vita di un uomo – ma può interessare anche la donna, seppur in maniera lievemente minore – in cui il fisiologico decadimento fisico ed intellettivo porta il soggetto a non sentirsi più in grado di reggere i ritmi lavorativi, sociali, sessuali di quando era più giovane, fatto che viene accettato con estrema difficoltà dalla maggioranza degli uomini e che può portare ad una vera e propria depressione. Il risultato di queste considerazioni equivale ad una forte frattura nella mente maschile e ad una conseguente ricerca di fuga. La prima cosa ad esser messa in discussione è il rapporto di coppia: il desiderio sessuale cala, la moglie o compagna viene vissuta come la materializzazione del tempo che avanza e quindi come fonte d’angoscia. L’insoddisfazione comincia a farsi sentire con atteggiamenti di “evitamento”: si cercano interessi fuori delle mura domestiche, si tira tardi con gli amici, si cerca in ogni modo di sentirsi più giovani e di mettersi alla prova per provare a sé stessi di “essere ancora in grado di”. Gli atteggiamenti estremi sono le relazioni con donne molto più giovani, l’acquisto di moto o auto sportive, il rinnovo del guardaroba, del linguaggio, del taglio/tintura di capelli, della musica ascoltata: tutto nella disperata ricerca di una nuova giovinezza.

Leggi anche: Differenza tra la crisi di mezza età maschile e femminile

Crisi di mezza età negli uomini: quanto dura?

La crisi di mezza può comparire, come già prima accennato, in un arco temporale piuttosto ampio che va dai 40 ai 50 anni. Secondo alcuni studi la data “precisa” nella quale questa condizione si manifesta, sia 53 anni, anche se chi scrive pensa sia sbagliato ridurre l’arco temporale in una data così specifica. La crisi di mezza età maschile ha una durata estremamente variabile: solitamente i sintomi possono durare alcuni mesi fino anche a svariati anni.

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Cause della crisi di mezza età negli uomini

Qualsiasi sia il termine utilizzato (crisi o transizione), di norma questa fase tende a verificarsi in concomitanza con eventi particolarmente significativi della vita, tra cui la laurea del figlio più giovane oppure la nascita di un nipotino che annuncia l’inizio di una nuova fase della vita. Anche la morte dei propri genitori, che mediamente avviene quando si hanno circa 50 anni, può essere un evento in grado di influenzare la propria percezione delle cose, facendo pensare all’uomo di essere “il prossimo della lista“. Qualsiasi evento che può ricordarci che “il tempo passa”, anche semplicemente ascoltare una canzone della propria infanzia e rendersi conto che è di quarant’anni fa, può scatenare sentimenti malinconici ed introdurre la crisi. Secondo alcuni psicologi in realtà, la causa di una crisi di mezza età, vanno ricercate in come ci si “sente dentro”: si invecchia se ci si sente vecchi. Insomma, tralasciando eventuali patologie, la crisi di mezza età dipenderebbe solamente da una errata percezione di tipo psicologico e legata alla personalità piuttosto che ad un vero e proprio calo fisico. Anche se va detto che grazie all’allungamento della vita ed al miglioramento delle condizioni generali vi è un minore “attaccamento” alle questioni anagrafiche, di ogni sorta.

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I sintomi della crisi di mezza età

Quelli che possiamo definire i sintomi della crisi di mezza età sono evidenti e facilmente riconoscibili. Il primo segno è quello di trovarsi a disagio nel non capire le nuove generazioni e lamentarsi che “i giovani sentono musica e vedono film stupidi”, sviluppare frustrazione verso le innovazioni ed una maggiore dipendenza dai riposini pomeridiani. Come dicevamo piccoli ma indicativi cambiamenti, e sottolineiamolo ancora, sentirsi vecchi è la prima via per invecchiare sul serio. Tra gli altri sintomi, possiamo trovare l’odio – mai provato prima – per i luoghi affollati e rumorosi, il focalizzarsi sui propri dolori alle articolazioni ed avere la tendenza a parlarne sempre in pubblico, sviluppare delle piccole manie o ossessioni che prima non avevate (es: giardinaggio o la cura di qualche animale domestico in particolare, dimenticare i nomi delle persone, perdere di vista oggetti importanti come le chiavi di casa e dell’auto. O ancora lamentarsi di tutto e tutti e ricercare ossessivamente prodotti anti-invecchiamento come cosmetici ed integratori. Altro sintomo è pensare sempre al passato con malinconia e credere che ormai i momenti più belli della vita sono già stati vissuti e persi. Infine può nascere una sorta di invidia – prima mai provata – per le generazioni più giovani, con idee ossessive sul tipo “se fossi io al posto di quel giovane, mi divertirei molto di più di lui”.

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La crisi di mezza età come normale fase della vita

La transizione di mezza età è sempre più vista come una fase normale della vita. La rinomata “teoria dello sviluppo della personalità adulta” del celebre e stimato psicologo Daniel Levinson prevede che tutti gli adulti nel corso delle loro vite passino attraverso una serie di fasi. Il punto focale di questa teoria è la struttura della vita individuale, che viene descritta come il modello base della vita di una persona in un determinato momento. Per molte persone, questa struttura coinvolge principalmente famiglia e lavoro, ma può anche includere, per esempio, religione e condizione economica. Secondo questa teoria, la transizione di mezza età è semplicemente un’altra normale transizione verso una diversa fase della vita.

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Rivalutare priorità ed obiettivi

Le donne, sentendo di aver ormai cresciuto i loro figli, possono esprimere il desiderio di tornare a studiare, anche se hanno lavorato in passato, basando questa nuova esigenza sul fatto che ora sono libere di fare ciò che vogliono. Si sentono, quindi, in grado di realizzare quei sogni che avevano deciso di abbandonare per dare priorità alle responsabilità familiari. Gli uomini, invece, potrebbero entrare più in contatto con il loro lato femminile. In questo caso, tenderanno a svolgere attività come cucinare, pittura (o qualsiasi altra disciplina creativa) oppure volontariato con i bambini. Le donne di mezza età possono diventare più “egoiste”, pur valorizzando l’importanza delle relazioni interpersonali. Sentono di aver già “pagato i loro debiti” verso la vita e potrebbero anche non essere disposte a fungere da baby sitter ai loro nipotini ogni volta che verrà loro chiesto di farlo.

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Crisi di mezza età: depressione o crescita interiore?

La transizione di mezza età per alcuni può essere illuminante, per altri difficile. Il modo con cui viene affrontata questa fase della vita dipende da una serie di fattori, tra cui il sostegno del partner e delle persone care. La Dottoressa Joan R. Sherman, terapeuta matrimoniale e familiare, ricorda il caso di una donna che si recò nel suo studio per un consulto. La donna in questione aveva quasi 50 anni, era sposata con un uomo che aveva la sua stessa età e che per tutta la durata del loro matrimonio era spesso in viaggio per lavoro. La continua assenza del marito la rese l’unica responsabile dell’educazione dei figli. Prima di diventare madre era un’infermiera, ma rinunciò alla sua carriera per essere genitore a tempo pieno. Quando i figli creberro e se ne andarono di casa, la donna domandò a sé stessa “e adesso?”. Sentiva di aver perso la sua identità. Il marito, che ebbe modo di parlare con la Dottoressa Sherman, cominciò a preoccuparsi dopo aver visto la moglie piangere e non dormire per un’intera settimana. La volta successiva che Sherman vide la donna nel suo studio, le offrì un’alternativa: “…Lei non sta perdendo la sua identità, ora ha l’opportunità di crearne una nuova”. Certo, il ruolo genitoriale della donna era cambiato, ma ora aveva molte meno responsabilità e questo le avrebbe permesso di sviluppare una nuova immagine di sé stessa. Questa alternativa piacque molto alla donna e la settimana successiva l’incontro si recò all’università per vagliare le opzioni disponibili.

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La crisi di mezza età si può trasformare in depressione

Non tutti sono in grado di affrontare la transizione di mezza età con scioltezza e facilità. E’ necessario, quindi, essere consapevoli dei sintomi che caratterizzano la depressione, come:

  • cambiamento delle abitudini alimentari;
  • cambiamento delle abitudini legate al sonno ed insonnia;
  • stanchezza cronica;
  • pessimismo;
  • senso di disperazione;
  • irrequietezza;
  • ansia;
  • irritabilità;
  • senso di colpa;
  • senso di impotenza o di inutilità;
  • perdita di interesse nelle attività un tempo considerate piacevoli;
  • pensieri autolesivi e suicidari;
  • dolori fisici come mal di testa o disturbi gastrointestinali che non rispondono al trattamento.

Integratori alimentari consigliati

Qui di seguito trovate una lista di integratori alimentari acquistabili senza ricetta, potenzialmente in grado di migliorare la prestazione sessuale sia maschile che femminile a qualsiasi età e trarre maggiore soddisfazione dal rapporto, aumentando la quantità di sperma disponibile, potenziando l’erezione e procurando un aumento di libido sia nell’uomo che nella donna:

Crisi di mezza età diventata depressione, cosa fare?

Se pensi che la tua crisi di mezza età sia in realtà la spia di una depressione, il primo passo è quello di rivolgersi ad un professionista della salute mentale. La terapia comportamentale o la talk therapy (terapia del dialogo), così come la prescrizione di farmaci antidepressivi (come gli SSRI) possono contribuire a trattare la depressione anche clinica. In uno studio pubblicato sul Journal of Consulting and Clinical Psychology, i ricercatori dell’Università di Stanford hanno messo a confronto farmaci, terapia del dialogo o la combinazione di entrambi su più di 656 persone che soffrivano di depressione cronica. Hanno scoperto che la combinazione di entrambi gli elementi, ovvero farmaci e terapia del dialogo, comportava una più rapida e completa remissione della depressione cronica. Nel caso in cui la depressione sia di lieve entità, un approccio singolo può essere sufficiente.

Se credi di avere un problema di crisi di mezza età, di crisi di coppia o di disfunzione erettile di origine psicologia, prenota la tua visita e, grazie ad una serie di colloqui riservati, riuscirai a risolvere definitivamente il tuo problema.

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