Le 7 abitudini alimentari che rovinano la tua salute

MEDICINA ONLINE EMILIO ALESSIO LOIACONO MEDICO UOMO GUARDA LA TV MENTRE MANGIA POP CORN CINEMA TELEVISIONE FILM SERIE TVLo stile di vita odierno spesso impone dei comportamenti non salutari che però alla lunga possono influire negativamente sulla nostra salute. Ecco le sette abitudini alimentari che dovremmo evitare se vogliamo mantenere la nostra alimentazione sana ed equilibrata. Continua la lettura su https://archivio.giornalettismo.com/le-sette-abitudini-alimentari-che-ti-possono-fare-male/

Leggi anche:

Lo Staff di Medicina OnLine

Se ti è piaciuto questo articolo e vuoi essere aggiornato sui nostri nuovi post, metti like alla nostra pagina Facebook o unisciti al nostro gruppo Facebook o ancora seguici su Twitter, su Instagram o su Pinterest, grazie!

La chirurgia regala un volto nuovo alla ragazza sfigurata usando la pelle del suo seno

Dott. Loiacono Emilio Alessio Medico Chirurgo Medicina Chirurgia Estetica Cavitazione Dieta Peso Dietologo Nutrizionista Roma Laser Rughe pelle pulsato Sessuologia Sesso Macchie Lifting Antiaging Volto Pelle Seno 01

Xu Jianmei dopo l’intervento: quando le cicatrici se ne saranno andate il suo volto tornerà finalmente alla normalità

Un team di medici cinesi ha dato un nuovo volto ad un’adolescente facendoglielo ricrescere su un seno. Xu Jianmei, una ragazza di 17 anni era rimasta orribilmente sfigurata all’età di 5 anni a causa di un incendio. Qualche settimana fa si è sottoposta all’intervento chirurgico che le ha ridato un volto nuovo a Fuzhou, nella provincia del Fujian , nel sud-est del paese. La notizia è stata riportata da Mail Online.

I chirurghi le hanno impiantato nel seno un vaso sanguigno della gamba e hanno utilizzato un palloncino pieno d’acqua per espandere la sua pelle e crearne abbastanza per darle un nuovo volto, grazie al quale sarà in grado di esprimere i suoi stati d’animo.

Dott. Loiacono Emilio Alessio Medico Chirurgo Medicina Chirurgia Estetica Cavitazione Dieta Peso Dietologo Nutrizionista Roma Laser Rughe pelle pulsato Sessuologia Sesso Macchie Lifting Antiaging Volto Pelle Seno 02

L’espansore ha creato, sul petto dalla ragazza, nuova pelle che è stata usata per ricostruirle il viso

Il suo team negli ultimi mesi ha effettuato altre operazioni del genere, come quando han dato un naso nuovo a un uomo dopo averglielo fatto crescere sulla fronte. La prima persona ad aver ricevuto un trapianto di faccia in Cina è stato Li Guoxing nel 2006, meno di un anno dopo rispetto a Isabelle Dinoir, la prima donna al mondo alla quale è stato trapiantato il viso.

Per approfondire leggi anche:

Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo

Se ti è piaciuto questo articolo e vuoi essere aggiornato sui nostri nuovi post, metti like alla nostra pagina Facebook o seguici su Twitter, su Instagram o su Pinterest, grazie!

Per un malato di cancro vivere un anno in più costa 96 mila dollari

Dott Loiacono Emilio Alessio Medico Chirurgo Medicina Chirurgia Estetica Plastica Cavitazione Dieta Peso Dietologo Nutrizionista Roma Cellulite Sessuologia Ecografie DermatologiaMalato Cancro Vivere Costa 96mila dollariVi siete mai chiesti quanto vale un anno della vostra vita? Vi siete mai chiesti quanto sareste disposti a pagare per poterne vivere uno in più? Probabilmente no, ma c’è una persona che in questo preciso momento sta pensando proprio a questo. Kimm Fletcher è forse una delle poche donne al mondo che può quantificare il valore di un anno della sua vita: novantaseimila dollari. È il costo di un anno di trattamenti farmacologici contro il glioblastoma multiforme, una neoplasia del cervello che l’ha colpita nel 2010.

La storia di Kimm la racconta l’Huffington Post canadese: alla donna, una quarantunenne dell’Ontario madre di due figli piccoli, è stato diagnosticato un cancro al cervello nel 2010. Dopo un lungo ciclo di cure e un intervento, la malattia era andata in remissione. Qualche mese fa, però, tutto è precipitato di nuovo: il cancro è tornato e questa volta ha già raggiunto uno stadio troppo avanzato perché Kimm possa sperare di farcela. I medici le hanno dato due mesi di vita.

«Dire ai miei figli che sto morendo è stata la cosa peggiore che abbia mai dovuto fare in vita mia».

L’inevitabile, però, può essere rimandato di qualche mese: un farmaco, l’Avastin, potrebbe regalare a Kimm e alla sua famiglia ancora un anno da trascorrere insieme. Ma il prezzo di questo trattamento è altissimo: 48.000 dollari per sei mesi. In Ontario l’Avastin viene fornito gratuitamente ai pazienti che soffrono di determinati tipi di cancro, tra cui non compare il glioblastoma, diversamente da quanto accade nelle nelle province di Saskatchewan, Manitoba e British Columbia. Questo significa che se Kimm vuole accedere al trattamento e sperare di riuscire a trascorrere un anno di più con i suoi bimbi di sette e nove anni, deve sobbarcarsi per intero la spesa della sua cura.

Kimm non si è persa d’animo e ha avviato una sottoscrizione aperta a chiunque voglia fare una donazione e finora ha già raccolto oltre 70.000 dollari. Ha anche incontrato il ministro della Salute dell’Ontario, Deb Matthews, per chiedere di allargare l’accesso alle cure con l’Avastin anche ai pazienti che soffrono di altri tipi di cancro.

«Non mi arrendo: tutti muoiono prima o poi ma io non ho intenzione di farlo così presto».

Leggi anche:

Lo Staff di Medicina OnLine

Se ti è piaciuto questo articolo e vuoi essere aggiornato sui nostri nuovi post, metti like alla nostra pagina Facebook o unisciti al nostro gruppo Facebook o ancora seguici su Twitter, su Instagram o su Pinterest, grazie!

Quelli che preferiscono stare con una ragazza virtuale piuttosto che con una in carne ed ossa

MEDICINA ONLINE PC COMPUTER UOMO MAN DAD ACCUMULO DIGITALE SINDROME DAD TABLET SMARTPHONE GIGABYTE TERABYTE SCARICARE DOWNLOAD SENZA ALCUN CONTROLLO MEMORIA ACCUMULARE PORNO PORNOGRAFIA LAVOROAvere un rapporto costante con una donna virtuale creata da un dispositivo elettronico vi sembra roba da matti? Se la vostra risposta è affermativa siete d’accordo probabilmente con la maggior parte delle persone. Ma c’è sicuramente chi non la pensa come voi. In Giappone vive infatti una generazione di otaku, di appassionati in maniera ossessiva a manga, anime, e altri prodotti correlati, che ama coltivare relazioni pseudo-sentimentali con ragazze che vivono nei giochi per tablet, Nintendo, o altri congegni portatili.

A SPASSO CON LA DONNA VIRTUALE

E’ il caso di Nurikan e Tuge, due adulti di 38 e 39 anni, incontrati dalla giornalista della Bbc Anita Rani, che nel loro rapporto di coppia virtuale fingono e credono di avere 15 o 17 anni. Vivono in compagnia di una ragazza che in realtà non esiste e ad essa si relazionano come un’amica di liceo a cui dedicare tante attenzioni. Nurikan è sposato e dice di tenere nascosta alla moglie la sua storia con Rinko. Yuge non disdegna l’idea di frequentare una donna vera, ma si diverte molto, nel frattempo, a scattare le foto dei luoghi visistati con la sua Ne-Ne, che in realtà vive in una piccola console riposta nel cestino della bici.

PROBLEMA DEMOGRAFICO

Niente rapporti carnali ovviamente, per gli appassionati delle relazioni virtuali. Il quartiere di Akihabara a Tokyo, luogo di riferimento della subcultura otaku, è il luogo adatto per scoprire il fenomeno delle strane relazioni di coppia, fenomeno che favorisce, tra l’altro, l’accentuarsi del problema demografico del paese. L’emergere di una generazione che preferisce manga, anime e computer al sesso non aiuta certamente a risolvere il basso tasso di natalità nazionale. Al ritmo attuale la popolazione nipponica si ridurrà di un terzo entro il 2060, e aumenta il numero di quesi giovani che Kunio Kitamura, rappresentante dell’Associazione per la pianificazione delle famiglie, parlando con la Bbc definisce «erbivori», privi di desideri carnali.

POCHI RAPPORTI SESSUALI

Le statistiche confermano. Secondo una ricerca del ministero della Salute, nel 2010 non mostrava interesse per il sesso il 36% appena dei maschi giapponesi di età compresa tra i 16 e i 19 anni, una cifra raddoppiata nel giro di soli due anni. Ma non solo. In un recente sondaggio solo il 27% delle donne e degli uomini giapponesi hanno dichiarato di avere più di un rapporto sessuale a settimana. Dati ai quali si aggiunge il calo di matrimoni, il tasso esiguo, solo il 2%, di bambini nati fuori dal matrimonio, e, infine, l’immigrazione quasi nulla. La bomba demografica, insomma, è pronta ad esplodere.

Leggi anche:

Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo
Direttore dello Staff di Medicina OnLine

Usura della cartilagine del ginocchio: sintomi, diagnosi e cura

Dott. Loiacono Emilio Alessio Medico Chirurgo Medicina Chirurgia Estetica Plastica Cavitazione Dieta Peso Dietologo Nutrizionista Roma Cellulite Sessuologia Sesso Ecografie DermatologiaSmettere fumare Usura CartilagineL’usura della cartilagine del ginocchio è una condizione patologica molto comune che può interessare soggetti di ogni età. Molto spesso il problema è originato da un processo osteoartrosico che, oltre a interessare la cartilagine, può coinvolgere altri tessuti, in particolar modo la membrana sinoviale e l’osso sub-condrale (ovvero l’osso su cui poggia la cartilagine).

Tre tipi di cartilagine
Nel corpo umano sono presenti tre tipologie di tessuto cartilagineo che hanno caratteristiche diverse e che adempiono a differenti funzioni:
1) La cartilagine ialina è la tipologia più abbondante; in un soggetto adulto, oltre a costituire le cartilagini delle coste, della trachea, dei bronchi e della laringe, ricopre le superfici delle articolazioni.
2) La cartilagine elastica è un tessuto che, come si evince facilmente dalla terminologia, è particolarmente dotato di elasticità; è abbastanza simile alla cartilagine ialina e in molti casi è a essa associato. È la tipologia che costituisce le cartilagini dei padiglioni auricolari, della tuba e del meato uditivi, dell’epiglottide ecc.
3) La cartilagine fibrosa (nota anche come fibrocartilagine) è un tessuto presente sia nei dischi intervertebrali, nel legamento rotondo del femore, nei menischi articolari, nella sinfisi pubica, nel cercine (o labbro) glenoideo, nel labbro acetabolare e nella zona d’inserzione sull’osso di vari tendini. La cartilagine fibrosa è caratterizzata da una notevole resistenza.

Leggi anche:

Le funzioni della cartilagine sono essenzialmente due:

  1. ammortizzare sollecitazioni e urti;
  2. eliminare l’attrito tra le ossa delle articolazioni.

La cartilagine articolare
La cartilagine articolare è un tessuto connettivo specializzato di sostegno costituito per da acqua (circa il 70%), collagene, proteoglicani e condrociti; queste ultime sono cellule che, oltre a produrre continuamente collagene e proteoglicani, producono anche degli enzimi (come l’elastasi e la ialuronidasi) che hanno il compito di favorire la degradazione del vecchio collagene e dei proteoglicani danneggiati. Quello cartilagineo è un tessuto avascolarizzato e non innervato particolarmente elastico e resistente sia alla pressione che alla trazione, ma con scarsissime capacità rigenerative. Quando, per i più svariati motivi, si viene a esercitare un sovraccarico ponderale sulle articolazioni, la cartilagine secerne liquido sinoviale dentro la capsula; quando invece la pressione si riduce la cartilagine lo riassorbe. La cartilagine agisce quindi da “cuscinetto” e da “lubrificatore”. La cartilagine va incontro a un processo continuo di demolizione e sostituzione; questo processo è regolato da un notevole equilibrio; se questo equilibrio viene a mancare e la demolizione avviene con una rapidità maggiore rispetto alla sintesi di nuovo tessuto (come avviene, per esempio, nel caso di processi di tipo artrosico) il soggetto avverte a lungo andare dolore e rigidità articolare.

Patologie degenerative della cartilagine articolare
Le più significative patologie degenerative della cartilagine sono l’artrosi e la condromalacia, ma non sono solo queste le condizioni patologiche che possono causare un’usura cartilaginea più o meno grave.  Nei soggetti di sesso maschile, le patologie relative al ginocchio sono generalmente legate a problematiche di tipo traumatico o degenerativo a motivo di attività fisiche solitamente più pesanti, mentre nelle donne il problema è spesso legato a debolezze o squilibri muscolari; nei soggetti di sesso femminile il rischio di problemi degenerativi legati a fenomeni artrosici aumenta decisamente nel periodo post-menopausale.  Come si può facilmente intuire da quanto sopra riportato, le lesioni della cartilagine del ginocchio possono quindi essere dovute a problemi di tipo degenerativo oppure di tipo traumatico. Quando il danno cartilagineo interessa la sola cartilagine si parla di lesioni condrali; se invece, oltre alla cartilagine, è interessato anche l’osso sottostante si parla di lesioni osteocondrali.   Nel caso di lesioni di tipo degenerativo la cartilagine tende a perdere progressivamente la propria elasticità e le proprie peculiarità e con il passare del tempo si arriva ad assistere all’intera scomparsa della superficie cartilaginea con conseguente esposizione della superficie dell’osso sottostante.  Le lesioni cartilaginee di tipo traumatico possono essere causate sia da traumi di tipo diretto che indiretto e sono associate in alcuni casi a lesioni dei legamenti o dei menischi.

I sintomi delle lesioni alla cartilagine del ginocchio
La sintomatologia delle lesioni della cartilagine è alquanto variegata. Curiosamente, molto spesso, i sintomi di un danno cartilagineo non sono mai proporzionali all’entità della lesione; paradossalmente, infatti, si hanno casi di estese degenerazioni del tessuto cartilagineo in cui il dolore è ridottissimo o addirittura assente; in altri casi, invece, lesioni molto piccole possono essere particolarmente dolorose.  Oltre al dolore, altri sintomi che possono manifestarsi sono tumefazione, scrosci articolari e limitazione dei movimenti.  Il dolore da danno cartilagineo insorge durante i movimenti, soprattutto in quelli di flessione (il tipico caso è quello dell’accovacciamento), mentre quando il soggetto è a riposo, normalmente, il dolore non dovrebbe essere presente.

La diagnosi  
A differenza di quanto accade con altre condizioni patologiche, l’osservazione clinica non è mai sufficiente a porre con certezza la diagnosi di usura della cartilagine.  Fra gli strumenti che possono essere utilizzati per diagnosticare le lesioni cartilaginee troviamo la risonanza magnetica nucleare con il mezzo di contrasto, tecnica che può mettere in evidenza sia lesioni condrali che osteocondrali; l’esecuzione di una RMN senza mezzo di contrasto potrebbe rendere difficile evidenziare lesioni condrali molto superficiali.  La TAC viene generalmente eseguita per studiare la situazione ossea, quella legamentosa e quella meniscale. Praticamente inutile l’esecuzione di un’ecografia in quanto questa metodica non è in grado di mostrare eventuali lesioni presenti in profondità.  La radiografia è invece in grado di evidenziare lesioni osteocondrali, ma non permette di evidenziare quelle soltanto condrali.  Attualmente la stragrande maggioranza delle lesioni condrali vengono evidenziate grazie all’esecuzione di un’artroscopia, una tecnica fra le più diffuse in chirurgia ortopedica e che era nata inizialmente per trattare le problematiche relative all’articolazione del ginocchio.

Usura della cartilagine del ginocchio: cosa fare?
Il trattamento delle lesioni della cartilagine del ginocchio mira all’interruzione dell’evoluzione della malattia. La terapia può essere chirurgica o non chirurgica.
Le terapia non chirurgica è indicata per lesioni cartilaginee la cui gravità si trova agli estremi: o lesioni piccole (o comunque poco sintomatiche) oppure, al contrario, lesioni estese e degenerative. Rientrano nella categoria delle terapie non chirurgiche la somministrazione di antinfiammatori non steroidei (FANS), la viscosupplementazione (che ha ormai sostituito la somministrazione di glucosamina condroitinsolfato perché decisamente più efficace), la fisiokinesiterapia e le infiltrazioni intra-articolari dei fattori di crescita.
Le terapia chirurgica viene generalmente suddivisa in quattro sottocategorie: palliativa, riparativa, sostitutiva e rigenerativa.  La terapia palliativa è indicata in caso di condropatia diffusa, mentre le altre tre sono indicate per le condropatie localizzate.
Sono esempi di terapia chirurgica palliativa il debridement cartilagineo e il lavaggio artroscopico; il debridement cartilagineo consiste nel rimuovere il tessuto cartilagineo ormai degenerato; deve essere sempre eseguito anche un lavaggio artroscopico, operazione che ha la funzione di rimuovere i detriti e gli enzimi proteolitici responsabili del processo infiammatorio.
Sono considerate tecniche chirurgiche riparative invece la fissazione del frammento osteocondrale e le microfratture; quest’ultima tecnica viene effettuata con speciali strumenti con i quali si praticano microfratture nell’osso sub-condrale per introdurre cellule mesenchimali attraverso le quali facilitare il rilascio di fattori di crescita.  Rientra fra le tecniche di chirurgia sostitutiva l’innesto osteocondrale autologo, una tecnica piuttosto complessa, ma che in molti casi dà buoni risultati e può essere impiegata anche in caso di lesioni cartilaginee abbastanza estese.  Fra le tecniche di chirurgia rigenerativa rientrano invece l’impianto di condrociti autologhi di I generazione (ACI), l’impianto di condrociti autologhi di II generazione (MACI) e l’ingegneria tissutale.

Leggi anche:

Lo staff di Medicina OnLine

Se ti è piaciuto questo articolo e vuoi essere aggiornato sui nostri nuovi post, metti like alla nostra pagina Facebook o seguici su Twitter, su Instagram o su Pinterest, grazie!

Sei mancino? Hai un rischio maggiore di sviluppare schizofrenia

MEDICINA ONLINE EMILIO ALESSIO LOIACONO MEDICO UOMO ARRABBIATO TRISTE DEPRESSO RABBIA URLO PAURA FOBIA DISPERAZIONE AIUTOUn gruppo di scienziati statunitensi ha a lungo studiato le connessioni fra la mano con cui si scrive, che riflette l’emisfero dominante, e il cervello, con dei risultati interessanti e curiosi. Un nuovo studio pubblicato sulla rivista ‘Sage Open’ ha infatti scoperto che fra le persone affette da patologie mentali, i mancini hanno una maggiore probabilità di soffrire di disordini psicotici come schizofrenia, piuttosto che di disturbi dell’umore.

Jadon R. Webb dello Ut Southwestern Medical Center, ha affermato: “I nostri risultati hanno mostrato una evidente prevalenza di mancini fra i pazienti con disordini psicotici come schizofrenia e disordini schizoaffettivi, rispetto al gruppo di pazienti con disturbi dell’umore come depressione o disordini bipolari”.

Gli studiosi hanno esaminato 107 pazienti di cliniche psichiatriche pubbliche: l’11% di quelli che avevano ricevuto una diagnosi di disordini dell’umore erano mancini, come nella popolazione generale; questa cifra saliva però al 40% fra quelli con schizofrenia o disturbi schizoaffettivi. Secondo gli scienziati, dietro questi numeri potrebbe esserci una variazione nella lateralizzazione del cervello, oltre a fattori come l’etnia e i risultati scolastici.

Leggi anche:

Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo
Direttore dello Staff di Medicina OnLine

Se ti è piaciuto questo articolo e vuoi essere aggiornato sui nostri nuovi post, metti like alla nostra pagina Facebook o unisciti al nostro gruppo Facebook o ancora seguici su Twitter, su Instagram o su Pinterest, grazie!

Qual è la differenza tra cellulite e ritenzione idrica?

Dott. Loiacono Emilio Alessio Medico Chirurgo Medicina Chirurgia Estetica Cavitazione Dieta Peso Dietologo Nutrizionista Roma Laser Rughe pelle pulsato Macchie Lifting Antiaging Differenza Cellulite Ritenzione Idrica

Cellulite e ritenzione idrica sono condizioni fortemente collegate, ma rimangono comunque due cose diverse. Visto che moltissime mie pazienti fanno confusione, cerco di spiegare brevemente di cosa si tratta per avere un colpo d’occhio sulle differenze. Per chi vuole approfondire nel sito ci sono molti articoli che parlano sia di cellulite che di ritenzione idrica, basta usare il tasto di ricerca in alto nella colonna di destra (oppure scendendo in basso se leggete l’articolo da smartphone).

Cos’è la cellulite e cos’è la ritenzione idrica?
La cellulite è un’alterazione dei tessuti sottocutanei, che si manifesta con un po’ di gonfiore e successivamente con la cosiddetta “buccia d’arancia”, sotto forma di piccole nodosità. La cellulite può formarsi a causa di numerosi fattori, come ad esempio uno stile di vita sedentario e una dieta squilibrata.
Per ritenzione idrica invece si intende la tendenza a trattenere liquidi nell’organismo ed è caratterizzata da tumefazione dei tessuti molli causata dall’accumulo di liquido interstiziale (il liquido compreso negli spazi tra le varie cellule); essa può portare alla formazione di cellulite, ma anche a patologie più gravi, come insufficienza renale.

Leggi anche:

La ritenzione idrica è tra le cause della formazione della cellulite
Ma allora cellulite e ritenzione idrica sono due cose completamente diverse? Si ma sono fortemente collegate dal momento che la ritenzione idrica è uno dei fattori che può portare alla formazione della cellulite. Le altre cause della formazione della cellulite sono davvero molte: fattori genetici ereditari (razza bianca, sesso femminile e familiarità), dieta squilibrata, stile di vita sedentario, mancanza di esercizio fisico. Il poco movimento, in particolare, comporta la perdita di tessuto muscolare e quindi un decremento del metabolismo che causa sovrappeso e perdita di tonicità del corpo con aumento della cellulite visibile. Altre cause della formazione della cellulite sono l’uso di indumenti troppo stretti e l’adottare posture scorrette (gambe accavallate, stare molto tempo in piedi con i tacchi alti) comportamenti che alterano la normale circolazione per compressione dei vasi; altri fattori di rischio sono lo stress ed il fumo: quest’ultimo ha un’azione vasocostrittrice e aumenta la formazione di radicali liberi, mentre lo stress innalza i livelli di cortisolo (ormone dello stress) che aumenta la ritenzione idrica.

Conclusioni
Ritenzione idrica e cellulite sono due condizioni distinte ma fortemente correlate. La cellulite è un problema relativo al sottocutaneo mentre la ritenzione idrica è la tendenza a trattenere i liquidi ed è uno dei principali fattori che possono portare alla formazione della cellulite. In caso di ritenzione idrica si ha un accumulo di liquidi e tossine all’interno degli spazi interstiziali tra le cellule, la cui rimozione è deputata alla circolazione linfatica, stimolata dalle contrazioni muscolari; per questo motivo una mancanza di movimento porta alla riduzione della circolazione linfatica. La ritenzione idrica è inoltre causata dall’azione di ormoni quali gli estrogeni, tipicamente femminili. La cellulite è invece legata a vari fattori: genetici, dieta sbilanciata, fumo, vita sedentaria.

Per approfondire:

Lo staff di Medicina OnLine

Se ti è piaciuto questo articolo e vuoi essere aggiornato sui nostri nuovi post, metti like alla nostra pagina Facebook o seguici su Twitter, su Instagram o su Pinterest, grazie!

Grey’s Anatomy: Arizona e la sindrome dell’arto fantasma

MEDICINA ONLINE Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo Roma ARIZONA SINDROME ARTO FANTASMA AMPUTATA Riabilitazione Nutrizionista Infrarossi Accompagno Commissioni Cavitazione Radiofrequenza Ecografia Pulsata  Macchie Capillari Ano Pene.jpgNella nona stagione del telefilm Grey’s Anatomy, la dottoressa Arizona Robbins – interpretata da Jessica Capshaw – si trova a fare i conti con l’amputazione di una gamba (in seguito ad i severi traumi riportati in un incidente aereo) ed a tutti i disagi che ne conseguono, tra cui il soffrire della “sindrome dell’arto fantasma”. Esiste davvero questa sindrome? Di cosa si tratta esattamente?

La sensazione di un arto che non esiste più

La Sindrome dell’arto fantasma (in inglese: phantom limb syndrome) esiste davvero ed è caratterizzata dalla sensazione di persistenza di un arto (braccio o gamba) dopo che esso sia stato amputato o dopo che – a causa di altre patologie o condizioni – esso sia diventato insensibile: il paziente affetto da questa patologia avverte l’esistenza e la posizione dell’arto fino ad arrivare ad avvertirne addirittura sensazioni dolorose, a volte addirittura di movimenti come se questo fosse ancora presente, anche se ciò è ovviamente solo nella mente del paziente e non nella realtà.
Questa sensazione colpisce praticamente tutti i pazienti che hanno subito amputazione, è assolutamente normale e non rientra in nessun tipo di problema psichiatrico. E’ la dimostrazione più evidente dell’esistenza del fisiologico schema corporeo, che persiste, nonostante dall’arto amputato non giungano impulsi nervosi ai centri corticali.

Spiegazioni neurologiche e psichiatriche

La spiegazione classica del fenomeno ipotizza che la causa diretta della sindrome dell’arto fantasma sia l’attività elettrica aberrante proveniente del neuroma, la formazione tumorale benigna che va a formarsi nel moncone in seguito alla rescissione del nervo. La terapia applicata per lenire il dolore riferito all’arto fantasma era la rimozione chirurgica della terminazione nervosa. I risultati di questa procedura chirurgica sono ambigui, in quanto il dolore tende a ripresentarsi in molti casi poco tempo dopo l’intervento.
In ambito psichiatrico soprattutto di orientamento dinamico si è a volte identificata la sindrome come un disturbo psichico innescato dalla non accettazione della perdita, tracciando un parallelismo con le visioni di congiunti o cari deceduti. Queste spiegazioni hanno uno scarso valore euristico e sono oggi quasi totalmente abbandonate.

Leggi anche:

Spiegazioni neurofisiologiche delle sensazioni somatosensitive

Una delle possibili spiegazioni del fenomeno è che le aree della corteccia somatosensoriale ancora attive stringano connessioni con l’area deafferentata dalla rescissione del nervo, facendo quindi avvertire al soggetto sensazioni tattili e termiche riferite all’arto fantasma in seguito alla stimolazione delle aree topograficamente contigue nella rappresentazione corticale. Infatti nell’encefalo umano e in particolare nella neocorteccia post-centrale sono presenti diverse mappe corporee organizzate topograficamente e sensibile alla stimolazione tattile, termica, cinestatica e dolorifica. L’estensione della rappresentazione neurale delle diverse parti del corpo non è proporzionale alla loro dimensione relativa ma piuttosto alla densità dei loro recettori periferici, ed è soggetta a variazioni anche nel soggetto sano in seguito ad un addestramento specifico. In caso di deafferentazione due fenomeni possono spiegare interessamento verso la corteccia rimasta inattiva da parte di quelle circostanti: innanzitutto connessioni transcorticali già presenti ma rese silenti dalla normale attività funzionale possono emergere in seguito alla destimolazione e rafforzarsi per un processo di feedback; È inoltre possibile la formazioni di nuove collaterali assoniche dalle cortecce adiacenti e quindi la genesi di nuove sinapsi funzionali, fenomeno denominato sprouting. Studi recenti indicano il coinvolgimento di entrambi questi processi nell’insorgere del fenomeno dell’arto fantasma.

Leggi anche:

Spiegazioni neurofisiologiche delle sensazioni motorie

Il fenomeno della plasticità corticale è di grande aiuto nel chiarire la componente sensoriale della sindrome dell’arto fantasma, ma non sembra sufficiente a spiegare il motivo per cui alcuni soggetti affermino di poter avvertire chiaramente il movimento dell’arto amputato. Il fenomeno può essere chiarito se si considerano gli abbondanti collegamenti tra la corteccia motoria e premotoria (Area 4 e 6 di brodmann) e quella somatosensitiva del lobo parietale. Il lobo parietale è infatti la struttura principalmente responsabile della percezione del proprio movimento corporeo, la deafferentazione della corteccia somatosensitiva dagli input sensoriali fa sì che il segnale di feedforward inviato dalla corteccia motoria venga percepito come movimento anche in assenza del feedback proveniente degli organi tendinei del golgi e dai fusi neuromuscolari. Ovviamente questo è possibile perché la corteccia motoria continua ad inviare segnali all’arto mancante spesso per molto tempo dopo l’amputazione.

Leggi anche:

Fenomenologia della sindrome

La sindrome dell’arto fantasma è un fenomeno abbastanza comune e può manifestarsi in svariati modi diversi. Le sensazioni riferite possono essere di natura tattile, dolorifica e motoria, inoltre l’arto può apparire al soggetto mobile o immobilizzato in una posizione fissa, solitamente quella precedente all’amputazione. I casi di dolore all’arto fantasma sono particolarmente difficili da combattere e sono particolarmente opprimenti dal punto di vista psicologico. La natura dell’arto fantasma non è sempre fedele a quella di quello posseduto prima dell’amputazione, a volte ad esempio viene percepita solo la mano direttamente attaccata alla spalla o possono essere percepiti arti sdoppiati o multipli. È possibile che anche soggetti nati senza arti presentino la sindrome, prova di una certa determinazione genetica delle mappe corporee al livello corticale. Sono anche riferiti in bibliografia molti casi di seno fantasma in seguito a mastectomia e persino di peni fantasma con tanto di erezione. Nell’uso delle protesi la presenza dell’arto fantasma può essere particolarmente utile alla riabilitazione del paziente.

Mirror box

Per quanto possa sembrare sorprendente, il semplice utilizzo di una scatola dotata di uno specchio, in grado di dare al soggetto l’impressione di vedere il proprio arto fantasma nell’immagine riflessa dell’arto sano, sembra aver portato numerosi benefici ai pazienti afflitti da paralisi e dolori all’arto illusorio. Il fatto stesso di fornire un feedback visivo dell’arto in movimento sembra poter agire sui circuiti cerebrali tanto da variare la mappa corporea. L’uso di questo metodo è stato introdotto in via sperimentale dal neurologo indiano, V.S. Ramachadran, uno dei massimi esperti della sindrome.

Terapia del dolore da arto fantasma

Si tratta di una capitolo molto importante e difficile all’interno della medicina del dolore e in continua espansione; ad ogni modo questo tipo di dolore nella maggior parte dei casi non presenta una univoca via di trattamento.  Si può ricorrere alla farmacologia classica con analgesici maggiori o antiepilettici oppure utilizzare metodiche che portano alla riduzione dello stimolo doloroso al cervello, come ad esempio la radiofrequenza pulsata centrale, fino ad arrivare a tecniche di rieducazione funzionale come la mirror therapy o le terapie cognitivo comportamentali.

Se siete appassionati di Grey’s Anatomy come il sottoscritto, non potete perdervi questi articoli:

Leggi anche:

Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo
Direttore dello Staff di Medicina OnLine

Se ti è piaciuto questo articolo e vuoi essere aggiornato sui nostri nuovi post, metti like alla nostra pagina Facebook o unisciti al nostro gruppo Facebook o ancora seguici su Twitter, su Instagram, su YouTube, su LinkedIn e su Pinterest, grazie!