Differenza tra colite ulcerosa, muco-membranosa, da fermentazione e da putrefazione

MEDICINA ONLINE Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo Roma DIFFERENZA TRA INTESTINO TENUE E CRASSO Riabilitazione Nutrizionista Infrarossi Accompagno Commissioni Cavitazione Radiofrequenza Ecografia Pulsata Macchie Capillari Ano PeneLe coliti sono processi infiammatori dell’intestino colon e si distinguono principalmente in colite da fermentazione, colite da putrefazione, colite mucomembranosa, colite ulcerosa, coliti infettive, coliti parassitarie. Le infettive possono essere causate da bacilli del tifo, del paratifo, della dissenteria, da salmonelle e da altri germi. Le parassitarie da amebe e altri microrganismi.

COLITE DA FERMENTAZIONE
È caratterizzata dall’evacuazione, 3-4 volte al giorno, di feci diarroiche abbondanti, spumose, giallo-oro, di odore acre. Altri sintomi sono espulsione di gas inodore, specie durante la notte, coliche intestinali dolorose permanenti o parossistiche, digestione difficile, diminuzione dell’appetito, depressione dello stato generale. La palpazione del colon è più o meno dolorosa. A provocare la colite da fermentazione, la cui origine è poco conosciuta, contribuisce un’alimentazione troppo ricca in idrati di carbonio e in cellulosa negli individui nei quali la digestione di queste sostanze determina un’acidità anormale che irrita la mucosa del colon. La colite da fermentazione, generalmente è benigna e che regredisce verso la cinquantina, è soggetta a ricadute frequenti, spesso in seguito a sregolatezze alimentari e a strapazzi fisici e mentali.

COLITE DA PUTREFAZIONE
La diarrea è spesso alternata da stitichezza, le feci sono pastose, poco abbondanti, bruno scure, lisce e brillanti, fetide; emissioni di gas fetide ma poco abbondanti. I dolori sono minori che nella colite da fermentazione; la parte destra dell’addome è spesso dolente alla palpazione. I sintomi generali sono, nel complesso, eguali a quelli della colite da fermentazione. La colite da putrefazione può essere dovuta a un’alimentazione troppo ricca di alimenti putrescibili (come uova, carne, ecc.), essere secondaria a fermentazione esagerata, oppure derivare da una lesione organica del colon, specie nell’individuo anziano. È una malattia benigna, ma spesso ribelle alle cure e soggetta a ricadute.

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COLITE MUCO-MEMBRANOSA
Detta anche iperstenia intestinale o distonia addominale digestiva, è una malattia cronica del colon, caratterizzata da dolori addominali ed eliminazione di feci ricoperte di muco che talora hanno l’aspetto di membrane. Il primo sintomo è una stitichezza cronica in individui che, anche se evacuano ogni giorno, hanno feci frammentate e dure. Alla stitichezza subentrano crisi di diarree caratterizzate dalla emissione di feci ricoperte da muco. Questi episodi acuti sono accompagnati da dolori addominali i quali, a seconda del lo stato psichico individuale, possono variare da semplici malesseri a coliche parossistiche. Sul lato sinistro dell’addome, il colon si rivela alla palpazione come un cordone duro e alquanto dolente. La colite muco-membranosa, più frequente nelle donne, è di origine essenzialmente psichica e si riscontra negli individui ipersensibili, ansiosi, nevrotici. All’insorgenza della malattia, le cui crisi sono spesso in connessione con crisi psichiche, contribuiscono l’abuso di lassativi o di clisteri e qualche volta l’ulcera gastroduodenale e la calcolosi biliare o renale.

COLITE ULCEROSA
Detta anche retto-colite emorragica, è una infiammazione cronica del colon che alterna fasi acute con fasi di remissione. Nella maggior parte dei casi inizia nell’intestino retto e progredisce fino al ceco. Di solito comincia a manifestarsi nella forma acuta con evacuazioni numerose (fino a 20 al giorno) di cui solo una o due contengono materiale fecale, le altre sono emorragiche e in seguito diventano purulente per tornare emorragiche nella fase di remissione. Talvolta questa sindrome dissenterica è accompagnata da dolori addominali e tensione anale dolorosa. Sintomi generali sono depressione dello stato generale, diminuzione dell’appetito, dimagramento, talvolta febbre scarsa o, al contrario, che supera i 38°-39° ed è indice di gravità. La malattia evolve per crisi successive: le fasi acute durano da qualche settimana a qualche mese, poi le evacuazioni diventano normali ma la mucosa del colon resta fragile e sanguina al minimo contatto. La fase remissiva può durare settimane, mesi, talvolta anni, oppure le crisi possono diventare sempre più frequenti e ravvicinate e portare alla forma cronica. Le cause della colite ulcerosa, che è più frequente fra i 20 e i 40 anni, sono sconosciute. Vi contribuiscono, a quanto sembra, dei fattori psichici, cioè traumi e conflitti mentali in individui ansiosi, emotivamente o affettivamente immaturi.

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Differenza tra etica e morale

MEDICINA ONLINE Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo Roma MADRE ANAFFETTIVA EFFETTI FIGLI COSA FARE Riabilitazione Nutrizionista Infrarossi Accompagno Commissioni Cavitazione Radiofrequenza Ecografia Pulsata Macchie Capillari PeneMolto spesso i due termini vengono usati come sinonimi ma in realtà non è così.

Il termine etica deriva dal greco èthos. Per etica si intende quel ramo della filosofia che analizza il comportamento ritenuto corretto, il modo di pensare e dei valori giusti che si dovrebbero seguire in qualsiasi circostanza. Il focus dell’etica è senza dubbio lo studio di norme che l’individuo dovrebbe utilizzare nella propria vita quotidiana. Inoltre l’etica viene intesa anche come la ricerca di uno o più criteri che permettono alla persona di gestire in modo consono e adeguato la propria libertà, in quanto ha come oggetto i valori morali che determinano il comportamento dell’individuo. L’etica si sofferma sul senso dell’esistere dell’uomo, sul suo significato profondo etico-esistenziale, sulla vita di ogni singolo individuo e dell’universo che lo circonda. In sintesi l’etica, se viene associata alla comunità, definisce la morale comune che l’individuo dovrebbe in ogni caso seguire. Il termine etica viene spesso utilizzato in campo filosofico e nel campo professionale, ma negli ultimi anni ha influenzato diversi altri settori e quindi si è parlato spesso di etica dei media e della comunicazione, di etica dell’ambiente e di neuro-etica.

Il termine morale, invece, proviene dalla parola latina moràlia e sta ad indicare la condotta diretta da norme, la guida secondo la quale l’uomo dovrebbe agire. In sintesi la morale studia il rapporto tra il comportamento, i valori ed infine la comunità. La morale in questo caso è intesa come oggetto di studio dell’etica. Esistono poi due tipi di morale: quella religiosa, dove sicuramente l’efficacia della norma proviene in assoluto da Dio, e quella laica che sostiene come l’esistenza di norme morali possa esistere anche in assenza di Dio, dal momento che le norme si basano sulla natura dell’uomo. Il termine morale, inteso come aggettivo, è attinente alla condotta delle persone e a come si comportano, quindi viene esposta ad un’attenta valutazione o giudizio.

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Le 10 cose che non devi mai dire ad una donna magra

Dott. Loiacono Emilio Alessio Medico Chirurgo Medicina Chirurgia Estetica Roma Cavitazione Pressoterapia  Massaggio Linfodrenante Dietologo Cellulite Dieta Sessuologia Sex PSA Pene Laser Filler Rughe Botulino Peso Magra So Ialuronico WEEK END CALORIELa magrezza, nella società odierna, è sinonimo di bellezza. Questo sinonimo non sempre è positivo, in quanto ogni donna ha il proprio fisico e le proprie misure, come è giusto che sia.
Ci sono donne molto magre, non per scelta: esse non sono così per via di una perenne dieta o chissà quale altro sacrificio o miracolo, esse sono così per costituzione o altre motivazioni. Questo genere di donne viene spesso tartassato da una serie di domande o frasi, spesso spiacevoli, a cui devono pazientemente rispondere.
Ma quali sono le frasi da non dire a una donna magra? È proprio di questo che vi parlerò in questa lista, elencandovi le 10 frasi da non dire a una donna magra.

1) Quanti sacrifici fai per essere così magra?

Data la generale “fissa” per la magrezza, sicuramente quando vi sarà capitato di incontrare una donna magra le avrete chiesto quanti sacrifici è costretta a compiere per essere così magra.
Si tratta di una frase abbastanza fastidiosa, sia per quelle donne che di sacrifici ne compiono davvero tanti, sia per coloro che sono magra per altri motivi, e non ne sono nemmeno felici.

2) Mangi abbastanza? Perché non mangi di più?

Le donne magre non sempre seguono delle diete per mantenere la loro magrezza, alcune di loro sono così per motivi di salute o costituzione.
Si tratta di donne “fortunate” fino ad un certo punto, che possono permettersi di mangiare ciò che vogliono senza troppi problemi per il peso. Dunque chiedere ad una donna magra se mangia abbastanza non è una domanda che dovrete propinare.

3) Sicuramente sei felice di essere così magra

Al mondo esistono tante donne che rincorrono determinati modelli di bellezza, proposti dalle case di moda o dalla società in generale. Per rincorrere tali modelli occorre impegnarsi molto, ma non tutte le donne sono così, e non tutte le donne sono felici della propria magrezza. Esistono anche donne che vorrebbero mettere qualche kg in più, per avere qualche curva, ecc. Dare per scontato che una donna sia felice della propria magrezza è errato, e esporre il vostro pensiero alla donna in questione rientra nelle frasi che dovrete evitare.

4) Sicuramente sei un’anoressica

L’anoressia è una malattia psicologica, e successivamente fisica, molto seria e di cui si parla molto al giorno d’oggi: si tratta di una patologia difficile da curare, specie nei casi più estremi della malattia. Incontrare una donna magra non vuol dire necessariamente che essa sia anoressica, si tratta di due situazioni completamente diverse. Etichettare una donna magra come “anoressica”, senza essere certi della presenza della patologia, è un qualcosa che dovreste risparmiarvi.

5) Sei una bugiarda che mente sul peso

Molte donne mentono sul proprio peso, e talvolta anche sui sacrifici compiuti, ma non tutte le donne sono così. Alcune sono sincere riguardo il proprio peso, soprattutto quando sono magre. Etichettare una donna magra come “bugiarda” è sbagliato, dunque rientra nelle frasi che non dovrete dire ad una donna magra.

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6) Sicuramente non sei in salute

Un’eccessiva magrezza, a volte, può essere sinonimo di mancata salute o problemi vari. Alcune volte è così, altre assolutamente no: ci sono donne molto magre per costituzione, non necessariamente per un problema di salute mentale o fisica.
Chiedere, o dare per scontato, che una donna magra non sia in salute è un altro grande errore che non dovrete compiere.

7) Sicuramente trovi tutti i vestiti facilmente

Trovare dei vestiti adatti ad ogni taglia non è semplice facile, soprattutto quando si entra in negozi che dispongono solo della famosa taglia unica.
Ed ecco che vi saranno sorti i primi problemi, problemi che avrete etichettato come inesistenti per una donna magra, invece non è così: una donna dalla piccola corporatura ha molte difficoltà a trovare dei vestiti che le vadano a pennello, dare per scontato il contrario, e chiedere conferma alla donna interessata, è una frase che dovrete evitare.

8) Quanto pesi?

Ci sono cose che non si chiedono mai ad una donna, ad esempio l’età. Ma anche il peso è una delle cose da non chiedere, soprattutto se si tratta di una donna magra. Per coloro che vivono con disagio il proprio peso potrebbe risultare una frase/domanda scomoda, ecco perché dovrete evitare di chiederle quanto pesa.

9) Perché sei magra?

Tra le tante domande e frasi da non dire ad una donna magra c’è il chiederle perché è magra. Le cause della magrezza sono tante: dalla dieta, alle malattie psicologiche, fisiche, ecc. Porre questa delicata domanda ad una donna magra è una delle tante frasi da evitare, per non metterla a disagio.

10) Ti senti in forma?

Star bene con sé stessi è molto importante, sia con un corpo magro che con uno più in carne. L’ultima frase che vi consiglio di non dire ad una donna magra riguarda il chiederle se si sente in forma: si tratta di una domanda delicata, come le altre, e va fatta in rarissimi casi, preferibilmente mai.

 

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Differenza tra ceretta brasiliana e classica: pro, contro e consigli per farla bene

MEDICINA ONLINE Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo Roma 10 COSE NON SAI VAGINA ORGASMO CLITORIDE Riabilitazione Nutrizionista Infrarossi Accompagno Commissioni Cavitazione Radiofrequenza Ecografia Pulsata Macchie Capillari An PeneLa ceretta brasiliana nasce come tecnica di epilazione specifica per la zona bikini e si differenzia dalla ceretta tradizionale in quanto prevede una rimozione totale dei peli da tutta la zona inguinale. Tale trattamento è adatto a chi desidera una zona bikini perfettamente pulita e libera da peli in tutte le sue parti. Di norma nella ceretta brasiliana viene tipicamente impiegata una particolare cera (anche se definirla cera in realtà è erroneo), detta pasta di zucchero in quanto caratterizzata unicamente da una miscela di zucchero, acqua e limone che rendono il preparato del tutto simile ad una resina che si utilizza a temperatura ambiente: in questo modo non solo viene eliminato il fastidio dovuto alla temperatura della cera classica su di una zona così sensibile, ma è possibile una rimozione pressoché indolore anche dei peli più corti difficilmente eliminabili con l’epilazione tradizionale.

Ceretta brasiliana: come avviene il trattamento

Con la ceretta brasiliana integrata all’utilizzo della pasta di zucchero non è previsto l’utilizzo di cera a caldo o a freddo, né di strisce in “tessuto – non tessuto”: la pasta viene modellata ed ammorbidita col solo calore delle mani e ripartita in quantità sufficiente a creare uno strato sottile che inglobi i peli nella zona da trattare. La rimozione non prevede uno strappo vero e proprio, ma semplicemente il “tiraggio” della pasta tenendo ben tesa la cute in modo da ridurre al minimo qualsiasi sensazione dolorosa e determinare meno rossori possibili. La ceretta brasiliana risulta molto meno dolorosa rispetto alla classica ceretta: già dopo pochi minuti dalla rimozione, permane solo un lieve fastidio del tutto sopportabile. È normale che le prime epilazioni risultino maggiormente dolorose, ma effettuando numerosi trattamenti, la pelle tenderà ad abituarsi e a risultare decisamente meno sensibile. Una reazione più che normale, data la zona particolarmente delicata (ricordiamoci che stiamo parlando della zona bikini, la più sensibile del corpo), è la formazione di piccoli puntini rossi spesso accompagnati da sangue in quanto la rimozione del bulbo pilifero, essendo di dimensioni variabili da soggetto a soggetto, spesso risulta maggiormente indelicata: tale manifestazione non rappresenta nulla di preoccupante in quanto il rossore tende a svanire nell’arco di poche ore, specie se andiamo ad applicare un prodotto lenitivo o meglio ancora a base di aloe. Non dobbiamo comunque dimenticare che la ceretta brasiliana può essere applicata non solo alla zona bikini ma a tutte le parti del corpo che lo richiedano, come gambe e braccia: il trattamento che si avvale dell’utilizzo della pasta di zucchero, anche in questo caso, prende il nome di sugaring e risulta altrettanto efficace e anche in questo caso nettamente meno doloroso rispetto alla ceretta classica che prevede lo strappo dei peli attraverso le strisce in TNT.

Ceretta brasiliana: perché sceglierla?

Non esistono dati certi che attestino la ceretta brasiliana come migliore rispetto alla ceretta classica, tuttavia possiamo dire con certezza che molte donne la preferiscono in quanto essa conferisce una maggiore freschezza e senso di pulizia delle parti intime, consentendo tra le altre cose di indossare in tutta tranquillità sia intimo che bikini succinti senza mostrare una peluria spesso imbarazzante. La ceretta brasiliana risulta inoltre molto apprezzata in quanto la pelle si mantiene liscia e priva di peli per un periodo di tempo nettamente più lungo rispetto alla rasatura, ovviando anche il problema di eventuali follicoliti o peli incarniti.

I “pro” della ceretta brasiliana:

1. Igiene
Non avere peli nella zona V è molto importante per la pulizia, soprattutto durante il ciclo mestruale. La zona può essere infatti disinfettata e curata in modo più veloce.

2. Estetica
Il punto più bollente. Per molti la zona V totalmente depilata è decisamente sexy e appare più gradevole anche agli occhi degli uomini.
Ne esistono alcuni però ancora legati ad una cura più tradizionale e un look più selvaggio.

3. Comodità
Sicuramente per le fan dei jeans a vita bassa e dei costumi sgambati, una depilazione totale evita imbarazzanti situazioni poiché tutto rimane sempre sotto controllo. Nessun pelo superfluo, nessun rischio di gaffe.

I “contro” della ceretta brasiliana:

1. Dolore
Sicuramente la ceretta è tra le più dolorose tecniche di bellezza e il dolore che si prova durante la ceretta all’inguine, soprattutto se totale, non è da sottovalutare. Per la depilazione totale sono bandite, o meglio, è consigliabile evitare, rasoi e lamette, per non soffrire poi durante la fase di crescita dei peli che diventeranno più ispidi e robusti.

2. Infezioni
La ceretta all’inguine può portare diverse infezioni come follicoliti, peli incarniti e cisti. Secondo gli esperti è possibile anche l’insorgere di un virus cutaneo, dovuto ai microtraumi post ceretta.

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Consigli

Chi comunque desidera praticare la ceretta alla “brasiliana” è giusto che si ricordi anche di questi utili consigli.

1. Idratazione
Prima di tutto è importantissimo idratare la pelle nel periodo precedente e successivo alla ceretta. Van bene oli lenitivi e creme neutre, senza profumazioni.

2. Abbigliamento
Evitate di indossare jeans, o abiti stretti in zona inguine, prima e dopo la ceretta; è consigliabile effettuare un gommage con cosmetici a base di acidi di frutta qualche giorno prima della depilazione; se possibile, è meglio scegliere i giorni successivi al ciclo per la ceretta, in modo tale che in quel periodo la pelle sia meno sensibile.

3. Frequenza di trattamento
Evitare poi di fare altre depilazioni prima di 2 settimane, in modo che i peli riescano a raggiungere una lunghezza sufficiente per essere strappati senza incarnarli.

Ceretta brasiliana: durata e costi

La ceretta brasiliana per quanto riguarda la durata può essere paragonata alla ceretta classica: la ricrescita dei peli varia da soggetto a soggetto e può impiegare dai 10 giorni alle 4 settimane. I costi sono variabili a seconda dei centri estetici ma non sono comunque esorbitanti: si parte da circa 10 euro per una zona bikini fino a raggiungere i 30/35 euro per le gambe.

La ceretta brasiliana ha ottenuto un discreto consenso in tutto il mondo e le motivazioni sono chiare: una pelle liscia, morbida e vellutata!

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Sindrome di Noonan: cause, sintomi nel neonato, aspettative di vita

MEDICINA ONLINE SINDROME DI NOONAN CAUSE SINTOMI NEONATO ASPETTATIVE DI VITA PROGNOSI MORTE BAMBINO TERAPIA CURA.jpgLa sindrome di Noonan è una malattia genetica dalle caratteristiche cliniche particolarmente variabili, con un’incidenza stimata di un caso ogni 1000-2500 nati. Le manifestazioni più frequenti includono cardiopatie congenite (nel 70% dei pazienti), bassa statura, un aspetto caratteristico del volto (abbassamento delle palpebre, occhi distanziati, orecchie grandi e ruotate posteriormente), malformazioni del torace, deficit cognitivi variabili, tendenza al sanguinamento e criptorchidismo (mancata discesa dei testicoli nello scroto).

Come si trasmette la sindrome di Noonan?

La sindrome può essere sporadica (il difetto genetico responsabile insorge in modo spontaneo) oppure  ereditata dai genitori. In questo caso la trasmissione avviene con modalità autosomica dominante: è sufficiente cioè una copia alterata del gene per sviluppare la malattia. In circa il 50% dei casi, la sindrome è causata da mutazioni del gene PTPN11, mentre in una piccola percentuale di pazienti sono state identificate mutazioni nei geni KRAS, NRAS, RAF1, BRAF e SOS1. Nel complesso, le mutazioni nei geni identificati si riscontrano in circa il 75% dei pazienti con diagnosi clinica della malattia. Mutazioni nei geni SHOC2 e CBL sono state riscontrate in soggetti con caratteristiche cliniche parzialmente sovrapponibili alla sindrome di Noonan.

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Come avviene la diagnosi della sindrome di Noonan?

La diagnosi avviene in base alle caratteristiche cliniche ed eventualmente all’analisi della storia familiare e può essere confermata con un’indagine genetica (ricerca di mutazioni nei geni PTPN11, RAF1, KRAS, SOS1, NRAS e BRAF). Va comunque ricordato che, per molti pazienti, la causa genetica della malattia non è ancora stata identificata. Inoltre, vista la variabilità clinica della malattia, l’analisi molecolare di altri geni implicati in malattie correlate (HRAS, MEK1, MEK2, CBL e SHOC2) può indirizzare verso una più corretta valutazione clinica. Se una mutazione responsabile è già stata identificata in un componente della famiglia, si può effettuare una diagnosi prenatale con l’indagine genetica del feto attraverso villocentesi o amniocentesi. L’età media alla diagnosi è di nove anni.

Quali sono le possibilità di cura attualmente disponibili per la sindrome di Noonan?

Non esiste una terapia specifica, anche se studi preclinici su modelli animali sono in corso per valutare l’efficacia di alcuni farmaci che inibiscono in maniera specifica l’attività degli enzimi “mutati” responsabili  della malattia. Alcune lesioni cardiache devono essere corrette per via chirurgica, mentre in alcuni casi è consigliata l’assunzione di ormone della crescita. In generale, i bambini affetti dalla sindrome vanno tenuti sotto controllo per quanto riguarda la funzionalità cardiaca, la crescita, lo sviluppo motorio, la coagulazione del sangue. Se seguita in modo adeguato, la maggior parte dei bambini colpiti cresce normalmente e raggiunge senza problemi l’età adulta.

Aspettative di vita

La speranza di vita è generalmente normale (paragonabile al resto della popolazione) se sono assenti difetti cardiaci congeniti importanti. L’aspettativa di vita diminuisce all’aumentare della gravità delle patologie cardiache.

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Differenza tra feci del neonato allattato al seno o con latte artificiale

MEDICINA ONLINE NEONATO BIMBO BAMBINO PIANTO CONGENITO LATTE ALLATTAMENTO SEN MADRE FIGLIO GENITORE BIMBI LATTANTE MATERNO ARTIFICIALE DIFFERENZA PICCOLO PARTO CESAREO NATURALE PIANGERE SINGHIOZZO PANNOLINO FECI URINA PENEL’alimentazione del bebè – se con latte materno o con latte artificiale – condiziona in modo molto marcato l’aspetto delle sue feci. Una variazione che dipende dalle diverse caratteristiche della flora batterica intestinale del bambino. Che a sua volta è legata appunto al tipo di alimentazione.

Se il neonato prende il latte materno, le sue feci hanno un colore giallo vivo – ocra o becco d’oca – e una consistenza cremosa o tendente al liquido. L’odore non è cattivo e tendenzialmente acidulo. A volte possono essere presenti dei granuli biancastri: non è niente di preoccupante, sono semplicemente granelli di caseina, una proteina del latte che, se presente in eccesso, può venire eliminata con le feci. Questo aspetto caratteristico rimane costante per tutto il periodo dell’allattamento esclusivo al seno: Al massimo con il passare delle settimane le feci possono diventare un pochino più compatte, e verso il terzo/quarto mese può esserci un rallentamento nel ritmo dell’evacuazione: invece che emettere feci più volte al giorno, magari il bambino comincia a farla una o due volte al giorno o anche una volta ogni 2/3 giorni.

Se l’alimentazione del neonato prevede latte artificiale, le sue feci saranno diverse: più pastose e compatte, con un colorito che raramente è giallo ocra, ma quasi sempre o giallo chiaro o tendente al marroncino. Anche la frequenza delle evacuazioni sarà diversa: più rara.

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Feci del neonato verdi, gialle, con muco, schiumose: cosa fare?

Mother interacting with baby girl at home.Variazioni piccole o temporanee del colore, della consistenza e della frequenza delle evacuazioni in genere non devono allarmare i neo-genitori: un certo grado di variabilità fa parte della fisiologia del nostro corpo. Ci sono però situazioni nelle quali è meglio tenere sott’occhio la situazione e, nel caso, sentire il proprio medico di fiducia. Vediamo di quali situazioni si tratta.

Feci di colore verde
Se il lattante è molto piccolo e le feci sono scarse e di colorito verdognolo, questi potrebbero essere segni di scarsa alimentazione, quindi una situazione da tenere sotto controllo, ma non immediatamente allarmante. Diverso invece se le feci sono un verde deciso, color foglie tritate: se non è un fenomeno occasionale – legato all’ingestione di qualche particolare alimento in bimbi più grandi – potrebbe dipendere da alterazioni intestinali di varia natura, dall’infezione (gastroenterite) all’intolleranza alimentare. Le intolleranze sono rare nei bambini allattati al seno, e riguardano invece soprattutto quelli alimentati con formula. Il piccolo può essere intollerante a qualche componente del latte artificiale e in particolare a proteine del latte vaccino.

Feci biancastre (acoliche)
Nel neonato e nel lattante queste devono preoccupare, perché possono essere il segnale di un’ostruzione delle vie biliari: le feci tendono a essere gialle per via dei sali biliari che contengono, se sono bianche potrebbe voler dire che i sali biliari non ci sono, cioè che per qualche motivo non riescono a essere eliminati. Tuttavia, è raro che si tratti di una condizione che insorge all’improvviso, come può accadere negli adulti: nei neonati e lattanti è tipicamente una situazione congenita, presente fin dalla nascita.

Feci nere
Le feci di colore nerastro sono tipiche dei bambini che, per qualche ragione, assumono un’integrazione di ferro, un minerale che appunto conferisce alla cacca questo colore. In questo caso, non c’è niente di cui preoccuparsi. Se invece il colore è decisamente nero è la consistenza è molto molle o simile a quella di fondi di caffè è necessario un controllo dal pediatra: questi infatti potrebbero essere segnali di un sanguinamento a livello dello stomaco, sul quale bisogna di sicuro indagare più a fondo.

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Feci con striature di sangue
Piccole striature di sangue rosso vivo nelle feci in genere non devono far preoccupare: nella grande maggioranza dei casi sono infatti dovute a escoriazioni della mucosa anale dovute all’espulsione di feci più dure del solito. Il punto che sanguina si vede anche a occhio nudo. Se il fenomeno si ripete e non sono visibili ‘taglietti’ attorno all’ano potrebbe trattarsi di una colite allergica, per esempio alle proteine del latte vaccino (in particolare per i bambini alimentati con latte artificiale).

Feci con muco
La presenza occasionale di muco non è un problema: in genere il muco viene prodotto e riassorbito a livello del colon, ma può capitare che ne scappi un po’. Se per esempio per un paio di giorni c’è un rallentamento del transito intestinale, le feci possono risultare un po’ mucose, ma non è niente. Se invece questa caratteristica è costante, è il caso di indagare meglio perché potrebbe esserci un’infiammazione del colon.

Cambiamenti nella consistenza delle feci e nella frequenza di evacuazione
Se le feci diventano molto liquide e le scariche sono più frequenti della norma siamo in presenza di una diarrea, che può dipendere da vari fattori: in genere è un sintomo di gastroenterite ma, più raramente, può dipendere da intolleranze alimentari o da malattie metaboliche o da malassorbimento.

Quale contenitore sterile usare per l’esame delle feci?
In caso di un eventuale esame delle feci, per raccogliere e conservare correttamente il campione di feci da inviare in laboratorio, è necessario usare un contenitore sterile apposito, dotato di spatolina. Il prodotto di maggior qualità, che ci sentiamo di consigliare per raccogliere e conservare le feci, è il seguente: http://amzn.to/2C5kKig

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Differenza tra vagina e vulva

MEDICINA ONLINE VAGINA VULVA APPARATO GENITALE FEMMINILE SCHEMA ANATOMIA UTERO TUBE FALLOPPIO OVAIOSebbene nel linguaggio comune i due termini vengano spesso utilizzati come sinonimi, la vagina non deve essere confusa con la vulva: i due termini non sono sinonimi.

La vulva rappresenta infatti l’insieme dei genitali esterni femminili, mentre invece la vagina rappresenta una parte dei genitali interni femminili (insieme ad utero, tube di Falloppio ed ovaio).

La vulva è sporgente nella parte anteriore perineale, al davanti della sinfisi pubica ma risulta in parte nascosta dall’accostamento delle cosce: quando richiesto, l’esame generale dei genitali esterni femminili deve infatti necessariamente essere eseguito a cosce divaricate. La vagina è invece un canale fibromuscolare molto elastico che collega l’utero con la vulva.

I componenti principali della vulva sono:

  • il Monte di Venere;
  • le labbra, consistenti in piccole labbra o ninfe e grandi labbra o valve;
  • la porzione esterna della clitoride e il prepuzio clitorideo;
  • il vestibolo vulvare;
  • l’apertura del meato urinario;
  • l’imene.

La vulva ospita inoltre  l’orifizio vaginale, cioè l’apertura inferiore tramite la quale la vagina comunica all’esterno. Tale orifizio si colloca nel vestibolo del perineo, in posizione immediatamente posteriore al meato uretrale (apertura esterna dell’uretra).

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