Odore delle urine di pesce, zolfo o ammoniaca: cause e cure

MEDICINA ONLINE APPARATO URINARIO RENI URETRA URETERI URETERE DIFFERENZA URINA AZOTEMIA PENE VAGINA ORIFIZIO SCORIE VESCICA TUMORI TUMORE CANCRO DIAGNOSI CISTOSCOPIA ECOGRAFIA UOMO DONNAL’urina non ha certamente un odore che la maggioranza delle persone definisce “gradevole”, tuttavia ci sono alcune situazioni, condizioni e patologie che possono renderlo ancora meno gradevole del solito: vediamole insieme.

Bere troppa poca acqua

La prima cosa da valutare, in presenza di urina dall’odore sgradevole, è quanta acqua avete bevuto negli ultimi due giorni. Ricordate che l’ideale sarebbe bere da 1,5 a 2 litri di acqua al giorno (anche di più durante i mesi caldi e se fate attività sportive), ma se comunque avete bevuto meno acqua del solito, questa può essere una conseguenza. Se la causa del cattivo odore è la disidratazione, noterete che la pipì è di colore scuro o arancione e ha odore di ammoniaca. In questo caso il problema scompare semplicemente bevendo più acqua. Se il colore e l’odore intensi dell’urina si accompagnano ad uno stato di confusione mentale, debolezza, stanchezza estrema, potrebbe trattarsi di una grave disidratazione che richiede immediata attenzione medica.

Infezioni del tratto urinario

Un altro possibile motivo del cattivo odore dell’urina potrebbe essere un’infezione delle vie urinarie. I sintomi più frequenti sono:

  • Stimolo continuo ad andare al bagno.
  • Sensazione di bruciore durante la minzione.
  • Dolore al ventre.

Uno dei batteri che più comunemente ne sono responsabili è l’Escherichia coli. È importante recarsi subito dal medico per cominciare il trattamento il prima possibile. I migliori prodotti antibatterici per la pulizia dei genitali e la prevenzione di cattivi odori, prurito, smegma ed infiammazioni, selezionati, usati e raccomandati dal nostro Staff di esperti, li potete trovare qui:

Leggi anche:

Diabete

Un odore particolare dell’urina potrebbe essere sintomo di diabete. Se già soffrite di diabete e state assumendo le compresse, assicuratevi di star seguendo la prescrizione del diabetologo alla lettera; un odore ad esempio dolciastro tipo potrebbe indicare che qualcosa nella cura non funziona come dovrebbe. Se invece il trattamento è a base di iniezioni di insulina e lo avete cominciato da poco tempo, chiedete al medico: potrebbe trattarsi di un effetto collaterale e non necessariamente di un alto livello di glucosio nelle urine.

Clicca qui per leggere i nostri articoli sul diabete.

Disturbi epatici

Un’altra causa di cattivo odore nella pipì può derivare dal fegato. In questo caso, l’odore si accompagna ad altri sintomi:

  • Nausea
  • Vomito
  • Dolore addominale
  • Occhi gialli
  • Debolezza
  • Perdita di peso

Leggi anche:

Consumo eccessivo di alcuni alimenti

L’odore delle urine è alterato anche da determinati alimenti. Come ben sapete, gli asparagi e altri ortaggi a gambo verde, cambiano l’odore della pipì, ma in questo caso il fenomeno scompare in poco tempo. Tra gli alimenti che cambiamo l’odore dell’urina troviamo:

  • curry;
  • salmone;
  • alcool;
  • cipolle;
  • aglio;
  • cavoletti di Bruxelles;
  • caffè.

Il problema persiste senza aver consumato questi alimenti? Quanto sale aggiungete ai vostri piatti? Una dieta ricca di sale può causare una maggiore concentrazione delle urine, conferendo a queste un odore più forte del solito. Provate a diminuire la quantità di sale: ne guadagnerà la vostra salute e il vostro cuore.

L’uso delle lavande vaginali

Bisogna riconoscerlo, molte donne hanno problemi ad accettare le caratteristiche delle proprie parti intime. Per questo motivo spesso si ricorre alle lavande vaginali. Se dopo aver cominciato ad usarle notate un cattivo odore nelle urine, sarebbe opportuno interrompere quanto prima. Le lavande vaginali non si limitano a detergere la vagina, ma possono distruggere la flora batterica della zona genitale. Come risultato, il cattivo odore peggiora invece di sparire. Se avvertite cattivo odore provenire dalla zona genitale, invece di ricorrere a questi prodotti, chiedete al ginecologo. Vi saprà indicare se è presente un problema reale o se si tratta di una condizione fisiologica, e se sia necessario o meno ricorrere ad una cura specifica.

Leggi anche:

Ormoni ed ovulazione

Gli stessi ormoni che intervengono durante il periodo di gestazione (estrogeni e progesterone) hanno anche il compito di regolare il ciclo mestruale. Questi ormoni alterano lievemente l’odore della pipì, ecco perché durante l’ovulazione potreste notare un odore tenue simile all’ammoniaca.

Consumo di alcuni farmaci, integratori e vitamine

Un’ultima causa di cattivo odore è legata agli aromatizzanti contenuti in alcune medicine ed integratori alimentari. Conferiscono al prodotto un sapore migliore, ma possono alterare il colore e l’odore delle urine. In altri casi, invece, potrebbe trattarsi di un effetto collaterale del farmaco. In ogni caso è sempre una buona idea parlarne con il medico per capire se si tratta di un effetto innocuo o meno.

Leggi anche:

Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo
Direttore dello Staff di Medicina OnLine

Se ti è piaciuto questo articolo e vuoi essere aggiornato sui nostri nuovi post, metti like alla nostra pagina Facebook o unisciti al nostro gruppo Facebook o ancora seguici su Twitter, su Instagram, su Mastodon, su YouTube, su LinkedIn, su Tumblr e su Pinterest, grazie!

Differenza tra acqua minerale, oligominerale e terapeutica

Varie bottiglie di plastica piene d'acqua di alcune marche famoseL’acqua minerale è un tipo di acqua proveniente da sorgente, solitamente commercializzata in bottiglia di plastica o di vetro. In Italia può essere venduta con la dicitura “acqua minerale” solo l’acqua che risponde ai criteri di legge stabiliti dal D.Lgs. nº 176 dell’8 ottobre 2011 (attuazione della direttiva 2009/54/CE):

«Sono considerate acque minerali naturali le acque che, avendo origine da una falda o giacimento sotterraneo, provengono da una o più sorgenti naturali o perforate e che hanno caratteristiche igieniche particolari e, eventualmente, proprietà favorevoli alla salute».

Differenza tra acqua potabile ed acqua minerale

Per le acque potabili, le ultime due specificazioni (caratteristiche igieniche e proprietà salutari) presenti nella legge appena riportata, non sono invece richieste, da ciò si potrebbe dedurre un fatto che in realtà è ancora scientificamente controverso, cioè che le acque minerali siano intrinsecamente superiori, già per previsione di legge, alle comuni acque potabili distribuite dalla rete idrica, avendo specifiche precise su igiene e proprietà che invece le acquee potabili non possiedono.

Classificazione in base al residuo fisso

Per la legge italiana le acque minerali commerciabili possono essere divise in varie categorie in base al residuo fisso, il quale indica la quantità di sostanza solida (sali minerali ad esempio) perfettamente secca che rimane dopo aver fatto evaporare in una capsula di platino, previamente tarata, una quantità nota di acqua precedentemente filtrata. In base al residuo fisso, la classificazione è la seguente:

  • acque minimamente mineralizzate: il residuo fisso a 180 °C è inferiore a 50 mg/l;
  • acque oligominerali (o leggermente mineralizzate): il residuo fisso è compreso tra 51 e 500 mg/l;
  • acque minerali: il residuo fisso è compreso tra 501 e 1500 mg/l;
  • acque ricche di sali minerali: il residuo fisso è pari o superiore a 1501 mg/l e per tale motivo prendono il nome di “acqua ad uso terapeutico” o “acque terapeutiche” e devono essere assunte con modalità particolari.

Un esempio di acqua terapeutica è l’acqua essenziale, a tal proposito leggi: Acqua essenziale: fa dimagrire, tiroide, stipsi, calcoli, gravidanza

Anidride carbonica nell’acqua minerale

In base al contenuto di anidride carbonica (il gas contenuto nell’acqua minerale), l’acqua prende la denominazione di

  • totalmente degassata se l’anidride carbonica libera presente alla sorgente è stata totalmente eliminata;
  • parzialmente degassata, se l’anidride carbonica libera presente alla sorgente è stata parzialmente eliminata;
  • rinforzata col gas della sorgente, se il tenore di anidride carbonica libera, proveniente dalla stessa falda o giacimento, è superiore a quello della sorgente;
  • aggiunta di anidride carbonica, se all’acqua minerale naturale è stata aggiunta anidride carbonica non prelevata dalla stessa falda o giacimento;
  • naturalmente gassata o effervescente naturale, se il tenore di anidride carbonica libera, superiore a 250 mg/l, è uguale a quello della sorgente.

Leggi anche:

Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo
Direttore dello Staff di Medicina OnLine

Se ti è piaciuto questo articolo e vuoi essere aggiornato sui nostri nuovi post, metti like alla nostra pagina Facebook o unisciti al nostro gruppo Facebook o ancora seguici su Twitter, su Instagram, su YouTube, su LinkedIn e su Pinterest, grazie!

Cibi che raffreddano il corpo e diminuiscono il caldo

MEDICINA ONLINE GHIACCIOLI ANGURIA RICETTA FACILE VELOCE GUSTOSA FRESCA FRUTTA DOLCE ESTATE CALDO

Dei gustosi ghiaccioli all’anguria

Il calore corporeo è mantenuto il più possibile costante dal nostro organismo: grazie a vari meccanismi – che prendono il nome di “omeostasi” – il corpo è capace di raffreddarsi quando l’ambiente circostante è caldo, e di scaldarsi quando l’ambiente circostante è freddo. Mentre l’omeostasi svolge un ruolo enorme nella regolazione della temperatura del corpo, questo processo di adattamento naturale può sia essere assistito o “sabotato” dal cibo che si mangia. Ecco un elenco di alcuni alimenti che, pur non abbassando direttamente la temperatura del nostro corpo (nessun cibo può farlo!), possono indirettamente contribuire a raffreddarlo.

1. Anguria

Questo frutto, da alcuni chiamato “cocomero” o “melone rosso”, contiene una elevata quantità di acqua, essenziale nel ridurre la temperatura corporea e aiutare a sentire più fresco. Non solo l’ acqua ha un effetto di raffreddamento naturale, ma rallenta anche la digestione, provocando un metabolismo più lento e di conseguenza, la riduzione della produzione di calore.

Leggi anche:

2. Cibi piccanti

Vi è in realtà sana logica dietro il consumo di cibi piccanti nei paesi caldi come l’India e quelli del Medio Oriente perché i cibi piccanti come peperoncino, sviluppano molto calore e aumentano la sudorazione con conseguente effetto di raffreddamento, riducendo al contempo la temperatura corporea.

3. Ortaggi a foglia

Verdure a foglie in genere contengono una elevata quantità di acqua, circa l’ 80-90%. Non solo, ma queste verdure sono anche facili da digerire, assicurando che il vostro apparato digerente compia il minimo sforzo e produca il minimo  calore nel processo.

Gli alimenti che possono “scaldare”

1. Ice Cream

Sembra paradossale, ma contrariamente alla sua bassa temperatura, il gelato può effettivamente avere un effetto di “caldo”. Grazie al suo alto contenuto di proteine, grassi e carboidrati, ha molte calorie che vengono poi utilizzate per sviluppare calore nel corpo.

2. Cereali integrali

I cereali come grano e riso contengono un’abbondanza di carboidrati complessi che sono difficili da digerire.Questo aumenta il lavoro del tratto digestivo che crea più calore corporeo. C’è di più: il loro contenuto in carboidrati serve come combustibile per il processo metabolico.

3. Zenzero

Lo zenzero può svolgere un ruolo molto efficace nella fase di riscaldamento. Può funzionare particolarmente bene per gli individui che tendono a soffrire il freddo durante la stagione invernale, favorendo l’adattamento del corpo ai diversi sbalzi di temperatura.

Leggi anche:

Lo staff di Medicina OnLine

Se ti è piaciuto questo articolo e vuoi essere aggiornato sui nostri nuovi post, metti like alla nostra pagina Facebook o seguici su Twitter, su Instagram o su Pinterest, grazie!

Differenza tra colon ascendente, discendente, trasverso e sigma

MEDICINA ONLINE INTESTINO CRASSO ILEO CIECO APPENDICE ASCENDENTE TRASVERSO DISCENDENTE SIGMA RETTO ANO COLONSCOPIA RETTOSCOPIA SIGMOIDOSCOPIA TUMORE ANOSCOPIA PANCOLONSCOPIA RETTOSIGMOIDOSCOPIAL’intestino è l’ultima parte dell’apparato digerente ed è un tubo di diametro variabile con pareti flessibili, ripiegato più volte su se stesso e lungo circa 7 – 8 metri in tutto. L’intestino è distinto in due parti principali:

  • intestino tenue (o piccolo intestino): è la prima parte dell’intestino dopo lo stomaco, è lungo circa 5 – 5,5 metri ed è composto da duodeno, digiuno ed ileo;
  • intestino crasso (o grande intestino).

L’intestino crasso è lungo mediamente 170 cm (1,7 metri), ha un diametro di circa 7 cm. Anatomicamente il crasso viene suddiviso in tre tratti che vengono rispettivamente chiamati:

  • cieco;
  • colon;
  • retto.

Il tratto dell’intestino crasso chiamato “colon” è ulteriormente diviso in quattro porzioni:

  • colon ascendente;
  • colon trasverso;
  • colon discendente;
  • colon sigmoideo (o sigma o ileopelvico).

Le quattro porzioni del colon sono ben visibili nell’immagine in alto. Al colon sigmoideo fa seguito il retto e l’ano.

La funzione fondamentale dell’intestino crasso è quella di assorbire l’acqua e gli elettroliti, pari a circa 1,5 litri al giorno, che passano attraverso la valvola ileocecale. Il colon assorbe vitamine che vengono create dai batteri del colon, come la vitamina B, vitamina K, cobalamina, tiamina e riboflavina. Inoltre compatta le feci e mantiene la materia fecale nel retto fino a quando può essere scaricata all’esterno attraverso l’ano durante la defecazione.

Leggi anche:

Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo
Direttore dello Staff di Medicina OnLine

Se ti è piaciuto questo articolo e vuoi essere aggiornato sui nostri nuovi post, segui la nostra pagina Facebook o unisciti al nostro gruppo Facebook o ancora seguici su Twitter, su Instagram, su Mastodon, su YouTube, su LinkedIn, su Tumblr e su Pinterest, grazie!

Differenza tra uovo sodo, alla coque e all’occhio di bue: cottura e calorie

MEDICINA ONLINE MANGIARE YOGURT UOVA LEGUMI MAGRA DIABETE CALORIE SEMI GLICEMIA GASSATA OLIGOMINARALE RICETTA INGRASSARE DIMAGRIRE INSULINA GLICATA COCA COLA ARANCIATA THE BERE ALCOL DIEUovo alla coque: tempo di cottura

Per ottenere un buon uovo alla coque si deve seguire una preparazione precisa rispettando il tempo di cottura, per evitare di avere, appunto, un uovo sodo o un uovo non abbastanza cotto. L’uovo alla coque è la soluzione più veloce per preparare un uovo: il tempo di cottura infatti si aggira intorno ai tre minuti dal momento in cui l’acqua inizia a bollire, e può essere lievemente diversa a seconda di come si vuole mangiare l’albume. E’ un piatto molto nutriente e lo si può consumare in diversi momenti della giornata: a colazione, se si propende per una colazione proteica, come spuntino di metà mattinata, ma anche a pranzo o a merenda. Le uova alla coque sono più facilmente e rapidamente digeribili rispetto a quelle sode.

L’uovo alla coque è sconsigliato nelle persone che potrebbero essere più sensibili alla salmonellosi, vale a dire bambini e anziani. Le uova alla coque sono controindicate anche nelle persone con deficit del sistema immunitario.

Consigli per la cottura dell’uovo alla coque

L’uovo deve essere a temperatura ambiente; se l’uovo è ancora freddo, immergendolo nell’acqua bollente, potrebbe rompersi. Quindi dovrete estrarre l’uovo dal frigo tempo prima. Un ulteriore accorgimento nel cuocere l’uovo alla coque è quello di apportare un piccolo forellino con uno spillo sulla punta più grossa dell’uovo, per evitare che l’uovo a contatto con l’acqua calda si fessuri. Mettete quindi sul fuoco un pentolino con dell’acqua (sufficiente per coprire l’uovo) e portate ad ebollizione. Raggiunta l’ebollizione, abbassate un po’ la fiamma e immergete l’uovo, aiutandovi con un cucchiaio. Lasciate cuocere per circa tre minuti. Alla fine dei tre minuti tirate fuori l’uovo dal pentolino con un cucchiaio e mettetelo sotto l’acqua fredda corrente, finché non sarà raffreddato, in modo tale da riuscire a tenerlo in mano senza scottarvi.

Come consumare un uovo alla coque?

Appena raffreddato, mettete l’uovo in un portauovo con la parte appuntita verso il basso. Una volta messo l’uovo nel portauovo dovete aprirlo con un coltellino seghettato.
L’apertura deve essere sufficiente a far passare il cucchiaino con cui poi lo mangerete.
Colpitelo delicatamente sino ad inciderlo e poi cercate di tagliare via la calotta superiore senza distruggerne il resto. Alcuni mangiano l’uovo alla coque aggiungendo sale, ma il nostro consiglio è quello di mangiarlo al naturale.

Leggi anche:

Uovo sodo (o bollito): tempo di cottura

Come nel caso delle uova alla coque il segreto è sta nel tempo di cottura: se lascerete cuocere poco rimarrà col tuorlo un po’ morbido e non sufficientemente cotto. Per un’insalata può anche andare bene. Se lo lasciate cuocere troppo, diventerà secco e il tuorlo assumerà un colore verdastro: quello è il sintomo di una cottura troppo prolungata. Non avrà un gusto cattivo ma risulterà troppo pastoso.
Mettete le uova da cucinare in un pentolino con acqua fredda e fate in modo che l’acqua copra appena le uova e la pentola sia abbastanza alta da contenerle tutte senza far uscire l’acqua che bolle e senza lasciare troppo spazio alle uova (altrimenti sbatterannno tra loro e si romperanno); attendete il bollore dell’acqua. Dal momento del bollore, accendete un timer e impostate un tempo di 7 minuti. In realtà il tempo di cottura di un uovo sodo si aggira tra i 7 ed i 10 minuti, ma dipende molto dalla dimensione delle uova: più l’uovo è grande e per più tempo dovrà cuocere. Terminato il tempo di cottura scolate le vostra uova sode e fatele raffreddare sotto l’acqua corrente.

Uova all’occhio di bue

Il procedimento per cucinare le uova all’occhio di bue è davvero semplice ma va fatto nel modo e con i tempi giusti, onde evitare che il tuorlo si raddensi troppo, ma anche che sia troppo liquido, fermo restando che ognuno lo può cuocere secondo i propri gusti soggettivi. Prendere una padella bassa ma con un diametro abbastanza largo e metterla sul fuoco, a fuoco basso con un paio di cucchiai di olio extravergine di oliva. Appena l’olio si è lievemente scaldato, aprire direttamente in pentola le uova, prestando attenzione a che non si rompa il tuorlo e che non finiscano in padella dei pezzi di buccia (in questo caso toglieteli prontamente con un cucchiaino, prima che l’uovo si riscaldi rendendo più difficile questa operazione).
Prendere quindi un cucchiaio e con estrema attenzione, raccogliete l’olio caldo della pentola e versatelo sopra le uova, che si andranno a cuocere con l’olio bollente. Ripetere l’operazione fino a che il tuorlo delle uova e l’albume non appaiono visibilmente cotti (in quel caso cambiano colore). A questo punto, mettere sale e pepe secondo il proprio gusto e se lo gradite, solo un minuto prima di levare dal fuoco, mettere su ogni uovo una sottiletta. Il nostro consiglio è quello di evitare il sale.

Calorie di uovo sodo, alla coque e all’occhio di bue

A seconda del tipo di cottura, le calorie delle uova sono diverse, ecco i valori per 100 grammi:

  • uovo sodo o alla coque: 155 calorie;
  • uovo all’occhio di bue: 160 – 170 calorie.

Leggi anche:

Lo staff di Medicina OnLine

Se ti è piaciuto questo articolo e vuoi essere aggiornato sui nostri nuovi post, metti like alla nostra pagina Facebook o seguici su Twitter, su Instagram o su Pinterest, grazie!

Differenza tra uova rosse, marroni, bianche e punteggiate: quali scegliere?

MEDICINA ONLINE UOVO SPERATURA TUORLO ALBUME PROTEINE QUANTE UOVA MANGIARE SETTIMANA FRESCHE GALLEGGIA AFFONDA MIGLIORE SODO DIGESTIONE COMPRARE COME SCEGLIERE UOVA MIGLIORI SCADUTE.jpgChiunque abbia fatto la spesa almeno una volta nella vita se n’è reso conto esistono uova di gallina “marroni” (qualcuno le chiama “rosse”) e uova di gallina “bianche”. L’aspetto è certamente diverso, come spesso è diverso anche il prezzo, ma sapete quali sono le reali differenze tra i due tipi di uovo?

La differenza è nella gallina

Il colore del guscio delle uova dipende da molti fattori, non per ultimo il tipo di allevamento ed il tipo di alimentazione, tuttavia la differenza più importante è nella razza della gallina che lo ha deposto. In generale, i polli bianchi depongono uova bianche, ed i polli bruno-rossastri uova marroni. Esistono anche razze che depongono le uova punteggiate, cioè con guscio marrone ma disseminato da alcune chiazze più scure; nella foto in alto sono presenti tutti e tre i tipi.

Le uova marroni sono meglio delle uova bianche?

Il colore di un uovo non è un indicatore di qualità: dal punto di vista nutrizionale (e del gusto) non c’è infatti differenza tra le uova bianche e quelle marroni. Anche se le uova marroni sono spesso più costose, non vuol dire che sono migliori di quelle bianche. Molto più importante del colore del guscio, è il fatto se l’uovo è extra fresco o se è di allevamento biologico o no.

Le uova marroni hanno un guscio più duro?

Le uova bianche e quelle marroni hanno entrambe lo stesso spessore del guscio: se un guscio d’uovo sembra più duro da rompere, è dipeso dall’età del pollo, non dal colore dell’uovo. Galline più giovani tendono infatti  a deporre uova con gusci più duri, mentre le galline anziane depongono uova con gusci mediamente più sottili e ciò vale senza distinzioni tra uova bianche, marroni e punteggiate.

Perché le uova marroni sono spesso più costose?

Le uova marroni tendono ad avere un prezzo più elevato, semplicemente perché i polli bruni-rossastri hanno una struttura più grande della razza che depone uova bianche, e, come tali, richiedono una maggiore alimentazione: tale costo supplementare è compensato da un prezzo più alto al supermercato. Inoltre le uova marroni sono quelle mediamente più ricercate dagli acquirenti ed il loro costo è quindi più elevate.

Leggi anche:

Lo staff di Medicina OnLine

Se ti è piaciuto questo articolo e vuoi essere aggiornato sui nostri nuovi post, metti like alla nostra pagina Facebook o seguici su Twitter, su Instagram o su Pinterest, grazie!

Differenze tra uova e uova fecondate (da pulcino): come riconoscerle?

MEDICINA ONLINE UOVO SPERATURA TUORLO ALBUME PROTEINE QUANTE UOVA MANGIARE SETTIMANA FRESCHE GALLEGGIA AFFONDA MIGLIORE SODO DIGESTIONE COMPRARE COME SCEGLIERE UOVA MIGLIORI SCADUTENon tutti sanno che le galline hanno la capacità di deporre uova sia quando sono fecondate da un gallo, sia senza essere state fecondate:

  • se una gallina è fecondata da un gallo, deporrà uova fecondate (quelle che potenzialmente possono dare origine ad un pulcino);
  • se una gallina NON è fecondata da un gallo, deporrà uova NON fecondate (che non possono dar origine ad un pulcino).

Di conseguenza se nel pollaio o nell’allevamento ci sono solo galline senza alcun gallo, allora certamente ci saranno solo uova NON fecondate e certamente non nascerà mai nessun pulcino: le uova che acquistiamo al supermercato sono di questo tipo e NON sono in grado di dare origine ad un pulcino. Se invece nel pollaio convivono sia galli che galline, quest’ultime deporranno principalmente (ma non esclusivamente) uova fecondate, quelle che, se opportunamente covate dalla gallina, daranno origine ad un pulcino.

MEDICINA ONLINE UOVO SPERATURA TUORLO ALBUME PROTEINE QUANTE UOVA MANGIARE SETTIMANA FRESCHE GALLEGGIA AFFONDA MIGLIORE SODO DIGESTIONE COMPRARE COME SCEGLIERE UOVA MIGLIORI SCADUTE.jpg

Come fare a capire se un uovo è stato o no fecondato?

Per capire se un uovo è fecondato esiste un metodo molto semplice, ovvero la “speratura“, una tecnica che consiste nell’osservazione di un uovo controluce, mediante una “lampada spera-uovo” o un “tavolo di speratura”. Altra modalità di speratura più artigianale è quella di stare al buio tenendo l’uovo in verticale e accendendo una piccola torcia elettrica appoggiandola al guscio (anche eventualmente utilizzando un tubo di cartone per meglio convogliare la luce). Dal quarto/settimo giorno dalla deposizione in poi se si vede una sorta di “ragnetto” costituito dall’embrione con le sue vene, allora vuol dire che l’uovo è fecondato (vedi foto in alto). Più scuro è il colore del guscio dell’uovo è più il giorno della speratura va ritardato; quindi al quarto giorno saranno visibili embrioni solo di uova con il guscio chiaro o bianco, come quelli ad esempio della gallina Livornese).

Leggi anche:

Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo
Direttore dello Staff di Medicina OnLine

Differenza tra uovo di gallina, anatra, oca e tacchina: quale scegliere?

MEDICINA ONLINE DIFFERENZA GALLO POLLO GALLINA CHIOCCIA CAPPONE PULCINO MANDIBOLA CARATTERISTICHE NASO DENTI ANIMALE DIVERSITA SFONDO HDLe uova sono un alimento consumato in ogni angolo del globo, specie quelle di gallina che sono quelle talmente più consumate che, nel linguaggio comune, con “uovo” si intende proprio l’uovo di gallina e non di altro animale. E’ però importante ricordare che in commercio è possibile reperire uova di diversi animali e di diverse misure. Gli animali ovipari sfruttati in Italia sono: gallina, quaglia, oca, anatra, faraona e tacchina. La differenza sostanziale tra i diversi tipi di uova sta nell’apporto energetico ed in quello lipidico, come si apprezza dalla seguente tabella:

MEDICINA ONLINE UOVO TUORLO ALBUME PROTEINE QUANTE UOVA MANGIARE SETTIMANA FRESCHE GALLEGGIA AFFONDA MIGLIORE SODO DIGESTIONE COMPRARE COME SCEGLIERE UOVA MIGLIORI SCADUTE

Quale uovo preferire?

Un individuo sano adulto, che non soffra di particolari patologie, può assumere senza alcun problema tutti i tipi di uovo, facendo ovviamente attenzione alle quantità settimanali, che devono essere di 4 uova nel caso di quelle di gallina. Diverso è il discorso nel caso di soggetto con patologie caratterizzate da alterazioni del quadro lipidico ematico, come dislipidemie ed ipercolesterolemia: in questa eventualità in linea di massima è preferibile prediligere le uova di gallina e quelle di tacchina a quelle di oca o di anatra, salvo diverso parere del medico curante.

Leggi anche:

Lo staff di Medicina OnLine

Se ti è piaciuto questo articolo e vuoi essere aggiornato sui nostri nuovi post, metti like alla nostra pagina Facebook o seguici su Twitter, su Instagram o su Pinterest, grazie!