La sindrome del bambino scosso (anche chiamata con l’acronimo SBS, o Trauma cranico abusivo o ancora sindrome da scuotimento; in Continua a leggere
Forrest Gump esiste davvero: l’uomo che corre senza fermarsi mai
Serge Girard, francese di nascita (1963) ha cominciato a corre 14 anni fa e , per così dire, non si è più fermato, meritandosi per le sue instancabili imprese l’appellativo di “uomo che corre senza fermarsi mai, ma anche quello di “Forrest Gump francese”. Sino a 14 anni fa aveva una vita molto tranquilla, facendo l’assicuratore e il promotore finanziario. Poi gli è capitato tra le mani in libro che ha cambiato la sua vita: «La corsa di Flanagan», di Tom McNab, che racconta la storia straordinaria della traversata degli Stati Uniti a piedi, da parte di duemila concorrenti, nel 1931. Da quel momento ha capito che doveva gettarsi dietro le spalle la vita che aveva vissuto e ha deciso che il suo destino era quello di correre, correre per il mondo intero, a piedi. Detto, fatto: si è da subito adoperato per realizzare il suo sogno e avrebbe anche detto: “La strada è lunga solo per chi non prova a realizzare i suoi sogni”. Da allora, dopo essersi messo on the run, non si è più fermato.
Un giorno, mentre correva in Niger, un tuareg vedendolo passare chiese ai suoi accompagnatori: “Ma cosa ha fatto di così terribile quest’uomo per meritare una punizione così grave?”.
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Queste le sue imprese:
1997 – Trans-USA (Los Angeles to New York): 4,597 km in 52 giorni, 23 ore, 20 min (record del mondo)
1999 – Trans-Australia (Perth/Sydney): 3,755 km in 46 giorni, 23 ore, 12 min (record del mondo, soppiantato da Achim Heukemes)
2001 – Trans-South America (Lima/Rio de Janeiro): 5,235 km in 73 giorni, 3 ore, 40 min (record del mondo)
2003/2004 – Trans-Africa (Dakar/Cairo): 8,295 km in 123 giorni, 2 ore, 40 min (record del mondo)
2005/2006 – Trans-Eurasia (Paris/Tokyo): 19,097 km in 262 giorni (allo stato l’unica impresa di questo tipo portata a termine, anche se il nostroBattista Marchesi (di oltre 70 anni), per quanto su circuiti stradali “casalinghi” proprio in questi giorni sta provando ad eguagliare tale record, con la sua impresa Battista Marchesi 19.100 km in 9 mesi.
2009/2010 – Un anno di corsa: 27,011 km in 365 days (record del mondo)
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Ipertimesia: la donna che ricorda tutto da quando è nata
Tu come riusciresti a vivere se non potessi dimenticare praticamente nulla della tua vita?
Se i ricordi belli e brutti continuassero a rimanere vividi nella memoria, accumulandosi di giorno in giorno? Quello che sembra un racconto di fantascienza è una condizione rarissima che esiste in natura, di cui sono affette solo 80 persone in tutto il mondo.
Rebecca Sharrock è una di queste. La 25enne australiana ricorda praticamente ogni singolo dettaglio della sua vita da quando aveva appena 12 giorni di vita, questo a causa di una patologia chiamata ipertimesia (Highly Superior Autobiographical Memory o HSAM). A cuasa della ipertimesia, Rebecca riesce a ricordare minori e irrilevanti eventi – che la maggior parte delle persone dimenticherebbe in pochi giorni – come se fossero accaduti pochi istanti fa. E’ in grado di recitare tutti e sette i libri di Harry Potter a memoria, parola per parola. Può sembrare un “potere” utile e fantastico, ma ogni dono porta con sé un fardello. Quello delle persone come Rebecca, è di rivivere gli eventi in modo così vivido che possono anche sentire il dolore quando si richiama un infortunio infanzia.
La sua memoria è anche una trappola
Rebecca racconta: “Quando rivivo i ricordi, le emozioni tornano. Quindi, se si tratta di qualcosa di quando ero più giovane è come se la mia mente fosse quella di un adulto, ma le mie emozioni hanno l’età che avevo allora,” spiega. “Ho anche ri-esperienze del dolore. Per esempio, mi ricordo di essere caduta quando avevo tre anni a casa dei miei nonni e di essermi graffiata il ginocchio sinistro. Parlarne ora, mi fa sentire come una puntura sul ginocchio. Di notte, devo dormire con la radio accesa e una luce soffusa. Se è troppo scuro o silenzioso, la mia mente chiacchiera da sola con tutti questi ricordi e non riesco a dormire”. Inoltre, Rebecca non ha alcun controllo su quali ricordi far tornare alla memoria, e spesso, rivive esperienze dolorose con tanta vivacità che le è stato diagnosticato un disturbo da stress post-traumatico. “La minima cosa può scatenare un ricordo. Posso vedere una particolare tonalità di un colore, o una forma che mi ricordano qualcosa”, ha spiegato.
Autismo?
Poiché la condizione è così rara, Rebecca non sapeva di esserne affetta fino al 2011, quando sua madre Janet Barnes, 51 anni, stava guardando un programma televisivo che ne parlava. Prima di allora, non sapeva ci fosse qualcosa di eccezionale nella sua memoria, e pensava che ognuno possedeva il potere di richiamare tutto quello che gli era successo. “A Becky era stato diagnosticato un autismo e il disturbo ossessivo compulsivo da adolescente, così abbiamo pensato che la sua memoria potesse essere connessa con questo” ha spiegato lamamma Janet. E’ interessante notare che Rebecca a volte lotta per ricordare eventi molto recenti: i suoi ricordi a breve termine possono apparire confusi, diventando più chiari col passare del tempo. Rebecca – attualmente l’unico paziente di HSAM in Australia – si è unita ad uno studio per capire i meccanismi dell’ipertimesia .
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Hai una costituzione corporea robusta o esile? Impara a valutarlo scientificamente
Quante volte abbiamo sentito parlare, anche a sproposito, di costituzione “robusta” o “esile”? Davvero tante! Ma come si fa a misurare scientificamente la costituzione corporea di un soggetto? Essa viene stabilita rilevando i suoi diametri scheletrici e confrontandoli con quelli della popolazione di riferimento. Questi rilevamenti portano a classificare gli individui in tre categorie:
- costituzione esile;
- costituzione media;
- costituzione robusta.
Dove si effettuasno le misurazioni?
I rilevamenti sono effettuati nello studio medico tramite misurazioni effettuate a livello di:
- polso;
- gomito;
- spalle;
- anca;
- ginocchio.
E’ possibile, ad esempio, stabilire la costituzione corporea misurando con un calibro l’ampiezza del gomito destro. In tal caso è importante che i punti di riferimento risultino palpabili (per gli obesi non è indicato) e che le branche del calibro esercitino una discreta pressione sulle due estremità del segmento osseo.
Leggi anche: Differenza tra ectomorfo, mesomorfo e endomorfo
Calcolo casalingo della costituzione corporea
A livello casalingo, invece, la costituzione corporea può essere calcolata misurando la circonferenza del polso destro. Tale rilevamento va effettuato con una cordella metrica flessibile ma anaelastica, da posizionare alla base del polso come riportato nella figura qui in basso, immediatamente sotto i processi stiloidei del radio e dell’ulna.

Definizione della taglia corporea in base all’ampiezza del gomito (Metodo di Frisancho)
| COSTITUZIONE CORPOREA | Ampiezza del gomito (cm) | ||
| UOMO | DONNA | ||
| Costituzione Esile | < 6.9 | < 5.9 | |
| Costituzione Media | 6.9 – 7.6 | 5.9 – 6.6 | |
| Costituzione Robusta | > 7.6 | > 6.6 | |
Leggi anche: Aumentare l’altezza è possibile? Esercizi e trucchi
Definizione della taglia corporea in base alla circonferenza del polso
| Circonferenza polso | ||
| COSTITUZIONE | UOMO | DONNA |
| brevilinei (esile) | > 20 cm | > 18 cm |
| normolinei | 16 – 20 cm | 14 – 18 cm |
| longilinei (robusta) | < 16 cm | < 14 cm |
Per una valutazione più precisa, si utilizza la seguente equazione:

e si confronta il dato ottenuto con i riferimenti elencati in tabella.
| TIPOLOGIE DI COSTITUZIONE | ||
| Costituzione | Uomini | Donne |
| Longilinea | più di 10,4 | più di 10,9 |
| Normolinea | 9,6 – 10,4 | 9,9 – 10,9 |
| Brevilinea | meno di 9,6 | meno di 9,9 |
Costituzione corporea e peso ideale
La costituzione corporea influenza inevitabilmente il calcolo del peso ideale. I soggetti robusti, ad esempio, hanno una massa ossea nettamente superiore rispetto agli individui esili e per questo, a parità di grasso corporeo e masse muscolari, pesano di più. La formula di Lanzola utilizza la statura, il sesso e la circonferenza del polso per fornire una stima del peso forma di un individuo:
Uomini:
- polso > 20 cm => Peso = 75 x altezza (m) – 58.5
- polso 16-20 cm => Peso = 75 x altezza (m) – 63.5
- polso < 16 cm => Peso = 75 x altezza (m) – 69.0
Donne
- polso > 18cm => Peso = 68 x altezza (m) – 51.5
- polso 14-18 cm => Peso = 68 x altezza (m) – 58.0
- polso < 14 cm => Peso = 68 x altezza (m) – 61.
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Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo
Direttore dello Staff di Medicina OnLine
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I 10 motivi per smettere di fumare se vai in palestra o fai sport
Chiunque dovrebbe smettere di fumare, e non domani o tra un mese: dovrebbe smettere ORA, anche solo per vivere mediamente 11 anni in più o per risparmiare centinaia di migliaia di euro! Ma c’è una categoria in particolare che – per filosofia di vita – dovrebbe smettere ancora più delle altre e sono i frequentatori di palestra (e gli sportivi in genere). La cosa paradossale è che molti miei amici fumatori sono convinti che l’attività fisica costante possa adeguatamente controbilanciare i danni dal fumo, che suona più come una scusa che come una reale convinzione e lo dico con assoluta certezza visto che anche io sono stato un fumatore per ben 15 anni e quante sigarette ho fumato uscito dalla palestra convinto che l’allenamento costante mi desse una specie di “bonus salute” da spendere in nicotina. È vero l’esatto contrario: i fumatori sono penalizzati in partenza perché il monossido di carbonio (CO: prodotto della combustione come il gas di scarico delle automobili) riduce l’ossigenazione del sangue, provoca un incremento della frequenza cardiaca e della pressione arteriosa e riduce la capacità respiratoria complessiva. Nessuno di questi fattori viene neanche lontanamente controbilanciato dal “bonus salute” fornito dall’attività sportiva.
L’unica cosa al mondo che può davvero bilanciare i disastrosi effetti nocivi del fumare è… smettere di fumare!
“Io fumo, ma mi sento bene!”
Classica frase che io stesso dicevo quando fumavo. Anche se il fumatore si sente perfettamente in forma, in realtà la sua efficienza è decisamente ridotta senza che se ne renda conto, come avere una Ferrari ed andare a 90 km/h anziché a 160 km/h: a 90 km/h hai comunque la sensazione di andare forte, ma senza il limitatore (cioè le sigarette) potresti andare a quasi il doppio della velocità. Il risultato di dipendere dalla nicotina è che un atleta fumatore, rispetto ad un atleta di pari grado (sesso, età, genetica, allenamento, alimentazione…) ma non fumatore:
- ha performance minori;
- ha minor accrescimento muscolare;
- ha minor resistenza;
- ha minore potenza;
- ha bisogno di tempi di recupero più lunghi.
“Io fumo e non ho problemi a spingere in palestra”
Frase che mi sento dire da tutti i fumatori che frequentano la mia palestra e che io stesso ripetevo a me stesso quando a 20 anni squattavo mille chili dopo aver fumato. Facciamo chiarezza: tutto quello che ho prima detto non significa ovviamente che un atleta fumatore non possa raggiungere alte vette di performance, significa invece che, se smettesse di fumare, riuscirebbe ad avere delle performance decisamente migliori a parità di allenamento e questo è un fatto scientifico e non una mia opinione, confermato da spirometrie ed altre indagini mediche. Qualsiasi sia il vostro livello, riuscireste ad avere un livello migliore semplicemente buttando il pacchetto di sigarette che avete davanti. In parole ancora più semplici: se fumate e “spingete 100”, smettendo di fumare potreste “spingere 150 o ancora di più”.
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“Una volta ho smesso di fumare per tre mesi e non ho sentito differenze”
Altra scusa sentita mille volte, avendo fumato per quindici anni le conosco tutte queste frasi perché le dicevo anche io mentendo a me stesso. A questa affermazione rispondo che ovviamente, dopo aver smesso di fumare, le performance non diventano più elevate all’improvviso (specie se si è fumato per anni e non si è più giovanissimi), ma in maniera lenta e graduale e solo se si smette definitivamente di fumare e si persevera nell’astinenza per un periodo abbastanza lungo per permettere al proprio fisico di riprendersi dalla tossicodipendenza a cui è stato esposto. Anche se i miglioramenti, seppur piccoli, sono già visibili dopo pochi giorni dopo aver smesso, io stesso ho iniziato a notare performance macroscopicamente migliori solo da relativamente poco tempo, ed ho smesso da ben 4 anni! Purtroppo il fumo lascia dei danni che il corpo impiega moltissimo tempo a riparare: lo sapete che dopo che si è smesso di fumare passano 10 anni prima che il rischio di sviluppare un tumore torni ad essere accostabile a chi non ha mai fumato? Questo perché un fisico “cronicamente intossicato” ha bisogno di molto tempo per tornare ad essere efficiente ed in salute come un fisico di un non fumatore ed anzi, per certi versi, non tornerà mai del tutto ad essere equiparabile ad una persona che non abbia mai fumato in vita sua: un “ex fumatore” ha mediamente performance minori di un “mai fumatore”, a parità di condizioni.
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“Sono giovane e fumo poco”
Se siete giovani e fumate poche sigarette, potreste effettivamente risentire in maniera minore della cattiva influenza del fumo. La performance sportiva peggiora in maniera esponenziale all’aumentare delle sigarette ed andando avanti con gli anni: maggiore è il numero di sigarette fumate e maggiore sarà la distanza tra la sua performance e quella di un fumatore di pari grado a partire dai 25 anni in poi; tale distanza aumenterà inoltre in modo esponenziale all’aumentare degli anni. In parole semplici: se iniziate a fumare a 20 anni il fumo rappresenta un handicap lieve per le vostre performance, se iniziate a fumare a 40 anni il fumo rappresenta un handicap più importante. Se poi iniziate a fumare a 20 anni e continuate per altri 20, il fumo a 40 anni rappresenterà un handicap ancora più importante, visto che i danni si accumulano e si sommano anno dopo anno. Il fatto che fumare a 20 anni impatti meno sulla performance, non deve essere però l’ennesima scusa: se fumate poche sigarette dovreste sapere che il fumo non è né una cattiva abitudine, né un vizio ma è una vera tossicodipendenza, farmacologicamente simile a quella di un eroinomane o un cocainomane e quindi come tale tende a far aumentare la dose di sostanza anelata dall’organismo: ciò significa che probabilmente tenderete a fumare sempre più sigarette negli anni. Infine se siete giovani e fumatori, tenete a mente che le vostre performance sportive (e la salute) di quando avrete 40 o 60 anni, sono influenzate da quello che state facendo ora che ne avete 15 o 20, anche se smettete di fumare a 30. Ne vale davvero la pena?
I 10 motivi per smettere
Tutti dovrebbero smettere di fumare, sportivi o non sportivi. Ma per voi che fate sport ed amate la ghisa ci sono 10 motivi “speciali” per farvi spegnere l’ultima sigaretta:
1) I fumatori hanno livelli più bassi di testosterone e più alti di estrogeno rispetto ai non fumatori.
2) La capacità polmonare ridotta può indurre ad un più piccolo volume di ossigeno di raggiungere gli alveoli, con conseguente scambio alterato di gas e meno ossigeno nel corpo.
3) Il monossido di carbonio introdotto tramite il fumo di sigaretta, sottrae ossigeno al sangue, inducendo effetti negativi sui tessuti. Una volta inalato, infatti, si combina, a livello alveolare, con grandi quantità di emoglobina, la proteina che trasporta l’ossigeno, riducendo l’ossigeno disponibile. Quest’ultimo è invece importante al muscolo per funzionare correttamente: il risultato è una diminuzione nella forza muscolare, specie negli esercizi di resistenza.
4) Il cuore di un fumatore deve pompare mediamente di più per fornire l’ossigeno necessario, rispetto ad un fumatore di pari forma. Ciò determina maggiore affaticamento nel fumatore. La nicotina stessa tende inoltre ad aumentare la frequenza cardiaca che è il contrario di quello che dovrebbe essere uno degli obiettivi di uno sportivo.
5) Sfruttando meno il metabolismo aerobico si deve ricorrere a quello anaerobico: da qui una precoce formazione dell’acido lattico con precoce e maggiore spossatezza. Il senso di affaticamento prodotto dal fumo di sigaretta, può portare a non riuscire a rispettare una routine di allenamento regolare e costante.
6) Gli effetti sulla prestazione sportiva del fumo sono stati calcolati da uno studio pubblicato nel 1988 da Preventive Medicine. Gli scienziati non ebbero dubbi: la resistenza alla corsa, ad esempio, è notevolmente inferiore nei fumatori rispetto ai non fumatori (per ogni sigaretta fumata il tempo per completare la corsa aumenta di 40 secondi, fumare 20 sigarette ogni giorno rende gli atleti più vecchi di 12 anni quanto a capacità atletiche). In altre parole, chi ha 30 anni e fuma, corre come una persona che ne ha 42.
7) Fumare nel lungo periodo aumenta il rischio di infortuni ed aumenta il tempo di guarigione delle ferite: i fumatori con fratture della tibia, ad esempio, hanno bisogno di 4 settimane in più rispetto ai non fumatori per guarire ed hanno un maggior rischio di mancata guarigione completa.
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Fumi subito dopo l’allenamento?
Fumare subito dopo l’allenamento è ancora più nocivo, perché:
1) Il fumo restringe i passaggi di aria nei polmoni e rende più difficile respirare. Dopo l’esercizio fisico, il corpo richiede più ossigeno possibile per recuperare e ricostruire i muscoli, ma il fumo compromette questo normale processo.
2) Fumare dopo lo sport aumenta i livelli di monossido di carbonio nel flusso sanguigno, e ciò può avere effetti negativi sulla funzione del cervello, privandolo dell’ossigeno necessario. Dopo l’allenamento, ci si sente esausti e disorientati, ed il fumo aumenta il rischio di avere vertigini e altri effetti indesiderati.
3) Dopo l’allenamento la frequenza cardiaca ha bisogno di ristabilirsi a livelli normali, se si fuma la nicotina agisce da stimolante e la frequenza cardiaca aumenta, invece di diminuire.
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I migliori prodotti per il fumatore che vuole smettere di fumare
Qui di seguito trovate una lista di prodotti di varie marche, pensati per il fumatore che vuole smettere di fumare o che ha smesso da poco. Noi NON sponsorizziamo né siamo legati ad alcuna azienda produttrice: per ogni tipologia di prodotto, il nostro Staff seleziona solo il prodotto migliore, a prescindere dalla marca. Ogni prodotto viene inoltre periodicamente aggiornato ed è caratterizzato dal miglior rapporto qualità prezzo e dalla maggior efficacia possibile, oltre ad essere stato selezionato e testato ripetutamente dal nostro Staff di esperti:
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Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo
Direttore dello Staff di Medicina OnLine
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La zona dove compare l’acne, rivela i tuoi problemi fisici e psicologici
L’acne affligge tipicamente gli adolescenti, tuttavia può manifestarsi in qualsiasi periodo della vita ed in un punto qualsiasi del nostro corpo. L’acne può avere moltissime cause, ma la posizione in cui si manifesta può, a volte, indicare una specifica causa.

Per esempio, l’acne che si manifesta sulla mandibola, nella zona tra il mento e le orecchie, suggerisce una causa di tipo ormonale o ghiandolare, o anche essere collegata ad una alimentazione sbagliata, sbilanciata su grassi e zuccheri.
L’acne sulle spalle o al collo tende spesso ad essere causata da alterazioni ormonali o da forte stress e tende a peggiorare quando si è in ansia.

La manifestazione a livello della schiena può indicare una disfunzione a livello del sistema nervoso o dell’apparato digerente.
L’acne sul petto e sul seno viene ad essere spesso provocato da una alimentazione sbagliata, da stress o da problemi a livello dell’apparato digerente.
L’acne sui gomiti o sulle braccia potrebbe indicare una carenza di vitamine o essere sintomo di una cattiva circolazione locale del sangue.
L’acne sulla pancia tende ad indicare alterato livello glicemico, spesso ipoglicemia.
L’acne sui glutei o sulle zone intime può indicare una scarsa igiene, alterazioni a livello dell’apparato digerente, indumenti troppo stretti. L’acne sull’interno coscia e sulle gambe può essere determinato da allergie.
Ovviamente queste sono tutte indicazioni generali: ogni singolo caso deve essere studiato dal vivo dal medico ed ha cause assolutamente soggettive.
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Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo
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Distribuzione del grasso nell’uomo e nella donna: androide, ginoide e di tipo misto
Il prof. Jean Vague, docente all’Università di Marsiglia, nei primi anni ’50 del secolo scorso, studiando la distribuzione del tessuto adiposo, introdusse la distinzione tra obesità androide ed obesità ginoide, osservando che alla prima si associava un maggior rischio di ipercolesterolemia, iperuricemia, ipertensione e ridotta tolleranza ai carboidrati, ed era quindi più pericolosa di quella ginoide. Oltre che dal punto di vista quantitativo (eccesso di massa grassa) le obesità vanno dunque indagate anche sotto l’aspetto qualitativo. Già in condizioni fisiologiche e di peso corporeo normale, maschio e femmina nella maggioranza dei casi si distinguono per una diversa distribuzione della massa adiposa: le forme corporee sono infatti legate al rapporto tra ormoni sessuali maschili (androgeni) e femminili (estrogeni), che porta appunto l’adipe a distribuirsi in modo leggermente diverso. Tale fenomeno diventa evidente nel periodo postmenopausale, nel quale, a causa del calo dei livelli estrogenici, si assiste ad una redistribuzione del grasso corporeo. In condizioni patologiche e di forte sovrappeso od obesità, tali differenze possono acuirsi e diventare molto visibili, dando luogo a tre principali tipi di fenotipo: obesità androide, obesità ginoide e obesità mista.
Obesità androide
L’obesità androide, detta anche “obesità centrale”, “obesità viscerale”, “obesità tronculare” od “obesità a mela”, è un fenotipo di distribuzione dell’adipe tipicamente (ma non esclusivamente) maschile, che si associa ad una maggiore distribuzione di tessuto adiposo nella regione addominale, toracica, dorsale e cerviconucale. L’obesità androide viene detta anche “viscerale” perché si associa ad un’elevata deposizione di adipe in sede intraviscerale (addominale o interna).
Obesità ginoide
L’obesità ginoide, detta anche “obesità periferica“, “obesità sottocutanea” od “obesità a pera“, è un fenotipo di distribuzione adiposa tipicamente (ma non esclusivamente) femminile, che si caratterizza per una distribuzione delle masse adipose nella metà inferiore dell’addome, nelle regioni glutee ed in quelle femorali. L’obesità ginoide viene anche detta “sottocutanea” perché il grasso è presente soprattutto nel compartimento sottocutaneo, con conseguente elevato rapporto tra grasso superficiale e profondo.
Obesità mista
L’obesità mista, detta anche “obesità di tipo misto“, “obesità di tipo intermedio” od “obesità intermedia”, è un fenotipo di distribuzione adiposa, che si caratterizza per una distribuzione omogenea delle masse adipose in tutte le parti del corpo, rappresentando quindi una “unione” tra l’obesità androide e quella ginoide. E’ meno diffusa rispetto alle altre due forme di obesità.
Distribuzione del grasso e sesso
Il termine “androide” deriva dal greco ἀνδρός (andrós), che significa “uomo”, mentre “ginoide” deriva dal greco γυνή (guné), che significa “donna”. Ciò potrebbe far pensare che l’obesità androide sia possibile solo nei maschi, mentre quella ginoide si verifichi esclusivamente nelle femmine: ciò è sbagliato. L’obesità androide, pur essendo più frequente negli uomini, può essere riscontrata anche nelle donne, mentre quella ginoide, pur più frequente nelle donne, può comparire anche negli uomini.
Qual è l’obesità più pericolosa?
Il lettore più attento dovrebbe avere già la risposta, almeno se ha letto l’introduzione di questo articolo. Tra quella androide e quella ginoide, l’obesità più pericolosa, per quanto riguarda le complicanze cardiovascolari e metaboliche, è quella androide, sia che si instauri nell’uomo sia che compaia nella donna. Questo ovviamente non significa che l’obesità ginoide sia salutare: ricordo infatti che l’obesità – in qualsiasi sua forma e soprattutto se di grado elevato – non è solo un fattore di rischio per numerose malattie, come quelle cardiovascolari ed il diabete, ma è anche essa stessa considerata dall’OMS una malattia.
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