L’esame obiettivo è il secondo dei tre processi utilizzati nella fase analitica del processo diagnostico. Gli altri sono l’anamnesi e gli esami strumentali. Per esame obiettivo (generalmente abbreviato nelle cartelle cliniche come “e.o.”) si intende l’insieme di manovre diagnostiche effettuate dal medico per verificare la presenza o assenza, nel paziente, dei segni (o sintomi obiettivi) indicativi di una deviazione dalla condizione di normalità fisiologica.
Il medico, dopo aver correttamente raccolto sintomi (sensazioni riferite dal paziente sulla sua condizione di salute) tramite l’anamnesi, e segni (informazioni obiettive sullo stato di conformità o di deviazione dal modello fisiologico) tramite l’esame obiettivo, può cominciare a sospettare la presenza o assenza di determinate patologie e quindi orientarsi nel prescrivere gli accertamenti adeguati per giungere alla diagnosi.
Nella sua prima fase, consiste nell’osservare il paziente per raccogliere informazioni sulla mobilità (postura, andatura, modo di sedersi e di alzarsi, eventuale difficoltà a svestirsi) o sul decubito, sulla presenza di possibili atteggiamenti antalgici, e sullo stato generale.
Importanza dell’esame obiettivo
Ci sono ancora molte ragioni per promuovere l’insegnamento delle abilità diagnostiche al letto del paziente. Tra queste ci sono il rapporto costo/efficacia, la possibilità di fare osservazioni seriali non costose, il rilievo precoce di reperti critici, la selezione intelligente e ben guidata di tecnologie diagnostiche costose e il valore terapeutico del contatto fisico tra medico e paziente”.
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La 4 fasi dell’esame obiettivo
L’esame obiettivo si compone generalmente di quattro fasi (a seconda delle porzioni anatomiche analizzate e delle caratteristiche di queste ultime in alcuni casi qualche fase può mancare), che possono essere ricondotte all’utilizzo, da parte del clinico, dei sensi quali vista, tatto e udito:
- ispezione,
- palpazione,
- percussione,
- auscultazione.
L’ordine in cui queste fasi si succedono deve essere rigorosamente quello sopra riportato (tranne nell’esame obiettivo dell’addome, in cui l’auscultazione precede sia la palpazione sia la percussione, manovre che potrebbero falsare intensità e frequenza dei suoni intestinali) in quanto seguendo questa progressione si possono verificare alcune alterazioni riscontrate nelle fasi precedenti. Secondo William Osler per diventare competente in queste metodiche, lo studente deve “insegnare agli occhi ad osservare, alle dita a palpare e alle orecchie ad ascoltare”.
Ispezione
Il medico, con il solo ausilio della vista, ricerca alterazioni dei parametri fisiologici, per esempio torace ingrandito, ingrossamento del collo (in alcuni casi le alterazioni possono comunque rientrare in una situazione non patologica) e lesioni come cicatrici, ematomi, che possono essere utili a rinforzare il sospetto clinico o a delineare la storia clinica del paziente. Per approfondire, leggi: Esame obiettivo: come si fa l’ispezione ed a cosa serve?
Palpazione
Viene effettuata tramite la palpazione di una regione anatomica (per esempio la mammella o l’addome). Nel caso dell’addome la palpazione si suddivide in superficiale (alla ricerca del cosiddetto “risentimento peritoneale”, ovvero la contrazione da parte del paziente dei muscoli addominali, frequente per esempio nei casi di appendicite) e profonda (effettuabile solo in assenza di risentimento peritoneale, alla ricerca di alterazioni a livello addominale). Nella palpazione rientra l’esame del polso arterioso. Per approfondire, leggi: Palpazione nell’esame obiettivo: cos’è ed a che serve?
Percussione
Viene effettuata con l’ausilio di un dito (o più dita, dipende dalla comodità del medico) plessimetro (che viene poggiato su una determinata zona anatomica) e un dito (o più dita) plessore (che percuote il dito plessimetro). L’effetto è quello di provocare, tramite la percussione, un suono che rifletterà la natura della zona sottostante: ovvero il suono si propagherà meglio se il dito plessimetro verrà poggiato in corrispondenza di zone meno dense (in cui la presenza di parenchima è minore: per esempio il polmone) dando origine a un suono definito “chiaro”, si propagherà meno, invece, nelle zone in cui la presenza di parenchima è maggiore, dando origine a un suono definito “ottuso” (per esempio nell’addome). Il sospetto clinico nasce nel momento in cui si riscontra un suono diverso da quello che ci si sarebbe aspettati (per esempio se si riscontra un suono ottuso in corrispondenza del polmone, dove ci si aspetterebbe un suono chiaro). Per approfondire, leggi: Esame obiettivo: cos’è la percussione e perché si fa?
Auscultazione
Si effettua tramite un fonendoscopio che viene poggiato sulla cute, in corrispondenza della zona di cui si vuole sentire i vari suoni. Per approfondire, leggi: Auscultazione nell’esame obiettivo: cos’è ed a che serve?
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Modalità di indagine ed interpretazione
Anche se molti clinici hanno diversi approcci nella sequenza di parti del corpo da esaminare, un esame sistematico generalmente comincia nella testa e finisce agli arti inferiori. Dopo che i principali organi, linfoghiandole, arterie e vene sono stati investigati dalla ispezione, palpazione, percussione ed auscultazione, possono seguire dei test più specifici (come alcuni test neurologici, indagini ortopediche) o test specifici quando si sospettano particolari malattie (ad.es. esplicitando il segno di Trousseau per la tetania latente nell’ipocalcemia). Partendo dagli interrogativi sorti durante la raccolta dell’anamnesi (la storia clinica) e dall’esame obiettivo (esame fisico) l’operatore sanitario può allora formulare una diagnosi differenziale, una lista di potenziali cause dei sintomi. Test diagnostici specifici (oppure occasionalmente, o in casi di grave emergenza e pericolo di vita, la terapia empirica) generalmente conferma la causa, o permette di mettere a fuoco altre possibili cause, spesso trascurate perché poco probabili statisticamente, o perché si presentano in modo ambiguo. Mentre le modalità dell’esame come elencato sono quelle che si insegnano e si domandano agli studenti, uno specialista si concentrerà nel particolare campo e nella natura del problema descritto dal paziente. Dunque di routine un cardiologo non eseguirà gli aspetti neurologici dell’esame obiettivo, ad eccezione di osservare ed annotare che il paziente e capace di utilizzare tutti e quattro gli arti entrando nella stanza di visita, e durante il consulto si renderà conto dello stato del suo udito, vista e favella. A suo modo, un chirurgo ortopedico esaminerà la giuntura lesa, ma soltanto molto brevemente ausculterà i toni cardiaci ed il torace per assicurarsi che non vi sia alcuna tra le controindicazioni alla chirurgia poste dal anestesista. Un esame fisico completo include la valutazione dell’aspetto generale del paziente e di specifici sistemi d’organo. Viene conservato nel registro medico in una modalità standard che facilita la lettura successiva da parte di medici in altri centri. In pratica i segni vitali della misura della temperatura corporea, del polso radiale (ed altri polsi) e della pressione del sangue sono spesso misurati per primi. Molti degli elementi dell’esame fisico tradizionale non sono stati sottoposti a revisione critica scientifica tramite trial clinico controllato per testare la loro utilità nell’identificazione dei segni di malattia. Uno studio del 2003, su pazienti ospedalizzati stabilì che circa un quarto di essi avevano segni ben identificabili sull’esame obiettivo che in seguito sono stati rilevanti per la diagnosi e terapia.
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Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo
Direttore dello Staff di Medicina OnLine
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Il cortisolo è un ormone prodotto dalle ghiandole surrenali, più precisamente dalla zona fascicolata della loro porzione corticale. È un ormone di tipo steroideo, derivante cioè dal colesterolo, ed in particolare appartiene alla categoria dei glucocorticoidi, di cui fa parte anche il corticosterone (meno attivo).
Prima di trattare l’argomento dobbiamo capire che cosa si intenda in medicina con il termine “calcoli”.

Una malattia acuta è un processo morboso (di tipo funzionale o organico) a rapida evoluzione, con tipica struttura “a picco”: si nota la comparsa di sintomi e segni violenti in breve tempo (pochi giorni) e di cui in genere si dà un riscontro causale diretto (ad esempio: virus influenzale –> influenza). La guarigione in questo caso è molte volte possibile in modo relativamente rapido anche senza intervento medico (grazie sia ai meccanismi di difesa insiti nel corpo umano) oppure grazie a cure mediche tempestive.
Una malattia cronica è una processo morboso che presenta sintomi che non si risolvono nel tempo né generalmente giungono a miglioramento con farmaci né tanto meno senza intervento medico. Sono croniche tutte quelle patologie caratterizzate da un lento e progressivo declino delle normali funzioni fisiologiche. In un malato cronico si possono alternare periodi di remissione, nei quali i sintomi diminuiscono o sono maggiormente sopportati, e periodi di riacutizzazione o peggioramento. La lenta e progressiva evoluzione di una malattia cronica è spesso derivante da poli-causalità, cioè da più fattori in concatenazione fra loro nonostante il più delle volte ciascuno di essi, preso singolarmente, non causi di solito direttamente la malattia (ad esempio un’artrosi lombare derivante da microtraumatismi, vizi posturali, obesità, tensioni muscolari anche psicologiche, mal posizioni degli appoggi plantari, eccetera). Pur con marcate differenze fra ciascuna patologia, in genere è possibile trattare i sintomi ma non guarire. Le patologie croniche vanno dalle cardiopatie (ipertensione arteriosa, valvulopatie…), ai tumori, alle patologie gastriche o intestinali (pancreatite cronica), neurologiche (sclerosi laterale amiotrofica, sclerosi multipla, Alzheimer, Parkinson…), muscolo-scheletriche, autoimmunitarie (lupus eritematoso sistemico) e polomonari (polmonite eosinofila cronica).
Le ossa umane possono essere distinte in vari tipi, in base alla loro morfologia: le ossa lunghe, le ossa corte, le ossa irregolari e le ossa piatte.
I linfonodi sono strutture specifiche del sistema linfatico, formate da tessuto linfoide aggregato in noduli, e possono essere unici o più spesso raggruppati in vere e proprie stazioni linfonodali o linfocentri. Un linfonodo, se neoplastico, appare ingrossato solitamente sopra i 2cm, ha consistenza duro-lignea, alla palpazione risulta non mobile rispetto ai piani profondi. Un linfonodo reattivo invece ha una consistenza aumentata, ma non duro-lignea, è mobile rispetto ai piani sottostanti e spesso presenta i segni della flogosi (dolore, temperatura aumentata, gonfiore, rossore e lesa funzione).