Displasia broncopolmonare: diagnosi, criteri diagnostici, gravità

MEDICINA ONLINE PARTO DEPRESSIONE POST PARTUM BABY BLUE NEWBORN GRAVIDANZA INCINTA ACQUA LATTE MATERNO SENO MAMMA FIGLIO BAMBINO BIMBO NEONATO PERICOLOSO BAMBINA IN TERAPIA INTENSIVA BIRTH WATER PICTURE WALLPAPER PICS HDLa displasia broncopolmonare (in inglese “bronchopulmonary dysplasia” da cui l’acronimo BPD; anche chiamata “chronic lung disease of infancy“) è una pneumopatia cronica che si verifica nei neonati che sono stati sottoposti a ventilazione meccanica. I neonati a maggior rischio di sviluppare questa patologia sono quelli prematuri e sottoposti a ventilazione meccanica con elevate pressioni inspiratorie di picco e/o con un’aumentata frazione inspiratoria di ossigeno (FiO2) durante la ventilazione meccanica. In genere la gravità della BPD è correlata all’età della prematurità ed alla quantità di ossigeno supplementare necessaria. Sebbene con minore incidenza, la BPD è stata riportata anche nei neonati a termine sottoposti a ventilazione meccanica.

Criteri diagnostici

La definizione di BPD non è standardizzata ed anche questo fattore contribuisce alla notevole variabilità dell’incidenza riportata in letteratura. Esiste, infatti, uno scarso accordo circa i criteri diagnostici di BPD o per la definizione della malattia ed i suggerimenti variano da una visione piuttosto ampia, che comprende tutti i bambini con sequele respiratorie che necessitano di un aumento della FiO2 per più di 28 giorni dalla nascita, a criteri più specifici comprendenti l’associazione tra reperti radiografici e clinici. La presenza di specifici reperti radiografici aiuta comunque a confermare la diagnosi, sebbene le modificazioni radiografiche indicative di una displasia broncopolmonare possono non essere evidenziabili per numerose settimane dopo la comparsa della sintomatologia clinica. In assenza dei reperti radiografici di BPD, in passato si faceva diagnosi di displasia broncoplomonare nel caso in cui i piccoli pazienti fossero stati sottoposti a ventilazione meccanica per più di 7 giorni, avessero presentato un distress respiratorio persistente ed avessero necessitato di una FiO2 superiore a quella dell’aria ambiente oltre i 28 giorni dalla nascita. I nuovi criteri diagnostici, sono comunque diversi; per la diagnosi il bambino deve aver avuto bisogno di:

  • almeno 28 giorni di ossigeno >21%;
  • oppure deve aver necessitato di ossigenoterapia a ≥36 settimane (calcolate dall’ultimo ciclo, cioè in base all’età post-mestruale).

Questi criteri devono essere, però, associati alla esclusione di altre cause di distress respiratorio continuo come la polmonite, l’edema polmonare e le apnee della prematurità. I criteri di gravità del National Institute of Health per la BPD, sono i seguenti:

  • displasia broncopolmonare lieve:
    • ossigenoterapia all’età postmestruale di 36 settimane (a seconda dell’evento che si verifica per primo) per i bambini nati prima delle 32 settimane,
    • oppure ossigenoterapia entro 56 giorni dall’età postnatale per i bambini nati dopo 32 settimane di gestazione.
  • displasia broncopolmonare moderata:
    • necessità di <30% di ossigeno all’età post-mestruale di 36 settimane per i bambini nati prima delle 32 settimane,
    • oppure necessità di <30% di ossigeno a 56 giorni dall’età postnatale per i bambini nati dopo 32 settimane di gestazione.
  • displasia broncopolmonare grave:
    • necessità di> 30% di ossigeno, con o senza ventilazione a pressione positiva o pressione positiva continua a 36 settimane di età post-mestruale per i bambini nati prima delle 32 settimane,
    • oppure necessità di> 30% di ossigeno con o senza ventilazione a pressione positiva o pressione positiva continua a 56 giorni dall’età postnatale per i bambini nati dopo 32 settimane di gestazione.

Diagnosi

La diagnosi si serve di vari strumenti, tra cui:

  • esame obiettivo;
  • radiografia del torace;
  • test di funzionalità polmonare;
  • emogasanalisi;
  • emocromo completo;
  • emocolture;
  • ecografia (se si sospetta la pervietà del dotto di Botallo).

Esame obiettivo

Nel neonato affetto da displasia broncopolmonare la prima evidenza clinica può essere l’impossibilità allo svezzamento dalla ventilazione meccanica. Nelle fasi successive, invece, può essere notata una sensibilità alle modificazioni della FiO2 di entità tale da produrre notevoli riduzioni della saturazione arteriosa di ossigeno in seguito a piccole
riduzioni della FiO2. L’aspetto generale del neonato denota un aumento del lavoro respiratorio, la presenza di rientramenti tracheali, retrazioni della parete toracica e tachipnea. Il neonato affetto da insufficienza respiratoria oppure con incombente insufficienza respiratoria spesso rimane roseo, anche in presenza di una ipossiemia moderata, in quanto l’emoglobina  fetale presenta una curva di dissociazione dell’ossigeno spostata verso sinistra, il che consente una più elevata saturazione per valori di PaO2 più basse. L’auscultazione polmonare rivela la presenza di fini rantoli diffusi e sibili espiratori. I rantoli sono dovuti alla presenza dell’edema polmonare, che si accompagna alla displasia broncopolmonare, oppure per la apertura di aree atelettasiche durante la fase inspiratoria che erano chiuse durante la precedente espirazione. I sibili, invece, traggono origine dalla presenza di broncospasmo, di restringimenti anatomici delle vie aeree oppure per il restringi mento delle stesse in seguito all’accumulo di secrezioni.

Radiografia del torace

La radiografia del torace può non evidenziare la BPD fino alle fasi più avanzate della malattia, allorquando possono essere, invece, evidenziate densità irregolari di vario grado (originanti da atelettasie e dalla formazione di fibrosi) alternate ad aree iperdiafane. L’iperespansione polmonare è causata da un intrappolamento di aria simile a quello che si osserva nella broncopneumopatia cronica dell’adulto (COPD). Il quadro radiologico delle fasi avanzate della BPD viene spesso descritto come un aspetto “bolloso” o cistico. Complicanze come l’edema polmonare o la polmonite possono però oscurare il quadro radiografico cronico della BPD.

Stadiazione radiografica

La stadiazione tramite radiografia è un discorso che è stato già affrontato in questo articolo (nel paragrafo “Fisiopatologia e stadiazione radiografica”): Displasia broncopolmonare: età di insorgenza, sintomi, segni, fisiopatologia

Test di funzionalità polmonare

I test di funzionalità polmonare mostrano tipicamente la presenza di una elevazione delle resistenze totali nelle vie aeree, una riduzione della distensibilità polmonare ed un aumento del lavoro respiratorio. In molti casi, comunque, i test di funzionalità polmonare non vengono effettuati.

Emogasanalisi

I dati emogasanalitici (ABG) sono analoghi a quelli rilevati negli adulti affetti da broncopneumopatia cronica ostruttiva. Comune è, infatti, il riscontro di ipossia e di una acidosi respiratoria parzialmente compensata. I’ipossiernia risponde solitamente all’ossigenoterapia.

Altri esami

Nel neonato affetto da distress respiratorio con dipendenza dall’ossigeno per un tempo superiore ai 28 giorni, può essere necessario eseguire un emocromo completo (CBC), emocolture ed una ecografia per valutare la presenza di pervietà del dotto di Botallo (PDA) oppure emorragie intraventricolari (IVH), in modo da escludere, così, le altre possibili cause di compromissione respiratoria.

Diagnosi differenziale

Una parte importante della valutazione del neonato con sospetta BPD consiste nell’escludere altre cause di compromissione della funzionalità respiratoria, come ad esempio sepsi, aspirazione, disturbi convulsivi, apnea, immaturità della parete toracica, pervietà del dotto arterioso oppure presenza di emorragie intraventricolari (IVH).

Gravità

La gravità generale di una displasia broncopolmonare varia in base a molti fattori, tra cui:

  • nascita prematura (età gestazionale uguale o minore di 28 settimane);
  • basso peso alla nascita (soprattutto se inferiore a 700 grammi);
  • precoce età di insorgenza;
  • distress respiratorio neonatale;
  • ipertensione polmonare persistente;
  • neonato sottoposto a ventilazione meccanica, specie se molto prolungata e con alte concentrazioni dell’ossigeno inspirato;
  • qualsiasi patologia che determini sindrome da distress respiratorio neonatale, come ad esempio la tachipnea transitoria del neonato (sindrome del polmone umido neonatale);
  • infezione (ad esempio corioamnionite o sepsi);
  • pervietà del dotto arterioso;
  • malformazioni congenite delle vie aeree;
  • ipoplasia polmonare;
  • aplasia polmonare;
  • edema polmonare;
  • fratelli con displasia broncopolmonare e/o altre malattie respiratorie acquisite e/o congenite;
  • ipertensione polmonare;
  • enfisema polmonare interstiziale;
  • elevate pressioni di picco inspiratorio;
  • grandi volumi correnti di fine espirazione;
  • ripetuto collasso alveolare ripetuto;
  • segni di aumentata resistenza delle vie aeree;
  • aumentata pressione arteriosa polmonare;
  • ritardo di accrescimento intrauterino;
  • malnutrizione per difetto;
  • madre fumatrice;
  • rapidità di intervento medico.

Un bambino molto precoce, di basso peso alla nascita, con patologia che ha esordito nei primi mesi di vita e con intervento medico non tempestivo, presenta in genere una displasia broncopolmonare più grave.

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Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo
Direttore dello Staff di Medicina OnLine

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