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Sono normopeso, sottopeso o sovrappeso? Come si calcola l’Indice di Massa Corporea (BMI)?

L’indice di massa corporea (IMC o anche BMI acronimo di Body Mass Index) è un dato biometrico espresso come rapporto tra peso e altezza di un soggetto ed è utilizzato da noi medici come un indicatore dello stato di peso forma del paziente. E’ un dato che non tiene conto delle differenze tra individuo ed individuo come la lunghezza degli arti, la larghezza del bacino, la tonicità dei muscoli, la quantità di massa grassa/magra.
I limiti dell’IMC
Purtroppo l’IMC, preso da solo, è un dato che può trarci in errore: prendiamo il caso di due persone che sono alte uguali e pesano lo stesso peso tuttavia una delle due può essere in sovrappeso per un eccesso di massa grassa, mentre il secondo può essere un culturista con molta massa magra e pochissima massa grassa. Nonostante ciò hanno lo stesso IMC. I limiti di questo indice sono superati dalla bioimpedenziometria, che ci dice QUANTO del nostro peso corporeo totale sia determinato dalla massa magra, da quella grassa e dall’acqua. Per quanto l’IMC sia un valore potenzialmente fuorviante, ha il vantaggio di fornire in maniera rapida ed economica un valore che nella maggior parte dei casi permette ai medici di inquadrare il paziente. A tal proposito, leggi anche: L’indice di massa corporea non dice sempre la verità
Come si calcola l’Indice di Massa Corporea?
L’IMC si calcola come il rapporto tra la massa-peso, espressa in chilogrammi, e il quadrato dell’altezza, espressa in metri. In pratica:
IMC = MASSA / ALTEZZA IN METRI AL QUADRATO
Piccolo esempio valido per una persona alta 1 metro e 70 cm che pesa 62 kg:
IMC = 62 / (1,7) al quadrato quindi 62 / 2,89 = 21,45
quindi l’indice di massa corporea in questo caso sarà di 21,45 che indica un valore compreso tra 18,5 e 25, cioè il range che significa peso normale.
Per chi non vuole fare il piccolo calcolo, si può usare la tabella presente in alto in questo articolo.
Cercate il vostro peso sulla sinistra e seguite la riga finché non incontrate la colonna della vostra altezza: il numero (e il colore) che risulterà, indicherà la vostra condizione.
Se ad esempio pesate 54 kg e siete alti 1 metro e 62 cm vorrà dire che avete un IMC di circa 21 quindi siete normopeso
Se pesate 86 kg e siete alti 1 metro ed 82 cm vorrà dire che avete un IMC di circa 26 e quindi siete lievemente sovrappeso.

Come già prima accennato, per superare i limiti dell’indice di massa corporea è importante eseguire una bioimpedenziometria, che ci permette di analizzare con esattezza le percentuali di massa magra, massa grassa, idratazione ed altri valori.
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Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo
Direttore dello Staff di Medicina OnLine
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Per quali motivi si ingrassa dopo aver smesso di fumare?
Dietro la difficoltà nel dire addio alle sigarette c’è spesso la paura di ingrassare. E in effetti la nicotina, la sostanza che crea la dipendenza dal tabacco, è anche tra i maggiori responsabili del temuto aumento di peso nel momento in cui cessa di essere assunta, cioè quando si smette di fumare.
Molti addirittura non smettono di fumare per la paura di ingrassare! Purtroppo non si tratta di una paura del tutto infondata, visto che sono numerosi gli studi che hanno dimostrato che quando si dice addio alle sigarette si tende ad accumulare dei chili di troppo, alcuni dicono 2 kg, altri dicono 6 kg. Io quando ho smesso di fumare sono aumentato di circa 10 kg in sei mesi e sono tornato ai livelli precedenti dopo circa un anno e mezzo rispetto a quando avevo smesso, ma solo con una dieta ipocalorica ferrea ed aumentando l’attività fisica.
Leggi anche: Smettere di fumare: quanto e per quanto tempo ingrasserò? L’esperienza mia e dei miei pazienti
Vi dico subito che smettere di fumare (sia le sigarette tradizionali che le elettroniche con nicotina) è la cosa migliore che voi possiate fare nella vostra vita quindi la paura di ingrassare non vi deve bloccare dal tentare di smettere! Come dicevo io stesso sono ingrassato di 10 kg, eppure in pochi mesi – con un po’ di impegno – sono riuscito a riperderli tutti tornando al mio peso forma. Quando faccio smettere un mio paziente, gli dico di concentrarsi inizialmente solo allo smettere di fumare, anche a costo di prendere qualche kg di massa grassa in più: sono successivamente, quando i sintomi di astinenza diminuiranno, cominceremo insieme un programma per tornare al peso forma.
Perché si ingrassa dopo aver smesso di fumare?
In questo articolo cominciamo con capire quali sono i motivi che ci fanno ingrassare dopo aver smesso, in modo che successivamente sapremo come muoverci per ritrovare il nostro peso forma. I motivi per cui ingrassiamo dopo aver smesso di fumare sono molteplici:
1) VIENE A MANCARE L’AUMENTO DEL METABOLISMO: SI BRUCIANO MENO CALORIE
Molti studi condotti sull’argomento hanno dimostrato che un adulto fumatore medio (10-12 sigarette al giorno) nel momento in cui smette di fumare ha una riduzione del metabolismo di circa 200 calorie quotidiane. Smettere di fumare un pacchetto di sigarette al giorno sembra che lo diminuisca di quasi 400 calorie! Ciò si spiega facilmente: la nicotina è un alcaloide facilmente assorbito dall’organismo che, oltre ad indurre dipendenza, esercita un potente effetto di accelerazione del metabolismo. Chi fuma brucia un po’ di calorie in più, rispetto ad un NON fumatore di uguale costituzione, dieta ed esercizio fisico. Un’azione che sembrerebbe simile a quella della caffeina, un altro noto stimolante del metabolismo, ma così non è. Il caffè ha un effetto transitorio, ed è tanto più stimolante quanto più il suo consumo è sporadico, altrimenti l’organismo si assuefà diminuendone l’efficacia. Al contrario, la nicotina accelera il metabolismo finché si ha l’abitudine al fumo e quando si smette inevitabilmente il metabolismo rallenta. Facendo i dovuti distinguo, è un po’ come succede agli ipertiroidei quando vengono “normalizzati” dai farmaci o agli sportivi che si mettono a condurre una vita sedentaria: il dispendio energetico diminuisce bruscamente ma le abitudini alimentari rimangono le stesse. E, inevitabilmente, l’ago della bilancia sale.
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2) VIENE A MANCARE L’AZIONE ANORESSIZZANTE: AUMENTA L’APPETITO
La nicotina ha un’azione anoressizzante di conseguenza una volta abbandonate le sigarette l’appetito giustamente aumenta. L’appetito aumenta anche per motivi legati alla chimica delle ghiandole salivari e delle papille gustative.
3) VIENE A MANCARE IL GESTO DI INTRODURRE QUALCOSA IN BOCCA
Gli ex fumatori lo sanno bene: esiste anche un fattore psicologico che può contribuire all’aumento di peso e riguarda l’aspetto orale del fumo. Si ha la necessità di sostituire la sigaretta con qualcos’altro, col rischio di “mangiucchiare” in continuazione, aumentando così l’introito energetico.
4) IL NERVOSISMO CI INDUCE A MANGIARE ALIMENTI GUSTOSI ED IPERCALORICI
Non appena la nicotina entra in corpo, questa viene rapidamente diffusa dalla circolazione sanguigna, tramite la quale arriva al sistema nervoso. In genere, giunge al cervello in circa sette secondi, dove agisce sui recettori dell’acetilcolina. A basse concentrazioni aumenta l’attività di questi recettori portando ad un aumento della produzione di adrenalina, un ormone stimolante. A concentrazioni elevate la nicotina blocca il recettore dell’acetilcolina e questa è la ragione della sua tossicità e della sua efficacia come insetticida. Oltre a ciò, la nicotina aumenta il livello di dopamina nei circuiti cerebrali del piacere. Questa genera una sensazione di piacere con un meccanismo analogo a quello innescato dalla cocaina e dall’eroina. La dipendenza da nicotina è quindi legata anche alla necessità biochimica di mantenere elevati livelli di dopamina. Quando si smette di fumare, calano i livelli di dopamina e ci sentiamo nervosi così cerchiamo tutti quegli alimenti che riportano in alto la concentrazione di molecole che ci fanno stare bene: i cibi ipercalorici!
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5) LE CELLULE DELLA LINGUA RINASCONO: SI SENTONO MEGLIO I SAPORI
Le papille gustative subiscono una modificazione nei fumatori e diventano meno attive, quindi i sapori si sentono meno bene. Smettendo di fumare si sentono meglio i sapori e purtroppo un bel piatto di pasta al sugo diventa in pochi giorni decisamente molto più gustoso di quando si fumava, invogliandoci a mangiarlo!
6) VIENE A MANCARE L’AZIONE ANTIDEPRESSIVA DELLA NICOTINA
La nicotina contenuta nelle sigarette agisce come antidepressivo tramite la stimolazione del rilascio di dopamina e norepinefrina; in aggiunta, la nicotina sembra esercitare un effetto antidepressivo per mezzo della desensibilizzazione dei recettori della nicotina a seguito della tolleranza. Anche la Vareniclina, un farmaco che agisce sui recettori della nicotina utilizzato per eliminare la dipendenza da nicotina (come il farmaco Champix) ha mostrato proprietà antidepressive. Quando si smette di fumare, il venire a mancare l’effetto antidepressivo della nicotina può determinare uno stato depressivo nel paziente. Dal momento che l’atto di mangiare, specie cibi grassi e ipercalorici, induce il rilascio di molecole che inducono sensazioni piacevoli come la dopamina, l’ex fumatore tende a mangiare di più per ripristinare le scorte di dopamina a cui era abituato quando fumava ed evitare lo stato depressivo. Per lo stesso motivo quando si smette di fumare aumenta il rischio di sviluppare comportamenti compulsivi, come masturbazione compulsiva, gioco d’azzardo e shopping compulsivo, tipici comportamenti che determinano un forte rilascio di dopamina.
Vi sono altri motivi per cui si ingrassa dopo aver smesso di fumare ed esiste una correlazione tra il numero di sigarette fumate ed i chili presi; per approfondire leggi la seconda parte dell’articolo: Per quali motivi si ingrassa dopo aver smesso di fumare? (seconda parte)
I migliori prodotti per il fumatore che vuole smettere di fumare
Qui di seguito trovate una lista di prodotti di varie marche, pensati per il fumatore che vuole smettere di fumare o che ha smesso da poco e vuole perdere peso. Noi NON sponsorizziamo né siamo legati ad alcuna azienda produttrice: per ogni tipologia di prodotto, il nostro Staff seleziona solo il prodotto migliore, a prescindere dalla marca. Ogni prodotto viene inoltre periodicamente aggiornato ed è caratterizzato dal miglior rapporto qualità prezzo e dalla maggior efficacia possibile, oltre ad essere stato selezionato e testato ripetutamente dal nostro Staff di esperti:
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Dott. Emilio Alessio Loiacono
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Correre non fa dimagrire
Ovviamente il titolo dell’articolo è volutamente provocatorio: un titolo più politically correct potrebbe essere “correre non fa sempre dimagrire”. Ma cominciamo con una domanda (apparentemente) facile: chi ha meno percentuale di grasso corporeo, uno sprinter professionista che corre i 100 metri o un maratoneta professionista che in gara corre per 42 km e 195 metri?
Sprinter o maratoneta?
La risposta che ricevo sempre é “un maratoneta”. Si puó capire perché le persone, a cui é stato ripetutamente detto che per ridurre il tessuto adiposo é necessario allenamento aerobico continuativo, pensino in questo modo. La loro risposta è sbagliata. Gli sprinter fanno ben poco allenamento aerobico continuativo, eppure hanno meno percentuale di grasso corporeo rispetto ad un maratoneta e questa non è una mia opinione ma un dato assolutamente oggettivo.
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Come è possibile ciò?
La ragione di questa apparente stranezza è da riconoscersi nella natura stessa dell’allenamento. Più alta è l’intensità (con intensità si intende la capacità di Massime Pulsazioni del Cuore), più calorie si consumano al minuto. Il maratoneta si sottopone a escursioni lunghe e frequenti nella zona aerobica e ciò provoca, per adattamento specifico, la perdita di tessuto muscolare importantissimo per tenere alto il metabolismo basale dell’organismo. Perché il corpo del maratoneta “sacrifica” la massa muscolare? La risposta è una domanda: vi siete mai chiesti perché i nuotatori professionisti sono “muscolosi ma non troppo”? Perché il muscolo è un tessuto molto pesante ed, estremizzando, un culturista quasi non riuscirebbe a stare a galla! Dato che il muscolo pesa più del grasso, è il tessuto da cannibalizzare preferito dal corpo per cercare di alleggerire il carico da trasportare, quando l’attività che svolge è portata più alla resistenza che alla forza esplosiva.
Correre sul tapis roulant non fa dimagrire
Tra i miei pazienti, quelli che vogliono dimagrire, è diffusa la falsa convinzione che per perdere adipe basti “corricchiare” il più a lungo possibile sul tapis roulant, magari un paio di volte a settimana. Poi doccia e a casa. Grande errore! Ovviamente non voglio dire che correre (in palestra, in pista o al parco sotto casa) non faccia perdere una certa quantità di massa grassa, né che sia una cosa buona per il nostro organismo – anzi fa benissimo a cuore, circolazione, polmoni e psiche – voglio invece affermare che un programma di allenamento volto al dimagrimento – incentrato quasi totalmente sull’attività aerobica e che tralascia l’attività anaerobica – non porta ai risultati sperati, ma al contrario produce una diminuzione della percentuale di massa magra presente nel corpo e ciò provoca una diminuzione del metabolismo del nostro corpo, cosa che non certo ci aiuta nel perdere peso!
Con la corsa perdi soprattutto acqua
Durante l’allenamento aerobico tipico della maggior parte delle persone che vogliono dimagrire, avviene una notevole perdita d’acqua e una combustione di acidi grassi e zuccheri. A differenza di quanto si possa pensare, i grassi persi dopo aver svolto attività aerobica prolungata sono di solito solo poche decine di grammi. Quindi è assolutamente inutile avviarsi frettolosamente verso la bilancia presente in palestra a controllare i kg persi dopo una bella corsa, in quanto l’abbassamento del valore indicato sulla bilancia è principalmente dovuto alla copiosa perdita di acqua mediante la sudorazione e non alla (esigua) perdita di grassi. Lo sapevate che un maratoneta perde tranquillamente 6 litri di acqua (non di grasso) durante un gara e che un calciatore durante un incontro ne può perdere anche due o più? Inoltre, se correte in palestra, sono quasi sicuro che non avete mai tenuto conto di un fattore quasi banale: per chi corre sul tapis roulant viene a mancare il tipico “effetto vento” che si ha correndo all’aria aperta, ciò determina – per chi corre in palestra – un innalzamento della temperatura maggiore e maggior perdita d’acqua, rispetto a chi corre al parco. In definitiva, dopo un’ora di corsa specie al chiuso, se pesate 1 kg di meno e siete felici, vi basterebbe sottoporvi ad una rapida bioimpedenziometria per farvi passare l’entusiasmo: avete sudato tanto, perso molta acqua ma poco grasso e, cosa peggiore, il vostro metabolismo basale è rimasto praticamente invariato. Triste ma è così!
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Correre ti fa mangiare di più
Moltissimi miei pazienti subiscono inoltre quello che io chiamo “effetto corro e mangio“: tornati a casa dopo un’ora di corsa in palestra, si mettono a tavola con l’idea che – avendo fatto quell’ora di attività fisica – possono permettersi di poter mangiare un “dolcetto” in più. Il risultato è che, al netto delle entrate e delle uscite, il soggetto in questione avrà paradossalmente assunto molte più calorie rispetto a quante ne avrebbe assunto se non avesse fatto quell’ora di corsa e non avesse assunto il dolcetto. Addirittura alcuni fanno la “corsa preventiva“: il giorno prima di un evento in cui prevedono di mangiare molto (come un matrimonio), fanno la loro corsetta di un’ora al parco pensando di poter mangiare chissà quanto il giorno dopo. Inutile dire che al matrimonio mangeranno ben più delle poche centinaia di calorie perse con quella corsetta. Paradossale, vero? Senza contare che, chi si comporta in questo modo, affronterà quella corsa una tantum senza fare stretching e, probabilmente, correndo come dei forsennati e quindi in modo sbagliato: ciò può arrecare molti danni alla loro salute! Correre BENE è una scienza, non ci si improvvisa corridori!
L’eccesso di attività aerobica può addirittura determinare dei danni:
1) Peggiora la relazione testosterone/cortisolo che impedisce l’abilità di aumentare la massa muscolare (quella che determina il nostro metabolismo e quindi la nostra capacità di dimagrire).
2) Aumenta lo stress delle ghiandole adrenali che PUÓ avere come conseguenza il SOVRAPPESO e produrre altre conseguenze indesiderabili per la salute.
Secondo il Dr. James Wilson (autore di Fatica Adrenale – La Sindrome di Stress del 21 Secolo), “le ghiandole adrenali hanno la funzione di produrre ogni minuto, una quantità precisa e bilanciata di ormoni”. Quando una persona fa troppo esercizio di tipo aerobico continuativo, le ghiandole adrenali possono alterarsi e possono avere come conseguenza la fatica adrenale. La fatica adrenale é associata a sintomi come: stanchezza, senso di paura, allergia, indebolimento del sistema immunitario, artrite, ansia, depressione, fatica cronica, perdita di memoria, difficoltà di concentrazione, insonnia e piú importante in relazione a questo articolo, la inabilità di perdere peso.
3) Aumenta lo stress ossidativo che accelera i processi di invecchiamento.
Secondo l’endocrinologa Dr. Diana Schwarzbein (autrice del Secondo Principio Schwarzbein), “l’ossidazione” é un processo che favorisce la formazione di radicali liberi nel corpo. Normalmente il corpo neutralizza i radicali liberi con sostanze conosciute come antiossidanti. Solo in presenza di una eccessiva produzione di radicali liberi, il corpo non é in grado di neutralizzare tutti i radicali liberi. Questo ha come conseguenza ALTERAZIONI nel metabolismo che rende più difficile perdere peso ed accelera i processi di invecchiamento.
4) Secondo alcune teorie, la corsa prolungata causerebbe addirittura danni irreversibili alle articolazioni.
5) Altera l’equilibrio degli ormoni sessuali femminili.
Ma allora correre fa male?
Come già precedentemente affermato, lungi da me affermare che l’allenamento aerobico ben eseguito sia inutile o dannoso. Tutto il contrario: è importantissimo (il piede è addirittura considerato il secondo cuore del corpo: camminando/correndo, la pressione col terreno, spinge il sangue che ristagna alle estremità degli arti inferiori, verso il cuore, impedendo le famose “gambe gonfie”) ma deve essere svolto nella maniera corretta e accostato all’allenamento anaerobico (oltre ad una corretta alimentazione!). Esso apporta poi notevoli benefici, non solo per quanto riguarda l’aspetto fisico, ma anche quello mentale, liberando endorfine nell’organismo che ci faranno provare una sensazione di benessere generale notevole.
Allenarsi in maniera corretta
Cosa fare allora? Continuare imperterriti a macinare km su km incuranti della perdita di massa muscolare, oppure cercare di combinare i benefici dell’allenamento aerobico con i risultati di quello anaerobico? La seconda che hai detto. Bisogna semplicemente mixare il tutto in un’unica soluzione per ottenere i risultati sperati. Allenamento aerobico (non eccessivo) per aumentare la sudorazione, capacità polmonare e battito cardiaco, in associazione ad un buon allenamento anaerobico per mantenere e migliorare la muscolatura che è il vero motore del nostro metabolismo e della nostra perdita di grasso. I due tipi di allenamento: insieme per vincere!
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Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo
Direttore dello Staff di Medicina OnLine
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Proteggi il tuo cuore e previeni diabete ed obesità col tè verde
Consumare almeno tre tazze al giorno di tè verde o nero fa bene al cuore. Il tè, grazie all’alto contenuto di flavonoidi, gli antiossidanti naturali particolarmente conosciuti e apprezzati per le loro proprietà salutistiche, non solo protegge dalle malattie cardiovascolari ma gioca un ruolo importante anche nella prevenzione di altre patologie come diabete e obesità. È quanto emerge da alcune ricerche presentate a Parigi durante le Giornate Europee della Società Francese di Cardiologia e secondo le quali bere regolarmente tè riduce le possibilità di avere un infarto del miocardio.
Attenzione in gravidanza
Durante le Giornate di studio si è parlato molto riguardo il metabolismo alterato dell’endotelio, il tessuto che forma il rivestimento interno dei vasi sanguigni, una cui disfunzione può portare all’ictus. Soprattutto si è discusso su quali sono gli alimenti che possono migliorare il funzionamento dell’endotelio e tra questi oltre a frutta, verdura, pesce, cacao e vino vi è soprattutto il tè. La bevanda è anche in grado di ridurre colesterolo e trigliceridi e agisce sulla “resistenza all’insulina” a patto però di non aggiungere zucchero o latte quando la si beve. Solo le donne in gravidanza e chi soffre di anemia da carenza di ferro è bene che non superino le tre tazze al giorno perché il tè a dosi molto elevate può ostacolare l’assorbimento del ferro nel corpo.
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Dott. Emilio Alessio Loiacono
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La regola d’oro per ridurre l’appetito e il girovita: fare attività sportiva al mattino e a digiuno
Praticare attività fisica la mattina aiuta a dimagrire di più. Secondo una ricerca, infatti, 45 minuti di sport anche a livelli moderati aiuta a sviluppare l’autocontrollo e fa calare l’interesse per il cibo, dando una mano a chi vuole perdere qualche chilo.
Lo studio pubblicato su Medicine and Science in Sports and Exercise, dimostra che il nostro cervello reagisce in maniera diversa davanti allo stimolo del cibo a seconda dell’orario in cui si è svolta l’attività fisica.
Metà del campione coinvolto nella ricerca era costituito da donne normopeso, l’altra metà da donne obese che avevano necessità di dimagrire. Il campione di 35 volontarie è stato analizzato da un punto di vista cerebrale mostrando loro le immagini di cibo dopo essersi o meno allenate al mattino. Il risultato ha evidenziato come le donne che si erano allenate per 45 minuti la mattina correndo a velocità moderata sul tapis roulant, hanno dimostrato uno scarso impulso da parte del cervello alla vista del cibo e durante la giornata hanno svolto più movimento. Questo dimostra che l’attività fisica non solo riduce l’interesse nei confronti degli alimenti ma spinge anche a muoversi di più aumentando il consumo calorico giornaliero che si traduce inevitabilmente in perdita di peso. Viene quindi smentito il credo secondo cui fare sport aumenta la voglia e la necessità di mangiare, piuttosto svolge un effetto regolatore e di autocontrollo sull’organismo che permette di capire di quante calorie si abbia effettivamente bisogno senza esagerare.
Lo studio però non riesce a tracciare definitivamente un risultato per quanto riguarda la durata del disinteresse verso il cibo da parte del cervello dopo l’attività fisica. Inoltre esistono altri fattori in grado di influenzare tale comportamento. Fattori molto personali come quelli psicologici e fisiologici del singolo. Inoltre secondo gli esperti gli effetti sull’appetito variano a seconda della regolarità nello svolgimento dell’esercizio fisico e dell’intensità con cui ci si allena. Inoltre sembra che le persone in sovrappeso abbiano un calo dell’appetito inferiore dopo l’esercizio fisico e i veri risultati i questi termini arrivano solo dopo che si sono persi i primi chili. Infine tutti i risultati vanno calibrati sulla singola persona perché è vero che subito dopo aver svolto l’attività fisica il desiderio di mangiare diminuisce, ma questo si traduce in termini di dimagrimento solo se poi non si cade nella tentazione di abbuffarsi dopo qualche ora avendo la scusa di aver fatto sport.
Un altro dato importante da menzionare è quello che risulta da un importante studio effettuato in Scozia indica che fare attività fisica prima di colazione è più efficace se si punta a dimagrire e ad avere il ventre piatto. Secondo i ricercatori dell’Università di Glasgow, infatti, le prime ore del mattino sono ideali per dimagrire perché si bruciano più grassi: sia quelli presenti nel sangue sia quelli presenti in punti chiave del corpo come la vita, la pancia o le cosce. Il motivo è molto semplice: l’esercizio fisico a stomaco vuoto fa sì che l’organismo sia costretto a trarre energia e forza per l’attività utilizzando le sostanze grassi già presenti all’interno del corpo, aiutando la perdita di peso e il miglioramento della linea. Rimandare l’impegno a dopo colazione significa bruciare anche le sostanze – zuccheri in primis – appena immesse con il pasto. Anche la salute ne trarrebbe giovamento, visto che la ginnastica a stomaco vuoto aiuta a bruciare i grassi come il colesterolo, che se sono presenti nel sangue in grandi quantità alla lunga possono ostruire le arterie, possono essere responsabili dell’aumento della pressione e rappresentare un fattore di rischio per l’infarto.
L’esperimento degli studiosi ruotava sul fatto che 10 volontari hanno fatto 3 visite nel centro di ricerca di Glasgow e hanno fatto colazione: la prima volta senza fare attività fisica; la seconda facendo una camminata a ritmo veloce prima di colazione; la terza facendola a stomaco pieno. I risultati sono stati molto chiari: chi ha fatto del moto prima di cappuccino e cornetto ha bruciato il 33% di grassi in più di chi l’ha fatto subito dopo. Ma non solo: ai primi è stato riscontrato un calo ancora maggiore di grassi nel sangue, a vantaggio sia della linea sia della salute. In ogni caso, precisano gli studiosi, anche fare ginnastica dopo colazione va bene: la grande differenza sussiste tra chi la fa e chi non la fa, a prescindere dal momento. A stomaco vuoto, infine, l’attività fisica può essere anche intensa visto che in condizioni medie il corpo umano ha riserve di energia per un periodo di tempo che può arrivare anche a 2 ore.
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Termogenesi indotta dalla dieta: scopri il segreto per dimagrire
A volte mi capita di affermare con tono di clamorosa provocazione che “mangiare ci fa dimagrire“. I miei amici mi prendono inizialmente per pazzo, salvo poi rimanere folgorati dalla più scontata, eppure non per tutti ovvia, seconda affermazione: “digerire è una attività fisica che il nostro corpo compie consumando calorie, esattamente come quando svolge qualsiasi altra attività fisica come fare pesi”.
Quindi basta mangiare tanto per dimagrire? purtroppo ovviamente no, altrimenti saremmo tutti magrissimi, tuttavia ci sono alcuni alimenti che durante la digestione “impegnano” più di altri il nostro apparato digerente, costringendolo a consumare molte più calorie e alzando il nostro metabolismo. Quali alimenti? Quelli ricchi in proteine! Inserire cibi di alto valore biologico (pollame, uova, proteine in polvere, carne rossa, pesce, formaggi magri) ad ogni singolo pasto spinge in alto il nostro metabolismo, e stimola in modo sensibile il dimagrimento.
Le proteine hanno il più alto valore di “Termogenesi Indotta dalla Dieta” (T.I.D.) rispetto agli altri nutrienti: carboidrati e grassi. Questo avviene perchè, come dicevo all’inizio dell’articolo, i singoli nutrienti (proteine, carboidrati e grassi) necessitano di energia per essere digeriti dal sistema gastrointestinale, quindi assorbiti nel flusso sanguigno: il T.I.D. è esattamente quell’energia.
Il T.I.D. È differente per ogni nutriente:
- Il T.I.D. delle proteine è mediamente il 25%
- Il T.I.D dei carboidrati è circa il 5%
- Il T.I.D. dei grassi è circa il 2%
Facciamo ora alcuni esempi pratici per chiarire questo concetto.
Spesa energetica per la digestione ed assimilazione delle proteine
100g di tonno al naturale apportano circa 25g di proteine. Ogni grammo di proteine ha un valore energetico di 4kcal. L’apporto calorico totale derivante da 25g di proteine contenute in 100g di tonno è pertanto di 100kcal (25g proteine x 4kcal= 100kcal).
Così, in termini numerici, il dispendio energetico corporeo per digerire ed assorbire 25g di proteine derivanti da 100g di Tonno è 25kcal: 100g tonno → 25g proteine → 25g proteine x 4kcal → 100kcal x 25%(T.I.D. per le proteine) → 25kcal (spesa energetica per la digestione ed assimilazione delle proteine). Vi siete persi? Facciamola facile: ben un quarto delle calorie (da proteine) che avete mangiato sono servite per digerire il cibo stesso che avete ingurgitato!
Spesa energetica per la digestione ed assimilazione dei carboidrati
227g di mela contengono 25g di carboidrati circa.
Ogni grammo di carboidrato ha un valore calorico di 4kcal (come quello proteico). L’apporto calorico totale derivante dai 25g di carboidrati contenuti in 227g di mela è perciò 100kcal (25g carboidrati x 4kcal= 100kcal).
In termini numerici il dispendio energetico corporeo per digerire ed assorbire 25g di carboidrati derivanti da 227g di mela è 5kcal: 227g mela → 25g carboidrati → 25g carboidrati x 4kcal → 100kcal x 5%(T.I.D. per i carboidrati) → 5kcal (spesa energetica per la digestione ed assimilazione dei carboidrati). In sintesi solo il 5% delle calorie (da carboidrati) che evete mangiato sono utilizzate per digerire lo stesso cibo ingerito.
Spesa energetica per la digestione ed assimilazione dei grassi
11g di olio extra vergine d’oliva apportano 11g di grassi circa. Ogni grammo di grasso ha un valore energetico di 9kcal. L’apporto calorico totale per 11g di olio extra vergine d’oliva è perciò 99 kcal (11g grassi x 9kcal= 99kcal).
Questo, in numeri, si traduce in una spesa energetica da parte del corpo di sole 2kcal al fine di digerire ed assorbire gli 11g di grassi contenuti in 11g di olio ex. verg. d’oliva: 11g olio extra vergine d’oliva → 11g grassi → 11g grassi x 9kcal → 99kcal x 2% (T.I.D. dei grassi) → 2kcal (spesa energetica per la digestione ed assimilazione dei grassi). Tradotto significa che solamente un esiguo 2% delle calorie (da grassi) che avete mangiato sono bruciate per digerire il cibo ingurgitato.
Come potete notare il consumo proteico fa innalzare la spesa energetica del corpo (metabolismo di base) più dell’introduzione di qualsiasi altro nutriente a parità di calorie consumate!
Ciò rende palese il perché della necessità dell’introduzione proteica ad ogni singolo pasto se l’obiettivo desiderato è far sollevare il metabolismo di base (rappresentante il fattore chiave per un dimagrimento garantito), infatti i migliori ed effettivi approcci dietetici per drammatiche perdite di grasso e dimagrimenti efficaci sono quelli che prevedono apporti proteici relativamente elevati. Conoscere il concetto di “termogenesi indotta dalla dieta” e di metabolismo basale è la chiave per il successo di qualsiasi dimagrimento!
Proteine e reni
Avete paura di incrementare il vostro introito proteico per i pericolosi effetti renali che esso può causare?
Tale timore deriva dall’asserzione che le scorie azotate derivanti dalla digestione proteica passano per i reni al fine di essere escrete con le urine determinando a livello renale una gran mole di lavoro nel caso di dieta iperproteica. Tuttavia è importante ricordare che il fatto che il rene sia sottoposto ad un lavoro più impegnativo non implica necessariamente un suo malfunzionamento e deterioramento, l’importante è ovviamente evitare sempre di affidarsi a diete iperproteiche fai-da-te e consultare un medico. Ultimo piccolo consiglio a chi si avvicina ad una dieta iperproteica: ricordatevi di preferire sempre la carne bianca alla rossa.
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