Mangi di notte? Ingrassi di più!

mangiare notte grassoSecondo una ricerca della University of Pennsylvania, mangiare di notte farebbe ingrassare di più. Per arrivare a questa scoperta, gli studiosi del team americano hanno rimosso dalle cellule di alcuni topi il gene-orologio Arntl, traslocatore nucleare per il recettore arilico che ha il compito di codificare alcune delle proteine che determinano il ciclo biologico. Questo ha fatto sì che i roditori si nutrissero con le abituali quantità di cibo di giorno invece che di notte, come sono abituati a fare normalmente. Questo semplice slittamento d’orario ha prodotto topi obesi e con grandi riserve di energie.

Gli scienziati hanno notato lo stesso risultato in altri topi ai quali non era stato cancellato il gene-orologio, sottoponendoli allo stesso regime alimentare sfasato nell’orario che avevano seguito i roditori privati dell’Arntl. Questi studi sottolineano come le condizioni degli animali da laboratorio presentino una chiara similitudine con la cosiddetta sindrome da alimentazione notturna umana, un disturbo del comportamento alimentare che era stato descritto per la prima volta da Albert Stunkard nel 1955.

“Quello che abbiamo scoperto”, ha affermato Garret FitzGerald, “è che cambiamenti a breve termine hanno un effetto immediato sul ritmo alimentare che portano a un aumento del peso corporeo nel lungo periodo”. Le persone che soffrono di questo disturbo del comportamento alimentare passano generalmente dalla nausea mattutina di fronte al cibo all’assunzione incontrollata di alimenti nelle ore notturne, e oltre all’aumento di peso e all’obesità, questa malsana abitudine può provocare anche ipertensione arteriosa e diabete.

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Donne in palestra, orgasmo assicurato

MEDICINA ONLINE EMILIO ALESSIO LOIACONO MEDICO CHIRURGO PALESTRA PESI GINNASTICA MUSCOLI FISICO MALATI DI PALESTRA ESERCIZI MUSCOLOSO ALLENAMENTO PERSONAL TRAINER (4)Allenarsi in palestra per molte persone è fonte non solo di salute, ma anche di benessere mentale e, in alcuni casi, addirittura fonte di piacere (ad esempio come avviene nello “sballo del corridore“) o di orgasmo nelle donne, secondo una ricerca dell’università dell’Indiana pubblicato sulla rivista Sexual and Relationship Therapy. Secondo gli studiosi statunitensi l’orgasmo femminile può verificarsi come “effetto collaterale” dell’allenamento in palestra, in particolare quando vengono svolti dei particolari esercizi fisici che permettono la contrazione di alcuni specifici muscoli correlati al piacere sessuale femminile.

Lo studio si è basato sull’intervista di 246 donne americane tra i 18 ed i 63 anni. Molte di loro hanno riferito di aver provato un piacere particolare mentre praticavano ginnastica almeno una volta nella vita e ben 124 donne (il 50% del totale) hanno ammesso di aver raggiunto un orgasmo mentre si allenavano. Gli esercizi fisici che statisticamente possono più facilmente portare ad un orgasmo, sono:

  • gli addominali (il 51,4% delle intervistate ha avuto un orgasmo facendo questo esercizio);
  • facendo squat (26,5%);
  • praticando yoga (20%);
  • praticando cyclette o bicicletta (15,8%);
  • facendo jogging (13,2%);
  • camminando (9,6%).

Debby Herbenick, relatrice dello studio, ha rimarcato il fatto che l’esercizio fisico ha un enorme potenziale nel migliorare la vita sessuale delle donne e che provare un orgasmo in palestra per una donna non deve essere motivo di imbarazzo perché è un fenomeno più diffuso di qual che si pensi.

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Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo
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Bruciore e stimoli frequenti di urinare: cistite, sintomi e cure

MEDICINA ONLINE DIARREA VIAGGIATORE VACANZA VIAGGIO CIBO ESOTICO INFEZIONI CIBI CONTAMINATI ACQUA INTESTINO DOLORE FECI LIQUIDELa cistite acuta è una patologia caratterizzata dall’infiammazione della vescica dovuta nella maggioranza dei casi ad un’infezione urinaria. Si tratta di una patologia benigna, molto frequente fra le donne e facilmente curabile, tuttavia la cistite non deve essere trascurata in quanto, se non trattata, l’infezione può propagarsi a valla (determinando una cistouretrite) e/o a monte, risalendo al contrario il percorso dell’urina, giungendo all’uretere ed al rene con risultati che possono essere anche gravi. La cistite è molto più diffusa tra le donne che tra gli uomini, per approfondire i motivi che portano a questa differenza tra i due sessi, leggi questo articolo: Perché la cistite è più frequente nelle donne che negli uomini?. Malgrado la cistite sia diffusa, frequente e spesso priva di gravità nelle donne, non è la stessa cosa per gli uomini. La comparsa di segni di infezione urinaria in un uomo deve comportare una valutazione approfondita per determinarne la causa.

Leggi anche:Mi alzo spesso di notte per urinare: quali sono le cause e le cure?

Quali sono i segni che devono allarmare?

Sintomi e segni che possono indicare la presenza di una infiammazione runaria, sono:

1) bruciore al tratto urinario;
2) stimoli frequenti ed impellenti di urinare, espellendo spesso solo una lieve quantità di urina (pollachiuria), associati a dolori al basso ventre;
3) la cistite non provoca febbre né brividi;
4) l’urina in genere è torbida in quanto contiene globuli bianchi, espressione della reazione dell’organismo nei confronti dell’infezione;
5) l’urina può anche contenere sangue (ematuria) a causa dell’infiammazione della vescica, ma ciò non è un indice di gravità della patologia.

Leggi anche: Pollachiuria: cause, notturna, ansia, psicogena, psicosomatica

Quali sono i fattori di rischio che favoriscono la cistite?

I fattori di rischio primari della cistite sono quelli che facilitano la colonizzazione microbica perineale ed il passaggio dei microbi intestinali nell’uretra, ad esempio:

  • rapporti sessuali frequenti, con partner sconosciuti e/o infetti;
  • ricorso a lavande vaginali con prodotti che provocano squilibrio della flora batterica locale;
  • alterazioni del transito intestinale (diarrea o stipsi);
  • menopausa, in quanto è associata ad un’atrofia della mucosa vaginale e ad una riduzione delle secrezioni vaginali, fattore di proliferazione dei microbi.

I fattori di rischio secondari della cistite sono quelli che favoriscono la proliferazione dei microbi nella vescica, riducendo lo svuotamento vescicale, ad esempio:

  • scarsa assunzione di bevande (meno di 1,5 litri/giorno);
  • patologie vescicali;
  • reflusso vescicale a livello dello sfintere uretrale superiore;
  • diabete;
  • gravidanza.

Leggi anche: Quante volte al giorno è normale urinare? Vescica iperattiva e ansia

Quali esami sono in grado di confermare la diagnosi?

Un semplice esame delle urine per la ricerca di globuli bianchi (leucociti) e di nitriti (prodotti da alcuni batteri come Escherichia coli) è sufficiente per confermare la presenza di infezione urinaria. Spesso il medico richiederà al laboratorio un esame citobatteriologico delle urine (ECBU), che consentirà di identificare con precisione il batterio in questione e di testarne la sensibilità ai diversi antibiotici. Tale esame è particolarmente importante in caso di ricaduta (se i sintomi ricompaiono alcuni giorni dopo l’assunzione della terapia), di recidiva (nuovo episodio di cistite alcune settimane dopo), nelle donne incinte o in caso di diabete.

Leggi anche: Perché viene la cistite e come curarla?

Qual è la principale complicazione della cistite?

Una temibile complicanza di una cistite è l’infezione del rene, denominata pielonefrite. Una pielonefrite può sopraggiungere quando i microbi risalgono attraverso gli ureteri (i due condotti che uniscono la vescica ai reni) e riescono a colonizzare uno o due reni. Si deve sospettare una pielonefrite qualora la cistite sia associata a febbre (superiore ai 38°C), brividi o dolori alla schiena. La pielonefrite va trattata rapidamente ed intensamente con l’ausilio di un antibiotico potente (o a volte di un’associazione di antibiotici) in quanto può danneggiare irreparabilmente il rene ed portare a una seria complicanza, la setticemia (passaggio dei microbi nel sangue).

Leggi anche: Fa male trattenere l’urina troppo a lungo? Per quale motivo?

Come si cura la cistite?

La terapia è basata sull’assunzione di antibiotici. Numerose famiglie di antibiotici sono efficaci sui batteri più frequentemente responsabili di cistiti.
A seconda dei farmaci e dei casi, la terapia può essere assunta in un’unica soluzione (trattamento monodose), per 3 giorni o per 7 giorni (in particolare in caso di diabete, nelle donne incinte o quando i sintomi sono presenti da più di una settimana).
Il trattamento deve sempre essere associato all’assunzione di molti liquidi (da 1,5 a 2 litri al giorno).

Come evitare le recidive?

Per evitare che la cistite possa recidivare, bisogna contrastare i fattori favorenti visti precedentemente, a cominciare dalla sporcizia. I migliori prodotti antibatterici per la pulizia dei genitali e la prevenzione di cattivi odori, prurito, smegma ed infiammazioni, selezionati, usati e raccomandati dal nostro Staff di esperti, li potete trovare qui:

Inoltre potete trovare alcuni consigli utili per evitare cistiti recidivanti, seguendo questo link: Cistite: ne soffro spesso, come diminuire le recidive?

Cistite: quali gli alimenti da evitare e quelli consigliati?

Esistono dei cibi che è meglio evitare ed altri che è meglio prediligere quando si ha la cistite o comunque quando se ne soffre spesso e si vuole prevenirla; per approfondire leggi: Cistite: i cibi consigliati e quelli da evitare per guarire rapidamente

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Dott. Emilio Alessio Loiacono
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Sesso e AIDS: l’HIV si trasmette anche tramite il rapporto orale

MEDICINA ONLINE PRELIEVO VALORI ANEMIA DONAZIONE SANGUE ANALISI BLOOD LABORATORI VES FORMULA LEUCOCITARIA PLASMA FERESI SIERO FIBRINA FIBRINOGENO COAGULAZIONE GLOBULI ROSSI BIANCHI PIASTRINE WALLPAPER HI RES PIC PICTURE PHOL’AIDS è una malattia ancora molto diffusa che colpisce più di 30 milioni di persone nel mondo e, nonostante i progressi fatti, rimane una patologia insidiosa e molto temibile. Il contagio da virus dell’AIDS (l’HIV) avviene oggi prevalentemente (ma non esclusivamente) per via sessuale, a causa di rapporti non protetti: l’HIV si trasmette attraverso il sangue, lo sperma e i fluidi vaginali. L’occasione di scrivere questo articolo me l’ha fornita la lettura di un numero della rivista scientifica “Journal of Virology” dove si parla proprio di HIV associato al sesso orale. Ecco una panoramica sui rapporti a rischio e sulle pratiche sicure.

Penetrazione vaginale

Il rapporto sessuale vaginale è a rischio per entrambi i partner: l’HIV è presente sia nello sperma maschile che nei fluidi vaginali; tuttavia, il rischio di contagio è maggiore per le donne che fanno sesso con uomini sieropositivi.

Penetrazione anale

Il rapporto con penetrazione anale è quello più rischioso: la mucosa anale è delicata e più soggetta a lesioni e microtraumi; inoltre è più facile che lo sperma contenente virus entri nella circolazione sanguigna. Il fisting, cioè la penetrazione anale col pugno, è considerata a rischio perché il virus potrebbe trasmettersi attraverso lesioni cutanee.

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Sesso orale

Veniamo ora al principale tema di questo articolo. Molti giovani mi chiedono speranzosi se un rapporto sessuale orale li tiene al sicuro da un eventuale contagio. Mi dispiace deludervi ma purtroppo non è così. Ovviamente il rischio di contrarre l’HIV tramite un rapporto orale è statisticamente più basso rispetto ad un rapporto vaginale ed estremamente più basso rispetto ad un rapporto anale, tuttavia questo rischio è comunque presente.

La fellatio (stimolazione orale del pene) è a rischio per chi la pratica: l’HIV presente nello sperma potrebbe trasmettersi attraverso la mucosa orale, soprattutto in presenza di microtraumi. Se il vostro è un partner occasionale è consigliabile praticare la fellatio con il preservativo o evitare almeno di accogliere il suo sperma nella vostra bocca. Anche senza il contatto diretto tra sperma e mucosa orale, questo tipo di rapporto è comunque a rischio quando sia sul pene che sulla mucosa siano contemporaneamente presenti delle ferite, specialmente se ancora in fase di sanguinamento.

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Il cunnilingus (stimolazione orale dell’organo genitale femminile) è a rischio: le secrezioni vaginali possono contenere il virus HIV, che può essere trasmesso – come per la fellatio – tramite la mucosa orale.

L’anilingus (stimolazione orale dell’ano, chiamata anche ‘rimming’) è una pratica considerata a rischio non solo riguardo l’HIV, ma anche per altri tipi di infezione.

Altre brutte notizie…

Per alcuni scienziati il rischio nella fellatio si estenderebbe addirittura oltre la trasmissione in presenza di microtraumi al pene e alla mucosa orale.  Il Dr. Xuan Liu dell’Università di Los Angeles ha infatti realizzato uno studio che tenderebbe a dimostrare la base scientifica di alcuni contagi definiti “probabili da fellatio”, anche se il medico sostiene che si tratta della via di contagio meno rischiosa. Tutti conosciamo bene il rischio nel caso in cui la bocca o il glande e le mucose presentino delle micro lesioni impossibili da vedere ad occhio nudo, come ad esempio in caso di gengiviti. Tuttavia, anche senza tagli né irritazioni nella bocca, il virus dell’HIV, secondo lo studio realizzato per la prima volta dai ricercatori americani, può infettare i tessuti. Lo studio ha riguardato una cinquantina di reperti di tessuti orali provenienti da una cinquantina di pazienti sieronegativi. Tutti questi tessuti sono stati esposti a diversi tipi di virus HIV che sono riusciti ad infettarli attraverso cellule chiamate cheratinociti e che sono presenti sulla superficie dei tessuti della bocca. Da questi tessuti l’infezione passa poi nel sangue. Insomma, nonostante si sia sempre detto che la via orale, senza eiaculazione, risulti essere la meno pericolosa per il contagio da HIV, resta il fatto che un rischio concreto ora è stato dimostrato scientificamente. L’uso del preservativo nel rapporto orale diventa così più che consigliato e non dimentichiamo inoltre che il rapporto orale è comunque rischioso per altri tipi di malattie a trasmissione sessuale.

Sulla possibilità di trasmissione dell’HIV attraverso la fellatio vi è comunque un dibattito tra chi considera questa pratica a rischio di trasmissione dell’HIV e chi sostiene che la possibilità sia solo teorica (plausibilità biologica).

Il virus HIV non si trasmette:

1) abbracciandosi (fermo restando che il contatto tra due ferite sanguinanti può tecnicamente essere fonte di contagio);
2) accarezzandosi;
3) baciandosi;
4) masturbando il partner, a condizione che lo sperma o le secrezioni vaginali non vengano a contatto con ferite aperte;
5) scambiandosi vibratori o altri ‘sex toys’, a condizione che si rispettino elementari norme igieniche, come lavarli con un disinfettante prima e dopo l’uso; l’ideale sarebbe mettere un preservativo sull’oggetto e sostituirlo ad ogni nuova penetrazione.

IMPORTANTISSIMO: Capisco che molte persone capitino su questa pagina perché hanno paura di essere rimaste incinte o perché hanno paura del virus HIV, però vi prego: non mi chiamate al cellulare né mandatemi messaggi dove mi chiedete se siete rimaste incinte o se siete stati infettati. Ve lo dico per almeno due motivi: il primo è che io lavoro quasi tutta la giornata ed essendo il blog letto da diecimila persone al giorno, i messaggi/telefonate che ricevo sono CENTINAIA ogni giorno quindi inevitabilmente capiterà che o vi risponderò in ritardo di mesi (ed invece i vostri sono quesiti “urgenti”, che avrebbero bisogno di risposte immediate) oppure non vi potrò rispondere perché perderò il vostro messaggio in mezzo a tutti gli altri. Il secondo motivo è che nella maggior parte dei casi, al vostro quesito è impossibile rispondere, per due cause: la prima causa è che il medico deve visitare DAL VIVO il paziente, dare risposte a distanza può addirittura determinare un grande danno al paziente stesso. La seconda causa è che ad alcune domande che mi fate è letteralmente IMPOSSIBILE dare una risposta, da parte mia e da parte di qualsiasi medico sulla faccia della terra. Mi capita spessissimo di ricevere telefonate sul tipo: “Salve dottore ho 14 anni e ieri sera ho avuto un rapporto col mio ragazzo senza preservativo, sono incinta? Non è che mi sono presa l’AIDS? Se lo scopre mio padre mi riempie di botte”. Secondo voi cosa dovrei rispondere? In questi casi, credetemi, la cosa migliore che possiate fare non è certo andare su GOOGLE a cercare risposte a livello oracolo dal “medico dai tre nomi” (che sarei io), invece l’unica cosa sensata che possiate fare è andare SUBITO dal vostro MEDICO DI FAMIGLIA (o al pronto soccorso!), esporgli con chiarezza il problema ed eventualmente farsi visitare. Grazie a tutti per la comprensione.

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Giappone: Hikikomori non denuncia la morte del padre

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Welcome to the NHK, anime tratto dal romanzo scritto da Tatsuhiko Takimoto, che ha come protagonista un Hikikomori

Di solito, quando una persona a noi cara ci lascia, dobbiamo affrontare le responsabilità che questo comporta. Comunque, un uomo di Osaka è noto per aver lasciato il cadavere di suo padre in casa, continuando a viverci come se niente fosse per due settimane, senza denunciare l’accaduto alle autorità. L’uomo ha riferito alla polizia che non poteva contattare nessuno riguardo la morte di suo padre, perché è un hikikomori.

Il 12 dicembre la polizia ha ricevuto una chiamata dal distretto di Asahi ad Osaka. Il 34enne disoccupato che viveva nel monolocale ha detto “Mio padre è morto.” L’uomo e suo padre hanno vissuto assieme a causa della salute cagionevole dell’uomo. Secondo delle investigazioni, la polizia locale ha trovato il cadavere del padre 68enne (il signor Nakao) sdraiato su un futon. Il corpo del padre non mostrava alcun segno di ferite esterne. L’hikikomori ha spiegato che il primo dicembre, aveva notato che suo padre non si era ancora svegliato, e poi che aveva smesso di respirare. Ha spiegato “Non ho denunciato la cosa alla polizia perché sono un hikikomori.” Piuttosto che contattare il mondo esterno, l’uomo ha preferito continuare a vivere col corpo in decomposizione di suo padre in un monolocale per quasi due settimane. Le autorità stanno investigando sulla causa della morte e hanno dato il via a misure precauzionali nei confronti dell’uomo accusato di abbandono di cadavere.

Per chi non è al corrente di questa piaga sociale tipicamente giapponese (ma sempre più diffusa anche nel resto del mondo), gli hikikomori (引きこもり) sono individui che si ritirano dalla società e da qualsiasi interazione con il prossimo per lunghissimi periodi di tempo. In molti casi, questa gente smette di uscire di casa, di lavorare o di sentire qualsiasi amico. Spesso si tratta di uomini di ceto sociale medio sui trent’anni che si affidano al supporto dei genitori, anche perché senza il loro aiuto finanziario l’hikikomori non potrebbe sostenere il suo stile di vita, visto che l’impossibilità di uscire di casa gli preclude non solo i rapporti sociali reali, ma anche la maggioranza dei lavori. In italiano si potrebbe definire costoro degli eremiti o degli auto-reclusi, con la differenza che un eremita sceglie di isolarsi, mentre l’hikikomori – pur se apparentemente scelga di restare chiuso in casa – cronicamente arriva un punto in cui la fobia sociale gli impedisce di uscire.

In Giappone purtroppo c’è un’alta concentrazione di questa condizione, con migliaia di persone che non riescono a trovare un lavoro o a proseguire i durissimi studi universitari giapponesi e si chiudono in se stessi. Un rapporto del governo giapponese attestava nel 2010 cl’esistenza di 700.000 hikikomori in Giappone e 1,55 milioni di persone sulla soglia di diventare hikikomori. Sembra che tutto questo nasca da una società rigida e dalla pressione culturale tipica delle scuole e dell’industria giapponese. Ad esempio, essere bocciato ad un esame di ammissione potrebbe essere una delle cause scatenanti, dal momento che solo studiare in una università prestigiosa assicura un buon lavoro ed uno status sociale adeguato ed i genitori investono molto nei propri figli in tal senso: non riuscire ad entrare in una di queste università, fallendo il durissimo test di ingresso, rappresenta motivo di vergogna e spinge all’isolamento individui molto giovani.

Il delicato argomento di questa piaga sociale viene trattato nell’anime Welcome to the N.H.K. (da cui è tratta la foto in alto) con una chiave a tratti ironica e demenziale, mentre per altri versi terribile e drammatica.

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Balanite, lichen planus, verruche, candida, gonorrea: le infezioni del pene

MEDICINA ONLINE SPERMA LIQUIDO SEMINALE PENIS VARICOCELE HYDROCELE IDROCELE AMORE DONNA PENE EREZIONE IMPOTENZA DISFUNZIONE ERETTILE VAGINA SESSULITA SESSO COPPIA LOVE COUPLE FRINEDS LOVLe infezioni del pene e del glande sono diversi processi infettivi di origine batterica, virale, parassitaria o fungina che coinvolgono i genitali maschili ma che possono diffondersi anche ad altre aree del corpo e trasmettersi sessualmente al partner. Tra le infezioni più diffuse ricordiamo la balanite, le verruche genitali, la candidosi, il lichen planus e la gonorrea.

Balanite

La balanite (dal greco antico: βάλανος, bálanos, «ghianda», itis, «infiammazione») è un’irritazione e un’infiammazione, con comparsa di rossore, della testa del glande spesso estesa anche al prepuzio. In quest’ultimo caso viene meglio definita balanopostite. Le cause della balanite sono frequentemente correlate a batteri (Streptococcus pyogenes, Staphylococcus aureus, Neisseria gonorrhoeae) ma a volte è sostenuta da miceti come la candida albicans. Può essere una balanite traumatica di tipo irritativo, da farmaci, allergica da contatto. Irritazione, prurito intimo, desquamazioni sono segnali di una origine batterica. I sintomi sono irritazione del glande, prurito, arrossamento, disturbi della minzione, edema, ingrossamento delle ghiandole linfatiche inguinali, lesioni ulcerative, secrezioni biancastre e/o maleodoranti dal pene, dolore durante i rapporti. In alcuni casi c’è sanguinamento. Le terapie includono antibiotici (se l’infezione è batterica) e gli antimicotici (se l’infezione è fungina). Anche il o la partner sessuale, sebbene sia asintomatica, dovrebbe sottoporsi al trattamento farmacologico specifico.

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Lichen planus

Il lichen planus (LP), o lichen ruber planus (LRP), è una dermatosi infiammatoria ad andamento cronico-recidivante ed eziologia sconosciuta che colpisce cute, mucose e unghie, si configura nella categoria delle malattie autoimmuni. Le cause non sono ancora del tutto note. Numerosi farmaci tra cui antibiotici, anticonvulsivanti, antidepressivi, antimalarici, antipertensivi, diuretici, FANS, metalli e farmaci biologici sono stati associati allo sviluppo di reazioni lichenoidi. L’amalgama dentale, contenente mercurio, è un possibile fattore di rischio benché non sia stata provata una chiara associazione con la patologia. Altri fattori di rischio sono esposizione a p-fenilendiammina, dimetilfumarato, noce di Betel, radioterapia, depressione e disturbi d’ansia. Anche le intolleranze alimentari, come quella al lattosio, non vanno trascurate. In alcuni studi (ma non in altri) si è riscontrata un’associazione tra infezione da HCV e lichen planus; il possibile ruolo di questo virus rimane perciò incerto. È stato inoltre associato ad infezioni da herpesvirus tra cui HHV-3, HHV-6, HHV-7 e in rari casi ad infezioni da HBV e in seguito a somministrazione di vaccino antiepatite B. I sintomi sono: lesioni papulose o placche pruriginose, erosive e recidivanti sulla pelle, prurito locale con balanite e postite, dolore durante i rapporti. La terapia dipende dall’elemento a monte che l’ha determinato. Il lichen reticolare non richiede alcun trattamento in quanto è asintomatico. In rari casi si può osservare una superinfezione da Candida albicans che causa bruciore e rende necessario un trattamento antimicotico. Nel lichen erosivo vengono impiegati soprattutto i corticosteroidi. In prima istanza si usano i corticosteroidi topici come il desametasone in soluzione viscosa, il flucinonide in gel o il betametasone in tavolette da sciogliere in bocca. Nel lichen atrofico dei genitali (come nella forma più grave sclero-atrofica) vengono impiegati due nuove molecole: il tacrolimus e il pimecrolimus, con ottimi risultati soprattutto se si considerano i pesanti effetti collaterali dei cortisonici (atrofia dell’epitelio e graduale perdita dell’elasticità delle mucose e della cute) che restano un’arma valida nelle forme più gravi.

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Verruche genitali

Il condiloma acuminato (anche chiamato verruca genitale, verruca venerea, verruca anale e verruca anogenitale) è una malattia altamente contagiosa a trasmissione sessuale. La causa risiede in alcuni sottotipi di Papillomavirus umano (HPV). Tra i sintomi ricordiamo: dolore, irritazione, prurito, dispareunia, dolore durante la minzione. Può degenerare in cancro. Terapia: è consigliato trattare i condilomi con farmaci antivirali ed immunomodulatori. Possono essere usati anche elettrocoagulazione, laser terapia o escissione chirurgica.

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Candidosi

Rare nell’uomo, al contrario della candidosi femminile, molto più diffusa e sintomatica. Cause: la causa è un fungo, la Candida albicans. Sintomi: bruciore circoscritto, dolore durante i rapporti, dolore durante la minzione, eritema localizzato, prurito, irritazione genitale. La terapia si serve di applicazione topica di antimicotici specifici (ad esempio Clotrimazolo o Miconazolo), eventualmente associando antifungini ad azione sistemica (ad esempio Polienici o Echinocandine).

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Gonorrea

La gonorrea (dal greco “gonos”: seme; e “reo” : scorro;) o blenorragia (dal greco “blenos”: muco; e “ragoo”: erompo;) è una malattia a trasmissione sessuale. La causa risiede nel batterio Neisseria gonorrhoeae. È popolarmente nominata “scolo”. I termini si riferiscono al principale sintomo, ossia le perdite uretrali. I sintomi includono: irritazione a livello del glande, perdite biancastre-giallognole e maleodoranti dal pene, dolore durante la minzione, bruciore e prurito. Nei casi più complessi, l’infezionee degenera in prostatite, epididimite e sterilità. La terapia include antibiotici (macrolidi, chinoloni e cefalosporine).

Prodotto consigliato

Il miglior prodotto per la pulizia dei genitali maschili e la prevenzione di smegma, infezioni e cattivi odori, selezionato, usato e raccomandato dal nostro Staff di esperti, lo potete trovare qui: http://amzn.to/2juf3pJ, molto efficace grazie agli estratti a base di Eugenia caryophyllus ed Helicrysum italicum, che possiedono una forte azione detergente, antibatterica, antimicotica ed antinfiammatoria.

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I tumori si sconfiggono anche a tavola, con i cibi anti-cancro

MEDICINA ONLINE CIBO VEGAN GIRL VEGETARIAN EAT WOMAN DINNER CRUDISTI FRUTTARIANI VEGETARIANI VEGETARIANI DIFFERENZE VERDURA CARNE CIBO PROTEINE WALLPAPER HD PHOTO PICTURE HI RES EATING MANGIARE DIETA RICETTAUna buona alimentazione può prevenire molte forme di tumore maligno (pensiamo soprattutto al cancro che interessa a vari livelli l’apparato digerente) e può essere anche di parziale aiuto (pur non sostituendosi mai alle terapie farmacologiche e chirurgiche) DOPO che un cancro è stato diagnosticato. In questo senso alcuni alimenti sono migliori di altri, vediamo quali.

Tè verde

Il tè verde possiede i polifenoli, in particolare l’EGCG, che riducono la neovascolarizzazione necessaria allo sviluppo dei tumori e metastasi. E’ un antiossidante ed attiva gli enzimi del fegato che a loro volta eliminano le tossine e le scorie dal corpo. In laboratorio amplifica gli effetti della radioterapia. Il tè verde giapponese (sencha, matcha, gyokuro, ecc.) è particolarmente ricco di EGCG.
Va tenuto in infusione dai cinque ai dieci minuti e bevuto entro un’ora.

Curcuma

La curcuma è un potente antinfiammatorio e favorisce l’apoptosi delle cellule cancerose. In laboratorio amplifica l’effetto della chemioterapia. Per essere assimilata dal corpo la curcuma deve essere mescolata al pepe nero che va diluito nell’olio extra vergine d’oliva o di lino.
Mezzo cucchiaino di curcuma mescolata con un cucchiaino di olio extra vergine d’oliva ed una generosa presa di pepe nero, aggiungere un filo di sciroppo di agave. Si mette nelle verdure, minestre o al condimento delle insalate.

Zenzero

Lo zenzero è un potente antinfiammatorio ed antiossidante; riduce la formazione dei nuovi vasi sanguigni ed in infuso riduce la nausea portata dalla chemio o dalla radio.
Gratuggiare lo zenzero sopra le verdure mentre cuociono. Oppure marinare dello zenzero gratuggiato con della frutta nel succo di limone (aggiungere sciroppo d’agave se si preverisce più dolce). Si può anche fare una infusione per dieci-quindici minuti di zenzero tagliato a fettine in acqua bollente.

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Crocifere

I cavoli di ogni tipo, dai cavolfiori ai broccoli o cavolini di Bruxelles, contengono molecole anticancro oltre a detossificare le sostanze cancerogene. Attenzione però evitare la bollitura, è necessaria una cottura breve al vapore oppure nel wok per non distruggere le molecole suddette.

Aglio, cipolla, porro, scalogno, erba cipollina

L’aglio è un’erba di molteplici usi, nel nostro caso favoriscono l’apoptosi delle cellule del cancro al colon, al seno, al polmone, alla prostata e della leucemia. Le molecole attive dell’aglio però sono efficaci quando viene schiacciato ed assorbito in un pò d’olio.
Quindi aglio e cipolla possono essere sminuzzati e fatti dorare in olio extra vergine d’oliva, quindi aggiunti a verdure mescolate con curcuma.

Frutta e verdura ricche di carotene

Carote, patate dolci, zucche, pomodori, cachi, albicocche, barbabietole contengono vitamina A e licopeni i quali inibiscono la progressione delle cellule tumorali e stimolano il sistema immunitario in particolare rendendo più attive le cellule NK. Per il tumore al seno è consigliabile un maggior consumo di alimenti ricchi di carotene.
Il licopene dei pomodori è particolarmente efficace per il cancro alla prostata, ma i pomodori vanno cotti e senza aggiunta di zucchero.

Funghi

I funghi maitake, shiitake, enokitake, cremini champignon, cardarelli contengono polisaccaridi e lentinane che moltiplicano le cellule immunitarie. Sostengono la chemioterapia. Possono essere mescolati nelle minestre di verdura, oppure cotti nel wok con altre verdure, grigliati al forno.

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Erbe e spezie

Il rosmarino, il timo, l’origano, il prezzemolo, il basilico e la menta sono ricchi di oli essenziali della famiglia dei terpeni, quindi aumentano l’apoptosi delle cellule cancerose. Svolgono anche azione antiossidante ed antinfiammatoria.

Alghe

Le alghe marine rallentano la crescita del cancro al seno, alla prostata, alla pelle e al colon. Le alghe wakeme e kombu stimolano le cellule del sistema immunitario. Le principali sono: nori, kombu, wakame, arame e dulse. Sono utilizzabili nelle minestre o aggiunte nella cottura dei fagioli o delle lenticchie.

Frutti di bosco

Le fragole, i lamponi, i mirtilli, le more contengono acido ellagico e polifenoli che stimolano eliminazione degli agenti cancerogeni e inibiscono l’angiogenesi. Si possono mangiare durante la prima colazione coi fiocchi multicereali, oppure come macedonia, vanno bene anche quelli surgelati che mantengono le molecole anticancro.

Agrumi

Arance, mandarini, limoni sono antinfiammatori e stimolano la detossificazione degli agenti cancerogeni tramite il fegato.

Succo di melagrana

Ha potenti effetti antinfiammatori, riduce la crescita del tumore alla prostata. Consumarne un bicchiere al giorno al mattino a colazione.

Vino rosso

Il vino rosso contiene polifenoli, in particolare il resveratrolo che rallenta le fasi di progressione del cancro oltre che proteggere le cellule dall’invecchiamento. Non bisogna però superare il bicchiere di vino rosso al giorno ed anzi, nuovi studi sembrano addirittura andare verso una ancora maggiore restrizione (meno di un bicchiere di vino al giorno). Ad ogni modo cercate di usare il buon senso e non esagerate mai con nessun alcolico!

Cioccolato fondente

Il cioccolato fondente contiene numerosi e potenti antiossidanti, ritarda la crescita delle cellule cancerose e limita l’angiogenesi. Il cioccolato con il latte però annulla tutti gli effetti. E’ delizioso spolverizzato di zenzero e di bucce di mandarino.

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Vitamina D

E’ prodotta dalla pelle durante l’esposizione al sole, che pertanto, senza esagerare, ha effetti benefici in numerose forme tumorali. E’ contenuta anche nel salmone, nello sgombro e nelle anguille.

Omega 3

L’omega 3 è presente nel pesce grasso e riduce lo stato infiammatorio ritardando la crescita delle cellule cancerose dei tumori al seno, al colon, al polmone, alla prostata, al rene, ecc.. Il rischio tumore decresce in chi consuma pesce grasso almeno due volte alla settimana. Preferite i pesci piccoli come le sardine, le acciughe e gli sgombri. Il pesce surgelato perde in gran parte il contenuto di omega 3. Anche i semi di lino sono ricchi di omega 3, molto efficaci nei tumori alla prostata. Macinare i semi di lino e mescolarli al latte di soia, oppure ai cereali della prima colazione.

Probiotici

Nell’intestino vi sono dei batteri utili alla digestione e all’equilibrio del sistema immunitario. I probiotici inibiscono la crescita delle cellule tumorali del colon. Yogurt e kefir biologici sono fonti di probiotici, ma anche l’aglio, la cipolla, il pomodoro, gli asparagi.

Selenio

Il selenio è un oligoelemento presente nel terreno,ma si trova anche nel pesce, nei frutti di mare e nelle frattaglie. Il selenio stimola le cellule immunitarie in particolare le NK.

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Il segreto per avere dei glutei perfetti

glutei donnaI glutei sono quella parte del nostro corpo che spesso non ci soddisfa e che vorremmo diversa da com’è e ciò è valido soprattutto per le donne che vedono i glutei come una ottima arma di seduzione. Secondo un sondaggio per il 42 per cento delle donne italiane i glutei rappresentano un vero e proprio problema, non solo fisico ma anche psicologico. I tanto odiati cuscinetti, anche chiamati con termine più raffinato “culotte de cheval”, non sono però così difficili da combattere: come fare?

Prima di partire bisogna conoscere il nostro nemico principale (la cellulite) ed è importante fare subito una “dolorosa” considerazione: la conformazione di base dei glutei è frutto di caratteri ereditari e costituzionali, per cui è possibile sicuramente migliorarne l’aspetto ma non pensare di stravolgerne le forme.

La strategia vincente per avere glutei tonici e dalla forma armoniosa passa attraverso l’attività fisica, l’alimentazione, la cosmetica ed eventualmente i trattamenti di medicina estetica. Trascurare uno o l’altro aspetto significa non ottenere i risultati che desideri: infatti una dieta senza esercizio fisico non ti darà tono ma anche il solo esercizio fisico non basta a ridurre i volumi senza una dieta equilibrata, inoltre sia esercizio fisico e dieta poco possono fare in presenza di accumuli adiposi profondi e smagliature ed è quei che cosmesi e medicina estetica entrano in gioco dando il loro imprescindibile contributo. Per avere un bel “lato b”, come ormai va di moda chiamarlo, punta su tre aspetti: pelle più elastica, via la cellulite e muscoli più tonici.

Muscoli potenti: no a vita sedentaria, si palestra, corsa e scuola di ballo 

I glutei sono tra i muscoli più forti del nostro corpo. Per mantenerli elastici e sodi ottimo è lo step, la corsa e gli importantissimi squat (i piegamenti sulle ginocchia): fare 20 minuti di esercizio quotidiano è senz’altro un ottimo investimento. In palestra si possono trovare anche macchine specifiche che assicurano glutei tonici. Uno dei peggiori nemici è dei glutei perfetti è la vita sedentaria che rende la pelle molle e rilassata. Per correre ai ripari prova ad iscriverti ad una scuola di ballo: ballare, soprattutto la danza del ventre o i balli latino-americani, ti aiuta a tonificare il girovita ed il fondoschiena. Ovviamente, ancor prima del tono, i volumi dei glutei si costruiscono a tavola quindi no a grassi e si a frutta e verdura.

Leggi anche: Glutei alti e sodi con squat ed altri facili esercizi da fare a casa

E la cellulite?

Anche la cellulite va combattuta : infatti è proprio in questa zona che si formano facilmente ristagni di liquidi. In questo caso ricorri a dei fanghi termali: i cui principi attivi in essi contenuti (quali sodio, iodio e bromo) hanno la proprietà di richiamare l’acqua in superficie facilitando lo smaltimento delle tossine. Basta un impacco due o tre volte la settimana per avere dei risultati evidenti in poco tempo. Anche le creme rassodanti anticellulite in commercio, anche se non fanno miracoli, possono comunque fare la loro parte per raggiungere il nostro scopo.

Pensiamo alla pelle

Le tecniche migliori per prendersi cura della pelle sono:

Per le più pigre

Per le inguaribili pigrone? C’è il push up per i glutei. Si chiama Biniki ed arriva da Los Angeles. Si tratta di una sorta di reggicalze fatto di elastici che, indossato sotto pantaloni, gonne ed abiti aderenti, solleva e sorregge i glutei regalando un fondoschiena stile brasiliano.

Il ruolo del medico

Ovviamente tutti questi consigli si sposano con uno stretto controllo medico, lo dico non per tirare “acqua al mio mulino” visto che questo è il mio lavoro. Il medico è importante nella fase di controllo dell’alimentazione, dell’attività fisica ottimale (né troppa, né troppo poca), nel controllo di eventuale patologie che riguardano il drenaggio dei liquidi. Inoltre il medico chirurgo estetico conosce esattamente molte tecniche invasive e non invasive per migliorare il vostro “lato b” in maniera rapida e sicura!  Tra le tecniche più usate sicuramente vi sono l’elettroporazione, la cavitazione (fatta dal medico e non dall’estetista), la criolipolisi, e molti sistemi per combattere le smagliature. Inoltre una tecnica ormai collaudata è la liposuzione, mentre l’ultima moda è la gluteoplastica.

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