Pesche sciroppate fatta in casa: ricetta facile, veloce e gustosa

MEDICINA ONLINE PESCHE PESCA CALORIE PROPRIETA FRUTTA VITAMINE DIETA MARMELLATA LIGHT ZUCCHERO CARBOIDRATI SCIROPPATA SCIROPPO SALI MINERALI COLTIVAZIONE VARIETA MANGIARE DIMAGRIRELe pesche sciroppate sono una delle conserve più amate da grandi e piccini: semplici, dolci al punto giusto, croccanti ma non dure, nutrienti ma non troppo caloriche. Ideali per essere gustate al naturale, per preparare torte o dolci di piccola pasticceria, per accompagnare creme o gelati. Da sempre le pesche sciroppate sono una conserva di facile realizzazione che si tramanda da madre in figlia e che in estate si fa spazio tra le conserve più gettonate per affrontare l’inverno in compagnia di questo frutto tanto apprezzato! Nel fare le pesche sciroppate, la scelta delle pesche è fondamentale per ottenere un ottimo risultato. La pesche migliori per questo tipo di conserva sono le percoche, pesche gialle dalla polpa bella dura e compatta. Io le preparo senza precottura, perché le preferisco belle sode, se voi invece preferite avere delle pesche più “morbide” scottatele qualche minuto in acqua bollente prima di tagliarle e seguire il resto della ricetta.

Come fare le pesche sciroppate
Le pesche sciroppate sono una delle più diffuse conserve dell’estate. Ottime per essere gustate in tutte le stagioni, le pesche sciroppate si mantengono sode e gustose per tutto l’inverno.

Ingredienti:

  • 2 kg di pesche (percoche);
  • 500 gr di zucchero (semolato);
  • 1 l di acqua.

Tempo di preparazione: 50 minuti
Tempo di cottura: 30 minuti

Preparazione:

  1. preparate uno sciroppo con acqua e zucchero facendo sciogliere lo zucchero e facendo poi bollire un po’ lo sciroppo per 5 minuti.
  2. Spegnete il fuoco e lasciate intiepidire lo sciroppo.
  3. Lavate accuratamente le pesche, avendo cura di scegliere quelle sode e non rovinate.
  4. Sbucciatele pelandole a vivo, cercando di mantenervi il più possibile sottili nell’eliminazione della buccia.
  5. Tagliatele poi a metà o in quarti, eliminando il nocciolo.
  6. Nel frattempo sterilizzate i vasetti di vetro come indicato qui: leggi come sterilizzare i vasetti per le conserve.
  7. Sistemate le pesche tagliate nei vasetti e riempite con lo sciroppo.
  8. Fate attenzione che le pesche siano completamente ricoperte dallo sciroppo e lasciate 1 cm dal bordo del vasetto.
  9. Sistemate i vasetti in una pentola capiente ed utilizzate un canovaccio pulito per proteggerli dagli urti.
  10. Riempite la pentola d’acqua, portatela ad ebollizione e fate sterilizzare i vasetti facendoli bollire per una mezz’oretta.
  11. Spegnete il fuoco e lasciateli raffreddare, poi togliete i vasetti dall’acqua e conservateli in un luogo fresco e asciutto.
  12. Le vostre pesche sciroppate sono pronte.

Le pesche sciroppate devono essere state conservate per almeno un mese prima di essere consumate.

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Differenza tra disfagia ostruttiva ed occlusione intestinale

MEDICINA ONLINE INTESTINO COLON TENUE CRASSO APPENDICE TRASVERSO ASCENDENTE DISCENDENTE RETTO ANO COLECISTI STOMACO DUODENO ILEO PARALITICO ADINAMICO MECCANICO OSTRUZIONE OCCLUSIONE SUBOCon il termine “disfagia” (in inglese “dysphagia“) si intende la difficoltà del corretto transito del cibo nelle vie digestive superiori subito dopo averlo ingerito, quindi anche le difficoltà a deglutire rientrano nel campo delle disfagie.

La disfagia può essere di tipo ostruttivo o di tipo motorio (discinesie) in base alla sua eziologia, cioè la causa che l’ha determinata. La disfagia è ostruttiva quando il lume delle vie digestive superiori – specie l’esofago – si riduce per compressione o per ostruzione, come nel caso di presenza di corpi estranei, stenosi, tumori che comprimono dall’esterno o che occludono dall’interno, diverticoli, infiammazioni, ingrossamento della tiroide e spondilite cervicale.
Una disfagia ostruttiva può essere classificata anche in base alla sede dove si verifica l’ostruzione che determina difficoltà nel passaggio di cibo:

  • Disfagia orofaringea: quando la difficoltà di transito riguarda deglutizione e passaggio del cibo dall’orofaringe all’esofago (l’orofaringe è la porzione della faringe che mette in comunicazione cavità orale, laringe ed esofago);
  • Disfagia esofagea: quando la difficoltà di transito riguarda il passaggio attraverso l’esofago in direzione dello stomaco.

Questa lunga introduzione serve a farvi capire come una disfagia ostruttiva sia determinata da ostruzione (interna o da compressione esterna) che provoca difficoltà nel transito del cibo a livello delle alte vie digestive (orofaringe ed esofago). Nel caso di una occlusione intestinale meccanica (anche chiamata “ileo meccanico”) si verifica parimenti una ostruzione, ma questa volta alle basse vie digerenti, che provoca l’arresto della progressione del contenuto dell’intestino, liquido, solido o gassoso.

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Soia: dose, proprietà e controindicazioni nel tumore al seno

Dott. Loiacono Emilio Alessio Medico Chirurgo Senologia Mammografia Tumore Cancro Seno Mammella Diagnosi Mastectomia Medicina Chirurgia Estetica Dietologo Roma Cellulite Sessuologia Ecografie Ragadi Seno CapezzoloLa soia rappresenta una pietra miliare della dieta tradizionale asiatica, dove storicamente si vanta una minore incidenza di malattie cardiovascolari, diabete, cancro al seno e altri tumori ormone-dipendenti, come quello alla prostata. Tale osservazione ha alimentato a lungo la convinzione che il consumo di alimenti a base di soia (latte di soia, tofu, tempeh, fagioli di soia…) riduca sensibilmente il rischio di malattia. In letteratura i dati sono però controversi e piuttosto complessi da discernere, probabilmente perché ancora in corso d’opera.

La soia è sicura?

Indubbiamente l’assunzione di soia alimentare risulta abbastanza sicura e vantaggiosa per le donne che non hanno storia personale o familiare di cancro al seno, e per le quali l’assunzione di questo legume garantisce un valido contributo per la prevenzione di condizioni patologiche associate all’età, come le malattie cardiovascolari, l’osteoporosi, e il trattamento dei sintomi della menopausa. Importante è, in tal caso, cominciare ad assumere alimenti a base di soia fin da giovani, e non quando se ne presenta la necessità come in post-menopausa, ond’evitare di scombussolare ulteriormente un organismo che già presenta scompensi ormonali. Discorso diverso per le donne con pregressa diagnosi di carcinoma mammario personale o familiare, in cui l’assunzione di soia, anche in forma di alimento, ha dimostrato una correlazione diretta con l’aumento plasmatico di IGF-1, fattore di crescita associato all’incremento del rischio tumore.

Perché allora le popolazioni asiatiche mostrano un’incidenza minore di tumori ormono-dipendenti nonostante l’alto consumo di soia?

Si è scoperto che associare alimenti a base di questo legume (fino a 2 gr di soia per kg di peso corporeo al giorno ) con il consumo di alghe, altro alimento tipico della cucina orientale (con una media di 5 gr al giorno), riduce la concentrazione di IGF-1 del 40%.

Cosa dire invece degli integratori a base di Isoflavoni?

Gli Isoflavoni, fitoestrogeni della soia, quali la Ginesteina o la Daidzeina, sono in grado di agire sia come proliferativi (a dosi fisiologiche) che come anti-proliferativi (a dosi elevate) e sono capaci di stimolare l’attività di un enzima chiave per la conversione degli androgeni in estrogeni (l’aromatasi), incrementando così l’azione di questi ormoni femminili sui recettori responsabili della proliferazione cellulare. Alcuni farmaci utilizzati nella cura e prevenzione della recidiva del carcinoma mammario bloccano proprio tale enzima per ridurre la produzione locale di estrogeni e, di conseguenza, ridurre lo stimolo proliferativo a livello dei loro recettori ER. I fitoestrogeni non solo stimolano l’iperproduzione di estrogeni a questo livello, ma interferiscono anche con l’azione e l’efficacia di farmaci anti-aromatasi, essenziali per la riduzione del rischio di recidiva in pazienti con pregressa diagnosi di carcinoma (vedi Aromasin). Gli ultimi studi affermano che l’integrazione con gli estratti di soia non solo presentano dei rischi, come appena mostrato, ma secondo le ultime ricerche non producono nessun effetto sulla prevenzione tumorale, sopratutto per i soggetti ER +, ovvero mutati in senso proliferativo a livello del recettore per gli estrogeni.

Quindi soia sì o no in relazione al tumore al seno?

E’ preferibile evitare integratori a base di soia, a maggior ragione in donne con pregressa diagnosi di carcinoma mammario, per le quali tale precauzione deve essere osservata con maggior attenzione. In soggetti sani, invece il consiglio è raggiungere i livelli di assunzione di isoflavoni consigliati anche dalla Food and Drug Administration Americana , pari a circa 25 mg al giorno,anche se già 10 mg al giorno riducono il rischio di carcinoma al seno del 12%.

25 mg di isoflavoni, utili alla prevenzione del tumore al seno quindi , in donne sane, in cosa ed in quanta soia li troviamo?

Gli alimenti di soia tradizionali forniscono circa 30 mg di isoflavoni per porzione, per cui è possibile affermare che per soggetti sani un bicchiere di latte di soia, una porzione di tofu o uno yogurt di soia al giorno è la quota ideale per un alimentazione salubre con il miglior rapporto rischio/beneficio.

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Perché non riesco a coprire i capelli bianchi con l’henné? Ecco cosa stai sbagliando

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1. Usi una qualità scadente di henné e/o di erbe tintorie

Una delle principali cause che incide sulla resa del colore e la copertura dei capelli bianchi è che la qualità di henné e erbe tintorie che usi non è delle migliori. Come fai a capirlo? Sia dalla resa povera del colore sui tuoi capelli che dalla consistenza della pastella: se cade a pezzetti molto probabilmente il tuo henné è stato tagliato con della sabbia. Il più delle volte è l’henné venduto sfuso che presenta questi problemi di qualità ma non solo. Se le erbe tintorie che usi sono di ottima qualità, la consistenza della tua pastella dev’essere simile a quella dello yogurt e di facile stesura e risciacquo.

2. Usi un mix pronto di erbe tintorie

Un altro errore tipico è che le persone provano a coprire i capelli bianchi con mix pronti di henné e erbe tintorie. Niente di più sbagliato.

3. Applichi la pastella di henné sui capelli sporchi oppure sui capello puliti?

Potrebbe fare la differenza se vuoi coprire i capelli bianchi con l’henné. E’ molto soggettivo ma visto che ci dedichi tutto questo tempo (tra l’applicazione e il tempo di posa) tanto vale togliere qualsiasi dubbio che ci possa esser qualche cosa che può interferire nella resa del colore.

4. Usi nel tuo mix di henné e erbe tintorie ingredienti sconsigliati

Un’altra cosa che potrebbe interferire nel rilascio del colore sui capelli è cosa aggiungi alla tua miscela di henné e erbe tintorie: attenzione agli ingredienti!

5. Usi un tempo di posa non adeguato

Ci sono donne deluse della inefficace copertura dei capelli bianchi con l’henné che avevano usato un tempo di posa di solo 1 ora. Per ottenere una copertura perfetta dei capelli bianchi ci vogliono invece  almeno 2 – 3 ore di posa. 2 ore nel caso in cui si sceglie di fare il doppio passaggio, 3 ore nel caso in cui si sceglie di fare un unico passaggio.

6. Le percentuali di henné e erbe tintorie che hai usato nel tuo mix non sono tarate per riuscire a coprire in modo ottimale i capelli bianchi

Il motivo per il quale il più delle volte l’henné non copre i capelli bianchi sono le percentuali di henné e erbe tintorie che vengono usate nel mix. Non puoi ottenere un’ottima copertura dei capelli bianchi aggiungendo le erbe tintorie a occhio o a cucchiai.

7. Usi prodotti per capelli a base siliconica

Ultima causa ma non meno importante che potrebbe interferire con la resa del colore dell’henné nella copertura dei capelli bianchi sono i prodotti per la cura dei capelli che utilizzi. Se i prodotti che utilizzi nella cura quotidiana dei tuoi capelli sono a base siliconica molto probabilmente anche la resa del colore dell’henné e delle erbe tintorie e la copertura dei capelli bianchi saranno meno soddisfacenti.

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Ecco il motivo scientifico perché ti meriti una vacanza al mare

MEDICINA ONLINE SOLE MARE COPPIA AMORE UOMO DONNA USTIONE SOLARE RADIAZIONE ABBRONZATURA PISCINA ACQUA NUOTO NUOTARE SPIAGGIAMare, sabbia, spiaggia, relax: forse non ci sarebbe nemmeno bisogno di spiegare perché andare in vacanza al mare è necessario, e però uno studio della Michigan State University ha dimostrato scientificamente il motivo per cui tutti abbiamo bisogno di fare una vacanza al mare, ovviamente soldi permettendo! E la spiegazione è che stare in un posto che ci permette di vedere enormi spazi blu e azzurri diminuisce i livelli di disagio psicologico.

Guardare il blu è rilassante

La ricerca è stata condotta a Wellington, in Nuova Zelanda, comparando i livelli di salute medi del Paese con quelli di due distinti gruppi: quello di chi poteva vedere regolarmente il mare e quello di chi non aveva il mare nel proprio orizzonte quotidiano. Indipendentemente da altri fattori come età, condizioni di salute generali, sesso e tenore di vita, chi viveva a contatto del mare aveva livelli di disagio psicologico notevolmente inferiori anche rispetto alla media del Paese. Secondo Amber Pearson, co-autore dello studio, il motivo è che il colore blu-azzurro del mare riduce la stimolazione sensoriale del cervello e permette di rilassarsi meglio. Che poi il relax non è altro che uno dei motivi per cui si viaggia e si va in vacanza. Curiosamente lo studio non ha trovato la stessa corrispondenza tra relax mentale e permanenza in aree caratterizzate dal colore verde, cosa che invece era stata accertata da uno studio condotto in Olanda e pubblicato sul Journal of Epidemiology and Community Health sui benefici per la salute dello stare nella natura.

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Troppo caldo per prendere sonno: i 14 trucchi per dormire bene in estate

MEDICINA ONLINE DORMIRE SONNO LETTO UOMO DONNA SESSO AMORE COPPIA MATRIMONIO ESTATE CALDO TRUCCHI TEMPERATURA CUSCINO MATERASSO.jpgIl caldo ed i disturbi del sonno vanno di pari passo, ma i rimedi per dormire meglio esistono, scopriamoli insieme. Capita a molte persone di passare l’intera notte a girarsi nel letto senza riuscire a prendere sonno, e tutto questo per colpa dell’innalzarsi delle temperature. Soprattutto nelle città, l’afa e l’umidità raggiungono livelli davvero allarmanti e a risentirne sono tutti coloro che non riescono a riposare correttamente. È quindi normale, durante la giornata, essere stanchi, nervosi e meno concentrati del solito. Dunque è importante mettere in atto alcuni stratagemmi per dormire bene anche con il caldo d’estate.

1) Non esagerare con l’esposizione al sole

Per avere un buon sonno, bisogna partire già da parecchie ore prima di andare a letto. L’estate è la stagione in cui finalmente ci si può godere un po’ di sole, ma fate attenzione: se ci si scotta, la temperatura corporea si innalza e la notte si farà più fatica a prendere sonno.

2) Preferire una cena leggera

Sebbene d’estate sia piacevole fare grigliate con gli amici o andare al ristorante, è necessario fare attenzione ai cibi e alle bevande che si consumano. Tra gli alimenti sconsigliati con il caldo, possiamo annoverare le fritture, i cibi grassi e quelli troppo speziati. Via libera invece a frutta e verdura, che sono leggere e mantengono idratato il nostro corpo. Se si soffre di pressione bassa per il caldo, è possibile aggiungere un pizzico di sale ai propri pasti, facendo attenzione a non esagerare.

3) Evitare alcool e bevande zuccherate

Un occhio di riguardo anche a quello che si beve: l’alcool sarebbe da evitare, perché se è vero che induce sonnolenza, è altrettanto vero che porta ad avere un riposo disturbato e a risvegliarsi spesso durante la notte. Sono sconsigliate anche le bevande zuccherate e, naturalmente, il caffè e il tè – come tutte le bevande eccitanti. A tale proposito, leggi anche: La dieta per dormire bene, combattere l’insonnia e svegliarsi la mattina riposati

4) Fare attenzione alla posizione della camera da letto

Ovviamente è molto importante cercare di mantenere una temperatura confortevole nella camera da letto, già da alcune ore prima del momento del riposo. Quando il sole batte sulle finestre della camera, fate attenzione a chiudere le tapparelle e a tirare le tende, per evitare di surriscaldare l’ambiente. Al contrario, quando il sole è calato, spalancate le finestre e cambiate aria.

5) Dormire in un letto basso

Il calore tende a salire verso l’alto, quindi un letto basso può farci sentire più fresco. Una soluzione tipo futon è l’ideale, ma nelle notti più calde si può provare anche un materasso appoggiato a terra.

6) Usare il condizionatore con moderazione

Se siete tra i fortunati che hanno un condizionatore in camera da letto, sarete tentati di tenerlo acceso tutta la notte per non soffrire il caldo. L’importante è che la temperatura non sia troppo bassa: quella ideale va dai 18° ai 23°C.

7) Usare poche luci in camera

Un altro consiglio importante è quello di non tenere troppe luci accese in camera da letto. Sfruttate la luce solare più che potete, e poi utilizzate lampadine a basso voltaggio, che producono meno calore. Se siete abituati a leggere a letto – cosa che sicuramente concilia il sonno – cercate di accontentarvi di un solo punto luce, magari un’abat jour sul comodino. Tenere le luci spente è importante anche per evitare uno dei fattori che determina un sonno poco ristoratore: la presenza di zanzare in camera da letto.

8) Spegnere le apparecchiature elettroniche

Da sempre è consigliato non abusare di tv e smartphone poco prima di andare a letto. Le luci che emettono infatti interferiscono con il sonno, specie quelle del cellulare che sono letteralmente “sparate” in faccia. In questo caso il consiglio è ancora più valido, perché tutte le apparecchiature elettroniche, quando in uso, producono calore. Spegnete la tv e ricordatevi di NON ricaricate il telefono sul comodino, il vostro riposo ne trarrà beneficio. A tale proposito leggi anche: Usare lo smartphone a letto prima di andare a dormire potrebbe ucciderti

9) Scegliere con cura la biancheria da letto

Bisogna fare attenzione alla scelta delle lenzuola: il cotone e il lino sono tessuti naturali, che aiutano la traspirazione e permettono il passaggio dell’aria. Anche il colore della biancheria da letto può risultare importante. I colori chiari infatti attirano meno calore, e sono quindi i più consigliati.

10) Indossare il pigiama

Può sembrare un controsenso, ma indossare il pigiama può aiutare a rimanere più freschi. Questo perché un buon tessuto – lino o cotone – assorbe il sudore e favorisce la traspirazione. Se indossare un pigiama sembra esagerato, possono bastare anche una camicia da notte od una canotta.

11) Fare una doccia fresca

Naturalmente il consiglio più seguito è quello di una bella doccia fresca poco prima di andare a letto. In effetti, l’acqua fresca abbassa velocemente la temperatura corporea e ci libera dal sudore.

12) Fare un pediluvio

Ma non sempre è possibile fare una doccia subito prima di coricarsi. In questo caso, può essere utile immergere i piedi in acqua fresca per qualche minuto. Le estremità infatti sono le parti più sensibili al caldo, e abbassare la loro temperatura con un pediluvio donerà una sensazione di freschezza in tutto il corpo.

13) Bere prima di andare a letto

L’idratazione è fondamentale, soprattutto in estate. Per dormire bene quando fa molto caldo, non c’è nulla di meglio di un bicchiere di acqua fresca poco prima di coricarsi. Basta fare attenzione a non esagerare: se l’acqua è troppo fredda, si rischia di provocare spiacevoli crampi allo stomaco. Se invece si beve troppo, si avrà più bisogno di andare in bagno e quindi il sonno verrà disturbato da fastidiosi risvegli.

14) Scegliere una posizione comoda

Infine un ultimo consiglio per riposare bene: che posizione assumere a letto? Il calore si disperde su una superficie più ampia, quindi è meglio dormire ben distesi e non in posizione fetale. Inoltre aprire leggermente le braccia e le gambe permette di avere più pelle esposta all’aria, e quindi di abbassare la temperatura corporea. Chi soffre di gambe gonfie a causa del caldo, può anche utilizzare dei cuscini per tenerle sollevate.

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Come curare la puntura di medusa? Cosa fare e cosa evitare

MEDICINA ONLINE MARE MEDUSA ACQUA PUNTURA VELENO CURE RIMEDIO BRUCIORE PELLE GRATTARE DOLORE OCCHI SOLE USTIONE CONTATTO ANIMALE DANNO NUOTARE GAMBAIn estate andare al mare e farsi un bel bagno rinfrescante è davvero un relax, ma spesso questi momenti di spensieratezza vengono rovinati da alcune piccole insidie, come ad esempio le meduse: trasparenti e belle da vedere, ma dalle quali è bene stare alla larga.
Le meduse sono animali che fanno parte del plancton e, nonostante siano in grado di nuotare e spostarsi in verticale, si muovono principalmente grazie alle correnti. La loro particolarità più conosciuta è quella di avere tentacoli urticanti, che possono raggiungere anche grandi lunghezze.
A contatto con il corpo umano, i tentacoli delle meduse, tramite particolari cellule, emanano una sostanza neurotossica sulla pelle del malcapitato. Ma vediamo meglio quali sono le reazioni che questa provoca sul nostro corpo e quali sono i rimedi da attuare.

Le reazioni
Per fortuna nel nostro paese non sono presenti specie di meduse altamente pericolose, la più diffusa si chiama Pelagia noctiluca, ed è caratterizzata da un colore trasparente o violaceo, una grandezza media di 10 cm di diametro e filamenti abbastanza lunghi. La sua puntura provoca un forte prurito unito a bruciore, e causa un arrossamento della pelle, sulla quale si va a formare un eritema o una bolla.

I rimedi
Per prima cosa occorre uscire dall’acqua e lavare la zona con acqua di mare, in modo da eliminare la presenza di eventuali tentacoli rimasti attaccati e allo stesso tempo diluire la tossina già presente. Eventualmente è possibile ricorrere all’uso di tessere per rimuovere le parti che non si sono ancora staccate.
Successivamente si può passare del bicarbonato e poi medicare con un gel al Cloruro di Alluminio, le creme antistaminiche invece sono utili per diminuire il prurito, ma bisogna utilizzarle quando non si è esposti al sole.
La parte colpita va poi tenuta lontana dal sole e coperta fino a completa guarigione, in modo da evitare che si accentuino eventuali cicatrici.

Cosa evitare
E’ opportuno non utilizzare acqua dolce per risciacquare: favorisce il rilascio del veleno dalle cellule cnidocisti, peggiorando la situazione. Non applicare acqua calda, ammoniaca o alcool e altri rimedi “fai da te” e non toccarsi gli occhi, ciò potrebbe provocare ulcere alla cornea. Meglio evitare creme con cortisone che hanno un effetto solo dopo 30 minuti dall’applicazione, dunque non abbastanza repentino.
In caso di reazioni gravi, come difficoltà nel respirare, pallore, sudorazione e senso di disorientamento, oppure una reazione cutanea diffusa, recarsi in ospedale. Alcune meduse possono provocare shock anafilattico.

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Panettone e pandoro: quale dei due contiene più burro?

MEDICINA ONLINE NATALE DOLCI NATALIZI PANDORO PANETTONE SFOGLIATA LIEVITAZIONE INGREDIENTI ZUCCHERO A VELO CALORIE RICETTE DIFFERENZE DIETA CIBO DOLCE COLOMBA PASQUA BUONE FESTE CAPODANNO.pngTra i due tipici dolci natalizi, quello a maggior contenuto di burro è il pandoro, ciò si riflette anche sul apporto calorico: il panettone generalmente ha fino a 360 calorie per 100 grammi, mentre il pandoro arriva fino a 410 calorie.

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