Vomito: rimedi naturali e cure farmacologiche (farmaci anti-emetici)

MEDICINA ONLINE FECI VOMITO BOCCA VOMITO FECALOIDE CAUSE COLORE VERDE GIALLO ROSSO MARRONE BILIARE CAFFEANO CIBO ALIMENTARE DIGESTIONE NAUSEA STOMACO MAL DI PANCIA ACQUA NON DIGERITO PEZZI COLITE COLON FEGATOVediamo oggi alcuni rimedi efficaci e naturali per contrastare i fenomeni di nausea e vomito.

1) Zenzero: lo zenzero è un rimedio efficacissimo quando siete in preda a fenomeni di nausea e avvertite il bisogno di vomitare: può essere assunto in vari modi, ad esempio in una tisana o anche fresco (un piccolo pezzo). Se state viaggiando il modo migliore è usare un fazzoletto da impregnare con qualche goccia di olio essenziale, che poi annuserete periodicamente.

2) Saltare dei pasti: se siete vittime di problemi di digestione e tendete a vomitare frequentemente ciò che avete ingerito poche ore prima, una buona soluzione può essere semplicemente saltare dei pasti e sostituirli con alimenti semplici e di estrema digeribilità, come il brodo o le bevande calde (infusi, te, ecc.).

3) Acqua della cottura del riso: uno degli antichi rimedi della nonna più curiosi è quello di assumere un po’ dell’acqua di cottura utilizzata per preparare il riso. L’acqua deve essere poco salata e va bevuta a piccoli sorsi, verificando che in quel momento apporti un senso di sollievo.

4) Si alle fibre: se avete subito delle intossicazioni alimentari che vi portano un forte senso di nausea e conati di vomito, un’ottima soluzione è assumere buone quantità di fibre: queste sostanze sono un vero toccasana in questi casi, dato che ripuliscono il nostro corpo dagli agenti nocivi e dalle tossine. I cibi più ricchi in fibre sono le verdure e la frutta fresca, preferibilmente da agricoltura biologica. (Anche il carbone vegetale può essere un buon rimedio in caso di intossicazione se assunto abbastanza subito).

5) Camomilla: uno dei rimedi più famosi e generalmente considerato efficace è quello di bere una buona camomilla. Con le sue riconosciute proprietà rilassanti e antispasmodiche, una tisana alla camomilla addolcita magari con del miele e addizionata con una piccola quantità di succo di limone può essere un interessante palliativo per arrestare il malessere.

6) Bicarbonato di sodio: se i vostri problemi sono di natura digestiva, un modo valido ed efficace per eliminare il senso di nausea e lo stimolo del vomito è quello di assumere un bicchiere d’acqua nel quale avete sciolto precedentemente un cucchiaino di bicarbonato di sodio. Il bicarbonato è un utile alleato in queste situazioni, dato che aiuta lo stomaco a digerire con più efficienza.

7) Menta: la menta, al pari dello zenzero, è un interessante rimedio naturale che può essere assunto sotto forma di infuso. Un modo gustoso per prepararne uno è aggiungere le foglie di menta in un te verde, ottenendo una vera e propria bevanda benefica con un profumo delizioso e varie sostanze nutrienti per il nostro organismo (da non sottovalutare i polifenoli).

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Farmaci anti-emetici (anti-vomito)

Di seguito sono riportate le classi di farmaci maggiormente impiegate nella terapia contro il vomito, ed alcuni esempi di specialità farmacologiche; spetta al medico scegliere il principio attivo e la posologia più indicati per il paziente, in base alla gravità della malattia, allo stato di salute del malato e alla sua risposta alla cura:

Farmaci anticolinergici-antispastici:

  • Meclizina (es. Antivert): la dose raccomandata per il trattamento del vomito è 25-50 mg di farmaco, da assumere per via orale una volta al dì, al bisogno.
  • Trimetobenzamide (es. Tigan): assunto per os, la posologia del farmaco è 250-300 mg, per 3-4 volte al dì. Per via intramuscolare, si raccomanda di assumere il farmaco alla dose di 200 mg, 4 volte al giorno. È possibile assumere il farmaco anche per via rettale (supposte): 200 mg, 3-4 volte al dì, al bisogno.
  • Scopolamina (es. Erion, Addofix): farmaco antimuscarinico particolarmente indicato per dare sollievo sintomatico a disturbi gastrointestinali, quali vomito e diarrea. Assumere per os 20 mg di principio attivo 4 volte al dì (dimezzare la dose per bambini di età compresa tra i 6 e i 12 anni). È possibile somministrare il farmaco anche per via endovenosa, alla stessa posologia, e per via transdermica (cerotti).

Farmaci stimolanti la motilità:

  • Metoclopramide (es. Plasil): appartiene alla classe dei bloccanti dei recettori della dopamina. Si tratta di un farmaco antiemetico, indicato anche per favorire la peristalsi intestinale e la digestione. Per via parenterale, assumere 10 mg di farmaco, tre volte al dì, preferibilmente prima dei pasti. Disponibile anche in compresse e sciroppo.
  • Domperidone (es. Motilium, Peridon): si raccomanda di assumere il farmaco alla posologia di 10-20 mg, 3-4 volte al dì, per via orale. Non superare gli 80 mg. Il farmaco è disponibile anche sottoforma di supposte da 60 mg: applicare 2 supposte al dì, al bisogno. È indicato soprattutto per il trattamento del vomito associato a chemioterapia; talvolta, è indicato per risolvere il vomito conseguente all’assunzione della pillola del giorno dopo. Causa meno effetti collaterali rispetto al farmaco precedente.

Farmaci antagonisti dopaminergici: indicati sia per la prevenzione che per la cura della nausea e del vomito

  • Clorpromazina (es. Clorpr C FN, Largactil): si raccomanda di assumere il farmaco alla posologia di 10-25 mg ogni 4-6 ore, al bisogno. È possibile aumentare la dose, sotto consiglio medico; per via intramuscolare, il farmaco va somministrato alla posologia di 25 mg, una sola volta. In caso di assenza di episodi ipotensivi marcati, assumere 25-50 mg di farmaco ogni 3-4 ore, al bisogno. È possibile assumere il principio attivo anche per via rettale (una supposta da 100 mg ogni 6-8 ore).
  • Perfenazina (es. Trilafon): in caso di nausea e/o vomito, si raccomanda di assumere il farmaco alla posologia di 8-16 mg, frazionati in più dosi durante le 24 ore.
  • Proclorperazina (es. Stemetil): assumere 5-10 mg di farmaco (tavolette), 3-4 volte al dì; in alternativa, assumere 10-15 mg di attivo sottoforma di capsule ogni 12 ore. Per via rettale, il farmaco va assunto alla dose di 25 mg, due volte al dì; per via intramuscolare, 5-10 mg al bisogno. Infine, il farmaco è reperibile anche come soluzione iniettabile in vena: 2,5-10 mg per lenta iniezione e.v. (non più di 5 mg al minuto). Non superare i 10 mg in una singola dose. Il farmaco è indicato anche per placare il vomito dopo le operazioni chirurgiche.

Antistaminici: questi farmaci sono indicati per trattare il vomito di varia natura (es. mal da movimento, nausea da gravidanza):

  • Dimenidrinato (es. Travelgum, Xamamina, Lomarin, Valontan): indicato per trattare il vomito e la nausea durante i viaggi in macchina, aereo, nave. Reperibile sottoforma di confetti masticabili da 20 mg di attivo, il farmaco va assunto ogni 3-4 ore, al bisogno.
  • Prometaziona (es. Promet DYN, Farganesse, Fenazil): indicato per il trattamento del vomito grave in gravidanza: assumere 25 mg di farmaco la sera, prima di coricarsi. Non superare i 100 mg al giorno.
  • Idrossizina (es. Atarax): la dose indicativa è 25-100 mg, da assumere per via intramuscolare. Indicato per trattare il vomito post-operatorio o post-parto.

Antipsicotici:  anche i farmaci antipsicotici possono essere utili per contrastare nausea e vomito, dato che particolari condizioni emotive sono in grado di influenzare la persona al punto da scatenare tali effetti. I farmaci più utilizzati a questo scopo sono:

  • Aloperidolo (es. Aloperid Fn, Serenase, Haldol Decanoas): il farmaco va assunto alla posologia di 1-5 mg per os o per via intramuscolare.
  • Levomepromazina (es. Nozinan, compresse da 25-100 mg): il farmaco è un neurolettico antipsicotico indicato per la cura di schizofrenia, manie, delirio e psicosi tossiche. Ad ogni modo, viene talvolta indicato anche per contrastare nausea e vomito, come farmaco di seconda scelta. Non eccedere con le dosi, consultare il medico.

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Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo
Direttore dello Staff di Medicina OnLine

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Patologie della tiroide: possono far veramente ingrassare?

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Se la tiroide non funziona correttamente, uno dei sintomi più comuni è proprio l’aumento di peso o la difficoltà a dimagrire.

La tiroide si trova nella parte anteriore della gola e produce ormoni in gran parte responsabili del nostro metabolismo, il processo con cui il corpo digerisce il cibo e lo trasforma in energia. Quando la tiroide smette di secernere ormoni correttamente, un sorprendente numero di processi interni va letteralmente in tilt.

In condizioni di ipotiroidismo si bruciano meno calorie e quanto non viene smaltito è immagazzinato nel corpo come grasso. La stanchezza avvertita si traduce in svogliatezza e pigrizia. Per svolgere le le normali attività quotidiane, ed ovviamente per praticare dello sport, il corpo deve avere energia sufficiente.

E’ quindi ovvio che le cellule non possono funzionare correttamente senza il “carburante” di cui hanno bisogno: il cuore non può battere, i polmoni non possono respirare, e lo stomaco non può digerire il cibo. La tiroide è essenziale per garantire le funzioni vitali, ovvero quei processi che continuano a funzionare nel nostro organismo anche quando ci troviamo in condizioni di riposo e relax (ad esempio quando siamo seduti sul divano a guardare la televisione) o, addirittura, quando stiamo dormendo.

Se la tiroide non funziona in modo ottimale, l’organismo non riceve abbastanza energia e, conseguentemente, ci si sente sempre stanchi e privi di forza.

La malattia della tiroide può essere congenita o derivare da una risposta auto-immune che induce gli anticorpi ad attaccare i tessuti sani dell’organismo. Le due condizioni più diffuse sono l’ipotiroidismo e l’ipertiroidismo. Potrebbe anche accadere che un paziente non si renda conto di avere un deficit tiroideo in quanto, apparentemente si sente vitale per tutto il giorno, e non riscontra  alcuna difficoltà a svolgere le attività quotidiane (lavoro, faccende domestiche…).

In questo caso, in realtà, l’energia che si sta utilizzando è quella prodotta dalle ghiandole surrenali: in altre parole, adrenalina. Pur non avvertendo fatica, se la tiroide è poco attiva, si ha la necessità di assumere più caffeina , di introdurre più zuccheri o di fumare di più rispetto al normale.

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Tiroide: la verità su proteine, carboidrati, grassi e salute

Chi soffre di disturbi della tiroide, è spesso confuso rispetto all’alimentazione da seguire, su ciò che dovrebbe mangiare e, in particolare, sulla giusta quantità di proteine, carboidrati e grassi da assumere attraverso gli alimenti.  Quale dieta si dovrebbe seguire?   Qui entra in gioco, come spesso in verità accade, il buon senso.

La prima regola è quella di non prestare troppa attenzione ai rapporti tra proteine, carboidrati e grassi. Piuttosto, si dovrebbe cercare di seguire una dieta composta principalmente di cibi integrali, che riduca al minimo i cibi raffinati e gli zuccheri.  Carne biologica (se non siete vegetariani), frutta e verdura  fresca, noci, semi e altri cibi ricchi di fibre, costituiscono una dieta  sana ed equilibrata.

Quando ci si concentra sull’assunzione di un solo tipo di cibo (ad esempio proteine) e si eliminano altri alimenti essenziali (grassi o carboidrati), questo si traduce spesso in un piano alimentare sbilanciato, dunque in una dieta scorretta che può generare numerosi problemi di salute. Seguire una dieta “equilibrata” di per sé non significa necessariamente garantire la salute ottimale della tiroide ma è tuttavia vero che una dieta sana e bilanciata, può contribuire a mantenere l’organismo in buona salute, rafforzando il sistema immunitario.

Questo a sua volta contribuirà a garantire un corretto funzionamento della ghiandola tiroidea e ridurrà al minimo le probabilità di sviluppare una condizione autoimmune. A volte i chili di troppo sono dovuti alla tiroide che fa ingrassare anche se si è a dieta, ma una corretta ed equilibrata alimentazione rappresenta sempre il primo passo di ogni trattamento e cura.

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Zucchine per dimagrire: proprietà, calorie, e controindicazioni

MEDICINA ONLINE ZUCCHINA ZUCCHINO LIGURE CALORIE DIMAGRIRE PANCIA CALORIE PROPRIETà BRUCIA GRASSO DONNA CIBO VERDURA VEGETALE VITAMINE SALI MINERALI DIETA.jpgLa zucchina o zucchino liguro (Cucurbita pepo L.) è una specie della famiglia delle Cucurbitaceae i cui frutti sono utilizzati immatur. Ha origini americane sebbene, oggi, venga coltivata in diverse parti del mondo, nelle sue numerose varietà. Quali sono le proprietà benefiche e terapeutiche di questo straordinario ortaggio? Scopriamole.
Appartengono a questa specie differenti varietà:

  • le zucchine lunghe, le più diffuse nei mercati europei. Il frutto è generalmente cilindrico, più raramente piriforme. Il colore più comune è il verde scuro, anche se esistono varietà verdi chiare (comunemente chiamate “romanesche”), striate, e persino dalla buccia completamente bianca o gialla. Tra le cultivar ascrivibili a questa tipologia si possono segnalare lo Zucchino Nero di Milano, a buccia verde assai scura, lo Zucchino Fiorentino, a buccia striata e assai scanalata, lo Zucchino Siciliano, leggermente piriforme e a buccia verde molto pallida.
  • le zucchine tonde, dal frutto sferico. Queste cultivar sono tutte di colore verde eccetto alcuni ibridi F1. Da citare: Tondo di Piacenza, di colore scuro; Tondo di Nizza, più chiaro e appiattito ai poli; Tondo di Firenze. Questa tipologia è molto apprezzata in cucina per ricette che richiedano un ripieno, dal momento che la forma si presta in modo ottimale.
  • le zucchine patisson (dette in inglese patty pan o ufo squash), dalla forma lobata e un gusto più deciso di quello delle zucchine comuni, che ricorda vagamente il cuore di carciofo. Le cultivar disponibili sono numerose, ma simili tra loro. Buona parte di esse è di origine francese. Generalmente si distinguono in base ai colori: ci sono cultivar gialle, arancioni, verdi chiare, verdi scure, bianche e variegate (in francese panaché).
  • le zucchine eccentriche, che hanno una forma non riconducibile alle altre tipologie. Da segnalare la varietà Crookneck, dal frutto a collo d’oca e buccia gialla, affine alla cultivar detta “rugoso friulano”.

Proprietà
Il potassio è indicato per combattere stanchezza, spossatezza e affaticamento, ma anche per regolare la quantità di acqua nell’organismo: le zucchine sono, infatti, un ottimo rimedio naturale che porta benessere alla mente per merito delle proprietà calmanti e rilassanti, che favoriscono il sonno. Le zucchine sono un alimento povero di calorie: per questa ragione sono, infatti, indicate nelle diete di chi desidera dimagrire – anche bere una tisana allo zenzero aiuta – e perdere peso. La presenza di vitamina E – insieme ad altre sostanze benefiche contenute nelle zucchine – aiuta a contrastare i radicali liberi e l’invecchiamento precoce. L’acido folico, invece, favorisce la digestione. Le zucchine possono, inoltre, essere utilizzate nello svezzamento dei neonati. Diverse sono le proprietà salutari che possono essere associate alle zucchine. Certamente, una caratteristica importante di questo tipo di verdura è la capacità di combattere i problemi di ipertensione e le infiammazioni delle vie urinarie – grazie alle sue proprietà antinfiammatorie e diuretiche – nonché i problemi legati alla sfera intestinale, come diarrea e stitichezza: in quest’ultimo caso, aiuta anche bere molta acqua.

Proprietà nutrizionali
Le zucchine sono composte principalmente da acqua, carboidrati, proteine, fibre, sali minerali – come potassio, zinco, fosforo, rame, sodio, manganese, magnesio, calcio e ferro – vitamine – quali la A, quelle del gruppo B, la C e la E – e diversi preziosi aminoacidi. Questo ortaggio contiene, poi, pochissime calorie: si tratta di circa 12 calorie ogni 100 grammi di prodotto.

100 g di zucchine contengono:

  • Calorie: 11 kcal / 47 kj
  • Acqua 94,23 g
  • Carboidrati 1,4 g
  • Zuccheri 1,3 g
  • Proteine 1,3 g
  • Grassi 0,1 g
  • Colesterolo 0 g
  • Fibra totale 1,2 g
  • Magnesio 17 mg
  • Zinco 1,14 mg
  • Rame 0,14 mg

Le zucchine in cucina
Le zucchine entrano da sole o con altre verdure in varie preparazioni alimentari. Tra i primi compaiono a volte come condimento della pasta o come uno dei principali ingredienti del minestrone. I loro fiori vengono utilizzati per fritture, a volte ripieni. Le zucchine finemente affettate possono anche venire cucinate in carpione e servite come antipasto. I modi di utilizzo sono diversi a seconda delle forme e dimensioni: si possono utilizzare lessati, o, nel caso delle zucchine, fritti dopo averli tagliati a fettine e impanati, altri ancora al forno. Il fiore di zucca o fiore di zucchino (chiamato anche fiorillo), dal colore giallo-arancione, è molto utilizzato in campo culinario; per questo vengono utilizzati prevalentemente i fiori maschili quelli che hanno il gambo, chiamato peduncolo, sottile e che sono destinati, dopo l’impollinazione a seccare. Vengono pertanto colti quando sono ancora turgidi e usati generalmente fritti. Volendo usare i fiori femminili, ma già di maschili ve ne sono a sufficienza, si devono recidere con delicatezza, senza danneggiare l’ovario cui sono portati ove non danneggiarlo e così perderlo. Pertanto, come già detto il fiore si usa solitamente fritto, per ricavarne piatti come gli sciurilli napoletani o i fiori di zucca in pastella “alla romana”.

Una ricetta con le zucchine

Le zucchine, quando sono molto fresche, vengono vendute solitamente con il fiore. Il fiore di zucchina può essere fritto in pastella, ma è molto buono anche ripieno e cotto al forno. Dopo aver lavato e asciugato i fiori di zucchina, togliere i pistilli e riempire con un quadratino di scamorza o di mozzarella e un’acciuga. Passare nel pan grattato, sistemare in una pirofila con olio extravergine di oliva, spolverare con formaggio grana. Cuocere in forno a 180 gradi per cinque minuti circa.

Controindicazioni
Non esistono particolari controindicazioni ed effetti collaterali legati al consumo di zucchine. L’unico accorgimento da seguire riguarda la provenienza di questo cibo: è, infatti, opportuno mangiare zucchine possibilmente biologiche e che non contengano, dunque, pesticidi e fertilizzanti e che non siano OGM.

Curiosità sulle zucchine
L’Italia, importante produttrice di zucchine, è entrata nel Guiness dei primati per la zucchina più grossa del mondo: era lunga 2 metri. La zucchina che ha vinto il primato è stata raccolta in provincia di Ferrara.

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Clistere: quanto tempo va trattenuto affinché agisca?

MEDICINA ONLINE DIARREA VIAGGIATORE VACANZA VIAGGIO CIBO ESOTICO INFEZIONI CIBI CONTAMINATI ACQUA INTESTINO DOLORE FECI LIQUIDEIl clistere è una tecnica che permette l’iniezione di un liquido nell’ano con lo scopo principale di stimolare l’evacuazione, ma anche utile in caso di irregolarità intestinali e irritazioni della mucosa intestinale, preparazione ad intervento chirurgico o procedura d’indagine, fecalomi.

Quanto tempo va trattenuto affinché agisca?

Il clistere evacuativo fa effetto in tempi molto variabili, che dipendono ovviamente dalla variabilità individuale, dalla patologia/condizione del paziente e dalla tipologia di liquido usato. Il clistere può fare effetto dopo alcuni secondi come anche trenta minuti dopo aver tolto la sonda, anche se generalmente tende a fare effetto entro circa 5 minuti. Ricordiamo che dopo aver tolto la sonda dall’ano, il soggetto dovrà rimanere disteso per almeno 10-15 minuti, per rendere efficace il clistere, in alcuni casi più gravi, i tempi si allungano fino anche a mezz’ora.

I migliori prodotti per la salute dell’apparato digerente

Qui di seguito trovate una lista di prodotti di varie marche per il benessere del vostro apparato digerente, in grado di combattere stipsi, fecalomi, meteorismo, gonfiore addominale, acidità di stomaco, reflusso, cattiva digestione ed alitosi:

Per approfondire:

Dott. Emilio Alessio Loiacono
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Dieta zero grano senza pane né pasta: cosa mangiare?

MEDICINA ONLINE CIBO DIETA ALIMENTAZIONE PASTA RISO SUGO DIABETE CIBI GLICEMIA CARBOIDRATI PRANZO CUCINA CENA RICETTADieta zero grano: cos’è?

Questo regime alimentare è stato diffuso in seguito ad una pubblicazione di William Davis, cardiologo statunitense. Quest’ultimo è convinto che bisognerebbe bandire dalla tavola sia il pane che la pasta. Soltanto in questo modo si può dimagrire in maniera veloce e naturale. Secondo Davis, le cause del sovrappeso vanno rintracciate nei processi di lavorazione del grano, che ne alterano la composizione originale: tutto ciò determinerebbe vari problemi all’organismo, comprese le patologie cardiovascolari legate strettamente all’aumento del peso corporeo.

Come funziona

Secondo il cardiologo Davis, nella nostra epoca abbiamo sviluppato una sorta di dipendenza dal grano. Tutto sarebbe imputabile alla gladina, una proteina del frumento che si comporterebbe come un oppiaceo. L’unico modo per dimagrire e per aggirare l’effetto di questa proteina è rinunciare ai farinacei, a tutti quei prodotti preparati con la farina di grano. In questo modo, secondo l’esperto, si possono perdere fino a 20 chili in pochi mesi, regolando anche i problemi di pressione alta e di ipercolesterolemia.

Cosa mangiare

L’alimentazione senza grano, secondo l’ideatore di questa dieta, permetterebbe di non andare incontro a nessuna carenza nutrizionale. In particolare dovremmo strutturare i nostri pasti in questo modo:

  • alimenti consentiti – verdura, frutta fresca, frutta secca, carne, uova, pesce, formaggi;
  • alimenti non consentiti – tutti i prodotti realizzati a base di grano, farro, orzo e segale e tutti i cibi pieni di zuccheri;
  • alimenti parzialmente ammessi – latticini, legumi, succhi di frutta.

Perché il grano farebbe male

Secondo il cardiologo William Davis, ci sarebbero alcuni motivi in base ai quali il grano si rivelerebbe dannoso nei confronti dell’organismo. L’esperto ritiene che il grano di oggi non sia più quello di una volta, per questo sarebbe da evitare:

  • livello degli zuccheri nel sangue – dopo aver mangiato un piatto di pasta, il livello degli zuccheri nel sangue rimane alto per più di 4 ore;
  • livello dell’insulina – anche il livello dell’insulina rimane alto e contribuisce alla formazione del grasso soprattutto addominale;
  • grasso addominale – il grasso addominale, che determina la formazione della tipica pancetta, deve essere considerato il frutto di un’infiammazione;
  • effetto sul cervello – l’effetto del grano sul cervello corrisponderebbe in maniera del tutto simile a quello provocato dagli oppiacei;
  • effetto sulla pelle – Davis ritiene che il grano contribuisca in maniera determinante a far invecchiare la pelle.

IMPORTANTE: prima di seguire una dieta di questo tipo, chiedete prima consiglio al vostro medico.

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Il diabetico può mangiare la zucca? Quanti carboidrati e calorie contiene?

MEDICINA ONLINE ZUCCA CALORIE PROPRIETA USI BENEFICI SALUTE FRUTTA VERDURA CUCINA RICETTE RICETTA LIGHT DIETADal punto di vista nutrizionale la zucca si caratterizza, come tutte le verdure di colore arancione, per l’elevato contenuto di carotenoidi. Contiene 26 calorie per 100 grammi e 7 grammi di carboidrati, inoltre possiede molta acqua (fino a quasi il 90%) ed è una buona fonte anche di vitamine C, B1, B6, niacina, acido folico, acido pantotenico, minerali come il potassio e apporta anche fibre. I carboidratirappresentano soltanto il 2%.
Molteplici sono le sostanze vegetali (phytochemicals) a cui si possono ricondurre i diversi effetti salutistici. Molti test, effettuati su cellule in vitro e su ratti, hanno evidenziato che alcune sostanze contenute nella zucca, sia nel frutto, sia nei semi della pianta hanno proprietà benefiche per la nostra salute. Si iniziano ad avere conferme anche da studi epidemiologici sull’uomo, ma occorre ancora tempo prima di poter chiarire le dinamiche fisiologiche di certe sostanze e per avere un’evidenza forte e indiscutibile degli effetti positivi sull’uomo. Allo stato attuale i potenziali effetti sulla salute attribuiti alla zucca e ai semi o a loro derivati sono molteplici:  anti-diabetica, antiossidante, anti-tumorale e anti-microbica, anti-infiammatoria, anti-parassitica, epato-protettiva, ipotensiva. Attualmente, di queste, le prime quattro sono le proprietà rilevate con la maggiore solidità scientifica.

Attività anti-diabetica
In alcuni studi si è vista un’azione ipoglicemizzante con una riduzione dei livelli di zucchero circolanti grazie a un estratto di zucca cruda (specialmente con la Cucurbita ficifolia), sia nei ratti diabetici, sia in soggetti affetti da diabete mellito di tipo 2. E’ possibile che in qualche modo venga stimolata la produzione di insulina da parte del pancreas. Anche nei semi di zucca è stata rilevata una sostanza con un forte potenziale ipoglicemizzate, si chiama D-chiro-inositolo. Per questi motivi il paziente diabetico può assumere la zucca, ovviamente in quantità adeguate e previa autorizzazione da parte del medico curante.

Attività antiossidante
Lo stress ossidativo è considerato una caratteristica di molte patologie croniche e delle loro complicanze come diabeteobesitàtumori. Grazie alla zucca è possibile fare il pieno di antiossidanti per combattere i radicali liberi e proteggere le cellule. Come tutti gli alimenti ricchi di antiossidanti anche la zucca sembrerebbe potenziare le difese interne dell’organismo contro i radicali liberi.

Effetti anti-tumorali
Un’alimentazione ad elevato apporto di vegetali e frutta è ormai universalmente considerata preventiva nei confronti dell’insorgere di un tumore.
Diete con un elevato consumo di semi di zucca si sono dimostrate in grado di abbassare il rischio di tumore alla prostata, al seno, al polmone e al colon-retto. Alcune proteine dei semi potrebbero inoltre inibire la proliferazione del melanoma.
Effetti anti-tumorali si sono osservati anche nell’olio di semi di zucca, probabilmente per l’elevato apporto di carotenoidi.

Conclusioni
I presupposti sono tanti e buoni ma occorrono maggiori studi per chiarire i meccanismi ed esplorare il potenziale terapeutico degli estratti di zucca e di semi. Nel frattempo possiamo gustare il sapore dolce della zucca e la sfiziosità dei suoi semi sicuri di rifornire l’organismo di preziose sostanze, senza innalzare troppo i livelli glicemici (attenzione comunque al pasto generale) con l’accortezza di variare spesso l’alimentazione, perché nessun cibo è completo dal punto di vista nutrizionale.

I migliori prodotti per diabetici
Qui di seguito trovate una lista di prodotti di varie marche, estremamente utili per aiutare il diabetico ed il pre-diabetico a mantenere i giusti livelli di glicemia, perdere peso e migliorare la propria salute. Noi NON sponsorizziamo né siamo legati ad alcuna azienda produttrice: per ogni tipologia di prodotto, il nostro Staff seleziona solo il prodotto migliore, a prescindere dalla marca. Ogni prodotto viene inoltre periodicamente aggiornato ed è caratterizzato dal miglior rapporto qualità prezzo e dalla maggior efficacia possibile, oltre ad essere stato selezionato e testato ripetutamente dal nostro Staff di esperti:

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Differenza tra calcoli e polipi

MEDICINA ONLINE BILE DOTTO EPATICO COMUNE CISTICO COLEDOCO CISTIFELLEA COLECISTI FEGATO DIGESTIONE ANATOMIA SCHEMA SISTEMA BILIARE SINTESI IMMAGINEIl calcolo è una concrezione (cioè un aggregato) di sali minerali associati o meno a sostanze organiche che si forma nell’organismo, specialmente dentro condotti ghiandolari ed in alcuni organi cavi per precipitazione e successiva aggregazione di sostanze prima disciolte nei relativi secreti. Normalmente facciamo riferimento a due tipologie di calcoli clinicamente rilevanti:

  • calcoli renali: quelli che si formano nelle vie urinarie e determinano calcolosi renale;
  • calcoli biliari: che si formano nella cistifellea e nei dotti biliari e determinano colelitiasi.

Con “polipo” in medicina si indica  un’escrescenza patologica che si forma su una mucosa, una sierosa o all’interno del connettivo sinoviale, sporgente in una cavità del corpo o in un canale. Di solito si tratta di una neoformazione di carattere benigno, mentre per le neoformazioni di carattere maligno è più appropriata la definizione di carcinoma o adenocarcinoma. Se il polipo aderisce direttamente al tessuto, si parla di polipo sessile, mentre se aderisce mediante un peduncolo, il polipo si definisce peduncolato.

In particolare i “polipi della colecisti” sono rilevazioni della mucosa che riveste internamente la parete della colecisti. Queste formazioni sono molto comuni, inoltre la grande maggioranza di esse è del tutto benigna e rappresentata da polipi di colesterolo. Una piccola parte è rappresentata da adenomi o da papillomi della parete, che sono considerati veri e propri tumori benigni della parete della colecisti.

La maggior parte dei polipi della colecisti si forma a causa dei calcoli. La colesterolosi che è alla base della formazione dei polipi nella parete della colecisti è caratterizzata dall’accumulo di trigliceridi in particolari cellule (i macrofagi) della parte di parete che si chiama lamina propria. Questo accumulo è quello che dà origine all’aspetto ecografico di piccoli polipi. I polipi di colesterolo sono formati da queste cellule che contengono colestrerolo e che sono ricoperte da un singolo strato di cellule dell’epitelio. Il motivo della loro formazione tuttavia è sconosciuto. Alcuni scienziati pensano che queste lesioni possano derivare da depositi diretti di colesterolo che proviene dal colesterolo presente nel sangue, altri ritengono che steroli liberi possano essere trasferiti dalla bile alla mucosa che costituisce la parete della colecisti e che lo sviluppo dei polipi possa essere associato con un’alterata sintesi epatica del colesterolo stesso.

Sia calcoli biliari, che polipi biliari, pur essendo strutture diverse, possono dare origine a colica biliare, in quanto entrambi possono causare una ostruzione del flusso di bile all’interno dei condotti biliari.

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Differenza tra disfagia ai liquidi e ai solidi

MEDICINA ONLINE Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo Roma ACIDITA STOMACO FARMACI ANTIACIDI BRUCIORE Riabilitazione Nutrizionista Infrarossi Accompagno Commissioni Cavitazione Radiofrequenza Ecografia Pulsata Macchie Capillari AnoCon il termine “disfagia” (in inglese “dysphagia“) si intende la difficoltà del corretto transito del cibo nelle vie digestive superiori, subito dopo averlo ingerito, quindi anche le difficoltà a deglutire rientrano nel campo delle disfagie;

La disfagia si classifica in:

  • disfagia ai solidi: quando la difficoltà di transito riguarda il cibo solido ma non il liquido;
  • disfagia ai semiliquidi o liquidi;
  • disfagia a solidi e liquidi.

A livello funzionale e semeiotico, si distingue inoltre tra:

  • Disfagia ortodossa, nel caso di difficoltà di transito all’inizio con i solidi, poi anche con i liquidi
  • Disfagia paradossa, nel caso di difficoltà di transito all’inizio con i liquidi, poi anche con i solidi (frequente in caso di acalasia esofagea).

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