Differenza tra paura, fobia, ansia, panico e terrore

MEDICINA ONLINE MONACO BUDDISTA AMICA TIGRE FOBIA PAURA ANSIA ATTACCHI PANICO TERRO.jpgSpesso nel linguaggio di tutti i giorni usiamo le parole ‘paura’ e ‘fobia’ (ed altri termini che analizzeremo in questo articolo) come sinonimi: in realtà qualsiasi medico che abbia preso anche un misero 18 all’esame di psichiatria, può spiegarvi che i due concetti sono distinti.

La paura propriamente detta è lo stato mentale che viene suscitato dalla consapevolezza di essere minacciati da un pericolo ben individuato nella sua natura ed entità e circoscritto e circostanziato nello spazio e nel tempo. La paura è proporzionale al rischio a cui si è consapevoli di essere esposti: ciò vale a dire che la paura è funzione del pericolo percepito in relazione anche alla società in cui si vive ed anche della propria vulnerabilità. Quando l’entità del rischio è sconosciuta, la paura è massima; quando invece è carica di presentimenti di morte, si definisce terrore. La paura è una sensazione naturale che, in una certa misura, può anche fare bene al nostro equilibrio psichico ma anche alla salvaguardia fisica perché ci spinge ad essere più prudenti in situazioni realmente pericolose.

La fobia invece si crea quando una paura è determinata da una situazione non realmente pericolosa (o comunque meno pericolosa di quanto il soggetto avverta) e degenera provocando ansia ingiustificata. La fobia, al contrario della paura, non è proporzionale al rischio a cui si è consapevoli di essere esposti o a cui si crede di essere esposti. Semplificando il concetto: è la stessa differenza che c’è tra l’esser terrorizzati da una tigre (paura giustificata e naturale) e l’esser terrorizzati da un chiwawa (paura ingiustificata, quindi fobia). Esistono diverse forme di fobie che possono riguardare anche oggetti normalissimi o situazioni estremamente innocue e perfino aspetti piacevoli della vita come ad esempio il sesso.

In tutto questo, come prima accennato, è sempre importante il contesto sociale in cui vive il soggetto: in alcune regioni del mondo non è strano vedere un monaco buddista giocare con una tigre, come potete vedere dall’immagine in alto. Questo significa che se il monaco non ha paura della tigre e noi ne siamo terrorizzati, allora abbiamo la fobia delle tigri? No: avere paura di una tigre, nel contesto della nostra civiltà, è appunto una paura, non una fobia; il monaco che gioca con la tigre è “normale”, ma solo nel suo contesto socioculturale.

L’ansia per contro è una forma particolare di paura che si sviluppa quando si è esposti a un pericolo che è ancora incerto nella sua natura e indefinito nello spazio e nel tempo: in questo caso la fonte del pericolo che suscita ansia non è ancora visibile, udibile, o tangibile. L’ansia quando è carica di presentimenti di morte si definisce angoscia. La funzione dell’ansia è quella di preparare l’individuo all’azione o alla fuga ancora prima che un rischio reale si configuri nell’ambiente.

Il panico è un fenomeno intensissimo e acuto di paura o di ansia. Come queste ultime due è sempre determinato dalla prospettiva di eventi futuri, mai dalla rievocazione di quelli pregressi. La crisi di panico è scatenata dalla concomitanza di quattro concause:

  • percezione di pericolo incombente;
  • informazioni inaffidabili o contraddittorie sulla natura e sulla entità del rischio;
    presentimento di non essere in grado di adottare adeguate contromisure di protezione e di difesa;
  • sensazione che sia rimasto poco tempo per mettersi in salvo.

Una crisi di panico è un segno che il soggetto non ha più il controllo razionale della situazione, ma si sente in balia degli eventi. È un fenomeno inevitabile e incontrollabile spesso collettivo e contagioso.

Conclusioni

Ansia e paura sono risposte fisiologiche e sono normali in tutti gli individui. Il fatto che una persona non provi paura in una situazione in cui sia ragionevole provarla può essere il primo sintomo di una schizofrenia misconosciuta. La fobia, invece, è un fenomeno patologico e come tale è presente solo in personalità predisposte, che sono, nell’ambito delle psiconevrosi, in una posizione intermedia tra quelle ossessive e quelle isteriche. Si tratta di un meccanismo ansiolitico, vale a dire che la persona fobica si illude di circoscrivere la sua ansia (che è paura indistinta, senza oggetto e non circostanziata) in una paura, ben circostanziata e definita. In altre parole, una ragazza che sia sfuggita ad un’aggressione, può illudersi che evitando i luoghi aperti e senza nascondigli (agorafobia) o evitando di entrare negli ascensori o negli sgabuzzini (claustrofobia) in cui improvvisamente può fare irruzione uno sconosciuto, sia al sicuro. Illusione ovviamente errata.

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Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo
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Pterigio: cause, sintomi e terapie

MEDICINA ONLINE OCCHIO EYE MIOPIA ASTIGMATISMO IPERMETROPIA PRESBIOPIA VISTA VEDERE DIOTTRIA CONI BASTONCELLI CERVELLO SENSOSi tratta di una malattia oculare che consiste in una crescita anomala della congiuntiva, che arriva a coprire la superficie esterna e trasparente dell’occhio che si trova davanti all’iride (cornea). Si potrebbe considerare una sorta di “callo” oculare morbido. Questa protuberanza si può estendere fino a coprire la cornea; quest’ultima, in tale condizione, diventerà biancastra e ricca di vasi, con una superficie non regolare. Lo pterigio si accresce lentamente e progressivamente: è come se fosse una sorta di “panno“ organico.

QUAL È LA CAUSA?

Per quanto è noto, la causa più comune è l’esposizione prolungata ad agenti atmosferici, in particolare al sole e al vento. Per questa caratteristica è una malattia che colpisce specialmente gli alpinisti e i marinai.

QUALI SONO I SINTOMI?

Lo pterigio può essere privo di sintomi specifici; ma, in caso d’infiammazione, si presentano frequentemente arrossamento, bruciore, lacrimazione eccessiva e la sensazione di avere un corpo estraneo nell’occhio. Lo pterigio, se si accresce, può far insorgere un astigmatismo: la sua presenza deforma la cornea a causa della trazione esercitata dalla congiuntiva. Nei casi più avanzati, quando la testa dello pterigio arriva nella zona ottica, si verifica una riduzione del visus (perché copre a pupilla).

QUALI SONO I SEGNI?

È possibile vedere anche ad occhio nudo, oltre che con la lampada a fessura, la presenza del tessuto congiuntivale sulla superficie oculare. Si presenta come un triangolo, con l’apice rivolto verso il centro della cornea. Con la lampada a fessura si può constatare l’abbondanza di vasi. In condizioni d’infiammazione il diametro vascolare è maggiore.

QUAL È LA TERAPIA?

La terapia è chirurgica: non esistono altre modalità di cura per lo pterigio. Si tratta di un intervento semplice, che si effettua in anestesia locale (con chirurgia ambulatoriale). È indicato soprattutto nei seguenti casi: astigmatismi non correggibili, occlusione della zona ottica, infiammazioni ricorrenti non controllabili con la terapia locale e, in ultimo, per motivi estetici. L’intervento spesso recidiva: lo pterigio può riformarsi. Non è, però, controllabile con lubrificanti oculari né con colliri antinfiammatori locali. Fondamentale è la prevenzione dello pterigio per chi si espone ai raggi ultravioletti. L’utilizzo di occhiali da sole a norma di legge, infatti, oltre a prevenirne la comparsa, protegge anche le strutture oculari dai potenziali danni delle radiazioni UV (in particolare la retina e il cristallino).

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Ustione solare: cosa fare/non fare e tempi di guarigione

MEDICINA ONLINE SOLE MARE COPPIA AMORE UOMO DONNA USTIONE SOLARE RADIAZIONE ABBRONZATURA PISCINA ACQUA NUOTO NUOTARE SPIAGGIA.jpgCon il termine di ustione solare si identifica un danno alla pelle causato da un’errata esposizione ai raggi solari (radiazioni UV). Le ustioni avvengono solitamente quando ci si espone al sole senza un’adeguata protezione, oppure quando si sta troppo al sole nonostante la protezione. Esse sono molto frequenti nel periodo estivo, ma talvolta possono verificarsi anche in inverno, quando ad esempio si va sulla neve in montagna in un giorno di sole e non ci si scherma adeguatamente. Le scottature da radiazioni UV possono avvenire anche sottoponendosi a lampade abbronzanti. Sono più frequenti in soggetti con pelle chiara, occhi chiari e capelli biondi o rossi in quanto queste persone presentano un minore contenuto di melanina (il pigmento che “difende” naturalmente la pelle dai raggi UV) nelle cellule cutanee, a differenza delle persone con carnagione scura, le quali però possono comunque scottarsi.

Leggi anche: Cos’è la radiazione solare? Cosa sono i raggi ultravioletti? Che danni possono provocare alla nostra pelle?

Gradi e sintomi associati

Le ustioni solari possono avere diversi stadi di gravità in base a quanto sono profonde ed estese. Ogni grado di gravità presenta sintomi ben distinti, che compaiono solitamente dopo 2 – 12 ore dall’esposizione ai raggi del sole (in media dopo 2 – 6 ore). Distinguiamo ustioni solari:

  • Di primo grado. Rappresentano le ustioni più comuni e sono limitate allo strato superiore della pelle. Si manifestano con un rossore marcato della cute che è stata a contatto con i raggi solari. Talvolta, in base al tempo di esposizione ai raggi solari ed all’estensione dell’ustione, possono accompagnarsi con brividi di freddo ed una leggera febbre (che non supera solitamente quasi mai i 37,5°C) ed un dolore che si manifesta al tatto.
  • Di secondo grado. E’ un’ustione un po’ più grave della precedente, ma comunque non seria, che interessa il primo e il secondo strato della pelle. Si manifesta con forte arrossamento, eritema con prurito, edema cutaneo (cioè gonfiore) e formazione di piccole bollicine simili a vescicole. Anche in questo caso può essere presente una leggera febbricola accompagnata da brividi di freddo.
  • Di terzo grado. Sono ustioni che molto raramente vengono causate dal sole, ma che possono comunque insorgere quando il tempo di esposizione al sole è veramente eccessivo; in questo caso tutti gli strati delle pelle vengono danneggiati. Si manifestano con rossore cutaneo, formazione di bolle e vescicole che scoppiano e si aprono, lasciando delle ulcerazioni cutanee da cui possono passare batteri ed altri agenti patogeni. Tra gli altri sintomi si possono avere febbre alta, dolori muscolari ed un forte stato di disidratazione tanto da portare il soggetto al pronto soccorso per un tempestivo intervento medico.

Le ustioni di primo grado hanno una durata di massimo 7 giorni, quelle di secondo fino anche a 3 mesi (in base all’estensione ed alla gravità dell’ustione), mentre per quelle di terzo grado la durata arriva anche a vari mesi e dipende da diversi fattori tra cui la velocità con cui si interviene sul paziente, l’estensione dell’ustione, lo stato di salute generale del paziente e la sua età.

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Rimedi naturali contro le scottature solari

Per il trattamento delle ustioni solari vi sono varie terapie, tra cui fitoterapia e farmaci.

Fitoterapia

Una prima modalità di trattamento delle ustioni solari è rappresentata dalla fitoterapia, che si avvale di piante dall’azione lenitiva, rigenerante ed antinfiammatoria, come ad esempio:

  • Aloe vera: è una pianta ad azione lenitiva, rigenerante e antinfiammatoria, grazie ai suoi principi attivi quali antrachinoni catartici, glucomannani e steroidi. Si applica direttamente sulla zona da trattare sottoforma di gel. Per migliorare l’effetto lenitivo e rinfrescante si consiglia di applicare il gel dopo averlo tenuto in frigorifero.
  • Camomilla: i suoi principi attivi quali bisabololo e azulene le conferiscono proprietà calmanti e lenitive. La si utilizza sottoforma di infuso da realizzarsi ponendo in infusione in acqua bollente un paio di cucchiai di fiori di camomilla e lasciando in infusione per dieci minuti. Successivamente applicare, dopo aver fatto raffreddare l’infuso, mediante una garza di cotone direttamente sulla zona da trattare. Può essere utilizzata anche sottoforma di crema contenente i principi attivi.
  • Calendula: contiene fitosteroli, mucillagini, oli essenziali, triterpeni, acido salicilico e sostanze amare ed ha azione lenitiva ed antinfiammatoria. La si può utilizzare sottoforma di infuso, da realizzarsi ponendo in infusione per dieci minuti in acqua bollente un cucchiaio di erba essiccata, successivamente filtrare ed applicare, dopo averlo fatto raffreddare, sulle ustioni con una garza in cotone. Oppure può essere utilizzata sottoforma di crema contenente i principi attivi.
  • Oli essenziali balsamici di menta ed eucalipto: grazie ai principi attivi balsamici quali mentolo per l’olio essenziale di menta, ed eucaliptolo per l’olio essenziale di eucalipto, questi oli essenziali hanno proprietà rinfrescanti e lenitive. Possono essere utilizzati aggiunti all’acqua della vasca da bagno (bastano 4 – 5 gocce) oppure per dei massaggi da realizzare ponendo su un batuffolo di cotone o una garza un paio di gocce di olio essenziale.
  • Olio essenziale di iperico: contiene principi attivi quali flavonoidi (come iperoside, quercetina e ipericina) che gli conferiscono attività lenitiva, cicatrizzante e rinfrescante. Si applica direttamente sulla zona da trattare mediante garze in cotone, con un leggero massaggio e può essere utilizzato, sempre sotto controllo medico, su ustioni solari di primo, secondo e terzo grado.

Leggi anche: Posso usare la crema solare rimasta dall’estate scorsa?

Rimedi “della nonna”

Un altro possibile rimedio naturale per il trattamento delle ustioni solari è rappresentato dai rimedi casalinghi o “consigliati dalla nonna”. Tra quelli maggiormente indicati possiamo citare:

  • Bagno tiepido con bicarbonato e farina di avena, da realizzarsi ponendo nella vasca da bagno un paio di cucchiai di bicarbonato e un paio di cucchiai di farina di avena. Il bicarbonato e la farina di avena hanno azione lenitiva, calmano il bruciore e riducono l’arrossamento cutaneo.
  • Pomata di bicarbonato di sodio, da farsi miscelando un paio di cucchiai di bicarbonato di sodio con un po’ di acqua tiepida fino ad ottenere una consistenza pastosa. Applicare direttamente sulle scottature per sfruttarne l’azione lenitiva.
  • Impacco allo yogurt, che ha azione lenitiva e rinfrescante. Basta applicare mediante una garza di cotone un po’ di yogurt bianco direttamente sulla parte da trattare.
  • Spugnature con latte e ghiaccio, che sfruttano l’azione calmante e lenitiva del latte con l’azione rinfrescante ed antinfiammatoria del ghiaccio. Si prepara una ciotola con 4 – 5 cubetti di ghiaccio e del latte, si lascia per 5 minuti e si applica direttamente sulla zona da trattare con garze in cotone.
  • Cetriolo e patata, entrambi hanno azione rinfrescante e lenitiva. Basta tagliarli a fettine sottili ed applicarli direttamente sulla zona da trattare.
  • Olio di oliva, che ha azione emolliente, lenitiva e rigenerante. Si applica direttamente sulla parte da trattare massaggiando delicatamente fino a completo assorbimento.
  • Miele, una sostanza dall’azione lenitiva, rigenerante ed emolliente che aiuta a rigenerare la pelle scottata. Va applicato direttamente sulla zona da trattare, coprendo poi con una garza in cotone e mantenendo in posa per circa 10 – 15 minuti.
  • Spugnature con succo di limone, che sfruttano le proprietà disinfettanti e rinfrescanti del limone. Si prepara una ciotola con il succo di due limoni e due tazze di acqua, si miscela il tutto e si applica poi mediante una garza in cotone sulla zona da trattare.

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Terapie mediche e farmacologiche

Oltre ai rimedi naturali è possibile trattare le ustioni da sole con terapie mediche farmacologiche, come ad esempio:

  • Applicare una pasta o una crema a base di ossido di zinco, che ha proprietà antinfiammatorie, cicatrizzanti e lenitive nei confronti della pelle arrossata.
  • Applicare una pomata specifica per le ustioni quali la Foille, una crema a base di sostanze che riducono la sensazione di dolore e bruciore e l’arrossamento cutaneo.
  • Applicare una pomata a base di sostanze che aiutano la rigenerazione cellulare e la cicatrizzazione cutanea. Tra queste pomate le più note sono la Fitostimoline e la Connettivina.

Non sono invece consigliati farmaci a base di cortisone o farmaci antistaminici, in quanto troppo forti per trattare una semplice ustione solare. In alcuni casi il medico può decidere di prescrivere anche queste tipologie di farmaci (solitamente sottoforma di crema) in base alla gravità dell’ustione ed all’intensità dei sintomi.

Leggi anche: Prendere il sole: immersi in acqua ci si abbronza?

Cosa fare se ci si ustiona durante un’esposizione al sole?

Si consiglia di:

  • Idratare la pelle con creme idratanti o lozioni o con specifici prodotti per il trattamento delle ustioni solari.
  • Applicare delle pezze imbevute di acqua fredda o fare una doccia con acqua fresca per lenire il bruciore.
  • Bere molta acqua ed in generale molti liquidi per evitare la disidratazione. Per lo stesso motivo si deve evitare di bere troppi caffè e sostanze alcoliche (favoriscono la disidratazione).
  • Mangiare molta frutta e molta verdura sia per il contenuto di vitamine e di sali minerali che velocizzano il processo di guarigione della pelle, che per il contenuto di acqua.
  • Evitare di esporsi al sole fin quando la pelle non è completamente guarita.
  • Evitare di rompere le eventuali bollicine che si sono formate o di staccare la pelle morta. Si potrebbe andare incontro ad infezioni cutanee.
  • Evitare di utilizzare spugne e panni ruvidi sulla pelle ed evitare gli scrub ed i peeling, per non aggravare l’irritazione.

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Come prevenire le scottature?

È molto importante prevenire le scottature solari ed in generale esporsi al sole senza adeguate protezioni, per evitare problemi molto seri quali lo sviluppo di tumori cutanei, ad esempio il melanoma. Per prevenire le scottature si consiglia di:

  • Non esporsi al sole nelle ore centrali della giornata, cioè dalle 12 alle 16.
  • Esporsi al sole applicando sulla cute un’adeguata protezione solare variabile in base alla propria pelle. Se si ha la pelle chiara si sceglieranno protezioni solari alte, con fattore di protezione sopra i 30, se invece la pelle è scura basterà una protezione solare bassa, con fattore di protezione 10 – 15.
  • Bagnarsi frequentemente la testa ed il corpo per evitare il surriscaldamento.
  • Evitare di sottoporsi troppo di frequente a lampade abbronzanti.
  • Mangiare frutta e verdura contenenti carotenoidi (ad esempio carote e pomodori) in quanto queste sostanze aiutano a migliorare la risposta della pelle ai raggi solari.

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Dott. Emilio Alessio Loiacono
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Quanto sesso deve fare una coppia sposata per essere felice?

MEDICINA ONLINE SESSO ANALE ANO RETTO LUBRIFICANTE FECI PAURA CLISTERE COUPLE AMORE DONNA PENE EREZIONE IMPOTENZA DISFUNZIONE ERETTILE VAGINA SESSULITA SESSO COPPIA JEALOUS LOVE COUPLE FQuando si parla di rapporti sentimentali stabili, di relazioni serie, di matrimonio le persone tendono a equiparare il sesso alla felicità. In pratica più sesso fai più sei felice. Ma è sempre così?

Secondo uno studio condotto dall’Università di Toronto più sesso non ci rende più felici, o per lo meno non è per tutti così. Amy Muise, autore principale dello studio, psicologo sociale e borsista post-dottorato dice che fare sesso più spesso non ci rende più felici, mentre la felicità dipende dall’avere rapporti sessuali regolari.

“Una volta alla settimana ha un senso in qualche modo, perché penso che molte persone vedrebbero questa regolarità come normale”,  dice Muise. Più di 30.000 persone hanno partecipato al sondaggio sulla relazione tra felicità e la frequenza di rapporti sessuali. I risultati sono stati gli stessi per entrambi maschi e femmine, giovani e vecchi, – il sesso una volta alla settimana è considerato perfetto.

Ma lo studio ha rilevato che il mantenimento di una connessione intima con il proprio partner è ciò che fa la differenza. Il sesso tutti i giorni non è necessario fino a quando si mantiene una connessione intima forte. Così, per le coppie che sentono il bisogno di alzare il desiderio e il calore nei propri rapporti, è bene sapere che fare sesso una volta alla settimana è in grado di soddisfare le esigenze.

Ma dovremmo davvero impostare un numero minimo di rapporti sessuali nel nostro matrimonio? Dopo tutto, alcune coppie hanno un impulso sessuale superiore rispetto ad altre. Quello che alcune persone vedono come normale – fare sesso una volta alla settimana – altre coppie lo vivrebbero come troppo poco perché hanno bisogno di almeno tre o quattro rapporti sessuali a settimana.

Quando si parla di quanto sesso le coppie sposate dovrebbero fare per essere felici non si dovrebbe impostare un numero matematico minimo di frequenza perché verrebbe visto come come una sorta di dovere. Invece di decidere in relazione ai numeri si dovrebbe passare del tempo a capire cosa vuole e desidera il proprio partner cercando di svelare profondamente le esigenze e i desideri di ciascuno. Solo così si potrà raggiungere la soddisfazione sessuale di coppia.

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Gay si nasce o si diventa? Ecco la risposta

MEDICINA ONLINE GAY OMOSESSUALE AMICI MARE SPIAGGIA SOLE TRISTE INFEZIONE SESSO COPPIA AMORE TRISTE GAY OMOSESSUAANSIA DA PRESTAZIONE IMPOTENZA DISFUNZIONE ERETTILE FRIGIDA PAURA FOBIA TRADIMENTO GELOSIA RABBIA RAPPORTO AMICIZIAIntorno alle origini del genere sessuale delle persone si discute da tempo immemorabile per capire il momento esatto in cui nascono le attitudini e delle preferenze sessuali dell’individuo e cercare di spiegare come nasce  l’omosessualità. La scienza ha così distinto la sfera sessuale delle persone identificando  3 distinte  identità:  il sesso biologico (cioè  il sesso genetico di una persona determinato dai cromosomi sessuali), l’identità di genere ( se cioè la persona identifica se stessa come maschio o femmina)  ed il ruolo di genere (le norme sociali sul comportamento di uomini e donne). Il tutto per poi definire come orientamento sessuale  l’attrazione emozionale, romantica e/o sessuale di una persona verso individui dello stesso sesso, di sesso opposto o entrambi. Da quando la scienza ha accertato che l’omosessualità non rappresenta una patologia si sono susseguiti diversi studi che hanno indagato sull’origine dell’omosessualità. Tra gli ultimi in ordine di tempo ce n ‘è uno che fissa alcuni punti molto importanti su questo argomento. Cosa dice?

Le conclusioni dello studio concludono che le pressioni della famiglia o gli input che provengono dalla società hanno una importanza decisiva anche se poi la scelta è individuale e se si diventa omosessuali o eterosessuali, lo si fa liberamente. Al massimo, si viene influenzati da fattori ereditari o dalle esperienze passate personali. E’ quanto emerge dalle conclusioni deiricercatori del Karolinska Institute (in Svezia) e della Queen Mary University di Londra (Gran Bretagna), al termine di uno studio – tra i più grandi mai condotti su questo tema – pubblicato sulla rivista scientifica “Archives of Sexual Behavior”.

I risultati
“I risultati mostrano, che gli atteggiamenti familiari e della società, sono meno influenti per il nostro comportamento sessuale rispetto a quanto pensato in passato”, ha detto Niklas Langstrom, uno dei ricercatori.

“Invece, il ruolo più importante è svolto dai fattori genetici e dalle esperienze individuali”.

In particolare, l´ambiente condiviso dai soggetti del campione (compresi i familiari e gli atteggiamenti della società) ha spiegato circa il 17% delle scelte dei partner sessuali, i fattori genetici il 39% e le esperienze uniche e personali il 66%.

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Sindrome Genovese ed effetto spettatore: la diffusione della responsabilità e l’ignoranza collettiva

MEDICINA ONLINE SINDROME GENOVESE KITTY EFFETTO SPETTATORE MORTE MURDER KILL DEATH SAMARITANO CATTIVO.jpgLa Sindrome Genovese, nota anche come “effetto spettatore” o “complesso del cattivo samaritano” o “apatia dello spettatore” (in inglese bystander effect) è un fenomeno psicologico divenuto purtroppo noto a causa dell’omicidio Genovese. Kitty Genovese era nata a New York il 7 luglio del 1935, da una famiglia italoamericana appartenente alla middle class, ed era cresciuta a Brooklyn. Nel 1954, la sua famiglia decide di trasferirsi nel Connecticut, così Kitty decise di restare da sola a New York. Si trasferì nel Queens, dove iniziò a gestire un bar, il Ev’s 11th Hour Sports Bar, e prese un appartamento insieme alla socia e fidanzata, Mary Ann Zielonko.

L’omicidio

Era la notte del 13 marzo del ’64, quando la Genovese rincasò verso le 3 di notte, dopo aver chiuso il bar. Dopo aver parcheggiato l’auto, a circa 30 metri dal portone di casa, la Genovese fu accoltellata alle spalle da Winston Moseley. I vicini della Genovese gridarono all’aggressore di lasciar perdere la donna e, in un primo istante, l’uomo si allontanò. Dopo una decina di minuti Moseley tornò a cercare la giovane, ormai agonizzante, e la uccise. La durata complessiva dell’aggressione fu di circa mezz’ora: l’uomo abusò della vittima per lasciarla poi morente a terra. La Genovese aveva provato a chiedere aiuto ai vicini, ma nessuno si degnò di aiutarla. Si stima che ben 38 persone abbiano “assistito” alla scena, senza aver mosso un dito. Perché nessuno dei vicini aiutò Kitty Genovese?

L’ignoranza collettiva e la diffusione di responsabilità

Bibb Latané e John Darley hanno portato avanti una serie di studi, in relazione a questo caso, e hanno spiegato che l’effetto era stato generato da un duplice processo: l’ignoranza collettiva e la diffusione della responsabilità.

In base all’ignoranza collettiva, o “ignoranza pluralistica”, ciascun membro ritiene che gli altri abbiano più informazioni e/o competenze per agire su un determinato evento e quindi, in situazioni confuse e vaghe, si tende a dare per scontato che altre persone nelle vicinanze sappiano più cose di noi sull’evento nefasto e che quindi siano più “competenti” nell’aiutare o chiamare i soccorsi. Nessuno però valuta una cosa: anche gli altri fanno lo stesso. Questo determina, nella maggior parte dei casi, una probabile mancanza d’azione.

Un’altra componente che impedisce alle persone di aiutare qualcuno in difficoltà, è la diffusione della responsabilità, o “disimpegno morale”. Quando si è in tanti a fare un gesto reputato negativo o antisociale, tendiamo a non agire, visto che quel comportamento – condiviso da molti – diventa meno grave ai nostri occhi. “Se nessuno agisce, significa che non è poi così grave non agire, altrimenti lo farebbero tutti”.

Un esperimento molto famoso per valutare la diffusione della responsabilità fu condotto da Latané e Darley su un gruppo di persone. I soggetti in questione venivano fatti accomodare singolarmente in diverse stanze ed erano convinti di stare a partecipare ad un esperimento di psicologia, in cui dovevano esprimere delle opinioni su questioni personali. Queste stanze erano isolate tra di loro e i soggetti potevano comunicare solo per mezzo di un interfono. Durante l’esperimento, uno dei partecipanti raccontava di soffrire di attacchi di epilessia e, poco dopo, simulava di averne uno. Quando agli altri soggetti veniva detto che vi erano più partecipanti all’esperimento, la probabilità che uno di loro prestasse aiuto, diminuiva moltissimo. In particolare:

  • se i partecipanti erano consapevoli di essere soli, l’85% di loro interventiva;
  • se erano convinti che ci fosse almeno un altro individuo, la percentuale scendeva al 62%;
  • se credevano che i partecipanti fossero almeno 4, solo il 31% dei partecipanti si precipitava ad aiutare il malato.

In parole semplici, paradossalmente più persone assistono a un’emergenza, più si riscontra la probabilità che ogni spettatore non intervenga o lo faccia più lentamente perché ci sentiamo maggiormente deresponsabilizzati; al contrario, se siamo da soli ad assistere alla stessa emergenza, aumentano le possibilità che noi agiamo, perché ci sentiamo maggiormente responsabilizzati.

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Kundalini: il massaggio tantra dei genitali

MEDICINA ONLINE TANTRA TANTRIC MASSAGE MASSAGGIO TANTRICO YONI KUNDALINI LINGAM CHEATING AUMENTARE  SPERMA EIACULAZIONE FORZA PENE EREZIONE IMPOTENZA DISFUNZIONE ERETTILE VAGINA SESSULITA SESSO COPPIA AMORE  PAURA FOB.jpgQuesta è probabilmente una delle forme più curiose, affascinanti e sensuali del massaggio tantra: stiamo parlando della tecnica Kundalini, che idealmente rappresenta un serpente, il quale a sua volta simboleggia le energie primordiali che risiedono in ciascuno di noi, per la precisione al primo chakra. Il serpente è la metafora della trasformazione, in riferimento alla sua peculiarità di perdere e ricostruire la pelle con regolarità, e la trasformazione è associata a benessere inteso in termini fisici e spirituali come pure all’illuminazione (ricordiamo che la filosofia tantra punta all’elevazione dell’individuo).

Il massaggio tantrico Kundalini, in particolare, risveglia l’energia primordiale del primo chakra – collocato nella zona perineale – punto di partenza per un massaggio tantra che coinvolge anche le zone genitali, senza tuttavia escludere alcuna parte del corpo, sino a raggiungere il settimo chakra, ossia la sommità della nuca.

Durante il massaggio tantra Kundalini i chakra dovrebbero essere progressivamente purificati, così che la Kundalini – ossia l’energia primordiale – possa avere il sopravvento abbattendo ostacoli quali l’attaccamento al piacere fisico e materiale (questo si lega al rapporto sessuale visto come atto di donazione non forzatamente finalizzato all’orgasmo), nonché al nostro ego. Al momento del risveglio del Kundalini, nel ricevente di questo specifico massaggio tantra, grazie ai movimenti armoniosi e avvolgenti con cui viene massaggiato, l’intero corpo esperirà una sensazione di completo benessere e piacere totale.

L’efficacia del massaggio può essere raggiunta grazie a manipolazioni molto prolungate (anche due ore) effettuate da un operatore esperto: non cimentatevi quindi con questo massaggio senza padroneggiarne perfettamente la tecnica. Scopo del massaggio è quello di favorire il rilassamento dei muscoli adiacenti alla colonna vertebrale, per preparare il canale centrale (sushumua) ad accogliere il flusso verso l’alto dell’energia kundalini. Una volta che schiena, spalle e collo sono aperti, bisogna massaggiare vigorosamente la parte inferiore della schiena, comprese gambe, piedi e natiche, per allentare la tensione nelle estremità inferiori per agevolare la risalita di kundalini verso l’alto.

Con la parte posteriore del corpo rilassata, l’area pelvica inferiore è preparata per essere rilassata e aperta attraverso un massaggio circolare e profondo nell’area sacrale e pelvica. In questo modo si purifica la natii principale o canale astrale così che le correnti kundalini possano fluire e unirsi al Vishnu. La direzione è sempre dal basso verso l’alto. Per questo motivo, il lavoro sul corpo comincia nella parte inferiore. I centri chakra vanno aperti e bilanciari in ordine, dal basso, quindi dal muladhara chakra, verso l’altro, attraverso gli altri centri chakra fino al sahasrara. Questa apertura serve a preparare il corpo a ulteriori rilasci e movimenti di energia kundalini.

Quando la cavità pelvica inferiore inizia ad aprirsi grazie al massaggio profondo, bisogna preparare i siri dei chakra superiori con tocchi gentili lungo la spina in direzione del collo. Il chakra più alto, ajna, e l’area sahasrara che si trova sulla sommità del capo, si preparano all’apertura attraverso un bilanciamento energetico ottenuto senza il contatto con il corpo. L’apertura dei chakra successivi creerà un passaggio che permetterà alla kundalini di irradiarsi verso l’alto. Questa prima parte del massaggio, in cui il ricevente sta sdraiato col viso rivolto verso il basso, è preparatoria alla seconda, ovvero quella in cui starà sdraiato sulla schiena.

Una volta che i centri chakra sono attivati, l’energia kundalini contenuta nel chakra muldhara, posto alla base della colonna, viene delicatamente rilasciata. L’energia kundalini viene spesso chiamata “energia del serpente” perché giace inerte, arrotolata alla base dell’asse vertebrale; è statica e sigillata alla radice della colonna, appena oltre la punta dell’osso sacro. Rilasciando questa energia, si creano due forze, una centripeta (Shakti) e l’altra centrifuga (Shiva). Shakti viene indirizzata all’insù verso i chakra più alti, per completare un’unione con Shiva. la cui sorgente originaria, secondo il Tantra, è il sole. È grazie all’unione di queste due forze che si ottengono armonia e bilanciamento, secondo le antiche credenze tantriche.

Spesso la prima esperienza di rilascio di energia kundalini è deludente: difficilmente l’energia s’innalza al di sopra del primo o secondo chakra. Comunque, dopo un numero di sessioni che varia da soggetto a soggetto, avviene il rilascio dell’energia hondalini “risvegliata’: chi l’ha sperimentata la descrive come un’esperienza indimenticabile, nella quale si percepisce una sorta di fuoco liquido che scorre su lungo la sushumna, attraverso la testa e la sommità del corpo.

Vibratori e sex toys

Esistono una serie di vibratori, sex toys ed indumenti, che possono essere usati per ottenere più piacere e rendere più appagante il rapporto per entrambi i partner, noi vi consigliamo questi:

Quale olio usare per i massaggi?

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Lingam, il massaggio tantrico del pene

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Come farlo?

Cosa dovremmo fare se volessimo fare un massaggio tantra Lingam al nostro compagno?

  • Facciamolo sdraiare: nudi, dedichiamo qualche minuto per aiutarci nel rilassamento a occhi chiusi. Respiriamo profondamente;
  • Iniziamo il massaggio: partiamo dalle gambe, andiamo al petto e alle braccia sino a scendere al bacino con carezze lievi e allungate. Seguiamo il nostro istinto e le sue reazioni;
  • Prendiamo l’olio: dopo circa un quarto d’ora dall’inizio del massaggio tantra Lingam, prendiamo dell’olio per la zona del bacino e accarezziamo con movimenti lenti il pene. Dobbiamo lasciare al nostro partner il tempo necessario per rilassarsi, liberare le emozioni e raggiungere un elevato grado di eccitazione;
  • Focalizziamoci sulle zone erogene: aumentiamo ulteriormente l’eccitazione del nostro compagno, posticipando il momento dell’eiaculazione e innalzando così la qualità del rapporto sessuale che seguirà;
  • Il massaggio interno: introduciamo un dito nel retto del nostro compagno sino a raggiungere la prostata, a circa sette/otto centimetri dall’ano. La riconosceremo perché ha una consistenza simile a una noce. Dopo averla individuata, massaggiamola muovendo delicatamente il nostro dito avanti e indietro, con calma, delicatezza e ritmo regolare.

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