Vuoi dimagrire? prova la dieta del the verde

the verde dieta dimagrireLa dieta del the verde è perfetta per tutti coloro che vogliono depurarsi e perdere qualche chilo. Ricordiamo che il the verde è un potente antiossidante e che è un valido aiuto nella cura dei tumori: si tratta di una bevanda di origini cinesi e per secoli è stato consumato in moltissime regioni asiatiche, Giappone e Medio Oriente. Da qualche tempo è anche molto utilizzato in occidente: perfetto come diuretico, aiuta anche nel dimagrimento. E’ anche consigliato per tutti coloro che soffrono di insonnia o di ansia. Ecco la dieta del the verde, che vi consente di perdere fino a 4 kg in un mese.

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Cosa si intende per ipertensione arteriosa e come fare a combatterla

Cosa si intende per ipertensione arteriosa e come fare a combatterlaL’ipertensione arteriosa è la malattia più diffusa a livello mondiale, soprattutto nei paesi più industrializzati, e rappresenta il principale fattore di rischio di una malattia cardiovascolare. In Italia circa il 15 – 20% della popolazione soffre di questa malattia.

Ma, che cos’è l’ipertensione arteriosa?

L’ipertensione arteriosa è l’aumento patologico e costante della pressione del sangue nelle arterie.
Nel nostro sistema circolatorio la pressione sanguigna dipende dal flusso di sangue che il cuore riesce a pompare e dalla resistenza che gli viene opposta dalle arterie.
La pressione varierà perciò a seconda che il cuore sia in fase di contrazione – sistole – o in fase di dilatazione – diastole –, fase in cui il flusso sanguigno è mantenuto dall’elasticità delle arterie.
Nella definizione della patologia è più importante la pressione minima (sistolica), perchè anche lievi aumenti possono avere conseguenze rilevanti, specialmente se abbinati ad altri fattori di rischio come il peso, l’ età, il sesso, la menopausa, l’indice vita/ fianchi, una predisposizione genetica, il diabete, l’attività fisica, ecc.
Un individuo è riconosciuto iperteso quando presenta valori di pressione arteriosa fra valori minimi e massimi compresi tra 96 – 110 mmHg e 160 – 180 mmHg.

I sintomi più comuni della ipertensione sono: pesantezza del capo, malessere generale, vertigini, stordimento, crampi, disturbi cardiovascolari (emorragie, insufficienza cardiaca, insufficienza renale, ecc) , ma l’ 80% degli ipertesi non presentano sintomi, situazione che aumenta il rischio di morte. Per questo molte volte l’ipertensione viene riconosciuta come “nemico silenzioso” ed è importante sottoporsi a frequenti misurazioni della pressione, specialmente per le persone a rischio, con precedenti familiari di ipertensione o per coloro che sospettano di soffrire di questo problema.
L’ipertensione provoca danni alle arterie, al cuore, ai reni, alla retina e al cervello, per questo è importante prevenire e curare questa alterazione.

Nel trattamento dell’ipertensione sono fondamentali tre aspetti: la dieta, l’attività fisica e la terapia. È importante sottolineare che la terapia medica da sola non può diminuire i livelli di pressione arteriosa se non viene accompagnata ad una dieta iposodica (controllata in sodio / sale) e da una corretta attività fisica. Solo i pazienti che adottano un cambio di vita hanno successo nel controllo della pressione.

Raccomandazioni per chi soffre d’Ipertensione

1) La prima cosa che si raccomanda per diminuire la pressione arteriosa è la riduzione dell’ apporto di sodio nell’alimentazione di ogni giorno.
La principale fonte di sodio è il cloruro di sodio, ovvero il sale di cucina, che utilizziamo tutti i giorni per dare sapore ai nostri cibi.
Ma molti altri alimenti, in un modo o nell’altro, apportano del sodio.
Perchè si limita l’apporto di sodio? Perchè il sodio aumenta il volume del sangue circolante, con conseguente aumento della pressione arteriosa e alterazione dell’equilibrio idrosalino.
La raccomandazione di sodio per un soggetto normale non iperteso è di 5 – 6 grammi di sale al giorno, mentre per l’iperteso va da 1 a 3 grammi, secondo i livelli di pressione arteriosa.

2) Il secondo passo è ridurre il peso, se il soggetto presenta obesità o sovrappeso, perchè per ogni chilo di sovrappeso che la persona ipertesa presenta, i livelli di pressione arteriosa aumentano del 8%.

3) Il terzo aspetto da considerare è l’attività fisica. Si è dimostrato che per gli ipertesi il miglior esercizio è la camminata in superficie piana per 1 ora al giorno, divisibile anche in due sezioni da 30 minuti. La frequenza deve essere di 3 volte alla settimana.

4) E al quarto posto si trova la terapia farmacologia, quando il caso è grave e nel caso in cui la dieta e l’attività fisica non siano sufficienti per mantenere stabili i livelli di pressione.

Altri fattori di rischio modificabili che devono essere controllati a fine di migliorare i livelli di pressione arteriosa sono:

Lo stress: se vivi una vita veloce, con molte responsabilità e poco tempo da dedicare al benessere e al relax, devi riflettere e cominciare a gestire meglio lo stress, cercando più tempo da dedicare a te stesso, perchè lo stress aumenta i livelli di pressione arteriosa. Bisogna acquisire un buon autocontrollo in alcune situazioni, per non soffrire inutilmente di stress. Esistono inoltre alcune tecniche di rilassamento molto efficaci come il yoga, corsi di rilassamento, ecc.
Riguardo all’alimentazione, una carenza di magnesio può provocare un aumento dei livelli di stress.

Come deve comportarsi una persona a cui sia stata diagnosticata una Ipertensione Arteriosa?

1) Ridurre il peso corporeo se ci si trova in sovrapeso o obesità.
2) Abolire il fumo.
3) Aumentare l’attività fisica.
4) Ridurre l’apporto di sale ed alcol.
5) Mantenere attraverso la dieta un adeguato apporto di potassio, calcio e magnesio.
6) Ridurre lo stress.

Raccomandazioni Dietetiche per l’iperteso
1) Aumentare il consumo di frutta e vegetali.
2) Consumare carne rossa (vitello) non più di tre (3) volte a settimana.
3) Non aggiungere sale alle pietanze, si può dare sapore al cibo con altri condimenti (prezzemolo, origano, aglio, pepe, ecc)
4) Consumare alcool con moderazione: non più di 2 bicchieri di vino al giorno per l’uomo e 1 per la donna.
5) Aumentare il consumo di pesce in quanto ricco di Omega – 3 ,specialmente il salmone ed il tonno.
6) Auntocontrollarsi con il consumo di dolci e bevande zuccherate.
7) Sostituire i formaggi salati con quelli non salati.
8) Eliminare il consumo di alimenti conservati in sale, lattine , insaccati, scatolame e affumicati.
9) Preferire il pane e la pasta ridotti in sale.

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Vuoi rovinarti la pelle? fumati una sigaretta

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Che la pelle e il fumo non avessero un feeling particolare era una cosa nota, ma che vi fosse una vera e propria correlazione fra l’insorgenza di acne, cisti sebacee e palpebrali nonché il peggioramento della psoriasi, è una novità significativa che è stata messa chiaramente in evidenza da studi recenti.

Continua la lettura su: http://www.cutis.it/news.asp-ID=40.htm

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Acne tardiva: sintomi, cause e cure

MEDICINA ONLINE ACNE SENILE TARDIVA ADULTO ANZIANO DONNA UOMO VISO FURUNCOLO COMEDONE PUNTO NERO BRUFOLO CAUSE FARMACI CREMA POMATA RIMEDI PELLE CUTE ROSSORE DOLORE PUSL’acne tardiva è un problema cutaneo di natura ormonale che colpisce le donne, in prevalenza, e che consiste nella comparsa di foruncoli e comedoni arrossati in diverse aree del viso, ma anche del décolleté e della schiena, che si irritano e infiammano proprio come la tipica acne adolescenziale. Non c’è nulla di più fastidioso che ritrovarsi a soffrire improvvisamente di acne a 40 anni, magari senza aver mai avuto un solo brufolo in precedenza. Nonostante non si tratti di un problema diffuso (e tutto sommato anche considerato “normale”) come l’omologa giovanile, l’acne tardiva colpisce donne in età comprese tra i 30-35 e i 40-45 anni, e le cause possono essere…

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Sindrome dell’occhio secco: lenti a contatto, vista appannata e bruciori

MEDICINA ONLINE EMILIO ALESSIO LOIACONO MEDICO DONNA BELLA OCCHI VERDI TRUCCO COSMETICA CAPELLI BELLEZZA ESTETICA GIOCO DI SGUARDILa sindrome dell’occhio secco (chiamata semplicemente “occhio secco” o anche “cheratocongiuntivite sicca”); in inglese “dry eye syndrome” o “keratoconjunctivitis sicca”) è una patologia oculare che consiste in una riduzione quantitativa e/o in un’alterazione qualitativa del film lacrimale, che principalmente ha una funzione umettante della superficie oculare. L’occhio secco può essere determinato o favorito dall’uso di lenti a contatto, dalla disfunzione della ghiandola di Meibomio, dalla gravidanza, dalla sindrome di Sjögren, dalla carenza di vitamina A, carenza di acidi grassi omega-3, dalla chirurgia LASIK e da alcuni farmaci come antistaminici, alcuni farmaci per la pressione sanguigna, terapia ormonale sostitutiva, e antidepressivi. Anche la congiuntivite cronica, come l’esposizione al fumo di tabacco o l’infezione, possono portare alla condizione. La diagnosi si basa principalmente sui sintomi e segni, quindi su anamnesi ed esame obiettivo, sebbene possano essere utilizzati numerosi altri test. Tale patologia può essere dannosa perché può provocare lesioni alle strutture esterne dell’occhio: il film lacrimale tende ad evaporare formando aree di secchezza (‘dry spot’), con conseguente esposizione alla disidratazione dell’epitelio corneale anteriore e della congiuntiva palpebrale. Il medico che si interessa di tale sindrome è l’oftalmologo (l’oculista).

Diffusione

La sindrome dell’occhio secco è molto comune: colpisce il 5-34% delle persone. Tra le persone anziane colpisce fino al 70%. In Cina colpisce circa il 17% delle persone. E’ relativamente comune negli Stati Uniti, specialmente nei pazienti più anziani. Nello specifico, le persone che hanno maggiori probabilità di essere colpite da secchezza oculare sono quelle di età pari o superiore a 40 anni. Il 10-20% degli adulti soffre di occhio secco. Circa 1-4 milioni di adulti (di età compresa tra 65 e 84 anni) negli Stati Uniti ne sono colpiti. E’ più frequente nel sesso femminile, in chi fa uso di lenti a contatto, negli anziani, in coloro che usano molto il videoterminale oppure sono esposti al sole e al vento. Inoltre, spesso è causa di patologie oculistiche, come la miopia.

Sintomi e segni

I sintomi e segni più comuni, sono:

  • sensazione di corpo estraneo nell’occhio (in genere si avverte la presenza di sabbia nell’occhio);
  • sensazione di affaticamento della vista;
  • arrossamento oculare;
  • dolore oculare;
  • bruciore oculare;
  • fotofobia (fastidio alla luce);
  • momentaneo annebbiamento visivo.

Complicanze

Se la sindrome non viene curata, si può sviluppare un danno dell’epitelio corneale, fino alla comparsa di ulcere della cornea. Nei casi molto gravi, la vista potrebbe essere irrimidiabilmente compromessa.

Cause e fattori di rischio

I fattori ambientali, quali eccessiva ventilazione, ambiente secco, inquinamento, irritanti, attività prolungata ai videoterminali o con smartphone, possono provocare disturbi importanti di lacrimazione. Esistono inoltre fattori intrinseci generali, quali l’età avanzata, la presenza di malattie reumatiche o ormonali, e condizioni locali, quali le alterazioni delle ghiandole di Meibomio, alterazioni morfologiche e funzionali delle palpebre, che possono determinare disfunzioni anche gravi dello strato sottile di lacrime (film lacrimale) che riveste la superficie oculare. Inoltre le alterazioni lacrimali sono più frequenti nel sesso femminile e in corso di terapie sistemiche (antiipertensivi, antistaminici, psicofarmaci, prodotti ormonali) e locali (terapia per glaucoma). Le dislacrimie sono tutte le alterazioni della composizione del film lacrimale, che comportano in genere un aumento del tasso di evaporazione, mentre la riduzione del liquido lacrimale viene indicata col termine di ipolacrimia. Per comprendere la fisiopatologia di tali disturbi è bene accennare all’anatomia e alla fisiologia del sistema lacrimale. Le lacrime sono la sottile pellicola liquida in continuo ricambio che protegge la superficie oculare esposta. Prodotte dalle ghiandole lacrimali principali, situate in corrispondenza della parete supero-esterna dell’orbita, e dalle ghiandole lacrimari accessorie che si trovano nello stroma congiuntivale, vengono escrete tramite il dotto nasolacrimale nell’orofaringe. Il film lacrimale è composto da tre strati: uno strato acquoso intermedio, il più spesso, il cui compito più importante è quello di fornire ossigeno atmosferico all’epitelio corneale; uno strato esterno, di natura lipidica, che ha la funzione di ritardare l’evaporazione dello strato acquoso, di lubrificare le palpebre durante lo scorrimento del bulbo; uno strato mucoso profondo, che ha la capacità di trasformare l’epitelio corneale da idrofobo a idrofilo. La secrezione lacrimale ha una componente basale e riflessa. L’innervazione della ghiandola lacrimale principale è di natura parasimpatica; le afferenze periferiche sono mediate dalla branca oftalmica del trigemino. Le principali funzioni del film lacrimale interessanti questa relazione, sono quella metabolica, lubrificante e diottrica. Perché si abbia la sensazione di benessere bisogna che il sistema lacrimale sia in perfetto stato: qualsiasi alterazione provocherà discomfort oculare di varia entità. Il film lacrimale può essere alterato da fattori intrinseci o estrinseci, quindi ambientali. Essi agiscono in vario modo sulla stabilità del film lacrimale, provocando discomfort oculare con conseguente sintomatologia come bruciore, senso di corpo estraneo e lacrimazione. Questo circolo infiammatorio si autoalimenta.

Tra le cause ed i fattori di rischio di occhio secco, in sintesi ricordiamo:

  • età avanzata (> 40 anni);
  • sesso femminile;
  • fumo di sigarette;
  • inquinamento;
  • lavori che espongono l’occhio a sostanze irritanti;
  • neoplasie o asportazioni della ghiandola lacrimale principale;
  • diminuzione della componente acquosa del film lacrimale, la più diffusa provocata da infiammazioni come la sindrome di Mikulicz, la sindrome di Sjögren o artrite reumatoide;
  • diminuzione della produzione della componente mucosa del film lacrimale, dovuta ad alterazioni della congiuntiva risultato da malattie autoimmuni come la sindrome di Stevens-Johnson, sindrome di Sjögren, oppure in caso di ustioni, pemfigoide oculare, tipica nei paesi meno progrediti i casi di tracoma;
  • farmaci (betabloccanti, antistaminici, antidepressivi…);
  • uso eccessivo e improprio di lenti a contatto;
  • alterazione della superficie della cornea, causate da cicatrici o distrofie;
  • disfunzioni fisiologiche che patologiche di ghiandole di Meibonio e palpebre;
  • alimentazione non corretta (soprattutto eccesso di cibi grassi e cibi spazzatura);
  • deficit di vitamina A;
  • carenza di acidi grassi omega-3;
  • scarsa idratazione;
  • sindrome da visione al computer (troppo tempo passato con gli occhi vicini ad uno schermo);
  • frequente uso di smartphone e tablet;
  • sindrome di discomfort oculare.

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Diagnosi

All’esame obiettivo oftalmologico, il medico rileva alterazioni della congiuntiva e del film lacrimale. Possono essere eseguiti test quantitativi e qualitativi:

  • il test di Schirmer, che si esegue apponendo piccole strisce di carta assorbente sul margine palpebrale, permette di valutare la quantità delle lacrime prodotte in un dato periodo di tempo. Questo test è utile per determinare la gravità della condizione. Viene eseguito un test di Schirmer di cinque minuti con e senza anestesia utilizzando una carta da filtro Whatman n. 41 di 5 mm di larghezza per 35 mm di lunghezza. Per questo test, la bagnatura inferiore a 5 mm con o senza anestesia è considerata diagnostica per la secchezza oculare;
  • se i risultati del test di Schirmer sono anormali, è possibile eseguire un test di Schirmer II per misurare la secrezione riflessa. In questo test, la mucosa nasale viene irritata con un applicatore con punta di cotone, dopodiché la produzione di lacrime viene misurata con una carta da filtro Whatman #41. Per questo test, una bagnatura inferiore a 15 mm dopo cinque minuti è considerata anormale;
  • il but test, ovvero l’analisi della comparsa di rotture sulla superficie del film lacrimale colorato con fluorescenza, permette di avere una valutazione qualitativa del film lipidico superficiale;
  • il test di analisi delle proteine ​​lacrimali misura il lisozima contenuto nelle lacrime. In lacrime, il lisozima rappresenta circa il 20-40% del contenuto proteico totale;
  • il test di analisi della lattoferrina fornisce una buona correlazione con altri test.

La presenza della molecola Ap4A, presente naturalmente nelle lacrime, è anormalmente elevata in diversi stati di secchezza oculare. Questa molecola può essere quantificata biochimicamente semplicemente prelevando un campione lacrimale con un semplice test di Schirmer. Utilizzando questa tecnica è possibile determinare le concentrazioni di Ap4A nelle lacrime dei pazienti e in tal modo diagnosticare oggettivamente se i campioni sono indicativi di secchezza oculare.

Il test di osmolarità lacrimale è stato proposto come test per l’occhio secco. L’osmolarità lacrimale può essere un metodo più sensibile per diagnosticare e classificare la gravità dell’occhio secco rispetto alla colorazione corneale e congiuntivale, all’analisi della comparsa di rotture sulla superficie del film lacrimale, al test di Schirmer ed alla classificazione delle ghiandole di Meibomio. Altri hanno recentemente messo in dubbio l’utilità dell’osmolarità lacrimale nel monitoraggio del trattamento dell’occhio secco.

Terapie

Il trattamento dipende dalla causa sottostante. Le lacrime artificiali sono di solito la prima linea di trattamento. Gli occhiali avvolgenti che si adattano al viso possono ridurre l’evaporazione delle lacrime. Un’opzione sono i tappi lacrimali che impediscono alle lacrime di defluire dalla superficie dell’occhio. La sindrome dell’occhio secco occasionalmente rende impossibile indossare le lenti a contatto. La terapia si basa essenzialmente su:

  • ripristinare il film lacrimale con lubrificanti oculari (lacrime artificiali o gel umettanti);
  • curare le patologie di base, se presenti (oculistiche e non oculistiche);
  • modificare le terapie farmacologiche che possono favorire il problema;
  • usare colliri a base di estratti di tamarindo;
  • usare colliri a base di acido ialuronico;
  • modificare di un eventuale stile di vita non corretto (alimentarsi bene, bere molta acqua ed eliminare il fumo di sigaretta).

E’ utile ridurre i fenomeni astenopeici, come ammiccare spesso, distogliere lo sguardo dagli oggetti vicini e rivolgerlo verso quelli lontani, fare piccole pause con regolarità, verificare l’illuminazione dell’ambiente, eliminare riflessi abbaglianti, regolare umidità e ventilazione. 

Farmaci

Per quanto riguarda i farmaci nel caso si presenti anche la sindrome di Sjögren, sembra utile la somministrazione di pilocarpina cloridrato. In alcuni casi possono essere utilizzati ciclosporina o colliri steroidei.

Chirurgia

Nei casi più gravi di secchezza oculare, la tarsorrafia (detta anche blefarorrafia) può essere eseguita: le palpebre sono parzialmente cucite insieme. Ciò riduce la fessura palpebrale (separazione palpebrale), portando idealmente a una riduzione dell’evaporazione lacrimale.

Prognosi

L’occhio secco di solito è un problema cronico. La sua prognosi mostra una notevole variabilità, a seconda della gravità della condizione. La maggior parte delle persone ha casi da lievi a moderati e può essere trattata sintomaticamente con lubrificanti. Ciò fornisce un adeguato sollievo dai sintomi. Quando i sintomi della secchezza oculare sono gravi, possono interferire con la qualità della vita. Le persone a volte sentono la vista offuscata con l’uso o una grave irritazione al punto che hanno difficoltà a tenere gli occhi aperti o potrebbero non essere in grado di lavorare o guidare.

Integratori alimentari e colliri consigliati

Alcuni integratori alimentari possono aiutare a non soffrire dell’occhio secco. Quelli che vi consigliamo maggiormente, sono:

Vi consigliamo inoltre caldamente questo collirio con acido ialuronico: https://amzn.to/3xlSAhv

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Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo
Direttore dello Staff di Medicina OnLine

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Hai sopracciglia sottili? il trapianto può essere una soluzione

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Il reggiseno che può far crescere il tuo seno

MEDICINA ONLINE seno mammelle donna gravidanza cambia capezzoli areolaUn nuovo reggiseno promette di regalare al seno una taglia in più senza interventi chirurgici o integratori spendendo ‘solo’ 1.900 euro. E’ da oggi possibile secondo i produttori e distributori di ‘Brava‘, il reggiseno altamente tecnologico, da alcuni giorni in vendita in Italia. E’ un particolare reggiseno in silicone che sarebbe capace di sviluppare la riproduzione dei tessuti, ghiandole comprese, da tenere almeno 10 ore al giorno per dieci settimane. L’effetto sembrerebbe essere perenne, almeno a detta dei suoi inventori. Il reggiseno è stato approvato dalla FDA (Food and Drug Administration) autorità sanitaria americana e certificato dalla Società Americana di Chirurgia Plastica ASAPS.

Come funziona?

Brava si presenta come un semplice reggiseno sportivo mentre, in realtà, effettua una delicata, ma sostenuta pressione negativa (vacuum) provocando così la crescita di nuovo tessuto grazie ad un microcomputer che ne regola il funzionamento per quanto tempo lo si indossa. È basato quindi sul principio dell’espansione del tessuto, che sfrutta il meccanismo del corpo di guarigione e autogenerazione dei tessuti, per aumentare definitivamente il volume del tuo seno. I produttori del nuovo reggiseno sottolineano che le reazioni avverse all’uso del prodotto sono prevalentemente cutanee. La maggior parte delle irritazioni cutanee provengono sia da dermatite di contatto che da pulizia incorretta delle coppe.

Perché il seno si rilassa col tempo?

I seni sono formati da pelle, ghiandola, tessuto connettivo e tessuto adiposo e sono appoggiati al muscolo pettorale. La forma del seno dipende dunque dall’integrazione di vari tessuti. Il rilassamento dei seni o ptosi accade per ragioni diverse: più gravidanze, allattamento, dimagrimento rapido, genetica, gravità ed età. Come tutti i tessuti del corpo sono predisposti agli effetti della gravità nel tempo, il seno, visto che è un organo esterno e non è protetto dalle forze esterne, subisce maggiormente questi effetti. I tessuto connettivo che sostiene i seni è sempre sotto tensione d’ allungamento a causa degli effetti della gravità sul peso dei seni. Quest’effetto causa alla fine il rilassamento di questi legamenti, creando l’effetto d’abbassamento.

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Auguri di buon Natale a tutti i lettori!

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