Lo spunto per scrivere questo articolo è nato alcuni mesi fa, da una particolare richiesta di un paziente di 80 anni, che era ricoverato per Continua a leggere
Perché abbiamo il singhiozzo, quando può diventare pericoloso e come farlo passare
Tutti noi lo abbiamo provato almeno una volta nella vita e tutti noi ci siamo impauriti quella volta in cui è durato più a lungo del solito e abbiamo temuto che non ci passasse mai più. Sto parlando di quello che in gergo medico è il flutter diaframmatico sincrono (FDS), più semplicemente noto con il termine “singhiozzo”.
Cos’è il singhiozzo?
Il singhiozzo è una contrazione involontaria (contrazione mioclonica) del diaframma toracico (muscolo posto sotto i polmoni che divide torace da addome), che si ripete nel tempo ad intervalli più o meno regolari.
Perché viene il singhiozzo?
La causa scatenante è l’irritazione del nervo frenico, deputato proprio al controllo delle contrazioni del diaframma. Se il nervo frenico viene irritato in un punto qualsiasi, si può scatenare un episodio di singhiozzo.
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Vari tipi di singhiozzo
In base alle sue caratteristiche, esistono varie tipologie di singhiozzo:
- Isolato: è la tipologia di singhiozzo più comune, che tutti provano almeno una volta nel corso della propria vita, appare all’improvviso e ha una durata compresa tra qualche secondo e qualche minuto. Tende ad attenuarsi spontaneamente o con l’utilizzo dei classici “rimedi della nonna” a cui faremo cenno in seguito.
- Acuto: è un tipo di singhiozzo che può durare fino a 48 ore e che è caratterizzato da contrazioni rapide e ripetitive. Non necessita quasi mai di trattamento medico, di solito scompare spontaneamente.
- Cronico: è un singhiozzo che ha una durata superiore a 48 ore, anch’esso caratterizzato da contrazioni frequenti e rapide. Questo tipo di singhiozzo è frequente e ricorrente, e si può manifestare per alcuni giorni al mese o addirittura per alcune settimane al mese, alternato a periodi in cui non si manifesta. E’ necessario l’intervento del medico, come vedremo più avanti nell’articolo.
Quanto tempo passa da un sussulto e l’altro?
Il tempo tra un sussulto e l’altro può variare di molto essendo il singhiozzo a volte più ravvicinato, altre volte meno: alcuni singhiozzi hanno una frequenza di 4/minuto, mentre altri addirittura di 60/minuto, cioè un sussulto al secondo. Mediamente si verifica un sussulto ogni 6 secondi, cioè 10 al minuto.
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Quanto dura un singhiozzo?
La durata di un singhiozzo è estremamente variabile tra individuo ed individuo e tra episodio ed episodio. Un attacco di singhiozzo mediamente può durare da pochi minuti a meno di cinque minuti; tuttavia non ci sono regole precise ed alcuni casi particolari lo dimostrano. Lo statunitense Charles Osborne è entrato nel Guinnes dei primati per aver avuto il più lungo attacco di singhiozzo mai registrato. Il primo sussulto arrivò nel 1922 e durò fino al 1990, cioè dopo 68 anni e con una media di circa 30 sussulti al minuto che gli hanno fatto totalizzare 430 milioni contrazioni!
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Quali sono gli eventi che possono scatenare il singhiozzo?
Alcuni eventi che possono aumentare le possibilità di avere un attacco di singhiozzo, sono:
- mangiare un pasto troppo abbondante;
- mangiare troppo velocemente un cibo;
- bere troppe bevande gassate;
- bere troppi alcolici: l’eccessiva ingestione di bevande alcoliche può danneggiare la mucosa gastrica, provocandone l’infiammazione e indirettamente irritare il diaframma;
- balzi di temperatura rapidi ed improvvisi;
- fumo di sigaretta: un eccesso di nicotina può aumentare il rischio di insorgenza del singhiozzo;
- stati di stress o di eccitazione elevati: quando ci si trova in una condizione stress/eccitazione si respira più velocemente e ciò può provocare l’irritazione del diaframma e quindi la comparsa del singhiozzo.
Come prevenire il singhiozzo?
Alla luce del paragrafo precedente, appaiono chiari gli accorgimenti da adottare per prevenire la comparsa del singhiozzo in soggetti che ne soffrono spesso: evitare una rapida ed eccessiva ingestione di cibo e liquidi, masticare bene il cibo prima di deglutirlo, limitare l’assunzione di bevande alcoliche ed evitare l’ingestione di alimenti troppo caldi o troppo freddi, non fumare, rilassarsi.
Quali sono i fattori di rischio?
I fattori di rischio del singhiozzo, sono:
- sesso maschile: gli uomini corrono maggiori rischi di soffrire di singhiozzo prolungato rispetto alle donne;
- gravidanza: una donna incinta ha una probabilità elevata di frequenti singhiozzi, questo perché l’aumento di volume dell’utero determina uno stimolo del nervo frenico;
- essere appena nati: i neonati hanno frequentissimi attacchi di singhiozzo;
- fattori emotivi: l’ansia, lo stress e l’eccitazione sembrano connessi ad alcuni casi di singhiozzo sia a breve sia a lungo termine;
- interventi chirurgici: diversi fattori connessi agli interventi chirurgici probabilmente fanno aumentare il rischio di soffrire di singhiozzo prolungato. Tra di essi ricordiamo:
- anestesia generale,
- intubazione (tubicino collocato nella gola per aiutarvi a respirare),
- allungamento del collo, necessario durante l’intubazione,
- distensione addominale, frequente dopo gli interventi in endoscopia eseguiti mediante piccole incisioni,
- manipolazione degli organi interni.
Quando il singhiozzo diventa “pericoloso” e quale patologie può indicare?
Il singhiozzo in se, non è un problema grave, tuttavia può diventarlo se dura troppo a lungo. In alcuni pazienti – circa uno su 100.000 – il singhiozzo può continuare anche per diversi mesi, causando problemi nutrizionali ed esaurimento. Inoltre il singhiozzo che si verifica frequentemente o che dura più di 48 ore (singhiozzo cronico) può essere una sorta di campanello di allarme che spinge il medico ad indagare con esami di laboratorio e diagnostica per immagini (specie indagini endoscopiche a esofago e trachea) alla ricerca di altra patologia come:
1) Lesione/irritazione di nervi. La causa più frequente del singhiozzo che dura per molto tempo è la lesione o l’irritazione severa del nervo vago o del nervo frenico. Tra le possibili cause delle lesioni o dell’irritazione di questi nervi ricordiamo:
- peli o corpi estranei che toccano il timpano,
- mal di gola o laringite,
- presenza di un tumore, di un nodulo o del gozzo nella gola,
- reflusso gastroesofageo.
2) Disturbi del sistema nervoso centrale. Il controllo del riflesso del singhiozzo può essere inibito da un tumore o un’infezione del sistema nervoso centrale, oppure da una lesione traumatica del sistema nervoso centrale, come ad esempio:
- ictus,
- sclerosi multipla,
- tumori,
- meningite,
- encefalite,
- lesioni traumatiche al cervello.
3) Varie patologie: diabete, esofagite, tracheite, polmoniti, pleurite, pericardite, insufficienza renale, epatopatie, reflusso gastroesofageo ed altre patologie gastroenteriche, laringite, faringite, cancro alle prime vie aeree, squilibri elettrolitici, Morbo di Parkinson, infezioni di varia natura.
4) Uso smodato di farmaci: cortisonici, barbiturici e di interesse psichiatrico.
5) Alcolismo.
Singhiozzo: quando chiamare il medico?
In alcuni casi il singhiozzo non deve essere sottovalutato. E’ necessario il parere del medico se:
- Il singhiozzo è frequente, per esempio se lo avete ogni giorno per una settimana;
- dura da più di 48 ore senza pause;
- è talmente forte da impedirvi di mangiare o – soprattutto – respirare.
Effetti collaterali del singhiozzo
Il singhiozzo, specie quello prolungato, può determinare una serie di effetti collaterali andando ad interferire con la capacità di parlare e con la capacità di nutrirsi in maniera adeguata. Altro problema nel singhiozzo cronico può essere la difficoltà nell’addormentarsi e un sonno poco ristoratore. Il singhiozzo prolungato può inoltre rallentare la guarigione delle ferite dopo l’intervento chirurgico.
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Come far passare rapidamente il singhiozzo? Terapia medica
Un attacco di singhiozzo, in generale, si risolve senza alcun intervento, anche se molti rimedi domestici vengono spesso utilizzati per tentare di ridurne la durata. Il trattamento medico è a volte necessario nei casi di singhiozzo cronico:
- farmaci: clorpromazina (antipsicotico), metoclopramide (Plasil® antinausea), baclofen (Lioresal® miorilassante);
- sondino nasogastrico: se lo stomaco è disteso, è possibile fermare il singhiozzo ricorrendo al sondino nasogastrico, un tubicino sottile e flessibile inserito nel naso, che scende fino allo stomaco;
- anestesia del nervo frenico: Se le terapie meno invasive non sono efficaci, il medico vi può consigliare un’iniezione di anestetico che blocchi il nervo frenico e fermi il singhiozzo;
- terapia chirurgica con impianto che stimola il nervo vago. Un dispositivo a batteria, impiantato chirurgicamente nel torace, può essere programmato per provocare una lieve stimolazione elettrica del nervo vago. Questo intervento è usato soprattutto per la terapia dell’epilessia, ma può anche essere utile in caso di singhiozzo protratto;
- agopuntura.
Come far passare rapidamente il singhiozzo? I “rimedi della nonna”
Alcuni rimedi, anche se non del tutto “scientifici” sembrano aiutare la cessazione del singhiozzo: ingoiare rapidamente un cucchiaino di zucchero semolato, respirare in una borsa di carta, fare i gargarismi con acqua molto fredda, ingerire rapidamente acqua a piccoli sorsi, favorire uno starnuto, assumere un cucchiaino d’aceto o di succo di limone puro, comprimere con le unghie degli indici un punto situato all’interno dei padiglioni auricolari. Il rimedio più pratico rimane forse quello consigliato più di 2000 anni da Ippocrate: trattenere il fiato e restare in apnea per 10-25 secondi. Questa manovra induce il diaframma a rilassarsi e deve essere preceduta da un’inspirazione profonda.
Curiosità sul singhiozzo
Nel momento della contrazione diaframmatica, il respiro viene temporaneamente interrotto: il nome “singhiozzo” viene del latino “singultus” proprio ad indicare l’atto di “catturare” il respiro mentre si singhiozza. Perché il singhiozzo determina il classico suono “hic“? L’azione involontaria del singhiozzo coinvolge un arco riflesso: attivato il riflesso si determina una forte contrazione del diaframma seguita, circa 0,25 secondi dopo, dalla chiusura delle corde vocali che si traduce appunto nel classico suono “hic“. Non a caso in lingua inglese il singhiozzo è denominato “hiccup”.
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Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo
Direttore dello Staff di Medicina OnLine
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Mi chiamo… Anzi non mi chiamo. Storia di un bambino mai nato
PREMESSA IMPORTANTE: La seguente storia ci è stata inviata da un nostro lettore, che ci ha ripetutamente chiesto fosse pubblicata. NON è opera del nostro Staff, che non la condivide nei contenuti e che rimane favorevole all’aborto, ovviamente in casi selezionati. Pur non condividendone il contenuto, abbiamo comunque ritenuto fosse giusto permettere al nostro lettore di esprimere la sua opinione.
“Ciao. Mi chiamo… Anzi non mi chiamo. Sono troppo piccolo per avere un nome. Ho appena qualche settimana di vita. La mamma non si è ancora accorta di me. Semplicemente, percepisce in lei qualcosa di diverso, ma non immagina cosa possa essere: improvvisi sbalzi d’umore, capogiri, eccessiva stanchezza. Non sa che io sono dentro di lei. Poi realizza il fatto di avere un ritardo, e si spaventa. La mamma è giovane. Va ancora a scuola. Percepisco la sua angoscia, e mi ferisce la sua speranza della mia inesistenza.
Continua a ignorare la cosa, a voler credere che io non esista. Oggi però ha finalmente trovato il coraggio di scoprire la verità adesso sta entrando in farmacia per acquistare un test. Si rivolge al farmacista timidamente, parlandogli a bassa voce. Temo che si vergogni di me. Torna a casa. Chiudendosi in bagno, affronta la realtà: prende il test fra le sue mani, e dopo qualche istante comprende che c’ero, che esistevo. Mi ha profondamente colpito la sua disperazione: avvertivo il suo dolore, unito al mio che cresceva man mano per la sua infelicità. Perché non mi vuoi, mamma? Non piangere, tranquilla. Ci sono qui io che ti voglio bene.
Adesso prende il cellulare. Sta facendo uno squillo a papà. Non so cosa gli stia dicendo, ma la mamma si arrabbia molto con lui, grida, gli urla che io non sono un dente cariato da estirpare: sono un essere umano! Dice che non può tirarsi indietro, fingere che la cosa non esista, perché, che lo voglia o no, lui è mio padre. La mamma e così piccola ancora, fragile, ha bisogno del sostengo morale di papà, soprattutto per dare la notizia ai nonni. Invece si trova costretta ad affrontare ogni cosa da sola, perché papà non vuole saperne di me. Papà, quando la mamma ha saputo di me è scoppiata in lacrime, tu addirittura vuoi buttarmi via: perché non mi volete? Cosa vi ho fatto di male? Sono solo un bimbo innocente. Ora la mamma lo sta dicendo alla nonna. Nonna, cosa fai? Perché hai dato uno schiaffo? Cosa c’è di tanto cattivo in me, che non deve nascere? Mamma tranquilla, andrà tutto bene. Non intristirti perché hai litigato con la nonna. Vedrai, le passerà. Andrà tutto bene.
Sono passati tre giorni. Ora ho tre giorni di vita in più. Che bello, non vedo proprio l’ora di nascere, di imparare a camminare, a parlare, a correre. Voglio che mi insegni tutto quello che sai, mamma. E non importa se papà non mi vuole, magari con il tempo cambierà idea. Per adesso mi basti tu. È cosi bello addormentarsi con te, mammina, svegliarsi con te, accompagnarti in ogni cosa che fai. Ora stiamo entrando in uno studio medico. Non piangere, mamma. Ci sono qui io che ti voglio bene. Vedo il dottore, molte macchine e tanti infermieri. Sei già curiosa di sapere se sarò un maschietto o una femminuccia? Eppure tu continui imperterrita a singhiozzare. Cos’è? L’emozione di sapere il mio sesso? Continui a ripetere, accarezzandoti il ventre «perdonami, bambino mio». Perdonarti di cosa?!? Perché dovresti avere bisogno del mio perdono? Cosa stai facendo, per chiedermi scusa? Sento un dolore, una specie di ago che invade il mio piccolo mondo perfetto. Ho capito tutto. Le mie cellule strappate dalla tua carne. Ora capisco che tu non mi insegnerai mai a camminare, a parlare. Perché io non nascerò mai. Non piangere mamma, io ti perdono. Chissà se esiste un paradiso per i bimbi mai nati. Addio mamma. Saremmo stati felici insieme, ti avrei voluto tanto bene. Addio.”
II tuo bambino senza nome
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Dott. Emilio Alessio Loiacono
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Non ho mai raggiunto l’orgasmo: è un problema? Quali soluzioni?
Fare l’amore e non avere l’orgasmo è una situazione comune a molte donne. Cercare l’orgasmo senza ottenerlo o provare soltanto lievi sensazioni di piacere è una difficoltà riscontrata da un grandissimo numero di persone. L’orgasmo ricopre un ruolo di primo piano nei nostri rapporti sessuali. È il culmine di tutto l’atto e, anche se arrivare in cima non è più importante dell’intera scalata, risulta molto più appagante concludere la salita e poter, quindi, godere del panorama che ci offre l’altezza. Non poter raggiungere l’orgasmo viene spesso percepito come un grande malessere. In molte occasioni si prova vergogna, si evita di parlarne e ci si impunta nel non voler chiedere aiuto. Così facendo, il problema rischia di diventare cronico, senza trovare una soluzione.
Non ho mai raggiunto l’orgasmo
Non aver mai provato quest’esplosiva sensazione è molto più comune di quanto si possa pensare. Di fatto, circa il 10% delle donne non ha mai raggiunto l’orgasmo, mentre tra il 10% e il 42% delle donne ha problemi nel raggiungere l’apice del piacere. L’anorgasmia, il nome che viene dato alla difficoltà di raggiungere l’orgasmo, è la disfunzione sessuale più comune nel mondo femminile. Questa disfunzione sessuale è caratterizzata dal fatto che la donna prova un ritardo o un’assenza nel raggiungere l’orgasmo oppure avverte sensazioni di piacere molto leggere. Questa disfunzione può non presentarsi sempre, ma è comunque spesso un problema prolungato nel tempo, che causa malessere e angoscia in chi ne soffre. “È riconosciuta come anorgasmia l’assenza o il ritardo dell’orgasmo durante una fase di eccitamento normale, durante un’attività sessuale da considerarsi adeguata in quanto a stimoli, intensità e durata”.
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Ho un problema?
Le differenze che possono intercorrere tra donne diverse o perfino nella stessa persona sono spesso considerevoli. Possono esserci giorni in cui avere l’orgasmo è molto più semplice mentre altri in cui, a causa di pressione, stress o altre variabili, è quasi impossibile. Capita spesso durante i rapporti sessuali che non venga raggiunto l’orgasmo tramite penetrazione vaginale. Proprio per questo motivo, bisogna tener conto che la maggior parte delle donne ha bisogno di una stimolazione manuale del clitoride per poter terminare il rapporto in modo soddisfacente, dato che sono davvero poche quelle in grado di raggiungere l’orgasmo con la sola stimolazione vaginale. Non raggiungere l’orgasmo tutte le volte o non raggiungerlo attraverso la penetrazione non è un motivo sufficiente per diagnosticare l’anorgasmia. Questo appellativo è riservato a chi non riesce a raggiungere l’apice del piacere indipendentemente da una stimolazione adeguata.
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Non arrivare in cima non vuol dire non essersi goduti il viaggio
Avere difficoltà nel raggiungere l’orgasmo non significa che non si possa provare piacere durante il sesso. Molte delle donne che non riescono a raggiungere l’apice riescono comunque a provare piacere durante i loro rapporti sessuali e si sentono soddisfatte con se stesse. Semplicemente, si godono il momento e il contatto offerto dalla propria relazione. Tendiamo a semplificare la sessualità, a ridurre il sesso alla semplice penetrazione e a misurarne il successo o meno in base alla quantità e all’intensità degli orgasmi raggiunti. Al contrario, la sessualità è un mondo molto più ampio, nel quale entrano in gioco pratiche diverse e varie caratteristiche personali. L’orgasmo o il rapporto sessuale sono solo una parte della sessualità. Sentirsi donna, credere che non debba per forza essere l’uomo a prendere l’iniziativa, le preferenze sessuali, i nostri diritti e libertà, una relazione affettiva o i nostri desideri di single sono tutti aspetti da inglobare nel grande contenitore che conosciamo come sessualità.
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Una difficoltà, una soluzione
Le principali cause dell’anorgasmia, approssimativamente un 95%, sono psicologiche. Un’educazione molto restrittiva, brutte esperienze sessuali, la cultura nella quale siamo cresciute, il timore di perdere il controllo, una stimolazione sbagliata o lo stress sono tutti fattori che possono influenzare e aggravare il problema. Il fatto che la maggior parte delle volte la difficoltà abbia un’origine psicologica implica che quello che facciamo e che pensiamo giocano un ruolo fondamentale nel modo di provare il piacere. Di conseguenza, è possibile migliorare questa condizione semplicemente cambiando il modo che abbiamo di percepire e di comportarci con il partner e con noi stesse durante l’atto sessuale. La tecnica del puntellamento, che consiste nello stimolare il clitoride manualmente durante il coito, o la pratica masturbatoria sono tecniche specifiche per questo tipo di difficoltà. In altri casi, la terapia sessuale o la terapia di coppia può diventare una necessità per migliorare il problema. Se avete questo problema e avete provato senza successo a risolverlo per conto vostro, ricordate che uno psicologo o un sessuologo qualificato possono aiutarvi a migliorare i vostri rapporti sessuali e a godere pienamente della vostra sessualità.
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Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo
Direttore dello Staff di Medicina OnLine
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A che serve l’osso ioide e dove si trova? Cos’è il pomo d’Adamo?
L’osso ioide (anche chiamato osso joide) è un osso impari, mediano, mobile, che ha la forma di ferro di cavallo; è situato nella regione Continua a leggere
Questa foto shock vi farà smettere di fumare per sempre… o forse no
La foto che vedete rappresenta i polmoni di un fumatore ed i polmoni di un non fumatore. Secondo voi i polmoni del fumatore, quali sono?
Una foto così farebbe facilmente smettere di fumare chiunque abbia un minimo di buon senso. Ma so che i fumatori NON HANNO buon senso. Come so che il titolo è purtroppo eccessivamente ottimista. E so per certo queste cose perché sono stato un fumatore per tanti anni, prima di smettere il 16 ottobre del 2012.
Oggi vi racconto una storia di quando ero uno studente alla facoltà di Medicina dell’università Sapienza di Roma. Era il primo anno, avevo 19 anni ed avevamo lezione di anatomia. Davanti a noi c’era un cadavere ed il prof ci stava mostrando i vari tessuti e strutture. Notai che i polmoni, rispetto agli altri organi, erano molto più scuri. Chiesi al prof che malattia avesse ridotto così i polmoni di quella giovane signora. La risposta del prof mi gelò il sangue:
fumava ed è morta di cancro ai polmoni
Mi gelò il sangue perché anche io fumavo e l’idea di avere anche io quei polmoni così “sporchi” di catrame, mi rabbrividiva. Dissi ai miei compagni di corso, anche loro quasi tutti fumatori:
ragazzi, dopo aver visto questo da oggi si smette di fumare per sempre
Tutti gli altri erano d’accordo: anche loro avrebbero smesso di fumare immediatamente, dopo quel triste spettacolo. La lezione era finita e tutti noi studenti eravamo stressati da quei polmoni e da quel cancro che probabilmente ci avrebbe colpito. Ma lo stress noi lo cancellavamo con un modo che a noi sembrava infallibile, così la prima cosa che dissi agli altri, nel cortile del policlinico, fu:
chi ha da accendere?
E da qual giorno ci misi altri 12 anni prima di smettere definitivamente con le sigarette e molti miei colleghi fumano ancora e probabilmente non smetteranno mai.
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Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo
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Perché l’uomo tradisce la donna? Dieci uomini raccontano senza censure il loro tradimento
In un altro articolo ci eravamo chiesti i motivi per cui le donne tradiscono i loro uomini, vediamo invece oggi quali sono i motivi per cui sono gli uomini a tradire le proprie donne, basati sulle testimonianze e le confessione dei miei pazienti maschi. Attenzione: le testimonianze sono vere e decisamente poco politically correct!
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1) Ho tradito perché ne avevo la possibilità
La donna generalmente quando tradisce cerca un uomo che le dia quello che il proprio uomo magari le dava un tempo ma che ora non le dona più: sicurezza, attenzione, farsi sentire desiderata, farsi sentire amata. Pur potendo essere fatto in modo istintivo, il tradimento nella donna è un processo di solito lento, costruito nel tempo. A noi uomini invece basta un attimo. A noi uomini basta una donna che voglia avere un rapporto sessuale. Questa è la pura verità che in pochi ammettono. Per molti uomini, il solo venire a conoscenza di una donna che voglia avere un rapporto sessuale con loro, è abbastanza per farli tradire. La maggior parte delle donne tradisce quando le manca qualcosa dal rapporto? Noi uomini tradiamo anche se non ci manca nulla dal rapporto.
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2) Ho tradito per infrangere le regole
Una delle voglie principali degli esseri umani è da sempre ciò che non può avere. Provare il brivido del proibito. “Tradire”, per la sua definizione, implica qualcosa che non si dovrebbe fare. Proprio per questa ragione, la gente vuole farlo e soprattutto gli uomini. Ricordiamoci che il tradimento esiste solo perché noi lo abbiamo inventato, non è una regola universale della natura, come la forza di gravità. La fedeltà è una regola costruita dalla nostra società per motivi sociali. E a noi uomini le regole piace infrangerle.
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3) Ho tradito per sentirmi giovane
Un uomo, magari sposato e con figli, può avere tutti gli anni e le responsabilità che volete, ma all’interno è un vulcano che non vede l’ora di riesplodere. L’età che avanza lo spaventa, perché ha paura che il vulcano che è dentro di loro si spenga definitivamente. Per questo, se può, tradisce. E tradisce con una donna possibilmente molto più giovane. Per tornare ad essere il ragazzo che era magari trent’anni prima. Per tornare a far esplodere il vulcano.
4) Ho tradito per rimettermi in gioco
Qualsiasi uomo, in fondo in fondo, è insicuro. Un buon modo per sfidare sé stesso e ritrovare fiducia in sé è riuscire ad attrarre una nuova donna, magari giovane e considerata una preda ambita da tanti uomini.
5) Ho tradito per rompere la routine
Ogni uomo, specie se fa un lavoro di ufficio da tanti anni e se con la moglie fa sempre le stesse cose, sogna di spezzare la routine con una pazzia. E quale migliore pazzia di un tradimento? Più rottura degli schemi di così!
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6) Ho tradito per noia e curiosità
Dopo essere stati con la stessa donna per lungo tempo, gli uomini sono costretti dalla società a dimenticarsi cosa voglia dire stare con una donna diversa. Ma sotto sotto, nascosta sotto una noia che l’uomo fa finta di considerare “una bella vita tranquilla”, la curiosità di avere una donna nuova accanto rimane viva. Se capita l’occasione, l’uomo colmerà questa curiosità.
7) Ho tradito per la dopamina e l’effetto Coolidge
Per capire meglio questo punto, leggete questo articolo illuminante (tantissime cose sul tradimento maschile vi appariranno chiare!): Masturbazione compulsiva e dipendenza dalla pornografia online causano impotenza anche nei giovani: colpa dell’effetto Coolidge
8) Ho tradito perché mi hanno spinto i miei amici
Situazione tipo: una vostra bella collega di lavoro vi fa chiaramente capire che farebbe sesso con te. Tu però sei sposato e non vuoi tradire tua moglie. I tuoi colleghi iniziano a pressarti con “se te la lasci scappare sei pazzo”, “ma che sei diventato gay?”, “ogni lasciata è persa”. Ed ecco che tante certezze, giorno dopo giorno, possono cadere. L’amicizia tra uomini è una cosa particolare! Gli amici possono convincere un uomo a tradire con molta facilità. Un uomo con degli amici singles, potrebbe essere inavvertitamente persuaso a tradire, semplicemente ascoltando le avventure sessuali degli amici, che fanno risvegliare in lui curiosità e quel vulcano prima citato.
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9) Ho tradito perché è la natura che mi spinge a farlo
La natura ha dato alle donne un numero limitato di ovocellule: la donna tenderà per sua natura a ricercare un numero limitato di partner che abbiano grandi qualità. La natura ha dato all’uomo un numero di spermatozoi virtualmente infinito: l’uomo cercherà per sua natura a ricercare un numero virtualmente infinito di partner. Per la donna la ricerca è “qualitativa”, per l’uomo è “quantitativa”. Tutto qui. L’uomo è stato programmato per spargere il proprio seme il più possibile per assicurare la continuazione della specie umana. Da quel giorno, l’umanità non si è semplicemente evoluta abbastanza per far si che gli uomini ignorino completamente questo impulso. Per alcuni versi, gli uomini sono come dei cani addomesticati. Potete insegnare al cane a non abbaiare. Potete portarlo ad un livello di obbedienza dove sia condizionato a non abbaiare. Ma se qualcuno bussa alla porta, probabilmente abbaierà ugualmente.
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10) Ho tradito perché la mia partner è perfetta
Sembrerebbe una affermazione senza senso ma non è così. Quando un uomo tradisce una donna, quest’ultima potrebbe in alcuni casi sentirsi responsabile. Comincerà magari a chiedersi “cosa ho fatto mancare al mio uomo, tale per cui lui l’ha cercata in un altra?”. La realtà è un’altra. In molti casi in cui un uomo tradisce, non è stato un errore della donna, ma semplicemente una specie di sorte inevitabile. Le donne hanno la tendenza ad analizzare troppo il perché gli uomini tradiscono. Come abbiamo visto all’inizio dell’articolo, spesso le donne tradiscono per cercare qualcosa che l’uomo le fa mancare e pensano che la stessa cosa accada per l’uomo. Non è così. La donna può essere perfetta e non far mancare nulla al marito, ma l’uomo la può tradire lo stesso. L’uomo, inoltre, non utilizza il tradimento come uno strumento di vendetta come spesso fa la donna. Lo fa perché il vulcano è sempre attivo, appena c’è la possibilità di eruttare.
Se sei stato tradito o tradita dalla tua partner o dal tuo partner ed hai bisogno di supporto, prenota subito la tua visita e, grazie ad una serie di colloqui riservati, ti aiuterò a gestire ed a superare questo brutto momento.
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Stupra una ragazza: “Pensavo piangesse per il mio pene troppo grosso”
Un agente di cambio di 26 anni, sotto l’effetto di alcol e droghe, ha stuprato una donna di 29 anni. Daniel Green, questo il suo nome, è inglese ed è stato condannato a sei anni di prigione per la violenza. Questa storia ha avuto un clamoroso risalto nel Regno Unito soprattutto per quanto affermato dallo stupratore nel corso della difesa in tribunale. Green, infatti, ha ammesso di aver notato che durante l’atto sessuale la donna piangeva, ma ha detto che credeva che le lacrime fossero dovute alle “eccessive dimensioni” del suo pene. Il giovane ha dichiarato: “Stavo ballando tra i tavoli, quando mi sono accorto di questa ragazza che dormiva sotto una scrivania. Mi ha detto che non aveva soldi per il taxi che l’avrebbe dovuta portare a casa”, ha raccontato Continua a leggere
