Cos’è una eclissi lunare? Come e quando si verifica?

MEDICINA ONLINE STARS MOON ECLIPSE TOTAL ECLISSE TOTALE DI LUNA LUCE STELLA CADENTE LUNA FACCIA VISIBILE LIGHT SIDE MOON APOLLO PIANETA LIGHT SPEED TERRA EARTH SPACE SPAZIO HI RESOLUTION WALLPAPER NASA IMAGE PICTURE PICS.jpgL’incredibile fenomeno astronomico dell’eclissi si verifica quando un qualsiasi corpo celeste, frapposto tra una fonte di luce e un altro corpo, proietta su quest’ultimo la sua ombra, oscurandone totalmente o parzialmente la visione.

Nel nostro universo i protagonisti dello spettacolo sono Terra, Sole e Luna: quando questi tre corpi si trovano allineati con precisione, a seconda della loro posizione reciproca, danno origine a oscuramenti solari o lunari. Non sono fenomeni ottici frequenti poiché l’orbita di rivoluzione lunare ha un’inclinazione diversa da quella terrestre, (circa 5° 9′), se combaciassero, ogni mese lunare assisteremmo all’oscuramento del Sole quando la Luna è in novilunio (Luna nuova) e a quello della Luna quando quest’ultima è in fase di Luna piena.

L’eclissi lunare – visibile da qualsiasi punto della Terra che abbia la Luna sopra l’orizzonte – si verifica infatti quando la Luna, sulla linea dei nodi di Terra e Sole, è anche in fase di plenilunio (Luna piena). In concomitanza di questi due eventi la Terra, interponendosi tra Luna e Sole, oscura tutta o parte della superficie lunare proiettandovi sopra il suo cono d’ombra.

MEDICINA ONLINE STARS MOON ECLIPSE TOTAL ECLISSE TOTALE DI LUNA LUCE STELLA CADENTE LUNA FACCIA VISIBILE LIGHT SIDE MOON APOLLO PIANETA LIGHT SPEED TERRA EARTH SPACE SPAZIO HI RESOLUTION WALLPAPER NASA IMAGE PICTURE PICS.jpg

A differenza dell’eclissi solare, (dove il cono d’ombra della Luna è relativamente modesto), in quella lunare l’ombra proiettata dalla Terra è maggiore della superficie della Luna e ciò comporta la presenza di uno spazio scuro definito “cono di penombra”. Quando la Luna si trova nel cono d’ombra della Terra, a seconda della quantità di superficie oscurata, siamo in presenza di eclissi totali o parziali; quando invece transita, parzialmente o totalmente, nel cono di penombra, ci troviamo di fronte alla cosiddetta eclissi penombrale.

Le eclissi lunari totali hanno magnitudo (grandezza) del 100% o anche maggiore, possono durare poco più di un ora e mezza e vengono osservate con più interesse poiché il riverbero dei raggi solari e il graduale passaggio dal cono d’ombra a quello di penombra, sono causa del curioso mutamento della colorazione della superficie lunare, che va dal rossastro (Luna di sangue) al verde petrolio.
In quelle parziali invece la Luna appare soltanto morsicata, perché essendo troppo lontana dell’eclittica non entra totalmente nella zona d’ombra della Terra .
Le eclissi penombrali non riservano lo stesso spettacolo: anche se la Luna transita completamente nel cono di penombra (eclissi penombrale totale) dalla Terra l’oscuramento è quasi impercettibile.

Leggi anche:

Lo staff di Medicina OnLine

Se ti è piaciuto questo articolo e vuoi essere aggiornato sui nostri nuovi post, metti like alla nostra pagina Facebook o seguici su Twitter, su Instagram o su Pinterest, grazie!

Coprire i capelli bianchi in gravidanza: ecco le tinte più sicure

MEDICINA ONLINE GRAVIDANZA ATTESA MATERNITA ESTATE SOLE CALDO MARE PISCINA ABBRONZATURA PELLE MAMMA FIGLIO INCINTA FETO BIMBO BAMBINO SOLE AMNIOTICO MALE DOLORE UMIDITA FASTIDIO GINECOLOGIAE’ del tutto ingiustificato temere che le tinture per capelli in gravidanza possano creare dei problemi. In particolare è infondata l’idea che sostanze potenzialmente nocive, che potrebbero essere presenti nei prodotti usati per la tintura, passando attraverso i vasi sanguigni presenti nel cuoio capelluto possano raggiungere il nascituro attraverso la placenta. Le sostanze impiegate in tali prodotti, infatti, sono preventivamente valutate e approvate dal Comitato scientifico europeo e il loro uso in gravidanza è ritenuto assolutamente sicuro.

Per precauzione, una sola volta al mese e con un breve tempo di posa

Va a ogni modo precisato che le applicazioni delle tinture per capelli in gravidanza devono essere poco frequenti (circa una volta al mese) e il contatto con la cute non deve superare la mezz’ora. In ogni caso, per evitare ogni possibile e più remoto rischio, è preferibile evitare i trattamenti più penetranti e aggressivi soprattutto nei primi tre mesi di gravidanza, la delicata fase in cui il feto va formandosi.
Alcune sostanze potenzialmente sensibilizzanti contenute nei prodotti per la colorazione dei capelli potrebbero, invece, indurre reazioni allergiche (arrossamenti, gonfiori e prurito ecc.) che, nei nove mesi, risultano favorite dalle variazioni ormonali che l’organismo della gestante subisce.

Verificare che non provochino reazioni allergiche

Prima di ricorrere alle tinture per capelli in gravidanza, sia a casa sia dal parrucchiere, è importante accertarsi dell’assenza di eventuali fenomeni allergici attraverso il “test di sensibilità cutanea”. Basta applicare una piccola dose di tintura sulla pelle, seguendo le istruzioni riportate nelle avvertenze dei prodotti, e verificare che cosa accade: se nell’arco di 48 ore compaiono nella zona rossori, pruriti o gonfiori, il prodotto non deve essere applicato.

Meglio trattamenti che non penetrano in profondità

Per sentirsi sicure nei nove mesi il consiglio degli esperti è sempre quello di preferire trattamenti che non penetrano in profondità. Si tratta di prodotti come le fialette ravvivanti, gli spray riflessanti o i mascara per capelli, le cui particelle coloranti sono legate a resine dall’azione fissativa e ad altri componenti che rimangono sulla superficie del capello senza entrare in contatto con la cute e la radice. Di solito, il loro effetto scompare dopo uno shampoo.

Le colorazioni da preferire

Le possibili colorazioni sono:
1. colorazioni a ossidazione leggera tono: si tratta di tinte leggermente ossidanti che coprono bene i capelli bianchi senza un cambiamento deciso della tonalità. La durata varia in base alla quantità di ossidante presente nel prodotto;
2. colorazioni a ossidazione classica: sono soluzioni o emulsioni in crema molto penetranti che fissano le sostanze coloranti nella parte più profonda del capello grazie all’azione dell’ammoniaca o di altre sostanze basiche (alcaline). Aprendo le squame del capello permettono ai principi attivi di entrare al suo interno. Si tratta di tinte permanenti perché modificano in modo definitivo il colore dei capelli.

Leggi anche:

Lo staff di Medicina OnLine

Se ti è piaciuto questo articolo e vuoi essere aggiornato sui nostri nuovi post, metti like alla nostra pagina Facebook o seguici su Twitter, su Instagram o su Pinterest, grazie!

Oggetto transizionale in bambini ed in età adulta: quali sono e loro significato

MEDICINA ONLINE OGGETTO TRANSIZIONALE COPERTA DI LINUS ADULTA BAMBINO ADULTI.jpgCom’è noto, buona parte del tempo del neonato è speso per dormire, infatti ad ogni poppata segue un periodo di sonno. Le cose cambiano man mano che il bambino cresce (e con lui il suo sistema nervoso). Il tempo di veglia aumenta progressivamente. Questo tempo varia da bambino a bambino e non è di nessuna utilità fare forzature. L’unica cosa utile è verificare l’eventuale insorgenza di qualche problema, spesso segnalata dal pianto. In questi casi l’adulto interviene fornendo al piccolo dei ninnoli con cui distrarsi, oppure cullandolo cantando una canzoncina. I ninnoli, ovvero gli oggetti (orsacchiotti, bambole, stoffe, etc) che vengono usati sono chiamati transizionali (termine coniato da Donald Woods Winnicott). Questi oggetti, che ricordano la mamma o la figura di attaccamento, rappresentano per il neonato un valore particolare perché per lui è la prima cosa che possiede. Questo oggetto, importante per lo sviluppo, rappresenta anche il primo contatto con la realtà.

Dormire significa separazione

Crescendo, il bambino dorme meno e mostra sempre maggiore interesse per il mondo che lo circonda. Questo interesse lo porta ad avere meno desiderio di dormire. Anche se ai genitori potrebbe non essere comodo, in realtà evidenzia che la crescita sta procedendo bene  e quindi se ne dovrebbero compiacere. Tuttavia alcuni conflitti divengono necessari. Andare a letto diviene sempre più difficile e sorgono i primi capricci. Quando gli  adulti impongono le ninne, il piccolo si sente allontanato dal mondo relazionale. L’andare a dormire si associa con una crescita di ansia: il bambino, costretto ad andare a letto potrebbe avvertire la paura della separazione, cioè la paura che il rapporto con il mondo possa cessare.  Dormendo tutto scompare e quindi anche l’oggetto del proprio amore. Il bambino crescendo non si addormenta da solo : il sonno deve essere indotto attraverso atti preparativi graduali che possono favorire il suo rilassamento. Ecco quindi che si raccontano storie, oppure si cantano ninne nanne, il tutto in un ambiente adatto. In tutto questo, il bambino comincia a crearsi un rituale, propedeutico al sonno e se questo non accade, lui non si sente rassicurato. Abbandonarsi al sonno – un momento in cui siamo inermi – nei bambini così come per l’adulto, implica un atto di fiducia verso il mondo e le persone che ci circondano. Per il bambino, nel rituale c’è sempre quello di affidarsi ai famosi oggetti citati sopra (transazionali) che essendo stati caricati affettivamente hanno il potere quasi magico di facilitare il sonno e la fiducia verso l’ambiente circostante (anche se non è la propria cameretta).

Leggi anche:

L’oggetto che compensa la perdita

L’oggetto che il bimbo stringe a se quando sta per addormentarsi, allontana la paura della separazione dal mondo relazionale. Quindi la distruttività di una separazione o di una perdita che si teme possa avvenire addormentandosi, viene compensata e risolta tramite l’oggetto che rimane stretto a se. Questi oggetti transizionali quindi, hanno un significato fondante per lo sviluppo psico affettivo e sociale del bambino, al punto che difficilmente ce se ne separa dal momento che diviene anche la prima esperienza di qualcosa che non è l’IO. Questo oggetto fa quindi da ponte tra oggetto (che ancora non viene percepito come esterno) e soggetto. In questa fase (parliamo di un bimbo tra i 6 mesi e i due anni) si esperisce una presenza esterna (la realtà) come sconosciuta o estranea  che però tangibilmente, giorno dopo giorno, si sente di riuscire ad afferrarne sempre maggiori dettagli. Di pari passo man mano che si comincia a percepire se stessi (l’io), si allenta la totale dipendenza dalla mamma.

L’oggetto transizionale è un ponte tra dentro e fuori

Winnicott, il quale faceva parte della società psicoanalitica britannica, parte ovviamente da Freud. Il punto cardine è la fantasia, con cui gli esseri umani cercano di compensare una realtà frustrante e alla perenne ricerca di una sintesi tra realtà interna ed esterna. Lavorando su queste due realtà , Winnicott sosteneva che l’uomo utilizza oggetti esterni (transazionali) rappresentandoli come ponte tra il dentro e il fuori. Nel dentro, quindi nel soggetto con la propria realtà psichica; nel fuori e quindi nell’oggetto esterno ovvero nella realtà esterna. La mamma deve quindi inserirsi in questa dinamica al fine di autonomizzare il piccolo cercando di inserire una distanza che gradualmente cresce permettendo una lenta ma inesorabile separazione associata ad un aumento della fiducia verso la realtà esterna. Fallire in questo delicatissimo processo, vorrebbe dire condannare il bambino ad una simbiosi da cui difficilmente potrà dar luogo ad una identità separata. L’oggetto transizionale diviene quindi il ponte che gli permette il processo di differenziazione e quindi indipendenza dalla madre. Grazie a questa declinazione si può aggiungere che la cultura e il gioco non sono illusioni ma momenti di crescita. L’orsacchiotto quindi non è un mero oggetto, ma caricato dell’affettività citata sopra diviene un possesso. Si possiede un qualcosa che non è me, che non sta dentro me e che, fungendo da ponte, lega il fuori con il dentro, il me e il non me. Quindi l’oggetto transizionale non è un oggetto interno, ma neanche un oggetto esterno: allora cos’è? E’ una transizione tra i due.

Gli oggetti transizionali negli adulti

L’oggetto transizionale può a volte venir preso come un oggetto feticistico e rimanere vivo nella vita sessuale adulta. Ci troviamo di fronte ad un oggetto che è stato troppo investito e non è stato quindi posto nel mondo dei ricordi ma viene utilizzato come un sistema per negare eventuali vissuti di perdita o di separazione o di entrambi. Alcuni esempi tipici usati dagli adulti li possiamo trovare ad esempio nella sigaretta, come sostituto del ciuccio, nel toccarsi i propri capelli quando questo gesto lo faceva la nostra mamma per rassicurarci e farci addormentare, oppure nel bere la birra dalla bottiglia, ottima riproduzione del biberon. Questi solo quelli classici ma basta vedere il comportamento degli altri e focalizzarsi su quelli ripetitivi (toccarsi il lobo, il naso, il nodo della cravatta, la testa, etc) per rendersene conto. Oggi, grazie alla nostra modernissima era tecnologica, i bambini che una volta giocavano nel cortile, si relegano in cameretta e passano il loro tempo tra pc, video gioco e ipod anche perché i genitori si sono allontanati da loro. Il cellulare diviene la nuova “coperta di linus” che permette di relazionarsi con amici lontani (e non quelli del vecchio cortile che ahimè non esiste più) ma anche per evitare il controllo dei genitori e degli adulti in genere. La “coperta di linus” può infine anche essere legata alla dipendenza affettiva. Stare con una persona anche se non amata né desiderata, può essere una valida variante. Quella persona diviene un oggetto transizionale e non un partner.

Leggi anche:

Lo staff di Medicina OnLine

Se ti è piaciuto questo articolo e vuoi essere aggiornato sui nostri nuovi post, metti like alla nostra pagina Facebook o seguici su Twitter, su Instagram o su Pinterest, grazie!

Social Eating: cos’è e come funziona il nuovo fenomeno del web?

MEDICINA ONLINE SOCIAL EATING GNAMMO FENOMENO WEB MANGIARE PRANZO CIBO CENA INSIEME AMICI RISTORANTE.jpgIn un’epoca in cui il web e i social networks stanno completamente trasformando la società, anche il cibo e la convivialità a tavola non restano esclusi dall’influenza del 2.0. E se ancora non l’avete sentita nominare, tenete bene a mente la parola Social Eating, perché è destinata ad avere un ruolo sempre più preponderante nella nostra quotidianità, per più di una valida ragione.

Cos’è il Social Eating

Capire cosa sia il Social Eating è molto più semplice se si illustra cosa esso sia in concreto. Il Social Eating nasce da questi presupposti di base: ci sono persone che amano cucinare – pur non trattandosi di cuochi professionisti – e desiderano organizzare pranzi o cene a casa propria; per contro ci sono persone che pur amando moltissimo il cibo, sono restie a trascorrere molto tempo tra i fornelli oppure non desiderano affatto cucinare e vogliono che qualcuno lo faccia al loro posto. Come si incontrano tali contrapposte esigenze? Oggi in modo assai facile, perché grazie al social eating, offerta (coloro che organizzano pranzi o cene) e domanda (coloro che parteciperebbero volentieri a tali eventi) possono incontrarsi senza alcuna difficoltà.

Ma il Social Eating non è soltanto buon cibo a tavola, che i cuochi preparano per i propri ospiti. Il Social Eating è anche voglia di incontrare persone nuove e di estendere la propria rete di amicizie e conoscenze, di trascorrere del tempo con persone con cui si condividono passioni e persino occasione per trovare l’anima gemella. Perché alla base di questo fenomeno c’è anche, e soprattutto, la voglia di abbandonare lo schermo di un pc o di uno smartphone e tornare ad incontrarsi e a parlarsi vis à vis.

I numeri del Social Eating

Per far capire quanto stia dilagando il fenomeno del Social Eating, basta mostrare i numeri della principale piattaforma italiana – nonché partner di Coca-Cola –  Gnammo.com. Attualmente Gnammo ha oltre 220 mila utenti in costante crescita (di questi oltre 5 mila sono cuochi), 15 mila eventi pubblicati e che si sono svolti in 1500 città d’Italia e oltre 20 mila persone che hanno provato il servizio.

Ne parliamo con Cristiano Rigon, founder di Gnammo

Per cercare di capire di più sul mondo del Social Eating, abbiamo intervistato il fondatore di Gnammo.con, Cristiano Rigon, che ci ha raccontato come funziona la piattaforma, la tipologia di utenti che la animano e quali potrebbero essere gli sviluppi futuri del Social Eating. A lui la parola!

Ciao Cristiano, qual è l’utente tipo di Gnammo, sia esso cuoco o gnammer?

L’utente tipo di Gnammo ha un’età compresa tra i 25 e i 45 anni, è appassionato di tecnologia, avvezzo all’uso di smartphone, presente sui social, ha una discreta capacità di spesa ed è amante del buon cibo. Ci sono poi coloro che non solo amano il buon cibo ma amano anche cucinarlo:  sono i Cook di Gnammo, appassionati che hanno voglia di mettersi in gioco e condividere la propria creatività in cucina, creando un’opportunità per incontrare nuove persone a tavola. Statisticamente hanno qualche hanno in più degli gnammers, e molti sono viaggiatori, desiderosi di riproporre quanto hanno sperimentato. Per quanto riguarda invece gli gnammers, stiamo sperimentando che si tratta di persone amanti del cibo ma che trovano in Gnammo soprattutto un’occasione per socializzare ed incontrare nuovi amici intorno a quella tavola e quei piatti che forse non amano tanto cucinare quanto assaporare”.

Come si vive l’esperienza di prenotare una cena su Gnammo?

Tutto molto semplice. Se tu abiti a Milano, ad esempio, puoi trovare la cena che più ti piace sulla nostra piattaforma e richiedere di partecipare effettuando il pagamento della cifra richiesta dal cook direttamente online. Gnammo non è un ristorante e quindi nel momento in cui tu paghi la quota richiesta dal cuoco, non hai fatto altro che inviargli una richiesta di partecipazione, con la piattaforma che nel frattempo trattiene i tuoi soldi. Il cuoco, a questo punto, analizza i tuoi eventuali feedback oppure i tuoi social network (che noi suggeriamo di collegare alla piattaforma). Collegando i social, anche se tu fossi nuovo sulla piattaforma, dai comunque modo al cuoco di capire se accettarti o meno. Una volta che il cuoco ti approva, ricevi informazioni dettagliate (indirizzo e numero di telefono del cuoco) per recarti presso il luogo in cui si svolge la cena. Il giorno dopo ricevi una mail che ti chiede “Hai mangiato bene a casa di…?”. Darai una valutazione generale (assegnando un numero di stelline) e una valutazione testuale per giudicare il cuoco, l’ambientazione, la cucina e la pulizia. Il cuoco farà la stessa cosa con te gnammer, andando a valutare la puntualità, il tuo apprezzamento per i piatti e l’educazione. Il cuoco riceverà anche la mail in cui viene calcolato l’incasso totale e la percentuale trattenuta da Gnammo, per cui avrà anche la relativa fattura”.

Quali saranno i futuri sviluppi del Social Eating? C’è pericolo che si tratti di “moda” passeggera?

Quando abbiamo deciso di partire con l’avventura di Gnammo, l’abbiamo fatto anche sulla base di uno studio della Comunità Europea che diceva che le persone hanno bisogno di staccarsi dal cellulare per tornare ad incontrarsi faccia a faccia, trasformando internet in uno strumento per poterlo fare.

Detto questo, io credo che il social eating crescerà sia come fenomeno a sé stante, sia per Gnammo nello specifico, in particolare con le Special Dinner, ossia cene a casa di un host ma rivolte ai turisti che desiderano sperimentare quelle che sono le peculiarità del posto che visitano. Gnammo ha anche una crescita costante, mese su mese, delle persone che ripetono l’esperienza. Il 38 per cento dei nostri utenti è andato a più di tre eventi; il 6 per cento di utenti ha partecipato a più di venti eventi. Quindi io credo che il fenomeno non possa che crescere”.

Cosa rende speciali le vostre cene? Qual è oltre il buon cibo l’ingrediente fondamentale perché gli gnammers si sentano a casa e si crei l’atmosfera giusta per un evento memorabile?

Gli ingredienti giusti sono soprattutto quelli che ruotano attorno ad un tema. Stiamo sperimentando che tutte le volte in cui c’è un evento che “racconta” qualcosa, e che quindi non è solo mangiare assieme, questo va a buon fine. Quindi, un bell’evento è un evento che permette alle persone di incontrarsi intorno ad una storia, attorno ad un interesse. L’obiettivo principale è incontrarsi, stare insieme e avere argomenti comuni. Si tratta del valore della socialità, condiviso e promosso anche da Coca-Cola, e che Gnammo ha voluto sposare grazie ad una partnership col brand”.

Leggi anche:

Lo staff di Medicina OnLine

Se ti è piaciuto questo articolo e vuoi essere aggiornato sui nostri nuovi post, metti like alla nostra pagina Facebook o seguici su Twitter, su Instagram o su Pinterest, grazie!

Proteine whey: quando, quante e perché assumerle?

MEDICINA ONLINE INTEGRATORE ALIMENTARE DIETA DIETARY SUPPLEMENT COMPLEMENT ALIMENTAIRE SUPLEMENTO DIETETICO NahrungsergänzungsmittelLe proteine whey sono proteine del siero del latte definite anche “proteine rapide” poiché il nostro organismo è in grado di assimilarle in circa 10/20 minuti. Un tempo assai ridotto se confrontato con quello di circa 8 ore necessario all’assimilazione delle “proteine lente” come quelle della caseina. Grazie al rapido assorbimento, le proteine whey determinano un aumento di aminoacidi nel sangue ed una conseguente velocizzazione della sintesi proteica. Per questo le proteine rapide sono ideali per contrastare la degradazione muscolare, favorire l’aumento della massa e ottimizzare i tempi di recupero. In commercio ne sono disponibili tre varianti, distinte in base alla percentuale proteica: concentrate (con percentuali comprese tra il 70 e l’85% di proteine, particolarmente indicate per potenziare l’ipertrofia muscolare), isolate (con il 90% di proteine pure, con contenuto minimo di carboidrati e grassi derivati dal lattosio e con un’assimilazione rapida anche per chi ha problemi di intolleranza al lattosio) e idrolizzate (il trattamento di idrolisi enzimatica, a cui vengono sottoposte durante la composizione, genera la rottura in peptidi più piccoli e aminoacidi singoli, rendendo più semplice l’assorbimento da parte dell’organismo). Per approfondire, leggi anche: Differenze proteine whey concentrate, isolate e idrolizzate: quale scegliere?

Proteine whey e sport

Sono numerosi gli sportivi che impiegano le proteine per la palestra, ma in quali sport è maggiormente consigliato l’uso di proteine rapide come le whey? Le proteine whey sono ideali soprattutto per chi pratica sport di resistenza e/o di forza e per chi pratica sport in cui il rischio di traumi di muscolari è maggiore. Ecco perché: durante gli esercizi e gli allenamenti di forza e resistenza, la sintesi proteica muscolare aumenta considerevolmente, specie nelle 4 ore successive allo sforzo fisico. È in questo lasso di tempo, definito finestra metabolica, che l’organismo è maggiormente esposto al rischio di microtraumi a livello muscolare e l’assunzione di proteine rapide come le whey può essere di grande aiuto. Infatti, le proteine whey hanno un duplice ruolo: quello di fornire gli aminoacidi indispensabili alla riparazione dei tessuti nel post allenamento e quello di supportare l’organismo (grazie all’assimilazione rapida) durante le fasi di recupero.

Leggi anche:

Proteine per la palestra: tutti i benefici delle whey

Le proteine del siero del latte, con il loro elevato contenuto di aminoacidi essenziali e a catena ramificata, possiedono una composizione amminoacidica molto simile a quella del muscolo umano ed è per questo che sono un sostegno fondamentale tanto per la crescita quanto per il recupero muscolare. Ma questo non è tutto. Le proteine whey impiegate negli allenamenti di resistenza hanno dimostrato di apportare notevoli vantaggi sull’ipertrofia con conseguente incremento della forza muscolare. La loro funzione antiossidante, inoltre, supporta l’organismo nella corretta manutenzione del sistema immunitario. L’integrazione con proteine del siero del latte abbinata ad una corretta alimentazione, influisce positivamente sui livelli pressori ematici e la riduzione del rischio di malattie cardiovascolari. Altro vantaggio, infine, è quello relativo al colesterolo. Secondo uno studio pubblicato sul British Journal of Nutrition, le proteine whey favorirebbero la riduzione dei livelli di colesterolo LDL (quello “cattivo”) con conseguenti vantaggi per tutto l’organismo.

Quando assumerle?

Possono essere assunte in qualsiasi momento della giornata, ma, se il vostro scopo è l’ipertrofia muscolare, è preferibile assumere le proteine whey subito o mezz’ora dopo la fine del vostro allenamento.

Quante proteine whey assumere al giorno?

Tipicamente i nutrizionisti calcolano il fabbisogno proteico giornaliero minimo moltiplicando il peso corporeo espresso in chili per 0.8. Il risultato che si ottiene si riferisce alla quantità di proteine minima (espressa in grammi) di cui il soggetto ha bisogno quotidianamente (fabbisogno proteico giornaliero). Ad esempio se il peso corporeo corrisponde a 55 kg, si devono consumare un minimo di 44 grammi di proteine al giorno. Coloro che praticano allenamenti di forza, se non soffrono di particolari patologie come insufficienza renale grave, dovrebbero consumare 1.6 g – 2 g/kg di peso corporeo (ad esempio 88 – 110 g di proteine al giorno se il soggetto pesa 55 kg). Ovviamente parte di queste proteine sono assunte con la dieta, la restante dovrà essere assunta tramite l’integrazione con whey quindi se assumete molte proteine con i cibi, necessiterete di minore integrazione, se invece assumete poche proteine con i cibi, dovrete aumentare l’integrazione.

I migliori integratori

I migliori integratori alimentari scelti, selezionati ed usati dal nostro Staff di esperti, sono:

Leggi anche:

Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo
Direttore dello Staff di Medicina OnLine

Se ti è piaciuto questo articolo e vuoi essere aggiornato sui nostri nuovi post, metti like alla nostra pagina Facebook o unisciti al nostro gruppo Facebook o ancora seguici su Twitter, su Instagram, su YouTube, su LinkedIn, su Tumblr e su Pinterest, grazie!

Emetib (ezetimibe) 10mg compresse, foglietto illustrativo

MEDICINA ONLINE FARMACO FARMACIA PHARMACIST PHOTO PIC IMAGE PHOTO PICTURE HI RES COMPRESSE INIEZIONE SUPPOSTA PER OS SANGUE INTRAMUSCOLO CUORE PRESSIONE DIABETE CURA TERAPIA FARMACOLOGICA EFFETTI COLLATERALI CONTRODenominazione

EMETIB 10 MG COMPRESSE

Categoria Farmacoterapeutica

Sostanze modificatrici dei lipidi.

Principi Attivi

Ezetimibe.

Eccipienti

Croscarmellosa sodica, lattosio monoidrato, magnesio stearato, cellulosa microcristallina, povidone (K29-32), sodio laurilsolfato.

Indicazioni

Il farmaco, somministrato con un inibitore della HMG-CoA reduttasi (statina), e’ indicato come terapia aggiuntiva alla dieta in pazienti conipercolesterolemia primaria che non sono controllati adeguatamente con le statine da sole. La monoterapia con il farmaco e’ indicata come terapia aggiuntiva alla dieta in pazienti con ipercolesterolemia primaria per i quali le statine sono considerate inappropriate o non sono tollerate. Il medicinale somministrato con una statina, e’ indicato cometerapia aggiuntiva alla dieta in pazienti con ipercolesterolemia familiare omozigote. Il paziente puo’ essere sottoposto anche ad ulteriorimisure terapeutiche (per esempio, l’aferesi delle LDL). Il farmaco e’indicato come terapia aggiuntiva alla dieta in pazienti con sitosterolemia familiare omozigote. Non e’ stato ancora dimostrato un effetto benefico del medicinale sulla morbilita’ e sulla mortalita’ cardiovascolare.

Controindicazioni/Eff.Secondar

Ipersensibilita’ al principio attivo o ad uno qualsiasi degli eccipienti. La terapia con il medicinale somministrato insieme ad una statinae’ controindicata durante la gravidanza e l’allattamento. Il farmaco somministrato insieme ad una statina e’ controindicato nei pazienti conpatologia epatica attiva o con valori elevati, persistenti e di natura indeterminata delle transaminasi sieriche.

Posologia

Il paziente deve seguire un regime dietetico ipocolesterolemizzante adeguato e deve proseguire la dieta nel corso del trattamento. Il farmaco deve essere somministrato per via orale. Il dosaggio raccomandato e’di una compressa da 10 mg in monosomministrazione giornaliera. Il medicinale puo’ essere somministrato a qualsiasi ora del giorno, indipendentemente dai pasti. Quando si aggiunge il farmaco ad una statina, sideve continuare la terapia con il comune dosaggio iniziale indicato per la specifica statina oppure si deve continuare ad utilizzare il dosaggio piu’ elevato gia’ prescritto in precedenza. In tale circostanza deve essere consultata la scheda tecnica di quella particolare statina.Co-somministrazione con sequestranti degli acidi biliari: la somministrazione del medicinale deve avvenire o >= 2 ore prima o >= 4 ore dopola somministrazione di un sequestrante degli acidi biliari. Uso neglianziani: non e’ richiesto aggiustamento del dosaggio. Uso in pazientipediatrici: l’inizio del trattamento deve essere effettuato sotto ilcontrollo di uno specialista. Adolescenti >=10 anni (stato puberale: ragazzi in stadio di Tanner II e stadi superiori e ragazze che sono inpost-menarca da almeno un anno): non e’ richiesto aggiustamento del dosaggio. Tuttavia l’esperienza clinica in pazienti pediatrici ed adolescenti (da 10 a 17 anni) e’ limitata. Quando il medicinale viene somministrato con simvastatina, si devono consultare le istruzioni per il dosaggio di simvastatina negli adolescenti. Bambini <10 anni: non e’ raccomandato. Uso nella compromissione epatica: non e’ richiesto aggiustamento del dosaggio (punteggio di Child-Pugh da 5 a 6). Il trattamentonon e’ raccomandato in pazienti con insufficienza epatica moderata (punteggio di Child-Pugh da 7 a 9) o grave (punteggio di Child-Pugh >9).Uso nella compromissione renale: non e’ richiesto aggiustamento del dosaggio.

Conservazione

Non conservare a temperatura superiore ai 30 gradi C. Blister: conservare nella confezione originale per proteggere il medicinale dall’umidita’. Flaconi: tenere il flacone ben chiuso, per proteggere il medicinale dall’umidita’.

Avvertenze

Enzimi epatici: in pazienti trattati con il farmaco ed una statina, sono stati osservati aumenti consecutivi delle transaminasi (>=3 volte il Limite Superiore della Norma [LSN]). In caso di co-somministrazionedi farmaco con una statina, devono essere eseguiti test di funzionalita’ epatica all’inizio del trattamento e secondo quanto raccomandato per la statina. Muscolo scheletrico: sono stati segnalati casi di miopatia e rabdomiolisi nell’esperienza post-marketing. La maggior parte deipazienti che hanno sviluppato rabdomiolisi era in terapia concomitante con il medicinale ed una statina. La rabdomiolisi e’ stata tuttaviasegnalata molto raramente con la monoterapia con il farmaco e molto raramente con l’aggiunta del medicinale ad altri agenti noti per essereassociati ad un incremento del rischio di rabdomiolisi. Se la miopatiaviene sospettata sulla base dei sintomi muscolari o viene confermatada livelli di creatinfosfochinasi (CPK) >10 volte il limite superioredella norma, l’assunzione del farmaco, di qualsiasi statina, e di un qualunque altro farmaco di questo tipo che il paziente sta assumendo inconcomitanza, deve essere immediatamente interrotta. Tutti i pazientiche iniziano la terapia devono essere informati del rischio di miopatia e devono essere avvisati di riferire prontamente qualsiasi dolore,dolorabilita’ o debolezza muscolare non spiegabili altrimenti. Insufficienza epatica: a causa degli effetti sconosciuti dell’aumento dell’esposizione all’ezetimibe in pazienti con insufficienza epatica moderatao grave, il medicinale non e’ raccomandato. Pazienti pediatrici (da 10 a 17 anni di eta’): la sicurezza e l’efficacia del farmaco co-somministrato con simvastatina in pazienti da 10 a 17 anni di eta’ con ipercolesterolemia familiare eterozigote, non e’ stato in genere individuato alcun effetto sulla crescita o sulla maturazione sessuale negli adolescenti ragazzi o ragazze, o alcun effetto sulla durata del ciclo mestruale nelle ragazze. La sicurezza e l’efficacia del medicinale co-somministrato con dosi di simvastatina superiori a 40 mg al giorno non sono stati studiati nei pazienti pediatrici da 10 a 17 anni di eta’. Il medicinale non e’ stato studiato in pazienti di eta’ inferiore a 10 anni o in ragazze in pre-menarca. In pazienti di eta’ inferiore a 17 anninon e’ stata studiata l’efficacia a lungo termine della terapia con il prodotto nel ridurre morbilita’ e mortalita’ in eta’ adulta. Fibrati: non sono state stabilite sicurezza ed efficacia del medicinale. Se si sospetta colelitiasi in un paziente trattato con il farmaco e fenofibrato, sono indicati esami della colecisti ed il trattamento deve essere interrotto. Ciclosporina: si deve agire con cautela all’inizio della terapia in contesti terapeutici che includono l’uso di ciclosporina.Le concentrazioni di ciclosporina devono essere monitorate nei pazienti trattati con il farmaco e ciclosporina. Anticoagulanti: se il medicinale viene aggiunto a warfarin, ad un altro anticoagulante cumarinico, o a fluindione, l’International Normalized Ratio (INR) deve essere appropriatamente monitorato. Questo medicinale contiene galattosio.

Interazioni

Gli studi di interazione sono stati condotti solo negli adulti. E’ stato dimostrato che ezetimibe non induce gli enzimi del citocromo P450 coinvolti nel metabolismo dei farmaci. Non sono state osservate interazioni farmacocinetiche clinicamente significative fra l’ezetimibe ed ifarmaci soggetti a metabolismo da parte dei citocromi P450 1A2, 2D6, 2C8, 2C9 e 3A4, o N- acetiltransferasi. In studi clinici di interazione, ezetimibe non ha avuto effetti sulla farmacocinetica di dapsone, destrometorfano, digossina, contraccettivi orali (etinilestradiolo e levonorgestrel), glipizide, tolbutamide o midazolam nel corso della co-somministrazione. La cimetidina, in somministrazione concomitante con ezetimibe, non ha avuto effetto sulla biodisponibilita’ di ezetimibe. Laco-somministrazione di antiacidi ha diminuito il tasso di assorbimentodi ezetimibe ma non ha avuto effetto sulla biodisponibilita’ di ezetimibe. Tale diminuzione di assorbimento non e’ considerata significativa dal punto di vista clinico. La co-somministrazione di colestiraminaha diminuito la media dell’area sotto la curva (AUC) dell’ezetimibe totale (ezetimibe + ezetimibe-glucuronide) di circa il 55%. L’ulterioreriduzione del colesterolo lipoproteico a bassa densita’ (C-LDL) dovutaall’aggiunta del medicinale alla colestiramina puo’ essere diminuitada questa interazione. In pazienti trattati con fenofibrato ed farmaco, bisogna tenere in considerazione il possibile rischio di colelitiasie di patologia della colecisti. Se si sospetta colelitiasi in un paziente trattato con il farmaco e fenofibrato, sono indicati esami dellacolecisti ed il trattamento deve essere interrotto. La co-somministrazione di fenofibrato o gemfibrozil ha aumentato moderatamente le concentrazioni totali di ezetimibe (circa 1,5 ed 1,7 volte, rispettivamente). La co-somministrazione del medicinale con altri fibrati non e’ statastudiata. I fibrati possono aumentare l’escrezione del colesterolo nella bile, che porta alla colelitiasi. In studi sull’animale, l’ezetimibe ha talvolta aumentato il colesterolo nella bile della colecisti manon in tutte le specie. Un rischio di litogenicita’ associato all’usoterapeutico del farmaco non puo’ essere escluso. Non sono state osservate interazioni farmacocinetiche clinicamente significative quando l’ezetimibe e’ stato somministrato in concomitanza ad atorvastatina, simvastatina, pravastatina, lovastatina, fluvastatina, o rosuvastatina. Inuno studio su otto pazienti post-trapianto renale con clearance dellacreatinina >50 ml/min a dosaggi stabili di ciclosporina, la somministrazione di una dose singola di 10 mg di farmaco ha dato luogo ad un incremento di 3,4 volte (range 2,3 – 7,9 volte) della AUC media per l’ezetimibe totale rispetto ad una popolazione sana di controllo proveniente da un altro studio trattata con ezetimibe da solo. Un paziente contrapianto renale con insufficienza renale grave in terapia con ciclosporina e con diversi altri medicinali, ha mostrato una esposizione all’ezetimibe totale superiore di 12 volte a quella dei relativi controllitrattati con ezetimibe da solo. La somministrazione giornaliera di 20mg di ezetimibe per 8 giorni con una dose singola di 100 mg di ciclosporina al 7. giorno ha dato luogo ad un aumento medio del 15% della AUC della ciclosporina (intervallo compreso tra una diminuzione del 10%ed un aumento del 51%) rispetto a una dose singola di 100 mg di ciclosporina da sola. Non e’ stato condotto uno studio controllato sull’effetto della somministrazione concomitante di ezetimibe sull’esposizionealla ciclosporina in pazienti con trapianto renale. E’ necessario agire con cautela quando si instaura un trattamento con il medicinale nelcontesto di terapie che includono l’uso di ciclosporina. Le concentrazioni di ciclosporina devono essere monitorate nei pazienti trattati con il farmaco e ciclosporina. La co-somministrazione di ezetimibe (10 mg in monosomministrazione giornaliera) non ha avuto effetti significativi sulla biodisponibilita’ di warfarin e sul tempo di protrombina. Visono state tuttavia segnalazioni post-marketing di incrementi della International Normalised Ratio (INR) in pazienti che avevano aggiunto il medicinale al warfarin o al fluindione. Se il farmaco viene aggiuntoal warfarin, ad un altro anticoagulante cumarinico, o al fluindione,il valore dell’INR deve essere adeguatamente monitorato.

Effetti Indesiderati

Le seguenti reazioni avverse sono state osservate in pazienti trattaticon il farmaco e con una incidenza maggiore rispetto al placebo o inpazienti trattati con il farmaco in associazione con una statina e conuna incidenza maggiore rispetto alla statina somministrata da sola. Le frequenze sono definite come: molto comuni (>=1/10); comuni (da >=1/100 a <1/10); non comuni (da >=1/1.000 a <1/100); rare (da >=1/10.000a <1/1.000) e molto rare (<1/10.000). >>Monoterapia. Esami diagnostici. Non comune: ALT e/o AST aumentate, CPK ematica aumentata, gamma-glutamiltransferasi aumentata, prova di funzionalita’ epatica anormale. Patologie respiratorie, toraciche e mediastiniche. Non comune: tosse. Patologie gastrointestinali. Comune: dolore addominale, diarrea, flatulenza; non comune: dispepsia, malattia da reflusso gastroesofageo, nausea. Patologie del sistema muscoloscheletrico e del tessuto connettivo.Non comune: artralgia, spasmi muscolari, dolore al collo. Disturbi delmetabolismo e della nutrizione. Non comune: appetito ridotto. Patologie vascolari. Non comune: vampate di calore, ipertensione. Patologie sistemiche e condizioni relative alla sede di somministrazione. Comune:affaticamento; non comune: dolore toracico, dolore. >>Reazioni avverse in co-somministrazione con statina. Esami diagnostici. Comune: ALT e/o AST aumentate. Patologie del sistema nervoso. Comune: cefalea; noncomune: parestesia. Patologie gastrointestinali. Non comune: bocca secca, gastrite. Patologie della cute e del tessuto sottocutaneo. Non comune: prurito, eruzione cutanea, orticaria. Patologie del sistema muscoloscheletrico e del tessuto connettivo. Comune: mialgia; non comune: dolore dorsale, debolezza muscolare, dolore alle estremita’. Patologiesistemiche e condizioni relative alla sede di somministrazione. Non comune: astenia, edema periferico. >>Co-somministrazione con fenofibrato. Patologie gastrointestinali: dolore addominale (comune). Pazienti pediatrici (da 10 a 17 anni di eta’): in pazienti con ipercolesterolemiafamiliare eterozigote, sono stati osservati aumenti dei valori delleALT e/o AST (>= 3 X LSN, consecutivi) del gruppo ezetimibe/simvastatina rispetto al 2% dei pazienti (2 pazienti) del gruppo simvastatina inmonoterapia; non sono stati riportati casi di miopatia. Indagini diagnostiche: in studi clinici controllati in monoterapia, l’incidenza degli aumenti delle transaminasi sieriche importanti dal punto di vista clinico (ALT e/o AST >= 3 X LSN, valori consecutivi) e’ risultata similefra il farmaco e placebo. In co-somministrazione, l’incidenza e’ risultata dell’1,3% per i pazienti trattati con il farmaco in associazionecon una statina e dello 0,4% per i pazienti trattati con una statinada sola. Tali aumenti sono stati generalmente asintomatici, non associati a colestasi, e sono rientrati ai valori basali dopo interruzione della terapia o con trattamento continuato. Non vi e’ stato alcun eccesso di miopatia o rabdomiolisi associato con il farmaco al confronto con il relativo braccio di controllo (placebo o statina da sola). >>Esperienza post-marketing. Patologie del sistema emolinfopoietico: trombocitopenia. Patologie del sistema nervoso: capogiro; parestesia. Patologie respiratorie, toraciche e mediastiniche: dispnea. Patologie gastrointestinali: pancreatite; stipsi. Patologie della cute e del tessuto sottocutaneo: eritema multiforme. Patologie del sistema muscoloscheletrico e del tessuto connettivo: mialgia; miopatia/rabdomiolisi. Patologiesistemiche e condizioni relative alla sede di somministrazione: astenia. Disturbi del sistema immunitario: ipersensibilita’, compresi eruzione cutanea, orticaria, anafilassi e angioedema. Patologie epatobiliari: epatite; colelitiasi; colecistite. Disturbi psichiatrici: depressione.

Gravidanza E Allattamento

La somministrazione concomitante del medicinale con una statina e’ controindicata in gravidanza e durante l’allattamento. Il farmaco deve essere somministrato a donne in gravidanza solo in caso di effettiva necessita’. Il farmaco non deve essere utilizzato durante l’allattamento.

Leggi anche:

Lo staff di Medicina OnLine

Se ti è piaciuto questo articolo e vuoi essere aggiornato sui nostri nuovi post, metti like alla nostra pagina Facebook o seguici su Twitter, su Instagram o su Pinterest, grazie!

Differenza tra idrocele e varicocele

MEDICINA ONLINE SPERMA LIQUIDO SEMINALE VARICOCELE HYDROCELE IDROCELE AMORE DONNA PENE EREZIONE IMPOTENZA DISFUNZIONE ERETTILE VAGINA SESSULITA SESSO COPPIA LOVE COUPLE FRINEDS LOVER SEX GIRL MAN NO WOMAN WALLPAPER.jpgL’idrocele è una raccolta di trasudato (edema non infiammatorio) all’interno dei due foglietti della tunica vaginale, ovvero fra la tunica vaginale comune o parietale e tra la tunica vaginale propria o viscerale (che racchiude il testicolo e l’epididimo) o lungo il funicolo spermatico. Può essere primario quando non è causato da altre patologie, altrimenti è secondario.
Il varicocele è una patologia varicosa che interessa il sistema vascolare del testicolo, caratterizzata da dilatazione e incontinenza delle vene testicolari (o spermatiche) che hanno il compito di drenare il sangue dal testicolo. Ciò si manifesta in particolar modo a carico del testicolo sinistro (95%) e raramente nel testicolo destro (5%) a causa delle differenti caratteristiche anatomiche tra le due vie vascolari. La vena spermatica sinistra, infatti, è tributaria della vena renale che ha basso flusso rispetto alla vena cava nella quale refluisce la vena spermatica destra, questo perché la vena testicolare sinistra sfocia nella vena renale perpendicolarmente, a differenza della testicolare destra che sfocia nella vena cava ad angolo.Cause
Le cause dell’idrocele primario sono sconosciute; generalmente è una patologia congenita che si risolve autonomamente pochi mesi dopo la nascita. L’idrocele secondario può essere causato da ernia inguinale, da infezioni o traumi del testicolo o dell’epididimo, da occlusioni di fluido o di sangue nel funicolo spermatico, da cisti o tumori. Le cause del varicocele sono invece una congenita incontinenza delle vene testicolari, a cui si è associata spesso una grande attività sportiva, come ad esempio pesistica, in giovane età.MEDICINA ONLINE SPERMA LIQUIDO SEMINALE VARICOCELE HYDROCELE IDROCELE AMORE DONNA PENE EREZIONE IMPOTENZA DISFUNZIONE ERETTILE VAGINA SESSULITA SESSO COPPIA LOVE COUPLE FRINEDS LOVER SEX GIRL MAN NO WOMAN WALLPAPER.jpgSintomi
Il sintomo principale dell’idrocele è un rigonfiamento non doloroso di uno o entrambi i lati dello scroto, che si presenta come un palloncino turgido pieno di fluido. Generalmente è difficile sentire il testicolo per via della massa fluida che lo circonda.
Un varicocele “piccolo” non dà sintomi, mentre quando diventa più grande si sente pesantezza o dolore al testicolo, che tende ad aumentare se si sta in piedi a lungo, si sollevano pesi o si compie una attività sportiva intensa e faticosa. Un varicocele abbastanza grande è visibile e palpabile anche dal paziente stesso, soprattutto se sta in piedi: sulla superficie dello scroto si nota un ammasso tortuoso che, al tatto, ha la consistenza di un sacchetto di vermi. Un varicocele modesto invece va diagnosticato solo da un medico, che in genere ricorrerà a un ecodoppler. Sempre si fa uno spermiogramma.Leggi anche:

Diagnosi
In entrambi i casi è importante l’esame clinico, la transilluminazione e l’ecografia con doppler.

Diagnosi differenziale
Se le dimensioni del sacco scrotale variano a seguito di una pressione sull’addome o sul sacco stesso allora è facile che si tratti di un idrocele secondario a un’ernia inguinale. Se il rigonfiamento è doloroso allora può trattarsi di un idrocele secondario a una epididimite.

Trattamento
In entrambi i casi i trattamenti realmente efficaci sono quelli chirurgici.

Trattamento idrocele

  • L’idrocele secondario a un’ernia inguinale va trattato il più presto possibile rimuovendo l’ernia e richiudendo il dotto peritoneo vaginale. L’idrocele primario causato dal dotto aperto va corretto allo stesso modo.
  • Negli altri casi si procede all’asportazione dell’idrocele (idrocelectomia) in anestesia totale o spinale, con eversione della vaginale propria per facilitare il riassorbimento delle recidive.
  • Un trattamento alternativo è l’aspirazione del fluido per mezzo di un ago, che però presenta rischi di infezione e di recidiva; questo trattamento è utilizzato solamente quando il trattamento chirurgico risolutivo presenta dei rischi e va abbinato con l’iniezione di medicinali sclerosanti che favoriscano la chiusura del dotto peritoneo vaginale per limitare le recidive.

Trattamento del varicocele

  • Intervento chirurgico classico: si procede in anestesia totale o locale, si incide all’altezza dell’inguine o dello scroto, si seziona e si lega la vena spermatica interna e altre vene collaterali, per interrompere il reflusso del sangue.
  • Terapia sclerosante: la tecnica anterograda, la più semplice e la più efficace, prevede l’inserimento di un catetere in una vena del funicolo alla radice dello scroto, preceduta da una leggera sedazione; quindi si inietta liquido di contrasto e poi lo sclerosante, che fa seccare le vene.

Leggi anche:

Lo staff di Medicina OnLine

Se ti è piaciuto questo articolo e vuoi essere aggiornato sui nostri nuovi post, metti like alla nostra pagina Facebook o seguici su Twitter, su Instagram o su Pinterest, grazie!

Quanto tempo serve per reintegrare il sangue dopo una donazione?

MEDICINA ONLINE BLOOD TEST EXAM ESAME DEL SANGUE ANALISI GLOBULI ROSSI BIANCHI PIATRINE VALORI ERITROCITI ANEMIA TUMORE CANCRO LEUCEMIA FERRO FALCIFORME MEDITERRANEA EMOGLOBINALa quota liquida del sangue viene ricostituita nell’arco di poche ore grazie a meccanismi naturali di recupero che richiamano liquidi entro i vasi sanguigni; la quota corpuscolata (globuli rossi, globuli bianchi, piastrine) viene ricostituita in tempi variabili a seconda della cellula considerata, comunque sempre in pochi giorni.

Leggi anche:

Lo staff di Medicina OnLine

Se ti è piaciuto questo articolo e vuoi essere aggiornato sui nostri nuovi post, metti like alla nostra pagina Facebook o seguici su Twitter, su Instagram o su Pinterest, grazie!