I 10 consigli per far funzionare una storia d’amore

MEDICINA ONLINE Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo Roma CONSIGLI FAR FUNZIONARE STORIA AMORE  Riabilitazione Nutrizionista Infrarossi Accompagno Commissioni Cavitazione Radiofrequenza Ecografia Pulsata  Macchie Capillari Ano Pene.jpgFinchè morte non vi separi pronunciato al termine dello scambio dei voti nuziali suona spesso tanto sinistro quanto anacronistico, perché mai come oggi la fatidica soglia dei sette anni (ovvero, la scadenza entro la quale molti matrimoni entrano in coma irreversibile) appare purtroppo un traguardo irraggiungibile. Se però siete tipi che non mollano e avete deciso di andare avanti «nella buona e nella cattiva sorte» (o almeno di provare a farlo), ricordate che a volte bastano dei piccoli cambiamenti per riportare a nuova vita un rapporto in crisi in modo che una storia d’amore vada ben oltre i famosi 84 mesi, eccone dieci:

1 – Iniziate sempre la giornata con una piccola gentilezza
Chiedersi cosa si possa fare per rendere più felice la giornata dell’altro o dell’altra come primo pensiero del mattino aiuta a concentrarsi sui bisogni del partner, anche se magari dura solo quei primi cinque minuti in cui ci si sveglia. Sempre però meglio che niente.

2 – Ricordatevi che stare insieme non significa essere uguali
Ognuno di noi ha le proprie idee, che non devono necessariamente coincidere con quelle del partner, e come tali vanno sempre rispettate. In altre parole, essere intimi non vuol dire annullarsi l’un l’altro bensì capire come mantenere la propria autonomia, in questo caso anche di pensiero.

3 – Basta preoccuparsi delle rughe
Quando s’invecchia si è spesso spinti a non vedere i segni del tempo sul corpo dell’altro, tanto che molte coppie continuano a guardarsi come se fossero ancora uguali a quando si sono innamorate. Non si sa se il cervello agisca spontaneamente in questo modo né perché lo faccia, ma di certo è una gran bella cosa.

4 – Individuate il vostro “punto di non ritorno”
Ovvero quella circostanza che scatena inevitabilmente la lite, perché così è sempre successo nel passato. Una volta trovata, è infatti più facile evitarla quando si capisce che si è imboccato quella strada: in quel caso, basta stare zitti e non iniziare nemmeno a questionare, perché tanto non si va da nessuna parte.

5 – Non siate solo amanti ma anche amici
Con il passare degli anni la complicità sessuale aumenta e si fa via via sempre più profonda, ma alla fine è l’amicizia che deve prendere il sopravvento su tutto il resto e che deve aiutare a superare le prove più dure. Non a caso si dice che un’amicizia duratura sia la base di un matrimonio solido.

6 – Circondatevi di coppie felici
Si dice che il successo chiami il successo e lo stesso vale per la felicità: avere attorno persone tristi o litigiose rischia di avere delle ripercussioni negative sulla coppia, che finisce per farsi influenzare da questi comportamenti disfattisti. Meglio dunque stare alla larga da certa gente e preferire i tipi allegri e positivi.

7 – Ripetete all’altro quello che sta dicendo
A volte i litigi o le discussioni nascono perché non si capisce cosa stia dicendo o voglia dire l’altra persona, anche se basterebbe un semplice «cosa intendi?» per chiarire la questione ed evitare malintesi. La soluzione? Ripetete ad alta voce quello che pensate che il partner vi stia dicendo per avere la conferma dal diretto interessato che era proprio quello che intendeva dire.

8 – Dividete i lavori di casa in base alle rispettive capacità
Abitare insieme significa anche essere collaborativi e se uno di voi crede di poter o saper fare meglio una determinata cosa rispetto all’altro, che la faccia e basta.

9 – Fate una pausa
«Fate un passo indietro e vedrete tutto il cielo», dice un proverbio cinese. In altre parole, se state litigando, fermatevi un attimo e cambiate prospettiva: il risultato potrebbe sorprendervi (e farvi smettere di discutere).

10 – Sappiate che c’è sempre qualcosa da imparare
Un matrimonio è una sorta di “lavori in corso” continui, che richiede più impegno di quanto si possa pensare e di cui non si vede mai il punto d’arrivo. Ma alla fine resta comunque un viaggio che vale la pena d’intraprendere, per quanto difficoltoso possa essere.

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Ho donato un rene, ora vivo una vita più piena

MEDICINA ONLINE Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo Roma HO DONATO UN RENE VIVO VITA PIENA  Riabilitazione Nutrizionista Infrarossi Accompagno Commissioni Cavitazione Radiofrequenza Ecografia Pulsata  Macchie Capillari Ano Pene.jpgUna vita nuova e diversa può iniziare all’improvviso, quando meno te lo aspetti. Fissavo la porta chiusa di Terapia Intensiva. Il cervello di mia cugina Elena, a 42 anni, era stato inondato da una emorragia, ma il suo corpo era sano e forte. Fissavo quella porta, in attesa. I medici uscirono e ricevettero il consenso alla donazione dei suoi organi. All’improvviso la vita delle sue due bambine cambiò per sempre, come altrettanto, all’improvviso, cambiò per sempre la vita di chi ricevette il cuore di Elena, i suoi reni, il suo fegato: in ciascuno di loro prendeva vita una nuova continuità di esistenza, attraverso la concreta espressione di amore che quel dono rappresentava.

Pensando ad Elena, un giorno guardai una ragazza che sapevo sottoporsi alla dialisi tre volte alla settimana e all’improvviso capii: «Io sto bene, ho due reni che funzionano. Se ne dessi uno a quella ragazza, o a chiunque sia nelle sue condizioni, staremmo bene in due». Iniziai così l’iter degli accertamenti. L’esito positivo di ciascuna analisi mi apriva la porta a quella successiva. Fui fortunata, passo dopo passo si aprirono tutte le porte, fino a quella della sala operatoria, ove mi accompagnò il chirurgo che amorevolmente aveva condiviso con me questo cammino.

Mi svegliai dopo l’intervento immaginando il mio rene destro dentro la sua culla, una specie di borsa-frigo in cui riposava ed era alimentato, durante il viaggio necessario per giungere in quell’ospedale che non conoscevo, dove lo attendeva l’equipe di chirurghi che lo avrebbe inserito nel grembo della persona che era stata scelta in base alla compatibilità. Non so chi sia quella persona e non so nulla della sua vita. Ma so la cosa più importante per me: ora stiamo bene in due. E mi piace pensare che questa persona possa vivere le sue giornate e pensare al proprio futuro con ritrovata libertà.

Io credo che nella vita ciascuno possa incontrare tante e tante occasioni per trasformare l’«io» in «noi», perché in tanti modi diversi, durante il proprio cammino, si presenta la possibilità di scegliere di vivere questa trasformazione. Quest’esperienza di donazione di un rene ad una persona sconosciuta ha donato, a propria volta, due significati alla mia vita: il primo è la ragione stessa di esistere, in quanto manifestazione del senso di «comunità»; il secondo è l’aver dato alla luce una vita nuova, quella che ha davanti a sé la persona sconosciuta che porta in grembo il mio rene.
Mi chiamo Paola.

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La sigaretta elettronica fa male come le sigarette vere

MEDICINA ONLINE Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo Roma SIGARETTA ELETTRONICA FA MALE SIGARETTE  Riabilitazione Nutrizionista Infrarossi Accompagno Commissioni Cavitazione Radiofrequenza Ecografia Pulsata  Macchie Capillari Ano Pene.jpgLa sigaretta elettronica non fa male alla salute? Assolutamente no: solo un modo diverso delle aziende produttrici per rendere schiave – usa proprio questo termine – le persone. Schiave, vincolate alla sostanza, dipendenti. Ed è quindi condanna delle e-cig, senza se e senza ma. Sono state un modo astuto per far cominciare i teenager, per non far smettere chi già fumava, senza alcuna riduzione del danno. Non ha dubbi, su una tematica che ha fatto molto discutere, Vera da Costa e Silva, del gruppo di controllo del tabacco dell’OMS, che interviene al congresso internazionale Iaslc sul tumore al polmone, in corso a Vienna. “Una strategia delle multinazionali del tabacco – attacca Vera da Costa e Silva – negli anni ’80 ci hanno provato con le sigarette light, che non hanno avuto alcun effetto sulla riduzione del rischio, ma sono state percepite come tali dai fumatori. E adesso sempre nuovi prodotti. Ma attenzione: devono essere regolati dalle leggi, per proteggere i consumatori. Non possiamo lasciarli in mano alle industrie del tabacco, il cui unico scopo è influenzare le leggi e finanziare studi a favore”. Con buona pace dell’ultima arrivata in casa Philip Morris, la sigaretta elettronica con tabacco, appena lanciata in Gran Bretagna e già in vendita anche in Italia.

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Narghilè e sigaretta elettronica
Tante sessioni, qui a Vienna, sui dispositivi elettronici e persino sulla waterpipe, il narghilè. Perché in molte parti del mondo è diffusissimo,  45 per cento di prevalenza in molti paesi del Mediterraneo, ma anche il 17 in alcuni stati americani, insieme ad aromi di vario tipo (più di ottomila) e a dolcificanti naturali e sintetici, approvati e dichiarati sicuri. “Per l’ingestione, però – precisa Alan Shihadeh, dell’università americana di Beirut – non per l’inalazione. Ed è tutt’altra cosa”. L’assunto è che la sigaretta elettronica sia dannosa quanto quella convenzionale. “Non fa smettere di fumare, anzi secondo alcuni studi chi si rivolge alla e-cig ha il 25 per cento di possibilità in meno di riuscirci – continua Shihadeh – e viene spesso aggiunta al fumo convenzionale, aumentando quindi l’assunzione di nicotina, la cui quantità può essere estremamente variabile. Fumatori tradizionali ed elettronici hanno lo stesso livello di nicotina nel sangue. In sintesi, anche grazie agli ultimi studi, dobbiamo dire che non sono prodotti sicuri e che chi li fuma muore come gli altri fumatori”. Anche perché la nicotina – secondo studi presentati da Sergei Grando, dell’Università della California, non solo ha un’attività promotrice dei tumori, ma induce chemioresistenza, quindi rende meno efficace la terapia.

Il marketing aggressivo
Ma quello che non va giù agli oncologi è il marketing aggressivo di questi prodotti che in molti paesi vengono proposti come alternativa sicura alla sigaretta, con immagini pubblicitarie di famiglie riunite con bambini e i genitori che fumano. O di anziane signore che alzano il dito medio al divieto di fumo. O di ragazzi invitati a riprendersi la loro libertà (di fumare, ovviamente). Per non parlare di quel 34 per cento di studi che giurano sulla non dannosità della sigaretta elettronica e hanno dietro conflitti di interessi grandi come montagne. “È importante che le università non prendano soldi dalle industrie – continua la rappresentante Oms – e che non ci sia promozione dei prodotti né delle ricerche finanziate dalle industrie. Per non diffondere informazioni controverse”. Anche perché – sottolinea Charlotta Pisinger, dell’ospedale danese Glostrup – non ci sono studi sugli effetti a lungo termine. Ed è quindi insensato vietarla dove ci sono i bambini, come si fa in Danimarca, ma non negli ospedali”.
Ma non tutti sono d’accordo. E anzi la Liaf, la Lega italiana antifumo attacca l’Oms, accusando l’organismo internazionale di assumere una posizione ideologica e di favorire lo status quo del tabagismo.

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Studenti undicenni riproducono e vendono a 1 euro le costosissime pillole anti HIV da 700 euro

MEDICINA ONLINE Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo Roma VENDONO 1 EURO PILLOLE HIV 700 EURO  Riabilitazione Nutrizionista Infrarossi Accompagno Commissioni Cavitazione Radiofrequenza Ecografia Pulsata  Macchie Capillari Ano Pene.jpgUna classe di giovanissimi studenti australiani è riuscita a riprodurre un farmaco per i malati di Aids e cancro, attualmente in commercio a prezzi esorbitanti, vendendo le pillole 1 euro l’una. Il notevole risultato è stato ottenuto da una classe della Sydney Grammar School, che cercava di riprodurre il principio attivo del Daraprim, un farmaco contro la toxoplasmosi, ma indicato anche per malattie infettive come l’Hiv. Purtroppo nel 2015 Martin Shkreli, capo della Turing Pharmaceuticals che vedete sul lato destro della foto, acquisto il brevetto del farmaco salvavita aumentandone il prezzo in modo esorbitante: al momento della transizione il Daraprim veniva venduto a circa 8 euro per pillola, prima che Shkreli portasse il prezzo a 700 euro. All’epoca l’imprenditore americano commentò così la sua decisione: “Non capisco tutte queste critiche, non speculiamo sulla malattia, cerchiamo di fare business. E i proventi serviranno per finanziare la ricerca contro l’Aids”, fu così eletto di diritto “uomo più cattivo d’America”.

Prezzo ridicolo ed ingiustificato
Questi ragazzi australiani di 11 anni invece non solo sono riusciti a riprodurre il farmaco per poi metterlo in commercio ad un prezzo irrisorio, ma hanno anche postato sul web la ricetta per ricreare le pillole di modo che tutti gli scienziati possano riprodurre e diffondere questo farmaco salva vita. Il Dr Williamson, tutor dei ragazzi durante la produzione del farmaco, ha espresso tutta la sua soddisfazione per la riuscita dell’esperimento: “Credo che se è stato possibile lasciare che degli studenti senza esperienza riproducessero il farmaco, allora sarebbe altrettanto semplice mostrare quanto il suo prezzo sia ridicolo e ingiustificato”.
Martin Shkreli permetterà che questo nuovo farmaco possa fare concorrenza al suo? La risposta l’ha già data su Twitter, ed è: “NO”. Non siamo certo di fronte a Albert Bruce Sabin che, dopo aver trovato il vaccino anti-poliomielite, salvando la vita a decine di milioni di bambini, disse:

Tanti insistevano che brevettassi il vaccino e sarei potuto diventare ricchissimo facendolo, ma non ho voluto. È il mio regalo a tutti i bambini del mondo

Se volete leggere l’emozionante storia di Sabin, leggete questo mio articolo: Il mio mito è invece Albert Bruce Sabin

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Molti animali hanno l’osso del pene, perché l’uomo non lo ha?

MEDICINA ONLINE Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo Roma PERCHE UOMO NON HA OSSO DEL PENE BACULUM  Riabilitazione Nutrizionista Infrarossi Accompagno Commissioni Cavitazione Radiofrequenza Ecografia Pulsata  Macchie Capillari An Pene.jpgMolti animali, tra cui anche vari mammiferi a noi molto simili come il gorilla e lo scimpanzé, hanno un osso nel loro pene che gli consente una rigidità migliore e più a lungo durante rapporti sessuali. Perché l’uomo non ha alcun osso nel suo pene? Alcuni scienziati sono da anni alla ricerca della spiegazione antropologica e soprattutto evolutiva del motivo per cui gli esseri umani sono sprovvisti di un osso del pene ed oggi forse hanno trovato la soluzione dell’enigma.

Il baculum
I mammiferi maschi di diverse specie, inclusi gatti, cani e topi, hanno un osso nel loro pene, detto baculum (anche chiamato osso penico o osso penieno), termine latino che significa “bastone” o “verga”. I maschi umani non posseggono un osso penico e sono gli unici primati, insieme alle scimmie ragno ad essere sprovvisti. L’uomo non è l’unico mammifero a non averlo, ci sono anche le balene, i cavalli, i rinoceronti, i conigli, gli elefanti e i marsupiali. L’omologo femminile del baculum nei mammiferi è il baubellum o osso clitorideo, un osso situato nel clitoride.

Leggi anche: L’uomo nato con due peni

Lo studio
Gli scienziati recentemente hanno cercato di ricostruire la storia evolutiva del baculum, tracciando la sua comparsa nei mammiferi e nei primati nel corso della storia. Kit Opie ha condotto lo studio presso l’University College di Londra e lo ha pubblicato sulla rivista Proceedings of the Royal Society. Si è scoperto che l’osso del pene si è evoluto nei mammiferi più di 95 milioni di anni fa ed è stato presente nei primi primati circa 50 milioni di anni fa. Da quel momento in poi, il baculum è diventato più grande in alcuni animali e più piccolo in altri. La lunghezza del pene serviva agli animali che impegnavano nell’atto della penetrazione più di tre minuti, fornendo loro un supporto strutturale (come il macaco orsino, un piccolo primate). Negli scimpanzé l’osso del pene invece non è più lungo di un’unghia e infatti il maschio trascorre nell’accoppiamento non più di pochi secondi.

La monogamia
Esiste quindi un legame tra la presenza del baculum e la durata dei rapporti sessuali, sia negli animali poligami sia in quelli in cui la riproduzione avviene solo in un determinato periodo dell’anno. I dati suggeriscono che l’osso penico abbia un ruolo fondamentale solo negli animali in cui esista una forte competizione e dove un tempo maggiore di accoppiamento dia maggiori garanzie di successo. Si pensa che il baculum abbia la funzione di allungare i tempi dell’erezione ma anche quella di velocizzare l’amplesso. Il professor Opie è dell’idea che gli esseri umani abbiano perso l’osso con l’emergere della monogamia durante il periodo dell’Homo erectus circa 1,9 milioni di anni fa. Nelle relazioni monogame, infatti, il maschio non ha bisogno di trascorrere molto tempo nell’amplesso perché non è probabile che la femmina sia poi coperta da altri maschi. «Con la riduzione della concorrenza si hanno meno probabilità di avere bisogno di un baculum», sostiene la recente ricerca.

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Scegliere soggetti sani
Precedenti studi sono però di segno opposto: partendo sempre dalla monogamia giungono a conclusioni diverse. Le osservazioni effettuate suggeriscono che i primati dotati di osso penico all’interno di relazioni monogame incontravano le femmine di rado e per questo tendevano ad accoppiarsi per periodi più lunghi. Il biologo evoluzionista Richard Dawkins ipotizzò nel 1989 che la perdita di tessuto osseo negli esseri umani fosse il risultato della selezione sessuale operata delle femmine in cerca di uomini sani. Una funzione erettile limitata infatti può essere indice di carenze nello stato fisico, dovute ad esempio a diabete o malattie neurologiche.

Curiosità sul baculum

  • L’esistenza del baculum è nota da secoli alle culture tradizionali dei pastori e dei cacciatori-raccoglitori.
  • Si pensa che il termine “costola” nel racconto biblico ebraico di Adamo ed Eva sia in realtà un’errata traduzione di un eufemismo per baculum, e che la sua rimozione da Adamo nel Libro della Genesi sia un mito atto a spiegare l’assenza dell’osso negli esseri umani (nonché la presenza del rafe perineale, che sarebbe citato nel racconto come “cicatrice”).
  • Oosik è un termine usato dai nativi dell’Alaska per descrivere il baculum del tricheco, della foca, del leone marino, e dell’orso polare. Il baculum di questi grandi carnivori settentrionali, viene lucidato e talvolta scolpito per essere rivenduto ai turisti. I baculum fossili lunghi circa 60 cm, vengono lucidati e usati come manici per coltelli e altri strumenti. Nel 2007 un osso penico fossile lungo 60 cm derivato da una specie estinta di tricheco, ritenuto dal venditore il più grande esistente, è stato venduto per $ 8.000.

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Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo

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Abbassare la pressione alta senza farmaci con rimedi naturali

MEDICINA ONLINE Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo Roma ABBASSARE PRESSIONE ALTA SENZA FARMACI  Riabilitazione Nutrizionista Infrarossi Accompagno Commissioni Cavitazione Radiofrequenza Ecografia Pulsata  Macchie Capillari Ano Pene.jpgPrima di iniziare la lettura, ti consiglio di leggere: Pressione alta (ipertensione arteriosa): sintomi, cause, valori e cure

Per abbassare la pressione arteriosa (ipertensione e pre-ipertensione) è necessario intervenire su più fronti. Anzitutto, se possibile, risulta indispensabile rimuovere l’agente scatenante primario; in caso contrario, è necessario ricorrere alla terapia farmacologica sotto controllo medico. In entrambe le situazioni, è sempre consigliabile abbattere l’indice di rischio cardiovascolare complessivo intervenendo anche su eventuali fattori di rischio collaterali, come la dieta e lo stile di vita.
In definitiva, se la pressione alta è dovuta esclusivamente ad una condizione fisica, dietetica e dello stile di vita, gli interventi prioritari sono:

  • Dieta ipocalorica e aumento del dispendio energetico complessivo (in caso di sovrappeso ed obesità)
  • Dieta iposodica, ricca di potassio, di magnesio e di omega-3, povera di acidi grassi saturi/idrogenati (eventualmente supportata da alcuni integratori come arginina e prodotti erboristici)
  • Iniziare un protocollo di attività motoria/sportiva prevalentemente AEROBICA, magari associata a esercizi di tonificazione muscolare
  • Eliminare tutti gli alcolici (e possibilmente anche le bevande contenenti nervini STIMOLANTI – come il caffè)
  • Eliminare il tabagismo
  • Ridurre al minimo lo stress mentale, considerando anche l’intervento di un professionista della sfera psicologica o l’utilizzo di farmaci ansiolitici.

In genere, questo tipo di pressione alta insorge con l’avanzare dell’età e proporzionalmente all’aumento del grasso corporeo; tuttavia, in occidente, si assiste sempre più alla manifestazione di ipertensione precoce (pubertà). Al contrario, se si evince una base ereditaria talmente forte da prescindere da qualunque altro fattore di rischio, l’intervento farmacologico è pressoché inevitabile. Tra le varie molecole si utilizzano (da sole o in associazione): diuretici, inibitori adrenergici, calcio antagonisti, inibitori del sistema renina-angiotensina, vasodilatatori ad azione diretta.

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Modi Naturali per Abbassare la Pressione

Come anticipato, la pressione alta è il frutto di un profondo scompenso metabolico.
A volte è sufficiente intervenire ESCLUSIVAMENTE in maniera “naturale” e senza l’utilizzo dei farmaci che, in genere, una volta assunti NON possono essere interrotti ma solo diminuiti! Tuttavia, tale approccio necessita due requisiti imprescindibili: una base genetica debole ed il totale rispetto delle seguenti strategie:

    1. Eliminazione del fumo di sigaretta, del consumo di alcolici e dell’abuso di nervini stimolanti.
    2. Dieta Ipocalorica e Dispendio Energetico Complessivo: il sovrappeso è uno dei fattori che più incidono sull’aumento pressorio. Va da sé che riducendo l’eccesso di grasso fino al normopeso si possa godere anche di una netta moderazione della pressione arteriosa; tuttavia, anche la semplice perdita di qualche chilo in eccesso risulta utile, tanto che in generale per ogni kg perso ci si può aspettare la riduzione di 1 mmHg dei valori pressori.
      Per dimagrire è indispensabile che il bilancio energetico complessivo risulti negativo, ovvero che le calorie assunte risultino inferiori a quelle consumate. Tale risultato può essere ottenuto con una dieta ipocalorica, magari supportata dall’aumento dell’attività fisica complessiva. L’entità della decurtazione energetica è circa del 30% rispetto al dispendio totale. L’aumento del dispendio interessa sia l’attività fisica di base (attività quotidiane: spostamenti in bicicletta o a piedi, fare le scale ecc.), sia quella auspicabile o motoria. Incrementare il dispendio significa poter giovare di una dieta ipocalorica più ricca, ovvero con più nutrienti ed energia, quindi più sopportabile.
    3. Eliminazione TOTALE del cloruro di sodio aggiunto (sale da cucina) e, a volte, del sodio naturalmente presente nei cibi. Il sodio è un minerale che, se in eccesso, pare coinvolto nei meccanismi di insorgenza e aggravamento della pressione alta.
      Il sodio è naturalmente presente negli alimenti ma, attraverso l’assunzione di cibi grezzi (non lavorati), non è mai possibile crearne un esubero nutrizionale. L’unica eccezione è costituita da certi molluschi bivalvi che, essendo vivi e sigillati, al momento della cottura sprigionano acqua di mare dal loro interno. D’altro canto, le principali fonti alimentari di sodio nella dieta umana sono legate al cloruro di sodio aggiunto negli alimenti durante la lavorazione industriale o al momento del consumo, e al sodio contenuto in certi additivi alimentari. Per favorire la riduzione della pressione, saranno quindi indispensabili certi accorgimenti come: divieto dell’aggiunta di cloruro di sodio sui cibi al momento del consumo, divieto del consumo di dado da brodo e divieto del consumo di carni conservate, pesci conservati, formaggi stagionati e vegetali in barattolo.
    4. Aumento del potassio e del magnesio con gli alimenti: se il sodio è un minerale responsabile dell’aumento della pressione, il potassio e il magnesio (alcuni ipotizzano anche il calcio) agiscono con un meccanismo diametralmente opposto. Tra l’altro, nel soggetto sano, il potassio e il magnesio “in eccesso” vengono facilmente escreti dai reni, il che facilita molto l’intervento nutrizionale: più se ne assume con gli alimenti, meglio è. Ovviamente, questa indicazione deve subordinare ad altre considerazioni di tipo nutrizionale. Trattandosi di minerali tipicamente contenuti negli ortaggi, nella frutta, nei cereali integrali e nei legumi, la loro assunzione massiccia potrebbe sfociare in alcuni squilibri come: eccesso di fibra alimentare ed eccesso di fruttosio.
    5. Aumento degli acidi grassi essenziali omega 3 e riduzione di quelli saturi/idrogenati: oltre a contribuire sensibilmente alla produzione di colesterolo endogeno (aumentando il rischio cardio-vascolare) i grassi saturi/idrogenati risultano in un qualche modo correlati all’aumento della pressione sanguigna; poco importa se si tratta di una relazione diretta o indiretta, l’importante è diminuirli drasticamente evitando di assumere: carni grasse (sono coinvolte di nuovo quelle conservate, citate al punto A), burro e formaggi grassi (quasi tutti quelli stagionati).
      D’altro canto, gli omega 3 svolgono un ruolo ipotensivo molto importante e intervengono sulla riduzione del rischio cardiovascolare attraverso la riduzione dei trigliceridi nel sangue, il miglioramento della colesterolemia, la funzione antiinfiammatoria e la tutela dalle compromissioni legate a un’eventuale condizione diabetica tipo 2. Questi nutrienti sono piuttosto difficili da reperire e si trovano principalmente negli oli di alghe, krill, fegato di pesce, semi di lino, semi di canapa, semi di kiwi, germe di grano, soia e (a minori concentrazioni) in tutti gli alimenti dai quali si estraggono questi grassi da condimento.
    6. I probiotici, batteri buoni contenuti nei cibi fermentati, possono contribuire a tenere sotto controllo la pressione del sangue. Gli esperti hanno rilevato che consumare un quantitativo appropriato di probiotici per almeno due mesi risulta in grado di abbassare la pressione del sangue. Sono i risultati di una ricerca pubblicata sulla rivista Hypertension che combina i risultati di nove studi che hanno richiesto ad una parte dei partecipanti di assumere con regolarità dei probiotici.
    7. Iniziare un protocollo di attività motoria/sportiva: come menzionato, questa deve essere prevalentemente AEROBICA, meglio se associata a esercizi di tonificazione muscolare. Per quanto riguarda l’aerobica si consiglia di praticarne almeno 3-4 sessioni settimanali della durata di 50-60′, con intensità oscillante tra la fascia aerobica e poco sopra la soglia anaerobica.
      La tonificazione mediante sovraccarichi assume un ruolo secondario e può essere svolta dopo quella aerobica o in sessioni indipendenti per 2 volte la settimana, evitando carichi eccessivi e lavorando ad alte ripetizioni.
    8. La pratica del Tai Chi aiuta a ridurre la pressione arteriosa e il colesterolo. Lo ha rilevato uno studio condotto presso l’Università di Taiwan, luogo dove per eccellenza gli abitanti praticano questa disciplina. Nel corso degli anni la scienza ha iniziato a confermare i numerosi benefici per la salute psico-fisica che questa pratica antica può apportare nella nostra vita quotidiana.
    9. Utilizzo di prodotti erboristici e integratori: non sono tutti prodotti naturali. Ad esempio, l’arginina è un amminoacido di sintesi (responsabile della produzione endogena di ossido nitrico a livello cellulare). La sua reale efficacia ipotensiva è tutt’ora oggetto di controversie. Lo stesso vale per il potassio, il magnesio e gli omega 3, anche se in questo caso l’effetto benefico è conclamato. D’altro canto, esistono estratti e prodotti erboristici, in forma grezza o essiccata, che possono favorire la lotta alla pressione alta; tra questi ricordiamo le piante ipotensive, come: aglio, cipolla, rauwolfia, betulla, biancospino, cardiaca, ginkgo biloba, mirtillo, orthosiphon, vischio, vite rossa, olivo, pervinca, uncaria, mughetto, ligustico, carcadè (ibisco), evodia e achillea iraniana. Eventualmente, ad essi si possono associare alimenti/estratti con funzioni diuretiche come: ananas, betulla, carciofo, cetriolo, foglie di noce, cipolla, equiseto, finocchi, mela, ortica, fiori di sambuco, stimmi di mais e tarassaco.
    10. Una ricerca condotta da un gruppo di esperti della Tufts University di Medford, negli Stati Uniti, ha rivelato che bere 3 infusi di karkadè al giorno, da 240 ml ciascuno, può aiutare ad abbassare la pressione sanguigna, riportandola a valori ottimali. La tisana al karkadè (fiori di ibisco) può essere utile per prevenire la progressione della pressione alta verso una condizione di ipertensione più grave.

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Pressione alta (ipertensione arteriosa): sintomi, cause, valori e cure

MEDICINA ONLINE Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo Roma PRESSIONE ALTA IPERTENSIONE ARTERIOSA SINTOMI  Riabilitazione Nutrizionista Infrarossi Accompagno Commissioni Cavitazione Radiofrequenza Ecografia Pulsata  Macchie Capillari.jpgL’ipertensione arteriosa, comunemente chiamata pressione alta, è una condizione clinica in cui la pressione del sangue nelle arterie della circolazione sistemica risulta elevata. Colpisce oltre 10 milioni di persone in Italia, delle quali solo ¼ è in grado di tenerla sotto controllo.
L’ipertensione viene definita tale quando si verifica un aumento permanente della pressione ARTERIOSA, al di sopra dei valori considerati normali.

Valori normali della pressione arteriosa
Quali sono i valori normali della pressione arteriosa? Leggi questo articolo: Pressione arteriosa: valori normali e patologici

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Come si misura la pressione arteriosa?
Si misura tramite un apparecchio che prende il nome di sfigmomanometro (o sfigmometro o sfigmoscopio, misuratore della pressione), con il paziente steso sul lettino o seduto, a riposo, possibilmente che non abbia bevuto caffè o fumato nei minuti precedenti alla misurazione, fattori questi che possono elevare frequenza cardiaca e pressione arteriosa anche fino a 10 mmHg.

Diagnosi di ipertensione
L’ipertensione viene diagnosticata sulla base di una pressione arteriosa persistentemente elevata. Tradizionalmente, ciò richiede almeno tre misurazioni intervallate nell’arco di un mese.

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Sintomi e segni dell’ipertensione arteriosa
Raramente l’ipertensione viene accompagnata da sintomi e la sua identificazione avviene solitamente attraverso lo screening. La pressione alta viene rilevata tramite lo sfigmomanometro anche durante visite mediche fatte per altri motivi. Pur essendo quasi sempre assenti sintomi, una parte delle persone con ipertensione lamenta mal di testa, in particolare nella zona superiore e nella mattinata, così come stordimento, vertigini, tinnito (ronzio o sibilo nelle orecchie), visione alterata e episodi di svenimento. Questi sintomi sono però più probabilmente correlati all’ansia associata piuttosto che all’ipertensione stessa. Durante l’esame obiettivo, l’ipertensione può essere sospettata sulla base della presenza di retinopatia ipertensiva rilevata mediante l’esame ottico del fundus oculi mediante oftalmoscopio. Normalmente, la gravità della retinopatia ipertensiva viene classificata mediante i gradi che vanno dall’I al IV, anche se i tipi più lievi possono essere difficili da distinguere uno dall’altro. I risultati della oftalmoscopia possono anche dare alcune indicazioni sul periodo in cui una persona è stata ipertesa.

Tipi di ipertensione
Quasi sempre (nel 95% dei casi), la pressione alta è di tipo primaria (anche chiamata ipertensione essenziale), quindi indipendente da altre condizioni patologiche; questa forma di ipertensione risulta tutt’ora idiopatica, cioè non se ne conoscono le cause specifiche. Esistono poi altri tipi di ipertensione, detti secondari, che devono la loro insorgenza ad altre malattie, spesso legate ai reni o al cuore.

Cause di ipertensione

  • Le cause di ipertensione essenziale non sono ancora del tutto conosciute, tuttavia si tratta di una condizione ad eziologia probabilmente multifattoriale; tra le cause più importanti si riconoscono: predisposizione genetica/familiarità, sovrappeso, dieta scorretta, sedentarietà, abuso alcolico e stress. L’aumento della pressione è anche legato all’invecchiamento.
  • L’ipertensione secondaria è quell’ipertensione causata da un’altra patologia identificabile, quasi sempre una malattia che interessa i reni. L’ipertensione secondaria può anche essere causata da condizioni endocrine, come la sindrome di Cushing, l’ipertiroidismo, l’ipotiroidismo, l’acromegalia, la sindrome di Conn o iperaldosteronismo, l’iperparatiroidismo e il feocromocitoma. Altre cause dell’ipertensione secondaria sono l’obesità, l’apnea notturna, la gravidanza, la coartazione dell’aorta, il consumo eccessivo di liquirizia e di alcuni medicinali soggetti a prescrizione, rimedi a base di erbe e droghe illegali.
  • L’ipertensione arteriosa resistente è la persistenza di una pressione arteriosa non controllata (PA sistolica ≥ 140 mmHg e/o PA diastolica ≥ 90 mmHg), nonostante corrette abitudini di vita e l’assunzione continuativa e controllata di almeno tre farmaci antipertensivi, tra cui un diuretico. La prevalenza dell’ipertensione resistente ai farmaci varia dal 5% nelle misurazioni dal medico curante, sino al 50% negli ambulatori nefrologici e rappresenta un notevole problema in quanto la sua presenza e persistenza determinano un incremento del danno d’organo a livello del cuore, del cervello e del rene.

L’ipertensione arteriosa come fattore di rischio
La grande attenzione di noi medici riguardo la pressione sanguigna alta, deriva dal fatto che un’ipertensione di grave entità, e/o aggravata da altri fattori di rischio (es. fumo, diabete, sovrappeso ecc.) determina un carico maggiore per il cuore e per le pareti dei vasi sanguigni, che si riflette in un fattore di rischio per l’ictus, per l’infarto del miocardio, per l’insufficienza cardiaca, per gli aneurismi delle arterie (es. aneurisma aortico), per la malattia arteriosa periferica ed è una causa della malattia renale cronica. Anche moderate elevazioni della pressione sanguigna arteriosa vengono associate a una riduzione dell’aspettativa di vita.

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Come si cura l’ipertensione arteriosa?
Cambiamenti nella dieta e nello stile di vita sono in grado di migliorare sensibilmente il controllo della pressione sanguigna e di ridurre il rischio di complicazioni per la salute. Tuttavia il trattamento farmacologico è spesso necessario in persone per le quali i cambiamenti dello stile di vita risultino inefficaci o insufficienti.

Ipertensione arteriosa: terapia farmacologica
Esistono numerose classi di farmaci, chiamati farmaci antipertensivi, in grado di ridurre la pressione arteriosa mediante vari meccanismi. Le principali classi di farmaci antiipertensivi attualmente utilizzate sono:

  • ACE inibitori. Le principali molecole di questa classe sono: captopril, enalapril, zofenopril, fosinopril, lisinopril, quinapril, ramipril.
  • Antagonista del recettore per l’angiotensina II (Angiotensin II receptor Blocker – ARBs) o sartani: telmisartan, irbesartan, losartan, valsartan, candesartan, olmesartan.
  • Calcio antagonisti come per esempio la nifedipina, l’amlodipina, la lacidipina, la lercanidipina o la barnidipina.
  • Diuretici: il clortalidone, la idroclorotiazide, la furosemide, la torasemide.
  • Alfa bloccanti, che agiscono bloccando i recettori alfa del sistema nervoso simpatico: prazosina e la doxazosina
  • Beta bloccanti, che agiscono invece bloccando (in misura differente a seconda della molecola), le diverse classi di recettore beta adrenergici. Le principali molecole di questa classe sono: atenololo, labetalolo, metoprololo, propranololo.
  • Alfa-Beta bloccanti. Sono farmaci antiadrenergici ad azione mista. Rientrano in questa categoria molecole come il carvedilolo e il labetalolo.
  • Simpaticolitici ad azione centrale, come per esempio la clonidina e la metildopa.
  • Inibitore del sistema renina-angiotensina-aldosterone. È la più recente classe di farmaci antiipertensivi; il capostipite è l’aliskiren.

Tutte le molecole citate possono essere usate da sole o in combinazione. Alcune combinazioni, come per esempio ACE-inibitore + diuretico o ARB + diuretico o ACE-inibitore + Calcio Antagonista sono in commercio in associazione in una unica compressa, per migliorare la compliance del paziente.

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Ipertensione arteriosa resistente: denervazione simpatica
Tra le terapie non farmacologiche, nell’ipertensione resistente alla terapia è stata inserita la denervazione simpatica. La denervazione dell’arteria renale mediante ablazione transcatetere con radiofrequenza a bassa energia, è stata proposta per i risolvere quei casi in cui tutte le altre strategie hanno fallito. Questa tecnica si basa sul fatto che le terminazioni simpatiche renali afferenti ed efferenti contribuirebbero alla patogenesi dell’ipertensione arteriosa. I risultati dello studio Symplicity HTN-1 hanno confermato il ruolo fondamentale dell’innervazione simpatica nel mantenimento di valori pressori alterati nei soggetti ipertesi e l’applicazione della denervazione simpatica si è rivelata una metodica efficace e sicura nel trattamento di pazienti affetti da forme resistenti di ipertensione, come riportato nei risultati del Symplicity HTN-2 Trial.

Come abbassare la pressione arteriosa alta in modo naturale?
A tale proposito leggi: Abbassare la pressione alta senza farmaci con rimedi naturali

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Mark Sloan e il recupero fittizio: il mistero del cervello pochi attimi prima di morire

MEDICINA ONLINE Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo Roma MARK SLOAN RECUPERO FITTIZIO LUCIDITA TERMINALE Riabilitazione Nutrizionista Infrarossi Accompagno Commissioni Cavitazione Radiofrequenza Ecografia Pulsata.pngNella seconda emozionante puntata della nona stagione di Grey’s Anatomy Ricordando il passato“, il chirurgo Mark Sloan, dopo i profondi traumi riportati in un incidente aereo, alcuni minuti prima di entrare nel coma che lo condurrà alla morte trenta giorni dopo, torna straordinariamente lucido per un breve periodo che viene chiamato “recupero fittizio”.

Esiste davvero?

Un mio paziente, appassionato come me di questa serie tv – mi ha chiesto se l’episodio fosse scientificamente corretto oppure fosse solo una invenzione di Shonda Rhimes, la sceneggiatrice di Grey’s Anatomy. Pur con la dovuta drammatizzazione ed il pathos che da sempre caratterizza questa serie televisiva, bisogna dire che questo tipo di recupero è in effetti presente in molti malati terminali, nei minuti che precedono la morte. Persone colpite da schizofrenia, morbo di Alzheimer ed altre condizioni patologiche che causano grave menomazione del funzionamento mentale, sono – a volte – inspiegabilmente in grado di recuperare ricordi e lucidità poco prima della morte. In quei momenti, le loro menti sembrano tornare straordinariamente in una forma completa e coerente, anche se i loro cervelli risultano ugualmente deteriorati e danneggiati. Questi pazienti che magari da anni non sono in grado di ricordare nemmeno i loro nomi, possono improvvisamente riconoscere i loro familiari ed avere normali conversazioni con loro su passato, presente e futuro. Nessuno sa con esattezza come questo fenomeno – chiamato “lucidità terminale” – possa accadere. A tal proposito, il Dr.Scott Haig scrisse in un articolo per il ‘Time Magazine’, di un giovane paziente di nome David, al quale un tumore aveva distrutto il cervello, pur non impedendogli di trovare momenti di lucidità prima della morte.

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La storia di David

David aveva smesso di parlare e muoversi nelle settimane precedenti la sua morte, e dalla RM era risultato che non era rimasto quasi più nulla del suo cervello. Malgrado ciò, la notte stessa in cui David morì, trascorse circa cinque minuti di piena consapevolezza per dire addio alla sua famiglia. “Non era il cervello di David che si era svegliato per dire addio”, ha detto il dottor Haig. “Il suo cervello era già andato distrutto. Le metastasi tumorali non si limitano ad occupare spazio e premere sui tessuti sani lasciando intatto il cervello, in realtà, esse lo sostituiscono… In pratica, il cervello non esiste più. Ciò che svegliò il mio paziente fu semplicemente la sua mente che aveva trovato la strada attraverso un cervello non più funzionante: l’atto finale di un padre per confortare la sua famiglia“.

Mente e cervello

Per il Dr. Haig, è chiaro che la mente esiste separatamente dal cervello, ma altri studiosi guardano a possibili ragioni fisiologiche per spiegare la lucidità terminale. I diversi stati fisiologici di persone che soffrono di lucidità terminale, suggeriscono che non vi sia un unico meccanismo responsabile di tale fenomeno, secondo quanto affermato dai ricercatori della University of Virginia e dell’Università d’Islanda, che hanno pubblicato il documento “Terminal Lucidity: A Review and a Case Collection,” (Archives of Gerontology and Geriatrics) nel 2012. “Allo stato attuale, riteniamo che non sia possibile individuare meccanismi definitivi per spiegare la lucidità terminale”, hanno scritto i ricercatori Michael Nahm, Bruce Greyson ed Emily Williams Kelly, tutti della University of Virginia, e il Dr. Elendur Haraldsson dell’Università d’Islanda. “Infatti, la lucidità terminale in differenti disturbi mentali potrebbe derivare da processi diversi, a seconda della eziologia delle diverse malattie. Ad esempio, la cachessia (debolezza e deperimento del corpo) in pazienti affetti da malattie croniche, potrebbe plausibilmente provocare contrazione del tessuto cerebrale, alleviando la pressione esercitata da lesioni intracraniche che occupano spazio, permettendo così il ritorno fugace di qualche funzione cerebrale”.

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Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo
Direttore dello Staff di Medicina OnLine

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