I diabetici possono mangiare i dolci?

MEDICINA ONLINE MANGIARE DOLCI CIOCCOLATO FRUTTA MAGRA DIABETE CALORIE GLICEMIA GASSATA OLIGOMINARALE RICETTA INGRASSARE DIMAGRIRE INSULINA GLICATA COCA COLA ARANCIATA THE BERE ALCOL DIETA CIBO LONTANO DAI PASTI WALLP.jpgdiabetici devono stare alla larga dagli zuccheri, questo però non vuole dire che debbano rinunciare del tutto ai dolci, basta fare attenzione alla quantità e agli ingredienti.

Diabetici e dolci con la frutta
Dai dolci troppo ricchi di zucchero e creme dovrebbero stare lontani tutti, non solo i diabetici. Mentre per altri la conseguenza naturale è quella di scegliere dolci alla frutta, i diabetici in realtà devono fare attenzione anche alla frutta. Alcune varietà, contengono dosi di zucchero più alte, si pensi alle banane o ai frutti tropicali, meglio preferire mele, frutti di bosco, pesche, albicocche, melograno, meno zuccherini e quindi meglio tollerati. La considerazione però non va fatta esclusivamente sulla fonte di zuccheri, ma anche e soprattutto sulla quantità totale di zuccheri e carboidrati introdotti durante tutta la giornataPorzioni ridotte dunque sono fondamentali: il diabetico può concedersi una fetta di torta alla settimana, l’importante è non esagerare. Nel preparare un dolce alla frutta va considerato il fatto che la frutta essendo di suo zuccherina permette di usare meno zucchero nell’impasto.

Diabetici e ingredienti dei dolci
Altra questione importante è la composizione del dolce. Vanno preferiti quelli che privilegiano ingredienti a minor indice glicemico, come le farine integrali, i dolci poi dovrebbero essere poco o nulla zuccherati(esistono peraltro interessanti alternative allo zucchero), con confetture senza zuccheri aggiunti. Quanto ai dolci con frutta secca, va detto che noci, mandorle, nocciole e altri frutti secchi a guscio sono concessi, vanno invece evitati i canditi e la frutta disidrata dal momento che sono un concentrato di zuccheri. In merito all’utilizzo di yogurt nei dolci, è sempre da preferire quello bianco naturale senza zuccheri aggiunti. Via libera anche a un quadretto di cioccolato fondente, l’importante è che la pasta di cacao la faccia da padrone e che la percentuale di zuccheri aggiunti sia nulla o irrisoria. E il miele? Come lo zucchero incide sulla glicemia, però a suo vantaggio ha il fatto che essendo più dolce dello zucchero comune se ne può mettere meno per dolcificare. Attenzione infine ai dolci liquorosi: l’alcol contiene zuccheri.

I migliori prodotti per diabetici
Qui di seguito trovate una lista di prodotti di varie marche, estremamente utili per aiutare il diabetico ed il pre-diabetico a mantenere i giusti livelli di glicemia, perdere peso e migliorare la propria salute. Noi NON sponsorizziamo né siamo legati ad alcuna azienda produttrice: per ogni tipologia di prodotto, il nostro Staff seleziona solo il prodotto migliore, a prescindere dalla marca. Ogni prodotto viene inoltre periodicamente aggiornato ed è caratterizzato dal miglior rapporto qualità prezzo e dalla maggior efficacia possibile, oltre ad essere stato selezionato e testato ripetutamente dal nostro Staff di esperti:

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Il diabetico può bere caffè?

MEDICINA ONLINE CUCINA RICETTA GELATO AL CAFFE FATTO IN CASA CUCINARE DOLCE FACILE VELOCEAvere il diabete non significa doversi privare del caffè. La buona notizia per gli amanti della tazzina arriva da una ricerca USA pubblicata dalla rivista scientifica “Diabetes Care”.

Alcune ricerche in passato avevano sostenuto che consumare caffè potesse danneggiare la capacità di metabolizzare il glucosio nei diabetici. Un pool di ricercatori della Harvard School of Public Health, Boston, ha voluto verificarlo. Gli studiosi hanno analizato i dati di 3497 uomini diabetici seguiti dal 1986 al 2004. Nessuno aveva malattie cardiovascolari all’inizio dello studio e tutti hanno completato diversi questionari sulle loro abitudini alimentari nel corso del follow-up.

I ricercatori hanno così scoperto che consumare caffè, anche quattro o più tazze al giorno, non aumentava in modo significativo il rischio di malattie di cuore o le probabilità di morire nel corso dello studio, rispetto ai pazienti che non bevevano caffè.

Ovviamente particolare attenzione va prestata nell’uso dello zucchero: è preferibile assumerlo amaro o con il dolcificante che vi ha consigliato il vostro diabetologo.

Per approfondire: Il caffè fa ingrassare o dimagrire? Quante calorie ha?

I migliori glucometri per misurare la glicemia

I migliori apparecchi di ultima generazione per l’automonitoraggio della glicemia, selezionati, consigliati ed usati dal nostro Staff sanitario, sono i seguenti:

Sono strumenti abbastanza economici, tuttavia ottimamente costruiti, affidabili e professionali, prodotti da aziende che da anni sono leader mondiali nella produzione di tecnologie sanitarie.

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Fargan (prometazina) 2% crema, foglietto illustrativo

MEDICINA ONLINE FARMACO FARMACIA PHARMACIST PHOTO PIC IMAGE PHOTO PICTURE HI RES COMPRESSE INIEZIONE SUPPOSTA PER OS SANGUE INTRAMUSCOLO CUORE PRESSIONE DIABETE CURA TERAPIA FARMACOLOGICDenominazione

REACTIFARGAN

Categoria Farmacoterapeutica

Antiistaminici per uso topico.

Principi Attivi

Prometazina 2 g.

Eccipienti

Crema: poliacrilamide isoparaffin laureth-7,octil metossicinnamato metil-para-idrossibenzoato, propile-para-idrossibenzoato-olio composto dilavanda, acqua depurata. Emulsione: poliacrilamide isoparaffin laureth-7,octil-metossicinnamato, poliossicetilsteariletere, alcool cetostearilico, stearato di dietilenglicole, paraffina liquida, glicerina, alcool isopropilico, metil-p-idrossibenzoato, propile-para-idrossibenzoato-olio composto di lavanda, acqua depurata.

Indicazioni

Trattamento sintomatico locale per punture d’insetto e altri fenomeniirritativi cutanei localizzati quali rossore, bruciore, prurito ed eritema solare.

Controindicazioni/Eff.Secondar

E’ controindicato nei soggetti ipersensibili verso i componenti o verso altre sostanze strettamente correlate dal punto di vista chimico, negli eczemi, in tutte le lesioni secernenti. E’ controindicato nei bambini di eta’ inferiore ai 2 anni.

Posologia

Applicare 3-4 volte al giorno.

Conservazione

Non sono richieste.

Avvertenze

L’uso prolungato ed incongruo del prodotto puo’ dare origine a fenomeni di sensibilizzazione allergica con conseguente peggioramento della sintomatologia. Nel caso cio’ si verificasse, occorre sospendere il trattamento e istituire una terapia idonea. Dato che l’applicazione del prodotto puo’ ritardare il processo di cicatrizzazione, non dovrebbe essere impiegato piu’ di 3-4 giorni consecutivi su lesioni nelle quali e’ in atto tale fenomeno. Nel caso di eritema solare, applicare il prodotto ed evitare l’ulteriore esposizione al sole della cute irritata. Qualora si manifestassero eruzione cutanee, fenomeni di irritazione e bruciore, il trattamento va sospeso.

Interazioni

Non sono note interazioni medicamentose tra la prometazina applicata localmente ed altri farmaci ad uso topico.

Effetti Indesiderati

L’applicazione topica della prometazina puo’ in qualche caso, causarefotosensibilizzazione cutanea.La presenza di un filtro solare nella formula del prodotto consente di evitare o limitare tali effetti in chisi espone al sole dopo l’applicazione.

Gravidanza E Allattamento

Nelle donne in stato di gravidanza il prodotto va usato solo in caso di effettiva necessita’.

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Iodio Marco Viti 2% / 2,5% soluzione orale, foglietto illustrativo

MEDICINA ONLINE FARMACO FARMACIA PHARMACIST PHOTO PIC IMAGE PHOTO PICTURE HI RES COMPRESSE INIEZIONE SUPPOSTA PER OS SANGUE INTRAMUSCOLO CUORE PRESSIONE DIABETE CURA TERAPIA FARMACOLOGICA EFFETTI COLLATERALI CONTROLo Iodio Marco Viti è un ottimo sostituto dello Iodosan Gocce (ora fuori produzione e non più in vendita).

INDICAZIONI TERAPEUTICHE

Iodio soluzione orale si utilizza:

  • come antisettico e disinfettante del cavo orale
  • trattamento di stati carenziali di iodio in caso di aumentato fabbisogno o scarso assorbimento.

CONTROINDICAZIONI

  • ​Ipersensibilità al principio attivo o ad uno qualsiasi degli eccipienti.
  • Generalmente controindicato in gravidanza.
  • Non usare in bambini di età inferiore ai 6 mesi.
  • Come collutorio non deve essere usato nei bambini di età inferiore a 6 anni.

POSOLOGIA

Antisettico e disinfettante del cavo orale: 2-3 sciacqui giornalieri del cavo orale con 10-20 gocce diluite in mezzo bicchiere di acqua. In caso di afte o altre abrasioni della mucosa orale applicare direttamente mediante toccature con un tampone o con un batuffolo di cotone.

Trattamento di stati carenziali di iodio: assumere il medicinale diluito in acqua secondo le prescrizioni del medico. Una goccia di Iodio Marco Viti contiene circa 2 mg di iodio. Di seguito sono riportati i valori giornalieri di iodio raccomandati dalla Società Italiana di Nutrizione Umana (LARN) per età e sesso.

Bambini (maschi e femmine)

Età LARN
6 – 12 mesi 50 mcg
1 – 3 anni 70 mcg
4 – 6 anni 90 mcg
7 – 10 anni 120 mcg

Adolescenti e adulti (maschi)

Età LARN
11 – 14 anni 150 mcg
15 – 17 anni 150 mcg
18 – 29 anni 150 mcg
30 – 59 anni 150 mcg

Adolescenti e adulti (femmine)

Età LARN
11 – 17 anni 150 mcg
18 – 49 anni 150 mcg
50+ 150 mcg
Gravidanza 150 mcg

COMPOSIZIONE

100 ml di soluzione contengono:

  • 2 g iodio
  • 2,5 g potassio ioduro
  • etanolo
  • acqua depurata.

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L’insospettabile influenza ogni anno uccide più persone dell’Ebola

MEDICINA ONLINE CEFALEA MAL DI TESTA EMICRANIA DIFFERENZE AURA SENZA AURA CERVELLO CERVELLETTO TESTA ENCEFALO SISTEMA NERVOSO CENTRALE PERIFERICO SNC SNP DONNA VOLTO TRISTE SAD GIRL HEADL’influenza può non suonare molto spaventosa, ma in realtà uccide molte più persone ogni anno dell’Ebola, sebbene il numero esatto di decessi annuali sia oggetto di molte discussioni. La grande variabilità dei decessi annuali nasce dal fatto che molte morti di influenza non sono segnalati come tali.
Un’altra ragione è che la vasta gamma influenze stagionali ogni anno varia in gravità e durata, a seconda di quali virus influenzali sono più prominenti. Negli anni dell’influenza dal virus A (H3N2), i tassi di mortalità sono in genere più del doppio di quelli registrati con i virus A sottotipo H1N1 o B.

Virus altamente contagioso, l’influenza fa ammalare molte più persone di quanto non ne uccida, con una stima dalle 3 alle 5 milioni di persone che si ammalano seriamente ogni anno. In tutto il mondo, l’influenza provoca circa dalle 250.000 alle 500.000 morti ogni anno, secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS).

Nonostante il tasso di mortalità relativamente basso del virus, gli esperti e i medici raccomandano iniezioni antinfluenzali annuali per tenere a bada il rischio di complicanze da influenza. Ma i vaccini influenzali, che offrono l’immunità da virus dell’influenza A e B, non proteggono contro le altre forme influenzali, che possono sorgere quando il virus subisce cambiamenti genetici. La pandemia di influenza più recente, “influenza suina” o pandemia H1N1, ha ucciso dalle 151.700 e 575.400 persone nel mondo durante il 2009 e il 2010.

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Michele Alboreto e l’incidente al pit stop nel GP di Imola 1994

MEDICINA ONLINE GP IMOLA MICHELE ALBORETO PIT STOP MINARDI INCIDENTE FOTO DIED DEATH PICTURES ROSSI WALLPAPER MOTO GP GRAN PREMIO PILOTE MORT PICTURES HI RES PHOTO LOVE MEMORY REST IN PEACE RIP HEART CASCO TESTA TRAUMA.jpgGran Premio di Imola 1994, quello maledetto. Quello che tutti ricorderemo per Ayrton Senna che sopraggiunge alla curva del Tamburello, teatro in passato degli incidenti di Piquet e di Berger, e va dritto senza correggere minimamente la traiettoria sbattendo a 211 km/h contro il muretto di delimitazione della pista. Tutti sappiamo come è andata a finire, come tutti ci ricordiamo anche della morte di Roland Ratzenberger su Simtek Ford il giorno prima.

Ma non tutti forse si ricordano di quello che, a undici giri dall’epilogo, successe all’ex ferrarista Michele Alboreto con la sua Minardi. Entra ai box per effettuare rifornimento ed il cambio gomme. I regolamenti, al contrario di ora, non prevedono limiti di velocità da tenere nella pit lane e le vetture vi sfrecciano a circa 200 km/h a stretto contatto con i meccanici.

Alboreto entra nello stallo a lui riservato e riparte a velocità sostenuta a operazioni compiute. Innesta la seconda marcia, quando d’improvviso, a circa 150 km/h, a causa del mal funzionamento della pistola utilizzata per stringere i dadi delle gomme, il pneumatico posteriore destro si stacca dall’alloggio e balzella in aria falciando tre meccanici della Ferrari, uno della Lotus e uno della Benetton.

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Alboreto, con grande abilità, riesce a mantenere il controllo della vettura, nonostante si trovi a marciare su tre ruote, ed evita una strage per un soffio intraversando la proprio autovettura. Il pneumatico, intanto, passa sopra la testa del pilota milanese e attraversa la pista proprio mentre sta sopraggiungendo Damon Hill, il compagno di squadra di Ayrton Senna. Per poco l’inglese non centra in pieno la gomma (in una circostanza del genere, nel 2009, perderà la vita il giovane Henry Surtees impegnato nel campionato di Formula 2).

I box vengono inondati subito dai soccorritori, mentre i telecronisti restano ammutoliti e basiti. Non si è mai visto un week-end del genere negli ultimi anni. A terra ci sono altri cinque feriti con fratture agli arti e traumi vari. I commissari però non interrompono la corsa che prosegue imperterrita nonostante la grossa situazione di pericolo.

Alboreto, a fine corsa, si farà sentire protestando per la mancanza di un limite massimo di velocità da tenere nei box. La sua denuncia sarà ascoltata e dal successivo gran premio, a Monaco, sarà previsto un limite da rispettare per tutti i piloti, pena penalizzazioni.

Il gran premio finalmente volge al termine in un clima da tragedia. Sul podio non si festeggia la terza vittoria consecutiva di Michael Schumacher, né l’inaspettato secondo posto del ferrarista, sostituto di Jean Alesì, Nicola Larini al suo unico podio in carriera e, di fatto, al termine della sua esperienza in Formula 1 (correrà un pugno di gran premi tre anni dopo sulla Sauber).  Quel giorno non sarà mai dimenticato ed entrerà a far parte delle pagine più tragiche di questo meraviglioso sport.

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Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo
Direttore dello Staff di Medicina OnLine

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Ippocampo: anatomia, funzioni e ruolo nella memoria

MEDICINA ONLINE CERVELLO BRAIN TELENCEFALO MEMORIA EMOZIONI CARATTERE ORMONI EPILESSIA STRESS RABBIA PAURA FOBIA SONNAMBULO ATTACCHI PANICO ANSIA VERTIGINE IPPOCAMPO IPOCONDRIA PSICOLOGIL’ippocampo (in inglese “hippocampus”, evidenziato in viola nella foto in alto) è parte del cervello, situato nel lobo temporale. Fa parte della formazione dell’ippocampo, inserito nel sistema limbico, e svolge un ruolo importante nella memoria a lungo termine e nella navigazione spaziale. Gli esseri umani e gli altri mammiferi possiedono due ippocampi, uno in ogni emisfero del cervello. Nei roditori, animali in cui l’ippocampo è stato studiato in maniera approfondita, l’ippocampo ha all’incirca la forma di una banana. Nell’essere umano, ha una forma curva e convoluta, che ispirò ai primi anatomisti l’immagine di un cavalluccio marino. Il nome, infatti, deriva dal greco (Greco: hippos = cavallo, kàmpe = bruco).

Nella malattia di Alzheimer, l’ippocampo è una delle prime regioni del cervello a soffrire dei danni; deficit di memoria e disorientamento sono i primi sintomi che compaiono. Lesioni all’ippocampo possono occorrere anche come conseguenza di mancanza di ossigeno (anossia), encefalite o epilessia del lobo temporale mediale. Le persone che presentano danni estesi al tessuto ippocampale possono mostrare amnesia, cioè incapacità di formare o mantenere nuovi ricordi.

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Funzioni dell’ippocampo

Forse la primissima ipotesi supponeva l’ippocampo coinvolto nell’olfatto, ipotesi suggerita principalmente dalla sua localizzazione all’interno del cervello, vicino alla corteccia olfattiva. Continua a permanere un certo interesse per il coinvolgimento dell’ippocampo nelle funzioni olfattive, ma non è l’olfatto la funzione primaria dell’ippocampo.

Negli anni sulla funzione dell’ippocampo si sono avute tre idee dominanti: l’inibizione, la memoria e lo spazio. La teoria dell’inibizione comportamentale (ironicamente definita da O’Keefe e Nadel “un piede sul freno”), popolare fino agli anni ’60, traeva origine da due osservazioni: in primo luogo, gli animali il cui ippocampo era danneggiato tendevano ad essere iperattivi; la seconda, che gli animali con danni al tessuto ippocampale mostravano spesso difficoltà ad apprendere ad inibire risposte che erano state loro insegnate prima. Jeffrey Gray sviluppò questa linea di pensiero in una teoria vera e propria sul ruolo dell’ippocampo negli stati d’ansia. La teoria dell’inibizione non è oggi molto considerata, dal momento che questa ed altre funzioni sono attualmente attribuite all’amigdala, struttura anatomicamente vicina all’ippocampo.

La seconda importante linea di pensiero associa la funzione dell’ippocampo alla memoria. Quella che riveste maggiore importanza è contenuta nel celebre trattato di Scoville e Milner sulle conseguenze della distruzione chirurgica dell’ippocampo (nel tentativo di eliminare le crisi dell’epilessia), osservate in un paziente chiamato H.M.. Il paziente presentava una grave amnesia, e non ricordava che cosa gli fosse accaduto dopo l’operazione o eventi accaduti in precedenza, anche in un lasso temporale di anni. Ciò destò un interesse tale da far sì che H.M. sia il caso medico più studiato della storia. Negli anni seguenti, altri pazienti che presentavano simili disfunzioni mnemoniche legate a lesioni ippocampali (dovute a incidenti o malformazioni congenite) furono studiati con la stessa intensità, e furono effettuati migliaia di esperimenti riguardanti la fisiologia della plasticità neurale nell’ippocampo. Oggi non vi sono quasi più divergenze sull’importanza dell’ippocampo, considerato universalmente come sede della memoria. Tuttavia, il ruolo specifico che gioca in relazione a questa funzione psichica rimane tuttora oggetto di dibattiti.

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Ruolo nella memoria generale

Gli psicologi e i neuroscienziati generalmente concordano nell’affermare che l’ippocampo svolge un ruolo importante nella formazione di nuove memorie riguardanti eventi vissuti (memoria episodica o memoria autobiografica). Alcuni ricercatori preferiscono considerare l’ippocampo come parte di un più ampio sistema mnemonico del lobo temporale mediale, responsabile in generale della memoria dichiarativa (i ricordi che possono essere esplicitamente verbalizzati, che includerebbero, per esempio, la memoria semantica oltre che la memoria episodica).

Alcune prove sostengono l’ipotesi che, sebbene alcune forme di memoria possano per tutta la vita, l’ippocampo smetta di svolgere un ruolo cruciale nella ritenzione del ricordo dopo un periodo di consolidamento. I danni all’ippocampo generalmente portano a gravi difficoltà nella formazione di nuovi ricordi (amnesia anterograda) e normalmente è danneggiato anche l’accesso ai ricordi precedenti al danno (amnesia retrograda). Anche se l’effetto retrogrado può estendersi ad alcuni anni precedenti al danno, in alcuni casi i ricordi più remoti permangono – questo risparmio di memorie più vecchie ha portato all’idea che il consolidamento nel tempo comporti il trasferimento delle memorie al di fuori dell’ippocampo, verso altre parti del cervello. Tuttavia, la sperimentazione incontra grandi difficoltà nel misurare il permanere di queste memorie più antiche; inoltre, in alcuni casi di amnesia retrograda, questo permanere sembra coinvolgere ricordi formatisi decine di anni prima all’occorrere della lesione ippocampale, perciò il suo ruolo nel mantenimento di queste remote memorie rimane dubbio.

Danni all’ippocampo non hanno effetti su alcuni aspetti della memoria, come ad esempio la capacità di acquisire nuove abilità motorie (ad es. suonare uno strumento musicale): ciò suggerisce che questi tipi di abilità dipendano da un tipo diverso di memoria (memoria procedurale) e da differenti regioni cerebrali. Ci sono inoltre prove che il paziente H.M. (a cui furono asportati bilateralmente i lobi temporali mediali come trattamento per l’epilessia) sia in grado di formare nuova memoria semantica.

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Anatomia

Anatomicamente, l’ippocampo è una elaborazione del bordo della corteccia. Si può distinguere come zona a sé stante dove la corteccia si assottiglia in uno strato singolo di neuroni densamente organizzati, che si piega a formare una S molto stretta. La struttura che si allinea al bordo della corteccia forma il cosiddetto sistema limbico (dal Latino limbus = limite): questo include l’ippocampo, la corteccia del cingolo, la corteccia olfattiva e l’amigdala. Paul MacLean ha suggerito, nella sua teoria del Triunbrain (cervello trino), che le strutture limbiche costituiscono la base neurale delle emozioni. Tuttavia, la maggior parte dei neuroscienziati non considerano più come valido il concetto di “sistema limbico unificato”.

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Fisiologia

L’ippocampo mostra due principali “modalità” di attività, ciascuna delle quali associata a un distinto pattern di onde EEG e di attività di popolazione neurale. Queste modalità prendono il nome dai pattern EEG ad esse associate: theta e LIA(large irregular activity – ampia attività irregolare). Qui si trovano alcune delle loro maggiori caratteristiche nel ratto, l’animale più ampiamente studiato: L’ippocampo sembra avere un’importante posizione nell’apprendimento di natura spaziale. Nel ratto si è osservata la presenza di place cell che come per i campi recettivi sembrano attivarsi a seguito dell’occupazione di una determinata regione spaziale. L’ippocampo può essere considerato come uno “spazio di memoria” nel quale le informazioni multisensoriali collegate ad una memoria dichiarativa (episodica) si integrerebbero per un breve periodo. Successivamente verranno inviate a regioni paraippocampali che dissociandole ne faranno una memoria più duratura.

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Le migliori scuse per lasciare qualcuno, per lui e per lei

MEDICINA ONLINE TRISTE EX RAGAZZA RAGAZZO FIDANZATA FIDANZATO GELOSIA LITIGIO MARITO MOGLIE MATRIMONIO COPPIA DIVORZIO SEPARATI SEPARAZIONE AMORE CUORE FIDUCIA UOMO DONNA ABBRACCIO LOVE DIVORZIO DIVORCE SAD COUPLE WALLPAPER.jpgUn sondaggio portato avanti tramite un sito del incontri Regno Unito ha trovato le prime dieci scuse che uomini e donne usano per troncare un rapporto. Insomma, quelle classiche frasi che se sentite pronunciare è il caso di preparare la mano destra al ceffone o, in alternativa, al dito medio. Ecco quali sono:

Donne

1. Non mi sento pronta per un impegno.
2. Stiamo andando troppo veloci per me.
3. Non guadagni abbastanza.
4. Non sei abbastanza maturo.
5. Ho bisogno di concentrarmi sulla mia carriera.
6. Non mi piace la tua famiglia / i tuoi amici.
7. Pensi solo al lavoro.
8. Non hai intenzione di sposarmi, quindi qual è il punto?
9. Non abbiamo abbastanza cose in comune.
10. Non mi fido di te.

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Uomini

1. Pensi solo al lavoro.
2. Ho conosciuto qualcun altro.
3. Non sono più attratto da te.
4. Abbiamo perso la scintilla sessuale.
5. Non si tratta di te, si tratta di me.
6. Ho bisogno di concentrarmi sulla mia carriera.
7. Vogliamo cose diverse.
8. Non voglio più vederti.
9. Non sono ancora pronto per un impegno.
10. Non abbiamo abbastanza cose in comune.

E voi avete mai usato una di queste frasi, oppure qualcuno ne ha usata una con voi?

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