L’acqua distillata, assunta in dosi ridotte, è potabile, ma assunta cronicamente può determinare danni alla salute. Per quale motivo?
Qual è la principale differenza tra acqua potabile e acqua distillata?
L’acqua considerata potabile è una soluzione di vari ioni (ione calcio, ione sodio, ione bicarbonato ecc.) in concentrazione ottimale. L’acqua distillata invece è da considerare cronicamente non potabile perché priva di sali disciolti, lo stesso vale per l’acqua piovana o di fusione della neve, anch’esse prive di sali.
Perché la mancanza di sali è pericolosa?
Per vari motivi. L’acqua distillata è un assorbente attivo e quando viene a contatto con l’aria assorbe anidride carbonica diventando acida e quindi, più acqua distillata si beve, più il corpo diventa acido. Questa sua particolarità può far corrodere le pareti di un contenitore non adatto, arricchendosi magari di ioni non desiderati. Richiede perciò particolari attenzioni per il suo trasporto e la sua conservazione. Inoltre l’acqua troppo priva di sali ha come effetto l’eliminazione di sali dall’organismo, prima di tutto il sodio ed il potassio. Se si bevesse solo acqua distillata o completamente deionizzata in pochi giorni l’organismo umano avrebbe un deficit di sali, in particolare sodio/potassio/iodio e magnesio, tale da provocare l’arresto della pompa sodio/potassio. Questo però solo a patto che nella dieta non si assumano sali per altra via! Il che non è poi così realistico.
Quindi l’acqua distillata fa male alla salute?
Sicuramente alcuni studi convalidano i benefici dell’acqua distillata in un individuo sano quando si cerca di “disintossicare” l’organismo per brevi periodi di tempo (due/tre giorni al mese), ma in ogni caso – superato questo lasso temporale – bisogna assolutamente integrare l’alimentazione con sodio, potassio, cloro ed oligominerali come il magnesio, la cui carenza può causare irregolarità nel battito cardiaco e ipertensione sanguigna. Una assunzione cronica di acqua distillata può condurre ad una mancanza di sali minerali che espone il soggetto ad un più alto rischio di osteoporosi, osteoartriti, ipotiroidismo, patologie delle arterie coronarie ed a tantissime altre malattie degenerative generalmente associate ad invecchiamento precoce. Per questo motivo l’acqua piovana, l’acqua ottenuta dalla fusione della neve e l’acqua distillata non si possono bere per lunghi periodi.
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Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo
Direttore dello Staff di Medicina OnLine
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La mela fa ingrassare a dimagrire? Pur non potendo essere considerato un cibo “dimagrante” di per sé, grazie al suo modico apporto calorico (circa 52 calorie per 100 grammi), può effettivamente aiutarci se stiamo cercando di perdere peso, tuttavia c’è una differenza se scegliete di mangiarla durante o dopo la cena.
Il riscontro di alterata glicemia a digiuno (valori di glicemia tra 100-125 mg/dl) e/o di ridotta intolleranza al glucosio (glicemia a 120 minuti compresa tra 140-199 mg/dl) e/o di emoglobina glicata (Hb glicata) compresa tra 42-48 mmol/mol, configura il quadro di “prediabete”. Cosa fare se si scopre di essere “prediabetici”? Occorre in tal caso agire sulla causa che determina il rialzo dei valori glicemici (e che è la stessa che porta al diabete di tipo 2) e che è rappresentata nella maggior parte dei casi dall’eccesso di peso.
Tra i due tipici dolci natalizi, quello a maggior contenuto di burro è il pandoro, ciò si riflette anche sul apporto calorico: il panettone generalmente ha fino a 360 calorie per 100 grammi, mentre il pandoro arriva fino a 410 calorie.
Cosa c’è di meglio da fare di una buona e gustosa marmellata di pesca fatta in casa? Armatevi di pazienza e di tante pesche biologiche e non trattate, specie se utilizzate anche la buccia.
Il cioccolato bianco è un alimento dolce ottenuto dalla lavorazione di vari ingredienti come burro di cacao, saccarosio e latte vaccino o suoi derivati (prevalentemente latte in polvere).
Il prosciutto (sia cotto che crudo) è un taglio che può essere magro o grasso a seconda della mondatura; privando il prosciutto del “grasso visibile” è quindi possibile avvalersi di un alimento relativamente magro (fino anche a contenere appena un sesto dei lipidi originali); invece mantenendo il tessuto adiposo dell’animale il prosciutto conserva un elevato livello di grassezza. Ovviamente all’aumentare della quantità di grassi contenuti nel prosciutto, cresce proporzionalmente anche l’apporto calorico.
Per maggiore correttezza scientifica, si dovrebbe parlare di “differenza tra carboidrati semplici e complessi”, dal momento che usare la parola “zucchero” come sinonimo di “carboidrato” è un errore.