Cos’è un attacco ischemico transitorio (TIA)? Impara a riconoscerlo e potrai salvare una vita, anche la tua

MEDICINA ONLINE UOMO TRISTE DOLORE MAL DI TESTA PENSIERI DEPRESSIONE STANCHEZZA STANCO BRUTTOSiete a cena con degli amici ed uno di loro, all’improvviso, appare disorientato, non riesce a riconoscervi, ha difficoltà a muoversi o ad articolare le parole? Non sottovalutate mai questo tipo di evento anche se è durato solo per un tempo molto breve, specialmente se il vostro amico è in avanti con gli anni e magari è obeso, è iperteso e fuma. Si potrebbe trattare infatti di un attacco ischemico transitorio, anche chiamato TIA, e agire in fretta può salvare il vostro amico da deficit neurologici permanenti o peggio, dalla morte. Già, ma cosa è di preciso un TIA e come si riconosce? I nostri mezzi di informazione, ricolmi di programmi spazzatura, spesso mancano di informazioni veramente importanti come l’educazione alimentare, o quella sessuale o semplicemente nozioni come queste che possono salvare una vita. Cercherò oggi di spiegarlo in maniera semplice e accessibile a chiunque perché anche i “non addetti ai lavori” devono essere al corrente di tali informazioni.

Nel caso abbiate legittimi sospetti che voi o un vostro caro siate stati colpiti da TIA o ictus o emorragia cerebrale, leggete immediatamente questo articolo per sapere cosa fare: Ictus, emorragia cerebrale cerebrale e TIA: cosa fare e cosa assolutamente NON fare

Cos’è un attacco ischemico transitorio e chi colpisce?

Si definisce TIA (acronimo di “transient ischemic attack”, il modo anglosassone di chiamarlo) o attacco ischemico transitorio, un disturbo temporaneo di irrorazione sanguigna ad una parte limitata del cervello, e si manifesta con un deficit neurologico che permane, per definizione, per un periodo inferiore alle 24 ore: se i sintomi persistono per un tempo maggiore si parla di “ictus” (in inglese stroke). Il TIA, pur essendo una malattia ritenuta tipica nell’età avanzata, può colpire anche i giovani e, in alcuni casi, i bambini, tuttavia solo il 5,5% di tutti i TIA colpisce sotto i 45 anni di età.

Tipi di attacco ischemico transitorio e cause

L’attacco ischemico transitorio può essere di due tipi:

  • ischemico: dovuto alla stenosi (cioè alla chiusura parziale o totale) di un’arteria cerebrale (un vaso sanguigno che porta sangue al cervello). Tale restringimento patologico determina la drammatica situazione in cui le cellule che prima venivano nutrite da quell’arteria non sono più nutrite ed in brave tempo vanno incontro a necrosi (cioè muoiono, ciò è irreversibile). In questo caso si parla di ischemia cerebrale ed è la causa maggiore di TIA. Per quale motivo un’arteria si può chiudere del tutto o parzialmente? Le cause possono essere diverse, una tra le più diffuse è perché al suo interno si forma un trombo che chiude definitivamente un’irregolarità dell’arteria stessa (la placca ateromatosa): in questi casi si parla di trombosi cerebrale. Un’altra tipica causa di ostruzione si verifica quando l’arteria viene raggiunta da coaguli partiti da lontano (emboli), generalmente dal cuore o da placche delle arterie che portano il sangue al cervello: in questo caso si parla di embolia cerebrale.
  • emorragico: dovuto alla rottura di un’arteria cerebrale: In questi casi si parla di emorragia cerebrale (rappresenta una causa minore, ma non certo sottovalutabile, di TIA). Il fattore principale che determina l’ischemia emorragica è la pressione arteriosa troppo alta (ipertensione arteriosa) che determina turbolenze del flusso sanguigno che possono rompere vasi sanguigni normali o che hanno un problema di parete o che sono dilatati (questi ultimi sono detti aneurismi).

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Diagnosi di attacco ischemico transitorio

La diagnosi certa di avere avuto un attacco ischemico transitorio si ha solo di fronte a una tomografia computerizzata (TC) e, nel caso la TC sia risultata normale, una risonanza magnetica (RM) del cranio. La TC e la risonanza magnetica cerebrale sono i primi esami che si eseguono – insieme a quelli del sangue – dopo l’arrivo in ospedale perché sono i migliori per verificare sito e natura del disturbo, fornendo un’immagine dettagliata del cervello e dell’area colpita e mostrando eventuali segni di sofferenza ischemica. Altra tecnica diagnostica usata è l’angiografia cerebrale, che – grazie ad un mezzo di contrasto – consente di valutare il flusso sanguigno nei vasi arteriosi e venosi del collo e dell’encefalo. A supporto, può essere eseguito anche un ecocardiogramma, utile per accertare un’embolia cardiaca. Una volta definita la diagnosi è possibile stabilire la terapia più opportuna, che può essere sia farmacologica, che chirurgica.

Come i non addetti ai lavori possono riconoscere un TIA?

Ecco la parte più importante dell’articolo: una lista di sintomi che permettono il riconoscimento di un TIA, anche se – ovviamente – la sintomatologia è piuttosto variabile in quanto dipende dalla zona del cervello colpita, dall’estensione della parte interessata e dalla rapidità con la quale il vaso arterioso si chiude.

  • Frequentemente si ha una forma di debolezza o di completa incapacità a muovere una metà del corpo (braccio, gamba, faccia) e difficoltà a deglutire.
  • Se il lato colpito è quello destro alla paralisi motoria si aggiunge afasia, la non comprensione di ciò che viene detto e l’impossibilità a parlare.
  • Se il lato colpito è quello sinistro si ha agitazione, incapacità a rendersi conto del proprio stato o di riconoscere familiari o amici.
  • Se la parte colpita è quella posteriore del cervello i sintomi più evidenti sono legati alla vista (non si vede più da un lato o si ha una macchia scura nel centro del campo visivo).
  • Se è stata interessata un’ampia parte del cervello l’ammalato va rapidamente in coma e non risponde più ad alcuno stimolo.

Altri sintomi e loro significato:

  • Afasia: alterazione del linguaggio a vari livelli, comprensione, produzione, ripetizione, strutturazione. Il fenomeno quindi si può manifestare in vari modi: ad esempio può venire meno la capacità di riconoscere una parola o di scegliere la parola adatta. Una parola può essere sostituita con un’altra di significato diverso ma della stessa famiglia (ora invece di orologio), oppure può essere usata una parola sbagliata ma dal suono simile a quella giusta (zuccotto invece di cappotto), o una parola completamente diversa e senza alcun legame apparente con quella corretta; il disturbo inoltre può coinvolgere solo il parlato, la capacità di ripetere una frase, la strutturazione di un discorso di senso compiuto, o anche solo la capacità di scrivere.
  • Disartria: disturbo del linguaggio, nel quale si osserva un’errata pronuncia delle frasi
  • Emianopsia: perdita o alterazione della metà del normale campo visivo, su di un piano verticale od orizzontale
  • Emiplegia: paralisi di un lato del corpo
  • Mal di testa, molti addirittura riferiscono di un dolore improvviso e talmente forte da simulare una “pugnalata” nella testa.
  • Parestesia: alterazione della sensibilità degli arti o di altre parti del corpo; un tipico esempio di parestesia è il formicolio, che si manifesta con una sensazione di pizzicorio alla pelle, come se vi passassero sopra delle formiche.
  • Perdita di coordinazione dei movimenti
  • Perdita di equilibrio
  • Vertigini: sensazione illusoria ed invalidante in cui il soggetto che ne è colpito avverte che il suo corpo o gli oggetti che lo circondano sono in continuo movimento oscillatorio.

Cosa fare se si sospetta un TIA o un ictus?

Per rispondere a questa domanda, leggi questo articolo: Ictus, emorragia cerebrale cerebrale e TIA: cosa fare e cosa assolutamente NON fare

Prevenzione di nuovi TIA

Superato l’evento, al soggetto viene indicata una opportuna strategia di prevenzione, che sonsiste principalmente in:

  • attività fisica adeguata a età e condizioni mediche generale;
  • alimentazione sana che preveda un buon apporto di acqua, vitamine e sali minerali e che soprattutto elimini grassi e sale;
  • abolizione del fumo e degli alcolici;
  • terapia farmacologica che prevenga la formazione di nuovi coaguli;
  • terapia farmacologica che controlli eventuali picchi pressori o aritmie che aumentano il rischio di nuovi attacchi;
  • controlli giornalieri della pressione sanguigna.

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Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo
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Come alleviare i sintomi della Sindrome pre-mestruale?

MEDICINA ONLINE DONNA CORPO DOLORE TRISTE PANCIA MESTRUAZIONI CICLOI sintomi della sindrome pre-mestruale possono essere alleviati assumendo alimenti ricchi di ferro non-eme (cioè non legato a due proteine tipicamente presenti nella carne, l’emoglobina e la mioglobina) come ad esempio i broccoli. Anche i semi di sesamo e le albicocche secche ne sono ricchi. Per questo, i due alimenti sono i più indicati a ridurre il rischio di soffrire di dolori in vista del ciclo, vera e propria condanna mensile per molte donne.

Continua la lettura con https://www.greenme.it/salute-e-alimentazione/nutrizione/dolori-mestruali-ferro-broccoli/

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Mestruazioni dolorose e abbondanti: i 10 migliori rimedi naturali ed i cibi da preferire ed evitare

MEDICINA ONLINE DONNA CORPO DOLORE TRISTE PANCIA MESTRUAZIONI CICLOI dolori mestruali in alcune donne sono fastidi sopportabili, per altre possono trasformarsi in veri e propri disturbi debilitanti. Durante i giorni meno amati del mese, il corpo chiede ad ogni donna in età fertile di concedersi un momento di riposo, affinché essi possano trasformarsi in una vera e propria fase di rigenerazione. Una maggiore cura dell’alimentazione ed il ricorso ad alcuni semplici rimedi naturali possono rappresentare un’ottima occasione per prendersi maggiormente cura di se stesse ed accogliere i giorni delle mestruazioni con uno spirito del tutto nuovo. Ecco alcuni consigli utili.

Continua la lettura su: http://himecosmetics.blogspot.com/2012/12/dolori-mestruali-rimedi-naturali_13.html

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La sedia: la sigaretta del terzo millennio

MEDICINA ONLINE UFFICIO STUDENTE SOCIAL PC COMPUTER PORTATILE SCRIVANIA LAVORO SEDIASedie, divani e poltrone sono la sigaretta del terzo millennio: la vita sedentaria che caratterizza la nostra epoca è infatti un nemico silenzioso che, al pari delle “bionde”, mette a rischio la nostra salute un giorno dopo l’altro. A lanciare l’allarme è stata Nilofer Merchant in un intervento alla TED conference di Long Beach.

Il succo del discorso della Merchant è che chi fa un lavoro d’ufficio in media sta seduto 9,3 ore al giorno. In pratica, contando anche la notte, passiamo immobili o quasi il 71% delle nostre giornate e ciò contribuisce ad aumentare del 10% il rischio di sviluppare il cancro al colon o al seno, del 6% il rischio di malattie cardiovascolari e del 7% il rischio di diabete di tipo II. Il 30% della popolazione mondiale risulterebbe totalmente sedentaria, con meno di 20 minuti di moto al giorno: ciò è vero soprattutto negli Stati Uniti dove il 43% della popolazione è sedentario. 

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Mangiando la Nutella o cinque biscotti al giorno ti rovini la salute e causi la distruzione di 17 metri quadrati di foresta: attenzione all’olio di palma

nutellaCosa hanno in comune i canditi, un sapone, i carburanti, l’obesità, i cosmetici, i grissini, la Nutella e la deforestazione? Semplice: è l’olio di palma.

Chi ha l’abitudine di controllare le etichette dei prodotti alimentari prima di compiere un acquisto si sarà imbattuto nella dicitura “olio di palma” oppure “olio vegetale“, che, se non seguita da una ulteriore specificazione posta tra parentesi e riguardante il tipo di olio utilizzato, potrebbe nascondere proprio quest’olio di provenienza esotica e sempre meno ben visto sia dal punto di vista salutistico che ambientale.

A lasciare particolarmente sconcertati è la diffusione del suo impiego, che abbraccia non soltanto l’industria alimentare, ma anche il mondo della cosmesi, trattandosi di un olio considerato molto versatile, oltre che disponibile sul mercato a prezzi contenuti rispetto ad altri oli vegetali maggiormente pregiati. La sua presenza negli alimenti confezionati non interessa soltanto i comuni prodotti da supermercato, ma anche i cibi biologici, tra cui si possono individuare fette biscottate e biscotti per la colazione. E’ necessario dunque porre una particolare attenzione alle liste degli ingredienti in qualsiasi luogo si acquisti un prodotto ed a qualsiasi marchio si faccia riferimento.

L’olio di palma, nei comuni prodotti confezionati, non manca di essere utilizzato in prodotti sia dolci che salati, tra i quali è possibile individuare diversi tipi di alimenti da forno, come crackers e grissini, ma anche merendine di vario genere e biscotti, senza contare alcune delle creme spalmabili più diffuse (come la Nutella) ed alcuni tipi di margarina, oltre che alcune basi pronte fresche o surgelate per la preparazione di torte salate, pizze e focacce e differenti tipologie di pietanze precotte o prefritte.

Ciò che ci dovrebbe spingere ad evitare il consumo di prodotti contenenti olio di palma al fine di proteggere la nostra salute riguarda il suo elevato contenuto di grassi saturi, che può raggiungere anche il 50% nel caso dell’olio di palma derivato dai frutti e l’80% nell’olio di palmisto, derivato dai semi. Si tratta di oli spesso utilizzati a livello industriale per la frittura ed a livello cosmetico per la preparazione di creme, saponi e prodotti detergenti destinati alla cura della persona.

Il suo elevato contenuto di grassi saturi lo rende semi-solido a temperatura ambiente. Ciò avviene sia nel caso dell’olio di palma che dell’olio di palmisto, che viene impiegato soprattutto in pasticceria per la realizzazione di creme e farciture dolci, per le canditure e per la preparazione delle glasse. Il suo elevato contenuto di grassi saturi non è purtroppo controbilanciato da un’adeguata presenza di acidi grassi polinsaturi benefici, ritenuti in grado di tenere sotto controllo i livelli del colesterolo LDL.

L’olio di palma trova inoltre impiego al di fuori dell’industria cosmetica ed alimentare, ad esempio nella produzione di biodiesel. Il biocarburante ottenuto a partire dall’olio di palma è stato però bollato dalla U.S. Environmental Protection Agency come non ecologico, in quanto la sua produzione è causa di emissioni di anidrdide carbonica superiori a quanto consentito perché un biocarburante venga considerato realmente “pulito”, oltre che per via degli ingenti costi ambientali legati alla sua produzione.

La coltivazione di palme da olio sta infatti prendendo piede sottraendo terreno a foreste dal valore inestimabile, comprese antiche foreste pluviali caratterizzate dalla presenza di ecosistemi irripetibili al mondo.

L’olio di palma insomma fa male alla salute delle persone e dell’ambiente per 3 motivi:

1) contiene dal 50 all’80% di grassi saturi (più del lardo!) ed ha la più bassa quantità di acidi grassi omega-3, quelli che proteggono il nostro organismo riducendo i rischi cardiovascolari.

2) è ovunque ma noi non lo sappiamo, quindi è un nemico subdolo.

3) è il principale responsabile della deforestazione in Asia Orientale (10 milioni di ettari in Indonesia, Malaysia e Thailandia) e in Africa Occidentale (4,5 milioni di ettari) e la deforestazione è indirettamente causa di malattie.

Infine il dato sconvolgente che mi ha spinto a scrivere l’articolo: le ultime ricerche hanno rilevato che se si mangiano 5 biscotti al giorno di una delle marche più diffuse (che contengono mediamente il 22,5% di olio di palma), oltre ad assumere un olio che è causa di obesità e di malattie cardio vascolari,  in un anno si consumano quasi 5 kg di olio, ovvero 17 m² di foresta. Non è un po’ troppo?

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Il peperoncino fa bene o fa male alla salute?

MEDICINA ONLINE PEPERONCINO SPEZIE CUCINA DIETAEssendo di origini non del tutto settentrionali (eufemismo) sono letteralmente circondato da parenti ed amici che adorano il peperoncino. Tutti concordano sul fatto che esso sia un toccasana per la loro salute ed in parte non mi sento di contraddirli. In rete è pieno di articoli che parlano bene del peperoncino, qui invece, ve lo dico subito, vado – almeno in parte – in controtendenza. Il peperoncino, come vedremo nell’articolo, stando ai tanti studi pubblicati ed alle inesorabili statistiche mediche, si comporta proprio come un “condimento del diavolo”: fa insieme bene (piccole quantità e uso sporadico) e male (grandi quantità e uso quotidiano). Consumarlo spesso o in abbondanza, e senza accompagnarlo nel medesimo pasto da molti cibi protettivi come insalate crude abbondanti, frutta e perfino latte, fa solo male.

Se vi interessa in particolare il rapporto tra peperoncino e attività sessuale, leggi questo articolo: Peperoncino, sesso, testosterone e prostata: qual è il legame?

Rischio di eccessi se i piatti sono insapore

Piace a tutti, certo, insaporire con un sapore deciso un piatto evidentemente scondito. Ma perché è insapore? Questo è un altro punto da sottolineare: non si usano per ignoranza e insensibilità le tante erbe aromatiche e i tanti sapori delicati offerti dalla natura, e si preferisce coprire tutto con un solo sapore pungente, rozzo e invadente che molto spesso fotografa in modo impietoso la mancanza di gusto e raffinatezza del cuoco.  Il piccante anestetizza la lingua e il gusto.
Ormai la cucina italiana è tutta rossa-acidula di pomodoro, verde-amara di rucola e rosso-piccante di peperoncino. Un appiattimento mai verificatosi in passato. E i sapori delle pietanze, e i gusti delicati? Spariti.
Per fortuna tutti e tre questi invadenti alimenti sono antiossidanti e benefici. Il peperoncino, però, lo è solo se consumato con prudenza. Perché? Perché, anche un bambino lo capisce, è diverso dagli altri cibi con proprietà protettive e antiossidanti. Il peperoncino…

…è molto piccante!

Alla luce dell’ecologia, dell’evoluzione e anche della tossicologia e della biologia dell’uomo, il piccante ha sempre un valore negativo. In natura il sapore piccante è interpretato come un segnale di pericolo, un avvertimento della specie al predatore (e l’uomo, tanto più se vegetariano o naturista, dopo gli animali erbivori è il “predatore” per antonomasia di vegetali), proprio come gli aculei d’un istrice o le affilate unghie d’un gatto dovrebbero dissuadere i loro attaccanti carnivori. La differenza è che il piccante “avverte” in tempo il predatore: si pensi ai tanti funghi velenosi di sapore piccante. E che il peperoncino possa non solo far bene (è, tra l’altro efficace antidolorifico e mucocinetico), ma anche far male, non è frutto di chissà quali revisionismi anti-Natura di oggi: è ingenuo, sottoculturale e anti-naturista idealizzare la natura come “buona” in ogni caso, come ben sapeva il saggio Socrate mentre beveva la cicuta. Del resto la selezione dei cibi tra tutti quelli possibili, spezie comprese, è interamente opera dell’uomo.

Leggi anche: Peperoncino e capsicina contro la caduta dei capelli

Peperoncino ed ulcera gastrica, cirrosi epatica, tumori ed infiammazioni: i danni che può procurare al corpo

Un problema dibattuto è se aumenti o diminuisca il rischio ulcera gastrica, e irriti o lesioni fegato e reni. Su questo ci sono studi con esiti diversi: alcuni (Myers e coll). hanno documentato danni al DNA e sanguinamenti nello stomaco simili a quelli ottenuti con l’aspirina; altri dopo un pasto “messicano” con 30 g di peperoncino jalapeño in 12 volontari non hanno visto erosioni allo stomaco (Graham e coll.). Del resto, tutte le spezie se usate in eccesso, cronicamente e insieme tra loro (il che spesso amplifica gli effetti, positivi e negativi), danno rischi. Come la yaji, popolare salsa ricca di spezie (peperoncino, pepe nero, chiodo di garofano e zenzero) usata quotidianamente in Nigeria, che ha fatto mettere le mani nei capelli ai biopatologi nigeriani in uno studio che riporta il maggior rischio di necrosi del fegato (Nwaopara e coll.) e altri danni tra cui una potente reazione immunitaria, infiammazioni, e nei casi più gravi nefropatie, lesioni cutanee, fibrosi, cirrosi epatica (A.A. Eddy). Ma sono evidentemente, come nella dieta di alcuni strati popolari urbani in Asia e Africa, casi legati ad alimentazione carente di cibi antiossidanti, poco o nulla riferibili alla nostra alimentazione. Però denunciano quello che potrebbero fare le spezie se assunte in modo sbagliato e in diete sbagliate, come può accadere anche da noi in anziani, malati, giovani, soggetti culturalmente isolati ed emarginati. Più vicini a noi i rischi di irritazione e infiammazione nell’ultimo tratto intestinale e ancor più alle vie urinarie, e talvolta con maggior rischio di prostatite e tumore della prostata. Inoltre dopo aver ripetutamente consumato cibi ricchi di peperoncino il paziente spesso manifesta bruciore e perfino difficoltà alla minzione, o minzioni ripetute (stranguria). Il peperoncino inoltre provoca quel sintomo leggero e passeggero chiamato ialoproctite (bruciore anale). In individui e diete a rischio può provocare un aumento del rischio di tumori delle vie digerenti, specie nel caso di tumori della bocca, della gola, dell’esofago. Vale la pena abusarne? No, decisamente no: ai primi sintomi anomali, meglio smettere del tutto, e ricorrere semmai ad altre spezie. Oltretutto il peperoncino ha sapore, ma non ha odore. Che per una spezia non è il massimo.

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Peperoncino e cancro allo stomaco

Nel 2007 una ricerca sostenuta dal World Cancer Research Fund e dall’American Institute for Cancer Research riportava ciò:“14 studi caso-controllo hanno investigato il rapporto tra peperoncino e cancro allo stomaco. 9 studi hanno mostrato un aumentato rischio per i più alti consumi, comparati ai più bassi, rischio statisticamente significativo in 4 casi. In un 5.o studio il maggior rischio era significativo nei maschi ma non nelle donne, mentre in un 6.o studio era significativo solo nei non-bevitori di alcol ma non nei bevitori. Un diminuito rischio [da peperoncino] era mostrato da altri 4 studi, ma statisticamente significativo solo in 3.”

Leggi anche: La dieta per prevenire l’ernia iatale ed evitare il reflusso gastroesofageo

Il peperoncino efficace come mucinetico e antidolorifico

Il pungente peperoncino aiuta come efficace mucocinetico a eliminare il catarro bronchiale.  Per uso topico, cosparso in soluzione oleosa sulla parte dolorante, è un potente antidolorifico perché interrompe la trasmissione del dolore attraverso le fibre nervose periferiche (ma in alcuni casi agisce perfino sui neuroni centrali, ha provato la rivista Pain), attutendo o facendo cessare dolori e pruriti post-erpetici che magari duravano da anni (“fuoco di S.Antonio” o herpes zoster).
Alle volte, quando si è un po’ raffreddati e intasati, un brodo piccante con peperoncino ci fa bene. Ed ha anche una potente azione antiossidante, limitata solo dal fatto che essendo una droga piccante la si può consumare solo a grammi, non a etti! Ho letto studi che lo considerano addirittura anticancro, ma evidentemente non verso gli organi che irrita. Ha anche un curioso effetto paradosso: secondo alcuni, a dosaggi adeguati, stimolando a reagire la mucosa gastrica (reazione adattativa), in alcuni casi potrebbe aumentare perfino le difese anti-ulcera. Ma alcuni studi più recenti hanno invece evidenziato preoccupanti microlesioni a livello dello stomaco.

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Come consumare il peperoncino per evitare i danni?

Consumatelo di rado, in polvere, quindi ben amalgamato ai cibi, mai a diretto contatto con le mucose (lo stesso per l’aglio), e sempre in piccole quantità e durante pasti abbondanti, ricchi di verdura e frutta fresca, per esempio arance. Non assumetelo più di una o due volte a settimana e, ai primi sintomi come bruciore e stranguria, smettete ed eventualmente consultate un medico se i sintomi persistono.

Leggi anche: Diarrea e sindrome dell’intestino irritabile: quali alimenti evitare?

Peperoncino e cottura

Infine il problema della eventuale cottura. Può essere cotto il peperoncino? No, assolutamente: il calore distrugge parte dei suoi principi attivi. In India, dove però si abbonda in piccante e anche il peperoncino viene mescolato ad altre spezie (p.es. è nel curry), può capitare che sia cotto o più spesso (e più correttamente) aggiunto in fine cottura. La differenza è una questione di tempi e di consistenza. Si può tollerare che sia aggiunto a pezzetti in fine cottura al riso e coinvolto in un minuto di cottura, ma non quando è in polvere: va aggiunto a fuoco spento o direttamente sui piatti, a seconda dei gusti di ognuno.

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Dott. Emilio Alessio Loiacono
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Scoppia la sigaretta elettronica: ferito a un occhio, parte l’inchiesta

sigaretta elettronica scoppia in bocca“Ho sentito un botto pazzesco, mi sono volati via gli occhiali che si sono anche rotti: per prima cosa ho pensato che mi avessero sparato”. Nessun attentato, invece, solo un incredibile episodio capitato a uno sfortunato quarantenne torinese: il 24 febbraio gli è infatti esplosa, quasi fra le labbra, la sigaretta elettronica che stava fumando per strada mentre camminava. Il procuratore Raffaele Guariniello ha aperto un’inchiesta e i carabinieri del Nas hanno sequestrato ciò che rimaneva del bocchino e del bruciatore. “Avevo appena aspirato un tiro, quando mi è esplosa tra le dita. E’ andata bene che avevo gli occhiali, ma la nicotina liquida mi è comunque finita tutta negli occhi, così come un pezzettino di plastica che sono riuscito a togliere. Sono subito andato in ospedale e lì mi hanno visitato” ha raccontato ancora il torinese, di professione informatico (che preferisce non comparire con nome e cognome), mostrando il referto che indica “arrossamento e congiuntivite”.

I carabinieri del Nas di Torino, guidati dal maggiore Michele Tamponi, si sono recati nel negozio in franchising in una zona del centro della città, dove un mese fa era stata comprata la sigaretta elettronica, di provenienza cinese. Sono state sequestrate analoghe sigarette ed è stata affidata una consulenza tecnica che accerterà che cosa è accaduto, e che cosa in particolare abbia causato l’esplosione. “Mi sono recato all’ospedale Maria Vittoria prima e poi all’Oftalmico il giorno dopo perché avevo ancora bruciore e dolore a un occhio” ha ancora spiegato l’informatico che nonostante l’incidente non ha perso il vizio di fumare in modo “virtuale”.

Il tema delle sigarette elettroniche è particolarmente caro al procuratore Guariniello che da tempo ha aperto un’inchiesta per accertare la loro eventuale pericolosità per il consumo di nicotina sia per il fumatore, sia per chi si trova a respirare il fumo in modo “passivo”. Sotto la lente del pm, in particolare, ci sono i problemi di etichettatura che non segnalano i rischi per la salute: i carabinieri del Nas hanno più volte provveduto a sequestrare ingenti quantità di prodotti che non riportavano le corrette indicazioni sulle confezioni.

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Non ne puoi più delle labbra screpolate? Ecco i rimedi migliori!

MEDICINA ONLINE DONNA CAPELLI BELLEZZA LABBRA OCCHI

Siamo ormai quasi a marzo e questo dal punto di vista meteorologico significa solo una cosa: che la mattina, al nostro risveglio, non sappiamo mai con certezza se aspettarci una giornata tiepida, piovosa, secca, ventosa, umida, nevosa, fredda o freddissima. Tutta questa enorme variazione climatica in un arco di tempo molto breve colpisce inesorabile la nostra pelle ma soprattutto le nostre delicatissime labbra: quando esse vengono sottoposte agli agenti atmosferici senza la giusta protezione, tendono a seccarsi e (terrore per quasi tutte le donne) screpolarsi.

Le labbra si screpolano e si seccano perché si verifica una perdita di umidità, la quale può generare sanguinamento, leggero dolore, secchezza, irritazione e sensibilità eccessiva. Se si vuole prevenire il problema delle labbra screpolate è bene utilizzare costantemente un emolliente per labbra, da applicare ogni 1-2 ore, evitando assolutamente di inumidirle con la propria saliva. Se, invece, si vuole curare le labbra, già secche e screpolate, ci possiamo avvalere di efficaci rimedi naturali.

Disidratazione e carenza vitaminica possono favorire l’insorgere del problema, un buon modo per prevenire e lenire la screpolatura delle labbra è quello di assicurare all’organismo un’adeguata idratazione interna bevendo molta acqua ogni giorno (1,5/2 litri al giorno) e seguendo una dieta ricca di sali minerali e vitamine.

Per quanto riguarda i rimedi da applicare direttamente sulle labbra, i più conosciuti sono i classici stick idratanti a base di burrocacao. Sono senz’altro pratici ma la loro efficacia dipende dagli ingredienti: molti di quelli più diffusi in commercio contengono alte percentuali di paraffina, sostanza che garantisce un’idratazione apparente, attutendo solo temporaneamente i fastidi.

Rimedi naturali per labbra secche e screpolate

MIELE

Il miele è un ottimo rimedio, semplice ed efficace, per nutrire le labbra secche e favorire la cicatrizzazione delle screpolature. Basta stendere un leggero strato di miele sulle labbra e massaggiar dolcemente. Tenere in posa per 15-30 minuti. L’effetto lenitivo ed emolliente sarà immediato. Inoltre il miele aiuterà a cicatrizzare i piccoli e dolorosi taglietti.

OLIO ESSENZIALE D’INCENSO

Già usato nell’antico Egitto per preparare maschere e cosmetici per ringiovanire la pelle e
prevenire le rughe, l’olio essenziale d’incenso, oggi si è riscoperto essere anche un ottimo
prodotto lenitivo ed emolliente. E’ bene massaggiare le labbra con una goccia di olio essenziale
di incenso diluita in un cucchiaino di olio di germe di grano. Ripetere l’applicazione ogni qual
volta se ne avverta l’esigenza.

CERA D’API E OLIO D’OLIVA

E’ questo un antico rimedio, usato spesso dalle nostre nonne per contrastare la screpolatura delle labbra durante il lavoro invernale nei campi. Procurarsi contadino la cera d’api e scioglierla in un tegamino sul fuoco, mescolando e aggiungendo dell’olio extravergine di oliva. Quando il composto diventa una crema, versare il tutto in un barattolo lasciare raffreddare. Verrà fuori un blocco solido giallo chiamato anticamente “cerunto”, questo lo si passerà sulle labbra screpolate ogni paio d’ore. L’effetto emolliente e lenitivo sarà immediato e miracoloso.

TEA TREE

L’olio di Tea Tree o “albero del tè” è uno straordinario olio essenziale di origine naturale, indicato soprattutto per il trattamento di irritazioni cutanee. Basta applicare qualche goccia di tea tree oil con le dita e massaggiare, si noterà subito un sollievo e dopo poche applicazione le vostre labbra torneranno in perfetta forma.

BURRO DA CUCINA

E’ un rimedio casalingo molto efficace contro le labbra screpolate. Prendere una noce di burro e applicare generosamente sulle labbra. Lasciare in posa per 5 minuti, dopodiché prendere un spazzolino con setole morbide ed esfoliarle delicatamente le pellicine.

USARE UNO SCHERMO SOLARE

Ricordatevi che anche il sole brucia le labbra, in ogni stagione. Quindi scegliere un prodotto che contenga anche un filtro solare, permette di evitare la secchezza e la desquamazione, proprio come nel resto del corpo; in particolar modo il labbro inferiore si prende in pieno i raggi ultravioletti. Usate uno stick per labbra che abbia anche un filtro solare.

METTERE IL ROSSETTO

Oltre al filtro solare un rossetto cremoso aiuta ad ammorbidire le labbra già screpolate e può essere usato anche per prevenire le stesse screpolature. Il rossetto è opaco e quindi filtra la luce pericolosa, certo sarebbe utile anche ai maschietti, ma l’uso potrebbe essere interpretato dalla gente in maniera diversa dal fine che sto indicando.

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Lo staff di Medicina OnLine

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