Differenza tra frattura di LeFort I, II e III

MEDICINA ONLINE Fratture di LeFort 1 2 3 I II III CRANIO TESTA MAXILLO FACCIALE CHIRURGIA NEUROLOGIA CRANIO EMATOMA TRAUMA INCIDENTE OSSA ROTTURA CERVELLO ENCEFALO TRAUMATOLOGIA INCIDENTE STRADALE DIFFERENZA.pngCon “frattura di LeFort” (anche chiamata “frattura di Le Fort“) in medicina si intende un gruppo di fratture che interessano le ossa del cranio che tipicamente si verificano nei traumi facciali e sono potenzialmente molto pericolose per la sopravvivenza del paziente. Questo tipo di frattura deve il suo nome a René Le Fort, il chirurgo francese che per primo le classificò nella prima metà del ‘900. Il dottor Le Fort individuò la presenza di 3 paia di pilastri di resistenza (pari e simmetrici) che caratterizzano il terzo medio del volto. Questi sono:

  • pilastro anteriore (naso-frontale): inizia dall’apertura piriforme e segue la cornice orbitaria mediale, circondando inferiormente la regione canina;
  • pilastro laterale (zigomatico): dalla regione molare segue la parete laterale dell’orbita;
  • pilastro posteriore (pterigo-mascellare): dalla tuberosità del mascellare si porta ai processi pterigoidei dell’osso sfenoide.

Le linee di frattura nei traumi facciali tendono a presentarsi alla periferia delle zone attraversate da queste traiettorie, andando a determinare i diversi tipi di frattura LeFort.

Cause e fattori di rischio delle fratture di LeFort

Le fratture di LeFort sono determinate nella maggioranza dei casi da traumi diretti al volto ed alla testa in generale, ad esempio negli incidenti stradali, spesso associate a svariati altri traumi che interessano il resto del corpo. Le fratture di LeFort possono essere anche favorite da svariati fattori, come:

  • fattori locali: processi infettivi aspecifici e specifici, tumori maligni e benigni, cisti, ritenzione dentaria;
  • fattori generali: osteomalacia e osteopetrosi, iperparatiroidismo, osteoporosi senile, tossicosi professionali da fosforo o da fluoro.

In questo caso si parla di fratture patologiche, cioè quelle fratture che si verificano su tessuti interessati da cedimento strutturale interno dovuto ad una patologia sottostante che può essere sistemica o locale.

Diagnosi delle fratture di LeFort

La diagnosi delle fratture di LeFort viene effettuata grazie all’esame obiettivo (in cui il palato risulta spesso innaturalmente mobile) supportato da un esame TAC della testa e del collo che nella maggioranza dei casi è capace di mostrare chiaramente il tipo di frattura. Affinché vengano classificate come LeFort, le fratture devono coinvolgere i processi pterigoidei dello sfenoide, questi sono visibili posteriormente ai seni mascellari in una TC assiale, e inferiormente al bordo orbitale in proiezione coronale.

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Frattura di LeFort I (frattura bassa od orizzontale)

Frattura di LeFort I, detta anche bassa o orizzontale, può risultare da una forza diretta verso il basso sul bordo alveolare della mascella. È conosciuta anche come frattura di Guérin, o palato fluttuante, e coinvolge solitamente la porzione inferiore dell’apertura piriforme. La frattura si estende dal setto nasale ai bordi laterali dell’apertura piriforme, si dirige orizzontalmente al di sopra degli apici dentari, incrocia sotto la sutura zigomatico-mascellare e attraversa la sutura sfeno-mascellare fino ad interrompere i processi pterigoidei dello sfenoide. I sintomi di una LeFort I sono principalmente:

  • leggero gonfiore del labbro superiore,
  • ecchimosi presente nel fornice superiore sotto gli archi zigomatici,
  •  malocclusione,
  • mobilità dentaria.

È presente il segno di Guérin, caratterizzato da ecchimosi nella regione dei vasi palatini maggiori. Le fratture LeFort I possono essere quasi immobili, e si può percepire il caratteristico stridore solamente applicando una pressione sui denti dell’arcata superiore. La percussione dei denti dell’arcata superiore rivela un suono detto a pentola fessa.

Alcuni sintomi possono essere presenti sia nella LeFort I che nella LeFort II, come:

  • edema dei tessuti molli nel terzo medio del volto;
  • ecchimosi bilaterale circumorbitale;
  • emorragia bilaterale sottocongiuntivale;
  • epistassi;
  • rinorrea di liquido cerebrospinale;
  • diplopia;
  • enoftalmo.

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Frattura di LeFort II (frattura media o piramidale)

Frattura di LeFort II, detta anche media o piramidale, può risultare da un trauma alla mascella media o inferiore, e di solito coinvolge il bordo inferiore dell’orbita. Tale frattura ha una forma piramidale, e si estende dalla radice del naso, al livello, o appena al di sotto, della sutura naso-frontale, attraversa i processi frontali dell’osso mascellare, si dirige quindi lateralmente e verso il basso attraverso le ossa lacrimali e il pavimento inferiore dell’orbita, riaffiora attraverso o in vicinanza del forame infraorbitario ed inferiormente attraverso la parete anteriore del seno mascellare; procede quindi al di sotto dello zigomo, attraverso la fessura pterigomascellare per terminare sui processi pterigoidei dello sfenoide. I sintomi di una LeFort II sono principalmente:
  • gradino sul bordo infraorbitario;
  • porzione media del volto mobile;
  • anestesia o parestesia della guancia (da danno al nervo infraorbitario);
  • suono a pentola fessa.

Frattura di LeFort III (frattura alta, trasversale o disgiunzione cranio-facciale)

Frattura di LeFort III, detta anche alta, trasversale o anche disgiunzione cranio-facciale, coinvolge solitamente l’arco zigomatico. Può avvenire in seguito ad impatto sulla radice del naso o sulla parte superiore dell’osso mascellare. Questa frattura inizia presso la sutura fronto-mascellaree la naso-frontale, si estende posteriormente lungo la parete mediale dell’orbita attraverso il solco nasolacrimale e l’etmoide. Lo spessore dello sfenoide posteriormente di solito previene la continuazione della frattura nel canale ottico. La frattura prosegue quindi lungo il pavimento dell’orbita, lungo la fessura orbitaria inferiore e continua superiormente e lateralmente attraverso la parete laterale dell’orbita, attraverso la sutura zigomatico-frontale e l’arco zigomatico. All’interno del naso, un ramo della frattura si estende attraverso la base della lamina perpendicolare dell’etmoide, attraverso il vomere e verso i processi pterigoidei alla base dello sfenoide. Questo tipo di frattura predispone maggiormente il paziente alla rinorrea di liquido cerebrospinale rispetto agli altri due. I sintomi di una LeFort III sono principalmente:
  • morbidezza e separazione della sutura zigomatico-frontale;
  • allungamento del volto;
  • depressione dei livelli oculari;
  • enoftalmo;
  • incapacità a mantenere le palpebre aperte;
  • alterazione del piano occlusale.

Terapia delle fratture di LeFort

La terapia prevede la riduzione, la contenzione o interventi chirurgici di osteosintesi o cerchiaggio.

Quale medico si occupa delle fratture di LeFort?

La cura di questo tipo di frattura è principalmente deputato al chirurgo maxillo-facciale, un medico specializzato nella terapia chirurgica di un gran numero di traumi e lesioni che interessano bocca, mascella, mandibola, viso e collo. La cura di una frattura di LeFort, visto anche l’eventuale interessamento di palato, denti, encefalo e – in ultima istanza – le problematiche estetiche nel volto che determina, implica, nelle varie fasi dell’iter terapeutico, un team che comprende un gran numero di specialisti in vari campi sanitari, come neurologi, neurochirurghi, ortopedici, dentisti, otorinolaringoiatri, chirurghi plastici, fisiatri, fisioterapisti, logopedisti e psicologi.

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Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo
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Sostanze delle piante efficaci contro il mal di testa

MEDICINA ONLINE CEFALEA MAL DI TESTA EMICRANIA DIFFERENZE AURA SENZA AURA CERVELLO CERVELLETTO TESTA ENCEFALO SISTEMA NERVOSO CENTRALE PERIFERICO SNC SNP DONNA VOLTO TRISTE SAD GIRL HEADLe sostanze estratte da alcune piante sono efficaci contro la cefalea, è quello che emerge da una ricerca dell’Istituto per i sistemi agricoli e forestali del Mediterraneo e dell’Istituto di scienze neurologiche del CNR sui rimedi vegetali usati nella medicina popolare tra il XIX e il XX secolo. Circa l’80% presenta componenti in grado di contrastare i meccanismi alla base del mal di testa. Il 40% di queste piante era in uso già da circa 2000 anni. La ricerca è stata pubblicata sul Journal of Ethnopharmacology.

Girasole, sambuco ed artemisia

Molte le piante che contengono molecole con azione anti-infiammatoria e analgesica o comunque in grado di contrastare i meccanismi ritenuti alla base delle principali forme di cefalee. Componenti organici quali flavonoidi, terpenoidi e fenilpropanoidi sembrano poter bloccare, in vivo, i mediatori chimici coinvolti nell’insorgenza delle cefalee. Ad esempio, i diterpeni estratti dal girasole, dal sambuco e dall’artemisia agiscono sulle cavie come i FANS, i farmaci antiinfiammatori non steroidei che solitamente si assumono contro le cefalee, oltre che per ridurre lo stato infiammatorio in patologie articolari, reumatologiche e muscolo-scheletriche. Lo studio ha rivelato anche che circa il 42% delle piante utilizzate dalla medicina popolare italiana per la cura della cefalea era già in uso nel periodo tra il V secolo a.C. e il II d.C., come testimoniano tra gli altri Ippocrate e Plinio il Vecchio.

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Tronco cerebrale (mesencefalo, ponte e bulbo) anatomia e funzioni in sintesi

MEDICINA ONLINE SISTEMA NERVOSO ANATOMIA FUNZIONI CERVELLO CENTRALE PERIFERICO SIMPATICO PARASIMPATICO MIDOLLO SPINALE TRONCO ENCEFALICO CEREBRALE MESENCEFALO PONTE BULBO MIDOLLO ALLUNGATO.jpgIl tronco encefalico (anche chiamato “tronco cerebrale”) è una parte del sistema nervoso centrale (SNC) o – più precisamente – dell’encefalo costituita dal mesencefalo e dal romboencefalo. Il romboencefalo è a sua volta diviso in due parti:

  • metencefalo: composto da ponte di Varolio (o più semplicemente “ponte”) e cervelletto;
  • mielencefalo: composto dal midollo allungato (o “bulbo”).

Il tronco encefalico viene quindi ad essere formato da 3 segmenti che sono, dall’alto verso il basso:

  • mesencefalo (a sua volta diviso in tetto e tegmento);
  • ponte di Varolio (o ponte);
  • midollo allungato (o “bulbo”).

Il cervelletto, pur facendo parte del romboencefalo assieme al ponte, non è invece considerato parte del tronco encefalico. Più in basso il tronco encefalico, nella sua parte più inferiore (il midollo allungato) si continua col midollo spinale che, al contrario di quello che abbiamo visto fino ad ora, non è più considerato “encefalo” (ricordiamo infatti che l’encefalo si compone di cervello propriamente detto, cervelletto e tronco encefalico).

Funzioni del tronco encefalico

Il tronco encefalico è costituito da strutture molto complesse, deputate a svolgere innumerevoli funzioni e a regolarne tante altre, tutte fondamentali per la sopravvivenza dell’organismo, è infatti sede:

  • dei riflessi e del controllo di molti visceri;
  • dei centri che regolano il respiro da cui partono i segnali che garantiscono gli automatismi respiratori;
  • dei centri che regolano la temperatura corporea partono i segnali che mantengono costante la temperatura in modo da permettere tutti i processi biologici e chimici indispensabili per la vita;
  • dei centri che regolano la circolazione sanguigna.

Se questi centri vengono direttamente danneggiati – ad esempio nei traumi che coinvolgono la testa e la colonna vertebrale cervicale, volgarmente chiamati “rottura del collo” – le conseguenze sono sempre di estrema gravità al punto di condurre il paziente alla morte cerebrale o, nel caso in cui la lesione intervenga poco più in basso, a livello del midollo spinale, determinare tetraplegia e dipendenza da un respiratore automatico come accaduto ad esempio al famoso attore Christopher Reeve. Nel tronco encefalico la sostanza bianca e la sostanza grigia non si distinguono facilmente. Soprattutto nel ponte e nel bulbo le fibre formano la sostanza reticolare, dove si trovano i centri che regolano il ritmo sonno/veglia, la circolazione sanguigna e la respirazione.

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Sezioni del tronco encefalico

Mesencefalo

Il mesencefalo è la porzione più alta e breve del tronco encefalico essendo lunga in media 2 cm, è diviso in “tetto” e “tegmento” ed è contenuto come il resto del tronco encefalico nella fossa cranica posteriore. Nel mesencefalo vengono convenzionalmente distinte due parti, i peduncoli cerebrali, laterali e il tetto del mesencefalo tra essi compreso. I peduncoli cerebrali sono ulteriormente divisi dalla sostanza nera in una parte anteriore detta piede e in una parte posteriore detta parte tegmentale. A dividere tra loro i peduncoli si trova la fossa interpeduncolare, all’interno della quale scorre liquido cerebrospinale. Il nervo oculomotore esce tra i peduncoli, e quello trocleare è visibile arrotolato attorno l’esterno dei peduncoli. Il tetto del mesencefalo è invece diviso nei collicoli inferiori e superiori che insieme sono chiamati corpi o tubercoli quadrigemini e dall’area pretettale. Essi aiutano a decussare diverse fibre del nervo ottico, e a causa della loro sistemazione controlaterale si forma il chiasma ottico. Comunque alcune fibre mostrano una disposizione anche ipsilaterale, cioè corrono parallele sullo stesso lato senza decussare. Il tubercolo superiore è coinvolto nei movimenti saccadici dell’occhio, mentre quello inferiore è un punto di sinapsi per le informazioni sonore. Il nervo trocleare esce dalla superficie posteriore del mesencefalo, sotto al tubercolo inferiore. Anteriormente al tetto del mesencefalo decorre lo stretto canale detto acquedotto di Silvio, continuazione antero-superiore del quarto ventricolo, circondato dalla sostanza grigia periacqueduttale. Inferiormente al mesencefalo vi è il ponte.

Funzioni del mesencefalo e nervi cranici

Il mesencefalo è attraversato per tutta la sua lunghezza dalle fibre ascendenti e discendenti di numerose vie di collegamento tra centri nervosi superiori e inferiori. Esso inoltre è sede di nuclei motori e centro di regolazione e di integrazione di diverse funzioni nervose. I tubercoli quadrigemini anteriori appartengono alle vie ottiche e costituiscono centri di numerosi riflessi visivi (riflessi pupillari alla luce, riflessi motori a stimoli luminosi o visivi ecc.). Analoga funzione di centri riflessi hanno i tubercoli quadrigemini posteriori, che invece appartengono alle vie uditive. Nella profondità del mesencefalo sono contenuti i nuclei motori di alcuni nervi cranici: il nervo oculomotore comune (III paio) e il nervo trocleare (IV paio). Altre due formazioni di sostanza grigia sono invece centri del sistema motorio extrapiramidale: sono il nucleo rosso (così denominato perché in sezione presenta un colorito rosso bruno pallido) e la sostanza nera di Sommering, formazione allungata situata dorsalmente ai fasci di fibre dei peduncoli cerebrali formata da cellule nervose ricche di melanina.La sostanza grigia che circonda l’acquedotto di Silvio svolge probabilmente un ruolo nella percezione del dolore e quindi nella regolazione del tono affettivo tale attività si esplica forse tramite la liberazione di particolari mediatori chimici di natura polipeptidica detti encefaline ed endorfine, i quali hanno azione analgesica. Le cellule nervose disperse tra i fasci di fibre nella porzione centromediale del mesencefalo costituiscono la formazione reticolare, che si continua nel ponte e nel bulbo essa è collegata con molte altre parti del sistema nervoso centrale e costituisce un importante sistema di integrazione in grado di modulare i messaggi sensoriali, di regolare l’attività motoria dei centri spinali, il tono posturale e diverse funzioni vegetative, di controllare l’attività elettrica corticale e il ritmo sonno-veglia.

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Ponte di Varolio (o “ponte”)

Il ponte è una grossa protuberanza del tronco cerebrale, che costituisce parte del pavimento del quarto ventricolo cerebrale, e posteriormente si unisce con il cervelletto tramite il peduncolo cerebellare medio. Insieme al cervelletto, il ponte forma il metencefalo, ma è importante ricordare che il cervelletto NON fa parte del tronco encefalico. Il ponte di Varolio è convesso in senso trasversale e poco convesso in senso longitudinale. Il suo peso, variabile in base alla mole del cervelletto, è in media pari a 18 g, è alto 27 mm e largo 38 mm. Il suo nome deriva dal fatto che i peduncoli cerebrali, continuandosi verso il basso, vengono ricoperti ventralmente da una massa di fibre nervose trasversali provenienti dal cervelletto che attraversano come un ponte la linea mediana. Il ponte è situato tra il mesencefalo (posto più in alto, da cui è separato dal solco ponto-mesencefalico) e il bulbo (posto più in basso, da cui è separato dal solco bulbo-pontino).

Funzioni del ponte

Le funzioni del ponte sono molto importanti sia per attività accessorie di minore importanza, sia per il mantenimento vitale dell’organismo. Nel piede trovano posto i nuclei pontini, formanti le vie corticopontine che, a loro volta, innervano il cervelletto nelle vie pontocerebellari. I nuclei pontini, inoltre, sono connessi ad altri centri nervosi, anche a livello del bulbo. Il ponte ha un ruolo attivo nel mantenimento dello sguardo su una posizione fissa anche al variare dell’inclinazione del cranio. Questa particolarità deriva dalla presenza di tre fasci, chiamati longitudinale e mediale, tettospinale e tegmentale che controllano la muscolatura oculare modulando i dovuti aggiustamenti quando il soggetto muove tridimensionalmente il cranio. Un altro, importante, compito del ponte è relativo al controllo della respirazione; l’organo accoglie, difatti, dei centri nervosi che modulano la respirazione.

Nervi emergenti del ponte

Dal ponte emergono quattro paia di nervi cranici:

  • V nervo (trigemino);
  • VI nervo (abducente);
  • VII nervo (faciale).

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Bulbo (o “midollo allungato”)

Il midollo allungato o bulbo corrisponde al mielencefalo ed è la parte più inferiore dell’intero tronco cerebrale, rappresentando il confine tra encefalo e midollo spinale, che gli fa seguito in basso attraverso il canale vertebrale. A livello del bulbo si incrociano le vie piramidali. Contiene centri per la regolazione delle funzioni viscerali respirazione, pressione sanguigna.

Porzione media del bulbo

In sezione la forma della porzione media del bulbo ricorda quella di una farfalla a causa della comparsa posteriormente della cavità nota come quarto ventricolo e per l’approfondirsi dei solchi antero-laterali a causa della comparsa dell’oliva. Il cordone anteriore della sostanza bianca è ancora una volta costituito quasi esclusivamente dalle piramidi che contengono il fascio corticospinale che decussa a livello del bulbo inferiore. Anteriormente a esse si possono distinguere i piccoli nuclei arcuati e le fibre arciformi esterne. Posteriormente a esse vi è il lemnisco mediale, originatosi dalle fibre arciformi interne, assoni di neuroni del nucleo cuneato e del nucleo gracile. Lateralmente al lemnisco mediale vi è il nucleo olivare accessorio mediale, dalla forma ondulata. Posteriormente al lemnisco mediale decorre il fascicolo longitudinale mediale e posteriormente a questo il fascio tettospinale. I nuclei dei nervi cranici sono spostati posteriormente dal lemnisco mediale e si dispongono anteriormente al margine del quarto ventricolo che costituisce la caratteristica più posteriore di questo livello del bulbo ed è triangolare in sezione, con la base posteriore e l’apice anteriore. Sulla parete posteriore del quarto ventricolo vi sono i plessi corioidei. Sul margine anteriore del quarto ventricolo, in direzione mediolaterale si trovano il nucleo del nervo ipoglosso, che invia le sue fibre antero-lateralmente, separando le piramidi dall’oliva, il nucleo motore dorsale del vago, che a sua volta invia le sue fibre antero-lateralmente separando l’oliva dal tratto spinale e dal nucleo del trigemino, e infine, il più laterale, è il nucleo del tratto solitario con il tratto solitario stesso. Tra le radicole dei nervi ipoglosso e vago compare il nucleo olivare inferiore, dalla forma convoluta, con l’ilo rivolto postero-medialmente, supero-medialmente a esso compare anche il nucleo olivare accessorio superiore mentre superiormente permangono il nucleo ambiguo e più lateralmente il fascio spinotalamico e il fascio spinoreticolare. Superiormente alle fibre in uscita dal bulbo del nervo vago si trova il tratto spinale del nervo trigemino con il suo nucleo, lateralmente a esso il peduncolo cerebellare inferiore e superiormente il nucleo cuneato (mediale) e il nucleo cuneato accessorio (laterale). Dal nucleo cuneato accessorio hanno origine le fibre ascendenti che costituiscono il fascio cuneocerebellare che si portano all’interno del peduncolo cerebellare inferiore.

Porzione superiore del bulbo

La porzione superiore del bulbo in sezione ha una forma a farfalla ancora più accentuata rispetto alla porzione media, dal momento che il quarto ventricolo si allarga, estendendo quindi la porzione posteriore (che si sposta lateralmente da ambo le parti) che risulta doppiamente larga rispetto alla anteriore. La parte anteriore a questo livello è formata al centro dalle piramidi che contengono il fascio corticospinale e tutt’attorno alle piramidi numerosi nuclei arcuati, dei nuclei pontini ectopici. Postero-lateralmente alle piramidi si trova il nucleo olivare inferiore dell’oliva e lateralmente a questo decorre il fascio spinotalamico insieme al fascio spinoreticolare. Posteriormente alle piramidi vi sono i nuclei del rafe fiancheggiati da ambo le parti dal lemnisco mediale anteriormente e dal fascicolo longitudinale mediale posteriormente. Posteriormente al nucleo olivare inferiore vi è il fascio tegmentale centrale.

Postero-lateralmente a questo il tratto spinale del trigemino e il nucleo spinale del trigemino. Lateralmente al tratto spinale del trigemino compare il nucleo cocleare anteriore, che riceve fibre dal nervo statoacustico (VIII). A questo livello esce anche il nervo glossofaringeo (IX), anteriormente allo statoacustico. Posteriormente al nucleo cocleare anteriore, tondeggiante, vi è l’arcuato nucleo cocleare dorsale, che segue il margine postero-laterale del bulbo; tra i due è compreso il peduncolo cerebellare inferiore. La formazione reticolare riempie gli spazi centrali del bulbo, appena lateralmente al fascicolo longitudinale mediale, ai nuclei del rafe e al lemnisco mediale. Anteriormente alla parete anteriore del quarto ventricolo compaiono, in direzione medio-laterale, il nucleo vestibolare laterale (di Deiters) e il nucleo vestibolare inferiore. Il nucleo vestibolare laterale è l’origine del tratto vestibolo spinale laterale.

Funzioni del bulbo

Dal bulbo passano le informazioni inerenti al gusto, al tatto e principalmente all’udito. Vi hanno sede i centri bulbari della respirazione, bersaglio di svariate sostanze quali l’eroina e numerosi farmaci come gli antidepressivi, i sonniferi e i tranquillanti che inibiscono i centri respiratori. Presenta al suo interno anche il centro vasomotore responsabile principale del controllo del tono muscolare dei vasi, della frequenza cardiaca, del volume-sistole e quindi della pressione sanguigna. Il midollo allungato, assieme al ponte di Varolio controlla il pH del sangue. Nel caso in cui questo dovesse diventare troppo basso (a causa dell’eccessiva formazione di acido carbonico, dovuta al legame tra anidride carbonica e acqua) queste due regioni del cervello inviano uno stimolo di contrazione ai muscoli intercostali e al diaframma.

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Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo
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Differenza tra proencefalo, mesencefalo, romboencefalo, telencefalo, diencefalo

MEDICINA ONLINE SISTEMA NERVOSO ANATOMIA DIENCEFALO MESENCEFALO ROMBOENCEFALO TELE CERVELLO CENTRALE PERIFERICO SIMPATICO PARASIMPATICO MIDOLLO SPINALE TRONCO ENCEFALICO CEREBRALE MESENCL’anatomia macroscopica del sistema nervoso può essere a volte difficile da capire, specie per i giovani studenti che tendono a fare confusione tra vari termini che si somigliano tra loro. Cerchiamo oggi di fare chiarezza con uno schema sintetico e di facile comprensione.

Il sistema nervoso umano è diviso in due parti fondamentali:

  • il sistema nervoso centrale (SNC);
  • il sistema nervoso periferico (SNP) diviso in sistema motorio e sensoriale, quest’ultimo suddiviso a sua volta in somatico e autonomo (l’autonomo ancora diviso in sistema simpatico e sistema parasimpatico).

Il sistema nervoso centrale è a sua volta diviso in due parti fondamentali:

  • l’encefalo posto nella scatola cranica;
  • il midollo spinale situato nel canale vertebrale.

L’encefalo è virtualmente diviso dal midollo spinale tramite un piano convenzionale passante subito sotto la decussazione delle piramidi. Molti usano le parole “encefalo” e “cervello” come sinonimi, ma ciò è un errore, in quanto il cervello propriamente detto è solo una parte dell’encefalo. L’encefalo (anche chiamato “proencefalo”, “prosencefalo” o “cerebro”) è infatti costituito da tre parti fondamentali:

  • cervello: a sua volta diviso in telencefalo e diencefalo;
  • tronco encefalico: costituito da mesencefalo e romboencefalo;
  • cervelletto.

Il tronco encefalico (anche chiamato “tronco cerebrale”) è quindi quella parte dell’encefalo costituita dal mesencefalo e dal romboencefalo. Il romboencefalo è a sua volta diviso in due parti:

  • metencefalo: composto da ponte di Varolio (o più semplicemente “ponte”) e cervelletto;
  • mielencefalo: composto dal midollo allungato (o “bulbo”).

Il tronco encefalico viene quindi ad essere formato da 3 segmenti che sono, dall’alto verso il basso:

  • mesencefalo (a sua volta diviso in tetto e tegmento);
  • ponte di Varolio (o ponte);
  • midollo allungato (o “bulbo”).

Il cervelletto, pur facendo parte del romboencefalo assieme al ponte, non è invece considerato parte del tronco encefalico.

Più in basso il tronco encefalico, nella sua parte più inferiore (il midollo allungato) si continua col midollo spinale che, al contrario di quello che abbiamo visto fino ad ora, non è “encefalo”.

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Per quali motivi una persona potrebbe desiderare di morire?

MEDICINA ONLINE TRISTE CERVELLO TELENCEFALO MEMORIA EMOZIONI CARATTERE ORMONI EPILESSIA STRESS RABBIA PAURA FOBIA SONNAMBULO ATTACCHI PANICO ANSIA VERTIGINE LIPOTIMIA IPOCONDRIA PSICOLOGIA DEPRESSIONE VERTIGINE DONNAIl suicidio è a volte un atto impulsivo, scatenato da un aumento improvviso dell’ansia e della disperazione, causato da particolari situazioni e circostanze, mentre altre volte può essere un atto meditato a lungo e visto come l’unica situazione possibile ad una serie di eventi che il soggetto vede come gravi ed irrimediabili. La domanda che ci è stata posta oggi da un giovane lettore ed alla quale cercheremo di dare risposta è la seguente:

“per quali motivi una persona potrebbe desiderare di suicidarsi?”

Caro lettore, i motivi per desiderare la morte sono virtualmente infiniti, come infinito è l’abisso in cui può trovarsi l’animo umano in determinate condizioni, anche perché il destino ha davvero più fantasia di noi e ci si può ritrovare in situazioni drammatiche nell’arco di pochi secondi, insospettabili fino ad un minuto prima. Una mamma tiene in braccio il proprio figlio neonato, gli cade per terra ed il bimbo sbatte la testa e muore: il suicidio non potrebbe apparire tra le possibilità che la madre disperata prenderà in considerazione nei minuti seguenti, nonostante non avesse mai pensato in vita sua di togliersi la vita? In altri casi il suicidio è meno “impulsivo”: appare come l’unica possibilità per sfuggire ad una realtà che non si riesce più a sopportare, magari dopo averci pensato per lunghi periodi. Ci sono innumerevoli situazioni ed eventi che possono spingere più frequentemente un individuo a metter fine alla propria esistenza o comunque a provare a farlo, come ad esempio:

  • una cattiva notizia (come un lutto improvviso, un divorzio, un licenziamento, un aborto, la fine di un rapporto amoroso…);
  • una malattia terminale: la notizia di un cancro all’ultimo stadio può ad esempio far desiderare il suicidio, ma anche malattie fortemente debilitanti come l’AIDS possono instillare sentimenti suicidari;
  • una malattia che determina immobilità per il resto della vita, ad esempio paraplegia o tetraplegia;
  • patologie di interesse psichiatrico, come la depressione o la schizofrenia, possono aumentare il rischio di suicidio;
  • vivere un momento difficile, ad esempio a causa del bullismo a scuola, o perché i propri genitori vanno contro alla proprio omosessualità, o per via dei debiti, o perché si è subito uno sfratto, o perché si hanno scarsi risultati a scuola o all’università, oppure perché si subisce mobbing sul lavoro, o perché si è sommersi dai debiti;
  • motivi religiosi o soprannaturali, come ad esempio il voler raggiungere presto l’aldilà, il volersi reincarnare in un altro essere vivente;
  • il voler immolare la propria vita per un ideale politico e/o religioso;
  • il sentirsi non capiti dai propri genitori o dai propri coetanei;
  • la voglia di inviare una richiesta di aiuto;
  • l’aver compiuto un gesto grave, che può essere “perdonato” solo auto-infliggendosi la morte;
  • un modo per smettere di provare sofferenza fisica e/o psicologica non più sopportabile;
  • un modo di punire determinate persone, ad esempio i genitori.

In generale un suicidio è generalmente uno strumento usato per trovare una sorta di “controllo” di una situazione che in quel momento sta sfuggendo di mano, ad esempio l’unico modo alla nostra portata per risolvere un dato problema che non siamo riusciti a risolvere in altri modi. Un tentativo di suicidio non esprime necessariamente la volontà reale di morire: spesso è solo un atto che serve a richiamare l’attenzione su di sé, anche se non di rado quelli che dovevano, nelle intenzioni del soggetto, essere “solo” dei tentativi di suicidio, si trasformano in suicidi veri e propri, ad esempio perché la persona ha sottovalutato gli effetti di una emorragia auto-inflitta tagliandosi le vene.

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Suicidio: i segnali per capire chi si vuole suicidare

MEDICINA ONLINE DEPRESSIONE TESTIMONIANZA RACCONTO FRASI AFORISMI TRISTEZZA SOLITUDINE TRISTE VITA SPERANZA MORTE MALATTIA SENTIRSI SOLI lonely girl crowdVi anticipo che – purtroppo – non esiste nessun segnale “certo” che una persona abbia intenzione o si stia per suicidarsi. Persone sorridenti ed all’apparenza felici, possono in realtà nascondere all’interno ansia e dolori molto intensi. Il suicidio è inoltre spesso un atto impulsivo, scatenato da un aumento improvviso dell’ansia e della disperazione, causato da particolari situazioni e circostanze. Può capitare ad esempio che una donna che non abbia mai avuto nessun problema di interesse psichiatrico (ad esempio depressione) né che abbia mai avuto in tutta la sua vita nessun idea suicidaria, tenti o realizzi il suicidio nell’apprendere una notizia tragica ed improvvisa, come la morte di un figlio, specialmente se tale notizia viene appresa in certe circostanze, ad esempio mentre è da sola a casa e non c’è nessuno a confortarla, oppure si trova in circostanze che possono indirettamente favorire l’idea suicidaria, ad esempio l’abitare in un piano alto di un palazzo può suggerire alla donna di lanciarsi nel vuoto per evitare di sentire un dolore insopportabile.

Non tutti i suicidi sono imprevedibili

Non tutti i suicidi sono tuttavia del tutto imprevedibili. Un soggetto che ha intenzioni suicidarie – reali o che si limitano alla fantasia – a causa di disagi cronici come ad esempio il subire atti di bullismo nell’ambiente scolastico –  lascia spesso trapelare nel tempo dei segnali che, se ben interpretati, possono permettere a genitori, parenti ed amici di intuire le intenzioni del soggetto e mettere in pratica delle misure che possano impedire l’insano gesto ed eventualmente aiutarlo a superare il momento di difficoltà.

I segnali dell’intenzione suicidaria

Quali possono essere i segnali d’allarme che fanno capire che una persona cara sta pensando al suicidio?

  • tende a parlare di suicidio o della morte in generale;
  • dice di non avere più obiettivi nella vita o che nulla gli interessa più;
  • tende all’apatia o a “lasciarsi andare”;
  • ha poca reattività agli eventi piacevoli o spiacevoli;
  • parla di “andarsene”, di “fare un viaggio lungo” in posti non ben precisati;
  • regala improvvisamente quello che possiede agli altri (soldi, oggetti…);
  • manifesta sentimenti quali disperazione o senso di colpa;
  • subisce spesso umiliazioni in pubblico;
  • la mattina preferisce rimanere a letto e non ha voglia di far nulla;
  • ha da poco avuto notizie spiacevoli o tragiche, come un lutto, un licenziamento o uno sfratto;
  • non ha voglia di uscire né di avere a che fare con familiari o amici;
  • smette improvvisamente di partecipare alle sue normali attività o di dedicarsi ai suoi hobby;
  • cambia rapidamente abitudini alimentari;
  • ha ritmi sonno-veglia alterati, ad esempio insonnia e inversione dei ritmi circadiani (sta sveglia di notte e dorme di giorno);
  • manifesta comportamenti autodistruttivi (ad esempio usa droghe o beve alcolici);
  • ha comportamenti autolesionistici (ad esempio compie atti dove la sua vita è in pericolo o si è procurato volontariamente delle lesioni fisiche).

Ovviamente l’avere uno o più di tali comportamenti non significa necessariamente che una persona stia pensando al suicidio: queste sono solo indicazioni generali.

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Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo
Direttore dello Staff di Medicina OnLine

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Metodi infallibili per capire se una persona ti sta mentendo

MEDICINA ONLINE GELOSIA UOMO EGOISTA SAD COUPLE AMORE DONNA PENE EREZIONE IMPOTENZA DISFUNZIONE ERETTILE VAGINA SESSULITA SESSO COPPIA TRISTE GAY ANSIA JEALOUS LOVE COUPLE FRINEDS LOVERTutti noi abbiamo avuto a che fare con qualcuno che ci ha mentito e quando lo abbiamo scoperto ci siamo sentiti veramente male: perché non imparare quindi a smascherare facilmente i bugiardi? Seguite i nostri consigli e ci riuscirete!

Individuare le bugie nel viso e negli occhi

Cerca le microespressioni 

Sono quelle espressioni facciali che compaiono sul volto di una persona per una frazione di secondo e rivelano le sue vere emozioni, sotto il velo di menzogna. Alcune persone riescono a riconoscerle naturalmente, ma tutti possono imparare a individuarle. Di solito, le persone che mentono mostrano microespressioni di disagio, caratterizzate dalle sopracciglia che si alzano verso il centro della fronte, provocando la comparsa di rughe.

Nota se la persona si tocca il naso o si copre la bocca

Le persone hanno la tendenza a toccarsi di più il naso quando mentono. Questo forse è dovuto alla scarica di adrenalina nei capillari del naso, che provoca prurito. Chi mente, spesso si copre la bocca con le mani oppure le tiene vicine a essa, come se volesse nascondere le bugie che sta per dire. Se la bocca del tuo interlocutore sembra tesa e le sue labbra sono arricciate, probabilmente è nervoso.

Nota i movimenti degli occhi della persona

Spesso puoi capire se una persona sta cercando di ricordare o inventare qualcosa sulla base dei suoi movimenti degli occhi. Quando ricordiamo un dettaglio, i nostri occhi si muovono in alto e a sinistra; quando invece inventiamo qualcosa, gli occhi si muovono in alto e a destra (per i mancini vale l’opposto). Le persone hanno anche la tendenza a sbattere le palpebre più rapidamente quando mentono. Un altro segnale di falsità, più comune negli uomini che nelle donne, è strofinarsi gli occhi. Osserva le palpebre: quando una persona vede o sente qualcosa con cui non è d’accordo, spesso chiude le palpebre più a lungo di quanto fa normalmente. Questo può essere un cambiamento quasi impercettibile, perciò devi conoscere le abitudini di chi stai esaminando per fare un confronto accurato. Se porta le mani o le dita agli occhi, probabilmente è un altro segnale che sta cercando di “bloccare” la verità. Fai attenzione quando cerchi di valutare la veridicità di un’affermazione sulla base dei soli movimenti degli occhi. Degli studi scientifici recenti hanno fatto emergere dei dubbi sull’ipotesi che guardare in una direzione specifica sia un chiaro indicatore di una menzogna. Molti scienziati ritengono che la direzione degli occhi sia un segnale poco rilevante dal punto di vista statistico per stabilire la sincerità di un’affermazione

Non usare il contatto visivo o la mancanza di esso come unico indicatore per riconoscere una bugia

Contrariamente a quanto si crede, i bugiardi non evitano sempre il contatto visivo. Le persone possono distogliere lo sguardo naturalmente e osservare oggetti inanimati per riuscire a concentrarsi e ricordare. Un bugiardo potrebbe guardarti volontariamente negli occhi per sembrare più sincero; è possibile allenarsi in questa tecnica fino a superare ogni disagio e usarla come metodo per “provare” di dire la verità. In effetti, è stato dimostrato che alcuni bugiardi hanno la tendenza a guardare di più le persone negli occhi, consci del fatto che gli investigatori considerano spesso la mancanza di contatto visivo come segnale sospetto. Per questo, devi considerare che una persona che distoglie lo sguardo sta semplicemente dimostrando il proprio disagio perché deve rispondere a una domanda difficile.

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Individuare le bugie nelle risposte verbali

Fai attenzione alla voce della persona

Si tratta di un buon indicatore di sincerità. Il tuo interlocutore potrebbe incominciare improvvisamente a esprimersi più rapidamente o più lentamente del normale, oppure la tensione potrebbe portarlo ad alzare il tono o a parlare in modo incerto. Anche chi balbetta o si mangia le parole potrebbe mentire.

Fai attenzione ai dettagli esagerati

Nota se una persona ti sembra raccontare troppi particolari, specie se non li hai richiesti e specie se lo fa in modo rapido e concitato. Troppi dettagli possono indicare quanto una persona desideri disperatamente farti credere a ciò che dice, specie se normalmente è molto “povera” di descrizioni approfondite. Sia raccontare pochi particolari evasivi, che raccontarne troppi e iper-particolareggiati… è sospetto.

Considera le reazioni emotive impulsive

Il tempismo e la durata di una reazione sono spesso fuori luogo quando una persona mente. Questo perché ha provato già la sua risposta (o si aspetta di ricevere domande) oppure perché è disposta a dire qualunque cosa pur di riempire il silenzio. Se poni una domanda a qualcuno e la sua risposta arriva appena hai finito di parlare, c’è la possibilità che stia mentendo. Questo perché i bugiardi spesso provano in anticipo le loro risposte o pensano già a cosa dire per levarsi un peso. Un altro segno rivelatore è l’omissione di particolari rilevanti sui tempi, ad esempio: “Sono andato al lavoro alle 8:00 e quando sono tornato a casa alle 17:00, l’ho trovato morto”. In questo esempio, tutto ciò che è accaduto tra le azioni descritte è stato tralasciato.

Fai molta attenzione alla reazione di una persona alle tue domande

Chi dice la verità non sente il bisogno di difendersi, perché non ha niente da nascondere. Chi mente, invece, può provare a compensare per il proprio inganno andando all’attacco, deviando la discussione o usando altre tattiche di stallo. Chi è sincero spesso risponde con spiegazioni ancora più dettagliate alle espressioni di incredulità di chi ascolta la sua storia. Chi invece cerca di ingannare non è pronto a rivelare molto altro, ma continua a ripetere ciò che ha già detto. Ascolta e cerca delle brevi esitazioni nelle risposte. Una risposta sincera arriva rapida alla memoria. Le bugie richiedono una veloce revisione mentale delle altre menzogne che sono state dette per evitare incongruenze e inventare nuovi dettagli. Nota che quando le persone guardano verso l’alto per ricordare, non significa che stanno mentendo — può essere il loro istinto naturale.

Fai attenzione all’uso delle parole del tuo interlocutore

Le espressioni verbali possono darti degli indizi per capire se una persona sta mentendo. Questi indizi includono:

  • Ripetere le tue esatte parole quando risponde a una domanda.
  • Tattiche di stallo, come chiedere che una domanda sia ripetuta. Altre strategie includono dire che si tratta di un’ottima domanda, usare parole e frasi come “In pratica…” o “Ciò che è accaduto è…”, dire che non è possibile rispondere alla domanda con un semplice sì o no, oppure risposte conflittuali quali “Dipende da cosa intendi per X” oppure “Dove hai saputo questa informazione?”.
  • Evitare di usare abbreviazioni e scandire con freddezza ogni parola. Questi sono tentativi da parte del bugiardo di far capire chiaramente, oltre ogni dubbio, ciò che sta dicendo.
  • Pronunciare frasi convolute che non hanno senso; i bugiardi spesso si fermano a metà delle frasi, ripartono e non finiscono i concetti che esprimono.
  • Usare l’umorismo e il sarcasmo per evitare l’argomento.
  • Usare frasi come “A essere sincero”, “Francamente”, “Per essere del tutto sincero”, “Sono stato educato a non mentire mai”, ecc. Queste espressioni possono essere segnali di malizia.
  • Rispondere troppo rapidamente con un’affermazione negativa. Ad esempio rispondere a “Hai lavato male queste tazzine?” con “No, non ho lavato male quelle tazzine”, come tentativo di evitare di ritardare la propria difesa.

Nota quando una persona ripete delle frasi

Se il sospetto usa quasi sempre le stesse parole, probabilmente sta mentendo. Quando qualcuno inventa una bugia, spesso cerca di ricordare una frase che sembri convincente. Quando gli sarà chiesto di spiegare nuovamente la situazione, il bugiardo userà ancora la stessa frase “convincente”.

Nota i salti a metà di una frase

Questo avviene quando un astuto bugiardo tenta di distogliere l’attenzione da sé interrompendosi a metà di una frase e parlando di qualcos’altro. Il tuo interlocutore potrebbe cercare di cambiare argomento in questo modo intelligente: “Stavo andando — ehi, hai un nuovo taglio di capelli?” Fai particolare attenzione ai complimenti. I bugiardi sanno che le persone reagiscono bene ai complimenti e che spesso grazie ad essi possono evitare un interrogatorio. Fai attenzione a chi ti rivolge un apprezzamento inatteso.

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Individuare le bugie grazie al linguaggio non verbale

Controlla la sudorazione

Le persone hanno la tendenza a sudare di più quando mentono. In effetti, la misurazione del sudore prodotto è uno dei segnali rilevati dal test del poligrafo (la “macchina della verità” che si vede in molti film) per determinare se una persona sta mentendo. Considera però che, se preso da solo, questo fattore non è un segnale inequivocabile di una bugia. Alcune persone possono iniziare a sudare molto perché sono nervose, sono timide o soffrono di altre condizioni che le portano a sudare più del normale. Si tratta di un indicatore da valutare insieme a molti altri segnali, come tremolio, arrossamento e difficoltà a deglutire

Osserva quando la persona annuisce

Se il tuo interlocutore annuisce o scuote la testa in contrasto con ciò che sta dicendo, questo può essere un segnale rivelatore. Questo particolare comportamento è detto “incongruenza”. Ad esempio, potrebbe dire “Ho pulito quelle tazzine benissimo” mentre scuote la testa, rivelando che in realtà quelle tazzine sono state appena sciacquate. Solo le persone bene addestrate sono in grado di evitare questo errore inconscio e tale risposta fisica rivela spesso la verità. Inoltre, una persona potrebbe esitare prima di annuire quando risponde. Chi dice la verità spesso annuisce per sostenere la propria affermazione nello stesso momento in cui la pronuncia; chi cerca di ingannarti, invece, può esitare.

Fai attenzione ai movimenti delle mani

Spesso chi mente giocherella con il proprio corpo o con oggetti casuali intorno a sé. Questo comportamento nasce dalle energie nervose prodotte dalla paura di essere scoperti. Per rilasciare questa tensione, i bugiardi spesso toccano la propria sedia, un fazzoletto o una parte del corpo.

Osserva il livello di imitazione

Le persone hanno la tendenza naturale a imitare i comportamenti di coloro con i quali interagiscono. Si tratta di un modo per stabilire un rapporto e dimostrare il proprio interesse. Quando una persona mente, potrebbe smettere di imitarti perché si sta concentrando sul creare una realtà fittizia. Ecco alcuni esempi di questo atteggiamento che possono suggerirti che qualcosa non va:

  • Inclinarsi indietro. Quando una persona dice la verità o non ha niente da nascondere, spesso si sporge verso chi la ascolta. Un bugiardo, invece, resta spesso seduto indietro, perché non vuole rivelare più informazioni di quanto sia necessario. Inclinarsi indietro può anche indicare disprezzo o disinteresse. La persona vuole uscire dalla situazione in cui si trova.
  • Le persone che dicono la verità spesso imitano i movimenti della testa e i gesti del corpo di chi li ascolta, per creare un legame; invece, chi cerca di ingannarti potrebbe essere riluttante a farlo, perciò, se noti questo particolare, il tuo interlocutore forse cerca di nascondere qualcosa. Potresti persino notare un’azione volontaria per spostare una mano in una certa posizione o per girarsi in un’altra direzione.

Osserva la gola della persona

Chi mente prova spesso a lubrificare la gola deglutendo, ingoiando la saliva o schiarendosi la voce. Il nervosismo stimola la produzione di adrenalina, che provoca un aumento della salivazione. Quando la persona sente troppa saliva in bocca, potrebbe deglutire. Quando la saliva non è più così abbondante, potrebbe schiarirsi la voce.

Controlla la respirazione della persona

Chi mente ha la tendenza a respirare velocemente, con una serie di brevi respiri seguiti da uno più profondo. Può anche avere la bocca secca (e per questo schiarirsi la voce), perché si sente stressato, ha il battito cardiaco accelerato e, di conseguenza, ha bisogno di più aria nei polmoni.

Nota i movimenti di altre parti del corpo

Osserva le mani, le braccia e le gambe della persona. In una situazione rilassata, le persone si sentono a proprio agio e riempiono molto spazio con movimenti ampi di braccia e mani, oppure allargando le gambe. Chi mente invece ha la tendenza a compiere movimenti limitati, rigidi e vicini al corpo. Potrebbe toccarsi il volto, le orecchie o la nuca con le mani. Le braccia conserte, le gambe incrociate e la mancanza di movimenti delle mani sono segnali di una persona che non vuole rivelare informazioni. I bugiardi spesso evitano di gesticolare con le mani come fanno normalmente. Con alcune eccezioni, quasi tutti i bugiardi evitano di indicare, di esporre i palmi aperti e di unire le dita a triangolo, ecc. Controlla le nocche. I bugiardi che stanno fermi spesso stringono i lati della propria sedia o un altro oggetto fino a far diventare bianche le nocche, senza neppure rendersene conto. I bugiardi spesso sistemano il proprio aspetto, ad esempio giocando con i capelli, aggiustandosi la cravatta o toccando nervosamente la manica della camicia. Due eccezioni da ricordare:

  • I bugiardi possono tenere volontariamente una postura rilassata per apparire a proprio agio. Sbadigliare e mostrarsi annoiati possono essere segnali di una persona che cerca di essere troppo naturale per nascondere la verità. Solo perché una persona sembra rilassata, non significa che non stia mentendo.
  • Ricorda che questi segnali possono indicare nervosismo e non malizia. Non sempre il tuo interlocutore è agitato perché sta mentendo.

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Individuare le bugie con un “interrogatorio”

Non farti trarre in inganno

Pur se è possibile capire quando una persona mente o è disonesta, partiamo dal fatto che però è anche possibile vedere un inganno dove questo non è presente. Molti fattori possono dare l’impressione che una persona stia mentendo, quando, in realtà, i segnali che vedi possono essere provocati da imbarazzo, timidezza, vergogna o senso di inferiorità. Chi è sotto stress può spesso sembrare un bugiardo, perché alcune manifestazioni della tensione imitano gli indicatori delle menzogne. Per questa ragione è importante formulare la propria valutazione sulla sincerità di una persona su una serie di comportamenti ingannevoli e non su un solo segnale rivelatore.

Considera il contesto

Quando analizzi il linguaggio del corpo, le risposte verbali e gli altri segnali che indicano che una persona sta mentendo, valuta i seguenti fattori:

  • La persona è generalmente stressata, non solo a causa della situazione in cui si trova?
  • Sono coinvolti dei fattori culturali? Forse il comportamento della persona è appropriato in una cultura, ma è considerato disonesto in un’altra.
  • Hai dei pregiudizi nei confronti della persona? Vuoi che questa persona menta? Fai attenzione a non cadere in questa trappola!
  • La persona ha dei precedenti di disonestà? Ha esperienza nel mentire?
  • La persona ha un buon motivo per mentire?
  • Sei abile nell’individuare le bugie? Hai considerato l’intero contesto e non ti sei focalizzato solo su uno o due possibili indicatori

Trova il tempo per stabilire un rapporto con il presunto bugiardo e per creare un’atmosfera rilassata

Per farlo, non dare l’impressione di avere dei sospetti nei suoi confronti e impegnati a imitare il suo linguaggio del corpo e il suo ritmo di conversazione. Quando gli fai delle domande, comportati in modo comprensivo e non aggressivo. Questo approccio ti aiuterà a far abbassare la guardia al tuo interlocutore e a interpretare con più chiarezza i suoi comportamenti.

Stabilisci un riferimento di base

Devi capire come si comporta una persona quando non mente; questo ti sarà utile per capire se il tuo interlocutore si comporta in modo diverso da come fa normalmente. Inizia facendo la sua conoscenza e continua da lì – le persone spesso rispondono con sincerità alle domande semplici su di loro. Se conosci già la persona con cui stai parlando, per creare un riferimento puoi porle delle domande di cui sai già la risposta.

Impara a individuare i tentativi di deviazione

Di solito, quando una persona mente, racconta storie vere, ma che non rispondono direttamente alla tua domanda. Se la risposta del tuo interlocutore alla domanda “Hai mai picchiato tua moglie?” è “Amo mio moglie, perché dovrei picchiarla?”, il sospetto sta tecnicamente dicendo la verità, ma sta evitando di rispondere alla tua domanda originaria. Questo può indicare che sta mentendo o che sta cercando di nascondere la verità.

Chiedi alla persona di ripetere la sua versione dei fatti da capo

Se non sei sicuro che qualcuno sia sincero, chiedigli di ripetere la sua storia molte volte. È difficile tenere traccia delle informazioni inventate: durante la ripetizione della storia, un bugiardo spesso dice qualcosa di incoerente, di falso o che rivela il suo inganno. Chiedi alla persona di raccontare la sua storia al contrario. Questo è molto difficile da fare, soprattutto quando è importante non perdere dei dettagli. Persino un bugiardo professionista può avere difficoltà a non tradirsi.

Osserva il presunto bugiardo con uno sguardo incredulo

Se sta mentendo, in breve tempo si sentirà a disagio. Se invece ti sta dicendo la verità, spesso proverà rabbia o frustrazione (terrà le labbra unite, le sopracciglia abbassate, le palpebre superiori tese e abbassate).

Usa il silenzio

È molto difficile per un bugiardo evitare di riempire il silenzio. Vuole convincerti che le menzogne che ha detto sono vere; non parlando non gli permetti di capire se hai abboccato alla sua storia. Essendo paziente e restando in silenzio, spingerai molte persone disoneste a parlare, aggiungendo dettagli alla propria storia e magari tradendosi, senza neppure dover fare alcuna domanda! I bugiardi cercano di capire se credi a ciò che hanno detto. Se non mostrerai alcun segnale degno di nota, li metterai a disagio. Le persone più brave ad ascoltare evitano di interrompere il proprio interlocutore, un’ottima tecnica per lasciare che lui racconti tutta la sua storia. Esercitati a non interrompere gli altri se hai la tendenza a farlo; questo ti aiuterà non solo a individuare le menzogne, ma anche a migliorare le tue capacità di ascolto.

Approfondisci quanto viene detto

Se ne hai la possibilità, controlla la veridicità di ciò che sostiene il bugiardo. Un abile bugiardo può inventare delle ragioni per le quali non dovresti parlare con la persona che può confermare o negare la sua storia. Probabilmente anche quelle sono menzogne, perciò può valere la pena di superare la tua riluttanza e chiedere informazioni alla persona in questione. Dovresti controllare sempre tutti i fatti che puoi verificare.

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Consigli per smascherare i bugiardi

  • Guarda programmi televisivi come il telefilm Lie to Me per fare pratica, può sembrare un consiglio stupido ma non lo è affatto visto che alcune tecniche usate dal protagonista sono vere tecniche psicologiche.
  • Fidati del tuo istinto ma non lasciarti irrazionalmente trascinare da ipotetiche ed improbabili idee istintive.
  • Dovresti controllare se ciò che ti viene detto ha senso. Chi mente spesso si sente nervoso e inventa storie prive di una coerenza logica. Anche chi rivela troppi dettagli può mentire. Chiedi al tuo interlocutore di ripetere più volte la sua storia e assicurati che mantenga una coerenza accettabile.
  • Non dubitare se non ne sei sicuro: potresti rovinare un rapporto per nulla di concreto.
  • Meglio conosci una persona, più diventerai bravo a riconoscere il suo modo di pensare e meglio riuscirai a individuare le sue bugie.
  • I bugiardi possono usare gli oggetti intorno a loro per ispirarsi ad aggiungere dettagli alle loro bugie. Per esempio, se c’è una penna sul tavolo, questa persona potrebbe inserirla nella storia.
  • Chi mente spesso cambia argomento o fa dell’ironia. Può anche assumere un atteggiamento difensivo, distogliere lo sguardo da te oppure provare a convincerti guardandoti dritto negli occhi. In alcuni casi comincerà a farti domande per distrarti. Alcuni sono bugiardi davvero abili e non mostrano alcun segno rivelatore; in questi casi puoi fare affidamento solo al tuo istinto.
  • Alcuni comportamenti tipici di un bugiardo possono coincidere con quelli di una persona che, in realtà, non sta mentendo. Le persone nervose, timide, spaventate o soggette ai sensi di colpa sono molto sensibili alla pressione e hanno un grande senso di onestà e giustizia. Di conseguenza, sebbene possa sembrare che stiano mentendo, sono solo sotto shock.
  • Se pensi che una persona stia mentendo, chiedile maggiori dettagli. Se lei esita o si tocca il volto, potrebbe mentire!
  • Alcune persone hanno la reputazione di mentire. Ricordalo, ma non lasciare che i pregiudizi offuschino la tua valutazione. Le persone possono cambiare e dovresti sempre concedere a chi ha sbagliato in passato la possibilità di voltare pagina. La reputazione precedente non è tutto — così come i segnali dati da una persona che mente, devi considerare sempre tutto il contesto, caso per caso. Troppo spesso a chi ha una reputazione di disonestà sono attribuite le colpe di altri.
  • È più facile capire se sta mentendo una persona che conosci bene.
  • La maggior parte delle persone dice spesso la verità e preferisce che la propria reputazione si basi sui fatti. I bugiardi tendono invece a creare da soli la propria reputazione per sembrare più credibili o desiderabili di quello che siano davvero.
  • Alcune persone sono semplicemente timide; non mentono quando giocano nervosamente con le dita e non ti guardano negli occhi. Considera sempre questa possibilità.
  • Alcune persone sono esperte bugiarde, riescono a inventare storie perfettamente credibili e impeccabili. In realtà, i nostri ricordi sono restaurati un po’ ogni volta che li raccontiamo di nuovo, quindi aggiungere particolari per ingannare se stessi non è così raro.
  • I bugiardi non parlano molto. Se chiedessi: “Sei stato tu?”, risponderebbero con un semplice sì o no. Fai attenzione.

Avvertenze per non scambiare gli “onesti” per “bugiardi”!

  • Alcune persone non perdono il contatto visivo con l’interlocutore solo perché si sono allenate a farlo o perché pensano che sia segno di cortesia.
  • Fai attenzione a quanto spesso valuti l’onestà degli altri. Se cerchi sempre di scoprire le bugie, le persone potrebbero evitarti per paura di subire un interrogatorio. Essere aggressivo e sospettare di tutti non significa essere vigile — è un segnale di mancanza di fiducia ossessiva nel prossimo.
  • Il linguaggio del corpo è un indicatore ma non un fatto. Non punire qualcuno solo perché i movimenti del suo corpo non coincidono con le sue parole. Cerca sempre delle prove prima di trarre conclusioni. Se da un lato hai il diritto di sentirti tradito o ferito, dall’altro non ti conviene gridare allo scandalo. Essere sempre alla ricerca di bugie, stare sulla difensiva e sospettare di tutti sono tendenze che dimostrano una mancanza ossessiva di fiducia nei confronti del prossimo.
  • Un sorriso forzato indica che il tuo interlocutore sta cercando di fare una buona impressione su di te e mostrarti rispetto.
  • Alcune persone hanno spesso la gola secca e deglutiscono in modo spontaneo o si schiariscono la gola spesso.
  • Alcune persone giocano nervosamente con le dita quando devono andare in bagno o hanno troppo caldo o troppo freddo.
  • Esistono studi che dimostrano che gli interrogatori dei sospetti dovrebbero sempre essere effettuati nella lingua madre dell’imputato poiché, quando si parla un idioma straniero, non si hanno le stesse reazioni, sia dal punto di vista dei termini pronunciati che da quello del linguaggio del corpo.
  • Considera le disabilità del tuo interlocutore. Una persona disabile interagisce in modo diverso, perciò non utilizzare gli standard che cerchi nelle altre persone per valutare il suo comportamento. Scopri che atteggiamento ha normalmente e cerca di notare dei cambiamenti. Non accusare mai queste persone se non sei assolutamente certe che stiano mentendo.
  • Le persone autistiche (incluse coloro che soffrono della sindrome di Asperger) possono giocherellare ed evitare il contatto visivo come parte del loro linguaggio del corpo.
  • L’ansia (in particolare l’ansia sociale e il disturbo da stress post-traumatico) può dare l’impressione che una persona stia mentendo; chi soffre di questo problema evita il contatto visivo, rifugge le persone ed è nervoso.
  • Le persone non udenti o dall’udito molto debole devono guardarti le labbra e non gli occhi per capire ciò che dici.
  • I sintomi del disturbo bipolare (disturbo maniaco-depressivo) includono la locuzione accelerata durante un episodio maniacale.

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Disturbo di personalità multipla: sintomi, terapie e film in cui è presente

MEDICINA ONLINE DISTURBO DI PERSONALITA MULTIPLA MULTIPLE DISSOCIATIVO IDENTITA DISORDINE PSICHIATRIA CARATTERE SPLIT FILM ENEMY FIGHT CLUB CINEMA TWO FACE FACCIA PAZZIA MAD PSICOLOGIA NARCISO IPOCRITA IPOCRISIA FALSO BUGIA.jpgIl Disturbo dissociativo dell’identità (DDI o DID) anche chiamato “Disturbo di personalità multipla”, è una patologia psichiatrica definita nel 1994 da una serie di criteri diagnostici e fa parte del gruppo dei “disordini dissociativi“. La diagnosi di DID richiede almeno due personalità che prendano il controllo del comportamento  dell’individuo con una perdita di memoria, andando oltre la solita dimenticanza; inoltre i sintomi possono essere l’effetto temporaneo dell’abuso di sostanze o di una condizione medica generalizzata. Il DID è meno comune rispetto ad altri disturbi dissociativi, che si verificano in circa l’1% dei casi ed è spesso in comorbilità con altri disturbi. Durante il XIX secolo in alcuni casi l’epilessia veniva erroneamente considerata un fattore di rischio per la nascita del DID.

I disordini dissociativi sono un gruppo di patologie psichiatriche accomunate dalla “dissociazione” cioè l’interruzione o discontinuità tra processi psichici e fisici solitamente integrati nell’individuo. In particolare, quando un’esperienza viene “dissociata”, non entra a far parte dell’usuale senso di sé dell’individuo, creando una discontinuità nella consapevolezza cosciente.

Sintomi del Disturbo di personalità multipla

Secondo il DSM, il DID implica “la presenza di due o più identità o stati di personalità separate che a loro volta prendono il controllo del comportamento del soggetto, accompagnato da un’incapacità di evocare i ricordi personali”. In ogni individuo affetto da DID i sintomi variano e il comportamento può essere spesso inadeguato in situazioni particolari. I pazienti possono avvertire sintomi che sarebbero simili ad epilessia, ansia, disturbi dell’umore, disturbo post traumatico da stress e disturbi alimentari. I sintomi come l’amnesia dissociativa, la depersonalizzazione e la fuga dissociativa sono correlati alla diagnosi del DID e non vengono mai diagnosticati separatamente. Gli individui possono essere spaventati dai sintomi del DID (pensieri intrusivi o emozioni) e dalle loro conseguenze. La maggior parte dei pazienti affetti da DID aveva subito abusi sessuali o fisici, ma la natura dei rapporti tra il DID e questo genere di traumi rimane controversa. Queste identità dissociative, dette anche alters, cioè “altri”, possono avere un impatto sulla conoscenza e la memoria del paziente, che può avere conseguenze drammatiche nella vita di quest’ultimo. I pazienti vittime di abusi non vogliono parlare di questi sintomi perché hanno un legame con il trauma subito, la vergogna e la paura.

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Caratteristiche del Disturbo di personalità multipla

La caratteristica principale di questa condizione psicopatologica è l’interruzione dell’identità, caratterizzata dalla presenza nella persona di due o più stati di personalità distinti, ognuno con proprie modalità relativamente stabili di percepire, relazionarsi e considerare l’ambiente e il Sé (DSM 5, APA 2013). Tali stati di personalità possono essere connotati da caratteristiche molto diverse, come il nome, l’età, il sesso, il tono di voce, la gestualità, il temperamento, la calligrafia, abilità diverse e memorie autobiografiche diverse. I diversi stati del sé dissociati vengono manifestati alternativamente a seconda degli stimoli provenienti dall’ambiente. Benché la caratteristica principale del DID sia la presenza di due o più stati di personalità distinti, solo un numero limitato di pazienti manifesta esplicitamente diversi stati del sé. Quando le identità alternative non sono visibili, la dissociazione dell’identità può presentarsi con una discontinuità del senso di sé (DSM 5, APA 2013). Ad esempio i soggetti affetti da DID possono sentirsi depersonalizzati, osservando “dal di fuori” il loro linguaggio e/o le loro azioni (spesso con la sensazione di non avere il potere di fermarsi o controllarle), o derealizzati, relazionandosi a persone care o con l’ambiente come se fossero sconosciuti, strani, non reali. Talvolta possono riportare di sentire i loro corpi “diversi”, come il corpo di un bambino o di una persona del sesso opposto. Inoltre, attitudini e preferenze personali possono improvvisamente modificarsi e poi ritornare quelle precedenti.
La seconda caratteristica cardine del disturbo è rappresentata dalle amnesie (perdite di memoria), di portata eccessiva per poter essere spiegate come normali dimenticanze (DSM 5, APA 2013). I pazienti affetti dal DID mostrano tipicamente difficoltà nel ricordare eventi del passato (interi periodi di vita nell’infanzia oppure eventi specifici, come quelli traumatici), ma anche del presente (azioni quotidiane e informazioni personali). Ad esempio, dopo un episodio di amnesia, questi soggetti possono ritrovarsi in posti diversi da quelli ricordati per ultimi e non sapere come vi siano arrivati e il motivo per cui vi si trovano; possono scoprire oggetti o appunti scritti che non riconoscono e non riescono a giustificare; possono non ricordare di aver fatto alcune cose e non sapere come motivare alcuni cambiamenti nel proprio comportamento.

Il paziente sa di avere la patologia?

Il soggetto affetto da DID può essere o non essere consapevole delle diverse identità. Talvolta può riferire di udire “conversazioni interiori” tra gli stati di personalità o voci delle altre identità che si rivolgono a lui o ne commentano il comportamento. In generale, l’interscambio tra gli stati del sé e la (relativa) mancanza di consapevolezza del comportamento delle altre identità rende caotica e confusa la vita delle persone che soffrono di questo disturbo, conducendo ad un disagio significativo. Inoltre, nei soggetti affetti da DID sono comuni atti autolesivi, tentativi di suicidio, abuso di sostanze e flashback degli eventi traumatici. Al distubro si accompagnano spesso altri problemi psicopatologici, come depressione, ansia (attacchi di panico), sintomi somatoformi, disturbi alimentari, disturbi del sonno e disfunzioni sessuali (DSM 5, APA 2013).

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Cause del Disturbo di personalità multipla

Le cause di DID non sono ancora del tutto certe, tuttavia appare chiaro ai ricercatori che sia legato all’interazione del paziente con stress intensi, traumi antecedenti, storie di nutrizioni inadeguata durante l’infanzia e un’innata capacità di dissociare i ricordi o esperienze vissute. Un’alta percentuale di pazienti affetti da DID segnalano di aver subìto abusi di varia natura durante l’infanzia, soprattutto quelli che ne sono stati vittime durante la prima e la seconda infanzia. Tali esperienze traumatiche possono riguardare abusi fisici, sessuali ed emotivi, esperienze di maltrattamenti e abbandono. Quando i bambini vivono esperienze così estreme, non sono costituzionalmente in grado di sostenerle. Non hanno le capacità di coping e cognitive dall’adulto di comprendere la situazione, valutare ciò che sta loro capitando e ciò che possono fare. Si trovano a sperimentare emozioni di estremo terrore, solitudine, dolore, abbandono e impotenza. Ecco che allora la dissociazione diviene per questi bambini un modo per ignorare, ottundere, dimenticare il fatto drammatico: essa permette di compartimentare l’angoscia lontano da loro stessi, portandoli a credere di non stare sperimentando l’abuso, che sta invece capitando “a qualcun altro”. Così, mentre il corpo subisce l’abuso, un bambino può fluttuare fino al soffitto e guardare ciò che sta capitando a “un’altra persona” (cioè ad una parte dissociata del sé, ad un’altra identità). Allo scopo di sopravvivere in una condizione fortemente ostile, il bambino può creare sé alternativi con funzioni, personalità, caratteristiche e ruoli diversi.

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Esempi di personalità

Esempi di personalità che tipicamente coesistono nel paziente con DID:

  • personalità indifesa: può ospitare i pensieri e le emozioni di impotenza;
  • personalità creativa: ospita gli aspetti fantasiosi;
  • personalità aggressiva: ospita le reazioni di risposta alle situazioni fastidiose, cioè le reazioni di rabbia;
  • personalità adattata: ospita gli aspetti di adattamento alla realtà.

In ognuna personalità, il paziente ha generalmente un tipo particolare di forma di linguaggio specifica e/o movenze fisiche specifiche. Ad esempio nella personalità indifesa il paziente può parlare lentamente e con linguaggio infantile e tenere la testa bassa, invece nella personalità aggressiva può parlare a voce alta, usare turpiloquio e sfidare con lo sguardo l’interlocutore. Il passaggio tra le varie personalità avviene in tempi variabili, più spesso in modo repentino, in modo spontaneo o determinato da un evento o una situazione particolare, ad esempio uno stress improvviso o la vista di una persona amata/odiata dal paziente.

Mitigare i traumi

La dissociazione e l’incapsulamento delle esperienze traumatiche (ricordi, affetti, sensazioni, comportamenti intollerabili) in stati comportamentali personificati (cioè rudimentali identità alternative) ha l’effetto di mitigare l’effetto dei traumi sullo sviluppo infantile. Tali processi possono servire a proteggere le relazioni con le figure di accudimento (anche quando queste sono state abusive o inadeguate) e permettere la maturazione in altre aree di sviluppo (ad esempio quella intellettuale, sociale e artistica). Col tempo, tali stati rudimentali del sé vanno incontro ad un processo di strutturazione secondaria, dando vita alle identità alternative tipiche del disturbo. La dissociazione consente quindi alla persona di canalizzare il dolore entro percorsi che la aiutano nella sopravvivenza, tanto che alcuni autori l’hanno definita un fattore di resilienza evolutiva. I “compagni” che il soggetto che soffre di DID ha sviluppato nel suo percorso l’hanno aiutato a sopravvivere in una situazione drammatica ed ostile. Tuttavia, gli stessi meccanismi attivati dalla mente a scopo difensivo per fronteggiare momenti estremamente dolorosi e travolgenti, divengono successivamente dannosi e patologici per la persona stessa. Il DID, dunque, non si sviluppa da una mente matura e unificata che “si frantuma”, ma è il risultato del fallimento di una normale integrazione dello sviluppo.

Terapia del Disturbo di personalità multipla

La maggior parte delle malattie mentali sono curabili, almeno parzialmente, ed il disturbo dissociativo non fa eccezione. Nei casi in cui non si giunge ad una completa guarigione – che corrisponderebbe ad una integrazione tra le diverse identità del soggetto in un’unica identità – il disturbo può comunque essere gestito efficacemente, anche se è vero che generalmente, per raggiungere tale obiettivo, possono essere necessari anche molti anni, e ciò comporta un intenso impegno da parte del paziente, dei suoi famigliari e del personale sanitario. E’ comunque del tutto possibile per qualcuno che soffre di DID possa condurre una vita normale e soddisfacente. Il trattamento deve essere condotto da professionisti della salute mentale, come psicoterapeuti e psichiatri, evitando il “fai da te”. I metodi di trattamento includono la psicoterapia a cui si può integrare l’utilizzo di farmaci che agiscono sulla sintomatologia correlata al disturbo (ad esempio sulla depressione o l’ansia, come alcuni farmaci antidepressivi).

Nella cultura di massa

Il DID è stato spesso tematica centrale di numerose opere, tra cui i seguenti film in cui viene usato in modo più o meno fantasioso (ATTENZIONE SPOILER!):

  • Fight Club, di David Fincher (1999);
  • Psyco, di Alfred Hitchcock (1960);
  • Identità, di James Mangold (2003);
  • Doppia personalità, di Brian De Palma (1992);
  • Secret Window, di David Koepp (2004);
  • Nascosto nel buio, di John Polson (2005);
  • Enemy, di Denis Villeneuve (2013);
  • Number 23, di Joel Schumacher (2007);
  • Shelter – Identità paranormali, di Måns Mårlind e Björn Stein (2010);
  • The Ward – Il reparto, di John Carpenter (2010);
  • L’inquilino del terzo piano, di Roman Polanski (1976);
  • Shutter Island, di Martin Scorsese (2010);
  • Split, regia di M. Night Shyamalan (2016);
  • Schegge di paura, di Gregory Hoblit (1996);
  • K-PAX – Da un altro mondo, di Iain Softley (2001);
  • Strade perdute, di David Lynch (1997).

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Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo
Direttore dello Staff di Medicina OnLine

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