Cifosi patologica o ipercifosi dorsale: cause, terapie e conseguenze

MEDICINA ONLINE SCHIENA COLONNA VERTEBRALE VERTEBRE SCOLIOSI LORDOSI CIFOSI FISIOLOGICO PATOLOGICO ASSE POSTURALE ATTEGGIAMENTO SCOLIOTICO POSTUROLOGIA ESERCIZI RIMEDI BAMBINO ZAINO PESO CONVESSO CONCAVO BUSTO CHIRURGIACon il termine “cifosi” (in inglese “kyphosis“) in medicina si intende la curvatura fisiologica dorsale della colonna vertebrale, in senso antero-posteriore e con concavità anteriore, che oscilla tra i 20 ed i 45°, visibile osservando il corpo lateralmente. Quando si parla semplicemente di “cifosi”, quindi, non si fa riferimento ad una patologia, bensì alla normale curvatura della parte alta della schiena, anche se talvolta viene erroneamente usato il termine “cifosi” come sinonimo di “cifosi patologia”.
Una colonna vertebrale toracica normale, con cifosi fisiologica, si estende dalla prima alla dodicesima vertebra toracica con un leggero angolo cifotico, compreso tra 20° e 45°.
Quando l’angolo della cifosi supera i 45° si parla invece di cifosi patologica, ipercifosidorso curvo o, nel linguaggio popolare, di gobba. In inglese si usa il termine “hyperkyphosis“. La cifosi patologica è, appunto, una condizione patologica che rientra nella classificazione dei dismorfismi sagittali del rachide o deformità sagittali del rachide. La cifosi di Scheuermann è una forma diffusa di ipercifosi ed è il risultato di vertebre incuneate (“vertebre a cuneo”) che si sviluppano durante l’adolescenza.

Etimologia

Il termine “cifosi” deriva dal greco “κυφός” (“cyphòs”), che significa “curvo”; “iper” deriva sempre dal greco e significa “sopra, oltre”.

Diffusione

L’ipercifosi è osservata più frequentemente nei maschi rispetto alle femmine.

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Cause e fattori di rischio

La causa specifica dell’ipercifosi non è sempre chiara ed univoca: la condizione sembra essere infatti multifattoriale, cioè causata da più fattori di rischio che agiscono in sinergia tra loro. Una cifosi patologica può essere causata o comunque favorita da uno o più dei seguenti fattori:

  • malattie degenerative come l’artrite;
  • spondilosi;
  • problemi dello sviluppo (più comunemente sindrome di Scheuermann);
  • osteoporosi con frattura vertebrale da compressione;
  • ipostenia;
  • famigliarità (avere famigliari con ipercifosi);
  • età avanzata;
  • sarcopenia;
  • atrofia muscolare;
  • sindrome di Ehlers–Danlos;
  • malnutrizione per difetto, in particolare carenza di proteine e di vitamina D;
  • debolezza muscolare patologica;
  • posture cronicamente errate;
  • crollo vertebrale;
  • tumori ossei;
  • fratture ossee;
  • tubercolosi;
  • allettamento cronico (ad esempio in caso di quadriplegia);
  • traumi acuti o cronici.

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Tipi di ipercifosi

Esistono diversi tipi di cifosi patologica:

  • L’ipercifosi posturale, il tipo più comune, può manifestarsi sia negli anziani che nei giovani. Nei giovani è in aumento ma fortunatamente è più facilmente reversibile correggendo gli squilibri muscolari e la posizione. Nell’anziano (“gobba della vedova”) è più difficilmente risolvibile. Circa un terzo dei casi più gravi di ipercifosi nelle persone anziane presenta fratture vertebrali.
  • La cifosi di Scheuermann è significativamente peggiore della precedente dal punto di vista estetico e può causare vari gradi di dolore, inoltre può interessare anche diverse aree della colonna vertebrale (la più comune è l’area medio-toracica). La cifosi di Scheuermann è considerata una forma di osteocondrosi giovanile della colonna vertebrale ed è più comunemente chiamata malattia di Scheuermann. Si riscontra soprattutto negli adolescenti e presenta una deformità significativamente peggiore rispetto alla cifosi posturale. Un paziente con la cifosi di Scheuermann in genere non può correggere da solo la postura. L’apice della curva, situato nelle vertebre toraciche, è abbastanza rigido. Il paziente può avvertire dolore a questo apice, che può essere aggravato dall’attività fisica e da lunghi periodi in piedi o seduti: ciò può avere un effetto significativamente dannoso poiché il loro livello di attività è frenato dalla loro condizione; possono sentirsi isolati o a disagio tra i coetanei se sono bambini, a seconda del livello di deformità. Mentre nella cifosi posturale le vertebre ed i dischi appaiono normali, nella cifosi di Scheuermann i dischi sono spesso erniati e le vertebre sono a forma di cuneo su almeno tre livelli adiacenti. La stanchezza è un sintomo molto comune, molto probabilmente a causa dell’intenso lavoro muscolare che deve essere messo in piedi o seduto correttamente. La famigliarità sembra essere un fattore di rischio. La maggior parte dei pazienti sottoposti a intervento chirurgico per correggere la cifosi ha la malattia di Scheuermann.
  • L’ipercifosi congenita è una ipercifosi che è già presente alla nascita ed è correlata ad una colonna vertebrale non sviluppata correttamente nell’utero. Le vertebre possono essere malformate o fuse insieme e possono causare un’ulteriore cifosi progressiva man mano che il bambino si sviluppa. Il trattamento chirurgico può essere necessario in una fase molto precoce e può aiutare a mantenere una curva normale in coordinamento con follow-up coerenti per monitorare i cambiamenti. La decisione di eseguire la procedura chirurgica può essere molto complessa a causa dei potenziali rischi per il bambino. Una cifosi congenita può anche diventare macroscopicamente evidente solo negli anni dell’adolescenza, più comunemente nei bambini con paralisi cerebrale e altri disturbi neurologici.
  • L’ipercifosi nutrizionale è una cifosi patologica correlata a carenze nutrizionali, specialmente verificatesi durante l’infanzia, come la carenza di vitamina D (che porta a rachitismo), che rende le ossa meno resistenti e provoca la curvatura della colonna vertebrale e degli arti sotto il peso corporeo via via maggiore del bambino.
  • L’ipercifosi osteoporotica è correlata ad osteoporosi, che rende le ossa meno resistenti al peso corporeo e portano la schiena a curvarsi.
  • La deformità del gibbo è una forma di ipercifosi strutturale, spesso una sequela della tubercolosi.
  • L’ipercifosi post-traumatica può derivare da fratture vertebrali non trattate o trattate in modo inefficace.

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Sintomi e segni

La curvatura eccessiva nella parte alta della colonna è essa stessa il segno di una patologia o condizione a monte. Possibili sintomi e segni correlati ad una ipercifosi sono:

  • mal di schiena;
  • cefalee ricorrenti;
  • cervicalgia (dolore al collo);
  • frequenti torcicollo;
  • frequenti episodi di “colpo della strega”;
  • dolori che si irradiano lungo la schiena, fino agli arti superiori e le mani;
  • lombosciatalgia (con dolore che si può irradiare fino ai piedi).

Nei casi più gravi la cifosi patologica può coinvolgere polmoni, diaframma, vari nervi e organi toracici ed addominali, provocando difficoltà ed alterazioni respiratorie, digerenti e neuro-muscolari. Il disagio di essere deriso come “individuo con la gobba”, può determinare conseguenze anche molto gravi per la psiche, portando in alcuni casi ad isolamento sociale, ansia, stress, depressione ed ideazioni suicidarie.

Come capire se mio figlio ha la cifosi patologica?

Basta anche una semplice ma attenta osservazione da parte dei genitori e degli insegnanti a individuare un inizio di ipercifosi: una lieve deviazione della spina dorsale guardando il bambino di profilo. Se sospettate che vi sia una ipercifosi, il medico potrà confermare o smentire questo dubbio.

Diagnosi di cifosi patologica

La diagnosi di cifosi patologica viene sospettata all’anamnesi e formulata attraverso l’osservazione e la misurazione degli angoli effettuata durante l’esame obiettivo. L’angolo di Cobb è il metodo più utilizzato per misurare la cifosi. Cause idiopatiche, come l’incuneamento vertebrale o altre anomalie, possono essere confermate tramite la radiografia. Una volta diagnosticata la presenza di una curvatura patologica, è importante capire se esiste una patologia e/o una condizione a monte che la determina o la favorisce: questo è importante per decidere la terapia migliore e più efficace. Numerose sono le indagini che possono essere usate per indagare la situazione. Le ecografie articolari, la risonanza magnetica e la TC possono evidenziare danni articolari ed al rachide correlati all’ipercifosi. L’osteoporosi, una potenziale causa di cifosi, può essere confermata con un esame della densitometria ossea (MOC).

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Filo a piombo

Con un filo a piombo si può anche ampliare la valutazione della schiena. I valori considerati normali a livello di C7 devono essere compresi tra i 30 ed i 55 mm, e a livello di L3 tra i 30 mm e i 70 mm. I valori a livello di C7 devono essere pari a 60 mm ed a livello di L3 pari a 75 mm.

Ipercifosi: quando fare i controlli?

Va effettuato uno screening preventivo prima del compimento dei 9/10 anni per le ragazze e gli 11/12 per i ragazzi presso un medico ortopedico o un medico fisiatra, specializzati in patologie vertebrali. La visita ortopedica per la diagnosi di una sospetta malformazione è assolutamente indolore e non è invasiva. Se si nota una malformazione, il paziente viene inviato a compiere un esame radiologico per confermare la diagnosi.

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Conseguenze

Sebbene la maggior parte dei casi di cifosi appaiono come lievi e richiedono solo un monitoraggio di routine, i casi più gravi possono essere fortemente debilitanti. Un alto grado di cifosi può causare dolore alla schiena, al collo ed alla testa. Può determinare disagio psicologico (il bambino può essere deriso dai coetanei e tendere all’isolamento sociale ed a patologie psichiatriche come la depressione). Può inoltre determinare difficoltà respiratorie e nella digestione, irregolarità cardiovascolari e compromissioni neurologiche. Nei casi più gravi una cifosi patologica può portare ad una compromissione delle possibilità professionali e ad una diminuzione della qualità della vita. Queste ampie curvature, in genere, non rispondono bene al trattamento conservativo e quasi sempre è necessario ricorrere all’intervento chirurgico di fusione spinale, che può ripristinare correttamente il naturale angolo di curvatura.

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Trattamento della cifosi patologica

La cifosi posturale toracica può spesso essere trattata con la rieducazione posturale focalizzata sulla giusta posizione da tenere in determinate situazioni e su esercizi di rafforzamento mirati alla muscolatura (in particolare di deltoidi, sternocleidomastoideo trapezio, dorsali, lombari e glutei). Importante evitare di passare lunghe ore con lo smartphone od il tablet in mano ed il collo piegato in avanti. Utile lattività fisica in generale, in particolare il nuoto (attenzione però a sport come il tennis ed il ciclismo). Importante perdere di peso se in sovrappeso od obesi. La cifosi toracica idiopatica causata dall’incuneamento vertebrale, da fratture o anomalie vertebrali, risulta più difficile da trattare, dato che potrebbe non essere possibile curarla assumendo una postura corretta per via dei cambiamenti cronici e strutturali nelle vertebre. I bambini che non hanno completato il loro sviluppo, possono mostrare miglioramenti duraturi grazie al rinforzo muscolare. Esercizi possono essere prescritti per alleviare il disagio associato al sovraccarico dei musoli posteriori. Una varietà di posizioni a gravità assistita o una leggera trazione può ridurre al minimo il dolore associato alla compressione della radice del nervo. L’uso di sedie e poltrone ergonomiche di qualità, con schienale ben sagomato, può migliorare la situazione in alcuni casi. In Cina, molte persone usano materassi per la cura della colonna vertebrale per correggere l’eccessiva cifosi durante il sonno. L’intervento chirurgico può essere raccomandato per i casi di grave ed invalidante ipercifosi.

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Tutori

Il “corsetto Milwaukee” è un particolare corpetto che viene spesso utilizzato per trattare la cifosi. I moderni dispositivi sono realizzati tramite apparecchiature CAD/CAM e personalizzati per il trattamento di diversi tipi di cifosi. Questi sono molto più facili da indossare e possono produrre risultati soddisfacenti. Poiché vi sono diversi tipi di curvature (toracica, toracolombari e lombari) diversi tipi di tutore sono utilizzati, con diversi vantaggi e svantaggi.

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Fisioterapia

Sono state sviluppate delle tecniche fisioterapiche per la cifosi non grave nei pazienti che non hanno completato lo sviluppo osseo che per le deformità vertebrali correlate. In Germania, un trattamento standard sia per la malattia di Scheuermann che per la cifosi lombare è il metodo Schroth, un sistema di terapia fisica per la scoliosi e le relative deformità spinali. Implica la posizione supina, il posizionamento di un cuscino sotto la regione scapolare e l’allungamento posteriore del rachide cervicale.

Chirurgia

Il trattamento chirurgico può essere utilizzato in casi gravi. Nei pazienti con progressiva deformità cifotica causata da crolli vertebrali, una procedura chiamata cifoplastica può arrestare la deformità e alleviare il dolore. La cifoplastica è una procedura minimamente invasiva e richiede solo una piccola apertura nella pelle. L’obiettivo principale è di restituire alla vertebra danneggiata la sua altezza originale.

Complicanze della chirurgia

Il rischio di gravi complicanze dovute alla chirurgia di fusione spinale per cifosi è stimata al 5%, simile ai rischi di un intervento chirurgico per la scoliosi. Possibili complicazioni possono essere l’infiammazione dei tessuti molli o processi infiammatori profondi, menomazione nella respirazione, sanguinamento e lesioni nervose. Secondo gli ultimi dati disponibili, tuttavia, il tasso effettivo di complicanze può essere significativamente più alto. Anche tra coloro che non soffrono gravi complicazioni, il 5% dei pazienti richiede un successivo intervento entro cinque anni e non è ancora chiaro quali siano i risultati attesi nel lungo termine. Tenendo conto che i segni e sintomi della deformità della colonna vertebrale non possono essere modificati da un intervento chirurgico, la chirurgia plastica può essere utile. Purtroppo, gli effetti di un intervento di chirurgia plastica non sono necessariamente stabili.

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Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo
Direttore dello Staff di Medicina OnLine

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Differenza tra allucinazioni semplici e complesse

MEDICINA ONLINE CERVELLO TELENCEFALO MEMORIA EMOZIONI CARATTERE ORMONI EPILESSIA STRESS RABBIA IRA PAURA FOBIA SONNAMBULO ATTACCHI PANICO ANSIA VERTIGINE LIPOTIMIA IPOCONDRIA PSICOLOGIA PSICOSOMATICA PSICHIATRIA OSSESSIVOL’allucinazione è una falsa percezione in assenza di uno stimolo esterno reale e proprio per questo spesso definita “percezione senza oggetto“. In psicopatologia le allucinazioni vengono classificate fra i disturbi della percezione e sono distinte dalle allucinosi e dalle illusioni. Le allucinazioni si possono verificare in ognuna delle modalità sensitive, in particolare riconosciamo allucinazioni visive, uditive, gustative, olfattive e tattili e fenomeni allucinatori cenestesici, enterocettivi e protopatici. Una allucinazione può anche essere “negativa“: ha luogo quando un oggetto reale non viene percepito dal soggetto allucinato. Le allucinazioni possono verificarsi in soggetti sani in modo transitorio (in caso di forti stress, emozioni, febbre alta, uso di droghe…) o cronicamente in soggetti psichiatrici, ad esempio schizofrenici, in associazione ad altri sintomi, come i deliri. Esempi di allucinazioni sono quelle ipnagogiche e ipnopompiche, che si verificano quando il soggetto è sul punto di addormentarsi o di risvegliarsi, o le allucinazioni lilipuziane (in cui tutto appare di dimensioni ridotte) che si verifica nella Sindrome di Alice nel Paese delle Meraviglie o sotto l’effetto di droghe allucinogene.

Allucinazioni semplici e complesse

Le allucinazioni possono essere distinte in semplici e complesse.
Si definisce allucinazione semplice quella in cui è attivata una singola modalità sensoriale e quindi la percezione non richiede un’elaborazione cognitiva per essere decodificata. Tipico esempio di allucinazione visiva semplice è quella di vedere un oggetto, ad esempio un albero o una casa, che in realtà non esiste, mentre una allucinazione uditiva semplice è quella di sentire un rumore che non esiste.
Si definisce allucinazione complessa un tipo di allucinazione in cui sono attivate più modalità sensoriali. Tipico esempio di allucinazione complessa visivo-uditiva è quella di vedere e sentire una persona che parla, oppure un elefante che barrisce, che in realtà non esistono.

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Priapus Shot: la nuova tecnica per migliorare l’erezione del pene

MEDICINA ONLINE PENE LUNGHEZZA TEDESCHI ACCUSANO MISURA ACCORCIA DOTTORE AIUTO IL MIO PENE SI STA ACCORCIANDO SPERMA AUMENTO EIACULAZIONE ORGASMO SESSO UOMO DONNADagli Stati Uniti arriva un’interessante novità per tutti gli uomini che vogliono aumentare la qualità dell’erezione del pene e contrastare la disfunzione erettile. Il Priapus Shot – così si chiama la tecnica innovativa – è un trattamento rigenerativo, utilizzato da anni in ortopedia, traumatologia e dermatologia. Esso consiste nel rigenerare il sistema vascolare del pene, migliorando la circolazione sanguigna e quindi l’erezione tramite il “PRP”.

Plasma ricco di piastrine (PRP)

La tecnica PRP usa una piccola quantità di sangue (10-15 cc) che il medico preleva al paziente. Il sangue viene introdotto in apposite provette che vengono centrifugate, fino ad ottenere il plasma, che contiene in alta concentrazione le piastrine che, una volta attivate, produrranno i fattori di crescita. Il composto risultante da questa “scrematura” può essere iniettato sottopelle sia con tecnica mesoterapica, sia con la classica infiltrazione diretta nelle rughe o nelle pieghe cutanee. I fattori di crescita iniettati, stimolano la rigenerazione dei tessuti e la neoangiogenesi (formazione di nuovi vasi sanguigni).

Privo di effetti collaterali

Il trattamento è fatto in ambulatorio, non necessita di ricovero ed è privo di effetti collaterali, perché non vengono iniettati nel pene farmaci o altre sostanze estranee al corpo, ma solo materiale biologico prelevato dal paziente stesso, come visto nel paragrafo precedente. Questo vuol dire che non c’è il rischio di avere rigetti o reazioni allergiche. Il Priapus Shot viene consigliato a tutti gli uomini che soffrono di impotenza e non possono ricorrere al Viagra o che non rispondono alla terapia farmacologica. Il Priapus Shot va ripetuto più volte. Si comincia con due sedute a distanza di un mese l’una dall’altra e si continua finché non si ottengono risultati. L’esito può variare da paziente a paziente e non è detto che funzioni.

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Differenze delle ferite da taglio, da punta, superficiali, profonde, pulite, sporche

MEDICINA ONLINE TAGLIARSI CUTTING ADOLESCENTE AUTOLESIONISMO FERITA TAGLIO POLSO SANGUE MALE DOLORE MORTE MORIRE AIUTOPer ferita si intende l’interruzione traumatica di uno o più tessuti esterni o interni del corpo, causata da agenti esterni di varia natura che agiscono con modalità diversa.

Classificazione in base a percorso e profondità della ferita

In relazione al percorso e alla profondità le ferite possono essere distinte in:

  • ferite superficiali: quando interessano esclusivamente lo strato cutaneo e sottocutaneo;
  • ferite profonde: quando coinvolgono lo strato fasciale e le strutture che si trovano al disotto;
  • ferite penetranti: quando creano un tramite tra l’esterno e una delle grandi cavità dell’organismo (cranica, toracica, addominale);
  • ferite interne: quando interessano organi interni (fegato, milza, polmone, ecc.) a prescindere dal coinvolgimento delle strutture parietali che possono anche rimanere integre, come accade nei traumi chiusi.

Classificazione in base al grado di contaminazione della ferita

Un sistema di classificazione importante è quello che si basa sul grado di contaminazione delle ferite. È opportuno tuttavia precisare che la presenza di germi patogeni nella ferita non determina necessariamente una infezione della stessa.

  • ferite pulite: sono definite tali le ferite di origine non traumatica e nel cui ambito non vi siano interruzioni di alcuni apparati: digestivo, respiratorio, uro-genitale;
  • ferite pulite-contaminate: sono le ferite in cui uno degli apparati è interrotto ma sotto controllo e non vi siano segni apparenti di contaminazione. A questo gruppo appartengono interventi molto frequenti quali la colecistectomia o l’appendicectomia;
  • ferite contaminate: gruppo nel quale vengono inserite le ferite traumatiche recenti e quelle aperte, le ferite con interruzione non controllata dell’apparato gastro-enterico, quelle in presenza di fenomeni infiammatori acuti ma non purulenti, le incisioni delle vie biliari e urinarie in presenza di bile e urine infette;
  • ferite sporche: sono le ferite traumatiche aperte non recenti o quelle dovute a fenomeni perforativi o in presenza di infiammazioni pregresse purulente.

Classificazione in base al meccanismo che determina la ferita

In base al meccanismo che l’ha determinata, una ferita può essere da taglio, da punta o di altro tipo.

Ferite da taglio

Sono prodotte da agenti affilati quali coltelli, rasoi, schegge di vetro o metalliche, premuti e fatti scorrere su un tessuto corporeo. Si presentano rettilinee o ad ampia curvatura, più lunghe che profonde, con una caratteristica coda iniziale breve (tratto iniziale del contatto) e una coda finale più lunga (allontanamento del tagliente dal tessuto). Una caratteristica ferita da taglio è quella chirurgica da bisturi. Hanno i margini netti e sono, in genere, fortemente sanguinanti. L’entità dell’emorragia è legata al numero, al diametro e alla natura arteriosa o venosa dei vasi interrotti, elementi spesso in relazione sia con la profondità del taglio che con il distretto coinvolto. Risultano particolarmente sanguinanti, ad esempio, le ferite del cuoio capelluto, molto meno quelle della linea alba, struttura preferita, per questo motivo, nelle grandi incisioni laparotomiche. Le ferite da taglio spesso provocano un sanguinamento diffuso e puntiforme dei bordi, detto a nappo. Questo tipo di ferita, in particolare quella chirurgica che è più netta e regolare, va incontro a guarigione con ottimi risultati estetici. È condizione essenziale però che sia adeguatamente suturata e che non sia contaminata. In presenza di fenomeni settici concomitanti (intervento per appendicite acuta purulenta o per perforazione intestinale) o insorti nel decorso post-operatorio (infezione secondaria del sito chirurgico) anche la sutura più accurata non riesce ad evitare danni al normale processo di guarigione della ferita con possibili esiti cicatriziali antiestetici.

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Ferite da punta

Sono prodotte da agenti vulneranti appuntiti quali spine, aghi, chiodi, spilli, infissi nel tessuto. Si presentano con un foro di entrata più o meno piccolo e un tragitto di lunghezza diversa e che ne determina la distinzione in: superficiali e profonde. Possono essere:

  • trapassanti: quando attraversano completamente un segmento corporeo, quale un arto;
  • penetranti: quando raggiungono una delle tre cavità: cerebrale, toracica o addominale;
  • transfosse: quando la ferita penetrante presenta oltre al foro di entrata anche quello di uscita.

Le ferite da punta vanno incontro ad una rapida guarigione favorita dalla loro stessa conformazione che però implica anche maggiori rischi di:

  • infezione: la penetrazione dell’oggetto all’interno della ferita può introdurre materiale inquinante: polvere, terriccio, brandelli di stoffa che a causa della forma stretta e allungata della lesione vengono trattenuti. L’impossibilità di una detersione naturale e la difficoltà di praticarne una chirurgica favorisce quindi le infezioni localizzate con formazione di ascessi. Questo vale nelle lesioni di natura traumatica, ma anche in quelle legate a procedimenti chirurgici (iniezioni, ago-aspirati, paracentesi) per la presenza abituale di germi patogeni sulla superficie cutanea o eventualmente sui presidi chirurgici impiegati. È per tale motivo che ogni atto operatorio va eseguito nel rispetto della più rigorosa antisepsi e dopo lunga e accurata disinfezione della cute;
  • complicazione: la ferita da punta, essendo poco dolorosa e scarsamente sanguinante, tende in genere ad essere sottovalutata; inoltre è oggettivamente difficile stabilirne l’entità. Anche avendo a disposizione l’agente vulnerante non è possibile avere la certezza di quanto sia penetrato e quale direzione abbia seguito. Inoltre la sovrapposizione per scorrimento dei piani tissutali, dotati di elasticità diversa, una volta estratto l’oggetto appuntito, rende impossibile la definizione esatta del suo percorso. La stessa introduzione di uno specillo o di una sonda chirurgica scanalata che voglia seguire il tragitto può dare la sensazione, sbagliata, che esso sia più breve del reale, con conseguenze gravi. Un caso emblematico è quello delle ferite penetranti in addome ma non giudicate tali e quindi non ritenute meritevoli di ulteriori e più approfondite indagini. In questi casi le probabili lesioni degli organi interni comporteranno complicazioni gravi emorragiche o settiche  con quadri clinici anche drammatici: addome acuto, shock.

Altre ferite

  • ferite da punta e taglio: sono inferte da agenti vulneranti particolari quali pugnali, spade, lance nei quali si combinano l’azione di pressione e quella di strisciamento. Sono potenzialmente pericolose in quanto sono in grado di raggiungere più facilmente i piani profondi e le grandi cavità;
  • ferite lacere: sono dovute ad un’azione di strappamento o stiramento, oltre che di taglio. Si presentano edematose con vaste ecchimosi, aree necrotiche e margini fortemente irregolari; in generale sono scarsamente sanguinanti. Hanno spiccata tendenza all’infezione e richiedono quindi un’accurata toilette chirurgica con asportazione dei lembi mortificati e irregolari. Non sempre è possibile suturarle, anzi, in determinati casi, è opportuno lasciare aperte in modo che guariscano per seconda intenzione;
  • ferite contuse: sono conseguenza dell’azione vulnerante di oggetti smussi  esercitata con energia sufficiente a vincere l’elasticità dei tessuti ma non quella dei vasi. L’area appare fortemente edematosa con ampie aree ecchimotiche;
  • ferite lacero-contuse: questo tipo di ferita, che combina la natura di quelle lacere e di quelle contuse, rappresenta la lesione di natura traumatica più frequente. La loro caratteristica le rende particolarmente soggette all’infezione e di conseguenza a lunghi tempi di guarigione con esiti cicatriziali antiestetici;
  • ferite da arma da fuoco: sono ferite dovute all’azione vulnerante dei proiettili lanciati dalle armi da fuoco: pistole, fucili, mitragliatrici o delle schegge da scoppio di ordigni esplosivi: bombe, mine, proiettili di mortaio.
    • Nel primo caso le ferite sono caratterizzate da un foro di entrata relativamente piccolo, da un tragitto più o meno lungo e da un foro di uscita a margini estroflessi e di diametro maggiore (dovuto al corpo vulnerante che nel suo progredire crea una rosa di frammenti di tessuto e di osso che lo accompagnano). La gravità della ferita dipende alla forza viva del proiettile, dal distretto colpito, dal numero di organi interessati. Queste ferite hanno molte analogie con le ferite da punta e come queste vanno frequentemente incontro a infezione ed emorragie interne. Almeno inizialmente il dolore è modesto così come il sanguinamento esterno.
    • Le ferite da scheggia somigliano a quelle lacero contuse aggravate dal fatto che la forza viva, in questi casi elevata, può determinare danni importanti fino alle conseguenze estreme definite di sfacelo traumatico.

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Patologia delle ferite

Le ferite hanno tendenza alla guarigione spontanea che avviene mediante il fenomeno della cicatrizzazione. I tempi e gli esiti sotto l’aspetto estetico e funzionale dipendono dai fattori ai quali si è accennato in precedenza. In alcune circostanze il processo cicatriziale evolve in senso francamente patologico:

  • ipoplastico. Caratterizzato da una scarsa presenza di tessuto di granulazione con riepitelizzazione insufficiente. La cicatrice si presenta di colore più chiaro, infossata, ulcerata.
  • iperplastico. Questa complicazione è legata a situazioni diverse: contaminazione, guarigione per II intenzione, presenza di corpi estranei (anche punti di sutura). La cicatrice si presenta rilevata, dura e arrossata. La correzione chirurgica di questa lesione consiste nella asportazione della cicatrice e nella risutura dei lembi cutanei.
  • metaplastico. Complicazione conosciuta anche come cheloide ha una eziopatogenesi non chiara mentre più certe sono alcune predisposizioni: individuali e familiari, la pelle nera, la localizzazione in sedi particolari quali il collo o i rilievi ossei. A differenza della precedente nonostante la correzione, richiesta dai gravi inestetismi che comporta, ha un’alta tendenza alla recidiva.
  • canceroso. Costituisce una grave e fortunatamente rara complicazione legata a cause sconosciute.

Terapia delle ferite

La terapia delle ferite è essenzialmente chirurgica. A questa va sempre associata una idonea copertura con antibiotici.

  • Nel caso delle ferite da taglio non contaminate, a margini lineari e netti, una adeguata sutura favorisce la guarigione per prima intenzione nel giro di pochi giorni.
  • Nel caso delle ferite lacere e/o contuse la prima operazione è quella di detergerle accuratamente asportando le aree mortificate o francamente necrotiche e di provvedere alla regolarizzazione dei margini. Ciò consentirà una adeguata valutazione del danno e la scelta di procedere alla sutura immediata della ferita, con o senza apposizione di drenaggi, o piuttosto di lasciarla aperta lasciandola ad una guarigione per seconda intenzione, più lunga ma meno rischiosa.
  • Nel caso di ferite da punta è essenziale stabilire se esse siano penetrate in qualche cavità. Utili a questo scopo il ricorso ad alcuni esami quali quello ecografico o radiografico. In presenza di ferite penetranti il rischio di coinvolgimento di uno o più organi è molto alto. Ciò conforta la decisione di intervenire chirurgicamente con un’ampia laparotomia esplorativa o meglio, per la sua minore invasività, di ricorrere ad una laparoscopia esplorativa.

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Differenza tra recettori ionotropi e metabotropi

MEDICINA ONLINE differenza recettori ionotropi e metabotropi BIOCHIMICA CELLULA INTRACELLULARE MEMBRANA.jpgCon “recettore” in biochimica si intende una proteina che ha la capacità di legarsi con una molecola specifica, definita “ligando”. Il legame di un recettore col proprio ligando, causa nel recettore una variazione conformazionale in seguito alla quale si ha una cascata di reazioni (trasduzione del segnale) che portano all’insorgenza di una risposta cellulare o un effetto biologico specifici. Il farmacologia il recettore è una molecola che rappresenta il bersaglio specifico di un dato farmaco: la definizione di recettore assume quindi – in ambito farmacologico – un significato più ampio rispetto al campo biochimico, essendo definito “recettore” qualsiasi struttura biologica (proteine, enzimi, lipidi, acidi nucleici…) che diviene bersaglio del farmaco.

I recettori possono essere suddivisi in due grandi categorie, a seconda della loro localizzazione cellulare:

  • recettori transmembrana (o più semplicemente “recettori di membrana“): sono recettori che possiedono domini extracellulari, transmembrana ed intracellulari;
  • recettori intracellulari: sono localizzati all’interno della cellula, distinti in recettori citosolici o nucleari, in base alla loro localizzazione rispettivamente nel citosol o nel nucleo della cellula.

I recettori transmembrana sono suddivisibili in due differenti classi: ionotropi e metabotropici. I recettori ionotropi, definiti anche recettori-canale, sono recettori la cui apertura causa il flusso di ioni. Esistono sei tipi principali di recettori ionotropi:

  1. recettore colinergico nicotinico, che lega il neurotrasmettitore acetilcolina
  2. recettori sigma (δ)
  3. recettore della glicina
  4. recettore del GABA di tipo A e C
  5. recettore del glutammato
    • recettore AMPA
    • recettore NMDA
  6. recettori serotoninergici del tipo 5-HT3

I recettori metabotropici sono una classe di recettori che, in seguito all’interazione con lo specifico ligando, inducono una cascata di reazioni cellulari. Sono riconducibili a quattro tipologie recettoriali principali:

  1. recettori accoppiati a proteine G: strutture recettoriali transmembrana costituiti da sette domini transmembrana (TM) la cui risposta è modulata da una proteina G. Tra tali tipi di recettore possiamo trovare:
    • recettore colinergico muscarinico, che lega il neurotrasmettitore acetilcolina
    • recettori adrenergici, che lega le catecolammine (adrenalina e noradrenalina)
    • recettore del GABA di tipo B
    • recettore dell’angiotensina
    • recettore dei cannabinoidi
    • recettore della colecistochinina
    • recettori della dopamina
    • recettore dei leucotrieni
    • recettori oppioidi
    • recettore della rodopsina
    • recettore della somatostatina
    • recettori attivati da proteasi PAR
    • probabilmente molti altri ancora non definiti
  2. recettori tirosin chinasici, tra cui:
    • recettore dell’EGF (fattore di crescita epidermico)
    • recettore dell’eritropoietina
    • recettore dell’IGF-1
  3. recettori per le citochine, definiti anche recettori accoppiati a chinasi: sono recettori la cui struttura ed il meccanismo d’azione è simile a quello dei recettori tirosin chinasici. Al contrario di questi, i recettori per le citochine non hanno attività tirosin chinasica intrinseca, ma l’attività è mediata da una chinasi cellulare.
  4. recettori guanilil-ciclasi: sono recettori ad attività guailato-ciclasica, poco rappresentati negli organismi superiori. Si possono ricordare:
    • recettore del peptide natriuretico
    • recettore della guanilina

Differenza tra recettori ionotropi e metabotropi

Da quanto detto appare chiaro che i recettori ionotropici ed i recettori metabotropici hanno punti in comune ma anche differenze. Entrambi sono localizzati a livello della membrana citoplasmatica (e non nel nucleo o nel citosol) e sono perciò entrambi recettori transmembrana.
Nei recettori ionotropici il legame con il ligando causa l’apertura del canale racchiuso dal recettore stesso, invece il recettore metabotropico, al contrario del recettore ionotropico, una volta legato il ligando, avvia una serie di reazioni a cascata intracellulari mediata da un secondo messaggero ed alla base della trasduzione del segnale. Inoltre mentre il recettore ionotropo è un canale ionico, invece il recettore metabotropico non è un canale.

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Differenza ghiandole acinose alveolari semplici e ramificate

MEDICINA ONLINE CLASSIFICAZIONE GHIANDOLE ESOCRINE ENDOCRINE ANFICRINE ORMONI SECRETO SIEROSE MUCOSE MISTE MEROCRINE APOCRINE OLOCRINE ECCRINE PARIETALI TUBULARI GLOMERULARI SEMPLICI COMPOSTE ACINOSE ALVEOLARI.jpg

Classificazione della ghiandole esocrine

Le ghiandole presenti nel nostro corpo sono un insieme organizzato di cellule che compongono un tessuto epiteliale specializzato nel produrre e secernere una o più particolari sostanze, fra le quali diversi tipi di proteine, enzimi, lipidi, polisaccaridi e ormoni. Le ghiandole esocrine sono un tipo particolare di ghiandola che – al contrario delle ghiandole endocrine – riversano il loro secreto sulla superficie esterna del corpo (ad esempio le ghiandole sudoripare, ghiandole sebacee) oppure in una cavità comunicante con l’esterno (ad esempio il pancreas esocrino che riversa il suo secreto nel tubo digerente. Le ghiandole esocrine possiedono uno o più dotti escretori con la funzione di riversare il secreto a destinazione, ed una serie di adenomeri. L’adenomero è un’unità secernente di una ghiandola, sia essa endocrina o esocrina, ed è formato da cellule che elaborano il prodotto di secrezione della ghiandola. L’adenomero può essere:

  • tubulare, come ad esempio nelle ghiandole sudoripare;
  • alveolare nelle ghiandole mammarie;
  • acinoso nelle ghiandole sebacee e nel pancreas.

In base al numero dei dotti che le collegano alla superficie o al lume della cavità corrispondente, le ghiandole esocrine si distinguono in:

  • Semplici: sono le ghiandole costituite da uno o più adenomeri, ma che possiedono un solo dotto non ramificato o ramificato.
  • Composte: sono le ghiandole costituite da più adenomeri e possiedono più dotti ramificati.

A loro volta le ghiandole semplici sono distinguibili, per forma degli adenomeri e dei dotti, in:

  • Tubulari semplici: sono costituite da una semplice e singola invaginazione che si approfonda nella tonaca propria sottostante. Le cellule che tappezzano la parete dell’invaginazione costituiscono sia la parte secernente che il dotto escretore, non esistendo una netta separazione tra i due. La secrezione è di tipo mucoso. Ne è un esempio la ghiandola del Lieberkühn nell’intestino.
  • Glomerulari semplici: sono costituite da un tubulo che si avvolge su se stesso in una sorta di gomitolo ed è collegato all’esterno mediante un singolo dotto escretore. La secrezione è di tipo mucoso. Ne sono un esempio le ghiandole sudoripare.
  • Tubulari ramificate: sono costituite da diverse invaginazioni che si approfondano nella tonaca propria sottostante, ma tutte sono collegate ad un unico dotto escretore. La secrezione è di tipo mucoso. Ne sono un esempio le ghiandole di Brunner del duodeno.
  • Acinose o alveolari semplici: sono costituite da un unico adenomero di forma tondeggiante collegato alla superficie da un singolo dotto escretore. La secrezione è di tipo sieroso. I Mammiferi sono privi di questa tipologia di ghiandole.
  • Acinose o alveolari ramificate: sono costituite da più adenomeri tondeggianti collegati da un unico dotto. La secrezione è di tipo sieroso. Ne sono un esempio le ghiandole sebacee.

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Differenza tra colon ascendente, discendente, trasverso e sigma

MEDICINA ONLINE INTESTINO CRASSO ILEO CIECO APPENDICE ASCENDENTE TRASVERSO DISCENDENTE SIGMA RETTO ANO COLONSCOPIA RETTOSCOPIA SIGMOIDOSCOPIA TUMORE ANOSCOPIA PANCOLONSCOPIA RETTOSIGMOIDOSCOPIAL’intestino è l’ultima parte dell’apparato digerente ed è un tubo di diametro variabile con pareti flessibili, ripiegato più volte su se stesso e lungo circa 7 – 8 metri in tutto. L’intestino è distinto in due parti principali:

  • intestino tenue (o piccolo intestino): è la prima parte dell’intestino dopo lo stomaco, è lungo circa 5 – 5,5 metri ed è composto da duodeno, digiuno ed ileo;
  • intestino crasso (o grande intestino).

L’intestino crasso è lungo mediamente 170 cm (1,7 metri), ha un diametro di circa 7 cm. Anatomicamente il crasso viene suddiviso in tre tratti che vengono rispettivamente chiamati:

  • cieco;
  • colon;
  • retto.

Il tratto dell’intestino crasso chiamato “colon” è ulteriormente diviso in quattro porzioni:

  • colon ascendente;
  • colon trasverso;
  • colon discendente;
  • colon sigmoideo (o sigma o ileopelvico).

Le quattro porzioni del colon sono ben visibili nell’immagine in alto. Al colon sigmoideo fa seguito il retto e l’ano.

La funzione fondamentale dell’intestino crasso è quella di assorbire l’acqua e gli elettroliti, pari a circa 1,5 litri al giorno, che passano attraverso la valvola ileocecale. Il colon assorbe vitamine che vengono create dai batteri del colon, come la vitamina B, vitamina K, cobalamina, tiamina e riboflavina. Inoltre compatta le feci e mantiene la materia fecale nel retto fino a quando può essere scaricata all’esterno attraverso l’ano durante la defecazione.

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Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo
Direttore dello Staff di Medicina OnLine

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I gemelli “diversi” esistono: uno è nato nel 2017 e l’altro nel 2018

MEDICINA ONLINE FIGLI GEMELLI BIMBI NASCITA PARTO ANNI DIVERSI 2017 2018 Joaquin Jr. e Aitana de Jesus TWINS.jpgSono gemelli eppure hanno un anno di nascita diverso: uno è nato nel 2017, l’altro invece nel 2018! Questa storia incredibile arriva dagli Stati Uniti, dove sono venuti alla luce due gemelli “diversi”. Joaquin Jr. (a sinistra nella foto) ed Aitana de Jesus (a destra) infatti sono nati rispettivamente il 31 dicembre 2017 e il 1 gennaio 2018. Hanno dunque un’età diversa e per tutta la vita dovranno fare i conti con questa buffa differenza. Il loro è un caso più unico che raro e ha già fatto il giro del mondo. I piccoli Ontiveros sono venuti alla luce presso il Delano Regional Medical Center in California, assistiti dal dottor Seyed Tamjidi che, nonostante la sua lunga attività come medico, ha affermato di non aver mai visto nulla di simile.

Impresa da record

In 35 anni di attività non mi era mai capitato” ha spiegato durante un’intervista rilasciata alla tv locale KBAK/KBFX. D’altronde la possibilità di vedere due gemelli nascere in giorni diversi è già difficile, figuriamoci se si parla di anni! Invece gli Ontiveros sono riusciti nell’impresa. I piccoli, che sono un maschio e una femminuccia, sono venuti alla luce prima del tempo. La loro mamma, Maria Esperanza Flores Rios, infatti stava portando avanti una gravidanza a rischio. Il termine della gestazione era il 27 gennaio, ma i medici avevano già preparato tutto per realizzare un cesareo, il 10 dello stesso mese. Dunque non restava che attendere il 2018, ma i piccoli, a quanto pare, avevano fretta di conoscere il mondo. Così proprio la notte di San Silvestro, la donna si è recata presso la clinica, pronta per far nascere i suoi piccoli.

Parto perfettamente normale

Con l’aiuto del dottor Tamjidi il parto è andato avanti senza problemi, tranne per una particolarità: Joaquin Jr. Ontiveros è nato il 31 dicembre 2017, per la precisione alle ore 23 e 58. Aitana de Jesus Ontiveros invece ha visto la luce il 1 gennaio 2018 circa 16 minuti dopo la mezzanotte. La storia di questa nascita particolare ha fatto il giro del web e sembra che i gemelli Ontiveros siano nati con la camicia. La loro mamma infatti si è già portata a casa un premio di 3 mila dollari in pannolini, vestiti e prodotti per neonati, ricevuto dall’ospedale come premio per la prima nascita del 2018.

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