I libri per prepararsi al test di ingresso di medicina, odontoiatria, veterinaria e professioni sanitarie

MEDICINA ONLINE EMILIO ALESSIO LOIACONO MEDICO SCUOLA STUDENTI UNIVERSITA STUDIARE LAUREATISiete agli sgoccioli per i test d’ingresso universitari settembrini? Arrivati all’ultimo giorno di agosto io suppongo (anzi spero per voi) che avete già studiato a fondo tutte le materie che riguardano i test, ma per chi all’ultimo minuto voglia un aiuto in più, riassumiamo tutti i manuali dove trovare non solo la teoria della disciplina scelta, ma anche tanti quiz e software di simulazione delle prove, per esercitarsi.

Le proposte più valide sono quelle dei principali editori specializzati nei manuali di preparazione ai test universitari, da Hoepli ad Alphatest o Editest, o le storiche edizioni Simone, ma anche l’editore UnidTest e Neldiritto.

Per gli aspiranti veterinari, infatti (prova di ammissione il 3 settembre, ci siamo!) c’è il volumone Hoepli “10001 quiz per entrare in Università. Medicina, odontoiatria, veterinaria”. Altrimenti, il classico “Editest 1. Teoria, Medicina, odontoiatria, veterinaria. Per la preparazione ai test di ammissione. Con software.” Dello stesso editore ci sono anche gli “Editest1. Esercizi con software di simulazione delle prove”.

Leggi anche: Al via i test di ingresso per la facolà di Medicina: sei favorevole o contrario al numero chiuso?

Si tratta in questo caso, come si vede, anche di testi validi per per quanto riguarda i test per Medicina e Chirurgia e Odontoiatria e Protesi Dentaria in lingua italiana, che si svolgeranno il 9 settembre. Da prendere in considerazione per queste facoltà c’è poi “Come esercitarsi al test. Per gli esami di ammissione a medicina odontoiatria veterinaria e ai corsi di laurea in biologia, biotecnologie, farmacia, CTF” edito da Neldiritto.it.

Si tratta di un volume in cui le domande sono suddivise per argomenti e livello crescente di difficoltà dei diversi quesiti, che sono accompagnati dalle soluzioni e da un breve commento. A complemento, c’è anche, con lo stesso titolo e stesso editore, “Come superare il test” che riporta anche “le tecniche per azzardare una risposta anche in assenza di certezza; le tecniche di gestione del tempo”.

Leggi anche: Come funziona la nostra memoria e come facciamo per aumentarla: guida per prendere trenta e lode agli esami universitari

Per chi vuole lavorare nello specifico sui test di logica, presenti nei quiz per accedere alle facoltà citate, c’è poi “Test ammissione. Logica per medicina, odontoiatria e veterinaria. Teoria e quiz commentati. Con software di simulazione”, delle edizioni Simone, oppure “Test di logica e cultura generale. Per l’ammissione a medicina, odontiotria, veterinaria, biotecnologie, professioni sanitarie” (Alphatest).

Una certezza per quanto riguarda i Corsi di laurea delle professioni sanitarie (test d’ingresso alle porte, il 4 settembre) è lo Hoepli test “Prove simulate. Professioni Sanitarie”. Altrimenti ancora una volta c’è l’”Editest 2. Teoria. Professioni sanitarie” e sempre “Editest 2- Professioni sanitarie gli Esercizi” , entrambi corredati di software di simulazione. Editest fra l’altro è anche editore dei “5000 quiz” corredati di glossario (“EdiTEST 5000 quiz. Con glossario per le professioni sanitarie. Per la preparazione ai test di ammissione”).

Altrimenti da prendere in considerazione ci sono anche i “3000 quiz per l’ammissione ai master e alle lauree magistrali in scienze infermieristiche e ostetriche, professioni sanitarie” edito da Alphatest, oppure “UnidTest 2. Manuale di teoria-Glossario per professioni sanitarie. Manuale di teoria per i test di ammissione”, dell’editrice UnidTest, appunto, che pubblica anche “Unidtest2. L’Eserciziario commentato per professioni sanitarie. Per i test di ammissione alle lauree triennali professioni sanitarie”.

Chiudo dicendovi che il testo con cui sono riuscito a passare io il test per medicina era sicuramente dell’UTET, però sinceramente non mi ricordo il titolo, quel che mi ricordo è che gli Alphatest mi erano risultati veramente troppo facili mentre invece il testo dell’UTET era molto complesso ma sicuramente è stato molto più utile! C’è da dire che l’ultimo anno di liceo anzichè studiare greco, latino, storia dell’arte e le altre materie scolastiche, io ho passato quasi l’intero anno studiando solo le materie della prova di ammissione a medicina. Un libro di test piuttosto che un altro non può fare molto per voi nel caso in cui vi manchino le basi!

Auguro un enorme in bocca al lupo, specialmente agli apiranti futuri colleghi medici!

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Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo
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La depressione post-parto colpisce non solo le madri, ma anche i papà

MEDICINA ONLINE EMILIO ALESSIO LOIACONO MEDICO BAMBINO FIGLI GENITORI MAMMA PAPA MADRE PADRE PASSEGGIATA MANO AMORESecondo uno studio britannico della Oxford University, pubblicato sul Journal Psychological Medicine, una percentuale che oscilla tra il 4 e il 5 per cento dei maschi che hanno appena avuto un figlio soffre di depressione post-natale, contro il dieci per cento delle neo-mamme. I papà del terzo millennio si prendono oneri e onori di un nuovo modo di essere genitori che, ormai da tempo, stanno vivendo ed esplorando. Papà che cambiano i pannolini, che giocano, che danno le pappe e che cantano la ninnananna. Papà che si svegliano la notte, che cullano, che massaggiano il pancino e che danno lo sciroppo. Papà che ridono e che fanno le vocine, che si prendono il congedo parentale, ma anche papà depressi, troppo stanchi, scarichi e caricati da un eccesso di responsabilità che li fa entrar a pieno titolo in quella condizione di depressione post-parto che era un tempo a esclusivo appannaggio femminile.

Continua la lettura su https://www.corriere.it/salute/12_aprile_13/depressione_post_parto_padri_dipasqua_54abfd94-8555-11e1-8bd9-25a08dbe0046.shtml

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Quanto è normale ingrassare in gravidanza?

MEDICINA ONLINE GRAVIDANZA INCINTA DIABETE GESTAZIONALE FETO PARTO CESAREO DIETA FIBRA GRASSI ZUCCHERI PROTEINE GONFIORE ADDOMINALE MANGIARE CIBO PRANZO DIMAGRIRE PANCIA PESO INTESTINO DDurante la gravidanza il peso della futura mamma ovviamente aumenta. Ma quali sono i limiti fisiologici di questo aumento? Quale è insomma il peso che non si deve superare?
Il riferimento è l’indice di massa corporea (a questo link la tabella per calcolarlo) che avevi nel momento del concepimento.

Queste le linee guida internazionali più recenti:

1) Se al momento del concepimento eri normopeso (indice di massa corporea tra 18.5 e 25) si dovrebbe aumentare in tutto dagli 11 ai 15 Kg circa. L’aumento di peso andrebbe distribuito nel seguente modo: da o,5 Kg a 2 Kg nel primo trimestre e poi circa 0,5 Kg a settimana per i restanti due trimestri

2) Chi invece parte con un indice di massa corporea basso (sottopeso) e cioè inferiore ai 18.5 in gravidanza dovrebbe aumentare dai 12.5 ai 18 Kg.

3) Chi al momento del concepimento si trova in una situazione di sovrappeso, (indice di massa corporea tra i 25 e 29.9) potrà aumentare dai 7 agli 11 Kg.

4) Pe rle situazioni di obesità (indice di massa corporea superiore a 30) dovrebbe aumentare tra i 5 e i 9 Kg.

Come abbiamo visto partendo da un peso normale nel momento del concepimento l’aumento è circa dagli 11 ai 15 kg, che sono mediamente così distribuiti:

  • Bambino–> 3,6 Kg
  • Placenta –>0.9 -1,4 Kg
  • Liquido Amniotico –> 0.9 -1,4 Kg
  • Tessuto mammario–>0.9 -1,4 Kg
  • Apporto di sangue: –> 1,8 Kg
  • Riserve di grasso per parto e allattamento –> 2,3-4,1 Kg
  • Aumento dell’utero–>0,9-2,3 Kg

Totale –>11,3-15,9 Kg

Naturalmente tutto cambia se la gravidanza è gemellare. In questo caso l’aumento “consentito”è così differenziato:

1) Dai 17 ai 24 Kg circa se il peso della mamma al concepimento è normopeso (ricordiamo: indice di massa corporea tra 18.5 e 25)

2) Dai 14 ai 23 Kg circa se si è in sovrappeso

3) Dagli 11 ai 19 Kg se si parte da una situazione di obesità.

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Sono normopeso, sottopeso o sovrappeso? Come si calcola l’Indice di Massa Corporea (BMI)?

Dott. Loiacono Emilio Alessio Medico Chirurgo Medicina Chirurgia Estetica Benessere Dietologo Nutrizionista Cellulite Sessuologia Ecografie Tabagismo Smettere di fumare Tabella Indice di massa corporea

L’indice di massa corporea (IMC o anche BMI acronimo di Body Mass Index) è un dato biometrico espresso come rapporto tra peso e altezza di un soggetto ed è utilizzato da noi medici come un indicatore dello stato di peso forma del paziente. E’ un dato che non tiene conto delle differenze tra individuo ed individuo come la lunghezza degli arti, la larghezza del bacino, la tonicità dei muscoli, la quantità di massa grassa/magra.

I limiti dell’IMC

Purtroppo l’IMC, preso da solo, è un dato che può trarci in errore: prendiamo il caso di due persone che sono alte uguali e pesano lo stesso peso tuttavia una delle due può essere in sovrappeso per un eccesso di massa grassa, mentre il secondo può essere un culturista con molta massa magra e pochissima massa grassa. Nonostante ciò hanno lo stesso IMC. I limiti di questo indice sono superati dalla bioimpedenziometria, che ci dice QUANTO del nostro peso corporeo totale sia determinato dalla massa magra, da quella grassa e dall’acqua. Per quanto l’IMC sia un valore potenzialmente fuorviante, ha il vantaggio di fornire in maniera rapida ed economica un valore che nella maggior parte dei casi permette ai medici di inquadrare il paziente. A tal proposito, leggi anche: L’indice di massa corporea non dice sempre la verità

Come si calcola l’Indice di Massa Corporea?

L’IMC si calcola come il rapporto tra la massa-peso, espressa in chilogrammi, e il quadrato dell’altezza, espressa in metri. In pratica:

IMC = MASSA / ALTEZZA IN METRI AL QUADRATO

Piccolo esempio valido per una persona alta 1 metro e 70 cm che pesa 62 kg:

IMC = 62 / (1,7) al quadrato         quindi         62 / 2,89 = 21,45

quindi l’indice di massa corporea in questo caso sarà di 21,45 che indica un valore compreso tra 18,5 e 25, cioè il range che significa peso normale.

Per chi non vuole fare il piccolo calcolo, si può usare la tabella presente in alto in questo articolo.

Cercate il vostro peso sulla sinistra e seguite la riga finché non incontrate la colonna della vostra altezza: il numero (e il colore) che risulterà, indicherà la vostra condizione.

Se ad esempio pesate 54 kg e siete alti 1 metro e 62 cm vorrà dire che avete un IMC di circa 21 quindi siete normopeso

Se pesate 86 kg e siete alti 1 metro ed 82 cm vorrà dire che avete un IMC di circa 26 e quindi siete lievemente sovrappeso.

MEDICINA ONLINE SONO NORMOPESO SOVRAPPESO OBESO SOTTOPESO 1 2 3 GRADO ALTO BASSO IMC BMI INDICE DI MASSA CORPOREA IMPEDENZIOMETRIA BIOIMPEDENZIOMETRIA GRASSO PESO DIMAGRIRE TABELLA UOMO DONNA BAMBINO DIETA.jpg

Come già prima accennato, per superare i limiti dell’indice di massa corporea è importante eseguire una bioimpedenziometria, che ci permette di analizzare con esattezza le percentuali di massa magra, massa grassa, idratazione ed altri valori.

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Le 10 fasi (più una) che accomunano tutti i fumatori: prima parte

MEDICINA ONLINE EMILIO ALESSIO LOIACONO MEDICO FUMA SIGARETTA NICOTINA TABAGISMO TOSSICODIPENDENZA OCCHIALI DA SOLE UOMOQuelle che vi sto per descrivere sono, secondo l’esperienza mia e di amici e pazienti fumatori, ex fumatori e mogli/mariti di fumatori, le fasi che attraversa (quasi) chiunque quando passa dallo stato di “non fumatore” al classico “un pacchetto al giorno” fino all’auspicabile “ho smesso di fumare”. Questo articolo è sia per i lettori fumatori che, credo, si ritroveranno facilmente in almeno una delle fasi, ma anche per i non fumatori: voglio dar loro uno “spaccato” della – assurda e in perenne contraddizione con se stessi – vita da fumatore in modo che possano comprendere meglio come funziona la trappola del fumo e magari aiutare una persona cara a smettere di fumare.

1) Fase “Io non diventerò mai un fumatore”
Al liceo andavo al mitico Giulio Cesare di Roma. All’epoca erano presenti vari giornali scolastici fatti dagli studenti, uno di questi era il “No surrender” su cui a volte scrivevo anche io. Uno degli articoli che ho scritto riguardava proprio i danni dal fumo e di quanto io fossi estremamente contrario alle sigarette. Poco più di un anno dopo, durante una gita scolastica a Venezia, mi sono ritrovato a fumare la mia prima sigaretta, spinto da una mia compagna di classe fumatrice. Questo per dirvi che non conta quanto voi siate maldisposti verso le sigarette: tutti i fumatori prima erano non fumatori, ma basta fare qualche tiro per ritrovarsi nel circolo vizioso della tossicodipendenza da nicotina, che dura potenzialmente tutta la vita.

2) Fase “Solo una sigaretta per provare”
Capita il giorno in cui tutti fumano e tu non vuoi essere da meno. Capita che la ragazza o il ragazzo che ti piace fuma e tu non vuoi essere da meno. Capita che il tuo migliore amico fuma ed è più “figo” di te e tu non vuoi essere da meno. Allora fumi la tua prima sigaretta, di solito nel fragore di una tosse esagerata. Pensi che ne vuoi provare solo una, per curiosità, tanto tu non diventerai mai un vero fumatore: a una persona sveglia come te non potrà mai succedere. Ed invece è già successo: non sempre ma molto spesso basta una sola sigaretta per innescare un circolo vizioso che può durare tutta la vita.

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3) Fase “Ne fumo poche, non diventerò mai dipendente dal fumo”
Dopo la prima sigaretta di solito capita che il soggetto non compri le sigarette visto che lui si sente convinto di essere un “non fumatore”. Quello che il soggetto fa è “scroccare” una sigaretta ogni tanto ai suoi amici, che dopo un po’ cominceranno a dirgli “basta fregarmi le sigarette, perché non te le compri?”. Il soggetto fuma poco, a volte può capitare che durante la settimana non fumi per poi farsene un paio il sabato sera. Questo alimenta in lui la convinzione di non essere un “un vero” fumatore perché lui riesce a controllarsi al contrario di tutti i suoi amici che invece fumano abitualmente. “Io fumo solo in occasioni speciali o la sera quando esco con gli amici, un pacchetto mi dura dieci giorni, io non sono un fumatore vero, e poi fumo pure le sigarette light che fanno meno male”. Frasi sentite mille volte, specie dai più giovami. Aiutato da questa convinzione decide, per non sentire i suoi amici lamentarsi, di comprarsi le sigarette. Ma non il pacchetto da 20 (“quello è da veri fumatori”) bensì quello da 10 che è “più adatto alle mie esigenze di non fumatore che fuma solo un paio di sigarette ogni tanto”.

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4) Fase “Da 5 a 10 a 20 sigarette al giorno”
La nicotina è una droga che crea dipendenza, assuefazione e, se negata al corpo, astinenza. Nella maggioranza dei casi ciò porta il fumatore “del sabato sera” ad aumentare sempre più la quantità di sigarette. In un arco di tempo estremamente variabile, e senza rendersene conto, si passa quindi dalle sigarette del week-end, al pacchetto da dieci sigarette ed infine a quello da venti, in alcuni casi perfino quest’ultimo diventa insufficiente a coprire il “fabbisogno giornaliero di nicotina”. Negli ultimi mesi della mia dipendenza io sono arrivato a fumare circa 25 sigarette al giorno. Di solito in questa fase di crescita del consumo, il soggetto è maldisposto ad ammettere agli altri, e soprattutto a se stesso, che non può fare a meno di fumare. Il risultato è che nell’uscita serale con gli amici dice agli altri e si autoconvince che se lui vuole può anche decidere di non fumare quella sigaretta che ha appena preso in mano. Per orgoglio non la fumerà ma nella sua testa per il resto della serata la voglia di fumare sarà altissima come anche il nervosismo. Nessuno riuscirà a convincere un fumatore ottuso che quella voglia e quel nervosismo sono nient’altro che i sintomi dell’astinenza dalla nicotina, esattamente come un eroinomane in astinenza da eroina ha voglia di farsi ed è nervoso.

5) Fase “Sono un fumatore, lo ammetto”
Per leggere questa fase e le successive, continua la lettura con: Le 10 fasi (più una) che accomunano tutti i fumatori: seconda parte

I migliori prodotti per il fumatore che vuole smettere di fumare
Qui di seguito trovate una lista di prodotti di varie marche, pensati per il fumatore che vuole smettere di fumare o che ha smesso da poco. Noi NON sponsorizziamo né siamo legati ad alcuna azienda produttrice: per ogni tipologia di prodotto, il nostro Staff seleziona solo il prodotto migliore, a prescindere dalla marca. Ogni prodotto viene inoltre periodicamente aggiornato ed è caratterizzato dal miglior rapporto qualità prezzo e dalla maggior efficacia possibile, oltre ad essere stato selezionato e testato ripetutamente dal nostro Staff di esperti:

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Thigh-Gap: l’ossessione delle teenager per il varco tra le cosce impossibile da raggiungere

Dott. Loiacono Emilio Alessio Medico Chirurgo Medicina Chirurgia Estetica Benessere Dietologo Nutrizionista Cellulite Sessuologia Ecografie Tabagismo Smettere di fumare Thigh-Gap ossessione teen ager varco tra le cosceUn inglese lo chiama “thigh gap”, un francese invece “espace entre les cuisses”, un italiano lo potrebbe chiamare “spazio tra le cosce”: è l’ultima moda tra le adolescenti, soprattutto in USA ed in Francia, dove le giovani statunitensi e francesi – tramite internet – si scambiano consigli su come ottenere il famoso spazio tra le cosce, alcuni anche pericolosi, come digiuni prolungati e sessioni interminabili di ginnastica. L’obiettivo estetico è chiaro: stando in posizione eretta, a piedi uniti, le cosce non devono toccarsi tra loro. Il fatto curioso è che fino a non molti anni fa questa distanza tra le cosce era considerata un difetto tra le donne, ma i gusti estetici – si sa – cambiano nel tempo.

Leggi anche: Mi dicevano “sei grassa” così decisi che non avrei mangiato più. Mai più. La testimonianza di una paziente anoressica

I rischi del thigh gap

Medici e pediatri (si perché il fenomeno è diffuso anche tra le bambine) cercano di fare capire alle giovanissime che avere il tanto agognato “spazio” non è tanto una questione di peso, né di magrezza, quanto di morfologia e quindi di genetica. E’ infatti l’ampiezza del bacino a determinare la “concavità” delle cosce, mentre il peso assume importanza secondaria: in pratica si può dimagrire e fare sport quanto si vuole, ma se la genetica non è quella giusta, il varco tra i due femori non si formerà mai. I rischi di inseguire questa caratteristica in modo ossessivo, sono ovviamente l’anoressia nervosa e la malnutrizione per difetto. Prima di chiudere il mio consiglio è quindi: non lasciate che un semplice spazio vuoto tra le gambe, influenzi così tanto (negativamente) la vostra vita!

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Ho dimenticato di prendere la pillola contraccettiva, cosa faccio? Rischio di rimanere incinta?

MEDICINA ONLINE EMILIO ALESSIO LOIACONO MEDICO RAGAZZA TRISTE DONNA DEPRESSIONE STANCA PAURA FOBIA PENSIERI SUICIDIO FIUMA PONTELa pillola anticoncezionale, anche chiamata pillola contraccettiva è un contraccettivo statisticamente molto sicuro. Tuttavia la sicurezza dipende dal fatto che la pillola venga assunta regolarmente, ovvero tutti i giorni alla stessa ora, il che sembra una accortezza apparentemente semplice da gestire, eppure ci sono determinate giornate durante le quali si pensa a tutto, meno che alla pillola, specie in periodi di crisi economica come quello che stiamo vivendo che riesce a rendere più stressanti e frenetiche le vite di tutti noi.

Leggi anche questo importante articolo: Perché ho un ritardo del ciclo? Quanti giorni devono passare prima di preoccuparmi? Come mi devo comportare?

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Ogni volta che qualche mia paziente si dimentica di assumere il contraccettivo orale, di solito mi arriva una chiamata e dall’altra parte del telefono c’è sempre una donna spaventata dalle conseguenze di questa dimenticanza. Cara amica, non tutto è perduto! Dovessi esserti dimenticata di ingerire la compressa, l’ultima cosa da fare è perdere le staffe, al contrario la prima domanda che ti devi porre con calma è: “per quanto tempo ho dimenticato la pillola?

Cosa fare se ho dimenticato di assumere la compressa per 12 ore o meno?
La protezione contraccettiva non dovrebbe ridursi se si prende immediatamente la pillola dimenticata e poi si continua a prendere quelle successive come di consueto. Un esempio: Se assumi la compressa sempre alle 7 del mattino, hai tempo fino alle 19 di rimediare alla dimenticanza. La pillola successiva poi la assumerai regolarmente alle 7 del mattino successivo.

Attenzione: questo modo di rimediare alla dimenticanza vale solo per la pillola contraccettiva di tipo combinato chiamata anche estro-progestinica. Non vale per la cosiddetta minipillola composta esclusivamente da progestinici. Con la minipillola la dimenticanza non può superare le 2 ore.

Leggi anche questo importante articolo che ti aiuterà a capire se è già in corso una gravidanza: Capire se sono incinta: i primi sintomi di gravidanza

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Cosa fare se ho dimenticato di assumere la compressa (pillola estro-progestinica) per oltre 12 ore?
Se sono trascorse più di 12 ore dall’ora di assunzione abituale, la protezione contraccettiva potrebbe essere ridotta. Il rischio di gravidanza però cambia a seconda della settimana del ciclo, nella quale c’è stata la dimenticanza.

RICORDA: Ad influire molto nelle possibilità di gravidanza è anche il giorno del ciclo in cui si hanno rapporti sessuali completi, a tal proposito leggi anche: In quale giorno e settimana del ciclo è più probabile rimanere incinta?

La cosa migliore è rivolgersi alla propria ginecologa / ginecologo e chiedere di preciso come comportarsi e che provvedimenti adottare. In linea di massima i produttori farmaceutici danno le seguenti indicazioni che però non sostituiscono il consulto medico.

Se la dimenticanza avviene nella prima settimana di assunzione, prendere l’ultima pillola saltata appena ci si ricorda, anche se questo significa prendere assieme due pillole. In seguito continuare a prendere le pillole al solito orario. Usare anche un metodo contraccettivo a barriera, ad esempio un preservativo nei 7 giorni successivi. Se vi è stato un rapporto sessuale nei 7 giorni precedenti, occorre considerare la possibilità di una gravidanza, quindi consultare il medico.

Se la dimenticanza avviene nella seconda settimana, prendere l’ultima pillola saltata appena ci si ricorda, anche se questo significa prendere assieme due pillole. In seguito continuare a prendere le pillole al solito orario. Purché si siano prese le pillole in modo corretto nei 7 giorni prima della pillola dimenticata, non sarà necessario ricorrere ad ulteriori misure contraccettive.

Se la dimenticanza avviene nella terza settimana, prendere l’ultima pillola saltata appena ci si ricorda, anche se questo significa prendere assieme due pillole. In seguito continuare a prendere le pillole al solito orario. Poi, iniziare la confezione successiva immediatamente dopo avere peso l’ultima pillola della confezione attuale, ossia senza lasciare nessun intervallo fra una confezione e l’altra.

In alternativa alla procedura della terza settimana, appena descritta è possibile smettere di prendere le pillole della confezione attuale, osservare un periodo di sospensione di 7 giorni compreso quello in cui è stata dimenticata la pillola. Dopodiché si continua con la confezione seguente.

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Cosa fare se ho dimenticato di assumere due o più pillole?
La situazione si fa un po’ più complessa. Le indicazioni appena date si riferiscono infatti ad una sola dimenticanza, se invece durante il ciclo ci si dimentica di assumere più compresse, il rischio di gravidanza aumenta di molto, va consultato il medico, e va usato il preservativo in caso di ulteriori rapporti sessuali.

IMPORTANTE: Capisco che moltissime donne capitino su questa pagina perché hanno paura di essere rimaste incinte, però, essendo questo sito letto mediamente da sessantamila persone al giorno, i messaggi/telefonate che lo staff riceve sono letteralmente centinaia, quindi inevitabilmente capiterà che vi risponderemo in ritardo di settimane ed invece i vostri sono quesiti “urgenti”, che avrebbero bisogno di risposte immediate. Se avete quindi un quesito urgente, vi invitiamo quindi a contattare il vostro ginecologo o il vostro Medico di Medicina Generale.

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Lavoratrici, casalinghe, mogli e mamme allo stesso tempo: donne sull’orlo di una crisi di nervi

MEDICINA ONLINE DONNA LAVORO SCRIVANIA CARRIERALavoratrici, casalinghe, mogli e mamme allo stesso tempo. Il duemila ci ha portato una donna completamente sommersa da impegni: vecchi e nuovi ruoli si sommano diventando di difficile gestione. E quando la donna arriva al punto di non riuscire più a gestire l’enorme mole di problemi quotidiani, scatta il senso di colpa: la donna si colpevolizza di non essere all’altezza dei molti ruoli che la società le impone. La donna deve essere bella ma intelligente, sexy ma chioccia, lavoratrice ma casalinga. Come potrebbe mai farcela? Finché alla donna sarà richiesto tutto questo, la donna difficilmente allontanerà lo stress ed imparerà ad amarsi. Perfino nel caso in cui dovesse farcela, la sua esistenza sarebbe comunque difficile a causa dell’estrema competizione che esiste tra donne (ed i relativi crudeli pettegolezzi di gruppo) ed a causa degli incongruenti ragionamenti degli uomini, che spesso rispondono ad una donna troppo “vincente” con disprezzo ed in alcuni casi – purtroppo – con la violenza fisica.
Cristina si sentiva immersa in una corsa senza fine. Dopo aver lavorato una media di nove o dieci ore in ufficio, aver trascorso una veloce mezz’ora in palestra, doveva correre quasi tutte le sere a casa a cucinare la cena per la sua famiglia, dove si trovava a combattere con altri mille piccoli problemi da risolvere.

Il cervello mai in pausa neanche di notte

Anche quando Cristina, a fatica, portava a termine tutta la lista di impegni del giorno, riuscendo a mettersi a letto ad un’ora quasi “normale”, non riusciva a riposare più di un paio d’ore per volta.

“La mia mente era costantemente attiva, non riuscivo a staccare la spina, a non pensare alle liste, agli obblighi, ai rumori di fondo. Mai.”

E così invece di rigirarsi nel letto e pensare a tutto il da fare, si alzò per iniziare a farlo.

“Sono riuscita a fare un sacco di cose tra le ore 3 e le 6 del mattino, ma durante il giorno, ero sempre sull’orlo di un esaurimento.”

Leggi anche: La donna deve dormire più dell’uomo: il cervello di lei lavora più di quello di lui

Donne molto stanche per i troppi ruoli

Cristina non è la sola. Un recente studio ha evidenziato che il 16 per cento delle donne di età tra i 18 e i 44 anni ha riferito di sentirsi “molto stanca”, “esausta” quasi tutti i giorni, rispetto al 9 per cento degli uomini nella stessa fascia di età. Forse perché le donne stanno svolgendo più della loro parte? O perché hanno difficoltà a dire di no? La risposta, probabilmente, è entrambe le cose. Negli ultimi anni le donne stanno contribuendo ai guadagni della famiglia in modo più significativo rispetto al secolo scorso, tuttavia le loro “responsabilità domestiche” non stanno affatto diminuendo; diversi studi dimostrano, ad esempio, che le donne svolgono più lavori domestici rispetto agli uomini. Eppure le donne continuano a dire sì al lavoro, alla famiglia e agli impegni. Alla donna viene richiesto di essere lavoratrice e casalinga allo stesso tempo: la “nuova immagine” della donna, non va a sostituire la “vecchia immagine”, ma va ad aggiungersi ad essa. Ciò è difficilmente sostenibile.

La contradizione degli uomini e l’equilibrio impossibile

Da uomo ho inoltre notato una cosa: la “nuova immagine” della donna è spesso richiesta dagli uomini, eppur segretamente temuta da essi. Si chiede alla donna di essere lavoratrice, ma quando poi la donna acquista posizioni di comando sul posto di lavoro, essa viene disprezzata dagli uomini suoi subordinati che spesso cercheranno di mettere in discussione il suo operato solo in quanto donna. Si chiede alla donna di lavorare, ma quando – a causa del lavoro – non fa figli, è vista come una egoista. Spesso noi uomini cerchiamo nella donna un equilibrio che non solo non abbiamo noi stessi, ma che è impossibile da raggiungere per chiunque. Cerchiamo una donna bella, ma poi ci sentiamo inadeguati col rischio di diventare gelosi (in realtà possessivi); cerchiamo una donna acculturata ma non vogliamo che sia più acculturata di noi; cerchiamo una donna lavoratrice ma non vogliamo che guadagni più di noi; cerchiamo una donna indipendente ma che – nei fatti – dipenda da noi.

C’è anche da dire una cosa però: specialmente sul lavoro, nella maggior parte dei casi il peggior nemico della donna non è l’uomo, ma la donna stessa, ma qui si apre una parentesi molto estesa, che affronterò meglio in un altro articolo.

Leggi anche: Donna appagata o principessa triste?

Rendere tutti felici tranne se stesse

Kelly, una pubblicista, viene costantemente tenuta impegnata dai suoi figli, dal marito, dal lavoro, dai suoi amici. E non è disposta a deludere nessuno di loro.

“Mi piacerebbe correre a casa per cenare con i miei figli, mangiare mentre la lavatrice ultima un lavaggio di biancheria e pianificare la visita del gatto dal veterinario, prima di incontrare un amico in crisi che ha bevuto troppo. La maggior parte dei giorni, non ero sicura di farcela. Da Venerdì sera, avrei letteralmente voluto strisciare a chiudermi in angolo buio e non emergere fino a lunedì, ma, naturalmente, tra partite di calcio, shopping e cucina, non è stato possibile.”

Alla fine, Kelly si rese conto che, dando un po’ di se stessa a tutti, rendeva felici tutti gli altri, ma stava rendendo del tutto infelice sé stessa.

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Stress maggiore rispetto agli uomini

Secondo un recente studio, molte donne riferiscono di sentirsi più stanche rispetto agli uomini. E’ possibile che le donne avvertano la fatica più spesso degli uomini, in quanto esse tendono a soffrire di uno stress più acuto rispetto agli uomini. Ad esempio, in base a una serie di studi, donne e uomini rispondono ai conflitti sul lavoro in modi molto diversi. Le donne, per esempio, tendono a sentirsi immerse nei conflitti in un modo più profondo.
Un sondaggio condotto dalla American Psychological Association ha rilevato che le donne riportano costantemente livelli più elevati di stress da lavoro, una tensione e una frustrazione maggiori di quelle riportate dagli uomini. Sono inoltre più inclini a sentirsi sottovalutate e sottopagate.
Uno studio australiano, nel frattempo, ha trovato che le donne rispondono a questo conflitto stress lavoro-correlato, lavorando di più. Gli uomini stressati, d’altra parte, sono più inclini a mettersi in malattia.

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La donna dorme peggio dell’uomo

Sembrerebbe, inoltre, che gli uomini dormano “meglio” rispetto alle donne. La National Sleep Foundation, in un sondaggio del 2005, ha rilevato che le donne sono più propense degli uomini ad avere problemi addormentamento, come Cristina sapeva fin troppo bene.

“Mentre mi rigiravo nel letto, mio marito sonnecchiava tranquillamente. Neanche una bomba lo avrebbe svegliato, e non era minimamente preoccupato di come nostra figlia sarebbe andata alla recita scolastica!”

Finché le donne non sceglieranno di prendersi cura di sé, soffriranno di più degli uomini.

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Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo
Direttore dello Staff di Medicina OnLine

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