La frittata fa ingrassare o dimagrire? Quante calorie ha?

MEDICINA ONLINE FRITTATA Italian egg pie EGGS PASTO FRITTA OLIO SAUSAGE DIET LIGHT GOOD DINNER DIETA DIMAGRIRE CALORIE MANGIARE INGRASSARE DIMAGRIRE COLESTEROLO CUCINA RICETTA LEGGERALa frittata è uno dei piatti più popolari della tradizione italiana. È gustosissima, facile da preparare e si possono usare praticamente tutti gli ingredienti che abbiamo in frigo per arricchirla.  La presenza di uova e di olio per friggerla e soprattutto di condimenti che potrebbero essere non proprio dietetici, può creare più di qualche dubbio in chi è a dieta. La frittata fa ingrassare? Oppure possiamo consumarla senza problemi Vediamolo insieme.

Non è un problema di frittata

Non è la frittata ad essere problematica di per sé, ma quello che utilizzeremo per farcirla e soprattutto per cuocerla. Una frittata preparata con ingredienti dietetici e cotta al forno, ad esempio, è ottima per la dieta. Avremo infatti circa 70 calorie per uovo utilizzato, più le calorie delle verdure o degli altri ingredienti dietetici che abbiamo utilizzato. Il problema nasce con le frittate farcite di formaggio e insaccati: a creare il problema per chi è a dieta non è la base di frittata in sé, ma gli ingredienti, appunto, che abbiamo aggiunto.

Qualche idea per una frittata perfetta per la dieta

La frittata è addirittura consigliata da qualche dietologo, in quanto è in grado di aggiungere varietà al nostro menù pur essendo una preparazione estremamente semplice. Vediamo insieme qualche preparazione che può aiutarci nella nostra dieta:

  • Frittata al forno di zucchine: a base di uova, zucchine cotte in padella senza grassi e un cucchiaio di parmigiano.
  • Frittata al forno con peperoni arrosto: possiamo utilizzare i peperoni arrosto come ingrediente principale di una omelette decisamente dietetica.
  • Frittata al forno con pollo: se avete qualche avanzo di pollo della sera prima, possiamo sfilacciarlo e utilizzarlo con due uova sbattute, un pizzico di pepe e una grattata di parmigiano.

Non solo uova sode

Chi vuole mangiare uova pur essendo a dieta non deve limitarsi per forza alle uova sode. Come vi abbiamo dimostrato in questo articolo si possono mangiare anche frittate gustosissime che siano comunque dietetiche, fermandosi prima della soglia delle 200 calorie.

Leggi anche:

Lo staff di Medicina OnLine

Se ti è piaciuto questo articolo e vuoi essere aggiornato sui nostri nuovi post, metti like alla nostra pagina Facebook o seguici su Twitter, su Instagram o su Pinterest, grazie!

Posso rimanere incinta a 50 anni?

MEDICINA ONLINE DONNA GRAVIDANZA INCINTA PANCIA ANATOMIA IMMAGINI FETO BAMBINO BIMBO POSIZIONE PODALICO ESERCIZI MANIPOLAZIONE GINECOLOGO OSTETRICORimanere incinta a 50 anni è improbabile, ma non impossibile, tuttavia si tratta di rari casi eccezionali, senza considerare che diventare mamma a 50 anni è un rischio ed un pericolo, sia per la madre che per il feto. Già a partire dai 35 anni di età, sale il rischio che la gravidanza non avrà un buon esito, aumentando le possibilità di problematiche metaboliche e cardiovascolari. Inoltre, la probabilità di una gravidanza è inficiata anche dalla forte riduzione della fertilità femminile che si verifica già intorno ai 40 anni. Tutto ciò è comunque soggettivo: ad esempio una 40enne sana, normopeso ed in forma potrebbe infatti avere più possibilità di concepimento (e più possibilità di concepire figli sani) di una 35enne fumatrice, obesa, sedentaria e che soffre di una patologia all’utero.

Fino a che età si può rimanere incinta?

Non esiste una risposta unica a questa domanda: ogni donna è infatti diversa ed il ciclo ovarico risponde a un differente equilibrio ormonale; però la donna ha, in media, un picco di fertilità tra i 15 ed i 30 anni, che inizia a descescere lentamente dopo i 30 anni e, più rapidamente, dopo i 35 anni. Dopo i 40 anni le possibilità di avere figli, pur se non assenti, sono molto ridotte e diviene molto difficile se non impossibile che vi sia una gravidanza spontanea e naturale dopo i 45-50 anni. Se si verifica una menopausa (cessazione delle mestruazioni) “precoce”, tale limite potrebbe essere anticipato a prima dei 40 anni. In ogni caso, un bambino concepito dopo i 30 anni, ha una più alta possibilità di avere anomalie congenite e malattie genetiche, come la sindrome di Down. Per approfondire, leggi: Sindrome di Down: cause, sintomi in gravidanza e nei neonati

Menopausa

La menopausa è il fisiologico periodo della vita di una donna, caratterizzato dalla scomparsa del ciclo mestruale. Infatti, le ovaie iniziano la loro attività col menarca (la prima mestruazione) intorno ai 10-12 anni e continuano per tutta la vita, fino allo stop (tra i 45-55 anni). L’assenza della mestruazione, amenorrea, implica un decadimento della capacità fertile. I sintomi della menopausa, comunemente, sono: vampate di calore accompagnate a sudorazione eccessiva, secchezza vaginale con conseguenti rapporti sessuali dolorosi, ansia, insonnia, depressione e dolori articolari, ossei e muscolari diffusi. L’inizio della menopausa non è sinonimo di invecchiamento, ma i sintomi sono dovuti a una diminuzione degli estrogeni circolanti

Leggi anche:

A che età si va in menopausa?

In genere tra i 45 ed i 50 anni. Si parla di menopausa precoce quando avviene prima dei 40 anni; menopausa prematura quando ha luogo prima dei 45 anni; e infine menopausa tardiva dopo i 55 anni d’età. I primi sintomi della menopausa sono le irregolarità mestruali, e non a caso dopo 6 mesi di assenza di mestruazioni si parla di pre-menopausa. La diagnosi definitiva avviene con un’amenorrea di 12 mesi.

Menopausa disturbi

disturbi della menopausa possono essere attenuati con una dieta ad hoc. In particolare per sopperire alla carenza ormonale è possibile mangiare soia, o in generale cibi ricchi di fitoestrogeni; per il rischio di problematiche ossee (osteoporosi) è giusto aumentare l’apporto di vitamina D. Inoltre, per evitare l’incremento del peso corporeo è giusto eliminare grassi, cibi ipercalorici o fritti.

Leggi anche:

Diventare mamma

Le vampate di calore in gravidanza possono essere presenti, ma chiaramente non sono imputabili a una peri-menopausa. Diventare mamma è possibile prima che il ciclo diventi irregolare e la fertilità diminuisca, e quindi come si resta incinta? Le probabilità di rimanere incinta nei giorni fertili sono altissime; questi giorni comprendono l’ovulazione e i due giorni precedenti e i due giorni successivi a essa. Per approfondire: In quale giorno e settimana del ciclo è più probabile rimanere incinta?

Menopausa e gravidanza

Una gravidanza in menopausa, chiaramente una gravidanza non indotta con procreazione medicalmente assistita, è impossibile. In una menopausa franca e conclamata non si può rimanere incinta, sebbene nella fase immediatamente precedente, se ci sono ancora cicli, questo è possibile; tuttavia le probabilità sono ridotte, poiché gli ultimi cicli sono anovulatori, e quindi non c’è alcun ovulo fecondabile.

Menopausa precoce sintomi

Quali sono i sintomi della menopausa? I sintomi sono gli stessi della normale menopausa; tuttavia, quello che cambia, è la causa scatenante. Una menopausa precoce può essere dovuta ad anomalie cromosomiche, galattosemia, o nei casi più gravi se vi è chemioterapia, radioterapia, o interventi chirurgici sull’apparato genitale femminile.

Leggi anche:

Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo
Direttore dello Staff di Medicina OnLine

Se ti è piaciuto questo articolo e vuoi essere aggiornato sui nostri nuovi post, metti like alla nostra pagina Facebook o unisciti al nostro gruppo Facebook o ancora seguici su Twitter, su Instagram, su YouTube, su LinkedIn, su Tumblr e su Pinterest, grazie!

Ansia da prestazione sessuale: cos’è e come combatterla

MEDICINA ONLINE ANSIA DA PRESTAZIONE SESSO SESSUALE PENE EREZIONE IMPOTENZA DISFUNZIONE ERETTILE PAURA TIMORE COPPIA MENTE PSICOLOGIA LETTO PENETRAZIONE MATRIMONIO FIDANZATI UOMO DONNA METODI CURA TERAPIA RIMEDI.jpgL’ansia da prestazione sessuale consiste nel timore del manifestarsi di una difficoltà sessuale, in genere già vissuta in passato, dal quale consegue un’attivazione ansiosa e una eccessiva vigilanza razionale che, interferendo con il coinvolgimento sessuale e con la normale risposta fisiologica, diviene essa stessa origine del problema temuto. Nel tipico processo di condizionamento dell’ansia da prestazione si attiva progressivamente un circolo vizioso psicologico e comportamentale dal quale risulta spesso difficile uscire con le abituali strategie di problem solving. Infatti i tentativi di superare l’ansia da prestazione finiscono spesso per alimentare un’eccessiva presenza razionale e valutativa, un monitoraggio continuo di quello che accade, come se si osservasse se stessi dall’esterno, perdendo contatto con il proprio corpo oltre che con l’altra persona e con la naturale dinamica erotica. Il concetto di prestazione quindi non rimanda alla pretesa di una performance sessuale particolarmente efficace quanto alla distorsione che l’ansia da prestazione induce nel dare priorità al monitoraggio dell’atto inteso come prestazione piuttosto che al piacere e all’esperienza emotiva e relazionale che l’intimità sessuale rappresenta.

Leggi anche: Tecniche mentali per sconfiggere l’ansia da prestazione sessuale

Come nasce l’ansia da prestazione sessuale?

L’ansia da prestazione è certo favorita dalla cultura imperante che propone la necessità di “essere all’altezza” di aspettative sociali e parametri prestazionali che ben poco hanno a che fare con l’autentica natura istintiva ed emozionale dell’espressione sessuale.
Sul piano individuale l’eccessiva ricerca di approvazione da parte degli altri, caratteristiche della propria autostima, l’attitudine ad un prevalente controllo razionale e la tendenza all’attivazione ansiosa possono rappresentare dei fattori predisponenti all’ansia da prestazione. Tuttavia chiunque può incorrere nell’ansia da prestazione se esperienze e vissuti, anche episodici, convergono incidentalmente verso tale condizionamento emotivo.
Molto spesso nella propria storia il primo rapporto ha subito l’interferenza dello stato di tensione e insicurezza legato all’inesperienza e da allora l’ansia da prestazione è rimasta nella propria vita costantemente o manifestandosi a fasi alterne.
In molte altre situazioni l’ansia da prestazione subentra in un successivo momento in seguito ad un’esperienza andata male per motivi casuali o situazionali, a volte associata a vicende sentimentali difficili, alle conseguenze di una separazione e frequentemente nella fase in cui si cerca un figlio e sull’intimità di coppia si sentono gravare ulteriori aspettative e significati.
Non è raro che una reazione negativa della partner e le sue eventuali insicurezze o timori possano contribuire ad enfatizzare e alimentare una difficoltà altrimenti del tutto temporanea, altrettanto spesso però la serenità e la comprensione da parte dell’altra persona giovano ma non fanno la differenza nello svilupparsi dell’ansia da prestazione.

Leggi anche: Ansia da prestazione sessuale: vincila con un sano egoismo

Quando e come si manifesta l’ansia da prestazione?

L’ansia da prestazione può manifestarsi nella vita di coppia fin dall’inizio o in una fase successiva, anche dopo anni di vita insieme. Molti uomini vivono invece un condizionamento circoscritto alla prima fase di incontro con una nuova partner e sentendosi dunque limitati dall’ansia da prestazione nel poter conoscere una nuova persona o nella possibilità di vivere serenamente un rapporto occasionale.
L’ansia prestazionale può interferire con ogni tipo di attività erotica (fino a incidere sull’autoerotismo) oppure focalizzarsi sul rapporto penetrativo e in alcuni casi su momenti specifici come quello in cui si indossa il preservativo o quando la partner è vicina all’orgasmo.
È frequente una componente di ansia anticipatoria che si associa alle occasioni in cui è probabile o prevedibile una situazione di intimità, creando nelle ore o nei giorni precedenti un clima di tensione interiore e preoccupazione che contribuisce a condizionare negativamente il pensiero della sessualità oltre a creare un campo emotivo favorevole al successivo manifestarsi della difficoltà temuta.
Una ulteriore complicazione correlata all’ansia da prestazione riguarda quindi la frequente alterazione della libido e del desiderio che ne risulta progressivamente ridotto fino ad essere sostituito da comportamenti di evitamento di situazioni che possano implicare un contatto erotico nella quotidianità della coppia così come nella vita sociale per i single.

Leggi anche: Erezione del pene: come mantenerla più a lungo possibile

Problemi sessuali associati all’ansia da prestazione?

L’ansia da prestazione è una realtà sommersa ma largamente diffusa rappresentando la principale causa di problematiche sessuali maschili e con un ruolo significativo anche nei problemi femminili. Nell’uomo l’ansia da prestazione può causare disfunzione erettile psicogena (impotenza psicogena), eiaculazione precoce, inibizione dell’orgasmo o calo del desiderio sessuale.
Nella donna l’ansia da prestazione concorre nell’origine dell’anorgasmia, dell’anedonia, del vaginismo, della dispareunia, del calo della libido e del disturbo dell’eccitazione.

Leggi anche: Mancata erezione da ansia da prestazioni: 24 modi per combatterla

Come superare l’ansia da prestazione sessuale?

L’ansia da prestazione sessuale può essere ritenuta una forma specifica di ansia o fobia sociale associata al timore di un fallimento sessuale in cui sulla presenza dell’altro si proiettano i propri timori di inadeguatezza e il proprio atteggiamento auto-giudicante. Superare l’ansia da prestazione in modo autentico significa modificare gli atteggiamenti cognitivi e relazionali verso la sessualità che generano tale predisposizione ansiosa. Allo stesso tempo le emozioni disfunzionali che hanno sostituito il naturale vissuto spontaneo possono essere superate sviluppando una maggiore competenza nella gestione dell’ansia e nell’orientare la propria risposta psicofisica nella direzione del rilassamento e del coinvolgimento corporeo.
Molti rimedi per l’ansia da prestazione proposti in rete derivano purtroppo da meri intenti commerciali e mancano di fondamenta scientifiche. È ovviamente bene diffidare di simili proposte che in un momento di difficoltà emotiva potrebbero tentarci, approfondendo sempre se l’autore è un medico, psicologo, sessuologo che possa quindi garantire una competenza e formazione adeguata ad affrontare tematiche certamente importanti e complesse.
Un consulto sessuologico è consigliato dalla prima manifestazione del problema e in ogni caso se un iniziale tentativo autonomo di superare l’ansia da prestazione risulta inefficace è bene ricorrere al supporto di un sessuologo per affrontare la situazione in modo corretto e in genere con tempi di risoluzione molto più rapidi di quanto si possa sperare, anche quando il problema persiste da tempo.

Se pensi di soffrire di disfunzione erettile da cause psicologiche o di ansia da prestazione, prenota la tua visita e, grazie ad una serie di colloqui riservati, ti aiuterò a risolvere il tuo problema.

MEDICINA ONLINE Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo Roma PRENOTA UNA VISITA CONTATTI Riabilitazione Nutrizionista Infrarossi Accompagno Commissioni Cavitazione Radiofrequenza Ecografia Pulsata Macchie Capillari Ano Pene

Leggi anche:

Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo
Direttore dello Staff di Medicina OnLine

Se ti è piaciuto questo articolo e vuoi essere aggiornato sui nostri nuovi post, segui la nostra pagina Facebook o unisciti al nostro gruppo Facebook o ancora seguici su Twitter, su Instagram, su Mastodon, su YouTube, su LinkedIn, su Tumblr e su Pinterest, grazie!

Fumare fa ingrassare o dimagrire?

MEDICINA ONLINE FUMARE FUMO SIGARETTE NICOTINA DIPENDENZA DROGA TOSSICODIPENDENZA CANCRO TUMORE POLMONI GRASSO SMETTERE INGRASSARE DIMAGRIRE METABOLISMO CENERE MOZZICONE GIOVANI TABACCO TABAGISMO SMOKING.jpgMolti studi condotti sull’argomento hanno dimostrato che un adulto fumatore medio (10-12 sigarette al giorno) ha un metabolismo aumentato di circa 200 calorie quotidiane “grazie” alle sigarette. Ciò si spiega facilmente: la nicotina è un alcaloide facilmente assorbito dall’organismo che, oltre ad indurre dipendenza, esercita un potente effetto di accelerazione del metabolismo. Chi fuma brucia un po’ di calorie in più, rispetto ad un NON fumatore di uguale costituzione, dieta ed esercizio fisico.

La chimica della nicotina

La nicotina interagendo con specifici recettori nicotinici per l’acetilcolina, indurrebbe, al livello limbico, il rilascio di neurotrasmettitori come dopamina, noradrenalina, serotonina, glutammato e GABA.
Questa azione modulante, secondo diverse evidenze, potrebbe estendersi anche a livello periferico, con inevitabili conseguenze metaboliche, tra le quali:

  • Incremento del metabolismo di base per effetto simpaticomimetico;
  • Incremento della termogenesi;
  • Incremento della lipolisi ed aumentata mobilizzazione dei trigliceridi;
  • Aumento del dispendio energetico durante l’attività fisica;
  • Incremento dell’attività dell’insulina;
  • Riduzione delle concentrazione di Adiponectina.

A livello centrale, invece, la Nicotina sembrerebbe:

  • Potenziare gli effetti anoressizzanti della Llptina;
  • Controllare la secrezione di ormoni oressigeni come CART e POMC;
  • Indurre l’espressione di molecole in grado di controllare l’assunzione di cibo.

In conclusione, quindi, la nicotina sembrerebbe agire su due differenti fronti, il primo rappresentato dal controllo dell’appetito e della quantità di cibo introdotto, il secondo, invece, costituito dall’incremento del dispendio energetico. Per approfondire vi consiglio di leggere: Per quali motivi si ingrassa dopo aver smesso di fumare?

Leggi anche:

Lo staff di Medicina OnLine

Se ti è piaciuto questo articolo e vuoi essere aggiornato sui nostri nuovi post, metti like alla nostra pagina Facebook o seguici su Twitter, su Instagram o su Pinterest, grazie!

Eliminare la tensione nervosa allo stomaco con i rimedi naturali

MEDICINA ONLINE DIETA FIBRA VERDURA GRASSI ZUCCHERI PROTEINE GONFIORE ADDOMINALE MANGIARE CIBO COLAZIONE MERENDA PRANZO DIMAGRIRE PANCIA PESO MASSA BILANCIA COLON INTESTINO DIGESTIONE STOMACO CALORIE FLATULENZA METEORISMOA tutti noi è capitato qualche volta di sentire dolore allo stomaco: fitte dovute alla tensione nervosa che si accumulano in questa parte del corpo e che producono malessere, tolgono la voglia di mangiare e, in qualche modo, hanno delle ripercussioni negative su tutto l’organismo.

Lo stomaco, così come l’intero apparato digerente, è una delle parti del corpo su cui si scarica più facilmente lo stato di stress ed ansia: in un periodo in cui ci sentiamo molto tristi o sopraffatti dalla quantità di lavoro oppure preoccupati per qualche problema familiare, il nostro stomaco ne risente subito, facendoci diventare inappetenti o facendoci prendere chili senza motivo apparente. Per combattere questo problema, vi diamo alcuni semplici consigli che vi aiuteranno a ridurre la tensione nervosa accumulata nello stomaco.

Tensione nervosa: perché si accumula nello stomaco?

Quando sperimentiamo una sensazione di stress molto forte, il nostro stomaco ne risente subito. In questo organo abbiamo infatti una specie di “molla” che si attiva quando abbiamo fame e che fa sì che vengano prodotti dei succhi gastrici. Ora, quando ci troviamo in uno stato di tensione, preoccupazione, ansia o stress, lo stomaco non risponde più agli stimoli nel modo corretto e l’intestino smette di produrre questa secrezione gastrica.

Questa condizione, conosciuta anche con il nome di dispepsia, provoca problemi di digestione, sensazione di pesantezza, bruciore di stomaco, ecc. Quando conviviamo quotidianamente con lo stress, i nostri processi digestivi vengono alterati e questo colpisce direttamente il tubo digerente, provocando sintomi come stitichezza, diarrea o vomito. È questo problema a causare, in alcuni casi, la comparsa dell’intestino irritabile.

Questo problema può interessare chiunque: uomini, donne, giovani, anziani… Lo stress è una malattia che colpisce tutti, senza distinzioni ed è bene sapere che il nostro apparato digerente, e in particolare lo stomaco, sarà il primo a subirne le conseguenze.

Consigli per rilassare la tensione nervosa nello stomaco

Evitate di consumare carboidrati: durante attacchi di ansia o stress, è molto comune sfogare il nervosismo mangiando la prima cosa che abbiamo sottomano, soprattutto cibi che ci piacciono molto. È normale ricorrere a merendine, caramelle, snack… Alimenti che non ci sazieranno e, per di più, peggioreranno il problema.

Questo provoca l’accumulo di grassi nel nostro corpo e la comparsa di tossine che renderanno ancora più difficile la digestione, facendola diventare molto più lenta e dolorosa. Se volete fare uno spuntino tra i pasti perché vi sentite nervosi o ansiosi, la cosa migliore è scegliere un frutto: una mela, una banana o anche uno yogurt naturale fermentato possono essere di grande aiuto. Contengono infatti prebiotici, sostanze che si prendono cura della nostra flora intestinale. Ricordate, però, di non scegliere mai alimenti ricchi di grassi, perché sono molto dannosi sia per lo stomaco che per l’intestino.

Per rilassare i nervi dello stomaco è bene prendere degli infusi dalle proprietà rilassanti. Se volete consumare delle tisane o del tè, però, ricordate di farlo due ore dopo i pasti, visto che queste piante tendono ad assorbire il ferro. Prendete nota dei seguenti infusi:

  • Camomilla: Prendetela due ore dopo ogni pasto, un cucchiaino con acqua bollente è l’ideale per calmare lo stomaco ed eliminare l’acidità. Ricordate di berla abbastanza calda; è una pianta perfetta per l’apparato digerente, perché ha proprietà antinfiammatorie, antispasmodiche, antiflatulente, ecc.
  • Passiflora: Una pianta perfetta per eliminare i problemi gastrointestinali, per rilassare, per disinfiammare ed eliminare la tensione nervosa. Potete prenderla come infuso dopo i pasti, anche se è possibile assumerla in compresse che troverete in vendita nei negozi naturali.
  • Melissa: Solleva dagli spasmi dello stomaco, è rilassante e diminuisce la tensione muscolare. Potete prendere un cucchiaino delle sue foglie dopo i pasti, noterete subito dei miglioramenti.
  • Anice: È una pianta che si può dare come infuso persino ai bambini piccoli. I suoi benefici per lo stomaco e la digestione sono ampiamente riconosciuti: elimina i gas, il mal di stomaco, favorisce la digestione… È semplicemente perfetta. Potete prenderne due tazze al giorno, dopo i pasti.
  • Chiodo di garofano: Un’altra pianta medicinale perfetta in questi casi, visto che riduce l’infiammazione, elimina i gas e calma il mal di stomaco. Potete far bollire 15 grammi di chiodo di garofano in un litro d’acqua, passarlo per un colino e poi lasciarlo a riposo. È perfetto da consumare mezz’ora prima dei pasti.

Leggi anche:

Lo staff di Medicina OnLine

Se ti è piaciuto questo articolo e vuoi essere aggiornato sui nostri nuovi post, metti like alla nostra pagina Facebook o seguici su Twitter, su Instagram o su Pinterest, grazie!

Disturbo di conversione o isteria di conversione

MEDICINA ONLINE CERVELLO TELENCEFALO MEMORIA EMOZIONI CARATTERE ORMONI EPILESSIA STRESS RABBIA PAURA FOBIA SONNAMBULO ATTACCHI PANICO ANSIA VERTIGINE LIPOTIMIA IPOCONDRIA PSICOLOGIA DEPRESSIONE VERTIGINE DONNAIl disturbo di conversione o isteria di conversione è un disturbo somatoforme che consiste nella presenza di sintomi causati da un conflitto psichico e convertiti inconsciamente in sintomi con caratteristiche simili a quelle di una malattia neurologica.

Si parla di conversione in quanto il paziente converte il conflitto psicologico in un’affezione fisica, con perdita di funzioni motorie o sensitive. Il disturbo è stato studiato, tra gli altri, da Pierre Janet, Jean-Martin Charcot, Josef Breuer e Sigmund Freud.

Si tratta di condizioni di difficile inquadramento diagnostico, in quanto possono compromettere il funzionamento di un organo, come nella cecità isterica, o portare alla paralisi, senza che possa essere accertata alcuna patologia con le metodiche di indagine strumentale. Le diagnosi di conversione in una certa percentuale si rivelano poi malattie neurologiche: nel 50% dei casi in un follow-up di 7-11 anni (Slater e Glithero, 1965); 21% (Gatfield e Guze,1962); 15% (Mace e Trimble,1996).

I sintomi motori includono alterazioni della coordinazione e dell’equilibrio, paralisi localizzate, perdita della voce ([afonia]]), difficoltà di deglutire o sensazione di nodo alla gola, ritenzione urinaria. I sintomi sensitivi comprendono invece perdita della sensibilità tattile o del dolore, cecità, sordità, allucinazioni, convulsioni.

L’esordio è acuto o sub-acuto ed è collegato con un evento a forte intensità emotiva, con un chiaro riferimento simbolico. L’età di esordio è giovanile, più comune nelle donne, la frequenza non è comune. Esistono fattori predisponenti (maltrattamenti, abusi) e fattori precipitanti (stress, conflitti, perdite). Il trattamento è di tipo psicologico, con buon esito nella maggioranza dei casi.

Leggi anche:

Lo staff di Medicina OnLine

Se ti è piaciuto questo articolo e vuoi essere aggiornato sui nostri nuovi post, metti like alla nostra pagina Facebook o seguici su Twitter, su Instagram o su Pinterest, grazie!

Differenze tra prugna e susina?

MEDICINE ONLINE PRUGNE SUSINE FRUTTA DIFFERENZA DIFFERENZE SECCA FRESCO STITICHEZZA LASSATIVA WALLPAPER IMAGE PICSPrugna e susina sono lo stesso frutto? In tanti si pongono questa domanda, ma non tutti conoscono la risposta. Entrambi i termini indicano il frutto che nasce sull’albero del susino (Prunus domestica), detto anche “pruno” e originario dell’Asia. L’uso comune, in realtà, va oltre le classificazioni scientifiche: spesso si utilizza il termine “susina” per la qualità tonda e morbida, e “prugna” solo per quella blu-violacea dalla forma allungata, da cui deriva anche il colore prugna. La differenza è che quando il frutto è fresco si chiama susina, quando è secco si chiama prugna. Non c’è dunque alcuna differenza sul piano botanico. Due nomi diversi per indicare la stessa cosa, quindi, ma il nostro intestino conosce benissimo la differenza: le virtù lassative della prugna secca, o cotta, sono infatti note da tempi immemorabili.

Leggi anche:

Lo staff di Medicina OnLine

Se ti è piaciuto questo articolo e vuoi essere aggiornato sui nostri nuovi post, metti like alla nostra pagina Facebook o seguici su Twitter, su Instagram o su Pinterest, grazie!

Dolori del parto: epidurale, controllo autonomo e medico

MEDICINA ONLINE PARTO GRAVIDANZA NATURALE CESAREO DIFFERENZE CHIRURGIA FOTO WALLPAPER PICTURE UTERO CHIRURGO OPERAZIONE RISCHI VANTAGGI VANTAGGI ALLATTAMENTO MADRE FIGLIO NEONATO MORTAìLa quantità di dolore sofferto durante il parto varia in maniera notevole da donna a donna. Per alcune il dolore è intenso e agonico, mentre altre provano poco o nessun dolore. Molti sono i fattori che influenzano la percezione del dolore: la paura (tocofobia), la quantità di parti precedenti, la presentazione del feto, alcune idee culturali sul parto, la posizione in cui si partorisce, il sostegno ricevuto durante il travaglio, i livelli di beta-endorfina e la soglia di dolore naturale peculiare della gestante. Le contrazioni uterine, sempre intense durante il parto, vengono percepite generalmente come dolorose, anche se il grado di dolore varia da donna a donna e ci sono addirittura alcune persone che trovano piacevoli queste sensazioni.

Controllo del dolore con strategie non mediche

Il corpo umano possiede dei sistemi per controllare il dolore del travaglio e del parto attraverso la secrezione di beta-endorfine. Come oppiace onaturale, prodotto dal cervello, la beta-endorfina ha proprietà simili alla petidina, alla morfina, e all’eroina, ed è stato dimostrato che agiscono sugli stessi recettori del cervello. Come l’ossitocina, la beta-endorfina è secreta dalla ghiandola pituitaria, e sono presenti alti livelli durante il sesso, la gravidanza, il parto, e l’allattamento. Questo ormone può indurre sensazioni di piacere ed euforia durante il parto.

Per alleviare le sensazioni dolorose del travaglio e del parto è possibile ricevere aiuto da una qualche preparazione psicologica, educazione, massaggio, ipnosi, terapia idrica in una vasca o doccia. Ad alcune donne piace avere qualcuno che le fornisca sostegno durante il travaglio ed il secondamento: spesso componenti di sesso femminile della famiglia come la madre, la sorella, una cara amica, il padre del bambino, un partner oppure un professionista addestrato (doula, levatrice, ostetrica). Alcune donne, avendone la possibilità, preferiscono partorire inginocchiate oppure sedute per poter spingere più efficacemente durante la seconda fase del parto, in modo che la gravità fornisca il suo aiuto favorendo la discesa del bambino attraverso il canale del parto.

Controllo medico del dolore da parto

Alcune partorienti credono che l’affidarsi ai farmaci analgesici sia innaturale, o si preoccupano che possa danneggiare il neonato in qualche modo, ma nonostante questo si preoccupano del travaglio del parto.

Il metodo adottato comunemente per il controllo medico del dolore da parto, che non presenta rischi per il nascituro, è la partoanalgesia o analgesia peridurale (chiamata anche epidurale), che agisce riducendo significativamente i dolori associati alle contrazioni e all’espulsione del feto.

La partoanalgesia si ottiene inserendo una piccola cannula pieghevole (o “cateterino”) negli spazi intervertebrali della porzione lombare della spina dorsale; questa metodica prevede l’utilizzo di aghi appositi e di una blanda anestesia locale che elimina il dolore durante la manovra. Una volta inserito, il cateterino viene lasciato in sede, consentendo al personale medico infermieristico di somministrare analgesici in base a necessità senza ripetere la manovra di inserimento.

Leggi anche:

Lo staff di Medicina OnLine

Se ti è piaciuto questo articolo e vuoi essere aggiornato sui nostri nuovi post, metti like alla nostra pagina Facebook o seguici su Twitter, su Instagram o su Pinterest, grazie!