La pressione sanguigna rappresenta appunto la pressione, cioè la forza, esercitata dal sangue sulle pareti dei vasi sanguigni arteriosi e venosi. La “spinta” iniziale è Continua a leggere
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Pressione arteriosa: valori normali e patologici
La pressione arteriosa corrisponde a quanto “viene spinto” il sangue all’interno delle arterie ed è riassunta da due misure, la pressione sistolica (anche detta “pressione massima” o semplicemente “massima”) e quella diastolica (anche detta “pressione minima” o “minima”), che dipendono dal fatto che il muscolo cardiaco periodicamente prima si contrae (fase di sistole) e poi si rilassa (fase di diastole), quindi durante la contrazione cardiaca la pressione sarà più elevata (massima) e quando il cuore si rilassa sarà più bassa (minima). La pressione si misura in mmHg (millimetri di mercurio).
La pressione sanguigna normale a riposo è compresa tra i 100 e i 130 mmHg di sistolica e tra i 60 e gli 85 mmHg di diastolica.
La diagnosi di ipertensione arteriosa viene considerata quando vi è una pressione frequentemente pari o superiore ai 140 mmHg di pressione sistolica e 90 mmHg di pressione diastolica.
L’ipertensione arteriosa è un pericoloso fattore di rischio cardiovascolare e dovrebbe essere sempre evitata.
| Valori di pressione arteriosa | Sistolica/diastolica |
| PRESSIONE ECCESSIVAMENTE BASSA (GRAVE IPOTENSIONE ARTERIOSA) | < 50/33 mmHg |
| PRESSIONE TROPPO BASSA | < 60/40 mmHg |
| PRESSIONE BASSA | < 90/60 mmHg |
| PRESSIONE ARTERIOSA OTTIMALE | <115/75 mmHg |
| PRESSIONE ARTERIOSA ACCETTABILE | < 130/85 |
| PRE-IPERTENSIONE | 130-139 / 85-89 mmHg |
| IPERTENSIONE DI STADIO 1 | 140-159 / 90-99 mmHg |
| IPERTENSIONE DI STADIO 2 | >160 / >100 mmHg |
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IPERTENSIONE DI STADIO 3 >180/110 mmHg
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Range di normalità dei valori pressori nelle varie fasce di età
I valori indicativi della pressione arteriosa variano di poco con l’aumento dell’età del soggetto.
- Per i soggetti con età compresa tra i 15 e i 19 anni l’intervallo ideale è compreso tra i 105/73 e i 120/81 mmHg.
- La fascia delle persone tra 20 e 24 anni dovrebbe indicativamente avere dei valori compresi tra 108/75 e 132/83 mmHg.
- I riferimenti per chi ha tra i 25 e i 29 anni sono 110/77 mmHg come minimo e 133/84 mmHg come massimo.
- Superiamo la soglia dei 30 anni e consideriamo coloro che arrivano fino a 34 anni. Qui l’intervallo corretto entro cui rientrare è tra 111/78 e 134/85 mmHg.
- Per chi ha un’età compresa tra i 35 e i 39 anni i livelli di pressione dovrebbero essere tra i 112/79 e i 135/86 mmHg.
- Arriviamo ai soggetti che vanno dai 40 ai 44 anni. Per non avere problemi di salute i loro valori dovrebbero essere compresi tra i 113/80 e i 136/87 mmHg.
- Per coloro che hanno tra i 45 e i 49 anni l’intervallo ideale è tra 115/80 e 139 /88 mmHg.
- Superiamo i 50 anni e arriviamo fino ai 54 anni. Per chi si trova in questa fascia la pressione arteriosa non dovrebbe scendere al di sotto di 116/81 mmHg e non superare i 142/89.
- Per chi ha un’età compresa tra i 55 e i 59 i livelli sono 118/82 e 144/90 mmHg.
- La fascia di chi ha tra i 60 e i 64 anni ha valori di riferimento che vanno da un minimo di 120/83 ad un massimo di 147/91 mmHg.
Dai 30 anni in poi è sempre bene monitorare periodicamente la pressione arteriosa e aggiornare il proprio medico curante su improvvisi aumenti: ciò è particolarmente valido per quelle persone che hanno famigliarità con l’ipertensione arteriosa, cioè hanno in famiglia dei casi di ipertensione (ad esempio genitori con pressione alta).
Strumenti necessari per misurare la pressione
Per misurare la pressione arteriosa, sono necessari uno sfigmomanometro ed uno stetoscopio.
Sfigmomanometri manuali
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Sfigmomanometri automatici digitali
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Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo
Direttore dello Staff di Medicina OnLine
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Lingua gialla con alito cattivo o mal gola: cause e rimedi
Normalmente gli individui che accusano la lingua gialla hanno anche le papille gustative affette da gonfiore, e queste papille gonfie generano una ruvidità superficiale nella quale trovano un ottimo habitat i batteri che sintetizzano il pigmento. Può capitare che la lingua gialla e patinata non riprenda più consistenza e colorito fisiologici neanche dopo una cura.
Cause di lingua gialla
Tra le più frequenti cause di lingua gialla troviamo:
- respirare con la bocca aperta;
- ingestione di alimenti di colore giallo;
- fumo di sigaretta, pipa o sigaro;
- gravidanza: non sempre, ma la donna in stato interessante sovente soffre di disturbi epatici che possono colorare gli occhi, la lingua e la pelle di giallo;
- problemi epatici, ed in questo caso sovente si associa la bocca amara e alito cattivo;
- ittero, frequente in caso di disturbi (ad esempio la cirrosi epatica) o il carcinoma al polmone;
- carenze alimentari (soprattutto di vitamine del gruppo B e ferro);
- problemi digestivi (dieta squilibrata, alterazioni della flora batterica intestinale, coliti…);
- leucoplachia;
- gastrite, soprattutto al mattino prima del pasto;
- disidratazione;
- infezioni, spesso con mal di gola associato;
- febbre;
- alcuni farmaci;
- igiene orale scarsa.
Altre cause possono essere:
- alcolismo;
- allergia da contatto;
- anemia;
- mughetto (candidosi orale): questa condizione può essere favorita dall’indebolimento del sistema immunitario per affaticamento, stress o cure debilitanti (uso prolungato di cortisone, radioterapia e chemioterapici);
- apnee notturne;
- calcoli cistifellea;
- candida;
- cirrosi biliare primitiva;
- diabete;
- lichen planus;
- pellagra;
- sifilide.
Oltre al colorito giallastro la lingua può presentarsi irregolare e villosa, oppure può semplicemente dare la sensazione di esserlo.
Leggi anche: Il mio alito odora di feci: cause, quando è pericoloso e rimedi
Placche
La lingua potrebbe anche presentare delle “placche”, sempre giallastre o anche biancastre, a causa di leucoplachia (o leucoplasia), una patologia abbastanza diffusa che fa comparire una placca giallastra o biancastra (NON dolente) in bocca e che, talune volte, può apparire anche sulla lingua. Questa placca può comparire come risposta a:
- una’eccessiva produzione di cellule da parte della mucosa della bocca;
- eccessivi accumuli di cheratina;
- infiammazione della lingua;
- fumo ed abuso di alcoolici.
Alla placca la leucoplasia associa come sintomo anche l’alitosi. In genere non presenta alcun pericolo ma, anche se in rari casi, può evolvere in una forma cancerosa di leucoplasia, anche molti anni, se non decenni, dopo la comparsa per la prima volta.
Stante quanto sopra si capisce l’importanza di farsi controllare periodicamente il cavo orale da un medico o, meglio da un dentista per controllare le eventuali modifiche alla leucoplasia che potrebbero far sospettare una sua evoluzione negativa. E’ chiaro che nessuno più di un medico o di uno specialista può capire le differenze tra una leucoplasia ed una semplice lingua patinata.
Leggi anche: In quali casi la lingua viene amputata?
Fattori coinvolti nello sviluppo della lingua gialla
In genere un’alterazione del colore della lingua associata ad alito cattivo è causato da una igiene orale scarsa – che protratta può portare ad infezioni e mal di gola – ma vediamo nel dettaglio qualche altro fattore che può essere coinvolto nello sviluppo della lingua gialla:
- Scarsa igiene orale. Gli individui che hanno una corretta igiene orale hanno minori possibilità di sviluppare la lingua gialla. I denti sani si mantengono con lo spazzolino e il filo interdentale. L’utilizzo dell’apposito strumento per pulire la lingua aiuta a prevenire accumuli batterici sulla lingua che si verificano quando residui del cibo restano incastrati tra i denti. Questo strumento è efficiente per prevenire accumuli di batteri, ma occorre non raschiare troppo forte la lingua.
- Papille infiammate. La mucosa che riveste la lingua potrebbe essere irritata a causa dell’assunzione di bevande troppo calde o di alimenti con una superficie ruvida.
- Troppa caffeina e poca acqua possono rendere la bocca secca.
- Eventuali piercing possono determinare infezioni e colorito giallastro della lingua.
- Una buona presenza di saliva aiuta a bloccare la crescita dei batteri. Patologie delle ghiandole salivari possono portare a riduzione del circolo di saliva e alla bocca secca, la quale favorisce accumuli batterici, con la conseguente produzione di pigmenti che rendono la lingua gialla.
- L’abuso di bevande alcoliche, il fumo delle sigarette, masticare il tabacco, l’utilizzo prolungato di taluni farmaci, ecc., possono generare delle sensazioni di amaro in bocca e la bocca secca (quindi anche la lingua gialla, come visto sopra).
- Il colore della lingua potrebbe mutare anche dal rosa al giallo, oppure anche al verde, marrone, ecc., a seconda dei pigmenti che i cibi o le bevande contengono.
- Una quantità non sufficiente di fibra nelle diete e il fumo di tabacco possono contribuire alla formazione della patina giallognola al centro della lingua.
- Il fumo di pipa, sigaro e sigaretta potrebbe anche macchiare la lingua in superficie, facendole assumere il caratteristico aspetto della lingua gialla.
- Le fibre dietetiche possono raschiare l’eccesso di batteri sulla lingua, prevenendo, di conseguenza, l’insorgere della lingua gialla.
Leggi anche: Lingua bianca e afte nei neonati: cause e cure
Lingua nera villosa
In taluni casi, la lingua gialla potrebbe rappresentare un sintomo precoce della lingua nera villosa. La mutazione cromatica e della consistenza è causato dalla proliferazione di batteri in bocca. La consistenza della lingua muta quando le papille si sviluppano in gruppi con morfologia simile a quella dei capelli. La colorazione della lingua muta a causa degli accumuli di funghi o batteri sulle papille. Alcuni elementi che sono coinvolti nello sviluppo di questa patologia sono: la bocca secca, la respirazione con la bocca, l’utilizzo di farmaci che contengono bismuto, il fumo, una igiene orale scarsa, l’utilizzo di collutori e di tabacco che contengono agenti ossidanti. Per approfondire: Lingua nera villosa: cause, diagnosi e terapie
Cure della lingua gialla
La cura della lingua gialla dipende ovviamente dalla causa specifica a monte che l’ha determinata. Sicuramente tra i consigli per evitare che si presenti, ci sono i seguenti:
- evitare l’abuso di fumo ed alcol;
- evitare piercing;
- evitare collutori aggressivi;
- bere molta acqua;
- evitare cibi con pigmenti giallastri;
- mangiare frutta e verdura;
- farsi controllare periodicamente dal dentista di fiducia;
- eseguire giornalmente una adeguata igiene orale.
Leggi anche: La lingua dice molto sulla tua salute: ecco come “leggerla”
Quando recarsi dal medico?
E’ sempre consigliabile recarsi da un medico nel caso in cui:
- La lingua gialla e patinata resta così per più di due settimane;
- La lingua è anche dolente;
- Si avvertono sensibili modifiche all’aspetto della lingua.
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Dott. Emilio Alessio Loiacono
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Differenze tra faringite, laringite e tracheite: vari tipi di mal di gola
Prima di leggere questo articolo, per meglio comprendere l’argomento, ti consiglio di leggere: Differenza tra laringe, faringe e trachea
Spesso chiamiamo “mal di gola”, un dolore localizzato al nostro collo, pensando che sia una sorta di unica patologia. In realtà, non esiste un solo tipo di mal di gola: è un disturbo dai tre volti. Quando la gola fa male, sono tre i problemi a salire sul banco degli imputati, la faringite, la laringite e la tracheite.
Faringite
La faringite è una infiammazione della faringe. Può essere acuta o cronica e, nella maggior parte dei casi è la conseguenza dell’attacco di alcuni virus, come l’adenovirus, il rinovirus, il virus influenzale e il citomegalovirus. I virus sono i principali responsabili, ma alcune abitudini malsane, come il fumo, non aiutano. I sintomi della faringite sono molto fastidiosi: dolore durante la deglutizione, indolenzimento dei linfonodi del collo, malessere generale, febbre, mucosa gonfia e arrossata, presenza di grosse quantità di muco e di chiazze rossastre sul fondo della gola. In molti casi, specie in caso di infezione da rinovirus, si associa anche rinorrea (naso “che cola”). Per approfondire:
- Faringite virale e batterica: rimedi, quanto dura, è contagiosa?
- Faringe: anatomia, muscoli, funzioni, patologie
Laringite
La laringite è l’infiammazione della laringe. Oltre alle stesse cause che abbiamo visto nella faringite, ci sono l’abuso della voce e delle corde vocali, allergie, freddo, fumo e smog. Quando la laringe si infiamma, la voce si abbassa e diventa roca, per colpa delle corde vocali, che, irritate e gonfie, non vibrano più come dovrebbero. La gola tende a “bruciare”, e secca e caratterizzata da una sensazione di corpo estraneo. Tra le persone più a rischio ci sono i professionisti che usano la voce per lavoro, come i cantanti, gli ambulanti o gli insegnanti. L’alterazione della voce e la sensazione di corpo estranea è più frequente nella laringite che nella faringite, ricordando comunque che le due infezioni possono presentarsi anche insieme (faringo-laringite) ed i sintomi si sovrappongono. Per approfondire: Laringite acuta e cronica: antibiotico, catarrale, cure, rimedi naturali
Tracheite
La tracheite, invece, è l’infiammazione che interessa la mucosa di rivestimento della trachea. Solitamente si presenta come “corredo” di altri disturbi, come bronchite o faringite, con una serie di sintomi difficili da ignorare, come la febbre, il respiro affannoso, il senso di bruciore all’altezza dello sterno, la tosse secca e il malessere generale. I disturbi tendono ad essere più profondi nel petto ed interessare la parte medio-bassa del torace. Per approfondire: Tracheite virale, batterica, allergica: quanto dura e come si cura
Tonsillite ed adenoidite
Ricordiamo infine che l’eventuale presenza di ipertrofia delle tonsille (tonsille ingrossate) e di placche su di esse è indicativa di tonsillite, cioè l’infiammazione delle tonsille palatine, che può essere determinata da infezione virale o batterica. In caso di adenoidite, seno invece le adenoidi ad essere infiammate. Le patologie possono presentarsi da sole o associate ad esempio a faringite (faringo-tonsillite). Per approfondire:
- Tonsille gonfie, infiammate e con placche rimedi in adulti e bambini
- Adenoidite acuta e cronica in bambini ed adulti: cause, sintomi, cure
IMPORTANTE: La diagnosi differenziale deve essere fatta solo dal medico, che la ottiene principalmente grazie a dati ricavati da anamnesi, esame obiettivo e dati di laboratorio ottenuti tramite esame del sangue e tampone faringeo. Il paziente deve evitare l’auto-diagnosi.
Prodotti consigliati
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Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo
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Differenze tra fase REM e NON REM del sonno

Nel momento in cui ci addormentiamo, avviene una perdita di coscienza transitoria ed alcune nostre funzioni biologiche si riducono mentre se ne potenziano altre. Per esempio, il battito cardiaco, la frequenza respiratoria e la temperatura diminuiscono, inoltre mentre la produzione di ormoni corticoidi si riduce, aumenta quella dei Continua a leggere
Enfisema polmonare: sintomi, tipi, cause, diagnosi e terapia
Con “enfisema polmonare” o, semplicemente “enfisema” (in inglese emphysema o pulmonary emphysema) si indica una grave patologia che interessa i polmoni, associata a deterioramento anatomico-funzionale degli alveoli polmonari e dei bronchioli terminali e classificata tra le malattie di tipo polmonare ostruttivo (BPCO). L’enfisema polmonare rappresenta uno stato morboso cronico e solitamente bilaterale (colpisce cioè entrambi i polmoni).
L’enfisema è caratterizzato da:
- dilatazione degli spazi aerei a valle dei bronchioli terminali;
- distruzione delle loro pareti;
- assenza di evidente fibrosi;
- aumento della quota di aria.
Dal momento che la funzione degli alveoli é quella di ossigenare il sangue e di eliminare la’anidride carbonica e che – in caso di enfisema polmonare – tali alveoli vengono danneggiati, vedono diminuita la loro elasticità, si dilatano e si atrofizzano, è facile intuire come essi perdano la loro capacità funzionale e quindi tutta la funzione respiratoria ne risenta negativamente.
Leggi anche: Alveoli polmonari: cosa sono e che funzioni svolgono?
Etimologia
Il termine “enfisema” deriva dal greco antico ἐμφύσημα, che significa ‘inflazione, rigonfiamento’ (con riferimento ad un polmone gonfiato da spazi pieni d’aria, tipico effetto dell’enfisema), a sua volta derivato da ἐμφυσάω, che significa ‘soffiare, gonfiare’, composto da ἐν, che significa “in”, e φυσᾶ, che significa “vento, esplosione”.
Cenni storici
I termini enfisema e bronchite cronica furono formalmente definiti alla fine degli anni ’50 del secolo scorso, anche se le patologie erano già note precedentemente. René Laennec, il medico che ha inventato lo stetoscopio, ha usato il termine enfisema nel 1837 nel suo libro A Treatise on the Diseases of the Chest and of Mediate Auscultation per descrivere i polmoni che non collassavano quando apriva il torace durante un’autopsia: egli notò che le strutture polmonari non collassavano come al solito perché erano piene d’aria con le vie aeree erano piene di muco. Le prime descrizioni di probabile enfisema sono state nel 1679 ad opera di T. Bonet (che parla di una condizione di “polmoni voluminosi”) e nel 1769 grazie agli studi dell’italiano Giovanni Morgagni, che parla di “polmoni che erano turgidi e ripieni diaria”. Nel 1721 Ruysh fece i primi disegni anatomici di enfisema. A queste seguirono le illustrazioni di Matthew Baillie nel 1789 e le descrizioni della natura distruttiva della condizione.
Quanto è diffuso l’enfisema polmonare?
L’enfisema interessa nel mondo circa 210 milioni di persone e causa la morte, ogni anno, di 3 milioni di individui. Un tempo, era più diffuso tra gli uomini, perché quest’ultimi fumavano più delle donne (essendo il fumo di sigaretta uno delle principali cause di enfisema) e praticavano lavori più a rischio di inalare sostanze tossiche. Oggi, invece, le cose sono cambiate e, considerato l’elevato numero di fumatrici e di donne che svolgono lavori un tempo considerati “maschili”, donne e uomini si ammalano di enfisema più o meno con la stessa frequenza.
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Classificazione
Si possono distinguere quattro tipi di enfisema: centroacinoso, panacinoso, parasettale ed irregolare.
- Enfisema centroacinoso. L’enfisema centroacinoso ha una frequenza maggiore rispetto alla seconda, rappresentando il 95% dei casi. La caratteristica di questo tipo di enfisema è legata al modo in cui sono coinvolti i lobuli polmonari. Sono interessate, infatti, le parti centrali degli acini più vicine ai bronchioli terminali, formate dai bronchioli respiratori, mentre gli alveoli distali non sono coinvolti. Si determina così la coesistenza di spazi aerei normali e di quelli con enfisema nello stesso lobulo. Le lesioni che appaiono più frequentemente, e che sono anche quelle più gravi, riguardano i lobi superiori. Questo tipo di enfisema colpisce maggiormente i forti fumatori e si associa spesso alla condizione di bronchite cronica (nel qual caso si parla di BPCO).
- Enfisema panacinoso. L’enfisema panacinoso è caratterizzato da un aumento di volume degli acini, a partire dai bronchioli respiratori fino agli alveoli terminali. Questa forma, a differenza di quella precedente, è più frequente nelle regioni inferiori e anteriori; solitamente è più grave alle basi. Si associa con una deficienza di alfa1-antitripsina (che svolge la funzione di anti-elastasi).
- Enfisema parasettale. L’enfisema parasettale interessa prevalentemente la parte distale dell’acino. Risulta più grave nella periferia dei lobuli, nelle zone vicine alla pleura e lungo i setti connettivali interlobulari. La caratteristica fondamentale è la presenza di molti spazi aerei dilatati.
- Enfisema irregolare. L’enfisema irregolare è chiamato così perché l’interessamento dell’acino avviene in maniera irregolare ed è solitamente associato a fenomeni di cicatrizzazione. È in genere asintomatico.
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Altri tipi di enfisema polmonare
Sotto la voce enfisema polmonare è possibile in realtà includere anche stati morbosi in cui – al posto di un ampliamento degli spazi alveolari e di un deterioramento dei setti – si verifica un’iperdilatazione o un’atrofizzazione dei polmoni.
Si parla di iperdilatazione (o iperdistensione) in presenza di un incameramento d’aria abnorme e in zone inadeguate dei polmoni; tale condizione si registra in caso di:
- Enfisema acuto, tipico di coloro che soffrono di asma.
- Enfisema bolloso, caratterizzato dalla formazione di bolle d’aria.
- Enfisema interstiziale, contraddistinto da un accumulo d’aria attorno ai lobuli e al di sotto della pleura (strato di rivestimento dei polmoni). È provocato generalmente da forti attacchi di tosse.
Si parla invece di atrofizzazione dei polmoni nel caso del cosiddetto enfisema polmonare senile. Tale condizione è dovuta a un rimpicciolimento degli alveoli.
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Cause e fattori di rischio di enfisema polmonare
La causa ed il fattore di rischio principale legati all’enfisema polmonare è il fumo di sigaretta ma anche l’esposizione ad sostanze chimiche che irritano le vie aeree: in particolare le sostanze inquinanti presenti nell’aria e le polveri di carbone e silice. In casi più rari, invece, l’enfisema polmonare è causato da fattori ereditari, che riguardano la carenza di una particolare proteina che protegge le strutture elastiche dei polmoni. Ci sono, poi, diversi fattori di rischio:
- essere di sesso maschile;
- essere dei forti fumatori (più di un pacchetto da 20 sigarette al giorno);
- avere un’età compresa tra i 40 e i 60 anni;
- esposizione al fumo passivo e/o terziario;
- esposizione lavorativa ai fumi o alle polveri;
- esposizione all’inquinamento interno ed esterno;
- avere casi in famiglia di enfisema polmonare.
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Sintomi e segni di enfisema polmonare
Di solito il primo sintomo è la dispnea (ovvero la difficoltà di respiro), che inizia in modo insidioso, ma progressivo: all’inizio, compare solo sotto sforzo, poi, diventa manifesta anche a riposo.
In alcuni pazienti, il disturbo principale è la tosse o il respiro sibilante, interpretati come asma. Frequente è la perdita di peso, a volte così grave da far pensare alla presenza di una neoplasia maligna nascosta. L’unico indizio sicuro e presente in maniera costante è un rallentamento dell’espirazione forzata. Altri sintomi possono essere tachicardia e labbra e unghie cianotiche (bluastre) o grigiastre.
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Come si sviluppa la patologia?
La patogenesi delle due forme principali di enfisema (centroacinoso e panacinoso) non è ancora del tutto chiara. L’ipotesi più accreditata per spiegare la distruzione delle pareti alveolari sembrerebbe essere il meccanismo proteasi-antiproteasi. In base a questa teoria, la distruzione delle pareti degli alveoli sarebbe il risultato di uno squilibrio a livello polmonare tra il sistema di proteasi (in particolare l’elastasi) e quello delle antiproteasi. L’elastasi, prodotta dai neutrofili, è in grado di digerire il tessuto polmonare; tale fenomeno è però inibito dall’α1-antitripsina (principale antiproteasi umana, sintetizzata dal fegato). Inoltre, la stessa elastasi può provocare l’insorgenza di enfisema. Ciò avviene se vi sono bassi livelli di alfa1-antitripsina e se i neutrofili sono presenti in numero aumentato (in seguito ad infezioni, fumo di sigaretta, inalazione di inquinanti ambientali); in questa situazione il processo di distruzione del tessuto elastico diventa inarrestabile e si instaura l’enfisema. Indipendentemente dalle cause e dai meccanismi qui sopra esposti che la rendono possibile, la lesione essenziale dell’enfisema è la rottura dei setti interalveolari. In diretta conseguenza meccanica della rottura dei setti infatti, la forza elastica polmonare condiziona passivamente una serie di importanti modificazioni dell’architettura polmonare che sono direttamente responsabili delle alterazioni cliniche dell’enfisema. Queste modificazioni dell’architettura polmonare sono caratterizzate essenzialmente dalla formazione di raccolte aeree intraparenchimali la cui estensione eccede quella degli alveoli messi in comunicazione dalla rottura dei setti interalveolari ed è quindi accompagnata da un equivalente, parziale collasso/ipoventilazione delle aree parenchimali sane circostanti.
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Diagnosi di enfisema polmonare
È opportuno effettuare visite mediche regolari e, in ogni caso, contattare il proprio medico nel caso in cui si manifestino i primi sintomi che, troppo spesso, vengono erroneamente attribuiti all’invecchiamento o all’obesità: come sempre, una maggiore tempestività permette dei risultati migliori per quanto riguarda la guarigione. Il medico farà una diagnosi, dopo aver analizzato i sintomi, chiesto delle analisi del sangue ed effettuato degli esami specifici come, ad esempio, spirometrie, radiografie toraciche e TAC. È importante curarsi il prima possibile per evitare di incorrere in un aggravamento della condizione e complicazioni, come il collasso dei polmoni e disturbi cardiaci.
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Cure e complicanze dell’enfisema polmonare
Le cure per l’enfisema polmonare sono rappresentate dai farmaci (come broncodilatatori per alleviare la tosse ed antibiotici nel caso di infezioni batteriche), dalla riabilitazione respiratoria e – nei casi più gravi – dal trapianto polmonare; per approfondire terapie e complicanze legate all’enfisema polmonare, leggi questo articolo: Enfisema polmonare: cure, complicazioni, quando chiamare il medico
Consigli
Il più importante consiglio per il paziente con enfisema polmonare, è quello di smettere di fumare immediatamente. A tal proposito vi invito a leggere questo articolo: Dipendenza da nicotina: come smettere di fumare sigarette in 20 passi
I migliori prodotti per il fumatore che vuole smettere di fumare
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Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo
Direttore dello Staff di Medicina OnLine
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Macchie rosse sulla pelle di viso o corpo: che significano?
Hai notato la comparsa di alcune macchioline rosse sulla tua pelle o magari una singola macchia rossa dalle dimensioni di una lenticchia? Probabilmente ti starai chiedendo se sia il caso di preoccuparsi o meno. Cominciamo con il dire che le macchie rosse possono manifestarsi in molti modi differenti: non ci sono dimensioni e forme standard. In tutti i casi la manifestazione più comune è quella di piccoli puntini sulla pelle.
Forma e colore
In base alle cause a monte che le determinano, le macchie rossastre sulla pelle possono avere caratteristiche molto diverse tra loro. Spesso più si esamina da vicino la pelle e più cresce il numero visibile delle macchie rosse. Alcune di loro possono essere un po’ più larghe, come la chiazza che potrebbe lasciare una penna a sfera, altre potrebbero essere molto più grandi (alcuni centimetri). Apparentemente tonde, ad un’occhiata più attenta, queste macchie potrebbero apparire di forma irregolare. Anche la colorazione non è sempre uniforme: in base alla causa a monte che le determinano, le macchi possono apparire dal rosso pallido (vicino al rosa) al rosso più scuro. Tutte queste caratteristiche, valutate durante l’esame obiettivo, aiutano il medico a restringere il gruppo delle possibili cause.
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Perché compaiono queste macchie rosse?
Macchie rosse sulla pelle possono comparire a seguito di svariate condizioni o malattie. Le cause più comuni, sono:
- Passaggio di sangue dai vasi alla pelle: è causato principalmente da traumi che determinano graffi e danneggiamenti ai capillari suanguigni.
- Morsi di insetti. Eventuali macchie rosse più grosse o gonfie attorno alle caviglie potrebbero trattarsi di morsi di insetti come zanzare o pulci.
- Follicolite: è un’infezione acuta del follicolo pilifero. Può essere causa della comparsa di brufolini rossi pruriginosi sulla pelle. Per approfondire: Follicolite da depilazione inguinale ed alle gambe: rimedi naturali
- Dermatite atopica: è un eczema cronico o cronico-recidivo associato ad altre malattie atopiche come rinite allergica, asma, orticaria, congiuntivite allergica e gastroenteriti allergiche. Nella patogenesi della malattia intervengono fattori immunologici e non immunologici. I primi sono costituiti da allergeni alimentari, inalanti o da contatto, i secondi da irritanti esterni, infezioni, disturbi neurovegetativi, disturbi del metabolismo lipidico, sudorazione e stress. Per approfondire: Dermatite atopica: cause, sintomi e terapie di una patologia della pelle molto diffusa
- Malattie esantematiche: sono un gruppo di malattie infettive, virali e batteriche, che compaiono generalmente ma non esclusivamente in giovane età e provocano una tipica eruzione cutanea accompagnata da una serie di altri sintomi, come: febbre, mal di testa, debolezza, malessere generale, mancanza di appetito, dolore addominale, irritabilità e dolore muscolare. Le malattie esantematiche più comuni nei bambini e nella giovane età sono: morbillo, varicella, rosolia, scarlattina, quinta e sesta malattia, mani piedi bocca, pitiriasi rosea.
- Vasculite leucoclastica: è l’infiammazione dei vasi sanguigni, più spesso dei fini capillari come conseguenza di una infezione, medicamenti o processi autoimmuni.
- Sindrome di Schamberg: è un disturbo benigno che si manifesta con delle macchie rosse come il pepe di Caienna sulle gambe delle persone anziane.
Questi sono solo alcuni sintetici esempi, ma la lista delle possibili cause di macchie rossastre sulla pelle è molto più lunga.
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Angioma ciliegia
Alcuni individui presentano macchie rosse su tutto il loro corpo. In questi casi il termine giusto da usare sarebbe angioma ciliegia. L’angioma ciliegia solitamente colpisce i soggetti dopo i 40 anni. La macchia presenta una superficie liscia e di un rosso acceso (proprio come fosse una ciliegia). Il dermatologo può diagnosticarlo analizzando l’aspetto e le variazioni delle dimensioni della macchia nel tempo. In tutti i casi una biopsia potrebbe rivelarsi molto utile per confermare la diagnosi. Quasi sempre questo genere di macchie rosse sulla pelle non è da considerarsi pericoloso per la salute dell’uomo.
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Allergie
A volte invece, può capitare di assumere alimenti che possono causare allergie e quindi la comparsa di macchie rosse. Il problema è arginabile effettuando test di laboratorio per capire le allergie personali e quindi eliminando dalla dieta alcuni alimenti. I più comuni alimenti che causano allergia sono uovo, frutta secca, latte vaccino e alcuni ortaggi.
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Macchie rosse sulla pelle: cosa fare?
Se notate delle macchie rossastre sulla vostra pelle o sulla pelle di vostro figlio, il mio consiglio è di consultare il vostro medico di fiducia, che potrebbe a sua volta inviarvi ad un dermatologo, un allergologo, un pediatra, un angiologo o altro specialista in base alla causa sospettata. Ancora più raccomandata la visita soprattutto se le macchie sono in numero elevato, sono presenti su ampie porzioni del corpo e sono presentomi sintomi e segni associati, come prurito, formicolio, vertigini, angioedema, dolore, nausea, vomito, gonfiore, febbre o debolezza.
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Liberarsi dalla dipendenza affettiva e dalla paura dell’abbandono
Prima di iniziare la lettura, vi consiglio di leggere questo articolo: Dipendenza affettiva: riconoscerla, affrontarla e superarla
Vediamo oggi come superare la dipendenza affettiva e la paura dell’abbandono del partner.
1. Ammettere di avere un problema
Il primo passo da fare per guarire è quello di rendersi conto di avere un problema nel modo in cui si vivono le relazioni sentimentali, e in generale i legami importanti della propria vita. Ammettere di avere un atteggiamento sbagliato nelle relazioni, che non permette di viverle serenamente e in modo gratificante, è infatti fondamentale per poter chiedere aiuto, o semplicemente mettere in discussione i vecchi schemi e le vecchie abitudini che fanno soffrire. E’ il primo passo verso la guarigione.
Leggi anche: I 10 uomini da evitare accuratamente in una relazione
2. Conoscersi meglio
Se non sai più chi sei, come farai a cercare ciò che desideri? Chi soffre di dipendenza affettiva si concentra sull’altro, si dona completamente all’altro e si dimentica di sé; si comporta come se non meritasse amore e attenzione, come se fosse pericoloso fare presenti i propri bisogni e le proprie aspettative all’altro.
In tal modo si allontana sempre più da se stesso e non si conosce più, perché non si ascolta più. Finisce per diventare la somma di tutte le persone alle quali si è legato; una copia degli altri.
Dedicare del tempo a se stessi ascoltando il proprio dialogo interiore, o semplicemente osservandosi ed osservando le proprie emozioni in silenzio è un ottimo modo per tornare in contatto con la parte di sé che si è dimenticata. La Meditazione, il Training Autogeno e le tecniche di Mindfulness rappresentano a mio avviso dei validissimi strumenti per ricominciare ad ascoltarsi e a conoscersi.
3. Centrarsi su di sé
Le persone affette da dipendenza affettiva tendono a porre l’altro al di sopra di tutto. Anche di sé. Antepongono i desideri e le necessità altrui ai propri, e in questo modo si negano gioia e gratificazione, la possibilità di farsi conoscere davvero dall’altro, e si allontanano sempre di più da se stesse. Fino al punto di non sapere più chi sono, cosa desiderano e di cosa hanno davvero bisogno. Per raggiungere la guarigione occorre fermarsi e tornare a guardarsi dentro, osservandosi con amore ed accettazione. Occorre iniziare lentamente a chiedersi: di cosa ho bisogno? Cosa davvero desidero? Cosa non voglio più nella mia vita? Riportare il fuoco della nostra attenzione su di sé, sulle proprie emozioni, desideri e aspettative, permetterà di tornare a volersi bene, di conoscere ed affermare i propri bisogni con gli altri.
Leggi anche: Uomo anaffettivo: cosa fare e come comportarsi?
4. Imparare a stabilire limiti e confini
Chi soffre di dipendenza affettiva, nel suo bisogno di essere amato ed approvato a tutti i costi, perde di vista i propri confini ed i limiti che non dovrebbero essere superati. Accetta gradualmente comportamenti sempre meno rispettosi, atteggiamenti sempre più offensivi fino ad accettare vere e violenze psicologiche o anche fisiche. Dimentica di porre dei limiti alle ingerenze e alle pretese dell’altro. I suoi confini personali son così labili e sfumati che spesso nemmeno li riconosce più, e diventa una sorta di estensione dell’altro. Così, le aspettative, le richieste, i bisogni dell’altro diventano i propri bisogni, senza che vi sia alcuna consapevolezza di quali realmente essi siano. Occorre quindi IMPARARE A DIRE NO quando dentro di noi è “no”. Occorre imparare a RIDEFINIRE I PROPRI CONFINI: stabilire fin dove l’altro può arrivare e tracciare una linea definita oltre la quale la tolleranza sarà zero e non si accetteranno più comportamenti sgradevoli, irrispettosi o offensivi, né richieste eccessive. Se non impariamo a farci rispettare ponendo dei limiti al potere dell’altro, nessuno lo farà per noi.
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5. Affermare sé stessi
L’affermazione di sé è un passaggio fondamentale per ricostruire il proprio benessere e la propria libertà, ed è un processo che si basa sulla considerazione che abbiamo di noi stessi e sulla nostra capacità di amarci e rispettarci. Imparando a conoscere i nostri desideri e i nostri bisogni, ed imparando a porre dei confini nelle relazioni con gli altri, lentamente prepariamo il terreno per affermare noi stessi e realizzarci. Per il dipendente affettivo si tratta di un processo quasi sconosciuto, poiché egli non ha imparato a dire “no” e non ha imparato a porre se stesso allo stesso livello dell’altro. Autoaffermazione significa scegliere con chi vogliamo trascorrere il nostro tempo, le attività che vogliamo svolgere e quelle che non ci interessano, significa scegliere come vogliamo vestirci e dove vogliamo recarci quando usciamo: in poche parole significa ESPRIMERE I PROPRI BISOGNI CON CORAGGIO MA SENZA IMPORLI O PRETENDERE CHE L’ALTRO LI SODDISFI. Questo processo prevede inoltre che ci accettiamo per ciò che siamo: con i nostri pregi e difetti anche quando agli altri questo non fa comodo, e soprattutto – passaggio assai difficile per il dipendente affettivo – significa avere il coraggio di rinunciare all’approvazione altrui quando affermiamo qualcosa di noi che gli altri non condividono, e imparare ad accettare di vedere che l’atteggiamento degli altri verso di noi può cambiare in seguito al nostro cambiamento. Probabilmente alcune persone – quelle che ci sfruttavano o approfittavano della nostra dipendenza – se ne andranno, ma altre ne arriveranno, pronte ad amarci e a rispettarci per come siamo.
6. Aumentare autostima e fiducia
Il dipendente affettivo vive in una costante condizione di negazione di sé al fine di soddisfare l’altro perché – ricordiamolo – è terrorizzato dall’abbandono e dalla solitudine e pur di avere qualcuno accanto, è pronto a rinunciare a se stesso. Ma ora che ci si consce più a fondo, si conoscono i propri reali bisogni e desideri, ci si accorge di quanto ci si è svalutati, negati, lasciati sopraffare. È il momento di riprendere in mano la nostra vita e cominciare a fare qualcosa per sé, anche rinunciando se è il caso, ad essere sempre approvati. La stima di sé nasce dalla capacità di dare valore alle proprie necessità, ai propri gusti e valori, senza rinunciarvi per garantirci la presenza dell’altro. Nasce dalla capacità di fare concretamente ciò che ci piace e ci gratifica. Impariamo ad apprezzare ed onorare l’essere che siamo, a vedere la nostra profonda bellezza! Liberarci dalla corazza costruita sulla paura della solitudine, ci renderà più liberi e avvicinerà noi persone più rispettose.
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7. Liberarsi dal senso di colpa e dalla vergogna
Spesso il dipendente affettivo, consapevole di assumere atteggiamenti sconvenienti generati dalla sua dipendenza, si vergogna e si comporta quasi scusandosi di esistere. È vinto da un grande senso di colpa e di vergogna per gli errori che non riesce a smettere di compiere. Si condanna per questa sua “colpa” e si maltratta dentro di sé, usando parole di rabbia e delusione. In tal modo perpetra il circolo vizioso: si sente indegno di essere amato, assume atteggiamenti di dipendenza e scarsa autostima, si sente in colpa per questo, di conseguenza aumentano il suo senso di indegnità e vergogna, aumenta il senso di colpa e la convinzione di non meritare nulla, e ciò fa ulteriormente incrementare i comportamenti di dipendenza generati dalla paura dell’abbandono. SENTIRSI IN COLPA NON AIUTERÀ A STARE MEGLIO NÉ A CAMBIARE LO STATO DELLE COSE: bisogna rinunciare al senso di colpa e avere il coraggio di cambiare, anche se questo allontanerà alcune persone da noi.
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8. Sviluppare la propria forza
Imparare a seguire l’intuito, quella flebile vocina che ci dice quando qualcosa non va, è un passo molto importante per ognuno di noi, e lo è ancora di più per il dipendente affettivo. Imparare a capire quando una situazione diventa intollerabile e dolorosa e richiede troppe rinunce (a se stessi prima di tutto) è fondamentale per fare retromarcia. Dire di NO. Andarsene. Assumendosi il rischio di affrontare la solitudine e le peggiori paure ad essa legate. Questo coraggio però ci renderà liberi, e ci permetterà di comprendere che la solitudine non è un vuoto senza fine ma un’occasione di conoscenza e amore da dedicare a se stessi. Un giardino silenzioso in cui coltivare l’amore, il profondo rispetto e la conoscenza di sé, per tornare al mondo più completi e più forti. Il coraggio di affrontare questo dolore ci rende forti ed aumenta la fiducia in noi stessi, che a sua volta ci permetterà di fare le scelte migliori. Per sviluppare la nostra forza dobbiamo prima avere il coraggio di affrontare il disagio e le nostre più profonde paure.
9. Non temere il giudizio degli altri e diventare “egoisti”
Liberarsi dal cappio del giudizio altrui è un passo di grande importanza nel cammino verso la libertà ed il benessere personale e relazionale. Ci hanno insegnato a temere la disapprovazione, ad allinearci a ciò che pensano altri che riteniamo importanti, a supportare opinioni che non condividiamo, pur di sentirci “parte del gruppo”, di non restare da soli, di non rischiare l’abbandono. Ma tutto questo ci porta solamente ad esasperare una sorta di “schiavitù” silenziosa e socialmente accettata. Invece impariamo a dire di no, a dire ciò che pensiamo, ad affermare le nostre idee e i nostri bisogni. Senza temere che verremo per questo allontanati o abbandonati. Senza nemmeno pretendere che gli altri se ne facciano carico. Semplicemente lasciandoli esistere in quanto sono una parte di noi, la nostra modalità di manifestarci nel mondo. Chiediamo ciò che desideriamo e rifiutiamo ciò che non vogliamo più. Pensiamo a noi stessi e a ciò che ci porta crescita e benessere, rifiutando ciò che ci porta dolore, disagio, indegnità. Di fronte alla disapprovazione impariamo ad agire con rispetto e fermezza: questo sono io, e merito lo stesso rispetto e la stessa considerazione che meriti tu.
Leggi anche: Impara a non preoccuparti del giudizio degli altri in quattro passi
10. Liberarsi dalla paura dell’abbandono
Ho posto alla fine della lista questo passaggio perché esso a mio avviso richiede che si costruiscano dapprima tutti gli altri, affinché vi siano i presupposti per lavorare su di esso. Si tratta infatti di un processo estremamente delicato, doloroso e difficile da affrontare; la paura dell’abbandono – nella forma che assume nella dipendenza affettiva – è un grande pozzo senza fondo, un vuoto senza luce che divora le energie, il coraggio e la speranza. Essa affonda le sue radici nella prima infanzia, nel rapporto avuto con le figure di riferimento (solitamente genitoriali), ed è in grado di definire per tutta la vita gli schemi relazionali che utilizzeremo con le persone amate. In alcuni casi, questi schemi sono sani e permettono lo sviluppo della persona e della coppia ma in altri casi – come accade nei dipendenti affettivi – assumono modalità insane, patologiche e limitanti. Non è possibile modificare tali schemi (costituiti da aspettative, ricordi, comportamenti e interpretazioni automatiche) in tempi veloci e senza prima aver preso una profonda consapevolezza del modo in cui essi si manifestano nella nostra vita. E’ consigliabile ricorrere all’aiuto di un professionista che ci possa lentamente e delicatamente accompagnare lungo questo percorso di conoscenza e cambiamento radicale. Tuttavia ricordo che questi schemi, responsabili del terrore dell’abbandono e di molti dei comportamenti che il dipendente affettivo attua per garantirsi di non essere lasciato da solo, possono essere cambiati. Reintegrandone gli aspetti più sani e modificando le convinzioni responsabili degli aspetti patologici.
Testi consigliati
Di seguito vi riportiamo alcuni libri consigliati dal nostro Staff, estremamente utili per affrontare e superare la dipendenza affettiva:
- La ferita dei non amati, Peter Schellenbaum, 2015: https://amzn.to/2lnby1B
- Il no in amore Copertina flessibile, Peter Schellenbaum, 2001: https://amzn.to/2lodgzM
- Donne che amano troppo, Robin Norwood, 2013: https://amzn.to/2toqKyN
- Dire basta alla dipendenza affettiva. Imparare a credere in se stessi, Marie-Chantal Deetjens, 2009: https://amzn.to/2K3VqQj
- Dipendenza e controdipendenza affettiva: dalle passioni scriteriate all’indifferenza vuota, Massimo Borgioni, 2015: https://amzn.to/2I6GwUq
- Le 5 ferite e come guarirle. Rifiuto, abbandono, ingiustizia, umiliazione, tradimento, Lise Bourbeau, 2002: https://amzn.to/2MEg6wG
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Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo
Direttore dello Staff di Medicina OnLine
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