La storia di Diane: ancora viva perché il suo cane le ha fiutato un tumore al seno

Il fiuto che salva: la storia di Diane e del suo dobermann Troy. Diane Papazian, 57 anni, residente a New York, ha vissuto un’esperienza che ha dell’incredibile e che, al contempo, sottolinea le potenzialità dell’olfatto canino nel campo della diagnosi precoce oncologica. La donna attribuisce la propria diagnosi tempestiva e la successiva guarigione da un carcinoma mammario al Continua a leggere

Anatomia e arte: quando il corpo viene messo veramente a nudo

Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo Chirurgia Estetica Roma Cavitazione Pressoterapia Grasso Massaggio Linfodrenante Dietologo Cellulite Calorie Peso Sex Sessuologia Pene Laser Filler Rughe Botulino Koen Hauser ANATOMIA ARTE CORPO NUDO 01Anatomia e arte nella storia sono state sempre fortemente legate tra loro. I più grandi pittori e scultori di tutte le epoche hanno da sempre dovuto affrontare lunghi studi anatomici per poter portare a termine le loro opere; inoltre i libri di anatomia di quando ero studente sono pieni di illustrazioni che sono vere e proprie opere d’arte (ricordo a tal proposito il grande illustratore Frank Netter, autore dell’atlante omonimo su cui tutti i futuri medici hanno studiato). Oggi il fotografo Koen Hauser (qui il suo sito) nel suo Modische Atlas der Anatomie ha portato il legame tra anatomia ed arte ad un livello superiore: grazie alla manipolazione digitale delle immagini ha sposato patinate immagini di moda a fredde ricostruzioni dell’anatomia umana. L’esito è di forte impatto visivo, quando si dice… mettere a nudo un corpo!

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Gaetana Priola: morire a 18 anni per un mal di denti

Per settimane non aveva curato un ascesso dentale. Un dolore che pensava di poter sopportare, trascurando la patologia, forse anche per motivi economici. Ma che è alla fine è costato le è costato la vita. La 18enne siciliana Gaetana Priola, di Brancaccio – il quartiere di Palermo dove padre Pino Puglisi, ucciso nel ’93 da Cosa Nostra, era impegnato nel recupero dei ragazzi di strada, ndr – è morta venerdì scorso all’Ospedale civico del capoluogo siciliano. L’ascesso era degenerato in una fascite, l’infezione è partita dalla bocca e si è diffusa fino al collo e ai polmoni. I medici hanno tentato di tutto per salvare la ragazza, ma hanno chiarito come fosse già arrivata in condizioni gravi. La procura di Palermo ha aperto un’inchiesta sul decesso della giovane. La famiglia, invece, non ha sporto denuncia.

Leggi anche: Cosa si prova morendo: il racconto di una infermiera

Non avere i soldi per andare dal dentista

La storia della morte della 18enne Gaetana Priola ha lasciato perplessi, ma va inserita in un contesto di disagio sociale, povertà, emarginazione. La giovane abitava a Palermo nel quartiere Brancaccio, già noto per le condizioni complicate di molte famiglie, soprattutto dal punto di vista economico. Senza considerare come ci sia spesso una scarsa conoscenza, in Italia, sulla possibilità di accedere ad alcune cure essenziali – anche per quelle odontoiatriche – fornite dal Servizio sanitario nazionale. Ma non solo: anche chi si rivolge alla sanità pubblica – spesso perché non può permettersi un dentista privato per ragioni economiche – viene spesso spinto a rinunciare alle cure, a causa delle lunghe liste di attesa. Anche l’Istat ha fotografato di recente un quadro preoccupante: nell’indagine «Condizioni di salute e ricorso ai servizi sanitari», è emerso come l’11% della popolazione – circa 6 milioni di italiani – ha spiegato di aver rinunciato ad almeno una prestazione sanitaria erogabile dal Servizio Sanitario nazionale, pur ritenendo di averne bisogno.

Un calvario durato un mese

Il calvario di Gaetana Priola era iniziato quasi un mese fa, il 19 gennaio scorso: il dolore ai denti era stato talmente insopportabile da far perdere i sensi alla diciottenne. Trasportata al “Buccheri La Ferla”, era stata visitata al pronto soccorso per sospetto ascesso dentario. Dismessa dopo due ore, non appena il dolore era diminuito, era stata inviata per competenza al reparto Odontoiatria del Policlinico di Palermo. Ma Gaetana non si è mai presentata, facendosi poi ricoverare il 30 gennaio al Civico, quando le sue condizioni erano però già gravi. Alla ragazza viene diagnosticata una fascite. Poi tutto si aggrava, fino al decesso della settimana scorsa.

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Una pillola che in pancia diventa un palloncino: nuova cura contro l’obesità

MEDICINA ONLINE EMILIO ALESSIO LOIACONO MEDICO DIMAGRIRE GRASSO DIETA DIETOLOGIA CALORIE IPOCALORICA OBESO OBESITA SOVRAPPESO KGUna pillola con un palloncino dentro in aiuto dei bambini in sovrappeso. E’ la metodica utilizzata per la prima volta in campo pediatrico al Bambino Gesù di Palidoro (Roma) con cui si potrà posizionare un palloncino anti-obesità nello stomaco, semplicemente ingoiando una pillola. In Italia il 25% dei bambini è in sovrappeso, mentre il 13% è addirittura obeso. Non sempre, purtroppo, le strategie dietetiche e comportamentali riescono a risolvere il problema, per cui si rendono necessari trattamenti non convenzionali. Tra questi, il metodo meno invasivo prevede l’inserimento di un palloncino che viene gonfiato all’interno dello stomaco per indurre il senso di sazietà e aiutare così il paziente a seguire una dieta più corretta e dimagrire in maniera significativa. Fino a poco tempo fa – spiega una nota del nosocomio pediatrico – questi palloncini venivano inseriti per via endoscopica, ma oggi è disponibile una procedura alternativa che permette al paziente di inghiottire semplicemente una pillola.

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Dieta DASH per dimagrire e abbassare la pressione: come funziona, pro e contro ed esempio di menù

La dieta DASH (dove la sigla DASH sta per Dietary Approaches to Stop Hypertension = approcci dietetici per bloccare l’ipertensione) è un programma alimentare ideato e promosso da un dipartimento medico statunitense soprattutto per arginare e prevenire il diffuso problema dell’ipertensione arteriosa. L’idea è che una dieta ricca di alimenti quali frutta, verdura e cereali integrali e povera di cibi grassi e ricchi di sale e zuccheri, possa far perdere peso in modo sano e al tempo stesso contribuire a prevenire e curare numerose patologie, come i problemi cardiovascolari, l’ipertensione, l’ipercolesterolemia, il diabete, il cancro. E’ dunque un programma nutrizionale consigliato non solo a chi deve dimagrire, ma anche a chi desidera mangiare bene per rimanere in salute.

Una dieta ipolipidica
La Dieta DASH può rientrare nel gruppo delle diete ipolipidiche, poiché prevede un apporto di lipidi leggermente ridotto rispetto alle quantità in genere previste: un eccessivo consumo di grassi infatti, oltre ad apportare spesso troppe calorie nel menù, è anche responsabile dell’accrescimento dei fattori di rischio nei confronti dei disturbi citati nel precedente paragrafo. La Dieta DASH può anche essere definita iposodica, dal momento che prevede un’assunzione limitata di cloruro di sodio, e questo la rende perfetta per chi soffre di pressione arteriosa alta o desidera prevenirla. Dal momento che limita anche l’assunzione di zuccheri, è utile anche nella prevenzione del diabete di tipo 2.

Come funziona la dieta DASH?
La dieta DASH prevede una ripartizione giornaliera di macronutrienti che rispecchia molto quella raccomandata dalle attuali linee guida nutrizionali, e cioè:

  • 55% di carboidrati complessi;
  • 18% di proteine;
  • 27% di grassi.

La quantità di grassi prevista dalla dieta DASH è leggermente inferiore a quella generalmente raccomandata, che si aggira sul 30/35%; ma soprattutto, va detto che i grassi saturi rappresentano solo una minima parte di questa percentuale, (circa il 6%), mentre invece viene dato più spazio ai grassi benefici e utili al cuore, quali quelli contenuti ad esempio nella frutta secca o nell’olio extravergine d’oliva.

Leggi anche: Differenza tra dietologia, alimentazione e nutrizione

Limitare il sale
La dieta DASH prevede un limite massimo giornaliero di sodio rapportato alle esigenze fisiche di chi la segue: per chi già soffre di ipertensione arteriosa, viene suggerita una quantità giornaliera di sale pari o inferiore a 1500 mg, mentre per chi non ne soffre viene consigliato un massimo di 2300 mg. E’ da tenere presente che la maggior parte delle persone in genere supera ampiamente questi limiti, arrivando tranquillamente ad un consumo giornaliero di sodio che si aggira sui 3000-4000 mg. Nel corso di questa dieta bisogna non solo evitare di utilizzare troppo sale nei condimenti, ma anche prestare attenzione al sodio nascosto negli alimenti preconfezionati.

I principi su cui si fonda la dieta DASH 

  1. incrementare gradualmente il consumo di cibi quali frutta e verdura, e consumare cereali integrali anziché raffinati;
  2. preferire pesce e carne bianca magra (senza eccedere nel consumo) ed evitare/limitare al massimo la carne rossa;
  3. limitare al massimo il consumo di sale, anche di quello contenuto nei cibi preconfezionati;
  4. limitare il consumo di cibi ricchi di grassi, specialmente quelli saturi e trans: optare ad esempio per formaggi magri e latte scremato, ed evitare alimenti come il burro;
  5. assumere una sufficiente quantità di legumi e frutta secca;
  6. evitare/limitare al massimo i cibi ricchi di zuccheri, quali le bibite gasate, i dolciumi, lo zucchero per dolcificare;
  7. consumare cibi ricchi in magnesio, calcio e potassio;
  8. praticare una discreta dose di attività fisica, per almeno 3 volte a settimana;
  9. ridurre o gestire meglio lo stress;
  10. evitare vizi come quello del fumo e dell’alcol.

Quante calorie nella dieta DASH?
Le calorie previste dalla dieta DASH variano ovviamente in base alle esigenze fisiche di ciascuno: se è vero che il programma base ne prevede 2000 suddivise in più pasti, ci sono a disposizione delle varianti ipocaloriche per chi deve anche perdere peso (1400, 1600 calorie).

Evidenze scientifiche
La dieta DASH, pur riproponendo delle regole nutrizionali già conosciute, è il risultato di uno studio medico del National Heart, Lung, and Blood Institute (NHLBI), che è durato anni e che ne ha sperimentato gli effetti su un nutrito gruppo di volontari. Gli studi chiave all’interno di questa ricerca sono stati due, e diverse le varianti della dieta testate. I risultati ottenuti hanno mostrato che un programma alimentare di questo genere è in grado di ridurre i  valori della pressione arteriosa in presenza di uno stato di ipertensione moderata (massima

Pro e contro della dieta DASH

  • Pro: la dieta DASH non è una dieta che elimina completamente una o più categorie di cibi, ma un programma alimentare che suggerisce di incrementare il consumo di alcuni (frutta, verdura, cereali integrali) limitando al contempo quello di altri: i due punti sono strettamente connessi tra loro, perché aumentando la quantità assunta di cibi ricchi di fibre e nutrienti si diminuisce automaticamente lo spazio a disposizione per quelli meno sani. Propone delle modifiche allo stile di vita senza dubbio fattibili.
  • Contro: la dieta DASH non presenta particolari controindicazioni. E’ chiaro che, come per tutte le cose, bisogna abituarsi gradualmente ai cambiamenti che propone, imparando a dosare sale e zuccheri e a limitare il consumo dei cibi grassi che tanto ci piacciono. Purtroppo non esiste la bacchetta magica, e se si desidera dimagrire e rimanere in salute qualche sacrificio bisogna per forza metterlo in conto!

Conclusioni
La dieta DASH costituisce un modello alimentare equilibrato e da seguire per la vita. Suggerisce dei cambiamenti graduali e duraturi, che magari non consentono una perdita di peso rapida quanto quella indotta dalle diete iperproteiche, ma senza dubbio si tratta di un calo ponderale sano e potenzialmente definitivo; a patto di non ricadere nelle vecchie abitudini una volta raggiunti gli obiettivi di peso prefissi. La dieta DASH educa a mangiare bene e a imparare a prestare maggiore attenzione alle etichette nutrizionali degli alimenti che si acquistano, cercando di prediligere i cibi naturali, poveri di grassi, senza sodio e zuccheri aggiunti. Si tratta, perciò, di un regime che permette non solo di dimagrire, ma anche di donare al proprio corpo uno stato di benessere psico-fisico ottimale, aiutandolo nella prevenzione delle patologie più comuni e del cancro. Dal mio punto di vista: se eseguita sotto controllo medico è da consigliare!

Esempio di menù

Colazione: cereali integrali,  1 banana, 1 tazza di latte scremato, 1 fetta di pane integrale, 1 bicchiere di succo d’arancia.

Pranzo: pollo, 1 fetta di pane integrale, un’insalata mista condita con un cucchiaio di olio extravergine o di semi di girasole Merenda: qualche frutto secco e uno yoghurt magro senza aggiunta di zucchero; in sostituzione, un frutto.

Cena: riso integrale, spinaci, 1 pezzetto di formaggio, 1 frutto.

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Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo
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Obesità: l’eccesso di grasso aumenta il rischio di osteoporosi

MEDICINA ONLINE EMILIO ALESSIO LOIACONO MEDICO OBESITA GRASSO SOVRAPPESO DIETA DIMAGRIRE METRO ADDOME PANCIA GRASSOL’eccesso di grasso intorno alla pancia è stato recentemente identificato come un fattore di rischio per la perdita di massa ossea; adesso un nuovo studio pubblicato sulla rivista Radiology ha dimostrato che anche l’eccesso di grasso al fegato e nei muscoli è pericoloso e dannoso per la salute delle ossa. La ricerca rivela che le persone obese con livelli più elevati di grassi nel fegato, nei tessuti muscolari e nel sangue hanno anche una maggior quantità di grasso nel midollo osseo. Caratteristica che incrementa le probabilità di soffrire di osteoporosi. “Un tempo si riteneva che l’obesità avesse un effetto protettivo contro la perdita di massa ossea – ha detto l’autrice principale dell’indagine Miriam A. Bredella del Massachusetts General Hospital – abbiamo scoperto che non è affatto così”. Dai risultati della ricerca che ha coinvolto 106 uomini e donne obesi tra 19 e 45 anni è emerso che chi possiede livelli di grasso maggiori nel fegato e nei muscoli ha anche livelli più alti di grasso nel midollo osseo con conseguente rischio in più di fratture, indipendentemente dall’indice di massa corporea, dall’attività fisica e dall’età.

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Osteoporosi: cause, diagnosi, cure, osteopenia, valori Z-score e T-score

MEDICINA ONLINE EMILIO ALESSIO LOIACONO MEDICO CHIRURGO OSTEOPOROSI MINEROLOMETRIA OSSEA COMPUTERIZZATA MOC DEXA Z SCORE T SCORE FRATTURA DIFFERENZE OSTEOPENIA OSSO OSSAL’osteoporosi è una osteopatia (cioè una malattia ossea) caratterizzata dalla riduzione quantitativa della massa ossea (si riduce il quantitativo minerale osseo, in particolare di calcio) e da alterazioni della microarchitettura dell’osso con conseguente aumentata fragilità ossea ed aumento del rischio di fratture da traumi minimi.

Differenza tra osteoporosi e osteopenia

Si parla di “osteopenia” quando i livelli di densità, quindi di massa ossea, scendono al di sotto della norma, ma ancora non si verificano le condizioni dell’osteoporosi. L’osteopenia è quindi una condizione meno grave dell’osteoporosi, tuttavia – nei pazienti con osteopenia – è importante impostare rapidamente una terapia, per evitare che la situazione si trasformi progressivamente in osteoporosi.

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Quanto è diffusa l’osteoporosi?

Dall’ultima indagine ISTAT si dichiara ammalato di questa patologia solo il 4,7% della popolazione totale e il 17,5% delle persone con oltre sessantacinque anni. Il dato reale in realtà, è molto più alto: il 23% delle donne di oltre 40 anni e il 14% degli uomini con più di 60 anni è affetto da osteoporosi (studio epidemiologico multicentrico nazionale ESOPO). Solo una donna su due affetta da osteoporosi sa di esserlo. Stessa mancanza di consapevolezza su questa patologia riguarda un uomo su cinque. Il 50% delle persone che pensano di essere ammalate di osteoporosi non lo sono, mentre la metà di quelli realmente affetti dalla malattia non sa di esserlo (studio condotto da Istituto superiore di sanità, Istat, Ars della Toscana e Asl di Firenze).

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Fonte: Maggi S. et al., Quantitative heel ultrasound in a population-based study in Italy and its relationship with fracture history: the ESOPO study, Osteoporos Int (2006)

Cause e fattori di rischio dell’osteoporosi

In base alla causa, l’osteoporosi si divide in due grandi gruppi:

  • osteoporosi primaria: causata principalmente da una diminuzione dell’estrogeno (tipico della post-menopausa e dell’età senile) e favorita da altri fattori come scarso apporto di calcio con la dieta e vita sedentaria;
  • osteoporosi secondaria: causata da malattie non ossee, da farmaci (principalmente corticosteroidei) e sostanze tossiche.

Per capire le cause che primariamente portano ad osteoporosi, è necessario focalizzarsi su un fatto: le donne sono molto più colpite dall’osteoporosi rispetto agli uomini. Il 90% degli statunitensi con osteoporosi è di sesso femminile. La maggiore incidenza della malattia nelle donne (soprattutto con il progredire dell’età) è rapportata alla diminuzione dell’estrogeno, che si ha nella menopausa. Gli estrogeni favoriscono l’assunzione del calcio da parte delle ossa e ne inibiscono la loro distruzione, con conseguente perdita di calcio, quindi una diminuzione estrogenica può essere causa di osteoporosi primaria. L’uomo è più protetto, sia perché ha una certa produzione di estrogeni, sia perché ha un livello di testosterone che dura quasi tutta la vita, che in parte viene convertito in estrogeni. Questo fa sì che dai 50 anni in poi gli uomini perdano lo 0,4% del calcio corporeo all’anno, mentre nelle donne già dai 35 anni la perdita è già il doppio del valore maschile., con un peggioramento netto con la menopausa, perché le ovaie smettono di produrre estrogeni. Gli estrogeni calano di colpo, con minor assorbimento di calcio a livello intestinale, una minore produzione di calcitonina che inibisce la demineralizzazione, con il risultato totale che la menopausa accelera in modo importante l’osteoporosi. Con la menopausa la perdita di calcio accelera al ritmo del 3-6% all’anno nei primi cinque anni, per poi scendere all’1% all’anno. A questo ritmo, una donna perde circa il 15% della massa ossea nei primi dieci anni dall’inizio della menopausa e a 70 anni il calo può arrivare intorno al 30%.

Oltre alla ridotta secrezione di estrogeni, le principali cause e fattori di rischio che possono portare all’osteoporosi, sono:

  • malnutrizione per difetto (in particolare ridotta assunzione di calcio con la dieta);
  • vita sedentaria;
  • ingestione di bevande con ridotto contenuto di calcio (bevande gassate);
  • stress psicofisico prolungato;
  • età femminile superiore di 45 anni;
  • periodo post-menopausale;
  • fumo di sigarette;
  • assenza di gravidanza e di allattamento al seno.

Nella stragrande maggioranza dei casi la causa non è una sola, bensì più fattori di rischio concorrono nell’insorgenza dell’osteoporosi.

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Sintomi e segni di osteoporosi

Nelle fasi iniziali, l’osteoporosi può essere asintomatica, cioè non determinare alcun sintomo. Successivamente possono comparire:

  • mal di schiena;
  • abbassamento progressivo dell’altezza;
  • postura incurvata;
  • facilità a fratture.

L’osteoporosi si manifesta con sintomi solo quando è abbastanza grave da determinare microfratture o schiacciamento dei corpi vertebrali, con comparsa di dolore alla colonna vertebrale. L’osteoporosi aumenta molto il rischio di fratture di tutte le ossa del corpo, in particolare di vertebre, femore e polso. Nei soggetti anziani con osteoporosi, specie di sesso femminile, la frattura del collo del femore può essere provocata semplicemente da una banale caduta o dal sollevamento di un peso.

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Diagnosi di osteoporosi

L’OMS definisce l’osteoporosi utilizzando un parametro chiamato T-score. Questo parametro rappresenta il valore della densità ossea del paziente espresso come numero di deviazioni standard (DS) al di sopra o al di sotto rispetto alla densità ossea di un soggetto donna giovane adulto, che ha quindi raggiunto il picco di densità di minerale osseo. Il picco di densità di minerale osseo è la quantità massima di minerale osseo accumulata nel corso della propria vita, questo raggiunge il suo valore maggiore intorno ai 25/30 anni. Può essere influenzato oltre che da fattori genetici anche da fattori ambientali come: normale apporto di calcio con la dieta, normale e costante attività fisica, normale esposizione alle radiazioni ultraviolette che favoriscono la maturazione della vitamina D. Per giovane adulto ci si riferisce quindi ad un soggetto donna di circa 25/30 anni, di specifica etnia, con un normale stato di salute ed una normale attività fisica. La diminuzione del valore al di sotto di questo parametro ci consente di sapere se siamo in condizioni di osteopenia (modesta riduzione del contenuto minerale osseo) o osteoporosi franca, che può essere più o meno importante e che sottopone a rischio di fratture ossee al minimo trauma.
La tecnica che consente la diagnosi di osteoporosi è la densitometria ossea. La metodica più utilizzata è la densitometria a raggi X a doppia energia, chiamata DEXA, che consente la valutazione della quantità di osso sia trabecolare, che corticale. La DEXA permette la misurazione del contenuto minerale osseo a livello del rachide lombare, del femore prossimale e dell’intero scheletro. Al posto di DEXA talvolta MOC (acronimo di mineralometria ossea computerizzata): i termini DEXA e MOC sono sinonimi.

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T-score

In base al T-score ottenuto da una DEXA (MOC), si possono verificare tre situazioni:

  • un T-score maggiore o uguale a -1 DS indica osso normale;
  • un T-score compreso tra -1 e -2,5 DS indica osteopenia;
  • un T-score minore di -2,5 DS indica osteoporosi.

Un T-score uguale a 0 indica che il soggetto esaminato presenta una densità ossea uguale a quella media di una donna sana di circa 25/30 anni. Più il valore è basso rispetto allo zero, maggiore sarà la gravità dell’osteoporosi. Ad esempio:

  • un T-score di -3 DS indica osteoporosi;
  • un T-score di -3,5 DS indica una osteoporosi più grave;
  • un T-score di -4 DS indica una osteoporosi ancora più grave.

Un T-score superiore a 0 indica che il paziente ha una densità ossea migliore di una donna sana di circa 30 anni.

Z-score

La diagnosi di osteoporosi in alcuni casi si basa sul parametro chiamato Z-score, sempre ottenuto effettuando una DEXA (MOC). Mentre il T-score come abbiamo visto paragona la densità ossea del paziente espresso come numero di deviazioni standard al di sopra o al di sotto rispetto alla densità ossea di un soggetto giovane adulto donna (di circa 25/30 anni) di una specifica etnia, il Z-score paragona la densità ossea con quella media di soggetti di pari età, etnia e sesso del paziente. Il Z-score è quindi più attendibile in un ampia varietà di pazienti, come bambini, adolescenti e giovani adulti maschi, mentre il T-score ha più senso quando il paziente è una donna che ha superato i 30 anni (soprattutto se ha superato la menopausa) o è un uomo che ha superato i 50 anni.

Leggi anche: Menopausa: quali cambiamenti aspettarsi e come gestirli

Quando usare il T-score e quando lo Z-score?

Il T-score andrebbe usato come riferimento per donne oltre i 30 anni, soprattutto se in post menopausa, e uomini oltre i 50 anni. Per tutti gli altri casi andrebbe valutato l’uso dello Z-score, soprattutto per bambini, adolescenti e giovani adulti maschi. In parole semplici:

  • il valore della densità ossea ottenuti da una DEXA in un paziente donna ultratrentenne o donna nel periodo post menopausale o uomo di oltre 50 anni, viene messo a paragone con quello di una donna di circa 30 anni (T-score);
  • il valore della densità ossea ottenuti da una DEXA in un paziente che non rientra nelle precedenti classi, viene messo a paragone con quello di un soggetto di pari età, sesso ed etnia (Z-score).

A titolo di esempio un bambino di 7 anni afroamericano o scandinavo userà i valori di riferimento diversi da quelli di una bambina di 10 anni asiatica o sudamericana. Per capire l’importanza di usare lo Z-score al posto del T-score in questo caso, si pensi al rischio che si avrebbe paragonando il risultato della DEXA (MOC) di un bambino sano di 9 anni a quello di una donna di 30 anni, ovvero quello che accadrebbe usando il T-score: al bimbo verrebbe diagnosticata l’osteoporosi nonostante abbia una normale una densità per la sua età.

Leggi anche: Quali sono le differenze tra MOC e DEXA nella diagnosi di osteoporosi?

Terapia dell’osteoporosi

La terapia si basa sulla somministrazione di calcio che in alcuni soggetti è in grado di rallentare il processo, ma non di curarlo. Altri farmaci usati sono gli estrogeni: nelle donne in menopausa, anche questi con effetti di prevenzione più che di cura della malattia. Usati anche gli androgeni, la calcitonina, i fluoruri. Di recente utilizzazione nella terapia dell’osteoporosi è una nuova classe di farmaci, i bifosfonati, analoghi del pirofosfato, caratterizzati dal legame P-C-P, notevolmente stabile e resistente alla degradazione chimica; la loro azione consiste nella inibizione sia del riassorbimento sia del turn over osseo attraverso l’interazione fisico-chimica con l’idrossiapatite e le modificazioni morfologiche, biochimiche e metaboliche degli osteoclasti (le cellule che degradano il tessuto osseo). Molto importante, come misura di supporto alla terapia farmacologica, sono un’adeguata attività fisica e un’alimentazione equilibrata.

Leggi anche: Classifica dei cibi e bevande con maggior quantità di calcio esistenti

Prodotti consigliati

Qui di seguito trovate una lista di prodotti di varie marche per il benessere di ossa, legamenti, cartilagini e tendini e la cura dei dolori articolari:

Per approfondire: Cos’è la mineralometria ossea computerizzata (MOC), a cosa serve, come si interpretano i risultati?

Leggi anche:

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I-Lipo: il laser non invasivo per sciogliere il tuo grasso

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