Differenza tra surrene e rene

MEDICINA ONLINE SURRENE RENE ANATOMIA FUNZIONI PATOLOGIE SINTESI
I reni sono due organi di colore rosso scuro che, Insieme alle vie urinarie, costituiscono l’apparato urinario, che filtra dal sangue i prodotti di scarto del metabolismo e li espelle tramite l’urina. I reni inoltre gestiscono l’equilibrio idro-salino nel corpo umano. I reni si trovano ai lati della colonna vertebrale e sono tenuti in sede dalla pressione addominale e da uno spesso tessuto connettivo detto fascia renale. Seppur mantengano la loro posizione, si abbassano e si alzano a seconda delle fasi del respiro. Organi escretori per antonomasia, filtrano ogni minuto 1200 ml di sangue ovvero 1700 litri in un giorno. Entrambi i reni hanno una superficie liscia, una faccia anteriore convessa e una posteriore piana e un po’ incurvata, un polo superiore arrotondato e uno inferiore più appuntito, un margine laterale convesso e uno mediale incavato. Le funzioni principali dei reni sono:

  • filtrare il sangue ed eliminare i prodotti di scarto tramite l’urina;
  • regolare l’equilibrio idrico ed elettrolitico nei liquidi corporei;
  • partecipare al mantenimento dell’equilibrio acido base;
  • partecipare alla regolazione del volume dei liquidi corporei e quindi della pressione sanguigna;
  • svolgere importanti funzioni endocrine mediante la secrezione di renina, eritropoietina, prostaglandine e la sintesi di 1,25-diidrossicolecalciferolo, necessario per la regolazione ed il trasporto del calcio;
  • partecipare al metabolismo dei carboidrati poiché è una sede della gluconeogenesi.

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Il surrene (in inglese adrenal gland suprarenal gland) è una ghiandola endocrina che, come suggerito dal nome, è situata sopra il rene. L’essere umano possiede due ghiandole surrenali, la destra e la sinistra, ognuna pesa 4-6 grammi, di forma piramidale.
Il surrene è posizionato a livello dell’ultima vertebra toracica (T12) ed è irrorato da tre gruppi di arterie surrenali, superiori, medie e inferiori. Come prima accennato, è posizionato nei pressi della sommità del rene, ma da questi è clivato per mezzo di tessuto adiposo. Il surrene di sinistra è localizzato antero-medialmente e non cranialmente al polo superiore del rene sinistro, mentre a destra il surrene è subito al di sopra del polo renale, posteriormente alla vena cava inferiore. Le ghiandole surrenaliche sono costituite da zone distinte:

  • una zona più esterna (zona corticale) che produce determinati ormoni (aldosterone, cortisoloormoni sessuali);
  • una più interna (zona midollare) che produce altri ormoni (adrenalinanoradrenalina).

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Rene: anatomia, funzioni e patologie in sintesi

MEDICINA ONLINE RENE RENI ANATOMIA FUNZIONI PATOLOGIE SINTESI SANGUE FILTRO.jpgI reni sono due organi di colore rosso scuro che, insieme alle vie urinarie, costituiscono l’apparato urinario, che filtra dal sangue i prodotti di scarto del metabolismo e li espelle tramite l’urina. I reni inoltre gestiscono l’equilibrio idro-salino nel corpo umano. I reni si trovano ai lati della colonna vertebrale e sono tenuti in sede dalla pressione addominale e da uno spesso tessuto connettivo detto fascia renale. Seppur mantengano la loro posizione, si abbassano e si alzano a seconda delle fasi del respiro. Organi escretori per antonomasia, filtrano ogni minuto 1200 ml di sangue ovvero 1700 litri in un giorno. Entrambi i reni hanno una superficie liscia, una faccia anteriore convessa e una posteriore piana e un po’ incurvata, un polo superiore arrotondato e uno inferiore più appuntito, un margine laterale convesso e uno mediale incavato.

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Funzioni dei reni

I reni non hanno solo il compito, tramite i nefroni, di eliminare i prodotti di scarto del catabolismo azotato e i prodotti tossici che vi giungono, ma anche quello di regolare il volume del liquido extracellulare e quindi il contenuto idrico dell’organismo e poi di regolare il pH ematico tramite riassorbimento ed eliminazione di bicarbonato HCO3-; hanno anche importanti funzioni endocrine, secernendo diversi ormoni ad azione sistemica (quali renina ed eritropoietina) ed attivando il calcitriolo. Il rene è principalmente un organo escretore, ma svolge anche altre funzioni:

  • regola l’equilibrio idrico ed elettrolitico nei liquidi corporei regolando la concentrazione di Na+, K+, Cl-, HCO3-, PO43-, Ca2+, glucosio, aminoacidi, acido urico, urea, mediante integrazione tra processi di filtrazione, riassorbimento, secrezione ed escrezione a livello del nefrone;
  • partecipa al mantenimento dell’equilibrio acido base (controllo del pH ematico) agendo sul riassorbimento di HCO3- e sulla secrezione di H+;
  • partecipa alla regolazione del volume dei liquidi corporei – e quindi della pressione sanguigna – mediante meccanismi che permettono il recupero e l’eliminazione di acqua (clearance dell’acqua libera) con conseguente escrezione di un’urina che, a seconda delle esigenze dell’equilibrio idrico ed elettrolitico, può essere ipertonica, isotonica o ipotonica (cioè avente una concentrazione di soluti maggiore, uguale o minore rispetto a quella del sangue);
  • svolge importanti funzioni endocrine mediante la secrezione di renina, eritropoietina, prostaglandine e la sintesi, a partire dalla vitamina D, di 1,25-diidrossicolecalciferolo, necessario per la regolazione ed il trasporto del calcio. La renina svolge un importante ruolo nel controllo della pressione sanguigna agendo nel Sistema renina-angiotensina-aldosterone, l’eritropoietina è un ormone indispensabile per la formazione e la maturazione dei globuli rossi nel processo detto eritropoiesi, mentre gli effetti fisiologici delle prostaglandine sono molti e svariati e si esercitano a diversi livelli;
  • partecipa al metabolismo dei carboidrati poiché è una sede della gluconeogenesi.

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Anatomia

I reni sono due organi retroperitoneali simili a due grossi fagioli di colore bruno-rossastro, posti subito a lato della colonna vertebrale tra T12 e L3. Ogni rene da un polo all’altro misura circa 13 cm di lunghezza, 8 cm di larghezza e 3 cm antero-posteriormente, con il rene sinistro tendenzialmente più lungo del destro di 1-1,5 cm, anche se i due reni possono risultare di dimensioni molto simili. Il loro peso è variabile, mediamente circa 150 g negli uomini e 135 g nelle donne. Normalmente non sono palpabili. Il rene destro è posto leggermente più in basso del sinistro a causa dell’ingombro del fegato nell’ipocondrio destro, ed è leggermente più corto e tozzo, il sinistro più allungato e leggermente più piatto. L’asse longitudinale di un rene è infero-laterale, mentre quello trasversale è postero-laterale, così che si distinguono due facce, una antero-laterale e una postero-mediale. Ciascun rene presenta due poli, uno superiore, arrotondato e in rapporto con la ghiandola surrenale, da cui è separato da un sottile strato capsulare fibroso, ed uno inferiore arrotondato immerso nel tessuto adiposo perirenale. In ogni rene si distinguono due margini.

Il margine laterale è uniformemente convesso mentre quello mediale è convesso in prossimità dei poli superiore e inferiore ma concavo al centro, presso l’ilo. Nell’ilo dei reni, localizzato presso il suo margine mediale, penetrano i vasi di maggior calibro diretti a quest’organo, l’arteria renale e la vena renale, rispettivamente, ramo dell’aorta e affluente della vena cava inferiore, vasi linfatici e nervi. Nell’ilo, lungo 3–4 cm, entrano, dalla più superficiale (anteriore) alla più profonda (posteriore) le seguenti strutture: la vena renale e i tronchi linfatici che la affiancano, l’arteria renale e la pelvi renale. Il rene è ricoperto da una sottile capsula fibrosa costituita da collagene in cui sono immerse anche fibre elastiche e cellule muscolari lisce. Una volta sezionato è possibile distinguere due parti, una esterna di colore più cupo, la corticale e una interna, chiara, la midollare.

  • La corticale, che si trova alla periferia dell’organo, sotto la capsula, forma le colonne renali (del Bertin), che si interpongono tra una piramide e l’altra dirigendosi verso il seno renale e gli archi che sovrastano la base di ciascuna piramide, dette piramidi di Malpighi. Gli archi corticali sono attraversati dai raggi midollari, delle striature di colore più chiaro che si assottigliano procedendo dalle piramidi da cui hanno origine verso la capsula renale. La stessa sostanza corticale è divisibile in una zona esterna ed in una interna. La zona esterna è quella sottocapsulare, mentre quella interna dove si dispongono i vasi tangenziali alla base delle piramidi ed è appena soprastante la base delle piramidi; tale zona è detta anche sostanza corticale iuxtamidollare. Nella corticale troviamo due porzioni, una è la parte radiata, a contatto con la base delle piramidi e l’altra è la parte convoluta, più superficiale, sede dei corpuscoli renali di Malpighi e dei tubuli contorti.
  • La midollare, posta in profondità nell’organo e presso il suo ilo, è costituita dalle piramidi renali, delle formazioni triangolari striate e pallide con la base rivolta verso la corticale e la capsula e l’apice disposto verso il seno renale. All’apice delle papille renali sboccano i dotti collettori che riversano l’urina in uno o più calici minori, delle cavità a forma di imbuto. La capsula renale penetra nell’ilo e va a fondersi con la tonaca avventizia dei calici minori. Un calice minore si unisce agli adiacenti per formare cavità più ampie, i calici maggiori, che drenano negli infundiboli renali, generalmente due per rene, nel superiore drenano tre paia di calici maggiori, nell’inferiore quattro paia. I due infundiboli costituiscono presso l’ilo la pelvi renale, un grosso imbuto biancastro che medialmente si restringe formando un unico dotto che prosegue inferiormente, l’uretere.

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Vasi e nervi

I reni necessitano di un grande apporto ematico e pertanto presentano una ricca vascolarizzazione che si sviluppa nel suo complesso per circa 160 chilometri di lunghezza. Per ogni gettata cardiaca, circa il 20% del sangue fluisce attraverso questi organi; da ciò risulta che nei reni circolano in media 1.100 ml di sangue al minuto. I principali vasi arteriosi del rene sono le due arterie renali, sinistra e destra, due vasi di grosso calibro (5–7 mm) che si distaccano quasi ad angolo retto dall’aorta addominale, poco sotto l’arteria mesenterica superiore e decorrono dietro le vene renali. L’arteria renale destra è più lunga della sinistra, dato che l’aorta è spostata a sinistra rispetto alla linea mediana e si trova leggermente più in alto.

I capillari venosi che si formano da quelli arteriosi a livello della papilla renale si uniscono a formare le venule rette ascendenti, che risalgono lungo i raggi midollari seguendo le arteriole a cui sono accoppiate fino a drenare a livello della base delle piramidi renali nelle vene arcuate o nelle vene interlobulari. Le arteriole discendenti e le venule ascendenti sono perciò molto vicine tra loro e questo facilita fenomeni di scambio. Le venule ascendenti drenano direttamente nelle vene arcuate ma più spesso nel plesso venoso peritubulare che a sua volta drena nella vena interlobulare, così come fanno le vene stellate della capsula renale. Le vene interlobulari decorrono verso la corticale interna dove drenano nelle vene arcuate, le vene arcuate procedono trasversalmente e drenano nelle vene interlobari, che discendono lungo le colonne renali per formare infine le due vene renali che escono dall’ilo del rene. Le vene renali sono anteriori alle arterie renali, si portano medialmente verso la vena cava inferiore che drena il loro sangue. La vena renale sinistra è più lunga della destra (il triplo, circa 7,5 cm) che invece è molto corta data la stretta vicinanza con la vena cava inferiore. La vena renale sinistra è appena posteriore all’arteria mesenterica superiore che la scavalca e drena il sangue della vena gonadica sinistra che vi affluisce inferiormente, così come quello della vena surrenale sinistra che vi affluisce superiormente. La vena renale sinistra drena nella vena cava inferiore poco al di sopra della destra. Le vene renali possono essere doppie.

L’innervazione simpatica del rene è fornita da rami del plesso celiaco, aorticorenale, dal nervo splancnico minimo e dal I nervo splancnico lombare che seguono il decorso dell’arteria renale costituendo poi il plesso renale. Presso l’origine dell’arteria renale è presente almeno un ganglio nervoso. I nervi successivamente proseguono seguendo il decorso delle arterie e distribuendosi a tutto il rene.

Le principali patologie renali sono:

  • sindrome nefrosica;
  • glomerulonefrite;
  • stenosi, trombosi ed embolia dell’arteria renale;
  • insufficienza renale acuta;
  • insufficienza renale cronica.

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Perché il glande ha un colore diverso rispetto al resto del pene?

MEDICINA ONLINE SPERMA LIQUIDO SEMINALE PLASMA UOMO COME FUNZIONA AMORE DONNA PENE EREZIONE IMPOTENZA DISFUNZIONE ERETTILE VAGINA SESSULITA SESSO COPPIA LOVE COUPLE FRINEDS LOVER SEX GIRIl glande è quella struttura che si trova all’estremità del pene; su di esso si apre il meato urinario, attraverso fuoriesce l’urina e lo sperma durante l’eiaculazione. Il glande ha forma di tronco di cono, utile a favorire la penetrazione in vagina. Una delle caratteristiche che più risaltano del glande è il fatto che la sua superficie presenta una tinta diversa rispetto alla cute dell’asta peniena. Il glande ha infatti un colore tendente al roseo-violaceo, che diventa di un viola vivo durante l’erezione.

Questo particolare colore del glande, che lo caratterizza rispetto al resto del pene, è dovuto alla sua sensibilità: il glande è infatti la parte del pene più sensibile e tale qualità è dovuta alla sua elevata innervazione e vascolarizzazione, decisamente maggiori rispetto a quella della cute dell’asta del pene. E’ proprio questa elevata concentrazione di vasi sanguigni a fornire al glande il suo colore violaceo, che diventa viola acceso durante l’erezione proprio perché il pene si riempie di ancora più sangue.

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Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo
Direttore dello Staff di Medicina OnLine

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Differenza tra virus HIV1 e HIV2

MEDICINA ONLINE SISTEMA IMMUNITARIO IMMUNITA INNATA ASPECIFICA SPECIFICA ADATTATIVA PRIMARIA SECONDARIA  SANGUE ANALISI LABORATORIO ANTICORPO AUTO ANTIGENE EPITOPO CARRIER APTENE LINFOCITI B T HELPER KILLER MACROFAGI MEMORIAIl virus dell’immunodeficienza umana (anche chiamato HIV, acronimo dall’inglese “human immunodeficiency virus”) è un retrovirus del genere lentivirus, caratterizzato dal dare origine a infezioni croniche che sono scarsamente sensibili alla risposta immunitaria ed evolvono lentamente, ma progressivamente e che, se non trattate, possono avere un esito fatale. L’HIV si trasmette in molti modi, ad esempio tramite i rapporti sessuali (80% dei casi), trasfusioni di sangue contaminato e aghi ipodermici e tramite trasmissione verticale tra madre e bambino durante la gravidanza, il parto e l’allattamento al seno. L’HIV è suddiviso in due ceppi:

  • HIV-1: prevalentemente localizzato in Europa, America e Africa centrale. E’ il primo ad essere stato scoperto; è il ceppo più diffuso e contagioso ed è responsabile di una sindrome clinicamente più severa del secondo ceppo. Quando comunemente si parla di “virus dell’HIV”, generalmente ci si sta riferendo a questo ceppo e non al secondo. L’HIV-1 generalmente conduce ad AIDS molto più velocemente del secondo ceppo.
  • HIV-2: prevalentemente localizzato in Africa occidentale e Asia, è meno diffuso e contagioso del primo ceppo e determina una sindrome clinicamente più moderata rispetto al ceppo precedente. Solo 166 casi di HIV-2 sono stati identificati fra 1988 e 2010 negli Stati Uniti. L’HIV-2 generalmente conduce ad AIDS molto più lentamente rispetto al primo ceppo.

HIV-1 e HIV-2 hanno anche dei tratti in comune: sono entrambi retrovirus che appartengono al genere lentivirus ed entrambi sono trasmessi allo stesso modo ed hanno medesimo ciclo virale. Più di 55% del materiale genetico è differente tra i due ceppi di virus. La reattività crociata fra gli anticorpi di HIV-1 ed il HIV-2 può spiegare i numerosi casi di diagnosi sbagliata tra le infezioni di HIV-1 e HIV-2. I trattamenti farmacologici sono simili per entrambi i ceppi. Il HIV-1 ed il HIV-2 sono ulteriormente divisi in vari gruppi e sottotipi.

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Differenza tra HIV e AIDS: sono uguali?

MEDICINA ONLINE SISTEMA IMMUNITARIO IMMUNITA INNATA ASPECIFICA SPECIFICA ADATTATIVA PRIMARIA SECONDARIA DIFFERENZA LABORATORIO ANTICORPO AUTO ANTIGENE EPITOPO CARRIER APTENE LINFOCITI BHIV e AIDS non sono affatto la stessa cosa, anche se ovviamente sono termini tra loro legati. Cerchiamo di fare un po’ di chiarezza.

Il virus dell’immunodeficienza umana (anche chiamato HIV, acronimo dall’inglese “human immunodeficiency virus”) è un retrovirus del genere lentivirus, caratterizzato dal dare origine a infezioni croniche che sono scarsamente sensibili alla risposta immunitaria ed evolvono lentamente, ma progressivamente e che, se non trattate, possono avere un esito fatale. L’HIV si trasmette in molti modi, ad esempio tramite i rapporti sessuali (80% dei casi), trasfusioni di sangue contaminato e aghi ipodermici e tramite trasmissione verticale tra madre e bambino durante la gravidanza, il parto e l’allattamento al seno.

La sindrome da immunodeficienza acquisita (anche chiamata AIDS, acronimo dall’inglese “acquired immune deficiency syndrome”) è una patologia del sistema immunitario umano. La malattia interferisce con il sistema immunitario limitandone l’efficacia, rendendo le persone colpite più suscettibili alle infezioni, in particolare a quelle opportunistiche, e allo sviluppo di tumori; tale vulnerabilità aumenta con il progredire della malattia.  L’AIDS è causata dal virus dell’immunodeficienza umana (HIV).

Da quanto detto appare chiara la differenza tra HIV e AIDS: il primo è un virus ed è responsabile della seconda.

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Bimbi sempre più digitali: bravi col pc ma non sanno nuotare né andare in bicicletta

MEDICINA ONLINE HIKIKOMORI DIPENDENZA INTERNET GIOVANI BAMBINI PC COMPUTER INTERNET WEB MASTURBAZIONE COMPULSIVASempre più “tecnologici” ma meno inclini al movimento e alla vita all’aria aperta. È questo il profilo dei bambini di oggi, realizzato da Avg, azienda informatica specializzata in software di protezione, secondo cui i piccoli sono molto più bravi ad usare il pc e oggetti affini che ad andare in bicicletta. Il triste scenario emerge da un sondaggio svolto dalla società su 2200 mamme con bimbi di età compresa tra i 2 e i 5 anni, residenti in 10 Paesi diversi, Italia compresa. Confrontando le abitudini dei piccoli emerge che il 58% di essi, prevedibilmente, è in grado di utilizzare il computer per giocare. Tuttavia, è inferiore la percentuale di chi invece sa andare in bicicletta (52%). Inoltre, a conferma della tendenza, dei bambini tra i 2 e i 5 anni il 19% sa giocare con uno smartphone mentre solo il 9% sa allacciarsi le scarpe da solo. Allo stesso modo, il 25% sa aprire un browser e navigare ma solo il 20% sa nuotare.

Poche sono le differenze legate al sesso. Qualcosa cambia invece da stato a stato. Ad esempio, i bambini italiani sono più bravi col cellulare, mentre quelli inglesi con i videogiochi e i francesi col computer. Lo studio ha riguardato anche le mamme e ha registrato come le più giovani, rispetto alle over 35, sono meno propense a insegnare concrete abilità manuali ai loro figli, come scrivere il proprio nome. Meno pazienza o meno tempo? Il rischio è quello di invertire le tappe della crescita dei bambini. “Ci sono tre compiti fondamentali che un bambino deve svolgere nei primi 5-6 anni di vita: imparare a muoversi, socializzare e imparare a parlare – ha detto Anna Oliverio Ferraris, professore ordinario di psicologia dello sviluppo all’Università La Sapienza di Roma -. Se lo si avvicina troppo precocemente al mondo virtuale rischia di non avere completato questa crescita”.

Genitori avvertiti. Ok alla tecnologia, ma non dimentichiamo di portare i nostro pargoli a fare una bella passeggiata in bici.

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Quali frequenze riesce ad udire l’orecchio umano?

MEDICINA ONLINE ORECCHIO OTORINO CONDOTTO COCLEA CELLULE CILIATE TIMPANO OSSICINI MARTELLO INCUDINE STAFFA LABIRINTITE OTOLITI ACUFENE FISCHIO UDIRE SENSO ESTERNO MEDIO INTERNOL’orecchio umano può teoricamente udire suoni che hanno una frequenza compresa tra i 20 Hz ed i 20 kHz (20 mila Hz).

Al di sotto dei 20 Hz, si parla di infrasuoni; al di sopra dei 20 kHz, invece, si parla di ultrasuoni: infrasuoni ed ultrasuoni non sono udibili dall’assere umano.

Non tutti gli essere umani riescono per la verità ad ascoltare suoni dell’intero intervallo: specie invecchiando il range tende infatti a restringersi.

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Cocaina: effetti a breve e lungo termine e loro durata

TESTA DONNA TRISTE MAL DI TESTAGli effetti principali sul nostro organismo derivanti dall’uso di cocaina, sono i seguenti:

  • stimolazione del Sistema Nervoso Centrale: ciò porta ad una percezione di aumento dell’energia sia comunicativa che di vigilanza mentale, euforia, inibizione dell’appetito e del sonno;
  • anestetico locale: effetto anestetico sul sito di applicazione;
  • simpaticomimetico: effetto sul sistema nervoso simpatico con alterazioni vascolari e cardiache.

Nello specifico, gli effetti dovuti all’uso di cocaina variano in funzione della dose e della frequenza di assunzione. Distinguiamo quindi in effetti a breve termine e a lungo termine.

Effetti a breve termine dell’assunzione di cocaina
Gli effetti compaiono immediatamente dopo una singola dose e scompaiono nell’arco di pochi minuti o al massimo un’ora. Presa in piccole dosi generalmente causa:

  • euforia;
  • percezione di aumento di energia;
  • aumento dello stato di vigilanza mentale, vista, suoni, tatto, parola;
  • temporanea diminuzione del bisogno di dormire e di mangiare.

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Durata degli effetti da cocaina
La durata dell’effetto euforico dipende principalmente dal dosaggio e dalla via di somministrazione: un rapido assorbimento della cocaina provoca un effetto di eccitazione (“high”) intenso ma breve nella durata. La cocaina fumata, quindi, produce un effetto immediato che dura tra i 5 e i 10 minuti mentre la cocaina “sniffata” agisce più lentamente ma con una durata superiore, circa 15-30 minuti.

Effetti a breve termine sull’organismo
Gli effetti fisiologici dell’assunzione di cocaina, nel breve termine producono:

  • vasocostrizione;
  • midriasi (dilatazione delle pupille);
  • aumento della temperatura corporea;
  • tachicardia (aumento del battito cardiaco);
  • ipertensione arteriosa (aumento della pressione sanguigna).

Sono stati riportati anche altri effetti che possono avere complicazioni mediche più o meno gravi fino all’arresto cardiaco o a convulsioni, seguite da arresto respiratorio.

Effetti a medio/lungo termine dell’assunzione di cocaina
La cocaina è una sostanza di abuso che provoca una forte dipendenza. Una volta assunta diventa molto difficile prevedere o controllare il comportamento nei confronti della sostanza. La dipendenza è tale che anche dopo lunghi periodi di astinenza, la suscettibilità alle ricadute rimane molto elevata. Studi recenti sul meccanismo della dipendenza da cocaina rivelano che la sostanza causa la memorizzazione dell’esperienza nel cervello, anche con forti associazioni a situazioni ed eventi, i quali, una volta sperimentati, possono riaccendere un forte desiderio improvviso nei confronti della cocaina. Se per esempio la cocaina viene assunta in un certo luogo, ad esempio una discoteca, anche il solo ritornare in quel luogo può improvvisamente “accendere” il desiderio di assumerla. Tra gli effetti a lungo termine, si ricordano:

  • dipendenza;
  • irritabilità e disturbi dell’umore;
  • agitazione, attacchi di panico;
  • psicosi paranoide;
  • allucinazioni uditive e visive.

Assuefazione, aumento delle dosi ed effetti cronici sull’organismo
Quando il cervello è esposto ripetutamente alla cocaina, si inizia ad adattare a questa condizione. Il meccanismo della ricompensa nel cervello diventa meno sensibile agli stimoli naturali ed anche alla droga stessa. Questo fenomeno, indicato come “tolleranza”, spiega perché gli utilizzatori abituali, nel lungo termine, hanno bisogno di dosi maggiori e ripetute per poter sperimentare lo stesso effetto di piacere provato alle prime somministrazioni. L’aumento delle dosi e della frequenza di uso comporta il rischio di avere un aumento di effetti avversi sia psicologici che fisiologici. Si ha, infatti, un’aumentata sensibilizzazione verso gli effetti convulsivanti, ansiogeni e tossici provocati dalla cocaina. Inoltre, si possono manifestare problemi fisici a seconda della via di somministrazione. Per chi inala la cocaina ad esempio, i problemi più comuni sono la perdita dell’olfatto, epistassi (perdita di sangue dal naso), problemi di deglutizione, raucedine e irritazione cronica delle mucose nasali. L’uso cronico della cocaina fa inoltre perdere notevolmente l’appetito, comportando una frequente perdita di peso e una generalizzata condizione di malnutrizione. Per tale ragione, l’effetto anoressizzante della cocaina è diffuso anche tra la popolazione giovanile femminile che cerca il suo uso per perdere peso, sfruttando la capacità della cocaina di ridurre lo stimolo della fame.

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