Quante volte un abbraccio ci ha salvato dal baratro? Quante volte una semplice carezza ha allontanato momenti bui della nostra vita? Momenti di Continua a leggere
Archivi categoria: Psicologia, pedagogia e sociologia
Insegnare bene significa…
Essere insegnante è uno dei mestieri più sottovalutati della società, nonostante sia uno dei più importanti. Forse il più importante in assoluto.
Così come un medico ha la responsabilità della cura del corpo, l’insegnante ha la responsabilità della crescita della mente ed è ovvio che un corpo sano non è nulla senza una mente agile.
Insegnare bene è la base della crescita culturale ed economica di qualsiasi società del mondo: insegnare bene è il Futuro, del singolo e dell’intera umanità.
Insegnare bene significa creare cervelli pensanti, che domani saranno bravi medici, ingegneri, astronauti, ricercatori, politici e insegnanti, innescando un circolo vizioso benefico che conduce ad una società migliore.
Insegnare bene significa creare persone che non picchiano le proprie mogli o i propri figli, creare persone che fanno la raccolta differenziata e che non farebbero mai del male ad un animale indifeso.
Insegnare bene significa creare persone non ignoranti, teste che saranno difficilmente manipolabili da pubblicità ingannevoli, burocrati azzeccagarbugli e scaltri politici.
Insegnare bene significa salvare la vita a quei giovani che altrimenti avrebbero intrapreso loschi cammini; significa scoprire e valorizzare le qualità di ognuno perché se si giudica un pesce in base alla sua capacità di arrampicarsi sugli alberi, lui passerà la vita a credersi stupido.
Insegnare bene è avere ottimi insegnanti di scuola dell’infanzia, piuttosto che professori universitari, perché è da bambini che si forma la nostra mente ed un insegnante delle elementari può far più danni di uno del liceo.
Insegnare bene significa educazione, significa far comprendere il valore del sacrificio e della dedizione al lavoro, significa far capire ad un bambino che se si impegna senza risparmiarsi, può raggiungere qualsiasi obiettivo; significa motivarlo a crescere, significa equità: significa fargli capire che se è figlio di un agricoltore, può prendere lo stesso voto del figlio di un ingegnere, anzi potrà prendere un voto più alto, se saprà meritarselo. Insegnare bene significa non lasciare nessuno indietro e dare a tutti le stesse possibilità a prescindere da quanti soldi possiedano.
Insegnare bene significa allontanare l’analfabetismo funzionale e creare persone che conoscono doveri e diritti, persone che non si piegheranno mai ai soprusi ed alle dittature politiche ed economiche nascoste nelle nostre democrazie, persone che non si faranno ingannare dallo scaltro uomo politico di turno, pronto ad usare ogni spiraglio di ignoranza per acquisire potere.
Insegnare bene significa insegnare il rispetto per quello che ci appare “diverso”, per la disabilità, per una religione diversa dalla nostra. Significa insegnare il rispetto per le inclinazioni sessuali dell’altro e la tolleranza verso le sue idee, anche – e soprattutto – se non siamo d’accordo con lui. Insegnare bene è avere in mano la responsabilità della formazione di un adulto responsabile delle proprie azioni.
Insegnare bene significa creare bambini che non mangiano grasse merendine a tutte le ore, significa creare adulti sani ed in forma che a loro volta insegneranno ai propri figli quanto importante sia l’alimentazione nella loro vita, per poi avere – tra qualche anno – una diminuzione di malattie cardiovascolari mortali e di diabete. Significa dare il proprio esempio, evitando di fumare di fronte ai propri studenti.
Insegnare bene significa creare un mondo dove gli stati preferiranno affrontarsi usando il cervello per battere l’altro con l’astuzia, e non usando i muscoli per lanciare una bomba nucleare.
Insegnare bene è creare un circolo virtuoso nel quale i bravi alunni e figli di oggi saranno bravi insegnanti e genitori un domani.
Insegnare bene è affidare in buone mani la parte più importante dei nostri figli: il loro cervello.
Insegnare bene significa mostrare alla piccola grande mente di un bambino, la luce dell’infinito.
Uno stato che non valorizza l’insegnamento è un agricoltore che non semina la terra. Una politica che non valorizza l’insegnamento è la politica di uno stato che non ha, né avrà mai, alcun futuro.
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- Non si sottomette un fiume con la forza
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Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo
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L’amicizia tra uomo e donna esiste? No, lui ha in testa solo il sesso
E’ una domanda che molti si fanno spesso: esiste l’amicizia tra uomo e donna, o ci sarà sempre dell’attrazione? Come riportato da Science.Mic in questo articolo, un nuovo studio, condotto in Normandia e pubblicato su Evolutionary Psychology, ha finalmente dato una risposta, ed è… no! I ricercatori della Norwegian University of Science and Technology hanno intervistato 308 laureandi tra i 18 e i 30 anni chiedendogli delle proprie amicizie, attrazioni sessuali e delle esperienze che hanno avuto con l’errata lettura dei segnali inviati dall’altro sesso. Il risultato è stato che gli uomini comunemente sopravvalutano l’interesse sessuale proveniente dalle donne: le intervistate sono state fraintese dagli amici maschi in media 3.4 volte nello scorso anno. D’altro canto le donne sottovalutano l’interesse sessuale maschile, seppure in maniera spiccatamente inferiore. Tutto questo conferma che l’uomo viene da Marte e le donne da Venere: lei interpreta i suoi segnali d’interesse sessuale come amicizia mentre lui legge i suoi segnali d’amicizia come interesse sessuale. La conferma di questi risultati appaiono anche in altri studi: ad esempio nel 2009 una ricerca della Pacific and Asian Communication Association, ha dimostrato che gli uomini trovano le donne più propense al sesso di quanto lo siano nella realtà.
Uno studio del 2012 di Adrian F. Ward, del Department of Psychology di Harvard, ha inoltre scoperto che per gli uomini è più facile essere attratti dalle proprie amiche di quanto non sia per loro.
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Le 36 domande che devi fare per diventare intimo con qualsiasi persona
Il popolare giornale statunitense New York Times ha, pochi giorni fa, pubblicato una lista di domande per costruire intimità con una persona. Le domande sono state ricavate da una ricerca di psicologia sociale effettuata nel 1997, denominata “The Experimental Generation of Interpersonal Closeness” e si basano sulla teoria che, raccontandosi reciprocamente storie, aneddoti e punti di vista personali, sia possibile costruire intimità tra due persone che magari fino ad un momento prima erano perfetti sconosciuti. Ecco la lista delle 36 domande:
- Potendo invitare chiunque, chi vorresti a cena come ospite?
- Vorresti essere famoso? Come?
- Prima di fare una telefonata, fai le prove di quello che dirai? Perché lo fai?
- Come sarebbe il tuo giorno perfetto?
- Quando hai cantato l’ultima volta? Quando l’hai fatto l’ultima volta per qualcun altro?
- Se potessi vivere fino a 90 anni e mantenere o il corpo o la mente di un trentenne per gli ultimi 60 anni della tua vita, cosa sceglieresti? Mente o corpo?
- Hai un’idea di come potresti morire?
- Quali sono le tre cose che tu e il tuo partner sembrate avere in comune?
- Di quale aspetto della tua vita ti senti più felice?
- Se potessi cambiare qualcosa del modo in cui sei stato cresciuto, cosa cambieresti?
- Mi racconti la storia della tua vita col maggior numero di dettagli possibili in 4 minuti?
- Se potessi svegliarti domani e avere ottenuto una qualità o un’abilità, quale sarebbe?
- Se una sfera di cristallo ti potesse dire la verità riguardo a te stesso, la tua vita, il futuro o qualsiasi altra cosa, cosa vorresti sapere?
- C’è qualcosa che sogni di fare da tanto tempo? Perché non l’hai fatta?
- Qual è il più grande risultato della tua vita?
- Che cosa è più importante per te in un’amicizia?
- Qual è il tuo ricordo più importante?
- Qual è il tuo ricordo più brutto?
- Se sapessi che tra un anno morirai improvvisamente, che cosa cambieresti del modo in cui vivi? Perché lo faresti?
- Che cosa significa l’amicizia per te?
- Che ruoli hanno amore e affetto nella tua vita?
- Mi racconti cinque cose che consideri una caratteristica positiva del tuo partner?
- Quando vicina e affettuosa è la tua famiglia? Consideri la tua infanzia più felice di quella della maggior parte delle altre persone?
- Come ti senti riguardo alla tua relazione con tua madre?
- Mi raccontati tre cose che riguardano entrambi? Ad esempio: «In questo momento entrambi ci sentiamo…».
- Puoi finire questa frase: «vorrei avere qualcuno con cui condividere…»?
- Se dovessi diventare un amico intimo del tuo partner, cosa sarebbe importante che lei o lui sapesse?
- Racconta che cosa ti piace del tuo partner: sii molto onesto, e di’ cose che non diresti a qualcuno che hai appena incontrato.
- Racconta un momento imbarazzante della tua vita.
- Quando è l’ultima volta che hai pianto di fronte a un’altra persona? E da solo?
- Di’ qualcosa che già ti piace del tuo partner.
- C’è qualcosa su cui per te non si può scherzare?
- Se dovessi morire stasera senza modo di comunicare con nessuno, che cosa saresti più pentito di non aver detto a qualcuno? Perché non gliel’hai detto?
- La tua casa, con dentro tutto quello che possiedi, prende fuoco. Dopo aver salvato i tuoi cari e i tuoi animali, hai tempo per un’ultima corsa per salvare un singolo oggetto. Che cosa sarebbe e perché?
- Di tutte le persone nella tua famiglia, la morte di quale persona ti farebbe soffrire di più? Perché?
- Condividi un problema personale e chiedi al tuo partner consigli su come affronterebbe questo problema. Chiedi al tuo partner di riflettere su come ti senti riguardo a questo problema.
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Esibizionista, riservato, timido, narcisista: scopri quale “tipo da spiaggia” sei
Ognuno di noi ha un carattere che ci contraddistingue: quando andiamo in spiaggia ciò diventa particolarmente evidente. Nei vari gruppi che si vedono al mare è spesso abbastanza facile capire al volo chi è l’esibizionista del gruppo, chi è il timido, e chi è quello che vuole semplicemente stare “per i fatti suoi”.
E voi, che tipo da spiaggia siete?
1) LA RAGAZZA TRANQUILLA/RISERVATA
Chi è: ragazza tranquilla, va in spiaggia per rilassarsi e non le interessa fare nuove amicizie.
Dove si mette: sceglie posti defilati, spesso al margine esterno dello stabilimento.
Una persona non interessata alla “caccia” costruirà per sé un isolamento fisico marcato: sdraio vicino al limite dello stabilimento, auricolari, aspetto rilassato, occhi socchiusi… nessun segnale di disponibilità alla conversazione. Se è sola, è probabile che cerchi di occupare la sdraio vicina con una borsa o qualche oggetto: per creare una difficoltà in più a chi volesse sedersi accanto a lei, che dovrebbe chiederle di spostarlo. Non è del tutto isolata dal resto della spiaggia, ma – di fatto – ha eretto una vera e propria barriera tra lei e gli altri bagnanti.
2) LA RAGAZZA ESTROVERSA
Chi è: ragazza estroversa, in cerca di conoscenze.
Dove si mette: la si incontra lungo il passeggio centrale, dove può osservare più persone.
Una donna che vuole sedurre ha gioco facile in spiaggia. Una ragazza a caccia ha più possibilità di conoscere ragazzi più “sinceri” se sceglie una sdraio lungo la passerella centrale, dove può osservare i ragazzi che non sono ancora entrati nel personaggio. La zona del “bagnasciuga”, infatti, è anche scenograficamente simile a un palcoscenico (con le sdraio come platea), invece camminando lungo la passerella si è più spontanei, più inclini al sorriso sincero. La variante più “esibizionista” è invece spesso stesa sul lettino, vicinissima al bagnasciuga, non di rado in topless ed accanto al proprio ragazzo/amiche altrettanto esibizionisti.
3) IL CONTROLLORE DELLA SPIAGGIA
Chi è: spesso è un papà. Vuole proteggere i suoi figli e poter osservare tutto quello che avviene.
Dove si mette: sceglie la fila più lontana dalla battigia, senza sdraio alle spalle.
Ci sono poi dei tipi da spiaggia che cercano davvero poco l’interazione con gli altri. Il primo si potrebbe definire “il controllore”: di solito è un maschio adulto con figli, che non ama molto la spiaggia, specie se affollata, perché non gli permette di tenere costantemente sotto controllo la prole; ma, nello stesso tempo, è felice di portarvi i bambini che amano giocare all’aperto. Il suo luogo ideale è l’ultima fila, meglio se in posizione leggermente sopraelevata. Come da una postazione di vedetta, può controllare quello che succede in gran parte dello stabilimento: non perde di vista i figli e, nello stesso tempo, ha le spalle protette dal fatto che nessuno può sostare dietro di lui.
4) IL RAGAZZO ESTROVERSO
Chi è: non ha difficoltà a relazionarsi con gli altri, vuole conoscere persone.
Dove si mette: è sempre in prima fila, vicino al luogo dei giochi e degli incontri.
Un estroverso si trova a proprio agio nella prima fila, a pochi metri dalla battigia, da qui può seguire la parte più attiva della spiaggia, cioè lo spazio di chi entra in mare ridendo per l’acqua troppo fredda, delle passeggiate (specialmente ragazze!), dei gruppi di amici che giocano a palla. Una persona estroversa si piazza nel migliore punto di osservazione, pronto a cogliere i segnali di disponibilità degli altri per fare nuove amicizie.
5) IL “BRIATORE” (DEI POVERI)
Chi è: non ama mischiarsi con gli altri, resta sulla sua barca.
Dove si mette: mai in spiaggia. Dalla barca però “domina” (e si fa guardare) avvicinandosi alla riva.
In spiaggia spesso non ci va proprio: o, meglio, occupa il palcoscenico dalla posizione che gli permette il maggiore esibizionismo. È un’imitazione del “modello Briatore”, rigorosamente in barca, che si avvicina alle spiagge per farsi notare. Non mira a quelle più esclusive (si sentirebbe uno dei tanti e sa che sarebbe poco notato), ma mostra la propria “forza” al comando di un grosso motore, davanti a spiagge più popolari, dove sa che viene subito adulato ed invidiato (almeno questo è quello che pensa lui!). Non vuole mischiarsi con “il popolo della sabbia” e non accetta di dipendere dalla natura per spostarsi: non lo si vedrà tanto facilmente su una barca a vela.
6) IL “CRISTIANO RONALDO” DELLA SPIAGGIA
Chi è: tipo sportivo, dinamico, che punta molto sul proprio aspetto per farsi notare.
Dove si mette: dovunque può praticare sport: si incontra spesso sulla battigia, impegnato in giochi.
Il luogo dei giochi è anche, spesso, il preferito di chi ha la personalità del seduttore. Si posiziona sulla battigia, insieme al suo gruppo di amici di cui si sente il leader. Qui si mette in mostra, fa notare il proprio corpo, l’abbronzatura: spesso non va neppure ad attaccare discorso con le ragazze, si lascia ammirare per un po’, mostrando la propria leadership attraverso l’abilità con la palla… E’ proprio quel tipo che si lancia in rovesciate improbabili o che spara (inutili) pallonate al largo. E’ quello che a pallavolo cerca sempre la schiacciata, ed ogni tanto riesce ad esibirsi anche in qualche bel gesto atletico che farà finire la palla, guarda caso, vicino ad una bella ragazza.
7) IL TIPO TIMIDO
Chi è: timido, non ha voglia di conoscere nuova gente. Si isola anche dagli amici con cui è arrivato.
Dove si mette: al centro degli ombrelloni, per non essere notato, senza partecipare alle attività degli altri.
Sarà più probabile che un introverso occupi un ombrellone al centro dello stabilimento, lontano dal passeggio: magari indossando occhiali da sole, che lo aiutano a “schermarsi” dal mondo, e ascoltando musica con i propri auricolari: le sdraio intorno gli offrono una barriera fisica su tutti i lati, il che lo fa sentire protetto. Tende anche ad isolarsi dagli stessi amici del gruppo con cui è arrivato in spiaggia. Non vuole essere considerato asociale, ma – di fatto – si autoesclude dai suoi stessi amici.
8) L’INTROVERSO ESTREMO
Chi è: l’introverso “estremo” non parla, legge intensamente e non ama l’abbronzatura.
Dove si mette: sceglie un posto al centro, ma non lascia quasi mai l’ombra.
E’ una versione “estrema” del tipo precedente. Va in spiaggia quasi per necessità, stanco del “Ma non ti abbronzi nemmeno un po’ quest’anno?” di amici e parenti). Sceglie un posto totalmente all’ombra e spesso tiene la maglietta addosso. Si copre il corpo per comunicare indisponibilità e si mantiene protetto dal cono dell’ombrellone. Difficilissimo da coinvolgere in una conversazione, solitamente è geloso della privacy e concentrato nelle proprie letture, di solito colte.
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Combatti lo stress e ritrova il benessere psicofisico con il decalogo del buonumore
Se l’umore è lo specchio della condizione fisica, anche la condizione fisica è lo specchio dell’umore. Una persona felice tende ad ammalarsi di meno e, quando si ammala, guarisce prima. I nostri pensieri, a seconda che siano tristi o felici, mettono in moto i nostri ormoni in maniera molto diversa e ciò condiziona tutto il nostro corpo, sistema immunitario e secrezioni ghiandolari comprese. Il segreto per una perfetta salute risiede quindi anche nella nostra emotività e se siamo giù di morale dovremmo impegnarci per cambiare il nostro umore.
Cambiare umore? Non è difficile
Secondo Robert E. Thayer, docente di psicologia alla California State University a Long Beach, le fluttuazioni dell’umore, ma anche dell’autostima, sono strettamente influenzate da fattori biologici interni e seguono le fluttuazioni ritmiche della temperatura del corpo e del ciclo sonno-veglia. Il buonumore, quindi, non sarebbe altro che lo specchio della condizione fisica. «Quando le risorse personali sono elevate, ci si sente di buon umore» riassume Thayer. «I test hanno dimostrato che quando si è pieni d’energia le emozioni positive su se stessi sono molto più forti».
I quattro livelli di energia dell’umore
Thayer riassume l’umore in 4 livelli di energia:
- “Stanchezza tesa”, l’umore peggiore: si è stanchi e anche stressati.
- “Stanchezza calma”, cioè stanchezza senza stress: può essere piacevole soprattutto al momento giusto, prima di andare a dormire.
- “Energia tesa”, ci si trasforma in una macchina da lavoro ad alto stress: non si funziona al meglio.
- “Energia calma”, è energia senza tensione, e dà una condizione di piacevole produttività, mentre l’attenzione è del tutto focalizzata.
Il decalogo del buonumore
Il rimedio cui molti ricorrono quando sentono la crisi di “stanchezza tesa”, fatta di malumore e stress, è il cibo, prevalentemente patatine fritte, dolci e cioccolato. Rimedio sbagliato: secondo Thayer servirebbe invece l’esercizio fisico. Thayer e altri ricercatori hanno individuato un decalogo di interventi d’emergenza per rimediare al cattivo umore, ma anche per prevenirlo. Eccoli.
1) Il movimento. Un esercizio moderato, anche solo una passeggiata di 10 minuti a passo veloce, aumenta immediatamente il livello di energia e migliora il tono dell’umore meglio di una barretta di cioccolato. La ricerca di Thayer ha infatti dimostrato che chi mangia il cioccolato, a distanza di un’ora si sente ancora più teso, mentre 10 minuti di marcia a passo veloce aumentano l’energia per 1-2 ore. In caso di bisogno, una passeggiata (possibilmente in mezzo al verde) basta a ridare serenità
2) Agenda e orologio. È utile fare caso agli alti e bassi della propria energia, che segue un andamento preciso. Immediatamente dopo la sveglia l’energia è bassa, anche se il sonno è stato ristoratore. Ha poi un picco nella tarda mattinata, dalle 11 alle 13. Riscende nel tardo pomeriggio fra le 15 e le 17, per rialzarsi prima della serata, dalle 18 alle 19, e crollare al suo punto più basso alle 22. Meglio piazzare gli impegni più difficili quando l’energia è elevata, e in corrispondenza dei cali d’energia l’ideale è fare una passeggiata.
3) Imparare a osservarsi. Come si comporta l’umore? Mangiare ci fa sentire subito meglio? E dopo due ore? Fare moto dà benefici immediati? E a distanza di tempo? Che effetto ha la caffeina (caffè, bibite a base di cola, tè) al mattino, al pomeriggio e alla sera? Ognuno ha le sue risposte, ed è importante verificarle per controllare l’umore.
4) Ascoltare musica è secondo solo all’esercizio fisico nella capacità di elevare l’energia e ridurre la tensione. La musica, secondo Thayer, è sottoutilizzata, ma è un sistema efficacissimo per alzare il tono dell’umore. «Scegli un’opera jazz, un’aria gioiosa, o una musica rock. Funziona qualsiasi musica allegra ti piaccia» dice Thayer. La musica aumenta nel cervello la produzione di noradrenalina, un ormone importante per il buonumore. La musica allegra fa mettere gli occhiali rosa, quella triste grigi: cambia la percezione del mondo. All’Università di Groeningen, in Olanda, i ricercatori hanno fatto sentire agli studenti musica allegra (il balletto Coppelia di Léo Delibes) e musica triste (Il cigno di Tuonela di Jan Sibelius); poi hanno mostrato loro le foto di alcuni visi con varie espressioni, alcune chiaramente felici, altre tristi, altre neutre. Dopo la musica triste i visi neutri sembravano tristi, anzi, depressi. La stessa espressione pareva felice dopo l’ascolto di musica allegra.
5) Schiacciare un pisolino. Molti non sanno pisolare nel modo giusto, cioè 10-30 minuti, non di più, altrimenti il pisolino peggiora la situazione: lascia intorpiditi e potrebbe addirittura ostacolare il sonno notturno.
6) Stare in buona compagnia. Gli studi dimostrano che chiamare un amico e fare quattro chiacchiere può essere estremamente efficace per l’umore.
7) Meditare. Richard Davidson, dell’EM Keck laboratory for functional brain imaging and behavior dell’University of Wisconsin, studiando 200 persone con la risonanza magnetica cerebrale, ha dimostrato che la meditazione attiva una zona del cervello sinistro (corteccia prefrontale) che dà sensazioni di felicità, entusiasmo, gioia, energia. In parallelo si riduce l’autocoscienza, con tutte le preoccupazioni. Non importa il tipo di meditazione: danno gli stessi risultati la preghiera religiosa, la meditazione buddista e lo yoga. Il malumore e le sensazioni di tristezza, ansia e pena attivano invece la zona controlaterale del cervello, la prefrontale destra.
8) Sorridere con gli occhi, consiglia invece Paul Ekman, docente di psicologia alla University of California. Le espressioni del viso influenzano l’umore. Se esiste una strada nervosa che collega l’umore con la sua espressione nella mimica facciale, perché dovrebbe essere a senso unico? «Nel corso della nostra ricerca abbiamo scoperto qualcosa di sorprendente» dice Paul Ekman. «Se si assume intenzionalmente un’espressione, si provoca un effetto anche nel cervello. Se si sorride nel modo giusto, si attiva la biochimica dell’allegria. La faccia non è solo un mezzo per manifestare l’emozione: serve anche ad attivarla. Le espressioni volontarie hanno un effetto sul sistema involontario. In altre parole, il semplice fatto di modificare il viso sorridendo attiva nel cervello l’area del buonumore, proprio come un’espressione corrucciata genera tristezza». Ma per cambiare umore bisogna che il sorriso abbia alcune caratteristiche. Gli angoli della bocca si piegano verso l’alto, la pelle a lato degli occhi si arriccia con il caratteristico aspetto a zampa di gallina. Questo è il “sorriso di Duchenne”, da Guillaume Duchenne, il neurologo francese che per primo lo descrisse.
9) Dimenticare i farmaci, se non sono prescritti dal medico per curare gravi alterazioni del tono dell’umore. Anche le droghe (alcol, nicotina, cocaina e amfetamine) migliorano – o sembrano migliorare sul momento – l’umore, ma hanno un effetto boomerang: alla lunga lo peggiorano.
10) Fare buone azioni. Quando sono spontanee e fanno appello alle potenzialità personali, trasformano l’umore di un’intera giornata. L’esercizio della bontà, dell’umanità, della cordialità porta all’oblio di sé, ed è una gratificazione diversa dal piacere. La vita piacevole può stare in un bicchiere di champagne o nella guida di una Porsche. Il benessere no.
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Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo
Direttore dello Staff di Medicina OnLine
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I dieci comportamenti che comunicano agli altri che sei una persona introversa
Ecco oggi i 10 dieci comportamenti caratteristici di una persona introversa, almeno secondo l’autorevole parere del dottor Marti Olsen Laney, psicoterapista e autore del libro ”Il vantaggio dell’introverso”.
1) Non ami chiaccherare
Secondo il dottor Laney, se non ami chiacchierare o perlomeno provi ansia e fastidio durante le conversazioni, probabilmente sei una persona introversa. Un aspetto tutt’altro che negativo, dato che può rivelare una grande profondità d’animo. Le chiacchiere, infatti, spesso vengono percepite dalle persone introverse come qualcosa di superficiale ed inutile, ben distanti da una comunicazione profonda che finisca con il mettere in gioco l’interiorità di una persona.
2) Alle feste preferisci stare con persone che già conosci
Il fatto di prendere parte ad una festa fa di te automaticamente una persona estroversa? Assolutamente no. Se durante una festa non fai altro che socializzare con persone che già conosci, evitando di fare nuove conoscenze, o sei stanco da una giornata di studio/lavoro intenso o sei introverso.
3) Ti senti solo tra la folla
Ti capita spesso di sentirti un estraneo tra un gruppo di persone (conoscenti e non) e avere il desiderio di scappare via? Una chiara spia del tuo essere introverso secondo il dottor Laney.
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4) Ami i discorsi profondi e la cultura
Sei hai un debole per le conversazioni filosofiche e stimolanti, i libri e i film d’autore, se preferisci i film di Stanley Kubrick a quelli di Carlo Vanzina, è più probabile che tu sia introverso. Secondo il dottor Laney, gli introversi amano i discorsi profondi, la cultura ed il confronto umano.
5) Non hai bisogno di stimoli forti per stare bene
Se sei fra quelli a cui basta ritrovarsi tra la natura in silenzio per stare bene, probabilmente sei una persona introversa. Gli estroversi, infatti, tendono ad annoiarsi molto più facilmente da soli e in assenza di stimoli, perennemente desiderosi di qualcosa da fare. Gli introversi, invece, avendo un mondo interiore molto più sviluppato, riescono a godersi i momenti di pace e relax cullandosi con i propri pensieri, anche da soli.
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6) Il tuo partner è estroverso
Gli opposti si attraggono? Sembrerebbe di si. Spesso gli introversi preferiscono gli esteroversi, poiché, capaci di fargli scoprire un nuovo mondo e guidarli in una nuova dimensione fatta di divertimenti e socialità.
7) Preferisci evitare gli spettacoli che possano coinvolgere il pubblico
Gli introversi preferiscono essere spettatori piuttosto che protagonisti, specialmente quando non sono loro a “dirigere le danze”. Ecco perché rifuggono da tutte quegli intrattenimenti che potrebbero coinvolgere il pubblico, come gli spettacoli di magia o quelli comici (dove spesso il comico prende in giro le persone del pubblico).
8) Nulla sfugge alla tua vista
Stando ai risultati di una ricerca condotta dall’Università di Cambridge, gli introversi avrebbero una naturale predisposizione per i dettagli, finendo con il notare cose che nella maggior parte dei casi finiscono con lo sfuggire ai più. Secondo i ricercatori inglesi, infatti, gli introversi presenterebbero una maggiore attività cerebrale nel corso dell’elaborazione delle informazioni visive.
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9) Parli spesso con te stesso
Se sei abituato a parlare con te stesso, a riflettere e meditare, sei sicuramente un introverso secondo Olsen Laney. Gli introversi in genere hanno la necessità di pensare prima di aprir bocca.
10) Preferisci la penna alle corde vocali
Se preferisci scrivere che parlare, sei sicuramente un introverso. Secondo Laney, agli introversi preferiscono comunicare in forma scritta, piuttosto che parlare e spesso intraprendono la professione di scrittore o giornalista.
Altri segnali importanti dell’essere introversi, secondo il sottoscritto, sono:
- la paura di parlare in pubblico;
- il timore di esibirsi in una attività di fronte ad altri (ad esempio un saggio di pianoforte);
- la paura di essere al centro delle attenzioni di altre persone;
- il non gradire i pettegolezzi (l’introverso è solitamente bravo nel tenere i segreti);
- la tendenza all’ordine e il fastidio nel non poter controllare tutto;
- il fare un lavoro “anonimo” (ad esempio l’impiegato);
- l’evitare rischi e gioco d’azzardo;
- il vestirsi in maniera “anonima” (mai con colori troppo sgargianti o con vestiti appariscenti);
- l’evitare di dire la propria opinione, specie se diversa rispetto a quella del resto del gruppo;
- l’aver paura del giudizio degli altri.
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