Acidità di stomaco e bruciore: tutti i farmaci antiacidi

MEDICINA ONLINE NAUSEA MAL DI PANCIA REFLUSSO GASTROESOFAGEO ESOFAGO STOMACO DUODENO INTESTINO TENUE DIGIUNO ILEO APPARATO DIGERENTE CIBO TUMORE CANCRO POLIPO DIVERTICOLO CRASSO FECI VOMITO SANGUE OCCULTO MILZA VARICI CIRROSIL’acidità gastrica, anche chiamata acidità di stomaco o pirosi retrosternale, è un sintomo dolorifico urente localizzato posteriormente allo sterno e diffuso nella parte superiore dell’addome, che può indicare una disfunzione dell’apparato digerente, in particolare dello stomaco. I pazienti affetti da questo disturbo riferiscono varie sensazioni quali un senso diffuso di bruciore allo stomaco che si propaga all’esofago ed alla faringe, accompagnato da scialorrea (ipersecrezione di saliva) ed eventuale reflusso in bocca di liquido dal gusto acre. Sovente il bruciore è accompagnato da eruttazione, alitosi e vomito.
La pirosi può insorgere spontaneamente o in seguito a vari eventi/patologie, tra cui i più frequenti sono:

  • ingestione di alimenti irritanti;
  • ingestione di farmaci particolari;
  • reflusso gastroesofageo (a tale proposito leggi anche: Reflusso gastroesofageo: sintomi, diagnosi e cura);
  • esofagite da reflusso;
  • consumo di cibi difficilmente digeribili e cattiva digestione;
  • ostacoli allo svuotamento gastrico;
  • ernia iatale;
  • ulcera gastrica;
  • ulcera duodenale.

Fattori che aumentano la possibilità del presentarsi del disturbo:

Generalmente, l’acidità di stomaco è un disturbo che può essere facilmente trattato, tuttavia, è bene non sottovalutarlo, poiché potrebbe rappresentare il sintomo di eventuali patologie di base non ancora diagnosticate.

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Farmaci per l’acidità di stomaco

Trattandosi di un disturbo che può essere provocato da cause di varia origine e natura, il trattamento del bruciore di stomaco può variare da paziente a paziente, appare quindi chiaro quanto sia importante individuare quale sia la causa scatenante che ha portato all’insorgenza di questo disturbo, per poter curare a monte il problema e non con palliativi.
I principali farmaci utilizzati per la cura dell’acidità di stomaco sono i cosiddetti antiacidi. Tali farmaci esplicano la loro attività attraverso la neutralizzazione temporanea dell’eccessiva acidità a livello dello stomaco, ma senza alterare la produzione dell’acido cloridrico da parte delle cellule gastriche. Per tale ragione, questo tipo di farmaci è utile perlopiù nei casi sporadici di acidità di stomaco, magari provocati da pasti eccessivamente abbondanti o dal consumo di cibi difficilmente digeribili.
Quando, invece, l’acidità di stomaco è provocata da patologie più gravi, allora il medico potrebbe ritenere necessario il ricorso a farmaci in grado di interferire direttamente con la produzione dell’acido cloridrico a livello gastrico, oppure in grado di proteggere la parete dello stomaco dall’eccessivo ambiente acido. Stiamo parlando dei cosiddetti farmaci gastroprotettori, fra cui ritroviamo gli inibitori di pompa protonica, gli antistaminici H2 e gli agenti citoprotettivi.
Di seguito sono riportate le classi di farmaci maggiormente impiegate nella terapia contro l’acidità di stomaco ed alcuni esempi di specialità farmacologiche; spetta al medico scegliere il principio attivo e la posologia più indicati per il paziente, in base alla gravità della malattia, allo stato di salute del malato ed alla sua risposta alla cura.

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Antiacidi

Come accennato, i farmaci antiacidi esplicano la loro azione neutralizzando temporaneamente l’acidità di stomaco e non influiscono in alcun modo sulla produzione di acido cloridrico.
Fra gli antiacidi maggiormente impiegati in terapia, ricordiamo:

  • Sodio bicarbonato (Citrosodina®): questo sale è uno dei prodotti maggiormente impiegati per contrastare l’acidità di stomaco. È disponibile in polvere o in granulato effervescente. Solitamente, si consiglia l’assunzione di due cucchiaini da caffè di prodotto da sciogliersi preventivamente in acqua.
  • Idrossido di alluminio e idrossido di magnesio (Maalox®, Maalox TC®, Maalox Plus®): questi composti vengono impiegati sempre in associazione. Sono disponibili in diverse formulazioni farmaceutiche, fra cui ricordiamo le compresse masticabili e la sospensione orale.
    Quando utilizzati sotto forma di compresse masticabili, si consiglia l’assunzione di una o due compresse (contenenti 400 mg di idrossido di alluminio e 400 mg di idrossido di magnesio) dalle tre alle quattro volte al dì.

Inibitori di Pompa Protonica

Come accennato, questi farmaci trovano impiego nel trattamento dell’acidità di stomaco soprattutto quando questa è provocata da patologie come ulcere gastrointestinali, reflusso gastroesofageo o ernia iatale.
Fra i principi attivi maggiormente impiegati, ricordiamo:

  • Lansoprazolo (Lansox®, Lansoprazolo EG®): il lansoprazolo è uno degli inibitori di pompa protonica maggiormente impiegati in terapia. È disponibile in formulazioni farmaceutiche sotto forma di capsule. Generalmente, per il trattamento dell’acidità di stomaco si consiglia l’assunzione di 15-30 mg di principio attivo al giorno, per un periodo di almeno quattro settimane.
  • Pantoprazolo (Pantorc®, Peptazol®): il pantoprazolo è disponibile sotto forma di compresse. La dose di farmaco da assumere e la durata del trattamento possono dipendere dal tipo di patologia che sta alla base dell’acidità di stomaco. Solitamente, la dose consigliata varia fra i 20 mg e i 40 mg al giorno, da assumersi un’ora prima dei pasti, per un periodo che può variare dalle due alle quattro settimane.

Antistaminici H2

Gli anatistaminici H2 (o antagonisti dei recettori istaminici H2, che dir si voglia), costituiscono anch’essi una classe di farmaci che viene largamente impiegata nel trattamento dell’acidità di stomaco causata da diversi tipi di patologie e disturbi.
Fra i diversi principi attivi appartenenti a questa classe, ricordiamo il capostipite: la cimetidina (Ulis®). Questo principio attivo è disponibile in compresse e in granulato per soluzione orale. Solitamente, nei pazienti adulti si consiglia l’assunzione di 800 mg di cimetidina al giorno, la sera prima di coricarsi.

Agenti citoprotettivi

Gli agenti citoprotettivi non sono farmaci impiegati per la cura dell’acidità di stomaco in sé, poiché non sono in grado né di inibire la sintesi di acido cloridrico né di neutralizzare l’ambiente eccessivamente acido che si viene a creare a livello gastrico. Tuttavia, grazie al loro meccanismo d’azione, agiscono proteggendo la mucosa dello stomaco dall’eccessiva acidità.
Fra i principi attivi appartenenti a questo gruppo, ricordiamo il sucralfato (Gastrogel®). Questo principio attivo, una volta raggiunto lo stomaco, è in grado di formare un gel che funge da barriera protettiva nei confronti della mucosa gastrica, ostacolandone in questo modo il contatto con l’acido cloridrico.
Il sucralfato è disponibile in diverse formulazioni farmaceutiche sotto forma di compresse, gel, polvere orale e sospensione orale. Quando assunto sotto forma di gel, si consiglia l’assunzione di 1 grammo di principio attivo due volte al dì, un’ora prima dei pasti, oppure al mattino ed alla sera prima di coricarsi.

I migliori prodotti per la salute dell’apparato digerente

Qui di seguito trovate una lista di prodotti di varie marche per il benessere del vostro apparato digerente, in grado di combattere stipsi, fecalomi, meteorismo, gonfiore addominale, acidità di stomaco, reflusso, cattiva digestione ed alitosi. Noi NON sponsorizziamo né siamo legati ad alcuna azienda produttrice: per ogni tipologia di prodotto, il nostro Staff seleziona solo il prodotto migliore, a prescindere dalla marca. Ogni prodotto viene inoltre periodicamente aggiornato ed è caratterizzato dal miglior rapporto qualità prezzo e dalla maggior efficacia possibile, oltre ad essere stato selezionato e testato ripetutamente dal nostro Staff di esperti:

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Bruciore di stomaco: cosa mangiare, come dormire e rimedi naturali

MEDICINA ONLINE DIETA FIBRA FRUTTA VERDURA GRASSI ZUCCHERI PROTEINE MACEDONIA FRAGOLE MANGIARE CIBO COLAZIONE MERENDA PRANZO DIMAGRIRE RICETTA PESO MASSA BILANCIA COLON INTESTINO DIGESTIONE STOMACO CALORIE PROPRIETA CARBOIl bruciore di stomaco è un fastidioso sintomo localizzato nella parte superiore dell’addome e legato a diversi disturbi gastrici, dalla gastrite all’ulcera gastrica, dall’ulcera duodenale al reflusso gastroesofageo. Spesso il bruciore di stomaco è presente in gravidanza. Ci sono comunque anche fattori emozionali che entrano in gioco: ansia e stress possono aumentare il fastidio. I rimedi principali consistono nell’utilizzo dei farmaci antiacidi o al tanto usato bicarbonato di sodio, tuttavia esistono numerosi altri metodi per alleviare il bruciore di stomaco, fermo restando che sono tutti palliativi e che se il disturbo non accenna a diminuire è necessario interpellare subito il medico che indagherà sulle cause organiche del bruciore.

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I rimedi naturali
Contro il bruciore di stomaco, meglio puntare tutto sui toccasana naturali capaci di assorbire i succhi gastrici in eccesso, responsabili dell’acidità. Allo scopo, si possono sfruttare le proprietà calmanti e antinfiammatorie dell’altea, da consumare sotto forma di infuso prima dei pasti principali, o l’azione antispasmodica e antinfiammatoria della liquirizia (estratto secco titolato assunto mattina e sera).
Ma la migliore alleata anti-acidità è sicuramente l’argilla verde, grazie alle sue proprietà assorbenti e cicatrizzanti da sfruttare al meglio immergendo due cucchiai da caffè di argilla in mezzo bicchiere d’acqua, da lasciare a riposo per una notte, filtrare con una garza, per poi bere, due volte al giorno, dopo i pasti principali. Digestiva e rilassante, calmante e lenitiva, anche in questo caso la camomilla è un valido rimedio naturale, così come la melissa, grazie alle sue proprietà sedative e spasmolitiche o la malva, dall’azione antinfiammatoria garantita: il consiglio è di consumare queste erbe come protagoniste di infusi e tisane, mattina e sera, come benefici alleati digestivi dopo i pasti principali.

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Come mangiare
E’ fondamentale optare per un regime alimentare equilibrato e regolare, fatto di tre pasti principali, cioè colazione, pranzo e cena, che non vanno mai saltati, e di due spuntini leggeri spezza fame da consumare a metà mattina e a metà pomeriggio. Importantissima la scelta degli alimenti da mangiare:

CIBI DA EVITARE O LIMITARE:

  • i cibi ricchi di grassi e conservanti;
  • i grassi animali;
  • le portate troppo abbondanti, specie a cena;
  • le fritture;
  • le salse ipercaloriche;
  • i piatti troppi unti.

CIBI CONSIGLIATI:

  • frutta;
  • verdura;
  • legumi;
  • cereali integrali;
  • pesce;
  • carne bianca;
  • olio extravergine di oliva come condimento per i piatti da utilizzare preferibilmente a crudo;
  • le cotture leggere e salutari, come quella al vapore.

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Bruciore di stomaco, i miei consigli:

  1. Dormi sul fianco sinistro. Da recenti ricerche del “The Journal of Clinical Gastroenterology” è emerso che dormire sul fianco sinistro mantiene la giunzione tra esofago e stomaco al di sopra del livello dell’acido gastrico, in particolare limita il reflusso gastrico, quindi se il tuo bruciore è provocato da esso il mio primo consiglio è di provare a dormire sul fianco sinistro.
  2. Usa due cuscini: il reflusso gastroesofageo sarà ostacolato dalla forza di gracità.
  3. Il materassino triangolare. Altrettanto valida ed efficace come soluzione è quella di adottare un materassino triangolare per rialzare il tuo materasso nella zona cervicale e quindi dormire con una leggera pendenza a favore dello stomaco per contrastare con la forza di gravità la “risalita di succhi gastrici”. Lo stesso effetto lo puoi ottenere con una rete a doghe reclinabile.
  4. Una camminata dopo cena aiuta digerire meglio. Cerca di non praticare attività fisica prima di andare a dormire, piuttosto fai una bella camminata di circa 20 minuti a passo sostenuto, in questo modo favorirai la tua digestione e diminuirai le probabilità di avere acidità di stomaco durante la notte.
  5. Mangia una gomma da masticare dopo cena. Masticare una gomma dopo cena sicuramente aiuterà a limitare l’acidità di stomaco, tuttavia non può rappresentare “la soluzione definitiva” al tuo problema di reflusso gastrico.

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Ci sono gli esseri umani e ci sono i narcisisti: non si può essere l’uno e l’altro

MEDICINA ONLINE Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo Roma ESSERI UMANI NARCISISTI NON SI PUO ESSE  Riabilitazione Nutrizionista Infrarossi Accompagno Commissioni Cavitazione Radiofrequenza Ecografia Pulsata  Macchie Capillari Ano Pene.jpgCome poche altre cose nella vita, il sesso è puro piacere. Intorno ad esso ruotano soprattutto i sentimenti, ma ad un grado di complessità davvero esagerato, e tale da influire pesantemente sulla problematica di ogni coppia. Inevitabilmente, in molte circostanze, la relazione sessuale arriva ad emulare una vera e propria battaglia, con tanto di logistica, tattica e strategia, o quanto meno si stabilizza come un sottile inconscio gioco di potere. Il rifiuto è la tecnica femminile più praticata, con modalità ricattatorie, e ad ogni insoddisfazione di qualsiasi genere si risponde con una negazione di prestazione. In questo caso, il potere che si dimostra di detenere si esercita nel “non agire”, mentre la concessione ha il valore di un baratto, ed il desiderio necessita dell’alibi del sentimento. L’astinenza, allora, diviene l’arma principale di una “manipolazione affettiva”.
Nel maschio è più facile riscontrare un qualche “perverso” egoismo nella ricerca del piacere. Il partner viene reificato a strumento, se non proprio a feticcio.
Il perverso di carattere esprime la sua aggressività riducendo ad oggetto ogni comune agente, “feticizzandone” l’intero corpo.
Il manipolatore sadico si trasforma in un “bastiancontrario” e si comporta sistematicamente in maniera da deludere ogni vostra aspettativa. Difatti, le manifestazioni della violenza sono molteplici, a partire dalle torture morali e dalle pressioni psicologiche, spesso peggiori delle molestie fisiche, anche se si tollera meglio la “dipendenza“.
Delle forme particolari di aggressività vanno considerate pure l’impertinenza e l’ironia. L’ostilità si maschera con il sarcasmo; si fa intendere di non attribuire il giusto peso alle parole o si invita ad afferrare il contrario di quanto si è proferito. Il vero messaggio si nasconde sotto il tono di voce e dietro l’umorismo. Con sopracciglia aggrottate, sguardo di disapprovazione, sorrisetto ironico, si comunica in maniera non verbale molto più di quello che si dice. Se il dialogo si inceppa, perché ci si dimostra non coinvolti, già con questa mancata partecipazione si fa opposizione.

accuse_0Un meccanismo di difesa che consente di non riconoscere i propri difetti consiste nell’attribuirli ad altri (proiezione). Ed anche qualora fosse masochista, alla ricerca attiva della propria sofferenza, il perverso tenderebbe comunque ad avere, e mantenere, il predominio.
La violenza fisica diretta è sinonimo di malcelata perversione, paranoia, o alcolismo…
La collera si scatena principalmente contro gli oggetti e le vittime della violenza tendono a “somatizzarla”. Se la prima è una vera e propria minaccia, la “reazione” funge da “ricatto” che colpevolizza, in quanto il pensiero razionale è ormai caduto nella trappola delle emozioni. Il rischio che corre non frena il perverso, anzi lo eccita, mentre svilimento e mortificazione abbassano l’autostima della vittima, così come la soglia di difesa dalle malattie psicosomatiche.

Il corpo è il principale recettore di messaggi della psiche. Attraverso la sofferenza ci avverte. Sentimenti, emozioni, persino pensieri, vengono registrati dall’inconscio.
Le sensazioni negative, di paura, colpa, rabbia, delusione, tristezza ledono la psiche ma si propongono quali sintomi fisici e, con l’intensificarsi del dolore morale, si organizzano in sindromi, malattie, quanto meno segnali di “stress”, di cui uno dei più grandi procuratori è proprio il soggetto manipolatore.

DOC-OCD.jpgLe persone divenute bersaglio di violenza psicologica, impotenti a rispondere con misure di “contro-manipolazione”, inesorabilmente si avviano ad implodere, e, non potendo metabolizzare a livello emotivo, somatizzano le reazioni inconsce del loro disagio.
E la rabbia interiorizzata diventa depressione.

Per la personalità, l’autostima è di assoluta importanza nel mantenimento dell’equilibrio psichico, fondamentale insomma.
In “L’estime de Soi” (1999), André e Lelord la fanno poggiare proprio sull’amore e la fiducia, oltre che sull’autovalutazione. L’amore per se stessi, proveniente da quell’affetto incondizionato donatoci durante l’infanzia, supporta un indispensabile rispetto di noi, che avvia il cammino verso la realizzazione delle aspirazioni. Dalla fiducia nella nostra persona si origina il sentimento di adeguatezza nell’impiego delle proprie capacità.
Tra la consapevolezza dei propri limiti e la sicurezza del possesso di determinate qualità, è questa visione di sé a spingerci verso il futuro. Eventualmente il punto critico si incontra laddove la certezza del successo viene ottenebrata dal timore della delusione.

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Ad alimentare l’autostima è, dunque, l’amore ed il rispetto che gli altri ci manifestano. Un rapporto affettivo “manipolato”, inevitabilmente, procura una frattura narcisistica destinata a non ricomporsi in assenza del ripristino di un clima di fiducia e senza il sostegno di un processo di de-colpevolizzazione. Poiché la paura paralizza ed il timore di una sofferenza maggiore cronicizza quella attuale.

I caratteriali manipolatori si prefiggono di esercitare sulle loro prede una deleteria influenza psicologica, mostrando dei modi affascinanti che conquistano le vittime, convincendole a lasciarsi coinvolgere in relazioni nelle quali sin dall’inizio proveranno un forte disagio. Una violenza psicologica, invisibile ed impalpabile, risulta molto più subdola e distruttiva della franca aggressività; e poi uomini e donne non hanno la stessa percezione della situazione in cui sono incappati; eppure, i manipolatori hanno un comportamento stereotipato e le loro mosse potrebbero essere prevedibili.
Quali primi rimedi, nei rapporti con un manipolatore, occorre saper riconoscere le menzogne, il capovolgimento della realtà, la vittimizzazione del carnefice, specialmente per evitare di interiorizzare quei desideri distruttivi alla base delle idee auto-aggressive, o francamente suicide. L’introspezione che si adotta nella terapia di coppia dei cosiddetti “normonevrotici” sarebbe impraticabile. Dopo la vittimizzazione e la conseguente colpevolizzazione, la negoziazione di un periodo di riflessione, nella speranza che qualcosa cambi, costituiranno ulteriori, perversi tentativi di destabilizzazione mentale da parte del “vampiro psicoaffettivo”; perché la caratteristica principale della personalità manipolativa è l’affermazione di sé a tutti i costi ed, a questo scopo, arriva a fare carte false pur di trasformare la realtà a suo esclusivo vantaggio. Nonostante le continue minacce di farlo, le sue plateali richieste di separazione o di divorzio, come i finti propositi suicidi, non sono effettive intenzioni, ma ulteriori strumenti di manipolazione in modo da imporsi e controllare la vita degli altri.
Chi non sopporta di lasciarsi sfuggire la preda arriva a minacciare di compiere un suicidio. Ed anche qualora questo non venga tentato, la semplice minaccia risulta colpevolizzante.
Molto spesso a colpevolizzare è una perseverazione nel “non senso”. Il substrato del sentimento di colpa può non essere razionale ed anche una convinzione di una colpa del tutto immaginaria influisce sulla capacità di giudizio. Come diretta conseguenza della disfunzione del perverso, la comunicazione si presenta gravemente disturbata, in quanto ad individui patologici non possono che corrispondere relazioni anormali.
La goccia che fa traboccare il vaso nel determinare la scelta della separazione non sempre, né necessariamente consiste nella scoperta dell’infedeltà del coniuge. Oltre alle emozioni ci sono delle “cognizioni” che con la loro costante interazione impediscono di prendere una decisione definitiva, nonostante l’accumulo di fatti redibitori. Però, di fronte ad un’inammissibile mancanza di sostegno, ad una manifestazione di follia o ad uno scatto di violenza fisica, le ragioni per non restare appaiono sempre più vitali e meno procrastinabili.
La fase che precede la decisione definitiva comporta inevitabilmente un’inutile perdita di tempo, a causa delle “credenze paralizzanti”. La sofferenza però non può trovare giustificazione alcuna nella simulazione di un’unità familiare del tutto “non strutturante”. “ Un manipolatore risponde ad un modello psicologico e comportamentale patologico – scrive Isabelle Nazare-Aga, in “La manipolazione affettiva” (Castelvecchi, Roma, 2008)– La sua influenza agisce su tutti quelli che lo circondano e non soltanto sul partner… Sono dell’idea che un bambino si strutturi in modo più sano vivendo con un solo genitore, ma sereno, piuttosto che con due genitori, uno squilibrato (patologico), e l’altro destabilizzato dal primo”.
Per uno scambio proficuo di idee è assolutamente indispensabile che il discorso si mantenga coerente. Il continuo capovolgimento delle affermazioni spiazzerebbe chiunque. Alla destabilizzazione contribuiscono le sofisticazioni lessicali e sintattiche, le quali solo apparentemente renderebbero il linguaggio, diciamo per dire, “erudito”, mentre è essenzialmente contorto, se non proprio inafferrabile.
Le parole cariche di odio hanno un impatto emotivo violento, perché devastante si rivela ogni molestia psicologica. La cognizione dicotomica, che esclude le intermediazioni e si esprime nell’ordine del tutto o nulla, non fornirebbe alcun apporto allo scambio di vedute. La comunicazione così segue per lo più il percorso assurdo di un labirinto senza vie d’uscita.
Le modalità comunicative perverse possono, a ben ragione, essere assimilate al delirio. La contraddizione diviene paradossale, oppure si intreccia in quella duplice stretta (double bind) che Gregory Bateson (1956) aveva evidenziato nelle famiglie schizofreniche e che, in forma attenuata, si ripropone in certe relazioni di coppia. La compresenza di due propositi contraddittori rende impossibile rispondere contemporaneamente ad entrambi.
Il procedimento perverso consiste soprattutto nel porre l’altro in una situazione paradossale per poi poterlo rimproverare della contraddizione in cui è stato messo. Nel contesto di una relazione (diciamo così) “normonevrotica”, ogni perplessità si avvierebbe spontaneamente a risolversi in una negoziazione che avvicini quanto più possibile al definitivo appianamento. Nei rapporti con un caratteriale invece prevale la logica perversa dell’ambiguità, o della psicopatia, se non proprio della psicosi. Hurni e Stoll, ne “La haine de l’amour- la perversion du lieu” (1996), rilevano come la manipolazione della realtà tende effettivamente a distruggere la “dimensione soggettiva dell’altro”.
L’amore dovrebbe far emergere il meglio da chiunque, in quanto è la spinta più forte verso l’elevazione morale, un sostegno che genera benessere e gioia. Il luogo dove anche una critica formulata con sentimenti positivi risulta estremamente costruttiva.
“Il vero amore non è soltanto un sentimento positivo, è anche una forza fantastica per elevarsi, per permettere al partner di crescere ed evolversi verso il meglio di se stesso”. Isabelle Nazare-Aga, in “La manipolazione affettiva”, definisce questo affetto profondo e complesso: “la volontà di superare se stessi allo scopo di accrescere la propria evoluzione spirituale o quella di qualcun altro”.

mente-collettiva-dualita-bene-e-maleGià nel 1978, M. Scott Peck, in “The Road less Traveled and Beyond”, aveva definito “il Male come l’esercizio di un potere politico, cioè come l’imposizione della propria volontà sugli altri con la forza, in maniera evidente o nascosta, con lo scopo di evitare di superare se stessi e di incoraggiare l’evoluzione spirituale. La pigrizia ordinaria è il non-amore, il Male è l’anti-amore… Esistono veramente persone e istituzioni che rispondono con l’odio alla bontà e che, per quanto è loro possibile, distruggono il bene… Poiché l’integrità del loro io malato è minacciata dalla salute spirituale di coloro che li circondano, cercheranno, in tutti i modi, di schiacciarla e distruggerla”.

Accidia, invidia, come ”schadenfreude”, e gelosia, sono differenti gradazioni di sadismo morale. La gelosia rientra in quella relazione che esclude la presenza di terzi. L’immaturità aspira ad una fusione totalizzante, destinata a rimanere inesorabilmente insoddisfatta, perché non permette che il proprio partner sia ammirato, o persino guardato. L’impulso possessivo si rivela distruttivo e, dietro il tentativo di dominio, nasconde “dipendenza” affettiva. Un unico oggetto invade, in maniera pervasiva, il dipendente che trascura tutti gli altri aspetti della vita. Potrebbe trattarsi di una “co-dipendenza” da altri che, a loro volta, sono dipendenti (da alcol o droghe). E’ forse il caso delle “carmelitane della nevrosi” di René Laforgue.

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candy_10I manipolatori attraggono quanti, anche in buona fede, ma decisamente con ingenuità, intendono essere d’aiuto, persino a proprio discapito. Comportamento questo definibile quale “sindrome del Salvatore” (salva tutti), di certo più tipico del sesso femminile. In “Etre à deux ou les traversées du couple” (1993), Josette Stanké definisce tale sollecita dedizione una vera e propria “distorsione affettiva”. “Un amore che non ha la certezza di poter essere reciproco… Rendere l’altro il proprio centro di gravità, la propria ragion d’essere, il proprio compito quotidiano, è un modo di assediarlo, di assicurarsi la sua presenza, di invadere la sua vita”.
Robin Norwood ha descritto ”Donne che amano troppo” (Lyra, Como 1987) e conoscono invece una profonda angoscia perché cercano di risanare delle relazioni instabili con uomini problematici. Nel misurare la sofferenza come parametro del loro amore, pur di non rimanere sole, ed occuparsi di loro stesse, accettano di accompagnarsi a chi non si interessa veramente di loro e non le ricambia.
“La dipendenza spinge verso un oggetto d’amore non soddisfacente, anzi distruttivo… – dice Isabelle Nazare-Aga, in “La manipolazione affettiva”,- La dipendenza servirebbe a camuffare un eccesso di emozioni inespresse e spesso non identificate”.

Come ha fatto John Bradshaw in “Healing the Shame that Binds You” (1988), si potrebbe allora parlare di “malattia delle emozioni”, alla cui base starebbero sentimenti interiorizzati d’abbandono e di vergogna. Ed, in effetti, per molti la separazione simbolica dalla madre non sarebbe mai avvenuta; e l’autonomia non si sarebbe fortificata per carenze di certezze circa il proprio valore intrinseco.
La dipendenza è però soprattutto una “patologia del legame con l’oggetto”.
Il vero oggetto è proprio il legame, la relazione stessa, senza la quale prende il sopravvento un’insopportabile sensazione di vuoto.
Nella coppia perversa, ciascuno dei due partecipa al gioco di equilibrio sadomasochista. Allorquando le relazioni tra perversi non si interrompono per tempo, si deve desumere che si sia instaurata della complicità, con stimolazione reciproca verso una perversità che non esclude quella sessuale, anche se per lo più si tratta di sadismo o masochismo morale.

Nel processo di costruzione di un’eventuale relazione, la fase della seduzione presuppone il bisogno di piacere, di “far colpo”, ricorrendo al proprio aspetto migliore. Nell’innestare una manovra manipolatrice, lo sforzo sarà quello di mostrarsi inevitabilmente diversi da ciò che si è, per riservarsi di cambiare atteggiamento una volta assicurato il successo sul campo.
Il sistema di codici sociali e culturali da impiegare nella fase di seduzione possono non corrispondere dappertutto. E, se le modalità sono di tipo linguistico, la regola del gioco può non essere verbale. L’autenticità, in ogni caso, non rientra tra le armi di seduzione del manipolatore, abituato ad intrappolare con l’inganno.
Il manipolatore è, insomma, un “perverso narcisista”; benché nel narcisismo patologico rientri anche il “perverso di carattere” (o “manipolatore perverso”), ed il vero e proprio perverso sessuale.. Quest’ultimo avrebbe più a che vedere con esibizionismo, sadomasochismo, ecc. Ma il concetto di narcisismo, coniato da Havelock Ellis nel 1898, è stato in seguito da Freud desessualizzato sino a maggiormente corrispondere ad una perversione sistematica. Si parla, quindi, di “perversione di carattere” in seno al narcisismo, in prossimità della “perversione narcisistica”, propria del manipolatore.

Quella del manipolatore perverso è una perversità affine alla depravazione del sadismo morale. Il perverso di carattere (manipolatore perverso) ha una personalità conflittuale, mentre il perverso narcisista è più subdolo, agisce senza destare il minimo sospetto, anzi riesce a suscitare compassione. Il perverso di carattere è più presuntuoso, più intransigente ed aggressivo. Reagisce alle frustrazioni in maniera esagerata e trae piacere dall’umiliare la sua vittima. Del resto, il piacere del dominio non è che un tipico sentimento perverso. Il manipolatore perverso mostra un atteggiamento palesemente morboso, un comportamento destabilizzante, un’ideazione strategica. Va alla ricerca di stimoli distruttivi, non ha scrupoli, restando immune dai sensi di colpa. Poiché non si fida di nessuno, non ha amici, bensì complici. La depravazione sessuale la esterna in un linguaggio crudo e grossolano, francamente volgare, ma, quel che è peggio, lo attualizza in stupri ed incesti. Nella diagnosi differenziale, si possono, comunque, distinguere nettamente dai paranoici, in quanto la struttura mentale di questi ultimi risulta di impedimento ad ogni relazione affettiva, mentre i perversi di carattere si servono dell’altrui narcisismo, e lo manipolano, per rafforzare l’incompletezza del loro Io.
Il manipolatore relazionale è un tipo di personalità patologica narcisista, egocentrica; un vampiro psico-affettivo che si nutre dell’essenza vitale delle sue prede. Critica, disprezza, colpevolizza, ricatta, ricordando agli altri i principi morali od il perseguimento della perfezione, ma questo solo quando gli torna utile. E per raggiungere i suoi scopi ricorre a raggiri, ragionamenti pseudo-logici che capovolgono le situazioni a suo proprio vantaggio. Spesso la sua comunicazione è paradossale: messaggi opposti in double bind, a cui è impossibile rispondere senza contraddirsi; oppure deforma il significato del discorso. Si auto-commisera, si deresponsabilizza, non formula richieste esplicite e chiare. Eppure non tollera i rifiuti, vuol sempre avere l’ultima parola per trarre le sue conclusioni, pur non condivise. Muta opinioni e decisioni. Soprattutto mente, insinua sospetti, riferisce malintesi . Simula somatizzazioni ed autosvalutazioni, ma dimostra sostanzialmente disinteresse affettivo.

Si tratta, insomma, di personalità disturbate e disturbanti, con cui ci si può legare sentimentalmente per venire immancabilmente destabilizzati dalla loro perfida influenza.

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Integratori soppressori dell’appetito per perdere peso

medicina-online-dott-emilio-alessio-loiacono-medico-chirurgo-roma-aumenta-massa-muscoli-cibi-proteine-riabilitazione-nutrizionista-medicina-estetica-cavitazione-radiofrequenza-ecografia-pulsata-macchMolti integratori alimentari dimagranti contengono ingredienti che stimolano il metabolismo e influenzano l’appetito allo stesso tempo. Negli ultimi anni, sul mercato, si sono stati alcuni integratori di alto profilo che però agiscono solo sull’appetito e questi prodotti sono spesso commercializzati come alternative più sicure per perdere peso.

L’Hoodia è una pianta succulenta originaria dell’Africa australe che possiede un ingrediente descritto comunemente per poter sopprimere l’appetito. Tra i molti tipi di hoodia, solo l’Hoodia gordonii contiene P57, il principio attivo associato con la riduzione dell’appetito. Il P57 sembra agire sull’ipotalamo del cervello, aumentando l’adenosina-5′-trifosfato (ATP) nelle cellule nervose, che inviano segnali di sazietà causando nelle persone la sensazione di come se avessero appena finito di mangiare.

Anche se la pubblicità sui presunti benefici della perdita di peso promossa dall’Hoodia sostiene che tali prodotti non provocano effetti collaterali, la ricerca attuale suggerisce il contrario. Non ci sono stati studi randomizzati controllati che coinvolgessero esseri umani ma solo dati insufficienti con cui capire la dose, la durata e la sicurezza a breve o lungo termine. (2) Uno dei pochi studi di confronto dell’Hoodia con un placebo in un gruppo di donne, ha riscontrato simili quantità di perdita di peso, ma il gruppo che consumava hoodia aveva riportato significativamente più nausea e vomito.

Ci sono anche preoccupazioni per possibili complicazioni legate all’uso dell’hoodia a lungo termine. Poiché l’hoodia agisce sull’ipotalamo, che regola anche la sete e la temperatura corporea, il suo uso può portare a disidratazione in conseguenza di sete soppressa. Altre preoccupazioni sono emerse per quanto riguarda l’impatto dell’Hoodia sulla funzione epatica e il controllo degli zuccheri nel sangue. Non sono disponibili studi per determinare la sicurezza in tal senso.

Anche se l’hoodia fosse sicura ed efficace, la produzione sarebbe limitata in base alla disponibilità. L’hoodia è una pianta rara e protetta nella maggior parte dei paesi in cui cresce e occorrono molti anni perché maturi. A causa della difficoltà di ottenere l’Hoodia Gordonii naturale (forma vegetale pura), è probabile che la maggior parte dei prodotti pubblicizzati sono contraffatti o contengono una forma non attiva. Nel corso degli ultimi anni, la FTC ha vietato a diversi produttori di hoodia di vendere negli Stati Uniti a causa di false affermazioni sul fatto che il loro prodotto contenesse Hoodia gordonii oper una mancanza di conformità al buon processo di fabbricazione.

Un altro soppressore dell’appetito, il Sensa, che è stato creato e commercializzato dal neurologo Alan Hirsch, è composto da piccole particelle chiamate tastants che vengono spruzzate sul cibo per migliorare l’odore. In teoria, migliorando l’odore, dovrebbe causare alle persone di raggiungere prima la sazietà.

Hirsch ha presentato la sua ricerca in occasione della riunione annuale della National Endocrine Society nel 2008. Gli individui nello studio di Hirsch hanno perso una media di 30 chili in sei mesi senza cambiare la loro dieta o stile di vita. Questo studio non è stato mai pubblicato in una rivista peer-reviewed e non è stato duplicato da ricercatori indipendenti. Inoltre, lo studio presentato all’Endocrine Society comportava l’uso di una versione a inalazione del prodotto e aveva un soggetto selezionato di popolazione. Questo gruppo era composto principalmente da sesso femminile (87,4%) e marginalmente obese. Il gruppo di studio di 1.436 è stato confrontato con un gruppo di controllo di circa 100 soggetti. Il processo ha utilizzato un campione di convenienza e non controllato randomizzato.

Il Sensa viene prodotto sia con latte e soia, quindi possono manifestarsi reazioni allergiche in soggetti sensibili. Al di là degli allergeni divulgati, il Sensa contiene anche un colorante alimentare naturale conosciuto come carminio o rosso naturale, che può causare anafilassi in soggetti predisposti. Altre reazioni più comuni includono perdita di feci e frequenti, mal di stomaco, gas, gonfiore e vertigini.

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È normale che il mio bambino non emetta feci ogni giorno?

MEDICINA ONLINE Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo Roma DIARREA NEONATO BAMBINO Riabilitazione Nutrizionista Medicina Estetica Cavitazione Radiofrequenza Ecografia Pulsata Macchie Capillari Linfodrenaggio Pene Vagina Glutei PressotSì, ma solo dopo qualche settimana di vita. Nelle prime settimane tendenzialmente questo non accade, come spiega un opuscolo del National Childbirth Trust inglese. Se nelle prime settimane di vita un neonato non evacua tutti i giorni, potrebbe essere un segnale che non si sta alimentando in modo adeguato, e che ha bisogno di mangiare di più. “Questo può succedere soprattutto con i bimbi allattati al seno, se c’è qualche problema con l’allattamento. In questo caso vale la pena sentire un consulente di allattamento, per verificare come stanno andando le cose e – se c’è bisogno – correggere eventuali errori.
Dopo qualche settimana, invece, può accadere che la frequenza delle evacuazioni si riduca di molto, fino ad arrivare a una volta al giorno o una volta ogni due/tre giorni. Se il bambino comunque sta bene e le feci sono morbide e di un bel colorito giallo non ci sono problemi.

Se invece si cominciano a superare i tre/quattro giorni o anche più e il bimbo appare irrequieto, a disagio, con malessere, può darsi che stia effettivamente facendo fatica a espellere le sue feci, magari perché non c’è ancora un adeguato coordinamento tra la spinta e il rilascio dello sfintere anale. Allora può essere il caso di intervenire: basta una leggera stimolazione tattile della zona intorno all’ano, per esempio con un sondino.

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Perché alcuni rumori ci fanno venire i brividi e sono così fastidiosi?

MEDICINA ONLINE Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo Roma PERCHE RUMORI SUONI BRIVIDI STRIDULI FASTIDIOSI  Riabilitazione Nutrizionista Infrarossi Accompagno Commissioni Cavitazione Radiofrequenza Ecografia Pulsata  Macchie Capillari.jpgSenti un suono acuto e stridulo ed hai un brivido di fastidio del tutto particolare, diverso da quello che, ad esempio, ci procura un “normale suono” a volume troppo alto: quante volte ti è successo? È una reazione innata che Continua a leggere

Scegliere di cambiare può fare paura ma può salvarti la vita

MEDICINA ONLINE Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo Roma SCEGLIERE CAMBIARE VITA FA PAURA  Riabilitazione Nutrizionista Infrarossi Accompagno Commissioni Cavitazione Radiofrequenza Ecografia Pulsata  Macchie Capillari Ano Pene.jpg

E tu che vuoi fare? Rimanere tutta la vita ad aspettare davanti al bivio?

A tutti è capitato almeno una volta nella vita di aver pensato: e se cambiassi qualcosa nella via vita? E se cambiassi la mia intera vita? Qualcuno ha poi davvero messo in pratica un qualche tipo di cambiamento ma magari dopo un breve periodo di “prova” si sia arreso e abbia recuperato le vecchie abitudini, il che di solito genera molta frustrazione. Cosa è successo? In realtà, noi siamo esseri abitudinari. Non è “colpa” nostra, siamo programmati in questo modo. Il nostro cervello è un risparmiatore d’energia nato, vuole fare il più possibile con il minimo sforzo. Inoltre, non è neppure così negativo, le abitudini permettono di risparmiare tempo ed energia che si possono dedicare a cose più importanti. Ma il problema sorge quando diventiamo vittime di queste abitudini e modi di pensare, quando non lasciamo spazio per il cambiamento. Così terminiamo funzionando con il pilota automatico perennemente inserito e iniziamo a morire lentamente.

Come funzionano le nostre due menti?
Non abbiamo uno, ma due cervelli che lavorano insieme attraverso un cablaggio neurale ascendente e discendente. Esiste un cervello subcorticale, che è più primitivo e utilizza la via ascendente per comunicare con la neocorteccia, che è il livello più alto del cervello ed è collegata al processo decisionale consapevole, al pensiero e all’autocontrollo emotivo. Questo cervello usa il percorso discendente per comunicare con la zona subcorticale.
Pertanto, è come se esistessero due menti che lavorano all’unisono. La mente subcorticale è sempre attiva, più veloce, involontaria e automatica. È motivata da impulsi ed emozioni, si prende cura della nostra routine abituale e guida le nostre azioni quando dobbiamo prendere una decisione nel giro di alcuni millisecondi.
La neocorteccia è più lenta perché funziona in modo volontario. Il suo compito è quello di assecondare la routine, silenziare gli impulsi emotivi, apprendere nuovi modelli, delineare progetti e prendere decisioni delle quali abbiamo soppesato, più o meno, i pro ed i contro.
La cosa interessante è che ogni volta che dobbiamo imparare qualcosa di nuovo si attiva la neocorteccia. Ma nella misura in cui iniziamo a padroneggiare la nuova attività, per una mera questione di economia energetica, la bilancia comincia a inclinarsi verso la parte discendente. Così, quanto più ripetiamo una determinata routine, tanto più la neocorteccia si scollegherà e si attiverà la zona subcorticale. Il cervello funziona in questo modo per risparmiare energia. Con questa distribuzione dei compiti, il cervello tenta di ottenere il massimo risultato con il minimo sforzo. Naturalmente, non è qualcosa di negativo, al contrario, in questo modo vengono liberate il resto delle nostre risorse cognitive. Infatti, il sistema automatico lavora abbastanza bene per la maggior parte del tempo, ma ha anche delle “debolezze”. Le nostre emozioni, motivazioni e pregiudizi, causano inclinazioni e disallineamenti di cui non ci rendiamo conto. Pertanto, se di tanto in tanto non attiviamo la neocorteccia, corriamo il rischio di rimanere bloccati nella zona di comfort creata dal nostro cervello.

Scegliere il cambiamento può fare paura ma e imprescindibile
Il cambiamento implica innovazione, e tutti i nuovi stimoli passano prima al vaglio della zona subcorticale. Tuttavia, quando la nostra mente ha funzionato troppo a lungo su base abitudinaria, questo cambiamento genera una risposta d’allarme. L’amigdala lo considera un pericolo che va a destabilizzare l’equilibrio raggiunto, così lancia l’allarme. Se non siamo in grado di superare questa fase resteremo paralizzati, sopraffatti dalla paura. Resteremo bloccati nella nostra zona di comfort, dove ci sentiremo più comodi, ma prima o poi, quando il mondo cambierà, ci renderemo conto che non siamo stati in grado di adattarci e cambiare le nostre abitudini. Ed è proprio in quel momento che la nostra zona di comfort diventerà un posto scomodo nel quale ci sentiremo a disagio. Pertanto, è importante non fare troppo affidamento sulla nostra zona subcorticale e mantenere attiva la nostra neocorteccia. Ciò significa che dobbiamo:

  • Sviluppare l’attenzione piena, diventare più consapevoli di ciò che abbiamo intorno a noi, delle nostre abitudini, pensieri ed emozioni.
  • Cercare le novità e vivere nuove esperienze, in modo tale che il cervello subcorticale non abbia paura di tutto ciò che è nuovo.
  • Riflettere sulle nostre abitudini e credenze, chiedendoci se sono ancora funzionali o hanno perso la loro ragion d’essere.

Il segreto per cambiare è semplice: prendere la decisione con la nostra neocorteccia, e quindi coinvolgere la zona subcorticale, in modo tale che la sua funzione si limiti a mantenerci motivati. Farlo è più facile quando comprendi che queste paure, insicurezze e resistenze provengono in realtà dalla parte del cervello che vuole tenerti legato alle vecchie abitudini. Ricorda che solo quando hai il coraggio di fare ciò che non fai di solito otterrai dei risultati diversi, spesso straordinari.

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Leggere male a tuo figlio influenza lo sviluppo del suo cervello

MEDICINA ONLINE Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo Roma LEGGERE MALE FIGLIO SVILUPPO CERVELLO Riabilitazione Nutrizionista Infrarossi Accompagno Commissioni Cavitazione Radiofrequenza Ecografia Pulsata  Macchie Capillari Ano Pene.jpgLeggere una storia ai propri figli è un’abitudine molto diffusa ed importante che potenzia lo sviluppo del bambino, anche se i neuroscienziati avvertono che staremmo sprecando una buona opportunità, perché, a quanto pare, non lo stiamo facendo correttamente.
Infatti, la maggior parte dei genitori legge ai figli la notte prima che si addormentino, per conciliare velocemente il sonno. Così il racconto prima di addormentarsi si trasforma in una routine il cui obiettivo principale è quello di rilassare il bambino. Altri genitori sono più attenti e si preoccupano che la lettura migliori le competenze linguistiche dei bambini o consolidi determinati valori.
Ma i neuroscienziati affermano che leggere libri ai bambini, senza fare pause o promuovere la riflessione, è come guardare un film. In pratica, i bambini vengono attratti nella trama e sono così ansiosi di arrivare alla fine per scoprire come termina la storia che si perdono i dettagli più importanti, o almeno si lasciano sfuggire le maggiori opportunità di crescita. La buona notizia è che i genitori possono rimediare a questo “errore” cambiando semplicemente il modo di leggere.

La lettura cambia il cervello del bambino
Uno studio condotto da psicologi della Princeton University ha scoperto che quando leggiamo un romanzo sviluppiamo un atteggiamento più empatico e comprendiamo meglio gli stati mentali degli altri. Questo perché i romanzi catturano la nostra attenzione e, attraverso la trama, ci coinvolgono nei pensieri e le emozioni dei personaggi, aiutandoci a metterci nei panni degli altri.
Un altro studio condotto presso la Emory University ha fatto un passo ulteriore scoprendo che gli effetti della lettura sul cervello non sono effimeri, ma si mantengono nel tempo. Secondo questi neuroscienziati, leggere un buon romanzo è come ricevere un dolce ma potente “massaggio”, direttamente nel cervello. E la cosa più interessante è che questi cambiamenti persistono anche cinque giorni dopo aver terminato la lettura, indicando che gli effetti della lettura non terminano quando chiudiamo il libro.
Ovviamente, la maggior parte dei libri per bambini non sono così profondi e ricchi di dettagli, ma in generale tutti i racconti infantili possono essere utilizzati per favorire l’empatia e sviluppare il processo decisionale. In effetti, uno studio condotto presso l’Ospedale di Cincinnati con bambini tra 3 e 5 anni d’età, ha rivelato che il cervello dei piccoli ai quali i genitori solevano leggere, mostrava una maggiore attività in risposta alla lettura nei settori connessi alla comprensione narrativa e le immagini visive.
Il segreto per ottenere che la lettura potenzi ulteriormente l’apprendimento e lo sviluppo del cervello infantile è molto semplice: leggere facendo delle pause.

Enfatizzare i conflitti migliora l’apprendimento
Secondo i neuroscienziati, la chiave perché i bambini ottengano il massimo beneficio dalla maggior parte dei libri è che i genitori siano in grado di evidenziare i conflitti che si presentano nella trama, esattamente l’opposto di ciò che gli adulti fanno di solito.
Infatti, spesso sorvoliamo velocemente i conflitti che si presentano nei libri, leggiamo rapidamente per arrivare alla fine, che in genere è: “e vissero tutti felici e contenti”. Ma in realtà, dovremmo proprio fare una pausa quando nella trama si presentano delle situazioni conflittuali e chiedere al bambino cosa farebbe al posto dei protagonisti della vicenda.
A questo proposito, gli studi hanno dimostrato che quando stiamo imparando e dobbiamo prendere una decisione, ricordiamo meglio. Ciò che avviene in questi casi è che il cervello inizia a funzionare nel suo complesso. Quando il bambino ascolta il racconto che gli leggono i genitori assume un ruolo passivo. Tuttavia, quando partecipa attivamente e prende decisioni circa il corso degli eventi si attivano diverse aree cerebrali che facilitano ulteriormente l’apprendimento.
Ed è proprio questo momento di riflessione che permette un apprendimento più olistico, che lascia tracce profonde nel cervello del bambino. Infatti, spesso la parte più interessante del racconto si verifica proprio quando i genitori chiudono il libro e il bambino riflette su ciò che ha sentito. Per questo si dice che i libri migliori sono quelli che fanno pensare quando la storia è finita.

Un momento per la trama e un’altro per l’ apprendimento
È importante che genitori e insegnanti comprendano che l’obiettivo della lettura non è semplicemente che i bambini imparino parole nuove o sviluppino l’amore per la lettura, ma generare esperienze più intense dal punto di vista intellettuale che favoriscano anche lo sviluppo delle funzioni cognitive. Inoltre, questa forma di lettura stimola anche l’empatia, dato che motiva il bambino a mettersi al posto dei personaggi, “buoni” o “cattivi”, contribuendo a sviluppare la “Teoria della Mente”. Inoltre, trovarsi di fronte a un dilemma morale è anche un potente strumento per trasmettere dei valori.
Naturalmente, non è necessario fare una pausa per riflettere ogni volta che leggiamo loro una storia, perché è anche importante che i bambini godano della magia della trama e si lascino trasportare dagli eventi. Tuttavia, è importante che genitori e insegnanti siano consapevoli del fatto che la lettura veloce non permette di ottenere il massimo beneficio da quei libri speciali che contengono lezioni di vita in attesa di essere scoperte.

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