La tabella con le calorie e proprietà dei frutti più comuni in Italia

MEDICINA ONLINE Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo Roma TABELLA CALORIE PROPRIETA FRUTTI COMUNI  Riabilitazione Nutrizionista Infrarossi Accompagno Commissioni Cavitazione Radiofrequenza Ecografia Pulsata  Macchie Capillari Ano Pene.jpgCalorie della mela
Le calorie della mela sono davvero pochissime e proprio per questo è un frutto amatissimo per chi è a dieta. La mela costa poco ed è molto facile da trovare tutto l’anno, a differenza di altri prodotti. “Una mela al giorno toglie il medico di torno” diceva un proverbio ma pare proprio che sia così. Le mele sono perfette sia per le vostre ricette che come spezza fame a metà mattina e metà pomeriggio. Si tratta comunque di un cibo che non sazia particolarmente e non contiene molta vitamina C (solo 7 mg per 100 g), a differenza di altri frutti. La mela è un cibo tipicamente glicidico e per questo non è molto saziante. Ottimo come primo spuntino del mattino: consigliamo però di integrare il secondo spuntino del pomeriggio con un cibo che contiene proteine e grassi (come uno yogurt). Ha un ottimo contenuto di fibre, ovvero il doppio delle ciliegie e il triplo delle fragole e proprio per questo è indicato per la fine del pasto. Ecco i principi nutritivi delle mele: proteine: 0,27; grassi: 0,13; carboidrati per differenza: 12,76 (fibre: 1,3); ceneri: 0,17; acqua: 86,67; colesterolo: 0; sodio: 0; calorie: 48.

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Calorie della banana
La banana contiene 89 calorie per 100 grammi di prodotto. Spesso vengono eliminate dalle diete ma in realtà le banane sono un frutto ricco di proprietà e benefici per il nostro organismo. Non solo perché fonte di potassio ma anche perché contiene tre tipi diversi di zuccheri: saccarosio, fruttosio e glucosio che, insieme alle fibre, forniscono un preziosa risorsa di energia. La banana è ricca di vitamina A, B e C, di fibre e sali minerali quali il calcio, il ferro, il fosforo e il potassio e ha un notevole potere saziante e nutriente.

Calorie dell’uva
L’uva ha 70 calorie ogni 100 grammi ed è tra i frutti più zuccherini in assolutotanto che spesso viene eliminata dalle diete dimagranti. In 100 grammi di uva si contano 80 grammi di acqua, che la rendono molto dissetante e rinfrescante, 15 grammi di zuccheri, 1.5 grammi di fibre e poi sali minerali. In natura ne esistono di moltissime varietà: bianca, nera, rossa, fragola tutte con gusto, profumo e proprietà diverse.

Calorie della ciliegie
Le ciliegie contengono 50 calorie in 100 grammi di prodotto. E non pensiate che il loro essere così dolci faccia rima con calorie e zuccheri eccessivi perché le ciliegie sono invece tra i miglior frutti dietetici. Infatti gli zuccheri contenuti nelle ciliegie sono a basso indice glicemico così da permettere a questo frutto di rientrare senza problemi nelle diete dimagranti.

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Calorie delle fragole
E a proposito di dieta. Tra i frutti più indicati per tenersi in forma e tenere sotto controllo i chili in eccesso volano sul podio le fragole perché non solo contengono 30 calorie in ben 100 grammi di prodotto ma anche perché sono costituite prevalentemente da acqua. Le fragole hanno anche un’azione depurativa, disinfiammante, antiossidante e stimola le attività metaboliche diventando a tutti gli effetti un frutto bruciagrassi.

Calorie dei frutti di bosco
Sul podio dei miglior frutti dimagranti compaiono anche i frutti di bosco:lamponi, mirtilli, more e fragoline di bosco sono dei veri alleati della dieta. Non solo perché sono ricchi di acqua e poveri di calorie ma anche perché nascondono molteplici proprietà benefiche per il nostro organismo. Sono infatti drenanti, depurative, stimolano la microcircolazione e il metabolismo.

Le calorie della frutta: la tabella
Banane 89 Kcal
Uva 70 Kcal
Ciliegie 50 Kcal
Cachi 66 Kcal
Melagrana 62 Kcal
Mango 60 Kcal
Fichi 57 Kcal
More 54 Kcal
Ananas 54 Kcal
Prugne 52 Kcal
Mirtilli 50 Kcal
Pere 50 Kcal
Melone 48 Kcal
Albicocche 47 Kcal
Mandarini 46 Kcal
Arancia 45 Kcal
Pesche 40 Kcal
Lamponi 38 Kcal
Fragole 35 Kcal
Anguria 30 Kcal

Calorie della frutta: indicazioni
Ricordate sempre che, anche se non seguite una dieta dimagrante, è consigliato consumare molta frutta e verdura. La frutta è infatti ricca di vitamine, minerali e fibre. Da utilizzare soprattutto fuori pasto per sostituire spuntini ipercalorici che di certo non fanno bene alla nostra linea. La frutta fresca poi contiene dall’80 al 90% di acqua: ovviamente le calorie variano da frutto a frutto. Per l’estate è consigliabile mangiare quelli con la più alta percentuale d’acqua per idratare e rinfrescare.

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Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo

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Kiwi: calorie, valori nutrizionali, proprietà, utilizzi e controindicazioni

MEDICINA ONLINE Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo Roma KIWI CALORIE VALORI PROPRIETA CONTROIN Riabilitazione Nutrizionista Infrarossi Accompagno Commissioni Cavitazione Radiofrequenza Ecografia Pulsata Macchie Capillari Ano PeneIl Kiwi è un buonissimo frutto dalle mille proprietà e benefici, ha sapore dolce e polpa verde ma, in base alla sua maturazione, può avere un gusto più aspro e una polpa tendente al giallo o al giallastro. Proviene dalla Cina e si è diffuso in Europa alla fine del ‘900, in America arriva nel 1962, mentre, nel 1970, arriva in Italia che oggi è la maggiore produttrice mondiale di kiwi (si coltiva soprattutto in Lazio e Piemonte) seguita da Nuova Zelanda, Cile e Francia.

Quando si consuma il kiwi?

È un frutto che si consuma a partire dall’inizio dell’autunno e per tutto l’inverno.

Come scegliere il kiwi e come conservarli?

Quando scegliete i kiwi tastateli leggermente per testare il grado di maturazione, se sono ancora acerbi fateli maturare tenendoli in un sacchetto di carta per almeno 3 giorni. I kiwi maturi vanno conservati in frigo per non più di 4 giorni.

Proprietà e benefici del kiwi

1) Proprietà lassative del kiwi: è conosciuto l’effetto lassativo del kiwi, utile rimedio contro la stipsi, dovute alla gran quantità di fibre, soprattutto se consumiamo quotidianamente due kiwi molto maturi.

2) Dona energia e combatte l’anemia: grazie ai sali minerali come fosforo, calcio e potassio, il kiwi è in grado di aumentare l’energia giornaliera stimolando il sistema nervoso e aiutando l’organismo a combattere stanchezza e spossatezza, crampi muscolari e a prevenire la depressione. La vitamina B9 contenuta nel kiwi è fondamentale per aumentare l’assorbimento di ferro, aiutando così chi soffre di anemia.

3) Abbassa il colesterolo e regola la pressione: grazie all’acido proteico il kiwi aiuta a tenere a bada il livello di colesterolo e trigliceridi nel sangue, prevenendo così malattie e patologie cardiache e regolando la pressione del sangue, soprattutto grazie al potassio che aiuta a combattere l’ipertensione.

4) Combatte i malanni di stagione e l’asma: l’alto livello di vitamina C permette di coprire il fabbisogno giornaliero necessario al nostro organismo aiutandoci a prevenire infezioni e malanni di stagione come influenza e raffreddore. Aiuta inoltre a rinforzare il sistema immunitario e a combattere lo stress e i sintomi dell’allergia. È in grado di limitare anche i sintomi tipici dell’asma come tosse notturna, respiro corto o difficoltà a respirare.

5) Benefico per stomaco e intestino: il kiwi contiene actinidina, un enzima che favorisce la digestione aiutando chi soffre di gastrite o cattiva digestione.

6) Aiuta la diuresi: l’effetto diuretico di questo frutto, permette di contrastare la ritenzione idrica, eliminando i liquidi in eccesso e il gonfiore che si forma tipicamente nelle zone di cosce e caviglie.

7) Combatte l’osteoporosi e protegge denti e gengive: il kiwi grazie al contenuto di calcio e fosforo protegge e rinforza le ossa aiutando a prevenire e combattere l’osteoporosi. La vitamina C inoltre aiuta a mantenere sani denti e gengive.

8) Antiossidante: il mix di vitamine riduce il livello di radicali liberi apportando un effetto antiossidante: mangiando il kiwi quindi, si combattono anche i segni del tempo, dalle prime rughe all’invecchiamento cellulare, anche grazie alla vitamina E e alla vitamina C.

9) Combatte i tumori e previene il diabete: l’alto contenuto di vitamine e minerali rende il kiwi un alimento in grado di proteggere l’organismo dal cancro, soprattutto grazie alla vitamina C che protegge dallo stress ossidativo. Inoltre, sempre grazie alla vitamina C, il kiwi è in grado di bloccare l’azione tossica delle nitrosamine, degli agenti potenzialmente cancerogeni, che si formano a causa di alcuni additivi alimentari che troviamo principalmente negli insaccati. Le sostanze contenute nel kiwi limitano l’assorbimento di glucosio nell’organismo rendendolo un alimento adatto ai diabetici.

10) Aiuta a dimagrire: il kiwi contiene poche calorie e può aiutare anche chi è a dieta a mantenersi in forma.

11) Fa bene agli occhi e previene le malattie degenerative: il kiwi è ricco di vitamina C che aiuta a prevenire la cataratta, inoltre riduce il rischio di degenerazione maculare che colpisce in età avanzata. La luteina protegge poi dai raggi nocivi. I polifenoli contenuti nei kiwi evitano la degenerazione cellulare prevenendo malattie come l’Alzheimer e il morbo di Parkinson.

12) Utile in gravidanza: il kiwi contiene acido folico utile alle donne in gravidanza perché indispensabile per la formazione del bambino aiutando a ridurre il rischio di eventuali malformazioni, inoltre aiuta anche a prevenire il gonfiore alle gambe e la formazione di vene varicose e emorroidi.

13) Benefici sulla pelle e sui capelli: le proprietà antiossidanti del kiwi lo rendono un ingrediente utilizzato in molti cosmetici antiage, inoltre il suo potere rinfrescante e purificante viene sfruttato nei prodotti per capelli e in quelli per pelli grasse. Il kiwi riesce quindi a contrastare le rughe grazie al contenuto di polifenoli che rallenta l’invecchiamento cellulare. Le sue proprietà astringenti e la vitamina C lo rendono ideale per le pelli grasse e anche per schiarire le macchie cutanee. Inoltre fortifica i capelli agendo sulla cheratina.

Come consumare il kiwi?
Del kiwi possiamo mangiare, oltre alla polpa e ai semi, anche la buccia, soprattutto se i kiwi provengono da coltivazioni biologiche. Vengono utilizzati anche per la preparazione di crostate, confetture e gelatine oltre che essere sempre presente nelle rinfrescanti macedonie di frutta. È un ottimo frutto da dare anche ai bambini. Consumato durante la colazione può essere aggiunto ai cereali per dare il giusto apporto di vitamine, oppure può essere utilizzato per la preparazione di frullati e centrifugati. Il kiwi può essere aggiunto anche a un’insalata di verdure, magari con zucchine e peperoni per una pietanza ricca di vitamine.

Centrifugato con kiwi
Per preparare un buon centrifugato antistress mixate ad esempio pere, mele, kiwi e sedano per ottenere un ottimo centrifugato rilassante. Il sedano infatti ha proprietà benefiche rilassanti, così come la mela che favorisce il relax e aiuta il sonno. Il kiwi invece aiuterà ad alleggerire lo stomaco grazie alle sue proprietà digestive, per permettere di riposare al meglio. È ideale da consumare al sera, qualche ora prima di andare a dormire.

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Controindicazioni
Il kiwi può dare, in soggetti predisposti, reazioni allergiche inoltre, dato il suo potere lassativo mangiarne troppi potrebbe causare problemi intestinali quindi è meglio non mangiare più di 2 o 3 al giorno. Infine, i semi contenuti all’interno del frutto, non lo rendono adatto a chi soffre di diverticolosi del colon o morbo di Crohn in fase acuta. Non è consigliato durante l’allattamento soprattutto se ci sono casi di allergia al frutto in famiglia, per evitare problemi al bambino.

Kiwi verde, valori nutrizionali per 100 grammi
Calorie 61
Grassi 0,5 g
Acidi grassi saturi 0 g
Acidi grassi polinsaturi 0,3 g
Acidi grassi monoinsaturi 0 g
Colesterolo 0 mg
Sodio 3 mg
Potassio 312 mg
Carboidrati 15 g
Fibra alimentare 3 g
Zucchero 9 g
Proteine 1,1 g
Vitamina A 87 IU Vitamina C 92,7 mg
Calcio 34 mg Ferro 0,3 mg
Vitamina D 0 IU Vitamina B6 0,1 mg
Vitamina B12 0 µg Magnesio 17 mg

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Dott. Emilio Alessio Loiacono
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I nuovi distributori automatici di frutta biologica a km zero

MEDICINA ONLINE Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo Roma DISTRIBUTORI FRUTTA BIOLOGICA A KM ZERO Riabilitazione Nutrizionista Infrarossi Accompagno Commissioni Cavitazione Radiofrequenza Ecografia Pulsata Macchie Capillari Ano PeneSvolta salutista per le macchine automatiche di distribuzione: i gestori stanno ampliando l’offerta per tenere conto delle differenti esigenze nutrizionali e di gusto. Secondo una ricerca svolta da Confida (l’Associazione italiana distribuzione automatica) l’82,6% dei gestori sta introducendo prodotti per intolleranti, mentre il 74,4% prodotti provenienti da agricoltura biologica. Introdotti anche yogurt e frutta, prodotti del territorio o a “chilometro zero” e prodotti equo solidali.

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Azotemia alta e reni: cibi da evitare per abbassarla

MEDICINA ONLINE Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo Roma AZOTEMIA UREA ALTA I CIBI DA EVITARE  Riabilitazione Nutrizionista Infrarossi Accompagno Commissioni Cavitazione Radiofrequenza Ecografia Pulsata  Macchie Capillari Ano Pene.jpgL’azotemia è un parametro che indica la quantità di azoto non proteico nel sangue ed è di tutta evidenza che se si hanno valori di azotemia oltre i limiti consigliati, vi è qualcosa che non va. Solitamente si tratta di un problema  alimentare, ma potrebbe anche trattarsi di una ridotta funzione renale o del fatto che si beve molto meno di quanto si dovrebbe nell’arco della giornata. Ad ogni modo, per comprendere meglio il problema, è necessario innanzi tutto capire in che modo e perché l’azoto non proteico va a finire nel sangue.
Il principale prodotto delle proteine, che vengono trattate a livello epatico,  è l’urea e in essa è presente anche l’azoto, o meglio le scorie azotate, prodotte dal catabolismo epatico. L’urea, come è noto, viene eliminata dal sangue attraverso il filtraggio dello stesso da parte dei reni, ma in questa operazione, una parte delle scorie azotate non vengono eliminate del tutto e il conseguente loro accumulo nel sangue determina il livello di azotemia. Di norma questo accade in presenza di una ridotta funzionalità renale, ma potrebbe essere anche l’effetto di una dieta iperproteica, che produce quindi un alto numero di scorie azotate.
Altra causa di una azotemia oltre la norma potrebbe essere anche una ridotta assunzione di acqua durante la giornata e di norma basta bere un po’ di più per normalizzare il livello di azotemia.
In un soggetto sano  che adotta una dieta equilibrata l’azotemia è compresa tra i valori di 22-46 mg/dl. Alcuni laboratori utilizzano un diverso metodo di valutazione dell’azotemia e in quel caso i valori sono compresi nel range che va da 10,3 a 21,4 mg/dl.

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Livelli alti di azotemia non sono necessariamente indice di ridotta funzionalità renale, in quanto ci si potrebbe trovare alla presenza di una dieta alimentare particolarmente sbilanciata in favore degli alimenti ricchi di proteine, ed è quanto accade in tutte quelle diete iperproteiche che  stanno vivendo un periodo di grande popolarità. Questo è uno di motivi per cui è  necessario sempre valutare bene se è il caso di adottare certe diete sbilanciate che, in sostanza, nel lungo periodo non si sa che problemi potrebbero arrecare all’organismo.
Se invece l’azotemia alta è dovuta ad una semplice abitudine alimentare errata, quindi non sostenuta da una dieta  particolarmente rigida, basta evitare o ridurre alcuni alimenti, bere di più, e la situazione si normalizzerà.
Ma cosa bisogna evitare di mettere in tavola, o quanto meno ridurre, per evitare di incorrere in una situazione del genere.

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Innanzi  tutto bisogna distinguere le proteine in base alla loro qualità, e in questo ci vengono in aiuto tre parametri e, per la precisione il CUD, coefficiente di utilizzazione digestiva,  parametro che sarà alto in caso di proteine di origini animali e basso per quelle vegetaliPER, coefficiente di efficacia proteica, che indica l’accrescimento di peso corporeo per ogni grammo di proteina che viene assunto con l’alimentazione;  NPU, utilizzazione proteica netta,  che esprime la digeribilità delle proteine.
L’apporto consigliato di proteine nell’alimentazione è in stretta relazione all’età, per cui  nel neonato, che ovviamente deve crescere, il valore corretto è di 2 g/kg/die;  nei bambini di 5 e più anni il valore corretto è di 1.5 g/kg/die; negli adolescenti e negli adulti questo valore continua a ridursi e quindi è di 1-1.2 g/kg/die.

E’ ormai dimostrato che un eccessivo apporto di proteine animali, in particolare in associazione a grassi saturi, è uno dei fattori di rischio di cancro al colon, per cui, tornando alle diete di cui si parlava precedentemente, è una valutazioneda fare con molta attenzione.
Gli alimenti quindi da evitare o da assumere con moderazione, in caso di azotemia alta, sono prosciutto crudo, salame, bresaola, grana,  carne rossa, merluzzo o nasello, tonno fresco, petto di pollo, pinoli, soia secca. Quest’ultimo è l’alimento che in assoluto detiene il maggior contenuto di proteine.

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Ridurre il grasso sulle guance (bolla di Bichat) in modo naturale e con la chirurgia

MEDICINA ONLINE GRASSO SULLE GUANCE BOLLA DI BICHAT Riabilitazione Nutrizionista Infrarossi Accompagno Commissioni Cavitazione Radiofrequenza Ecografia Pulsata Macchie Capillari Ano PeneIl tessuto adiposo presente sulle nostre guance è chiamato “bolla di Bichat” (o “pallottola“, in inglese “Bichat’s fat pad” o “buccal fat pad”) ed è anatomicamente situato tra il muscolo massetere, che costituisce la parete più laterale Continua a leggere

Diabete e gengive infiammate: i diabetici rischiano di perdere il sorriso

MEDICINA ONLINE DENTI BIANCHI CARIE TARTARO PUS ALITO ALITOSI DENTISTA IGIENE ORALE INCISIVI SPECCHIETTO BOCCA LABBRA DONNADiabete mellito e parodontite sono legate a doppio filo, avvertono i medici della Società italiana di parodontologia e implantologia (Sidp) in vista della Giornata mondiale del diabete che si celebra il 14 novembre.

Da una parte le persone con diabete (quasi 400 milioni nel mondo di cui circa 4 mln in Italia, ai quali si aggiunge un altro milione che ne soffre senza saperlo) hanno una probabilità tripla di sviluppare un’infiammazione gengivale, o potrebbero vederla peggiorare se già la presentano. Dall’altra chi ha una malattia parodontale grave (8 milioni di connazionali, con altri 12 milioni che portano segni di infiammazione gengivale), è più esposto al diabete o fa più fatica a controllare la glicemia se già ce l’ha alta, con la minaccia di complicanze.

Da qui l’invito della Sidp: controllare la salute delle gengive sempre, ma soprattutto in caso di diabete; mentre in caso di parodontite è opportuno monitorare più spesso i livelli di zucchero nel sangue e quelli di emoglobina glicata, ‘spia’ del controllo glicemico. Sul sito http://www.gengive.org sono disponibili informazioni utili per mantenere il benessere orale, e per gestire al meglio le 2 patologie quando si manifestano insieme come accade in milioni di abitanti della Penisola.

“I diabetici hanno una probabilità più alta di soffrire anche di parodontite e di rispondere peggio alle cure odontoiatriche, soprattutto se non c’è un buon controllo della glicemia”, spiega Claudio Gatti, presidente Sidp. La ragione è che “i diabetici hanno una reazione alterata nei confronti dei batteri, fra cui quelli responsabili di gengiviti e parodontiti presenti nella placca che si deposita attorno ai denti; inoltre – aggiunge lo specialista – vari mediatori aumentati in caso di diabete, come radicali liberi e citochine, possono accrescere l’infiammazione anche a livello dei tessuti parodontali. Inizialmente la gengiva si infiamma e appare più rossa, gonfia e con la tendenza a sanguinare, poi il problema progredisce andando a interessare i tessuti più profondi fino all’osso di supporto, che può pian piano riassorbirsi fino a portare alla perdita di uno o più denti”.

“Se viene diagnosticato il diabete, quindi – consiglia Gatti – è necessario fare subito una visita dal parodontologo e sottoporsi a un regolare monitoraggio, per evitare che si sviluppi la malattia o per intercettarla precocemente e poterla curare con successo”. Ma è necessario fare attenzione anche quando si soffre di parodontite, perché la malattia influenza il controllo e la progressione del diabete favorendo l’innalzamento della glicemia. E in casi gravi può anche concorrere al suo sviluppo, perché peggiora la capacità metabolica di mantenere un corretto livello di zuccheri nel sangue.

“In presenza di parodontite – precisa l’esperto – i batteri del cavo orale attraverso la circolazione possono raggiungere numerosi organi, innescando pericolose reazioni infiammatorie. La parodontite comporta un aumento della produzione di citochine infiammatorie che potrebbero contribuire all’insulino-resistenza, un incremento degli acidi grassi liberi e un calo della produzione di ossido nitrico nei vasi sanguigni. La parodontite inoltre aumenta il rischio di diabete facendo salire l’emoglobina glicata, indice di un peggior controllo glicemico. L’effetto è particolarmente marcato nei soggetti con elevati livelli di proteina C-reattiva, un marcatore dell’infiammazione”.

“Infine – aggiunge il numero uno della Sidp – in chi ha la parodontite ed è già diabetico, si sono osservati un peggior controllo della glicemia e un maggior rischio di sviluppare complicanze: in chi ha il diabete di tipo 1 sono più probabili conseguenze gravi renali e cardiovascolari, mentre nei pazienti con diabete di tipo 2 è più frequente l’insufficienza renale terminale e la mortalità cardio-renale è 3,5 volte superiore rispetto a chi non ha problemi di parodontite. E’ perciò molto importante gestire l’infiammazione con un’adeguata terapia parodontale, per aiutare il diabetico a mantenere sotto controllo la glicemia. Riuscirci significa favorire un miglioramento della salute parodontale, in un circolo virtuoso che migliora il benessere generale”.

Spesso il parodontologo può accorgersi di manifestazioni orali e segni di pre-diabete ancora prima che il paziente ne sia al corrente: regolari e periodiche visite di controllo dal dentista possono perciò aiutare la popolazione generale nella prevenzione e nella diagnosi precoce del diabete, e anche per questo Sidp – evidenzia la società in una nota – ha intrapreso una campagna di sensibilizzazione degli operatori sanitari e della popolazione, per promuovere una corretta prevenzione e cura della parodontite.

Informazioni al riguardo si possono trovare online sempre su gengive.org, ma il suggerimento principale resta quello di andare regolarmente dal dentista per i controlli: “Rilevare la parodontite e trattarla per tempo può ridurre significativamente le complicanze del paziente diabetico. Viceversa, identificare i pazienti a rischio diabete è importante per prevenire e monitorare lo sviluppo della malattia parodontale, impostando un percorso di cura e prevenzione che preveda un’accurata igiene orale domiciliare. L’odontoiatra – conclude Gatti – può richiedere al paziente alcuni esami del sangue se necessario, e in chi ha un parodontite grave e familiarità di primo grado per il diabete di tipo 2 può consigliare una visita diabetologica”.

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Parassiti e vermi nelle feci: sintomi e come eliminarli con farmaci e rimedi naturali

MEDICINA ONLINE NAUSEA MAL DI PANCIA REFLUSSO GE ESOFAGO STOMACO DUODENO INTESTINO TENUE DIGIUNO ILEO APPARATO DIGERENTE CIBO TUMORE CANCRO POLIPO ULCERA DIVERTICOLO CRASSO FECI VOMITO SANGUE OCCULTO MILZA VARICI CIRROSI FEGATOPrima di iniziare la lettura di questo articolo, vi consiglio di leggere: Le tue feci dicono se sei in salute: con la Scala di Bristol impara ad interpretarle

Il riscontro di vermi nelle feci è un evento piuttosto rivoltante, ma non certo raro. Si stima infatti che gli elminti (così vengono scientificamente chiamati questi parassiti) infettino circa tre miliardi di persone nel mondo. I più comuni alle nostre latitudini sono senza ombra di dubbio i vermi dei bambini (Enterobius vermicularis), detti anche ossiuri, la cui prevalenza in età pediatrica oscilla tra il 30 ed il 70%.

Vermi nei bimbi: diffusione e sintomi

I bambini sono più suscettibili a questa infestazione sia per l’immaturità dei sistemi di difesa, sia per l’abitudine a giocare con il fango e a portare le mani alla bocca senza averle lavate. In questa infestazione, i vermi nelle feci appaiono come piccolissime striscioline filiformi, bianche e mobili. Le femmine, infatti misurano mediamente dagli otto ai tredici millimetri (0.8 – 1.3 cm), mentre i maschi – più piccoli – non superano i 5 mm. Aldilà dell’esame macroscopico delle feci, la presenza di ossiuri può essere testimoniata da un forte prurito notturno nella regione anale e perianale; le femmine, infatti, migrano dall’intestino a questa sede per deporre le loro uova. Il conseguente grattamento e l’abitudine a portare le mani alla bocca, come si può facilmente intuire, favoriscono l’autoinfestazione.

Riconoscere i vermi nelle feci

Analizzare le feci di una persona, per quanto disgustoso possa sembrare, può aiutare a rivelare la presenza di vermi intestinali. Non sempre, però, come nel caso degli ossiuri, i parassiti hanno grandezza sufficiente per essere individuati facilmente ad occhio nudo. D’altronde, quando le dimensioni dei vermi divengono importanti lo scenario si fa ancor più disgustoso. Gli elminti, infatti, hanno dimensioni variabilissime ed in alcuni casi superano abbondantemente il metro di lunghezza. E’ il caso della tenia, un platelminta segmentato (cestode), che può raggiungere gli 8-9 metri. Generalmente, in questo caso, nelle feci si ritrova non tanto il verme intero, quanto alcuni sui segmenti bianco-giallognoli, simili a pezzetti di tagliatelle e definiti proglottidi. La sintomatologia associata può essere assente o limitata a nausea, turbe dell’alvo e dolori addominali. Il principale veicolo di trasmissione è rappresentato dall’ingestione di carni crude o poco cotte infettate dalle larve.

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Gli ascaridi

Altri vermi dalle dimensioni considerevoli, chiamati ascaridi (Ascaris lumbricoides), determinano la geoelmintiasi più frequente nel nostro paese. Anche nel resto del mondo, l’ascaridiasi è un’infestazione ubiquitaria e piuttosto diffusa. Il termine geoelmentiasi spiega le modalità di trasmissione di questi organismi; brevemente, l’uomo elimina le uova nel terreno, dove diventano embrionate e acquisiscono la capacità di infestare altri uomini. Le uova, pertanto, non sono immediatamente infestanti come quelle degli ossiuri, ma devono trascorre un certo tempo nel terreno per “maturare”. La mancanza di servizi igienici o l’uso di acque nere per irrigare i campi contribuiscono alla diffusione dell’infestazione, tipica – ma non esclusiva – delle zone rurali. La femmina di Ascaris lumbricoides raggiungere una lunghezza di 40 cm per un peso di circa 9 grammi. Oltre al riscontro visivo di questi vermi di colore bianco crema o rosato nelle feci, l’ascaridiasi può caratterizzarsi per sintomi di natura respiratoria o gastrointestinale (a seconda dello stadio di sviluppo degli esemplari). I primi a comparire – in occasione della migrazione delle larve attraverso i polmoni – sono quelli respiratori, con tosse stizzosa, dispnea e tracce di sangue nell’espettorato. A livello intestinale, invece, la sintomatologia è spesso specifica o limitata, caratterizzata da crampi addominali, nausea e vomito. Soprattutto nei Paesi in via di sviluppo, l’ascaridiasi può causare complicanze potenzialmente gravi, se non addirittura letali.

Per approfondire: Ossiuri (vermi intestinali): cause, trasmissione, come vederli, cura definitiva

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Altri parassiti intestinali diffusi

Altri vermi intestinali piuttosto comuni sono l’Ancylostoma duodenale ed il Necator americanus, responsabili dell’anchilostomiasi. Si tratta sempre di una geoelmintiasi, in cui però le larve – anziché essere ingerite – penetrano attraverso la pelle che prende contatto con il terreno contaminato. Questi nematodi, leggermente ricurvi, raggiungono una lunghezza di 6- 12 mm (0,6 – 1,2 cm). Grazie al particolare apparato buccale, si ancorano saldamente alla mucosa duoedeno-digiunale, assorbendo notevoli quantità di sangue. Il paziente, pertanto, può divenire anemico, manifestando pallore, debolezza, dispnea ed unghie fragili.
Nella triocefalosi, il parassita (Trichuris trichiura) raggiunge una lunghezza di 3-5 cm ed assomiglia ad una frusta, con l’estremità cefalica sottile e cilindrica, e quella posteriore tozza e di colore rosa.

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Vermi nelle feci: ripercussioni sulla salute generale

Il riscontro di un verme nelle feci non è certo un’esperienza piacevole, ma le ripercussioni sulla salute del paziente sono generalmente lievi. Statisticamente posso dire che è molto peggio essere infettati da organismi piccolissimi, come alcuni virus o batteri. Una volta individuato il parassita, inoltre, è generalmente possibile debellarlo con relativa facilità, ricorrendo ad una breve terapia farmacologica.

Vermi nelle feci: terapia farmacologica

In genere, è sufficiente assumere in singola dose farmaci antiparassitari specifici (es. mebendazolo, pyrantel o albendazolo) per uccidere il verme (non le uova!). La dose di farmaco può eventualmente essere somministrata nuovamente dopo 14 giorni.
Le forme asintomatiche non necessitano generalmente di alcun trattamento, dato che i sintomi regrediscono da soli e il parassita viene eliminato tramite le evacuazioni. La patologia è altamente contagiosa: per questo motivo, come misura precauzionale si consiglia di estendere la terapia farmacologica a tutti i componenti della famiglia del soggetto colpito.

Prevenzione dei parassiti

La prevenzione è rivolta essenzialmente al rispetto delle elementari norme igieniche, come l’accurata e frequente pulizia delle mani, l’attento lavaggio degli alimenti da consumare crudi e la generosa cottura delle carni (in particolare quelle suine macinate). Particolare prudenza quando ci si reca in Paesi sottosviluppati (attenzione anche a camminare scalzi e a dove si fa il bagno). Ecco una pratica lista:

  1. detergere quotidianamente la tavoletta del WC;
  2. cambiare le lenzuola del letto ogni 3-4 giorni;
  3. lavarsi sempre le mani prima di consumare un pasto;
  4. evitare di graffiare con le unghie la zona perianale, nonostante il prurito;
  5. tagliare regolarmente le unghie;
  6. non mettere le unghie o le mani in bocca.

Quale contenitore sterile usare per l’esame delle feci?

In caso di un eventuale esame delle feci, per raccogliere e conservare correttamente il campione di feci da inviare in laboratorio, è necessario usare un contenitore sterile apposito, dotato di spatolina. Il prodotto di maggior qualità, che ci sentiamo di consigliare per raccogliere e conservare le feci, è il seguente: http://amzn.to/2C5kKig

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Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo
Direttore dello Staff di Medicina OnLine

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Feci con sangue, muco, cibo, vermi: i 10 tipi di feci che ti dovrebbero far preoccupare

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Ecco una serie di feci con caratteristiche “particolari” che meritano una certa attenzione e potrebbero rendere necessario l’intervento del medico:

1) Feci picee (nere) prendono il nome di melena: in questo caso le feci assumono un colorito nerastro, appaiono untuose con un aspetto catramoso, sono decisamente fetide con un tipico odore molto acido. Potrebbero essere innocue quando si usano integratori alimentari che contengono ferro, in caso contrario potrebbe trattarsi di feci causate da un sanguinamento solitamente lento ma costante nella parte alta del tubo digerente (il colore è determinato dal sangue che ha avuto tutto il tempo per essere digerito). Per approfondire: Feci nere e melena: cause e cure in adulti e neonati

2) Feci verniciate di rosso. Se il cilindro fecale è verniciato di sangue rosso vivo, è probabile la presenza di un sanguinamento nella parte terminale del tubo digerente.

3) Feci scolorite, biancastre, cretacee: sono le feci acoliche, tipiche da ridotta secrezione della bile o, più comunumente, da ostacolato deflusso di essa nell’intestino.

4) Feci giallastre di cattivo odore: malassorbimeno di grassi dovuto ad un insufficiente funzionamento del pancreas; questo si verifica nelle pancreatiti, cancro del pancreas, fibrosi cistica e celiachia.

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5) Feci con aspetto untuoso, quasi brillante, un colore chiaro e il loro odore è particolarmente acre e sgradevole, potrebbe trattarsi di steatorrea. Si definisce così l’emissione di deiezioni “grasse”, derivate dal fatto che i lipidi alimentari non sono stati metabolizzati correttamente dall’apparato digerente e pertanto vengono eliminati con le feci senza essere assorbiti dal corpo. All’origine della steatorrea c’è un problema di malassorbimento dei grassi, quindi, il quale a sua volta può avere molteplici cause.

6) Feci che presentano tracce di sangue scuro: ulcere sanguinanti o tumori nella parte media dell’intestino tenue o nella prima parte del colon, morbo di Crohn, colite ulcerativa.

7) Feci dure che precipitano sul fondo: possono indicare una dieta povera di fibre (che si trovano in verdura, frutta e cereali integrali), o un insufficiente apporto di acqua. Le feci dure sono generalmente di colore scuro perché restano nell’intestino più di quanto dovrebbero. Leggi anche: Fecaloma: tappo di feci durissime, cause, sintomi e rimedi

8) Feci con vermi. A tale proposito vi consiglio di leggere questi articoli:

9) Feci con presenza di muco o pus: possono indicare colite ulcerosa, coliti infettive, tumori villosi.

10) Feci con cibo non digerito. Le feci generalmente non includono elementi non digeriti, anche se è possibile ritrovare fisiologicamente nelle feci alcuni tipi di cibo, come ad esempio il mais ed alcuni legumi: ciò non deve preoccupare. Se il fenomeno tende però a ripetersi frequentemente, è bene informare il vostro medico.

Quale contenitore sterile usare per l’esame delle feci?
In caso di un eventuale esame delle feci, per raccogliere e conservare correttamente il campione di feci da inviare in laboratorio, è necessario usare un contenitore sterile apposito, dotato di spatolina. Il prodotto di maggior qualità, che ci sentiamo di consigliare per raccogliere e conservare le feci, è il seguente: http://amzn.to/2C5kKig

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