Sport e gravidanza: fare movimento fa bene alla mamma ed al bambino

MEDICINA ONLINE EMILIO ALESSIO LOIACONO MEDICO GRAVIDANZA PANCIA MATERNITA MAMMA GINECOLOGIA CONCEPIMENTO PARTO PANCIONE FIGLIO MADREChe la sedentarietà sia un nemico della nostra salute ormai è assodato. Fare regolare attività fisica, infatti, fa bene sia al corpo sia al cervello. Ora, uno studio condotto all’Università di Montreal, e presentato in occasione del Congresso Neuroscience 2013 a San Diego, rivela che se le donne in dolce attesa mettono al bando la sedentarietà, praticando almeno 20 minuti di moderato esercizio fisico tre volte alla settimana, è più rapido lo sviluppo del cervello dei neonati. «La nostra ricerca indica infatti che l’esercizio fisico durante la gravidanza favorisce lo sviluppo del cervello del bambino appena nato» ribadisce il professor Dave Ellemberg, coordinatore del team. «Si tratta – aggiunge – del primo studio (randomizzato e controllato) sugli esseri umani per misurare oggettivamente l’impatto dell’attività fisica durante la gravidanza direttamente sul cervello dei bambini».

Continua la lettura su https://www.corriere.it/salute/pediatria/13_novembre_15/sport-gravidanza-fare-movimento-fa-bene-mamma-bebe-2e39a310-4e0c-11e3-a50b-09fe1c737ba4.shtml

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Cani: ecco cosa ci dicono con la coda

MEDICINA ONLINE EMILIO ALESSIO LOIACONO MEDICO BAMBINA RAGAZZINA CANE ADOLESCENTE NATURA ANIMALIChi mi legge da tanto tempo sa che amo i cani, nel blog potete trovare alcuni articoli dedicati a loro. Ecco quindi per la sezione “Noi che amiamo la natura e gli animali” un articolo interessante sulla loro… coda! La coda dei cani comunica emozioni e a seconda del lato dove scodinzola attiva negli altri cani reazioni diverse a livello cerebrale. È il risultato di uno studio tutto italiano, frutto della collaborazione tra Università di Trento e di Bari. La ricerca è stata pubblicata sulla rivista Current Biology, e dimostra che i cani, esattamente come l’uomo, hanno un’organizzazione asimmetrica del cervello, nella quale destra e sinistra giocano ruoli differenti.

Continua la lettura su https://www.lastampa.it/la-zampa/2013/11/01/news/la-coda-dei-cani-comunica-e-risponde-a-stimoli-cerebrali-1.35951499/

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Google vuole farci diventare immortali

MEDICINA ONLINE EMILIO ALESSIO LOIACONO MEDICO MANI ANZIANI AMORE COPPIA VECCHI NONNISan Francesco la trattava con confidenza e la chiamava “sorella”. La maggior parte dei non-santi tuttavia le affibbierebbe volentieri altri attributi e la considera comunque un argomento tabù, qualcosa a cui si preferisce non pensare e di cui meno si parla, meglio è. Per alcuni ingegneri della Silicon Valley e dintorni, invece, la morte è semplicemente un problema, un’equazione che per ora non torna. Quindi da risolvere. Fra chi si candida ad affrontarla ha fatto il suo ingresso da poco un nome di peso: quello di Google, il cui cofondatore Larry Page ha annunciato a settembre l’avvio di Calico, una nuova società controllata da Mountain View, la cui missione sarà quella di sviluppare soluzioni per allungare l’aspettativa di vita.

Continua la lettura su https://espresso.repubblica.it/visioni/tecnologia/2013/11/26/news/morire-a-mille-anni-1.142728/

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Mappa della lunghezza media del pene in Italia per regione

Dott Loiacono Emilio Alessio Medico Chirurgo Medicina Chirurgia Estetica Roma Cavitazione Pressoterapia Linfodrenante Dietologo Cellulite Dieta Sessuologia Sesso Sex PSA Pene Laser Filler Rughe Botulino Ialuronico MAPPA LUNGHEZZA MEDIA PENE IN ITALIADa qualche giorno gira sulla rete la mappa che vedete in alto, tale mappa dovrebbe rappresentare in teoria la lunghezza media del pene in Italia. Secondo questa cartina i poveri abitanti del Friuli-Venezia Giulia avrebbero una media scarsa (tra 13 e 14 cm di lunghezza del pene) mentre il record delle dimensioni spetterebbe ai molisani con una lunghezza media del pene che oscilla tra 18 e 19 cm. Alcuni utenti del blog mi hanno chiesto un parere a riguardo.

Cercando sul web sono arrivato all’origine della foto, si tratta del sito “oltreuomo.com“. Il sito in questione è molto simpatico ed è famoso per alternare argomenti seri ad altri vagamente grotteschi. Nel caso della mappa della lunghezza media del pene in Italia non viene citata nessuna ricerca che avrebbe generato tale mappa quindi mi sento di dire che non rappresenta le reali lunghezze medie del pene nelle nostre regioni. Stiano tranquilli i lombardi e si “ridimensionino” i siciliani e, soprattutto, i molisani!

La cosa paradossale e tragicomica è che molti siti in giro per il web stanno riportando tale mappa come fosse vera con le inevitabili reazioni dei creduloni: contenti i meridionali, arrabbiati i cittadini del nord!

Se volete condividete questa mappa, ma più per fare uno scherzo ai vostri amici, specialmente se sono del nord!

Una mappa della lunghezza media del pene nel mondo, questa volta autentica, la potete trovare seguendo questo link: Mappa mondiale della lunghezza del pene: gli italiani quale posizione occupano?

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Cosa c’è nel tuo hot dog?

Vi siete mai chiesti cosa c’è nel vostro hot dog e come è stato creato? Vi invito a guardare questo video, è in inglese ma non serve essere laureati in lingue per capirlo: le immagini valgono più di mille parole!

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L’indice di massa corporea non dice sempre la verità

MEDICINA ONLINE EMILIO ALESSIO LOIACONO IMC INDICE DI MASSA CORPOREA BMI BODY MASS INDEX METABOLISMO BASALE FALSO BIOIMPEDENZIOMETRIA MASSA MAGRA GRASSA MUSCOLI OBESO SOVRAPPESO CULTURISTA BODY BUILDERDue ricercatori dell’università della Pennsylvania hanno pubblicato un editoriale su Science in cui viene spiegato che in realtà è sbagliato usare oggi uno dei concetti cardine con cui viene definita l’obesità: l’indice di massa corporea (da cui l’acronimo “IMC“). In effetti non serviva una ricerca a dimostrarlo, visto che è assolutamente evidente a qualsiasi professionista della salute, quanto l’IMC da solo possa fornire una interpretazione errata della salute del paziente e della sua eventuale obesità. Certo, l’indice di massa corporea può essere un dato molto utile al medico per stabilire velocemente, con un semplice e pratico calcolo effettuato sapendo solo altezza e peso del paziente, se possa essere normopeso, sottopeso o sovrappeso, tuttavia questo è un sistema che può andar bene per una parte della popolazione, ma non per tutti. Il rischio è infatti quello di stimare come obesi dei pazienti molto muscolosi.

L’obeso “vero” ed il body builder che appare obeso

Per farvi capire quanto possa essere fuorviante l’indice di massa corporea preso da solo e senza ulteriori analisi, vedi l’immagine esplicativa in alto che descrive un caso certamente limite, ma possibile: un obeso ed un culturista che sono alti uguali (1 metro ed 80 cm) e pesano gli stessi Kg (100). Queste due persone hanno lo stesso IMC di 30.8, che corrisponde ad obesità di primo grado. Ovviamente la presenza di obesità è un dato valido realmente solo per il paziente sul lato sinistro dell’immagine, ma non certo per quello destro, che ha un peso elevato non per il grasso in eccesso (come avviene per l’altra persona), ma per i muscoli molto sviluppati. Il punto è che l’IMC non riesce a discriminare un peso elevato che dipenda dai muscoli ed un peso elevato che dipenda dal grasso: per tale motivo, ben più utile, è importante effettuare una bioimpedenziometria.

Grasso sull’addome

Dopo questa importante premessa, ritorniamo alla ricerca dell?univesità della Pensilvanya. In base ad essa le informazioni più importanti da controllare nel paziente sono la “forma” del corpo (relativa alla distribuzione del grasso), la circonferenza della vita, il rapporto fra massa magra e grassa e l’altezza. Questo nuovo sistema di calcolo Absi (acronimo di “A body shape index” ovvero “Indice della forma del corpo”) è stato definito l’anno scorso dai ricercatori del City College di New York e oggi la rivista Science ne sposa la tesi. In pratica chi è magro o solo lievemente in sovrappeso, ma ha un indice adiposo sull’addome alto, è predisposto a malattie cardiovascolari e al diabete, si legge nell’editoriale di Science, mentre quello distribuito su zone periferiche, come le gambe o i glutei, sembra essere meno pericoloso. In parole semplici, una distribuzione del grasso corporeo di tipo “androide” è molto più pericolosa di quella “ginoide”. Per approfondire, leggi: Distribuzione del grasso nell’uomo e nella donna: androide, ginoide e di tipo misto

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Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo
Direttore dello Staff di Medicina OnLine

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Il diabete è in aumento: nel 2035 previsti un miliardo di malati

Dott. Loiacono Emilio Alessio Medico Chirurgo Medicina Chirurgia Estetica Roma Cavitazione Pressoterapia  Massaggio Linfodrenante Dietologo Cellulite Dieta Sessuologia Sex PSA Pene Dr Laser Filler Rughe Botulino Ialuronico Glicemia DIABETE IN AUMENTOLe stime dell’International diabetes federation (Idf) superano quota 1 miliardo di persone interessate dal diabete nel mondo. Infatti, i dati del rapporto “Idf Diabetes Atlas 201”, reso pubblico oggi in occasione della giornata mondiale del diabete, riportano che, nel 2035, nel mondo saranno 592 milioni i casi di diabete e 471 milioni quelli di insufficiente tolleranza al glucosio, lo stato di pre-diabete che espone comunque a maggiore rischio cardiovascolare, soprattutto per quanto riguarda la cardiopatia ischemica.

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Grassi idrogenati vietati negli USA, ecco perché

MEDICINA ONLINE EMILIO ALESSIO LOIACONO MEDICO HAMBURGER PATATINE FRITTE PATATE PANINO FAST FOOD JUNK FOOD FRITTI DIETA DIMAGRIRE GRASSI (10)I grassi idrogenati sono grassi che hanno subito un processo di idrogenazione, ovvero un processo chimico che, cambianodone la struttura, trasforma un grasso oleoso in grasso solido. Questo processo nel campo dell’industria alimentare comporta diversi vantaggi:

  • costi ridotti: molti produttori alimentari li utilizzano per risparmiare sui costi;
  • minore deperibilità: i grassi idrogenati deperiscono con difficoltà e danno la possibilità ai produttori di commerciare alimenti con una data di scadenza prolungata;
  • consistenza: conferiscono ai prodotti industriali una consistenza pastosa.

Rischiosi per la salute 

I grassi idrogenati però sono rischiosi per la salute. Dopo il processo di idrogenazione i grassi risultano composti da un’alta percentuale di grassi trans, causa comprovata di problemi cardiovascolari, dell’innalzamento del colesterolo cattivo e dell’abbassamento di quello buono.
L’OMS in una risoluzione del 2004, consiglia l’eliminazione dei grassi trans, che vengono segnalati tra i fattori di rischio per l’insorgere di malattie cardiovascolari (una delle più diffuse tra le malattie non trasmissibili).

Nelle merendine e nei biscotti

Si trovano soprattutto nei cibi confezionati di produzione industriale: merendine, biscotti, torte, pop-corn, tutti quelli che contengono in etichetta la scritta “oli vegetali idrogenati” o “grassi idrogenati”. La margarina è il prodotto che ne è più ricco per definizione (anche se oggi ne esistono in commercio alcune non prodotte per idrogenazione).  I “trans” sono usati da decenni nell’industria alimentare, in particolare nei prodotti da forno, perché sono pratici da usare e a basso costo. In più hanno il vantaggio di migliorare il sapore dei prodotti e la loro friabilità, e di allungarne la durata sugli scaffali. Negli Stati Uniti stanno per metterli definitivamente al bando.

Le accuse

Già da diversi anni sono ritenuti dannosi per la salute, accusati di far alzare i livelli di colesterolo cattivo, provocare danni alle arterie, e di conseguenza malattie cardiovascolari. Nel tempo, si sono accumulate le prove della loro pericolosità. Secondo uno studio del 2006 sul New England Journal of Medicine, solo negli Stati Uniti sono all’origine ogni anni di un numero di infarti compreso tra 72 mila e 228 mila. La demonizzazione dei grassi trans è andata di pari passo con la riabilitazione dei grassi saturi di origine animale, contenuti nel burro, nei formaggi, nella carne rossa. Ovviamente non si può abusarne (anche dato il loro contenuto calorico) ma, come ha sottolineato anche un recente articolo sul British Medical Journal, in base agli studi più recenti possono considerarsi scagionati dall’accusa di essere i principali responsabili dell’intasamento di vene e arterie. Addirittura, questi grassi risulterebbero protettivi per il cuore, in particolare se assunti attraverso i latticini. Per i grassi trans, invece, le accuse sembrano ormai provate al di là di ogni dubbio. Quando si pensava che “facessero bene”

La cattiva fama dei grassi trans è recente 

Fino agli anni ’80, erano considerati addirittura benefici. La margarina, come molti ricorderanno, veniva raccomandata come un sostituto del burro più leggero e salutare. La storia dei grassi trans inizia nel 1902, quando lo scienziato Wilhelm Normann scoprì che aggiungendo idrogeno agli oli vegetali, questi si solidificavano, creando nel processo grassi “trans”. Quando iniziò l’allarme contro il burro e gli altri grassi saturi di origine animale, la margarina e i grassi trans parvero l’alternativa migliore. Solo a partire dagli anni ’90 le ricerche hanno evidenziato che i trans sono responsabili di aumentare il colesterolo cattivo e di provocare danni alle arterie, infarti e ictus.

La messa al bando

Il loro uso negli ultimi anni è già fortemente diminuito. Dal 2006, negli Stati Uniti è obbligatoria la dichiarazione del contenuto di grassi trans presenti. Lo stato di New York ne ha bandito alcuni anni fa l’uso nei ristoranti. E molte industrie alimentari e catene di fast-food si sono adeguate riducendo o eliminandoli dai loro prodotti. Il bando imminente deriva dalla decisione della Food and Drug Administration, l’ente regolatorio in materia negli Usa, di toglierli dalla lista degli additivi considerati “sicuri”. La conseguenza pratica è che sarebbero le industrie a dover dimostrare che non sono dannosi, prima di usarli nei loro prodotti, che equivale a bandirli. In Europa è per ora obbligatorio solo dichiarare la loro presenza (indicata dalla dicitura “grassi idrogenati” o “parzialmente idrogenati” in etichetta), ma non la loro quantità. Solo la Danimarca ha messo per legge una soglia tollerabile del 2 per cento, che non può essere superata. Le analisi e gli studi sui prodotti mostrano che negli ultimi anni, anche in Europa, c’è stata una diminuzione costante nell’uso dei grassi trans, anche se i prodotti che li contengono non sono certo spariti dagli scaffali dei supermercati. Molte aziende, anche in Italia, semmai specificano sull’etichetta “non contiene grassi idrogenati” quando sicuramente sono assenti. Chissà se con la mossa americana cambieranno le cose anche da noi.

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