Madre anaffettiva: caratteristiche, effetti sui figli, cosa fare?

MEDICINA ONLINE Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo Roma MADRE ANAFFETTIVA EFFETTI FIGLI COSA FARE Riabilitazione Nutrizionista Infrarossi Accompagno Commissioni Cavitazione Radiofrequenza Ecografia Pulsata  Macchie Capillari Pene.jpgI primissimi anni di vita dei bambini sono fondamentali per un loro corretto sviluppo emotivo ed in questa fase più che mai i genitori devono saper trasmettere amore, in particolare la madre: quando quest’ultima non è in grado di manifestare amore e tenerezza, è possibile che la crescita del bimbo sia catalizzata da fattori di carenza emotiva con conseguenze sul piano interpersonale che potrebbero risultare anche molto serie sul luingo periodo.
Crescere con una madre anaffettiva può significare crescere sentendosi abbandonati, incapaci di riconoscersi come individuo e di essere accolti dagli altri manifestando il proprio diritto di esistere.
Le madri anaffettive sono persone incapaci di esprimere liberamente le proprie emozioni, soprattutto quando si tratta di manifestare amore. A livello relazionale comunicativo sono madri che non sanno rimproverare, gratificare, sostenere, incoraggiare, proteggere, tranquillizzare, insegnare, ma sanno solo squalificare, criticare, demotivare, scoraggiare, opprimere, intimidire, ricattare, imbrogliare… Questo, da parte della figura di riferimento più importante in assoluto, nella povera mente di un bambino può avere effetti totalmente distruttivi.

Anche il padre può essere anaffettivo. A tal proposito leggi anche: Padre anaffettivo e assente: effetti sui figli, cosa fare?

Cause dell’anaffettività di una madre

Non esistono specifiche cause che rendano una donna una madre anaffettiva. Le motivazioni in genere sono molteplici e risiedono nel vissuto emotivo della donna, agendo in sinergia per produrre questo tipo di comportamento. L’anaffettività dipende solitamente da un vissuto personale problematico che ha impedito alla donna di sviluppare un rapporto sano con le emozioni e con sé stessa. In alcuni casi una madre anaffettiva ha avuto a sua volta una madre anaffettiva: cresciuta con questo modello di riferimento, la donna replica i comportamenti della propria madre credendoli come gli unici possibili per allevare la prole. In altri casi la donna anaffettiva ha avuto uno o più partner narcisisti ed anaffettivi, corroborando in lei l’idea che “la vita va così, è crudele e cinica ed io devo adeguarmi”. In altri casi ancora, eventi traumatici – come un licenziamento, un lutto improvviso, una delusione amorosa – hanno determinato una perdita di fiducia nella vita che ha causato o peggiorato una anaffettività. Spesso la mancata affettività è il risultato finale del fatto che donna non ama abbastanza sé stessa per poter trasmettere amore ai suoi figli.

Caratteristiche delle madri anaffettive

Le madri anaffettive sono l’esatto opposto delle mamme iperprotettive: se queste ultime riempiono di attenzioni eccessive i figli fino a soffocarli, le anafettive non riescono a manifestare affetto, risultando gelide e distaccate. Le caratteristiche principali delle madri anaffettive, sono di seguito elencate.

  • Sono assenti. Le madri anaffettive delegano tutto a figure sostitutive, non partecipano alla vita dei figli e non stanno mai con loro. Non conoscono i propri figli e scappano dall’incombenza di essere madre. Potrebbero, ad esempio, delegare il ruolo di madre ad una o più tate oppure ai nonni.
  • Hanno un rifiuto verso le manifestazioni d’affetto. Un tipico segnale di anaffettività è l’incapacità di abbracciare, baciare, coccolare il bambino, che viene percepito come un ostacolo, un fastidio, qualcosa di addirittura irritante.
  • Sono abili manipolatrici. Le madri anaffettive non sono in grado di leggere e comprendere i propri figlii. Si occupano prevalentemente di se stesse, e percepiscono la prole solo in funzione dei propri personali bisogni.  Pretendono che tutto sia perfetto nella loro vita, inclusi i loro figli. L’unico modo che hanno per assicurarsene è di controllare tutto in prima persona. Il ricatto morale nei confronti dei loro figli è il più vile dato che per loro natura indifeso, non possono rendersi conto di essere imbrigliati in questo tipo di dinamica. Si tratta di un vero e proprio “tradimento” della mamma che invece di proteggere il piccolo e prendersi cura di lui, ne abusa a livello psicologico. Comunque venga espresso il ricatto, il messaggio sottostante è chiaro: “se non farai quello che dico io, mi farai stare molto male”. Per un bambino, per il quale il genitore è la persona più importante, il messaggio è devastante: genera paura, ansia, senso di colpa e lo spinge a muoversi in direzione opposta ai suoi profondi desideri. Conoscendo perfettamente i punti deboli del bambino, la madre anaffettiva fa leva sulla sua paura di perdere la relazione o di entrare in conflitto.
  • Sanno fare leva sui sensi di colpa. Quando i figli saranno adulti, la madre anaffettiva ricorderà e rinfaccerà tutti i sacrifici fatti per loro e sottolinierà quanto loro debbano esserne debitori: si tratta del debito della vita che ha un valore enorme e, pertanto, non potrà “mai” essere colmato! Col suo comportamento da vittima la madre anaffettiva comunica in modo inequivocabile che se il figlio non lo accontenterà, soffrirà e la colpa sarà solo sua. E gli indurrà il senso di colpa, facendolo sentire responsabile del suo malessere e persino della sua vecchiaia.
  • Determinano una inversione di ruolo. Con una madre anaffettiva inevitabilmente, il piccolo (anche se bambino/a) cercherà con tutti i suoi mezzi di farsi carico della madre: diverrà in un certo senso il genitore di sua madre. Ad esempio cucinerà per lei, la metterà a letto o riordinerà la sua casa.
  • Fanno le vittime. Le madri anaffettive hanno richieste martellanti che si risolvono in pianti, insistenze e voglia di commiserazione. La violenza di queste madri si manifesta nel sottoporre i propri figli a continui lamenti, invadono lo spazio dei figli pretendendo di essere comprese, protette e compatite. La madre anaffettiva chiede ai propri figli da bambini di non crearle problemi e da adulti di proteggerla e di aiutarla. Sono gelose. Mostrano gelosia nei confronti del figlio: magari perché ha successo con le persone, o magari ha un buon lavoro.

Leggi anche: “Se tu non mi ami è colpa mia”: i pensieri di una donna che ama un uomo anaffettivo

Cosa comporta crescere con una madre anaffettiva?

Chi è cresciuto con una mamma anaffettiva, in età adulta potrebbe sviluppare una serie di tratti comportamentali o di patologie di interesse psichiatrico, tra cui:

  • anaffettività nei confronti del partner e/o dei propri figli;
  • sindrome di Münchhausen per procura;
  • poca autostima;
  • disistima nei confronti del partner;
  • disistima nei confronti delle donne in generale o vera e propria misoginia;
  • sindrome di inferiorità;
  • sindrome da abbandono;
  • alessitimia (incapacità di manifestare le emozioni);
  • depressione;
  • atti di autolesionismo;
  • fobie;
  • disturbo da stress post traumatico;
  • dipendenze da sostanze (alcolismo, droghe, farmaci…) o comportamentali (cleptomania, shopping compulsivo…);
  • disturbi di personalità;
  • non riuscire a mantenere rapporti amorosi a lungo termine.

Ovviamente aver avuto un genitore anaffettivo non significa necessariamente soffrire di una o più delle condizioni e patologie elencate.

Leggi anche: La sindrome da abbandono: cos’è e come si supera

Cosa fare se hai avuto una madre anaffettiva?

A chi ha avuto un genitore anaffettivo, io consiglio questi “10 comandamenti”:

  1. impara a capire che non hai colpe nell’aver avuto una madre o un padre anaffettivo: in questo caso sei una vittima e non certo carnefice. Mai pensare ad esempio “è colpa mia se mia madre è anaffettiva, se fossi più carino o ubbidiente o di successo, lei sarebbe più buona con me”;
  2. impara a prenderti cura di te stesso/a, a nutrirti di rapporti affettivi basati sul reciproco sostegno;
  3. dai spazio ai tuoi interessi, alle tue passioni, ai tuoi amori, fino a costruirti un’identità stabile e indipendente;
  4. non bloccare le tue emozioni ma lasciale scorrere ricercando il contatto con la natura e – perché no? – con gli animali, spesso gli unici veri depositari dell’affetto illimitato e incondizionato verso i loro padroni;
  5. lasciati ispirare da modelli di riferimento materno alternativi (nonne, zie, tate…), qualora fossero capaci di donare liberamente amore e riconoscimento;
  6. impara ad accettare i limiti di tua madre e non ostinarti a cercare di cambiarla;
  7. non cedere al risentimento e alla recriminazione: probabilmente saresti solo tu a soffrirne per tutta la tuia vita;
  8. se hai figli, amali. Tu sei diverso/a da tua madre. Non permettere all’anaffettività di diventare un circolo vizioso che governa la tua famiglia;
  9. circondati di persone gioiose e attive, capaci di apprezzarti e di valorizzarti;
  10. se la situazione ti genera una angoscia insopportabile, che interferisce con i tuoi rapporti sociali, il tuo lavoro, le tue relazioni, allora contatta un medico o uno psicoterapeuta con cui potrai affrontare un percorso terapeuto.

Leggi anche: “Mi sono pentita di aver avuto un figlio”

Testi consigliati

Un libro economico ma che tratta in modo esauriente questo argomento, è “Madri che feriscono. Liberarsi dal loro potere per rinascere”, scritto da Anne-Laure Buffet, una popolare autrice francese – madre di due bambini – che si interessa da anni dei problemi che interessano la famiglia. Lo potete trovare in offerta seguendo questo link: https://amzn.to/3XpqrzO

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Il libro della dott.ssa Fiorenza Moretti è disponibile anche in versione gratuita con l’abbonamento Kindle Unlimited, che potete ottenere gratis per 30 giorni seguendo questo link: https://amzn.to/3PQFPBo

Se pensi di aver avuto una madre anaffettiva e ciò ti genera conflitti ed angosce irrisolvibili, prenota una visita e – tramite una serie di colloqui – riusciremo insieme a risolvere i tuoi problemi.
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Punti neri (comedoni): tutti i rimedi naturali per eliminarli

MEDICINA ONLINE Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo Roma PUNTI NERI COMEDONI RIMEDI NATURALI  Riabilitazione Nutrizionista Infrarossi Accompagno Commissioni Cavitazione Radiofrequenza Ecografia Pulsata  Macchie Capillari Ano Pene.jpgI comedoni, anche chiamati punti neri, sono la conseguenza dell’accumulo di sebo e cellule morte nei pori della pelle, che ossidandosi si anneriscono formando i caratteristici Continua a leggere

Cosa succede ad una supposta dopo averla inserita? Come funziona?

MEDICINA ONLINE Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo Roma FUNZIONA UNA SUPPOSTA DOPO INSERITA Riabilitazione Nutrizionista Infrarossi Accompagno Commissioni Cavitazione Radiofrequenza Ecografia Pulsata  Macchie Capillari Ano Pene.jpg

Ecco gli stampi usati per fare le supposte rettali

Tutti noi l’abbiamo conosciuta “da vicino” almeno una volta nella vita, ma sappiamo come è fatta e come funziona dopo averla inserita nel nostro corpo? La supposta è una forma farmaceutica semisolida a dose unica in cui forma, volume e consistenza sono adatti alla somministrazione nel retto. In realtà in medicina esistono varie tipologie di supposte come quelle vaginali (ovuli vaginali) o uretrali (da inserire nell’uretra, il condotto dove l’urina passa dalla vescica all’esterno). Quelle di cui parleremo oggi sono le “supposte rettali” che si inseriscono nell’ano.

Da cosa sono costituite le supposte rettali?

La supposta rettale è costituita da:

  • un componente di base (che in passato era costituito da burro di cacao mentre oggi è composto da miscele di gliceridi);
  • uno o più principi attivi disciolti o dispersi nella base: la presenza del principio attivo non è uniforme in tutta la supposta, motivo per cui è legittimo farsi questa domanda: Si possono tagliare o spezzare le supposte rettali?;
  • vari eccipienti come: adsorbenti, tensioattivi, lubrificanti, conservanti antimicrobici e coloranti.

Leggi anche: Supposta rettale: vantaggi e svantaggi rispetto ad altre vie di somministrazione

Gli eccipienti base per la preparazione di supposte devono:

  • trovarsi allo stato solido a temperatura ambiente;
  • essere sufficientemente rigidi per l’introduzione nell’ampolla rettale;
  • fondere alla temperatura corporea.

Con azione farmacologica o senza azione farmacologica

Le supposte rettali possono avere o meno azione farmacologica:

  • nelle supposte con azione farmacologica lo scioglimento della sostanza di base o eccipiente consente il rilascio del medicamento che può avere funzione locale o sistemica. Supposte di questo tipo devono essere assunte a seguito della defecazione, per evitare che possano essere evacuate prima del completo assorbimento del farmaco;
  • nel caso di supposte senza azione farmacologica (abitualmente a base di glicerina), l’azione terapeutica è data dallo sciogliendo stesso della supposta rettale, che genera una lubrificazione del retto finalizzata a facilitare l’evacuazione.

Leggi anche: Supposte di glicerina: come usarle in bambini, adulti, gravidanza

Come funziona una supposta rettale dopo averla inserita?

Dopo l’inserimento nell’ano, lo spostamento verso l’alto avviene grazie a contrazioni antiperistaltiche dei muscoli del retto che la sospingono all’interno del corpo. La supposta rettale si scioglie in pochi minuti grazie alla temperatura corporea, più elevata di quella ambientale.

Come agisce una supposta rettale?

Dopo essere stata inserita, la supposta senza azione farmacologica si scioglie e lubrifica il retto. La supposta con azione farmacologica libera il principio attivo che può avere azione locale (ad esempio utilizzando sostanze vasocostrittrici nel trattamento delle emorroidi) oppure essere rapidamente assorbito dalla mucosa rettale riccamente vascolarizzata dalle vene emorroidarie. Una volta penetrato nella circolazione sanguigna generale, il principio attivo della supposta arriva agli organi bersaglio ed esplica la propria funzione.

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Lingua bianca, impastata, spaccata: cure e rimedi naturali

MEDICINA ONLINE Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo Roma LINGUA BIANCA IMPASTATA CAUSE PERICOLOSA Riabilitazione Nutrizionista Infrarossi Accompagno Commissioni Cavitazione Radiofrequenza Ecografia Pulsata Macchie Capillari Ano PeneIn questo articolo ci eravamo chiesti quali sono le possibili cause di lingua bianca, impastata, spaccata e/o infiammata. Ma quali sono le cure ed i rimedi naturali per risolvere il problema e prevenire la sua ricomparsa? Ecco una pratica lista:

1) Migliora la tua igiene orale
È assai frequente che, nel corso della quotidiana cura dentale, la lingua non sia oggetto di alcun tipo di pulizia e venga dunque trascurata. Al contrario, dovrebbe essere sempre soggetta a un leggero strofinamento con uno spazzolino dedicato, a setole molto morbide. In tal modo, i batteri che normalmente si depositano sulla lingua verranno eliminati senza poter arrivare a provocare una infezione. Per pulire adeguatamente la lingua è importante:

  • Utilizzare oltre allo spazzolino da denti un nettalingua (pulisci lingua) ogni volta che ci si lavano i denti di modo da rimuovere eventuali residui di cibo e di batteri. Il nettalingua è un piccolo e semplice strumento della tradizione ayurvedica che permette di rimuovere delicatamente la patina sulla lingua. È in acciaio inossidabile o in rame e lo potete trovare in erboristeria o nei negozi di prodotti naturali. Questo raschietto aiuta a rimuovere patina e tossine presenti sulla lingua in pochi secondi. Utilizzatelo al mattino prima di fare colazione e di lavarvi i denti.
  • Usare un collutorio di qualità che elimini la maggior parte dei batteri dalla superficie linguale, evitandone l’accumulo.

2) Segui un’alimentazione sana a base di frutta, verdura e cibi non grassi e non eccessivamente zuccherati.
3) Limita o elimina il consumo di sigarette ed alcol.
4) Pulisci in maniera adeguata e con prodotti specifici le tue protesi dentali.

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Rimedi naturali per la lingua bianca

I rimedi naturali prevedono l’utilizzo di sostanze naturali per eliminare o attenuare il problema della patina bianca sulla lingua. Vengono usati principalmente:

  • Bicarbonato: il bicarbonato di sodio è composto da cristalli che esercitano un’azione abrasiva sulle superfici che vengono trattate. Per pulire la lingua è sufficiente utilizzare un batuffolo di cotone imbevuto in acqua e bicarbonato e strofinarlo sulla parte da trattare. L’operazione va ripetuta per 2 – 3 volte al giorno.
  • Limone: il limone contiene acido citrico e può aiutare a limitare la crescita batterica e a ridurre i fenomeni infiammatori. Si può usare sia il succo di limone da applicare mediante un batuffolo di cotone, come per il bicarbonato, oppure si possono fare degli sciacqui a base di acqua e limone per disinfettare il cavo orale. Si consiglia di eseguire le operazioni almeno 2 volte al giorno.
  • Yogurt: il consumo giornaliero di yogurt è indicato poiché questo alimento contiene dei fermenti lattici acidi che aiutano a rallentare la crescita batterica e la formazione della patina bianca sulla lingua.
  • Succo di aloe vera. Il succo di aloe vera può essere utile per il trattamento dei problemi del cavo orale grazie alle sue proprietà antinfiammatorie. Le sue proprietà antimicrobiche inoltre aiutano a contrastare i batteri che causano alito cattivo e patina bianca sulla lingua. Provate ad eseguire degli sciacqui con un cucchiaino di succo di Aloe Vera unito a mezzo bicchiere d’acqua ogni mattina.
  • Aglio: grazie all’azione dei suoi principi attivi, come l’allicina, che ha azione antinfiammatoria e antibiotica naturale, l’aglio viene utilizzato per eliminare la patina bianca sulla lingua. Basta strofinarne mezzo spicchio sulla parte da trattare una volta al giorno.
  • Curcuma. La curcuma per le sue proprietà antibatteriche è considerata utile per proteggere il cavo orale e la lingua dalle infezioni. Uno dei rimedi naturali da applicare in caso di patina bianca sulla lingua suggerisce di fare due volte al giorno sciacqui e gargarismi con un bicchiere d’acqua a cui aggiungere mezzo cucchiaino di curcuma in polvere.
  • Acqua salata: fare degli sciacqui con acqua calda e sale aiuta a limitare la crescita batterica poichè il sale crea un ambiente inadatto ai batteri. Si consiglia di fare gli sciacqui almeno tre volte al giorno.
  • Oil pulling. La pratica dell’oil pulling aiuta a rimuovere i batteri che nel corso della notte si vanno a depositare sulla lingua e sui denti. Il consiglio è di praticare l’oil pulling prima di lavarvi i denti o di usare il nettalingua. Si tratta di fare uno sciacquo profondo della bocca con un cucchiaino di olio di sesamo, olio di cocco, d’oliva o altro olio alimentare di alta qualità.

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Lingua bianca, impastata, spaccata: cause, quando è pericolosa, i prodotti per pulirla

MEDICINA ONLINE LINGUA WHICH TONGUE ARE YOU NINE SYMPTOMS HEAT BLOOD DAMP DEFICIENCY CARATTERISTICHE COLORE PATINA BIANCA LINGUA NERA VERDE VILLOSA DOLORE BOCCA LABBRA MASTICARE MANGIARE WALLPAPER SFONDO PICTURE HD HI RESLo stato della vostra lingua rivela molto del vostro stato di salute. Avete un lingua bianca, impastata, infiammata e/o spaccata? Avete notato la comparsa di una patina biancastra tendente al giallo sulla lingua legata a secchezza delle fauci? Siete probabilmente di fronte ad una “lingua bianca villosa”. Queste anomalie sulla superficie della lingua potrebbero essere un falso allarme, ma anche sintomi da non sottovalutare di una malattia più seria. Se in molti casi è un fastidio temporaneo, legato alla presenza di germi, batteri, virus, funghi, lieviti nella bocca od a piccoli squilibri gastrointestinali, in altri casi, è meglio indagare a fondo. La lingua che assume un aspetto bianco e spugnoso, talvolta “villoso”, può essere conseguenza sia di cause non patologiche sia vero e proprio sintomo di patologie. La patina bianca può essere il risultato di un’alterazione nella produzione del muco che ricopre le pareti della bocca e del cavo orale, ma, più spesso, è il risultato di un’alimentazione scorretta, stress o influenza.

Cause non patologiche

Ecco le cause più comuni tra le cause non patologiche:

1) Scarsa igiene orale
Una scarsa o una scorretta igiene orale è la principale causa non patologica di patina bianca sulla lingua negli adulti. Difatti se ci si lava i denti frettolosamente, senza pulire anche la lingua, oppure se si salta la pulizia della bocca o ancora se non si utilizza il filo interdentale, si può avere un’eccessiva proliferazione batterica con conseguente formazione della patina biancastra.

2) Alimentazione scorretta
Una patina biancastra sulla lingua può essere il risultato di una dieta scorretta: cioè di un consumo eccessivo di alimenti ricchi di grassi, colesterolo e zucchero, che provocano pericolosi squilibri a carico della flora batterica.

3) Fumo e alcol
Chi fuma molte sigarette al giorno o chi fa abuso di alcol può avere la lingua bianca a causa della disidratazione e dell’essiccamento della mucosa orale che queste due sostanze causano.

4) Stress
Lo stress può causare la comparsa di patina bianca sulla lingua. Questo è dovuto al fatto che forti condizioni stressanti alterano gli equilibri degli ormoni e variano anche la composizione del sudore e della saliva. Questo può favorire la proliferazione batterica e la lingua bianca.

5) Farmaci
Alcuni farmaci, come gli antibiotici, provocano alterazioni nella flora batterica dell’organismo, compresa quella intestinale e quella orale. Questo può portare alla comparsa di lingua bianca.

6) Protesi dentali
Coloro che portano protesi dentali, specialmente quindi gli anziani; possono avere la tendenza a formare una patina biancastra sulla lingua. Questo è dovuto al fatto che la presenza di protesi in bocca causa un aumento della proliferazione batterica e quindi se la pulizia non è adeguata, si può avere la lingua bianca.

7) Disidratazione
Bere poca acqua durante la giornata, può contribuire alla formazione di una patina bianca sulla lingua.

Cause patologiche

Ecco le cause più comuni tra le cause patologiche:

1) Patologie delle vie respiratorie
Quando la lingua è secca, infiammata, ma, soprattutto è bianca, cioè è ricoperta da una strana patina biancastra, potrebbe essere il campanello d’allarme di malattie stagionali, l’influenza o il raffreddore, accompagnate spesso da altri sintomi, come la febbre. Infatti, si tratta di circostanze in cui si tende a respirare con la bocca aperta: la lingua si secca e accelera il processo di desquamazione delle cellule superficiali, che, quando si staccano, si depositano sul dorso.

2) Lichen planus
E’ una patologia autoimmune che determina varie manifestazioni cliniche tra cui la comparsa di placche bianche sulla lingua e bruciore. Tali manifestazioni sono dovute al mal funzionamento del sistema immunitario che attacca l’organismo stesso.

3) Infezioni
Se il fenomeno della lingua bianca è associato alla presenza di alito cattivo (alitosi), che si può risolvere risalendo alla radice del problema, è probabile che la patina che si osserva sia il risultato di un residuo o di un accumulo di batteri che, nella stragrande maggioranza dei casi, si produce per la mancanza di una adeguata igiene orale, ma non sempre. Ecco alcune tipiche infezioni che portano a lingua biancastra:

  • Mughetto: è una micosi causata dalla candida albicans. La candidosi orale si manifesta principalmente nei neonati che non hanno un sistema immunitario del tutto sviluppato e non presentano il corretto grado di acidità nella bocca e nelle donne in gravidanza che sono più soggette a infezioni a causa dei cambiamenti ormonali. Se il neonato è affetto da candidosi orale, può trasmetterla alla madre mediante allattamento al seno.
  • Tonsille: chi soffre di problemi alle tonsille come tonsilliti ricorrenti, tonsille criptiche o calcoli tonsillari, può avere la lingua bianca a causa dello stato di infezione e di infiammazione che viene a crearsi.
  • Scarlattina: determina un aspetto particolare della lingua definito “a fragola bianca” poiché questa assume l’aspetto di una fragola ma è di colore biancastro. È una patologia tipica dell’età infantile che comprende anche sintomi sistemici come febbre e chiazze rosse su tutto il corpo.
  • HIV: la lingua bianca si manifesta spesso in pazienti colpiti da HIV. Questo avviene poichè il virus causa l’aids, un’immunodeficienza che abbassa le difese immunitarie e favorisce la proliferazione batterica e l’insorgenza d’infezioni.
  • Leucoplachia. Una condizione abbastanza preoccupante, indice di un’altro tipo di infezione, è la leucoplachia, disturbo caratterizzato dalla comparsa di placche bianche sulla superficie della lingua: è una condizione che ricorre spesso nei fumatori, in cui si ha anche un’alterazione della percezione del gusto dei cibi ed un fastidio costante alla bocca, oltre alla tipica colorazione bianca della lingua a volte solcata da striature rosse che le conferiscono un aspetto zebrato. Appena si manifestano questi sintomi, si dovrebbe ricorrere ad una visita medica, dal momento che la leucoplachia può essere talvolta precoritrice del cancro. Fortunatamente, non accade sempre così, ed il disturbo può essere risolto semplicemente smettendo di fumare.
  • Infezioni varie: alcune infezioni, come l’herpes simplex o la mononucleosi infettiva, possono provocare la comparsa di lingua bianca tra i sintomi, a causa dell’alterazione dell’equilibrio della mucosa del cavo orale e come conseguenza stessa del processo patologico infettivo.

4) Patologie dell’apparato digerente e sistemiche
La lingua bianca potrebbe essere anche il sintomo più evidente e visibile di patologie che coinvolgono soprattutto l’apparato digerente o i tessuti epatici. Infatti, in molti casi la patina bianca che ricopre la lingua può essere considerata un segnale da non sottovalutare, un sintomo di malattie che colpiscono lo stomaco, l’intestino o il fegato, come la cirrosi epatica, la gastrite, il reflusso gastroesofageo, ulcere da Helicobacter Pylori, il diabete o l’epatite. La lingua bianca indica spesso, specialmente se accompagnata ad altri sintomi come ittero o sapore amaro in bocca, un malfunzionamento del fegato. Può comparire quindi in caso di cirrosi epatica o epatiti. Per tale motivo, se il problema persiste per alcuni giorni e se in famiglia sono presenti casi di patologie a carico dell’apparato digerente, il mio consiglio è quello di recarvi dal vostro medico di fiducia per una indagine approfondita.

Sintomi e segni associati alla formazione della patina

La lingua bianca può essere accompagnata da altri sintomi più o meno specifici, che possono essere limitati al cavo orale oppure riguardare diversi organi e apparati. La presenza dei vari sintomi potrà indirizzare la diagnosi verso una patologia ben specifica o verso una condizione particolare che può avere originato la comparsa della patina bianca sulla lingua.

Tra i sintomi che riguardano il cavo orale e che si associano a lingua bianca, abbiamo:

  • Puntini rossi: la comparsa di puntini rossi insieme alla lingua bianca può essere sintomo di infiammazione delle papille linguali. Tale condizione può essere causata per esempio da infezioni da lievito e si verifica spesso nei bambini.
  • Secchezza: quando la produzione di muco non è adeguata il cavo orale si secca e si ha una disidratazione delle cellule della mucosa orale. La sensazione di secchezza, accompagnata da quella di bocca impastata, si associa spesso a lingua bianca. Tali sintomi possono essere causati da influenza o da eccesso di fumo.
  • Bocca amara: la contemporanea presenza di lingua bianca e di un sapore amaro in bocca devono far sospettare un problema epatico e quindi si consiglia un approfondimento medico.
  • Bruciore: nel caso in cui insieme alla lingua bianca sia presente una sensazione di bruciore o di lingua che “pizzica” è possibile essere in presenza di una forte irritazione della lingua tipica di alcune condizioni come la leucoplachia. Talvolta la lingua può essere anche spaccata a causa della forte irritazione.
  • Dolore e gonfiore: se la lingua bianca compare dopo un piercing ed è accompagnata da dolore e gonfiore è probabile che si sia sviluppata un’infezione nel sito di inserzione del piercing. In questo caso è possibile anche che la lingua sia maleodorante a causa dell’infezione.
  • Alitosi: è il sintomo che si accompagna nella maggior parte dei casi alla formazione della patina bianca sulla lingua. Può essere causato da infezioni, scarsa pulizia o da problemi digestivi.
  • Sintomi influenzali: se alla lingua bianca si associa la presenza di mal di gola, tosse, muco e febbre probabilmente questo indica la presenza di raffreddore o influenza.
  • Puntini bianchi: la comparsa di placche bianche sulla superficie della lingua, in associazione ad una colorazione biancastra generale, è legata ad una condizione nota come leucoplachia che si verifica nei soggetti fumatori e che causa alterazione nel gusto e fastidio alla lingua.
  • Afte: talvolta sulla lingua, oltre ad una patina bianca, compaiono delle afte, cioè delle piccole bolle di colore bianco, che provocano dolore e bruciore. Sono solitamente causate da un’infezione virale.

Tra i sintomi che invece non sono strettamente localizzati al cavo orale o alla lingua e che si accompagnano alla formazione di una patina bianca, abbiamo:

  • Manifestazioni intestinali: quando la lingua bianca ha come origine un problema di tipo intestinale, gastrico o epatico si può accompagnare a sintomi come mal di pancia, sensazione di gonfiore, diarrea e feci molli.
  • Ghiandole e linfonodi ingrossati: solitamente quando si ha un ingrossamento dei linfonodi e delle ghiandole salivari come sintomi contemporanei della lingua bianca siamo di fronte alla presenza di un’infezione come per esempio la mononucleosi infettiva.

Quali sono le cure ed i rimedi naturali?

Oggi abbiamo capito quali possono essere le cause più comuni di una lingua con patina bianca, impastata, spaccata. Ma quali sono le cure ed i rimedi naturali per risolvere il problema e prevenire la sua ricomparsa? A tale proposito leggi questo articolo: Lingua bianca, impastata, spaccata: cure e rimedi naturali

I migliori prodotti per l’igiene orale

Qui di seguito trovate una lista di prodotti di varie marche per la cura ed il benessere della bocca e del viso, in grado di migliorare l’igiene orale, combattere l’alito cattivo, pulire la lingua dalla patina ed idratare le labbra:

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La morte per mancanza di sonno è davvero possibile? Per quanto tempo si può restare svegli?

MEDICINA ONLINE Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo Roma MORTE PER MANCANZA DI SONNO Riabilitazione Nutrizionista Infrarossi Accompagno Commissioni Cavitazione Radiofrequenza Ecografia Pulsata  Macchie Capillari Ano Pene.jpg

La Cura Ludovico, dal film Arancia Meccanica di Stanley Kubrik (1971)

Quante volte in vita vostra avete detto:

Sto morendo dal sonno

Ma vi siete mai fermati a pensare se è davvero possibile morire per la mancanza di sonno?Il sonno è una delle componenti più importanti della nostra vita, basti pensare che passiamo quasi un terzo della nostra vita dormendo. Un uomo di 80 anni ha passato quasi 25 anni impegnato a dormire! Molti studi evidenziano che la privazione di sonno porta a cambiamenti psicologici e fisiologici importanti. In un uomo non è mai stata osservata direttamente la morte per mancanza di sonno, ma è chiaro che le conseguenze psicologiche che ne derivano (dalla paranoia alla depressione, alla difficoltà di concentrazione) possono aumentare il rischio di incidenti e suicidio. La scienza non da, per ora, una risposta netta alla domanda del titolo.

Cosa succede al corpo umano in una veglia forzata?

Dal punto di vista fisico, il non dormire per lunghi tempi colpisce non solo il sistema nervoso, ma l’intero organismo, determinando: aumento della pressione sanguigna e del rischio di infarto; alterazioni ormonali e innalzamento dei livelli di cortisolo (ormone dello stress); incapacità di metabolizzare il glucosio creando nella persona “voglia di carboidrati” che la spinge a mangiare troppo preferendo cibi calorici e poco salutari (rischio di obesità, diabete, cancro e malattie cardiocircolatorie); abbassamento delle difese immunitarie e della temperatura corporea (ipotermia); e morte delle cellule cerebrali con conseguente perdita di memoria e inattività: effetti che – spinti alle estreme conseguenze – possono trasformare l’insonne in un vegetale vivente.

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Per quanto tempo si può restare svegli?

La privazione del sonno, secondo alcuni studiosi, provoca inevitabilmente alterazioni psicotiche. La letteratura scientifica offre a questo proposito numerosi esempi di individui che, costretti a una veglia forzata, sono andati incontro a gravi disturbi della personalità. Altri studi, fondati sempre su base empirica, sostengono al contrario che i sintomi psicotici che si osservano talvolta durante la deprivazione di sonno sono il risultato dello stress e non dalla mancanza di qualche funzione fondamentale svolta dal sonno. Prova ne è che nel 1966 il diciassettenne Randy Gardner rimase sveglio per 264 ore, non mostrando alcun sintomo psicotico. Dopo la sua impresa dormì per circa 15 ore e si svegliò sentendosi bene. Quindi, come ha scritto la studiosa Wilse Webb, “l’effetto della privazione del sonno non sarebbe altro che quello di fare addormentare il soggetto”.

Melatonina: il migliore integratore selezionato per voi

Per dormire bene, è utile assumere 1 mg di melatonina circa mezz’ora prima di mettersi a letto. Il miglior integratore di melatonina, selezionato, usato e raccomandato dal nostro Staff di esperti, lo potete trovare qui: http://amzn.to/2yax2CB Questo prodotto è veramente molto efficace anche perché oltre alla melatonina, contiene melissa, tiglio, valeriana, passiflora e papavero californiano, piante le cui proprietà sono perfette per farci addormentare e riposare bene.

Rimedi pratici per smettere di russare e riposare meglio

Chi russa può risolvere il problema con dei dispositivi che migliorano il flusso d’aria e consentono di riposare meglio, come:

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Dott. Emilio Alessio Loiacono
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Orzaiolo: cause, rimedi, quanto dura, è contagioso, differenze con calazio

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Debolezza al braccio: cause gravi, complicanze e quando chiamare il medico

MEDICINA ONLINE EMILIO ALESSIO LOIACONO MEDICO CHIRURGO DEBOLEZZA AL BRACCIO O ALLE BRACCIA QUALI CAUSE SINTOMI ASSOCIATI BICIPITE TRICIPITE ATROFIA MUSCOLO FRATTURA LEGAMENTO TENDINE OSSA COSA FARE ICTUS INFARTO DOLORECon “debolezza ad un braccio” o “debolezza alle braccia” ci si riferisce alla astenia (cioè alla perdita di forza muscolare) che può interessare uno o ambedue gli arti superiori (le braccia). La mancanza di forza può verificarsi da sola o può accompagnare una debolezza che interessa altre parti del corpo e può insorgere in concomitanza con altri sintomi e segni (dolore al braccio incluso). In presenza di debolezza al braccio, il soggetto può avere difficoltà a muovere il braccio interessato o a svolgere le attività quotidiane. In alcuni casi, la terapia fisica può contribuire a migliorare la forza del braccio. Nel caso la debolezza sia accompagnata da dolore, gli antidolorifici possono essere di aiuto nella risoluzione di ambedue i sintomi. Il trattamento comunque dipende dalla causa sottostante della debolezza e non esiste una unica terapia che risolva tutti i casi.
Le cause che a monte possono determinare debolezza al braccio, sono molte e di varia natura: ortopediche, neurologiche, endocrinologiche. La possibile eziologia include lesioni o infezioni a carico del braccio, atrofia muscolare (conseguente per esempio ad alcuni disturbi muscolari o alla mancanza d’uso dell’arto, ad esempio qualora fosse stato ingessato), malattie neurodegenerative, anemie, microfratture, danni a carico dei nervi e/o dei muscoli o compressione della colonna vertebrale oppure alcune condizioni ereditarie e malattie immunitarie o immunologicheo perfino alcune patologie di interesse psichiatrico. L’ictus cerebrale è una causa grave e potenzialmente fatale di una improvvisa debolezza al braccio che interessa un solo lato del corpo. Altra causa grave di debolezza è l’infarto del miocardio, in cui la debolezza al braccio sinistro si associa ad un forte dolore. Una debolezza temporanea alle braccia può essere causata anche da semplici raffreddori o influenze. La malnutrizione per difetto, ad esempio una dieta povera di vitamine, sali minerali e proteine ad alto valore biologico, può favorire l’astenia alle braccia.

Sebbene la debolezza al braccio non sia in genere grave, se compare improvvisamente e si associa a debolezza ad un solo lato del corpo e mal di testa, essa può essere un segno di ictus cerebrale: in questo caso si consiglia di non andare oltre nella lettura di questo articolo e contattare immediatamente il Numero Unico per le Emergenze 112. Si consiglia di chiamare i soccorsi anche qualora la mancanza di forza si associa a perdita di coscienza, confusione, vertigini, improvviso intorpidimento, perdita di sensibilità della zona, amnesia, paralisi, alterazioni della vista o difficoltà a parlare. Anche in assenza di tali sintomi, nel caso la debolezza al braccio sia persistente o rappresenti motivo di preoccupazione o di impediamento sul lavoro, vi consiglio comunque di parlarne col vostro medico di Medicina Generale (il medico “di famiglia”) evitando di sottovalutere il problema.

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Sintomi e segni

La debolezza al braccio o alle braccia è di per sé un sintomo. Ad essa possono sovrapporsi altri sintomi e/o segni, che variano a seconda della condizione, della patologia o del disturbo sottostanti. Altri eventuali sintomi e segni sono molto importanti per il medico, perché – poiché le possibili cause di debolezza sono molto varie – permettono al medico di restringere il campo delle ipotesi diagnostiche ed inviare il paziente al giusto professionista (ad esempio un ortopedico, un neurologo o un fisiatra, oppure ad un fisioterapista). Dividiamo ora i possibili sintomi e segni associati alla debolezza al braccio, in base a tipo e “settore” medico.

Sintomi e segni generali

Sintomi e segni generali potenzialmente associati all’astenia al braccio, sono:

  • malessere generale;
  • stanchezza;
  • febbre;
  • prurito;
  • difficoltà respiratoria;
  • letargia.

Leggi anche: Prurito alla pelle: cos’è e come fare per alleviarlo?

Sintomi e segni infiammatori

Sintomi e segni che suggeriscono una causa infiammatoria dell’astenia al braccio, sono:

  • arrossamento del braccio;
  • calore avvertito al braccio;
  • dolore al braccio;
  • gonfiore del braccio.

Per approfondire: I cinque segni cardinali dell’infiammazione

Sintomi e segni ortopedici

Sintomi e segni che suggeriscono una causa ortopedica dell’astenia al braccio, sono:

  • gonfiore al braccio;
  • dolore muscolare;
  • mobilità ridotta (range di movimento delle articolazioni del braccio ridotto);
  • impossibilità ad eseguire un dato movimento;
  • crampi al braccio e/o ad altre parti del corpo;
  • dolore alla spalla, al braccio, all’avambraccio, alla mano o alle dita della mano;
  • gonfiore a carico delle articolazioni.

Leggi anche: Perché vengono i crampi? Cosa sono, come prevenirli e come farli passare?

Sintomi e segni neurologici

Sintomi e segni che suggeriscono una causa neurologica dell’astenia al braccio, sono:

  • paralisi del braccio e/o di altra parte del corpo (gamba, volto…);
  • perdita della sensibilità del braccio e/o di altra parte del corpo;
  • confusione mentale;
  • amnesia;
  • svenimento;
  • difficoltà a masticare o deglutire;
  • difficoltà a parlare o a capire quello che gli altri dicono;
  • improvvisa cecità e/o sordità;
  • spasmi muscolari;
  • formicolio;
  • coma.

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Sintomi e segni endocrinologici

Sintomi e segni che suggeriscono una causa endocrinologica dell’astenia al braccio (con probabile interessamento della tiroide, che potrebbe essere ipofunzionante, come avviene nel paziente ipotiroideo):

  • debolezza generale del corpo;
  • facile affaticabilità;
  • aumento di peso;
  • sonno eccessivo;
  • eccessiva sensibilità al freddo;
  • costipazione;
  • secchezza e pallore della pelle;
  • gonfiore al volto e alle palpebre;
  • voce rauca;
  • depressione;
  • dificoltà nella memoria;
  • problemi di memoria;
  • eloquio lento;
  • mixedema (accumulo di liquidi sottocutaneo);
  • frequenti e crampi muscolari;
  • mestruazioni irregolari o abbondanti;
  • capelli sottili e fragili.

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Sintomi e segni psichiatrici

Sintomi e segni che suggeriscono una causa psichiatrica dell’astenia al braccio, sono:

  • anoressia (perdita dell’appetito);
  • perdita di peso;
  • sintomi depressivi;
  • ideazioni suicidarie;
  • allucinazioni uditive o visive.

Sintomi e segni che potrebbero indicare la presenza di una condizione grave o fatale

In alcuni casi, la debolezza al braccio può essere un sintomo di una condizione grave (come un ictus cerebrale o una grave infezione) che necessita di una valutazione medica immediata. Si consiglia di chiamare il 112 in presenza di uno qualsiasi dei seguenti sintomi, soprattutto se più di uno sono presenti contemporaneamente:

  • alterazione del livello di coscienza;
  • parlare in modo confuso, sbagliando le parole o dicendo frasi senza senso;
  • non capire quello che gli altri dicono;
  • febbre alta;
  • paralisi di una o più parti del corpo (gamba, viso…);
  • paralisi di un solo lato del corpo;
  • formicolio a carico di un solo lato del corpo;
  • alterazioni o perdita della vista e/o dell’udito;
  • perdita della sensibilità;
  • gravi vertigini;
  • forte mal di testa;
  • dolore intenso alla testa (come un “colpo di pugnale”).

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Cause e fattori di rischio

La debolezza al braccio può insorgere a seguito di una serie di eventi o disturbi che colpiscono muscoli, ossa, articolazioni, sistema nervoso o metabolismo. Può essere accompagnata da una debolezza più generalizzata, come in caso di alcuni disturbi ereditari, oppure essere conseguente ad una lesione specifica a carico del braccio.

Cause muscolo-scheletriche

Possibili cause muscolo-scheletriche della debolezza al braccio, sono:

  • lesione al braccio;
  • cisti (sacca benigna contenente liquido, aria o altri materiali);
  • frattura ossea;
  • infezione dei tessuti molli del braccio;
  • distrofia muscolare;
  • sarcopenia;
  • miopatie;
  • tendinite (infiammazione di un tendine);
  • lesione del legamento di una articolazione;
  • postura sbagliata;
  • atrofia del muscolo a causa del mancato uso (ad esempio se il braccio è stato a lungo ingessato, è normale sentirlo debole quando il gesso viene tolto).

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Cause neurologiche

Possibili cause neurologiche della debolezza al braccio, sono:

  • ictus cerebrale ischemio od emorragico;
  • tia (attacco ischemico transitorio);
  • sclerosi multipla;
  • sclerosi laterale amiotrofica (SLA);
  • atrofia muscolare progressiva;
  • sindrome del tunnel carpale;
  • paralisi cerebrale;
  • nervo reciso (ad esempio a causa di un trauma);
  • miastenia gravis;
  • intrappolamento o compressione di un nervo, come per esempio del nervo ulnare;
  • patologie del cervelletto;
  • radicolopatia (compressione di un nervo nella colonna vertebrale).

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Cause endocrinologiche

Possibili cause muscolo-scheletriche della debolezza al braccio, sono:

  • patologie tiroidee (ad esempio ipotiroidismo).

Per approfondire: Ipotiroidismo: sintomi, diagnosi, cura farmacologica e consigli dietetici

Cause psichiatriche

Possibili cause psichiatriche della debolezza al braccio, sono:

  • depressione;
  • anoressia nervosa;
  • sindrome di Münchhausen.

Per approfondire:

Cause reumatologiche

Possibili cause reumatologiche della debolezza al braccio, sono:

  • artrite;
  • artrosi;
  • artrite reumatoide;
  • osteoporosi;
  • lupus eritematoso sistemico.

Per approfondire:

Altre possibili cause

Altre possibili cause della debolezza al braccio, sono:

  • malnutrizione per difetto;
  • anemia;
  • squilibrio elettrolitico;
  • presenza di parassiti (ad esempio una tenia);
  • fibromialgia (condizione cronica che causa dolore, rigidità e dolorabilità);
  • avvelenamento da metalli pesanti (come l’avvelenamento da piombo);
  • ingestione di sostanze tossiche (come piante, funghi o sostanze velenose).

Per approfondire:

Cause gravi o fatali

Cause gravi o potenzialmente fatali o che comunque sono in grado di determinare o favorire dei danni permanenti ed invalidanti, che richiedono una immediata valutazione medica, possono essere:

  • attacco ischemico transitorio (TIA);
  • ictus cerebrale emorragico od ischemico;
  • infarto del miocardio;
  • tumore cerebrale;
  • infezione grave e sistemica, accompagnata da febbre alta.

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Potenziali complicanze

La debolezza al braccio in sé di solito non è una condizione grave. Una lieve debolezza può essere temporanea e risolversi spontaneamente. Tuttavia, poiché può essere causata da patologie gravi, un mancato trattamento in alcuni casi potrebbe comportare l’insorgere di gravi complicazioni e danni permanenti, tra cui:

  • paralisi di una o più parti del corpo;
  • incapacità permanente di parlare e/o comprendere un dialogo;
  • perdita permanente della coordinazione muscolare;
  • perdita permanente della sensibilità di una o più parti del corpo;
  • diffusione metastatica di un eventuale tumore maligno cerebrale;
  • sepsi (diffusione sistemica dell’infezione).

Diagnosi

In caso di astenia al braccio, per diagnosticare il problema che ha determinato il sintomo, il medico si può servire di vari strumenti. Per prima cosa l’anamnesi, in cui il paziente descrive i suoi sintomi, eventuali altre patologie, il tipo di lavoro che svolge ed altre informazioni utili. Il medico può fare delle domande come ad esempio se la debolezza è comparsa all’improvviso o gradatamente oppure se è insorta in seguito ad uno specifico evento o se il paziente si alimenta in modo corretto. Successivamente è necessario un esame obiettivo, in cui il medico andrà a ricercare sul corpo del paziente eventuali segni, come gonfiore, arrossamenti e perdita della sensibilità. A questo punto il medico, avendo teoricamente già sospettato il tipo di causa, indirizzerà il paziente ad alcuni specifici esami di laboratorio e/o di diagnostica per immagini e/o specialistici. Ad esempio il paziente potrebbe essere sottoposto ad esame del sangue oppure a radiografie, ecografie articolari, TC del cranio, risonanza magnetica, elettrocardiogramma, ecocolordoppler cardiaco, spirometria, elettroencefalogramma o elettromiografia.

Terapia

Come abbiamo visto in questo articolo, sono davvero moltissime le cause di una debolezza ad uno o entrambe le braccia: proprio per questo motivo non esiste una unica terapia che risolva il problema in tutti i casi. Il trattamento specifico dipende dalla causa a monte che ha determinato l’astenia e può includere un variegato gruppo di trattamenti farmacologici, chirurgici, fisioterapici e/o psicoterapici. Parlando in modo generale, alcuni consigli per ridurre la debolezza al braccio “idiopatica” (cioè di cui non si conosce la causa), possono essere:

  • alimentarsi in modo corretto;
  • assumere ogni giorno un integratore multivitaminico multiminerale completo, come questo: https://amzn.to/3IlmND4
  • smettere di fumare;
  • non assumere alcolici;
  • perdere peso se obesi o in sovrappeso;
  • aumentare di peso se sottopeso;
  • evitare la vita sedentaria;
  • irrobustire il muscolo bicipite ed il tricipite con un semplice manubrio dal peso adeguato al proprio stato di forma, come questo: https://amzn.to/3Cb2ggK

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