Vi spiego come far entrare sette miliardi di persone in una palla da tennis

MEDICINA ONLINE EMILIO ALESSIO LOIACONO MEDICO CHIRURGO SPORT TENNIS PALLA RACCHETTA GARAChe siamo fatti di atomi credo lo sappiate già tutti; ma lo sapete che gli atomi sono fatti al 99,9999999999% di vuoto? Se togliessimo tutto lo spazio vuoto tra nucleo ed elettroni, tutti i 7 miliardi di abitanti della terra entrerebbero nello spazio di una palla da tennis! Ma se siamo fatti di atomi, e gli atomi sono fatti quasi solamente di vuoto, come mai se ci sediamo sulla sedia non cadiamo letteralmente per terra? Cominciamo dal principio!

Com’è fatto un atomo?

L’atomo (dal greco ἄτομος cioè “indivisibile”) è una struttura intorno alla quale è organizzata la materia nel mondo fisico. Più atomi formano le molecole, mentre gli atomi sono a loro volta formati da costituenti subatomici quali protoni, neutroni ed elettroni.

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Come potete vedere in questa immagine, al centro dell’atomo c’è un nucleo in cui è concentrata la gran parte della massa dell’intero atomo. Tale nucleo è formato dai protoni (carichi positivamente) e i neutroni (privi di carica). Ad una certa distanza dal nucleo c’è una zona in cui si ha una certa probabilità di trovare uno o più elettroni (carichi negativamente) che possiedono il resto della massa dell’atomo e ruotano all’interno degli orbitali. Gli elettroni hanno una massa estremamente più piccola rispetto al nucleo, per capirci il nucleo è circa 1800 volte più grande di un elettrone.

Atomi piccolissimi e con enormi distanze tra nucleo ed elettroni

I concetti veramente importanti ai fini di questo articolo sono due: un atomo è piccolissimo; la distanza tra nucleo ed elettroni all’interno di un atomo è, in relazione alle dimensioni dell’atomo stesso, enormemente elevata. Eccovi un bell’esempio – tratto da “Il Tao della Fisica” di Fritjof Capra – che chiarisce le dimensioni degli “indivisibili”:
Immaginiamo un’arancia che abbia dimensioni pari a quelle del pianeta terra Terra. A questo punto gli atomi dell’arancia sarebbero grandi come ciliegie. Miriadi di ciliegie strettamente impacchettate in un globo delle dimensioni della Terra: ecco un’immagine ingrandita degli atomi di un’arancia.
Questo per dire che la grandezza di una arancia sta alla grandezza di un suo atomo; come la grandezza del pianeta terra sta alla grandezza di una ciliegia. Le distanze elevatissime tra nucleo ed elettroni si possono comprendere con un altro esempio: se il nucleo atomico fosse grande quanto una mela, gli elettroni gli ruoterebbero attorno ad una distanza pari a circa un chilometro!

Energia

Insomma siamo fatti di tanti piccoli atomi che però sono fatti quasi di nulla. Com’è possibile che due corpi che si scontrano si respingano, se sono entrambi fatti praticamente di… niente? Il motivo è il seguente: due elettroni non possono trovarsi contemporaneamente nello stesso stato quantistico. Quindi quando due elettroni si avvicinano, superato un certo limite iniziano a respingersi automaticamente, come due calamite di polo opposto (principio di esclusione di Pauli). Scritto diversamente: le molecole che compongono la materia non possono essere spinte arbitrariamente una contro l’altra, poiché gli elettroni di ogni molecola non possono entrare nello stesso stato degli elettroni di un’altra molecola. Quando ci sediamo su una sedia pensiamo di toccarla appoggiando il nostro corpo sulla sua superficie, ma in realtà stiamo semplicemente sospesi a meno di un nanometro di distanza dalla sedia, respinti dalle forze elettriche degli atomi che compongono essa ed il nostro corpo. Sono quindi le forze elettriche che entrano in gioco tra gli elettroni delle varie molecole a renderci “solidi” e permetterci di occupare un dato spazio.

Siamo fatti di vuoto

Prima di chiudere voglio insistere su quanto siamo “vuoti dentro” (fisicamente, metaforicamente è un altro discorso!). Ciò appare chiaro facendo un conto: visto che l’atomo ha un raggio di circa 10^-10 metri e il nucleo ha un raggio di 10^-14 metri, a quanto corrisponde la percentuale di spazio vuoto?

1 – (raggioNucleo/raggioAtomo)^3 = 0,999999999999 cioè 99,9999999999% (ci sono ben dieci ’9′ dopo la virgola).

Per capirci: il calcolo che ho fatto nasce dal rapporto tra “volume totale dell’atomo” (raggioAtomo^3 per 4/3 * ∏) e “volume del nucleo” (raggioNucleo^3 per 4/3 * ∏). Semplificando si trova la percentuale. Il calcolo è solo una stima, visto che gli atomi sono molti e hanno tutti raggi diversi, inoltre ogni atomo può avere tanti elettroni; tuttavia il concetto è chiaro: siamo fatti al 99,9999999999% di niente (e il valore di vuoto aumenta quando consideriamo il cervello di certe persone!). Questo ci riporta al pensiero alla base di questo articolo: se togliessimo tutto lo spazio vuoto tra nucleo ed elettroni degli atomi dell’intera umanità, tutti i 7 miliardi di abitanti della terra entrerebbero comodamente nello spazio di una palla da tennis, in barba alla sovrappopolazione!

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Vorrei avere una amnesia ogni mattina…

Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo VORREI AVERE AMNESIA Gioia Innamorarmi Di Te Dieta Chirurgia Estetica Roma Cavitazione Pressoterapia Grasso Massaggio Linfodrenante Dietologo Cellulite Calorie Amore Sessuologia Pene Filler Rughe Botulinovorrei avere ogni mattina un’amnesia, giusto per provare – ogni sera – la gioia di conoscerti ed innamorarmi di te

oggi mi sento romantico!

 

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Arrabbiarsi fa male alla salute del cuore: aumenta il rischio di infarto ed ictus

Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo ARRABBIARSI MALE SALUTE CUORE INFARTO ICTUS Dieta Chirurgia Estetica Roma Cavitazione Pressoterapia Grasso Massaggio Linfodrenante Dietologo Cellulite Calorie Peso Sessuologia Pene HD Filler Rughe BotulinoArrabbiarsi ed essere sempre irascibili fa male alla salute: potrebbe sembrare una classica frase fatta, e invece la ricerca scientifica ha scoperto che davvero l’ira è nemica del nostro corpo, oltre che della nostra mente. Da una ricerca statunitense è risultato che arrabbiarsi aumenta di cinque volte il rischio di avere un infarto e di tre volte il rischio di avere un ictus nelle due ore successive all’arrabbiatura e più ti arrabbi più rischi. Le persone che più di tutte dovrebbero evitare di arrabbiarsi sono i soggetti già ad alto rischio cardiovascolare, come i pazienti che soffrono di ipertensione arteriosa. A rivelarlo è lo studio pubblicato sulla rivista European Heart Journal e condotto da esperti della rinomata Harvard University di Boston, secondo il pericolo aumenta perché il rischio è cumulativo: per cui a rischiare di più infarto e ictus sono le persone inclini al nervosismo e che si arrabbiano facilmente. Gli esperti hanno calcolato che cinque arrabbiature al giorno portano ogni anno a circa 158 infarti in più ogni 10.000 persone a basso rischio cardiovascolare, e a 657 infarti extra per 10.000 persone se consideriamo solo i soggetti già ad alto rischio cardiovascolare, spiega Elizabeth Mostofsky che ha coordinato lo studio. È possibile che le arrabbiature facciano male perché provocano nell’organismo una serie di reazioni fisiologiche negative come l’aumento della pressione arteriosa.

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Vuoi conoscere la data della tua morte?

MEDICINA ONLINE UOMO TRISTE DOLORE MAL DI TESTA PENSIERI DEPRESSIONE STANCHEZZA STANCO BRUTTOIo, sinceramente, no; la vita perderebbe il suo lato più terrorizzante ma che è anche il lato più bello: l’imprevedibilità! E voi che ne pensate? Viene chiamato il “test della morte“, ed è un esame del sangue che permetterebbe di predire le possibilità che una persona, anche apparentemente non malata, possa morire per qualche problema di salute entro i prossimi cinque anni. A metterlo a punto è stato un gruppo di scienziati estoni e finlandesi: intervistati dal quotidiano inglese Telegraph, hanno dichiarato che si tratta di una scoperta eccezionale perché un semplice esame del sangue può prevedere future possibilità di morte.

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I BIOMAKER ESAMINATI

Lo studio, pubblicato dalla rivista Plos Medica, si è concentrato su quattro biomarker, molecole biologiche che si possono trovare nel sangue o nei liquidi corporei e che possono essere spie della presenza di qualche processo anomalo. Se presenti in contemporanea e in elevate quantità nel corpo umano, indicano un certo livello di fragilità: sono l’albumina, l’alfa 1 glicoproteina acida, il citrato e le lipoproteine, particelle legate a disfunzioni di fegato e reni, nonché a infiammazioni, infezioni, metabolismo e salute vascolare.

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I RISULTATI DEI TEST

Degli oltre 17 mila soggetti studiati in cinque anni per un totale di oltre 100 biomarkers analizzati, 684 persone sono morte per le più svariate malattie: tutti coloro che hanno perso la vita però avevano in corpo le stesse quattro molecole biologiche in simili livelli. Un partecipante su cinque è deceduto nel primo anno di ricerca ed era tra coloro che presentavano il più alto punteggio di albumina, alfa 1 glicoproteina acida, citrato e lipoproteine.

AMPIA PLATEA DI SPERIMENTAZIONE

I primi ricercatori ad arrivare a individuare i quattro biomarkers sono stati gli estoni testando 9.842 soggetti, ma i risultati sono stati ritenuti così sorprendenti che gli scienziati hanno chiesto aiuto ai colleghi finlandesi per ulteriori test su 7.503 persone. Essendo associati a condizioni specifiche, non è stato ancora scoperto un biomarker in grado di predire con esattezza il rischio di malattia o di morte, ma lo studio finlandese ha verificato che le combinazioni delle quattro molecole analizzate dagli estoni erano corrette, arrivando a risultati identici. I ricercatori hanno dichiarato che in futuro questo particolare esame del sangue potrà individuare ogni rischio di salute individuale, anche se i soggetti studiati hanno sofferto di così tante malattie diverse che non è ancora stato possibile stabilire l’effettivo collegamento che c’è tra i quattro biomarkers. Tranne, appunto, la morte.

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A cosa serve il magnesio e quali sono i cibi che ne sono ricchi?

MEDICINA ONLINE EMILIO ALESSIO LOIACONO MEDICO RAGAZZA TRISTE DONNA DEPRESSIONE STANCA PAURA FOBIA PENSIERI SUICIDIO FIUMA PONTEIl magnesio svolge un importante ruolo fisiologico per l’organismo umano: basti pensare che interviene come attivatore di circa 300 enzimi, che regolano fondamentali processi metabolici. Il contenuto corporeo normale di magnesio nell’organismo adulto è compreso tra 20 e 28 grammi: il 60% è presente nelle ossa, il 39% nei tessuti e circa l’1% nei liquidi extracellulari. Vi sono tuttavia alcuni periodi della vita in cui si possono perdere o consumare notevoli quantità di magnesio. Situazioni di stress prolungato tipiche della frenetica vita moderna, eccessiva sudorazione (soprattutto se legata a intensa attività fisica), gravi ustioni o lesioni, diarrea e vomito prolungati, malattie debilitanti. Per queste ragioni spesso occorre perciò intervenire con una sua integrazione.

Quali sono le funzioni e le proprietà del magnesio?

Il magnesio è impiegato in oligoterapia per le numerose proprietà terapeutiche: rilassa il sistema nervoso; svolge un’azione antidepressiva, cura le patologie cardiovascolari; migliora la rigenerazione cellulare; aumenta l’elasticità dei tessuti ed elimina le calcificazioni dannose dei tessuti molli e delle articolazioni.

1) Azione antidepressiva e calmante sul sistema nervoso

Il magnesio stimola la funzione nervosa, favorendone la trasmissione degli impulsi: al livello intracellulare, attiva l’esochinasi, enzima che converte il glucosio in glucosio-6-fosfato, primo gradino della glicolisi (processo attraverso il quale gli zuccheri vengono “bruciati” per produrre energia), necessaria per fornire energia a tutte le cellule; in particolare quelle nervose e muscolari che ne consumano una grande quantità.
Questo prezioso minerale tra le tante funzioni esercitate, stimola la produzione di serotonina, un’endorfina che agisce su recettori specifici del cervello, e che svolge azione analgesica, antidepressiva e stabilizzante del tono dell’umore. Lo stress tende ad esaurire le riserve di magnesio perché l’organismo lo utilizza per la sua capacità calmante e antidepressiva. Infatti una sua carenza produce depressione, nervosismo, ansia, tic nervosi e insonnia. Anche in sindrome pre-mestruale e in menopausa, a causa degli squilibri ormonali, si sono riscontrati notevoli abbassamenti dei livelli di magnesio, con conseguente depressione, senso di inadeguatezza e irritabilità.

2) Azione antispasmodica e rilassante della muscolatura

Il magnesio stimola le funzioni muscolari e normalizza il ritmo cardiaco e previene le malattie cardiovascolari: una carenza di questo minerale produce tensione muscolare e crampi. L’ipomagnesemia può produrre ipertensione arteriosa e sembrerebbe inoltre favorire l’insorgenza di aterosclerosi, soprattutto in caso di dieta ricca di colesterolo. Per queste proprietà è indicato per rilassare la muscolatura liscia in caso di intestino irritabile (ne favorisce la funzionalità, con delicato effetto lassativo), mal di testa causato da tensione nervosa, tachicardia, palpitazioni e dolori mestruali.

3) Azione remineralizzante

Il magnesio è essenziale per il processo di mineralizzazione e di sviluppo dell’apparato scheletrico. Rinforza lo smalto dei denti e insieme al calcio e al fosforo partecipa alla costituzione dello scheletro: più del 60% di tutto il magnesio presente nel nostro organismo si trova nel sistema osteoarticolare.

Quali cibi contengono più magnesio?

“Ho imparato a conoscere i due unici rimedi contro il dolore, la tristezza, le paturnie e piaghe simili del cuore umano: essi sono la cioccolata e il tempo”. Queste sono le parole di Tommaso Landolfi, uno degli scrittori italiani di maggior rilievo del ‘900 che ci forniscono un indizio su una delle maggiori fonti di magnesio tra gli alimenti: il cioccolato!
Tra gli altri alimenti ricchi di magnesio ricordiamo le verdure verdi fresche (essendo un elemento essenziale della clorofilla), legumi e cereali integrali (perché più dell’80% viene rimosso dai trattamenti di raffinazione), la soia, i fichi, il mais, le mele, i semi oleosi, in particolare le noci e le mandorle, le banane. Il magnesio è presente anche nel pesce, nell’aglio, nel tofu, nelle pesche e nelle albicocche.

Più presente nelle diete ricche in vegetali e cereali

Nel complesso, diete ricche in vegetali e cereali integrali hanno un contenuto di magnesio maggiore rispetto a quello di diete ricche di carni, prodotti caseari e alimenti raffinati. La dieta mediterranea prevede un consumo di 254 mg di magnesio al giorno. Mentre l’apporto di magnesio assunto attraverso l’acqua è variabile, ed è stato poco quantificato: sulla base di un consumo di un litro al giorno si può ipotizzare una quantità che varia da 1 a 50 mg. Il magnesio, oltre che attraverso gli alimenti e l’acqua, può essere assunto anche sotto forma di integratore naturale.

Quanto magnesio assumere al giorno?

Nel soggetto sano l’apporto di magnesio è da 3 a 4,5 mg/Kg (210 – 320 mg/die), sufficienti per il mantenimento del bilancio. L’assunzione raccomandata per la Commission of the European Communities (1993) è da 150 a 500 mg/die (il mio consiglio è quello di dividere la dose giornaliera in due diverse assunzioni al giorno).

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Proprietà dell’aglio: antibiotico, antitumorale, afrodisiaco, abbassa la pressione ed il colesterolo

MEDICINA ONLINE EMILIO ALESSIO LOIACONO MEDICO CHIRURGO AGLIO VEGETALI (2)Non sarà l’alimento che ci rende più desiderabili in una serata galante, tuttavia l’aglio è uno di quei cibi con proprietà meravigliose che la natura ci mette a disposizione per darci la possibilità di mantenerci in salute. Ad esempio questa pianta – appartenente alla famiglia delle Liliaceae – ha azione chelante, cioè favorisce l’aggregazione delle molecole di alcuni metalli pesanti come mercurio e cadmi (tanto diffusi nel nostro ambiente industrializzato ed inquinato) favorendone così l’espulsione da parte dell’organismo e confermandosi, come vedremo continuando la lettura, un fattore protettivo nei confronti nei tumori. Utile anche contro le allergie; è un antinfiammatorio e un antibatterico ed antimicotico naturale; è poi un vero tesoro di antiossidanti e contrasta il processo di invecchiamento a carico dei tessuti rendendoci anche più giovani e belli. Ha notevole attività antispastica, utile per prevenire spasmi muscolari e dolori addominali; aiuta a prevenire ed alleviare la claudicazione intermittente (dolore nelle gambe provocato dall’arteriosclerosi); incrementa leggermente il livello di serotonina nel cervello aiutando a combattere lo stress e la depressione; se hai smesso di fumare ti aiuta a non ingrassare e ripulisce il circolo dalle scorie della sigaretta. L’aglio era anche usato dagli antichi Greci e Romani per aumentare la virilità maschile e la libido: grazie alla sua azione vasodilatatrice, l’aglio ha in effetti la proprietà di favorire l’afflusso sanguigno ai genitali, permettendo una più facile erezione del pene e contrastando la disfunzione erettile.

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Come funziona la nostra memoria e come facciamo per aumentarla: guida per prendere trenta e lode agli esami universitari

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La biblioteca pubblica di Cincinnati: la memoria è fatta più o meno nello stesso modo

Provate a ricordare quello che avete fatto questa mattina, da quando vi siete svegliati fino ad ora. Poi provate a ricordarvi cosa avete fatto questo weekend. Ora chiudete gli occhi e sforzatevi di ritornare mentalmente nel luogo dove avete passato le vacanze l’estate scorsa. Infine riportate alla mente un episodio della vostra infanzia, magari di quando andavate alle elementari. Il vostro cervello, con minimo sforzo, vi avrà trasmesso delle informazioni – magari non del tutto collimanti con la realtà, ma assolutamente verosimili – dell’evento che avete vissuto. In pratica, come una piccola ma potente macchina del tempo, vi avrà riportato in un luogo temporale che non esiste più.

La biblioteca

Per come fin da bambino l’ha sempre immaginata il sottoscritto, la nostra memoria funziona come una sorta di enorme biblioteca, dove ogni libro corrisponde ad un evento vissuto nella nostra vita. La grandezza di ogni volume è direttamente proporzionale alla rilevanza che l’evento – in esso narrato e descritto – ha nella nostra esistenza. Alcuni libri sono irrilevanti e sono riposti in stanze anonime, che probabilmente non visiteremo mai più (ma che rimangono li, nel caso in cui l’evento diventasse invece rilevante); altri libri sono posti su piedistalli ed occupano stanze eleganti e ben illuminate – sono i ricordi piacevoli – mentre alcuni testi corrispondono a ricordi sgradevoli e sono riposti nelle stanze buie della nostra grande biblioteca. Gli eventi tragici sono relegati in stanze talmente nascoste della nostra mente e così anguste che ci sforziamo – a volte senza riuscirci, purtroppo – di dimenticarci della loro esistenza.  Infine ci sono libri splendidamente rilegati: sono così belli che meritano di occupare – da soli – intere grandi stanze della nostra mente. Ma le stanze migliori! Le più belle, illuminate tutto il giorno e decorate con splendidi arazzi. Ovviamente questi libri, limitatissimi nella tiratura, corrispondono ai momenti più belli della nostra esistenza. Per i nostri nonni questi volumi potrebbero trattare ad esempio della fine della II guerra mondiale. Per i miei coetanei la narrazione potrebbe comprendere la nascita di un figlio. Per i più giovani magari si parla di “quel favoloso primo bacio dato alla più carina della classe quel giorno in cui c’era la festa a casa di…”.

Scusate questa introduzione, ma volevo trasmettervi l’immagine che ho io della memoria. Però torniamo ora coi piedi per terra e chiediamoci…

Cos’è un ricordo e come e dove il nostro cervello memorizza le informazioni?

Il processo di memorizzazione, per quanto romantico possiamo dipingerlo, è riconducibile a neuroni, sinapsi, chimica e fisica. I neuroni sono le cellule che compongono il nostro cervello; ognuno di noi ne ha più di 100 miliardi. Le sinapsi sono invece le “autostrade” che collegano tra loro i diversi neuroni, creando le cosiddette reti neurali.

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Qui in alto vedete raffigurato un neurone con i propri bottoni sinaptici i quali, insieme allo spazio sinaptico e alle membrane post-sinaptiche, formano appunto le sinapsi che permettono lo scambio di informazioni tra i vari neuroni. Quando un ricordo viene richiamato alla mente, un gruppo di neuroni inizia ad inviare dei segnali elettro-chimici attraverso le sinapsi, secondo una specifica sequenza. Un ricordo dunque non è altro che una rete neurale che si attiva secondo una precisa sequenza. Poco poetico, vero? Importantissimo il fatto che più volte una rete neurale viene attivata nel corso del tempo, più il ricordo associato sarà radicato nella nostra memoria. In pratica quando ci succede qualcosa, più volte ripenseremo a quel dato evento e più è probabile che ce lo ricorderemo a distanza di tempo perché la rete neurale ad esso associata viene attivata più volte. Ciò accade perché il nostro cervello privilegia i fatti con cui abbiamo a che fare varie volte, ritenendoli quelli più importanti per la nostra sopravvivenza. Da questo discorso capiamo quindi il motivo per cui ripetere spesso un argomento prima di un esame, ce lo fa ricordare meglio, inoltre compiere un gesto ripetutamente ce lo fa compiere in modo migliore: la nostra intera memoria è basata su esperienze replicate.

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Studente universitario da trenta e lode

Se sei uno studente universitario – e probabilmente lo sei visto che sei qui – il fatto che un ricordo sia legato all’attivazione di una specifica rete neurale è un’informazione che può davvero fare la differenza nella tua carriera universitaria. Visto che purtroppo non è ancora possibile espandere i propri gigabyte di memoria come faceva Keanu Reeves nel film Johnny Mnemonic, dovremo fare alla vecchia maniera, cioè faticando! Vediamo ora come questi complessi meccanismi biochimici possano effettivamente aiutarti a prendere quel bel 30 e lode che tanto ti farebbe comodo per alzare la media in questa faticosa sessione d’esame!

1) Rileggere vs ripetere: il metodo della prima lettera

Il metodo di studio di molti universitari consiste nel rileggere fino alla nausea il materiale dell’esame. Bene, questo metodo non serve a molto, almeno dal punto di vista scientifico: leggere o rileggere un paragrafo attiva una rete neurale diversa dalla rete neurale associata alla memorizzazione di quello stesso paragrafo. Tradotto in parole povere: se rileggi un testo dieci volte, sarai semplicemente più bravo nella lettura di quel passaggio e avrai migliorato di uno 0,00001% la tua capacità di leggere velocemente, ma non la tua memoria! Se vuoi davvero memorizzare quel testo devi ripeterlo mentalmente, senza aiutarti con la “stampella” della rilettura. Devi sforzarti di ripeterlo. Quello sforzo fortifica la rete neurale come sforzare un bicipite rafforzerà quel muscolo (no pain no gain!).
Ciò significa in pratica che quando studi devi leggere un numero limitato di volte (una o due bastano di solito) con la massima concentrazione e soprattutto CAPENDO quello che state leggendo, e poi iniziare subito a ripetere tutto ciò che riesci a ricordare; e non passivamente, ma sforzandoti di ricordare qualcosa in più. In questo modo, non solo risparmierai un sacco di tempo, ma rafforzerai realmente la rete neurale associata al ricordo e non quella della lettura. Leggere mille volte le stesse righe non solo non ti farà imparare nulla a memoria, in più perderai molto tempo prezioso! Che poi alla decima volta che leggete la stessa riga state sicuri che la vostra corteccia visiva secondaria avrà smesso di fare il suo lavoro interpretativo sul materiale letto, lasciando la corteccia visiva primaria a leggere senza neanche più capire cosa avete davanti! Avete presente quando state leggendo qualcosa ma pensate ad altro, arrivate alla fine della riga e vi chiedete: “ma che cosa ho letto fino ad ora?”; ecco, quello è il tipico segno che le vostre due cortecce visive non vanno d’accordo tra loro (la prima funziona e vi fa leggere, ma la seconda no e non vi fa capire più quello che state leggendo) e leggere mille volte la stessa frase è la maniera migliore per farle litigare! Meglio leggere una/due volte con estrema attenzione e poi sforzarsi a ripetere.

Vediamo ora un applicazione veramente “estrema” di questo principio.

Immagina di dover imparare a memoria, parola per parola, una determinata definizione (magari l’articolo di una legge o una formula di biologia). Come abbiamo visto, continuare a rileggere non serve a granché. In questo caso, possiamo utilizzare il metodo della prima lettera. Questa strategia è molto semplice e consiste nel riscrivere un determinato passaggio, riportando solo la prima lettera di ogni parola e poi studiare la sequenza di lettere ottenuta. Ti faccio un esempio pratico, utilizzando la prima parte dell’Art. 3 della nostra meravigliosa Costituzione Italiana:

Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge

Applicando il metodo della prima lettera otterremo questa sequenza di lettere:

T i c h p d s e s e d a l

Ottenuta la sequenza di “prime lettere” non devi fare altro che rileggerla 3-4 volte, cercando di ricostruire mentalmente il testo originale. Questo semplice stratagemma costringe il tuo cervello a rafforzare di volta in volta la giusta rete neurale, ovvero quella associata al ricordo e non quella della lettura. Io lo usavo negli esami di anatomia per ricordare, ad esempio, le ossa della mano o del cranio. Con me funzionava! Se per voi questo metodo risulta un po’ troppo estremo, vi rimanga comunque il concetto che, per memorizzare, dovete costruire una rete neurale e per costruirla dovete sforzarvi di ricordare una cosa appena letta (e capìta!), evitando di leggerla mille volte, e riconducendola ad uno schema il più possibile sintetico.

Volendo rendere questo sistema più divertente si può creare un acrostico cioè un componimento poetico o un’altra espressione linguistica in cui le lettere o le sillabe o le parole iniziali di ciascun verso formano un nome o una frase. Nel caso dell’acrostico, l’insieme delle prime lettere forma una parola reale e non il bislacco “T i c h p d s e s e d a l” precedentemente citato. Ad esempio la frase “Sorbirsi continuamente una orribile lezione assurda” può essere memorizzata grazie alla parola… “scuola”!

  • Sorbirsi
  • Continuamente
  • Una
  • Orribile
  • Lezione
  • Assurda

Prima di chiudere questo capitolo, vi chiedo di leggere e cercare di ricordarvi questa sequenza di parole che descrivono concetti importanti nel determinare la presenza di un melanoma: dimensione, evoluzione, colore, asimmetria, bordi. Vi sembra difficile ricordare questa sequenza? Ed invece è facile, basta ricordarsi… ABCDE! Guardate qui sotto:

  • Asimmetria
  • Bordi
  • Colore
  • Dimensione
  • Evoluzione

Il mio prof di dermatologia mi consigliò questo metodo, chiamato regola ABCDE! anche la medicina d’urgenza fa largo uso di acronimi, basta leggere questo mio articolo per capirlo: Regola ABC, ABCD, ABCDE, XABCDE in medicina d’urgenza: cosa deve fare il soccorritore

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2) Memorizzare grazie al tuo stato d’animo

Uno degli elementi essenziali di una memoria strepitosa sono le emozioni. Esistono numerosi studi scientifici sul legame tra ricordi ed emozioni. Ma non servono dimostrazioni scientifiche per convincersi di quanto stati d’animo e memoria siano legati tra loro: scommetto che ricordi esattamente dove ti trovavi o cosa stavi facendo l’11 settembre 2001 o durante la finale dei mondiali del 2006. Più è stata forte l’emozione che abbiamo provato, più il libro nella biblioteca di cui parlavo all’inizio dell’articolo, è voluminoso, cioè maggiormente il ricordo si è radicato nella nostra memoria. Se vogliamo richiamare alla mente un determinato ricordo è dunque di grande aiuto rivivere/ricordare lo stato d’animo che abbiamo provato.

Visto il profondo legame che esiste tra stati d’animo e memoria, è di fondamentale importanza rendere le tue sessioni di studio vive ed emozionanti. Ogni volta che studi, devi farlo con passione, devi scavare dentro di te per trovare quella scintilla che ti ha spinto ad iscriverti alla tua facoltà, devi creare uno stato d’animo positivo che ti aiuti ogni volta a richiamare velocemente quanto studiato. Le emozioni possono essere scatenate da colori, suoni, odori. Ancora oggi ricordo chiaramente la pagina e l’argomento del libro di Immunologia che stavo studiando mentre mia madre cucinava una epica pizza al forno e l’odore si spargeva potente in tutta casa! Associate sempre le emozioni ai vostri sensi e alla cosa che dovete ricordare.

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3) Sfruttare l’effetto Von Restorff

La nostra memoria ha molti punti deboli, conosciuti in psicologia anche come bias. Conoscere queste “debolezze” ci permette di sfruttare efficacemente il nostro cervello. Uno dei più famosi bias di memoria è il cosiddetto effetto Von Restorff. Individuato per la prima volta dal pediatra Hedwig von Restorff, tale effetto consiste nella tendenza del nostro cervello a memorizzare ciò che è inconsueto e si distingue rispetto all’ambiente circostante. Vi faccio un esempio, leggete le prossime righe velocemente:

  • Saltare
  • Tagliare
  • Scrivere
  • Eseguire
  • Volare
  • Le bionde trecce gli occhi azzurri e poi…
  • Leggere
  • Camminare
  • Cucinare
  • Giocare

Ora ripetete le parole che ricordate. Probabilmente la prima frase che vi viene in mente è quella tratta dalla famosa canzone del grande Lucio Battisti. Perché accade? Per almeno quattro motivi:

  • è una frase di senso compiuto;
  • descrive qualcosa che già abbiamo sentito altre volte;
  • è in corsivo;
  • è in neretto.

Se fosse anche colorata di rosso, i motivi sarebbero cinque! In una parola sola è: DIVERSA dal resto delle parole. La possibilità di ricordare più facilmente ciò che è diverso (cioè risalta) dalla media è appunto l’effetto Von Restorff. Secondo la teoria dei processi organizzativi quando leggiamo una lista tendiamo ad organizzare nella stessa categoria tutti i prodotti simili ma cataloghiamo in una categoria diversa e più importante i prodotti differenti che spiccano rispetto agli altri. Questo li rende più facilmente memorizzabili. Per capirci: qualcuno si ricorda il colore del cappotto della bambina di Schindler’s List? Il film era tutto in bianco e nero e quel colore spiccava talmente tanto che tra trent’anni ancora lo ricorderò! Inoltre domani a quest’ora provate a ricordarvi di questo articolo: vi verrà magari in mente proprio il film Schindler’s List, visto che è già la seconda volta che lo scrivo in neretto ed il vostro cervello lo ha già catalogato come informazione “importante”.

Come possiamo sfruttare l’effetto Von Restorff per preparare al meglio i nostri esami universitari? Come facciamo a differenziare e far spiccare una certa parola? Dai che lo sapete già: con l’evidenziatore! Ma come usarlo nella maniera migliore?

Come usare al meglio gli evidenziatori per memorizzare di più quando studiamo?

Sottolinea utilizzando diversi evidenziatori, con colori e punte diverse. Ai tempi dell’università io avevo almeno dieci diversi evidenziatori e almeno una trentina di pennarelli di colore diverso! Inoltre parliamoci chiaro: se sottolinei tutto è come se non sottolineassi nulla, quindi devi essere molto selettivo nel sottolineare esclusivamente ciò che conta. Io in realtà all’università sottolineavo pochissimo e solo nei primissimi esami, poi ho perso questa abitudine ed i miei libri, dal secondo anno in poi, non hanno neanche mezza parola evidenziata né sottolineata. Tuttavia, quando ancora evidenziavo, usavo un sistema che comprendeva 3 evidenziatori: il verde comprendeva l’argomento principe, il giallo i sotto-argomenti, l’arancione le parole chiave. Importantissimo, lo ripeto: sottolinea il meno possibile! Nota biografica interessante collegata all’effetto Von Restorff: quando nei miei appunti mi capitava di sbagliare a scrivere una parola, la cancellavo e sopra scrivevo la parola esatta, beh, quella parola la ricordavo con estrema facilità. Cosa risalta di più di un errore in una ordinata pagina di appunti? E ovviamente non sto parlando di cancellare gli errori usando il bianchetto, bensì con un vari ed evidenti spessi tratti di penna nera, il che massimizzava l’effetto Von Restorff. La cosa divertente è che, ad un certo punto, facevo degli errori apposta per ricordare meglio una parola! La cosa interessante è invece che quando sbagliavo apposta ricordavo meno di quando sbagliavo per caso: il nostro cervello è difficile da prendere in giro!

Per approfondire, leggi anche: Effetto von Restorff: cos’è e come usarlo a tuo vantaggio

PS Qual è il colore del cappotto della bambina di Schindler’s List? Ovvio: rosso!

4) Scrivere, scrivere, scrivere… Capire, capire, capire…

Prima ho detto che dal secondo anno di Medicina in poi i miei libri erano completamente liberi da sottolineature: qualcuno, guardandoli ora senza alcun segno, potrebbe chiedermi come io studiassi all’università. Semplice, per ogni argomento io scrivevo una sintesi su un quaderno, una sintesi vivace con milioni di colori, evidenziatori, piccoli disegni. Una volta che io avevo sintetizzato l’argomento, il mio quaderno diventava il mio vero libro e da quel punto in poi studiavo solo lì (il libro di testo lo rimettevo in libreria e ci restava). Dal momento che la mia sintesi diventava “bibbia”, il processo di creazione della sintesi mi costringeva a scrivere con molta attenzione le mie parole, capendo bene l’argomento, per evitare di scrivere stupidaggini che poi avrei studiato. Quindi: scrivere sintesi, ma scrivere solo dopo aver capito a fondo. Imparare a memoria e basta è molto più dispendioso rispetto a capire l’argomento nei suoi concetti chiave! Molti mi dicevano che riscrivere interamente il libro (perché alla fine era esattamente questo che succedeva), era un processo troppo lungo e che avrebbe rubato troppo tempo, ma nessuno si rendeva conto che a me bastava scrivere un argomento con attenzione, per imparalo, quindi per me ogni pagina di libro sintetizzata era già memorizzata automaticamente, altro che perdita di tempo!

Dopo aver studiato sulle mie sintesi, il passo successivo era ottenere una serie di personalissime mappe concettuali con i punti chiave che mi servivano per non rimanere mai a bocca aperta di fronte alla domanda dei miei professori. Ma cos’è una mappa concettuale?

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5) Mappe concettuali stimolanti

Una mappa concettuale è uno strumento grafico per rappresentare delle informazioni in modo pratico, sintetico e veloce, in uso fin dagli anni settanta del secolo scorso. Le mappe di questo tipo servono per rappresentare in un grafico le proprie conoscenze intorno a un argomento secondo un principio cognitivo di tipo costruttivista. Se non hai capito stai tranquillo: tra poco vedrai un esempio di mappa concettuale e tutto ti tornerà chiaro!

Il consiglio più importante è quello di creare mappe concettuali graficamente stimolanti. Ho sempre considerato le mappe concettuali un elemento essenziale di qualsiasi metodo di studio; eppure esistono mappe e mappe. Mappe “piatte” con pochi collegamenti e di scarso interesse non ti aiuteranno mai a ricordare efficacemente il tuo materiale di studio. Crea mappe inconsuete, mappe con collegamenti inaspettati tra i diversi nodi, insomma… mappe che siano TUE E SOLO TUE, che ti si stampino in testa! Vediamo ora un esempio di mappa concettuale:

Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo COME FUNZIONA LA MEMORIA COME FACCIAMO MIGLIORARLA Dieta Chirurgia Estetica Roma Cavitazione Pressoterapia Grasso Linfodrenante Dietologo Cellulite Calorie Peso Sessuologia Pene Laser Filler Rughe Botox 2Questa mappa ci aiuta a memorizzare informazioni che riguardano la popolazione sulla terra e sulla sua crescita nel corso di alcune epoche. L’ho trovata su internet ed è ben fatta. Notate come si differenzia l’epoca antica (in giallo a sinistra) dal verde che indica le epoche moderne. Io l’avrei fatta in modo un po’ diverso. Avrei colorato le epoche antiche di marroncino perché il marrone per me è il colore della terra e mi richiama epoche antiche quando ancora non esistevano fabbriche (che per me sono rappresentate dal grigio chiaro, come il fumo che emettono) o asfalto (grigio scuro come il loro colore). Inoltre avrei differenziato i quattro blocchi verdi delle epoche moderne:

  1. crescita molto lenta della popolazione: l’avrei colorata di rosso, colore che mi fa venire in mente un rallentamento se non addirittura un blocco. In alternativa l’arancione… Insomma pensate ad un semaforo;
  2. crescita importante della popolazione: l’avrei colorata di grigio chiaro, non certo per il concetto di “crescita importante”, ma per la nozione di sviluppo industriale (che per me è appunto grigio chiaro);
  3. popolazione che cresce sempre di più: qui avrei usato il verde, che per me rappresenta appunto un libero flusso, un movimento, una accelerazione;
  4. inversione di tendenza: non avrei usato alcun colore, però avrei disegnato accanto una freccia che inverte la direzione.

Inoltre avrei usato molti più disegni: nelle epoche antiche, nella casella “nomadi” avrei disegnato un albero (che io lego al concetto di libertà) mentre in quella “sedentari” avrei disegnato una casa (che indica immobilità). Nella casella “clima favorevole” avrei disegnato un bel sole giallo chiaro, in quella “egizi e Nilo” una piramide giallo scuro con due tratti paralleli blu accanto, in quella “laghi” avrei fatto un cerchio blu.
Invece nelle epoche moderne avrei disegnato una “piccola Italia” dove si menziona l’Europa ed avrei disegnato il segno dell’euro dove si parla di paesi catalogati dal punto di vista economico. Avrei anche potuto associare il segno dell’euro dove si parla di Europa e il segno del dollaro dove si parla di economia, tuttavia, almeno nella mia testa, i due simboli si sarebbero potuti confondere (anzi addirittura invertire) visto che appartengono entrambi allo stesso campo. Ovviamente questi sono solo esempi, ognuno deve trovare i propri colori e i propri simboli. Maggiormente “personali” saranno, più facilmente riuscirete a memorizzare. Non serve dire che i disegni devono essere stilizzati e di rapida esecuzione, quindi non serve essere Giotto, anzi, più i disegni saranno “strambi” e più probabilmente li ricorderete grazie all’effetto Von Restorff! Come vedete sottolineo spesso il concetto di personalizzazione che per me era vitale per memorizzare i libri di duemila pagine di Medicina! Non sono mai riuscito a memorizzare nulla guardando appunti o mappe concettuali create da altri per due motivi:

  1. simboli e parole chiave necessari da altri per ricordare, non sono quasi mai gli stessi che servono a me per ricordare la medesima cosa;
  2. non li ho creati io mentre invece per me il memorizzare era soprattutto insito nel processo creativo speso per creare una certa mappa concettuale.

A chi sta pensando “ma quanto tempo ci mettevi per fare una mappa concettuale così piena di colori e disegni e memorizzarla?” io rispondo “molto meno del tempo che avrei impiegato a memorizzare le stesse cose SENZA disegnare la mappa”, anche perché a me bastava disegnarla per memorizzare tutti i concetti: disegnare e memorizzare avvenivano in contemporanea e non in due tempi distinti, come già vi avevo anticipato nel paragrafo precedente. Ovviamente questo vale per me: voi dovete trovare ovviamente il metodo più efficace per VOI STESSI.

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6) Stai attento a lezione

Sembra banale ricordarlo ma, se pensi che lo studio di una materia inizi una volta terminato il corso, stai perdendo tonnellate di tempo. La preparazione di un esame avviene già durante le lezioni in aula, anche perché poi il prof all’esame esige le risposte come le vuole lui. Tante volte (almeno a medicina) studi benissimo il libro di testo ma poi all’esame il prof si lamenta che stai rispondendo male perché non gli dici le cose che sono giuste per lui! Inoltre se il prof passa tre ore a spiegare l’anemia da carenza di ferro e dieci secondi a parlare dell’anemia da aumentata emolisi da Trypanosoma, io passerei più tempo a studiare la prima che la seconda! Prima di studiare il libro, studiate il vostro prof!

Ad ogni modo prendere gli appunti è una fase molto importante: per sfruttare al meglio questo momento devi imparare a prendere appunti nel modo giusto; devono essere sintetici, schematici e devono usare simboli grafici prestabiliti. Ovviamente il più possibili… personali!

Ricordate infine che il prof è umano, quindi se vi vede attenti alle sue lezioni, grazie all’effetto Pigmalione potrebbe farsi una buona idea di voi ed essere più malleabile all’esame! Inoltre se vi vede sempre in un gruppetto di studenti disattenti, a causa dell’effetto alone potrebbe reputarvi studenti meno capaci ed all’esame comportarsi in modo più aggressivo. Quindi state attenti in aula ed accerchiati da altri studenti attenti: farete la parte dei secchioni, ma forse all’esame sarete facilitati!

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7) Costruisci un palazzo della memoria

Da centinaia di anni esiste una tecnica super-collaudata per potenziare le capacità mnemoniche, chiamata “tecnica dei loci” o “tecnica dei loci ciceroniani”, anche detta “palazzo della memoria” o “palazzo romano della memoria” o ancora Journey Method (cioè “metodo del viaggio”). Si tratta di una tecnica mnemonica introdotta in antichi trattati di retorica greci e romani (Rhetorica ad Herennium, De oratore, e Institutio oratoria) e citata in molti film e serie tv tra cui “The mentalist” ed “Elementary”. In questa tecnica mnemonica gli elementi da ricordare vengono associati a specifici luoghi fisici conosciuti. Per approfondire, leggi: Tecnica dei loci o palazzo della memoria esempi ed esercizi per aumentare la capacità di memorizzare informazioni

8) Associazioni assurde

Le associazioni assurde usate nella tecnica del palazzo della memoria, possono essere usate anche al di fuori di tale tecnica. Vi faccio un esempio. Quando ho studiato lo stravaso dei leucociti durante una infiammazione all’esame di fisiologia, dovevo ricordarmi una specifica sequenza di eventi che comprendeva rotolamento, attivazione, adesione e migrazione, associati a vari elementi come recettori mucinici, selettine, integrine e immuno-globuline… ebbene per ricordare tutto io immaginavo che Silvio Muccino (l’attore) rotolava al supermercato, dove selezionava pasta integrale mentre sentiva Radio Globo. Bislacco? Certo, ma se dopo vent’anni ancora mi ricordo lo stravaso leucocitario come se fosse ieri, forse il metodo funziona!

9) Mente sana in corpo sano

Ricordatevi che il vostro cervello è parte del vostro corpo e la maniera per farlo funzionare al meglio è seguire stili di vita sani: smetti di fumare e di assumere droghe ed alcolici; fai attività fisica; alimentati in maniera adeguata con tanta acqua, frutta e verdura e poco sale e grassi; dormi un numero sufficiente di ore. In alcuni casi può aiutarvi una integrazione con integratori alimentari (cliccate qui per avere la lista completa dei migliori o andate al paragrafo 11).

10) Caffè

Il caffè è un ottimo alleato per la memoria (leggi questo articolo a riguardo), ma non esagerate, anche perché, se siete già ansiosi e prima degli esami il cuore vi batte a mille, il caffè può peggiorare la situazione causando tachicardia ed aumento della pressione arteriosa! La domanda che spesso mi fanno pazienti e allievi è quanto caffè posso assumere ogni giorno quando sono sotto esame? La quantità di caffeina che un adulto può assumere normalmente ogni giorno è circa 5mg/kg di peso corporeo, il che significa che una persona che pesa 60 kg può assumere circa 300mg di caffeina al giorno mentre una persona che pesa 80 kg può assumere circa 400mg di caffeina al giorno. Tenendo conto che ogni tazzina di caffè espresso contiene circa 120mg di caffeina, io consiglio di bere non più di tre caffè al giorno (in individui sani); superato questa quantità è da preferire il decaffeinato.

11) Integratori alimentari

Per migliorare nello studio io ero solito usare alcuni integratori alimentari, tra cui il mio preferito era la glutamina. Prodotti ottimi per contrastare la stanchezza e migliorare memoria e concentrazione che vi consiglio, sono:

12) Ultime raccomandazioni prima di… riprendere a studiare!

Ricordatevi sempre che è più utile studiare sei ore facendo ogni tanto qualche sosta piuttosto che studiare otto ore senza fermarti un minuto. Il mio prof di anatomia 3 diceva sempre che ogni 45 minuti di intensa attenzione, il nostro cervello ha bisogno di una pausa di almeno 5-10 minuti. Se la sera prima dell’esame non riuscite davvero a dormire, potrebbe aiutarvi una compressa da 1 mg di melatonina, assunta con un bicchiere d’acqua mezzora prima di andare a letto.

Spero che questi consigli vi siano utili e che… la memoria sia con voi!

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Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo
Direttore dello Staff di Medicina OnLine

Cosa si nasconde sotto il vestito rosso?

Dott. Loiacono Emilio Alessio Medico Chirurgo Senologia Mammografia Tumore Cancro Seno Mammella Diagnosi Mastectomia Medicina Chirurgia Estetica Plastica Cavitazione  Dietologo Roma Cellulite Sessuologia EcografieLa bellissima e giovane ragazza bionda che vedete in QUESTA FOTO, dal fisico magro e in forma, sotto al suo vestito rosso nasconde un segreto che ha voluto svelare al mondo per sensibilizzare la società su di un tema che tutti invece vorrebbero segregare nella parte più nascosta di noi. Scopriamo di cosa si tratta.

Un vestito rosso

“Under the Red Dress” (Sotto il vestito rosso) è il titolo della serie della fotografa Nadia Masot che ha ritratto il corpo di Beth Whaanga, una giovane donna di origini australiane che, a 32 anni, ha scoperto di avere un cancro al seno. Di conseguenza, ha subito una doppia mastectomia e una ricostruzione chirurgica di entrambi i seni. Inoltre le è stata diagnosticata la presenza del gene BRCA2, che aumenta le probabilità del cancro alle ovaie, e ha perciò subito una isterectomia completa preventiva (cioè asportazione dell’intero utero nelle sue parti: corpo, fondo e collo. Ciò determina l’impossibilità di avere figli).

Mostrare per sensibilizzare

Insomma il suo corpo è stato martoriato dal bisturi e così pure la sua sensibilità tagliuzzata dagli eventi che si sono susseguiti. Beth ha visto il suo corpo cambiare e trasformarsi portandosi addosso le cicatrici della sua dura battaglia. Ha così deciso, con estremo coraggio, di mostrarle al mondo per sensibilizzare le donne sulla prevenzione e la cura del cancro. Per questo motivo, e con questo intento, è nata la serie “Under the Red Dress” che è stata pubblicata sull’account Facebook di Beth.

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Lo staff di Medicina OnLine

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