Sindrome da distress respiratorio del neonato: prevenzione, prognosi, mortalità

MEDICINA ONLINE PARTO PREMATURO PRETERMINA NEONATO BAMBINO INCUBATRICE VENTILATORE SONDINO BAMBINO BIMBO GRAVIDANZA MATERNITA INCINTA Premature_infant_with_ventilatorLa sindrome da distress respiratorio del neonato (NRDS, acronimo da “neonatal respiratory distress syndrome”)  è una sindrome respiratoria caratterizzata dalla presenza di una atelettasia polmonare progressiva e da insufficienza respiratoria che viene principalmente diagnosticata nel neonato prematuro, che non ha ancora raggiunto una completa maturazione polmonare ed una adeguata produzione di surfattante. Il surfattante è una sostanza lipoproteica prodotta dai pneumociti di II tipo a livello alveolare a partire circa dalla trentacinquesima settimana d’età gestazionale e la sua principale funzione è quella di diminuire la tensione superficiale garantendo l’espansione alveolare durante gli atti respiratori: una sua assenza quindi si accompagna a ridotta espansione alveolare ed alla tendenza alla chiusura con compromissione degli scambi gassosi, con la compromissione della normale respirazione. In questo articolo ci occuperemo principalmente della terapia della sindrome da distress respiratorio del neonato.

Prevenzione

La madre può prevenire il rischio di distress respiratorio nel proprio neonato, curando l’eventuale diabete, alimentandosi in modo corretto, evitando di fumare, bere alcolici ed assumere droghe.

Diagnosi prenatale

La sindrome da distress respiratorio può essere prevista in epoca prenatale usando dei test di maturità polmonare del feto, che sono fatti sul fluido amniotico ottenuto tramite amniocentesi o raccolto dalla vagina (se le membrane si sono rotte) e che possono aiutare a determinare il momento ottimale del parto. Questi sono indicati per parti elettivi prima di 39 settimane, quando i toni cardiaci fetali, i livelli di gonadotropina corionica umana e le misure ecografiche non possono confermare l’età gestazionale, e per i parti non elettivi tra 34 e 36 settimane. I test del fluido amniotico comprendono l’analisi di vari fattori, tra cui:

  • rapporto lecitina/sfingomielina;
  • presenza di fosfatidil glicerolo è presente;
  • test di indice di stabilità della schiuma;
  • rapporto surfattante/albumina.

Il rischio di sindrome da distress respiratorio è relativamente basso quando:

  • rapporto lecitina/sfingomielina > 2;
  • fosfatidil glicerolo presente;
  • indice di stabilità = 47;
  • il rapporto surfattante/albumina è > 55 mg/g.

Prognosi e durata

La prognosi è buona, in particolare se il trattamento è molto rapido. Fattori che possono peggiorare la prognosi di una RDS neonatale, sono:

  • nascita prematura;
  • età gestazionale uguale o minore di 28 settimane;
  • basso peso alla nascita (inferiore a 1500 grammi, cioè 1,5 kg);
  • intervento non tempestivo del personale medico;
  • mutazioni a uno o più geni codificanti per le proteine del surfattante;
  • sepsi;
  • danni al sistema nervoso;
  • emorragia intraventricolare;
  • danni della sostanza bianca periventricolare;
  • complicanze endocraniche correlate all’ipossiemia, all’ipercapnia, all’ipotensione, alle oscillazioni della pressione arteriosa e alla bassa perfusione cerebrale;
  • emorragia endocranica;
  • presenza di altre malattie polmonari congenite o acquisite, ad esempio:
  • presenza di altre malattie sistemiche congenite (ad esempio malformazioni cardiache, tipicamente il dotto di Botallo pervio).

Nei neonati con distress respiratorio tipicamente si osserva un peggioramento della sintomatologia a partire dal momento del parto fino al secondo, terzo giorno di vita. Generalmente poi, entro 72 ore la funzionalità respiratoria migliora a patto che si verifichi la rigenerazione degli pneumociti di tipo II e ricominci così la sintesi di surfattante. Se non insorgono complicanze, il neonato in genere guarisce entro 4-7 giorni. Un neonato di peso molto basso, affetto da una forma grave che non risponde rapidamente al trattamento, frequentemente necessita di assistenza ventilatoria ed in alcuni casi potrebbe morire a causa di una ipossiemia grave che ha causato insufficienza multiorgano.

Mortalità

Anche con tempestivo intervento medico, la mortalità è circa del 9-10%. Il decesso avviene in genere soprattutto durante il primo periodo di somministrazione dell’ossigeno.

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Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo
Direttore dello Staff di Medicina OnLine

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